AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

02 dicembre 2011

LA STANZA ROSA







I miei passi veloci risuonano sul selciato.
La stessa frase rimbomba nella mia testa continuamente, vorticosamente.

“ Io non potevo abbracciarti, perché tuo padre era geloso”.

Mi guardo intorno, vedo tanta gente che cammina, mi sfiora, mi incrocia e mi supera; non  mi vede.
Nessuno mi osserva, io sto urlando di dolore ma nessuno mi ascolta.

C’è quella stanza rosa bellissima, nel mio passato. Sono bambina e sono lì che siedo sulla poltrona mentre con una gamba a ciondoloni leggo uno dei miei libri preferiti, “Alice nel paese delle meraviglie”.




Alice è tutto quello che io non sono, curiosa attenta a tutto quello che la circonda, indomita.

Non sta molto a riflettere sugli accadimenti, si butta le prova tutte,  riesce a fare e ricevere risposte chiare e convincenti alle sue domande.


Io invece, sono un topolino, schiva e timidissima.
Le persone difficilmente mi notano, sono troppo prese da se stessi, dal loro egoismo e dalla loro superficialità.
In questo modo sono più esposte al mio sguardo che le soppesa e le giudica.





Rido di loro, spesso, rido della loro prosopopea.
Appartengono al  nulla.

Alcune volte la loro indifferenza mi colpisce e chinando gli occhi mi dico che un giorno quello che ho imparato osservandoli mi servirà per vendicarmi.
Delle loro risate, del loro scherno.

In realtà non ho mai chiesto nulla agli altri, compreso la  mia famiglia.
Ci sono troppi problemi da affrontare, troppo dolore.

Ho imparato a cavarmela da sola in ogni circostanza e quando sento che tutto mi sta troppo stretto, mi rifugio nel mio angolo rosa.

Lì dove sono una regina e immagino un futuro magnifico, pieno calore, di affetto vero e di amore.
Nel mio futuro è tutto splendido, tutti i miei sogni si realizzano.
Arriva anche l'amore che mette a posto le cose, che come la bilancia della giustizia mi restituisce tutto quello che non ho avuto.
Amore,  parola che conosco perché l’ho letta ovunque in ogni libro che ho consumato con voracità.
Accompagnata quasi sempre da tenerezza e da effusioni.

Il marito che accarezza la moglie; la stringe a sé, lei è l’unica.

La madre che abbraccia forte il figlio, perché  le parole non sono abbastanza e lei lo sa benissimo, attraverso le effusioni tutto quell’affetto che si ha nel cuore si riesce a dimostrarlo.




Talvolta i figli si stufano anche e arrivano al punto di rifiutarlo, perchè troppo.


E' Normale per tutti ma a me sconosciuto.

Non ci sono state quasi mai carezze e pochissimi baci.

Ho sempre pensato che con il mio atteggiamento ombroso e per nulla dolce, tutti e in particolare mia madre ritenessero fosse inutile lo sdolcinato e smodato uso delle carezze.

Non ne avevo bisogno,  ero chiusa nella mia fortezza immaginaria,  qualunque cosa ci fosse da affrontare, potevo farlo da sola.

Non avevo bisogno di aiuto.

L’osservare gli altri e leggere di vita, mi aveva reso dura e distante.

Diventai una roccia, fuori.






La domanda era stata coperta, e il bisogno di affetto negato.
Mi convinsi che forse era colpa mia, con il mio atteggiamento avevo allontanato il calore.
Non lo meritavo.
E non lo avevo avuto.

Si cresce lo stesso.


Poi una sera, dopo tanto ma tanto di quel tempo, mentre ci rovesciavamo un po' di rabbia addosso le chiesi: perché?





E lei mi rispose, con tutto l’amore del mondo e scossa dalla mia sofferenza, in quel modo.
Io che non ci avevo mai pensato, io che pensavo di non essere mai stata abbastanza amata.

Io, che stupida!!!

Lei, che mi abbracciava e accarezzava di nascosto, per evitare sfuriate terribili.
Che non è riuscita a stringermi mai abbastanza, soffrendo esattamente come me.

Io SO che non aveva scelta.

E se si può amare di più di quanto è possibile da quella sera io la amo di più.






Vi ho lasciato un mio piccolo racconto, scritto alcuni anni fa, prosa al posto della poesia.



Amore senza limiti e allo stesso tempo soffocato.
Tratto da una vicenda che mi era stata raccontata.
Aveva risvolti terribili e violenti.
Per evitare maggiore violenza anche fisica, la madre era arrivata a negare gli abbracci. 


 Anche  l’amore più grande del mondo, quello di una madre per un figlio  può avere infinite sfumature.
E generare molteplici sofferenze.

Cosa ne pensate degli errori che si fanno per amore?



"E c'è una parte dentro all'Africa che assomiglia a te
una leonessa coi suoi cuccioli che lotta sola per difenderli..."

Dedicato a mia madre, che amo immensamente.









54 commenti:

  1. Non pensavo di avere postato qualcosa di complicato, mi sbagliavo?

    mari

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  2. "Dite: è faticoso frequentare bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. NOn è questo che + stanca. E' piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all'altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli" Janusz Korczak

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  3. Non hai postato qualcosa di complicato (leggere in modo ironico) hai postato qualcosa che tocca il cuore di tutti quelli che vogliono che il proprio cuore sia toccato.
    E su questo blog penso che tutti abbiano un cuore veramente aperto. Tutti avranno avuto i loro momenti di "quasi mai carezze e pochissimi baci", soprattutto se c'era da dividerli con fratelli più prepotenti e bisognosi di affetto di te. Tutti sono stati capaci di diventare "una roccia, fuori." Ma tutti noi siamo ormai abbastanza adulti da capire come ci sentivamo, di metterlo a fuoco, ma anche abbastanza rocciosi da non affrontare argomenti così spinosi come l'AMORE. L'amore materno poi non ne parliamo proprio. Alle volte mi chiedo se si può amare e odiare una persona così spesso e così facilmente. Una persona che vorresti avere lontano e vicino allo stesso tempo. Vorresti baciare e mandare a quel paese in egual misura.
    A volte mi chiedo quando arriverà anche per me il momento di affrontare il rapporto di amore/odio con mio figlio. Certo è un maschio, la situazione sarà un pò diversa perchè il suo complesso edipico lo affronterà tra un annetto e mi amerà al di sopra di tutto allontanando il padre, ma la sua vera identità la formerà col padre, per cui i forti litigi li avrà con lui. Ma quante volte mi sarà difficile andargli vicino dopo che avrà litigato col padre, con me o anche con un compagno e mi caccerà dalla stanza, mi allontanerà. La prima cosa sarà di ricordare che l'orgoglio non porta da nessuna parte. Che la rabbia spesso la fa da padrona. E se vincono, cacchio, allora ti ridurrai solo al bacio di buongiorno e buonanotte e ti nasconderai dietro all'incapacità di mostrare i propri sentimenti d'amore e di dolore. Ma stranamente quelli di rabbia ed indifferenza sono molto più semplici!
    Bè fortuna che il Natale rende tutti più buoni e ci abbracciamo più facilmente!

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  4. Cara Mary, toccare il mondo dei bambini e degli affetti familiari e' sempre qualcosa di complicato... Ai ricordi di ieri si mescolano le sensazioni di oggi, perché ciò che siamo lo dobbiamo ai bambini che eravamo e ai genitori che abbiamo avuto. Ma inevitabilmente tutto questo ci porta a pensare a ciò che sarebbe potuto essere e non e' stato... Oddio, sto scrivendo come parla Marzullo... Sarà l'ora tarda?! E' una bella dichiarazione di amore per la tua mamma: ne sarà felice! Perché le mamme sono così, Mari: vedono e sentono anche a distanza...! Un abbraccio forte forte anche per la tua stanza rosa...! Emanuela-rue

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  5. Ha ragione Ai.
    Complimenti, Mari, scrivi davvero bene, e arrivi dritta al cuore...
    Buona domenica!
    Anna

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  6. Mariella no,niente di complicato.
    E' che certi tuoi post smuovono tante di quelle emozioni e pensieri che non viene immediato rispondere.
    Condivido molto di quello che scrive Ai.
    Mi ha ricordato la guerra che ho fatto a mia mamma nella mia adolescenza.
    Non c'è persona che amo più al mondo,eppure in quegli anni le ho detto cose di cui oggi mi vergogno.
    L'ho fatta soffrire.
    Ma in quel momento mi sembrava tutto sbagliato.
    In realtà sbagliata ero io.
    Ricordo la fatidica frase-ma poi chi non l'ha detta?-a diciotto anni me ne vado.
    In realtà in casa ci sono rimasta fino 28.
    E quando me ne sono andata per iniziare la convivenza con quello che poi qualche anno dopo è diventato mio marito,piangevo come una bambina.
    Riguardo a baci e carezze.
    Non mi sono mancate.
    Ancora oggi,anche se vedo mamma tutti i giorni la saluto sempre con un bacio sulla bocca.
    Lei fa un po' la schizzinosa ma so che è contenta.
    Oppure a volte mi accuccio lì con lei sul divano chiedendole delle coccoline.
    Certo si litiga pure tanto.
    E li non ce nè per nessuno.
    Ma poi tutto passa.
    Di mio sono molto espansiva,fisica.
    A partire dal mio cane che appena posso me lo bacio e stropiccio tutto finchè lui s'incazza e mi ringhia.
    E' bello abbracciarsi :-)
    veru

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  7. Ciao a tutti.

    Vi ho letto e vi rispondo presto.
    baci

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  8. Per prima cosa, il tono della mia domanda era leggermente preoccupato, perchè mentre postavo mi rendevo conto che stavo scoperchiando letteralmente il vaso di Pandora.

    Ma siamo circondati da accadimenti quotidiani dolorosi che impongono riflessioni su di un rapporto così problematico quale quello tra madre e figli.

    E le vostre risposte tutte molto profonde aprono altri dibattiti.

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  9. Per prima cosa:

    l'eterna paura di una madre nel non riuscire ad arrivare al cuore del figlio.
    Lo scontro come ci ha detto Ai, che prima o poi arriva per tutte.
    Il rifiuto, la negazione di ogni tipo di contatto soprattutto fisico.
    La competizione, che può nascere soprattutto con le figlie femmine.

    O un rapporto simbiotico e la paura che lo stesso si trasformi in un complesso edipico, con il figlio maschio.

    Queste credo le paure normali di tutte le mamme.

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  10. Le paure dei figli:

    Il non riuscire a fare in tempo a dire che ci si era sbagliati.
    Che le avevamo odiate per ragioni futili, stupide dettate dalla nostra inesperienza e dalla convinzione che la ragione fosse solo nostra.
    E magari dire loro una volta in più ti voglio bene era troppo, ci saremmo mostrati troppo deboli.

    Come dice Emanuela, tutto ciò che poteva essere se le cose fossero andate in maniera diversa.

    Ma siamo ancora in tempo?
    La maggior parte di noi, fortunatamente sì, e allora è bellissimo quello che dice veru, baciarle e abbracciarle appassionatamente le nostre mamme, magari loro si scherniscono e indietreggiano, mentre noi senza vergogna possiamo soffocarle d'amore.

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  11. veru, altra cosa.
    Io a 19 anni sono andata via di casa, provocando in mia madre un dolore infinito che credo non sia mai passato.

    Questo spesso mi fa pensare che starle vicino l'avrebbe fatta sentire più serena.
    Ecco questo decidere per il mio futuro non considerando il resto è stato il mio atto di egoismo più grande.
    Solo ora ne sono pienamente consapevole.

    E se ho rabbia è soprattutto verso me stessa.

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  12. Poi ci sono le madri egoiste.

    Questo capitolo è forte davvero, ma noi che siamo comunque circondate da amore, non ci rendiamo conto di questa realtà.

    C'è però.
    Oggi ho sentito la notizia di quel bimbo di 20 mesi in Sicilia ricoverato in ospedale e in overdose di cocaina.
    I genitori tossicodipendenti sono stati arrestati, lui sta morendo.

    Ogni volta che sento una notizia del genere, per prima cosa sento salire la rabbia, poi l'impotenza.

    Penso ma come si fa ad essere madri così? E poi penso ma quella madre si è mai resa veramente conto di esserlo?

    Non lo so, ma mi sento vuota...

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  13. Condivido la rabbia e il senso di impotenza che provi in questo momento dopo aver sentito quella terribile notizia. Ma le mie riflessioni sono altre... E sono forse anche piu' dure nei confronti degli adulti che si trasformano carnefici per i loro figli... Forse posso permettermi di essere così dura perché sono figlia e non ancora madre, nonostante i miei 37 anni... Ma la maternità deve essere una scelta consapevole: le responsabilità di fronte a quella creatura a cui si dona la vita sono immense. Genitori che buttano via la loro drogandosi non credo possano avere un grande rispetto neppure per la vita del loro piccolo... Senza contare che condizioni fisiche e psichiche di chi fa uso di stupefacenti non possono essere compatibili con l'assunzione di responsabilità che necessita un bambino di 18 mesi. La mia rabbia e' rivolta verso coloro che potevano fare qualcosa e non l'hanno fatto: per questi genitori, naturalmente, ma soprattutto per questo piccolo di 18 mesi, vittima di un mondo di adulti irresponsabili e distratti. Forse e' il contorno a questa tragedia ad essere la parte piu inquietante. E a farne le spese sarà solo un bimbo che non ha chiesto di venire al mondo, ma che il suo mondo lo ha condannato a morte. Provare rabbia e impotenza e' il minimo. Io ci aggiungo l'indignazione. E la vergogna. Emanuela

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  14. Cara Emanuela
    sono accerchiata da bimbi che non hanno chiesto di venire al mondo e si sono ritrovati catapultati in una realtà triste, vuota, spaventosa, costretti a rubare, a spacciare, a subire violenza fisica o psicologica o sessuale, ma che continuavano a pensare di voler un mondo di bene ai loro genitori e che il vero torto lo subivano quando venivano letteralmente strappati ai genitori.
    Non è facile capire ed aiutare realmente. Per il caso del bimbo di 18 mesi posso pensare "ma cosa ha spinto i genitori a drogarsi?" Non di rado, purtroppo sono persone che a loro volta sono state abbandonate dai loro stessi genitori. Ricordo un caso di cui mi sono occupata personalmente. Bimbo di due mesi con forti crisi di astinenza, cresceva veramente poco, ma aveva un vocione quando gridava dal dolore da farsi sentire fino al terzo piano del palazzo. Genitori drogati. nonni paterni assenti. Nonna materna, una maestra alquanto rigina e con degli schemi ben precisi, poteva avere in affidamento il bambino.zia materna anche. Entrambe hanno visto il piccolo sono 2 volte, poi non l'hanno voluto + vedere perchè prendere il piccolo significava riallacciare i rapporti con una donna che non aveva voluto ascoltarle, rispettarle, si era allontanata dagli schemi predefiniti di quella famiglia, aveva abbandonato la comunità in cui si trovava perchè si era innamorata di un tossico come lei. Aveva rubato in casa loro, era scappata dalla comunità per un tossico, perciò ora basta era da abbandonare lei ed il figlio.
    i motivi che spingono i giovani a drogarsi sono vari, a volte futili. i motivi che spingono dei genitori ad abbandonare i figli che si drogano dopo aver provato ad aiutarli una o due volte sono vari, sono tristi, fanno male, sono un grido di dolore soffocato, non sanno più cosa fare ed allora non fanno più nulla. Anche perchè la società li abbandona, non ci sono le strutture di supporto per le famiglie che devono affrontare probl. di droga ed alcol, nessuno che apra loro gli occhi o che indichi loro un cammino. ci sono consigli (di amici -se lo vengono a sapere-, di ass. sociali), ma nessuno che li ascolta ed elabora con loro delle strategie di coping. Allora che fare? contare sulle proprie forze e prendere la decisione di abbandonare il proprio figlio drogato al suo destino e non usare il proprio nipote come strumento di ricatto ma lasciarlo ad un futuro più roseo con una coppia adottiva.
    Non è facile Emanuela per chi sta intorno accorgersi di determinate situazioni. questa è la società nucleare, noi apparteniamo alla cosiddetta famiglia nucleare, con genitori e figli soltanto che non fanno sapere a nessuno le proprie cose e non vogliono sapere le cose degli altri, anche se c'è di mezzo un piccolo. Piccoli che possono sperare in una "salvezza" solo quando arrivano all'età scolastica e sempre sperare di trovare la maestra giusta, responsabile e che ha anche il coraggio di prendersi la responsabilità di allarmare i servizi sociali (!le SS!sarà un caso!). e vivere con la consapevolezza di aver aiutato un bimbo o...al contrario di aver fatto togliere un bimbo alla sua famiglia (sono i 2 lati della medaglia

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  15. Carissima, sottoscrivo tutto cio' che scrivi: nel mio precedente messaggio ho sottolineato io stessa l'urgenza di aiutare genitori e famiglie alle prese con la tragedia della droga. Ma permettimi anche di sottolineare cio' che anche tu rilevi e cioè che questi drammi mettono in evidenza tutta l'inadeuatezza dei servizi sociali e della vigilanza sociale, se così possiamo dire. Perché i nonni, i vicini di casa, il semplice conoscente come adulti hanno dei doveri nei confronti di un bambino di 18 mesi. I lividi, le bruciature, infine la droga: non credi che questo bambino sia arrivato adesso che sta rischiando la vita all'attenzione di chi dove a agire prima che si arrivasse al dramma. Soprattutto perché questo bambino viveva in un condizione di disagio con genitori inadeguati che loro per primi dovevano essere aiutati. Torno a dire quanto già detto: fatti di questo genere mettono in rilievo tutte le deficienze della nostra società, dei nostri servizi e della nostra civiltà. Perché un bambino e' solo un bambino. E francamente non riesco , non posso e non voglio arrendermi all'idea che si resti impotenti di fronte alla barbarie.

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  16. o ancora si rischia di arrivare ai casi contrari di medici che accusano di maltrattamento e denunciano la famiglia portandola ad un calvario doloroso che è quello di non essere creduti quando si dice al giudice di non aver fatto nulla, e non poter accudire il proprio figlio che sai che ha bisogno di te.
    Ho avuto un bambino di 8 mesi gia operato due volte ed era visibile un tubicino sottopelle necessario a collegare stomaco e cervello. era stato maltrattato fortemente. Si diceva. era un fratello gemello di un'altra bellissima bambina che era rimasta con la coppia. Alla bambina non facevano nulla perchè magari la notte dorme e poi lui fa storie quando mangia (il piccolo è entrato in ospedale a 6 mesi periodo dello svezzamento). Si diceva. La coppia aveva impiegato molti anni e cure varie, che potete immaginare, per avere dei bambini. allora era stressata ed impreparata e non abituata dopo tanti anni di vita di coppia averne 2...fa dare in escandescenza. Si diceva.
    Noi non ci fermiamo alle parole. Noi lavoriamo a pelle e sulla pelle di chi ci sta davanti. Noi approfondiamo. Ed abbiamo approfondito grazie a Dio incontrando anche i medici giusti ( di cui uno è il pediatra di mio figlio, che stimo molto e penso sempre che sia una dei + bravi e umili medici al mondo, tra l'altro visita tutti i miei bambini sempre gratuitamente ma non l'ha mai detto a nessuno ed accorre a qualsiasi ora anche se quasi impossibilitato). questi medici giusti ci hanno consigliato di approfondire. SVC la chiamano. la Sindrome del vomito ciclico. in più nel bambino c'erano altre problematiche. in più era stato avviato il procedimento di affidamento alla zia paterna, una così fiscale che faceva vedere il bambino ai genitori 2 v a settimana e sentire telefonicamente una (noi almeno eravamo più morbidi, mettere regole sì, ma se sei un ente, ma se sei la zia...)La coppia ha riavuto il piccolo a due anni. Chi gli ridarà questi due anni ad una coppia che i figli li voleva? Le beffe al danno: Ora lei ha un cazzo di tumore (scusate la parolaccia, in cenere non ne uso ma ora sono arrabbiata) e sta anche facendo le chemio!!!!!!!

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  17. Vedi Emanuela i servizi sociali e la vigilanza ma se non l'avverte un vicino ma come possono accorgersi se non sono casi già segnalati dalla scuola o dall'Asl vaccinazioni? Esiste il telefono azzurro che permette l'anonimato eppure non tutti ci ricorrono per avvertire, non tutti vogliono avere il senso di colpa di aver tolto un bambino, la domanda che risuona nella mente "e se ho sbagliato? se ho visto male? se si vendicheranno sui miei figli???"

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  18. Io ammiro profondamente chi come te fa uno dei mestieri piu' difficili del mondo che è aiutare e cercare di capire come farlo. Quello che scrivi tocca il cuore, fa vibrare le corde piu' profonde, ma mi porta a pensare all'incipit di uno dei romanzi di Tolstoj, "Anna Karenina": "Tutte le famiglie felici sono simili fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. Ogni storia che racconti apre ad un universo che si porta appresso una miriade di pensieri. Ma mi perdonerai se ti dico che vedo nel caso del bambino siciliano una storia diversa da quelle che racconti. Perchè il bambino era davvero molto piccolo; è arrivato in ospedale dove hanno riscontrato lividi, percosse, bruciature e l'intossicazione da cocaina. Tu sai meglio di me che, cocaina a parte, la violenza quando c'e' ai danni dei bambini non è isolata e purtroppo neppure episodica. Che si debba arrivare alle elementari perchè ci si possa accorgere di queste violenze e quindi si possa agire in qualche modo mi sembra oggettivamente aberrante. Perchè, come vedi, questo bambino siciliano alle elementari probabilmente non arriverà. Per me questo basta per capire che il modello attuale non funziona. Non ho figli e questo, l'ho già detto, mi porta a vedere le cose con meno sfumature. Ma i bambini sono solo bambini e per me vanno tutelati. E' nostro dovere farlo. Allontanare il minore dal suo nucleo familiare dovrebbe essere l'extrema ratio, ma a volte l'alternativa davvero non c'è, soprattutto per i bambini molto piccoli. Pur rendendomi conto delle difficoltà, dei problemi, dei possibili traumi. Ma vedere un bambino maltrattato in ospedale che lotta per la vita perchè rimasto con i genitori tossicodipendenti non è qualcosa di ancora piu' abominevole? Non so, cara... forse la sensibilità di Mary potrebbe aiutarci a trovare una via di mezzo... Grazie di cuore per le testimonianze che hai condiviso anche con me: sono motivo di riflessione non da poco...

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  19. Emanuela e Ai, vi ho letto.
    Fate ambedue considerazioni importanti.

    La questione è davvero difficile, mi riservo di rispondere con calma.
    Ma continuate se volete.
    Il mio blog si arricchisce con la vostra partecipazione e spero anche quella di alri.

    Buona giornata.

    Mari

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  20. Cara Emanuela io ti ho riportato due esempi di bambini neonati, uno di 2 mesi ed uno di 6 mesi (giunto da noi ad 8) in entrambe i casi è il medico dell'ospedale ad aver chiamato, come prassi, l'ass.sociale. Ma sono dovuti arrivare all'ospedale. Altrimenti dimmi chi si accorgeva di loro (anche se in uno dei due casi era meglio non rendersi conto visto che hanno fatto una cavolata)?
    Convengo con te che il ns sistema attualmente è sbagliato, ma ogni cosa è sbagliata, è sbagliato anche il fatto che io debba lavorare 24/24h quasi ed attendere mesi e mesi per vedere uno stipendio, e stare anche con l'ansia di perdere il lavoro perchè il comune non ha fondi per noi che facciamo questo lavoro così duro psicologicamente, che ti logora dentro, ma devi andare avanti lo stesso.
    Il fatto è, cara Emanuela, che, mi ripeto, scuola e Asl vaccinazioni che fanno generalmente la segnalazione alle ass. sociali. Dunque la scuola parte dai 3 anni (parliamo di asilo quindi), ma l'asl vaccinazione parte da 1 mese. Quello che mi fa rabbia, e vorrei sapere come la pensi, è il fatto che non avendo le ass. sociali 10000 occhi, hanno bisogno di supporti, ma chi glieli può dare se non il vicinato? e dov'è questo vicinato? quante volte sentiamo persone che vengono da noi per dirci il mio vicino di casa fa ...questo e quest'altro...Vai dall'ass. sociale e comunicaglielo altrimenti non lo saprà mai!!!!! ma poi difficilmente si recano dall'ass. sociale. Quante donne ci telefonano di domenica sperando di poter avere accoglienza, che purtroppo non possiamo offrire senza un decreto del Tribunale dei minori. Ripeto di domenica. Sempre di domenica ste poverelle vengono picchiate dai mariti e vogliono andar via di casa, proteggere i loro bambini. Poi + nulla. Restano lì. Il lunedì dimenticano tutto e ricominciano. Ma chi saprà di loro se non lo comunicano loro stesse? Noi possiamo accennarlo ma non conosciamo neanche i loro nomi. è il vicinato secondo me che deve farsi occhi e orecchie e bocca dei bambini, e se non ha il coraggio di andare dall'ass. sociale può anche telefonare al telefono azzurro( che si occuperà di tutto). Ma il vicinato dov'è?
    Abbiamo avuto una bambina con un medio ritardo mentale un decennio fa. Aveva 9 anni.

    Scusa riprendo dopo mi ha telef. il comune per un pei urgente.

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  21. la madre era morta durante un intervento di liposuzione ed i servizi sociali, avvertiti dai medici, non l'hanno voluta lasciare con la nonna ed il suo compagno.
    potrei dire: per fortuna la madre è morta!
    La bambina aveva cicatrici da bruciature di sigaretta,causate dalla nonna, ci ha raccontato di un ferro da stiro caldo al petto per farla stare zitta, e di violenze sessuali da quando era piccola. Ha saputo raccontare tutto ed ha saputo descrivere tutti i luoghi conducendo la polizia dovunque. Con il riconoscimento non ha capito la differenza tra un vetro ed un vetro a specchio di quelli usati per il riconoscimento e avendo avuto paura non ha indicato la persona abusante.
    Fortuna che è stata adottata, la nonna l'ha cercata e attraverso noi le ha chiesto scusa ed ha ottenuto di farle avere i suoi beni. Ma intanto i problemi sono tanti oltre al ritardo ora ha anche una doppia personalità, ma questa era una croce che la coppia già sapeva di dover abbracciare, me se n'è innamorata lo stesso quando l'ha vista. Anche questo è amore di mamma e papà. Anzi io dico al di sopra di tutti questo è amore di mamma e papà.
    Ma la domanda è non le istituzioni ma i vicini di casa dov'erano???????????????

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  22. Giustissimo, cara ai: dove erano? Io, per vigilanza sociale, intendevo proprio questo: quegli occhi che non possono avere gli assistenti sociali (e ci mancherebbe, mica vi si può chiedere anche l'ubiquità, eh!!), devono averli i parenti, i vicini di casa, gli insegnanti, i medici, la polizia. Perché le segnalazioni devono arrivare da chi queste cose le vede, le sente, le conosce fin troppo bene. Ma come dici tu, si ha paura a denunciare; si temono ritorsioni o peggio, ci si può sbagliare. E' che a questo punto le istituzioni devono fare i conti con i propri limiti, i privati con le loro difficoltà se non con i loro egoismi e per questi minori e per i loro genitori cosa facciamo? Tempo fa aveva visto una puntata di report che illustrava il sistema dei servizi sociali nel resto d'Europa. La vicinissima Francia ha un sistema di controllo, assistenza delle puerpere eccezionale. Addirittura a domicilio. Nei casi in cui le madri dei bambini piu piccoli (quelli piu a rischio per le ragioni che hai già spiegato tu), si interviene subito: che sia una depressione post partum, la perdita del lavoro, la dipendenza ad una sostanza.... Ci sono case-famiglia che accolgono le madri il tempo necessario per la cura o la soluzione del problema. Si agisce, insomma, prima che accada l'irrimediabile. Purtroppo sono abch'io in ufficio, non posso trattenermi oltre: torno qui questa sera sperando di trovarti ancora! :) e di trovare Mary, perché so che saprà regalarci ancora una volta la sua preziosa umanità! Grazie ancora cara, di tutto. E sappi che davvero ti ammiro e ti stimo per tutto quello che il tuo lavoro ti chiede. E ti toglie. E certo, ti restituirà anche, ma con un bel conto emotivo e fisico...

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  23. Ragazze che bello questo confronto!
    Avete scritto talmente tanto che dovrò rileggere tutto con molta calma stasera.
    Rientrerò tardi e se non mi sarà possibile confrontarmi subito stasera lo facciamo domani sera.

    Così immediatamente dopo i racconti di Ai e le considerazioni di Emanuela mi viene da pensare che se lo Stato non diventa più forte nel sostenere le difficoltà di tutti, garantendo mezzi e assistenza, noi non andremo da nessuna parte.
    Le associazioni fanno già talmente tanto e sulle associazioni ci torniamo presto con un mio prossimo post.

    baci

    mari

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  24. vorrei solo aprire una piccola parentesi NON SONO ASSISTENTE SOCIALE. Scusami ci tenevo a dirlo perchè lavoro un pò in più di loro ma sono meno pagata e più coinvolta! Inoltre ci differenziano 20 esami di laurea. Io ne ho fatti 40 + tesi.

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  25. Abbiamo appena finito di festeggiare il compleanno di M. come sono stanca ha invitato la sua classe ed anche alcuni di un'altra classe. CHE CONFUSIONE PAZZESCA. Far giocare tutti ed accontentarli poi....La mia torta super riuscita maglia azzurra con N del Napoli al centro, nessuno ci credeva che l'avessi fatta io "uà signò sembra quella dò pasticcier"

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  26. Fiorello è un grande, ma lasciatemelo dire BENIGNI DI PIU'

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  27. Scusa, Ai, il fatto di aver pensato che tu fossi un'assistente sociale non voleva di certo sminuire la tua professionalità, anzi...! Sono arrivata alla conclusione sbagliata, leggendo quanto hai scritto in merito alle storie che ci hai raccontato. Chiedo venia anche per gli errori che ho fatto scrivendo di getto i miei interventi: rileggendoli, mi rendo conto che ne ho fatto davvero parecchi!! :(
    Buona serata

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  28. Figurati io non mi rileggo neanche per evitare di vedere tutti gli errori scritti!!!
    Cmq quando si scrive di getto e di cuore come abbiamo fatto noi ieri, degli errori non ci si accorge proprio e vale per chi scrive e per chi legge. Ti auguro un'ottima giornata.

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  29. Notizia che potrebbe interessare :il Ministero dell Economia ha creato un sito che permette di scoprire se si è titolari di un conto dormiente. Purtroppo come sapete la banca e la posta non sono tenuti ad avvertire i beneficiari di una polizza nè di un conto corrente. Per cui per avere info andate sul sito http://depositidormienti.mef.gov.it

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  30. Torno a ringraziarti io, davvero. Le tue parole mi hanno fatto davvero riflettere su molti aspetti a cui purtroppo non ho pensato di primo acchitto. E' stato un confronto di cuore e di pancia: ci abbiamo dato dentro ;)!!! Vedi cosa capita quando si passa di qui??? E' l'effetto doremifasol! Penso sia una fortuna imbattersi in persone che hanno la voglia, la forza, il coraggio di difendere il proprio lavoro, le proprie idee e le proprie passioni!! Ora vado a vedere se ho qualche conto addormentato... Hai visto mai??!! Buona giornata, carissima!!

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  31. Ragazze che tematica interessante.
    Purtroppo non sono riuscita a partecipare.
    Non sono in formissima,i commenti lunghi e il tema delicato aveva bisogno di più attenzione.
    Infatti con calma questa mattina mi sono letta tutto per bene.
    Ai riporta la sua esperienza lavorativa e quindi ci mette davanti a realtà che noi sporadicamente leggiamo sui giornali mentre lei vive quotidianamente.
    Ammiro profondamente il suo impegno e l'amore che mette nel farlo.
    Tuttavia una piccola freccia a favore delle assistenti sociali.
    In passato quando lavoravo per l'ufficio stranieri ho avuto l'opportunità di conoscerne di veramente in gamba.
    Cara Ai,non prendertela a male,non sono i 40 esami che fanno la differenza.
    Sappiamo benissimo quanti hanno il loro pezzettino di carta in mano ma valgono comunque poco come persone.
    Credo che in questo settore così delicato,ci mancherebbe la teoria conta,ma è molto importante anche la persona che sei.
    E questo non te lo riconosce l'esame in più o in meno credimi.
    Tu sei una grande persona a prescindere.

    Mentre,canbiando argomento.
    Fantastico ieri Fiorello.Bellissimo varietà.

    Un abbraccio ragazze
    ciao veru

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  32. Voglio girarvi una domanda che ho letto su donna moderna:
    è giusto dire la verità ai figli nati in provetta?

    questa domanda è sorta perchè sono già migliaia i bimbi nati in Italia con la fecondazione eterologa ed il Comitato nazionale di Bioetica dice che bisogna spiegare a questi bambini come sono stati concepiti.

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  33. Fantastico Fiorello peccato che siano già finite le 4 trasmissioni previste. Caspita ragazze questo significa che sono già trascorse 3 settimane! e troppo in fretta siamo entrate nella quarta.
    Superveru so che esistono ottime ass. sociali peccato che si contino sulle dita. Pensa che qualcuna di loro non conosce neanche i bimbi che gli vengono assegnati, li fanno portare in casafamiglia dai Vigili Urbani e poi ci chiedono di inviargli il piano educativo per fax così loro lo firmano e fanno credere alla Procura dei minori ed ai loro dirigenti di aver collaborato nel farlo (in realtà dovrebbero farlo loro con la ns collaborazione ed è uno strumento che decide in parte il futuro dei bambini, inoltre così potrebbero venire in struttura per vederli anche questi bambini).
    Pensa che qualche mese fa ho letto che in provincia di Caserta una ragazza che stava in una comunità (non casafamiglia, ma comunità) era abusata quasi ogni domenica dal figlio del custode e nessuno se n'era accorto. Già in quel caso mi domando: ma cari operatori, educatori e psicologi che state in struttura che fa te dormite tutti???e l'assistente sociale? che è quella figura esterna che dovrebbe una volta al mese andare a parlare con il suo minore così da ascoltarlo per sentire cosa fa, come va a scuola, se fa attività extrascolastiche e tutto quello che ha da dire. Non parliamo poi del tutore che viene nominato dal Tribunale dei minori che però in nome della privacy non dà più i suoi contatti telefonici e così ....non lo senti, perchè credimi se non lo si contatta il tutore non chiama!
    Purtroppo Veru è ...vero: dipende tutto da te e da quanto sei disposto a metterti in gioco.
    P.s. quella degli esami era solo un piccolo sfogo perchè avevo appena saputo di facoltà telematiche che hanno ridotto anche la mia laurea a 28 esami e per ognuno devi studiare un opuscoletto di 80 pagine e sostenere lo scritto, talvolta l'orale. é vero che la teoria non conta molto, ma conoscerla almeno un poco non stona! Questo tipo di facoltà era stato creato per coloro che lavorano da tempo, per gli ultraquarantenni e per coloro che non possono recarsi all'università, ma si stanno iscrivendo una cifra di 18enni e 20enni perchè le facoltà come le conosciamo noi sono troppo difficili! Evviva le facoltà telematiche, fortuna che almeno medicina e veterinaria non possono essere toccate altrimenti chi metterebbe la propria vita o quella dei propri animali nelle mani di questi perfetti nuovi studenti?

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  34. Cara Ai riguardo l'università ti capisco.
    Anch'io ho rabbia quando gente che ha fatto il triennio concludendolo con una tesina di 60 pagine,giuro 60,si spaccia per laureato in Filosofia.
    E no bello...
    Avevo capito perfettamente il tuo sfogo.
    Però in ricordo delle persone in gamba che al tempo hanno collaborato con me non potevo fare il piccolo appunto.
    Poi so che esistono casi come quelli da te descritti.
    Comunque ribadisco ti ammiro immensamente,sei una tostona e anche se non ti conosco solo per quello che fai ti voglio bene.
    Riguardo la facondazione.Se una derlle mie fosse andata bene,si a tempo debito gli avrei spiegato il tutto.
    Sinceramente riguardo l'eterologa,quindi dove o gli ovuli o il seme è di altre persone (questo tipo di fecondazione è possibile solo all'estero,ci sono coppie italiane che si sono giocate la casa pur di affrontare le spese che comporta) non ritengo necessario dirlo.Insomma un conto è sapere che un laboratorio ha aiutato l'ovulino di mamma e il semino di babbo ad incontrarsi,un'altra cosa è sapere che in fondo si tratta di un dna diverso.
    Non so non vorrei rischiare di creare dei scompensi delle crisi inutili.
    Non si tratta di un'adozione,in cui poi magari il bambino una volta grande potrà cercare le sue origini o scoprire la sua terra d'origine.
    Sono favorevole alla fecondazione eterologa e condanno l'Italia che da questo punto di vista non ci sente.
    Personalmente è un percorso che non sento mio,ma è giusto dare a chi se la sente un'oppurtunità.
    veru

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  35. Sui corsi di laurea sempre piu' raffazzonati, preferisco non dire nulla: il ricordo delle mie "sudatissime carte", dal primo esame alla tesi di laurea, non mi permetterebbe di rispettare la buona creanza lessicale... Ma posso dire che la tendenza a livellare verso il basso mi spaventa e mi inquieta: che razza di adulti stiamo crescendo?!!

    Buon viaggio, Mary: porta un bacione a Parigi da parte mia!

    Emanuela

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  36. Mari ma che fine hai fatto?

    Io porterò un bacio a Berlino da parte vostra.

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  37. E allora... Buon viaggio anche a te, Ai!
    Emanuela

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  38. Ciao, sono qui, fatta la valigia sono da voi.

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  39. Anche io la sto facendo oggi la valigia, ma noi partiamo venerdì mattina tu quando?

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  40. Riprendere le fila di tutti i vostri commenti è dura.

    L'amarezza che nasce dalle parole di Ai, la sento forte.
    La delusione per il lavoro fatto con amore, con fatica tra mille ostacoli per cercare di aiutare in maniera concreta chi ha bisogno di tutto circola attraverso ogni parola scritta.
    Sono contenta di questa testimonianza, che del resto, conoscendo la persona ero sicura che sarebbe arrivata.

    Mi domando come mai siamo arrivati a questo punto, spesso quello che leggiamo o vediamo attraverso i media è solo piccola parte della realtà ed è contorta,non reale.
    Dobbiamo riconoscere che negli ultimi anni, troppo spesso ci hanno fatto vedere e sentire solo quello che volevano ed è diventato sempre più difficile non perdere il contatto con la realtà.

    La realtà critica di oggi.


    Bisognava davvero guardare con attenzione quello che ci passava accanto.

    Mi vengono in mente le file che scopro sempre più numerose davanti alla Caritas, e come sono aumentate le persone che la sera mangiano nelle mense dell'Opera Francescana qui a Milano.
    E parlando di bambini quanto sono aumentate le famiglie con difficoltà di ogni genere, che hanno in questo momento tanto bisogno di aiuto.

    Toccare con mano quotidianamente la sofferenza e le difficoltà del quotidiano, è difficile.

    Leggere Ai ci ha fatto comprendere meglio e la ringrazio.

    Ma tutto il confronto che c'è stato in questi giorni credo abbia arricchito tutti quelli che hanno partecipato e anche quelli che magari hanno solo letto, non trovando magari le parole giuste da usare.

    Ringrazio Emanuela che ha spiegato in maniera molto chiara e lucida il punto di vista di chi si informa ed è pronto ad approfondire ogni argomento.

    Chi magari ha dubbi forti su quello che viene fatto e anche su chi dovrebbe intervenire duramente e parlo delle mancanze dello Stato e cerca di trovare anche delle alternativa nel confronto, magari facendo l'esempio di come queste cose vengono affrontate e risolte all'estero.
    ( anche io avevo visto quella puntata di Report).

    E' chiaro che nascono nuove domande.

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  41. La domanda più forte è stata quella d'insensibilità, dell'indifferenza.
    Perchè questa, è la vera nota dolente della società odierna.

    Abbiamo perso e forse per sempre, la capacità di aiutarci.
    Di essere pronti in qualsiasi momento a portare aiuto agli altri, senza avere nulla in cambio a parte un grazie.
    Di non pensare a cosa potrebbe succederci se accorriamo alle grida di aiuto.
    La corsa della società odierna ai lussi effimeri ci ha inaridito.
    Pensiamo e spesso solo a noi stessi, a salvaguardare la nostra sicurezza a chiuderci in casa, lasciando il mondo fuori.
    Questo fantasma ci è stato regalato dalla cattiva informazione propinataci in questi ultimi anni.
    Ci hanno spaventato mostrandoci solo il peggio di quello che ci circondava, creando lo spauracchio del terrore.
    Con il terrore si domina meglio.
    La gente non si pone più domande, cammina con lo sguardo basso e rimane in silenzio.


    Cosa ci ricorda tutto questo?

    Ieri sera Benigni ha raccontato di Pertini il nostro grande Presidente della Repubblica.
    Lui era contrario alla guerra, ma sapendo che sarebbe stato l'unico modo di migliorare il futuro degli italiani partecipò e si arruolò.
    Ecco fece un grande gesto per salvare il prossimo.
    Lui è un padre della Patria.
    Noi siamo quella Patria.
    Magari dobbiamo solo cercare di riprendere l'amore per gli altri e smettere di avere paura, nel nostro piccolo.
    E allora di nuovo tutte le case saranno aperte e il grido di aiuto degli altri sarà ascoltato.

    Ma forse come al solito, mi sono lasciata trascinare della mia visione utopistica della vita.

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  42. Ai, noi partiamo domani mattina.
    ma quando tornate allora?

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  43. Infine la domanda sul dire o meno al figlio come è stato concepito.
    Io la penso esattamente come veru,

    Ho vissuto come lei il dolore di non riuscire ad avere bambini e le prove della fecondazione.
    Ho vissuto tante cose e ci sarebbe tanto dolore da raccontare, ma non è questa la cosa importante.

    Se ci fossi riuscita, non avrei detto nulla al bambino, perchè in realtà non è il modo in cui il figlio viene al mondo che conta.

    Conta come lo si cresce e quanto lo si ama.

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  44. Torneremo lo prometto, su questi argomenti.
    Vedo che tutti abbiamo voglia di affrontarli.

    Ma ora per i prossimi giorni, vi lascio il mio post musicale, leggero e allegro.
    Io cercherò di seguirvi anche da li, dovrebbe esserci il wifi, e proverò a raccontarvi qualcosa.
    Vi abbraccio tutti, forte forte.

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  45. Noi torneremo lunedì.
    Comprendo benissimo il dolore di non riuscire ad avere bambini, anche se ne ho uno meraviglioso, ho condiviso con tante coppie la difficoltà di affrontare questo percorso ed hanno poi scelto la via dell'adozione. Ed a queste coppie noi consigliamo sempre di raccontare ai bambini, come se fosse una favola, il percorso affrontato finchè noi hanno incontrato dei meravigliosi principi o splendide principesse. è giusto dire ad un bambino dell'adozione, perchè da adolescente potrebbe avere dei flashback, o perchè qualche cattiva lingua potrebbe parlarne al diretto interessato o perchè l'adottato potrebbe essere riconosciuto e contattato, com'è successo a due nostri ragazzi adottati che avevano 6 e 8 anni rintracciati ora che hanno 18 e 20 anni su facebook da un fratello rimasto con la famiglia naturale che ha fatto uno + uno dei dati inseriti (nomi, date di nascita e luogo di nascita).
    Dunque per esperienza suggerirei di dirlo all'adottato anche perchè lo sanno in tanti, ma per la fecondazione no tanto lo sanno solo i genitori e magari quelle poche persone che gli vogliono davvero bene e non lo riveleranno mai o lo immaginano in base a delle paroline dette e l'immaginazione lascia il tempo che trova e può essere smentita. per cui caro il mio Comitato nazionale di Bioetica ma fatti un pò i fatti tuoi.
    Piccola domandina a Mary hai visto che il tuo caro Bruce farà un concerto a Milano l'anno prox? L'ho letto su donna moderna ora e te l'ho comunicato qualora ti interessasse!
    buonanotte

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  46. Mari,mi è capitato di soccorrere una conoscente picchiata dal marito. L'ho caricata in macchina e mentre la portavo al pronto soccorso ho fermato una volante raccontando agli agenti che l'uomo ,dopo aver strappato dalle braccia della moglie la bambina che urlava terrorizzata, si era chiuso in casa con i figli , pregandoli di recarsi sul posto.
    Al pronto soccorso chiamano la polizia, come da prassi. Nel frattempo giungono i Carabinieri che avevo fermato io. E davanti a lei, con il labbro spaccato, il viso pieno di sangue e ecchimosi sulle braccia mi fanno..."Signora il marito stava tranquillamente preparando la cena. Si, la bambina piangeva, ma era in braccio al padre, mica sotto un tavolo. E scusi lei come fa ad essere sicura che sia stato lui a picchiare lei e non il contrario????
    Nessuno degli agenti ( peraltro tutti uomini, magari nel caso di segnalazioni di violenze di questo tipo sarebbe opportuno mandare agenti donne, no??) ha avuto un minimo di delicatezza, una parola, nulla.Io non sapevo se era maggiore lo shock o lo schifo...
    Anna

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  47. Cara Anna, forse è questo il dramma piu' grande: l'incomprensione della portata della tragedia che si puo' consumare tra le mura domestiche. Pero' se vai in ospedale con segni evidenti di percosse non posso e non voglio credere che ti rimandino a casa come se nulla fosse... Se le cose stanno così, allora, davvero, viviamo in un mondo che gira al contrario!

    Riguardo alla fecondazione assistita, non ritengo necessario che i bambini sappiano: in fondo, anche nel caso di donazione eterologa, credo vi siano leggi che impongano l'anonimato del donatore... E' così, no?

    Non ho esperienze da raccontare, cara Mary, riguardo alla maternità. Perchè a 37 anni compiuti non ho figli perchè non li ho ancora voluti! Non è ancora arrivato il momento nè per me nè per mio marito. Forse ci siamo adagiati nel nostro quotidiano, abbiamo paura che l'arrivo di un bambino possa destabilizzarci e allontanarci piu' che unirci. Forse semplicemente vogliamo prolungare questa vita "da ragazzi" con poche responsabilità rispetto a quelle che ci imporrebbe lo status di genitori. A me basta già l'essere figlia, cara Mary: mia mamma ha 77 anni e per ora sta abbastanza bene. Ma l'esperienza della malattia e della morte di mio padre (che era piu' giovane di mia madre di 7 anni) è stata per me devastante. Una malattia durata 14 mesi, conclusasi a ottobre dell'anno scorso. Il ricordo degli ultimi due mesi della malattia di mio padre sono ancora indelebili nel mio cuore e nella mia mente. Fino alla diagnosi di carcinoma di mio padre, non ho mai capito fino in fonda cosa significasse il dolore e la sofferenza. Tutto è cambiato, irrimediabilmente. Fuori e dentro di me.

    Quando ero bambina pensavo che crescere significasse mettere a frutto le proprie potenzialità. Ora che sono cresciuta, dico che diventare grandi significa soprattutto prendere atto dei propri limiti. E talvota puo' essere davvero molto doloroso, ma ci sono cose che non possiamo cambiare: bisogna solo accettare cio' che è e non puo' essere altrimenti.

    E sai anche cosa ho imparato? Il dono della leggerezza. Che non è superficialità o non curanza. E' quella dote, eccezionale a mio avviso, che ti permette di galleggiare sulla superficie densa delle cose. Di saper contestualizzare cio' che avviene senza che l'occhio finisca sempre e solo su un punto. Imparare dagli uccelli che aprono le ali e volano in alto sfruttando le correnti che soffiano contro...

    E' l'unico augurio che posso fare a te, cara Mary, e anche a me stessa, naturalmente. Imparare dagli uccelli. Magari dalle rondini, che inseguono l'estate, lasciando l'inverno lontano dal cuore...

    Un bacione
    Emanuela

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  48. Emanuela bellissime parole.
    Galleggiare sulla suiperficie densa delle cose...quanto hai ragione.
    Un abbraccio veru

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  49. Grazie, cara Veru. Immagino che tu capisca quello che volevo dire! Un abbraccio forte anche a te!
    Emanuela

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  50. Ciao, ho letto gli ultimi commenti che avete lasciato.
    Grandi le donne di questo blog.
    Vi abbraccio forte.

    a domani

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  51. Anna, il tuo racconto si commenta da solo.
    Notiamo con il solito disgusto come questa mentalità e discriminazione verso le donne da parte degli uomini ci viene sempre sbattuta in faccia.
    Che lo facciano le forze dell'ordine non mi stupisce.
    Ricordiamo che prima di tutto sotto quella divisa ci sono degli uomini e in quanto tali a volte meschini.
    La divisa non li rende degli eroi, e talvolta sottolinea le loro debolezze.

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  52. Ciao Emanuela,
    hai coraggio a dire che non vuoi figli.

    Sembra che in questo mondo se non li vuoi tu sia quasi un paria.
    Se hai un figlio hai un senso se invece non li hai ( perchè magari non li vuoi oppure non arrivano) spesso ti guardano come se non valessi un granchè.
    Parlo di alcune donne.

    Dimmi ti è capitato?

    A me si, è capitato di sentirmi trattare come una nullità solo perchè non ne avevo.

    E mi è capitato anche che mi chiedessero con "grande tatto" perchè non non volessi...

    Mi è capitato di sentirmi dire che non potevo averli perchè lavorando come avrei potuto gestirli?

    Io li avrei voluti, ma queste persone non meritano di conoscere la mia sofferenza.

    Ammiro chi come te non si sente ancora pronto a diventare genitore e lo dice a chiare lettere.
    E' un mestiere difficilissimo credo, bisogna dimenticarsi di essere figli come dici tu.
    E tu si vede che hai ancora bisogno di dare tutta te stessa come figlia.

    Condivido in pieno il discorso della leggerezza.

    Non ho, per fortuna, vissuto un dolore come quello di perdere un genitore, ma altri sì e come te ho imparato a cogliere l'attimo e a sorridere se riesco, tutti i giorni della mia vita, senza pensare troppo
    a quello che potrebbe succedere il giorno dopo.
    Una volta ho scritto che amo il sorriso dei bambini, perchè è la cosa più vicina alla perfezione che conosco.

    Quando penso al sorriso di un bimbo, la vita è più leggera.
    Ti abbraccio.

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  53. veru,
    abbraccio grande grande grande.

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  54. Cara Mary,

    non so dirti se sia coraggiosa o meno: di certo, ho sperimentato sulla mia pelle quello che tu stessa racconti, ovvero l'essere additata come una donna "a metà" perchè non ci sono bambini a completarmi. Ma vedi, per la "gggente" manca sempre qualcosa nella vita altrui: sei single, devi avere un fidanzato; quando ce l'hai, devi conviverci, perchè se no come fai a conoscerlo? Convivi e allora: perchè non ti sposi? Una volta che hai l'anello al dito, devi avere necessariamente dei figli. E non uno solo, che cresce viziato, eh! Due e mi raccomando, maschio e femmina. Insomma... non è mai finita!
    Per certi versi, è piu' difficile dire che non si vogliono figli anzichè non poterne avere. Anzi, ti diro' di piu': spesso le persone che non ci conoscono guardano me e mio marito con una sorta di compatimento, immaginando chissà quali problemi/malattie/difficoltà per il fatto di essere una coppia senza figli. Anzi,è la stessa espressione "senza figli" a sottolineare già una mancanza, non trovi? In tedesco si dice "kinder frei", liberi dai figli: non sembra anche a te che suoni in modo del tutto diverso?? ;) Per il resto, posso dirti che in effetti sino ad ora non ho sentito il desiderio di diventare mamma: mi spaventano molto le responsabilità che questo comporta. E sono perfettamente cosciente dei miei limiti: non sono Wonder Woman! E poi, certo, non mi sento pronta a cambiare la mia vita in modo radicale come impone necessariamente la nascita di un figlio: io e mio marito stiamo bene così; la nostra vita è già piena con i vari impegni del lavoro, della casa, dei genitori che invecchiando hanno sempre piu' bisogno di una mano... anche quando non ci sono problemi di salute di mezzo.

    Che dirti ancora? Ho sempre visto la maternità come una scelta da fare in modo consapevole. E lo è anche il non volere figli, per quanto socialmente poco accettato. Ma solo io e mio marito, alla fine, sappiamo cio' che è giusto per noi. Ed è quello che alla fine conta.

    Il tuo percorso è sicuramente diverso, ma alla fine penso che ci siano vari modi per appagare il proprio istinto materno anche quando non si dirige su una piccola creatura uscita dal proprio grembo. La forza generatrice di una donna non è solo quella delle nostre tube, cara Mary. Pensa, per esempio, alla magica capacità che hai di usare le parole e suscitare emozioni: guarda che non ce la facciamo mica tutte, eh! E la tua umanità che si sente anche al di qua del video... Credimi, ci sono molti modi per essere una donna a tutto tondo. E tu lo sei. Come lo sono io. Ognuna con le sue caratteristiche, i suoi limiti, le sue peculiarità. I luoghi comuni della "gggente" lasciamoli fuori da qui, per carità. Sii felice di essere la donna che sei. E la donna che io sono felice di avere scoperto!

    Buona serata!!!

    ps. attendo con ansia il resonconto del viaggio!

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Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere.
(Emily Dickinson)