AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

29 giugno 2012

Francesco D'Assisi: la povertà e l'amore 1° parte



Giotto di Bondone - Storie di San Francesco - Basilica Superiore di Assisi


Oh Signore, fa di me uno strumento della tua pace
dove è odio, fa che io porti l'amore
dove è offesa, che io porti il perdono,
dove è discordia, che io porti l'unione,
dove è dubbio, che io porti la fede,
dove è errore, che io porti la verità,
dove è disperazione, che io porti la speranza,
dove è tristezza, che io porti la gioia,
dove sono le tenebre, che io porti la luce.
Maestro, fa che io non cerchi tanto
di essere consolato, quanto di consolare,
di essere compreso, quanto di comprendere,
di essere amato, quanto di amare.
Perchè è
dando, che si riceve,
perdonando, che si è perdonati,
morendo, che si resuscita a vita eterna.


Ho aspettato quasi un anno prima di decidermi a parlarvi di lui.
Ho temuto per tanto tempo che non avreste capito fino in fondo il mio bisogno.
Ho pochi personaggi storici preferiti: si contano sulle dita di una mano.

Il primo della lista, è il piccolo frate di Assisi.

Anche adesso, mentre sto scrivendo assolutamente consapevole della criticità dell'argomento che si presta a tante visioni, contrapposizioni e critiche, il livello della mia sensibilità ed emotività è altissimo.

Ma voi, che ormai mi conoscete bene, siete pronti.

Vi racconto la persona, l'uomo che ho imparato a conoscere.
Vi racconto la sua normalità, la sua eccezionalità.
Vi racconto un po' della sua terra, che amo immensamente.
Vi racconto, semplicemente.

Qualche cenno storico, e poi la parola alla sua vita, naturalmente a modo mio.
Cercando di raccontarvi il ragazzo con tutte le sue contraddizioni e poi l'uomo.

Nasce ricco, contemporaneo di un altro grandissimo personaggio che amo molto e al secondo posto nella mia lista personale, ovvero Federico II di Svevia.
Un certo senso di attesa è diffuso in Italia tra la fine del XII secolo e il principio del XIII.
Uguccione di Lodi aspetta l'Anticristo e la fine del mondo; Innocenzo III con una "fede" che contrastava fatti eclatanti, invocava lo Spirito Santo; Gioachino da Fiore aspetta l'età dei Puri.
Tre uomini che simbolicamente erano le voci del Nord austero e pauroso, del Centro luogo divino essendo voce di Roma, del Sud sognante e ardente.
Ho nominato Innocenzo III perchè sarà proprio lui a chiudere con il periodo espiatorio del Cristianesimo e ad aprire a quello liberatorio, visto che si vedrà davanti un piccolo uomo, miserabile alla vista, ma cosi grande interiormente capace di fargli vedere come si possa con le radici ben fissate alla terra, salire fino al cielo.
Questo piccolo uomo è Francesco.

Figlio di Pietro Bernardone, mercante di stoffe arricchitosi con i commerci con la Francia e di madonna Pica, nobile di nascita e delicatissima di animo.
La mamma alla nascita lo chiamò Giovanni, ma il padre di ritorno da uno dei suoi viaggi, gli cambiò il nome visto il suo debito di riconoscenza nei confronti della terra che lo aveva arricchito e anche perchè non era un nome usuale per l'epoca.
Francesco fin da bambino fu libero, viziato e di indole estremamente generosa.
Cresceva amato da tutti, simpatico a tutti, elegante quasi fino all'eccentricità, tutto quello che guadagnava nel commercio aiutando suo padre, lo spendeva nei divertimenti e con gli amici.
A dire il vero era anche presuntuoso, continuava a dire a tutti che sarebbe stato venerato in tutto il mondo, facendosi prendere continuamente in giro: già profeta.
Aveva un'idea fissa, diventare Cavaliere.
Colse l'occasione di diventarlo nel momento in cui alcuni nobili Assisani, dopo scontri interni della città furono cacciati e andarono nella vicina Perugia a chiedere aiuto.




I Perugini non se lo fecero ripetere due volte e dichiararono guerra ad Assisi.
Ci fu uno scontro violento e molti giovani furono catturati e imprigionati, tra questi Francesco.
Rimase in prigione per un anno.
Torno con la consapevolezza che il suo mondo non gli bastava più.
Lacerato dalle domande.
Aveva senso lavorare tutto il giorno e poi passare la sera a divertirsi?
E i piaceri della tavola erano così importanti?
E la guerra e tutto quel sangue visto, a cosa portavano?
Fece un sogno strano: qualcuno lo chiamava per nome e lo conduceva ad un palazzo ricco pieno di armature, scudi, trofei e gonfaloni.
Lui chiedeva di chi fossero e la voce gli rispondeva che erano suoi e dei suoi cavalieri.
Partì per una nuova guerra e fece un nuovo sogno: la voce solita lo rimproverò perchè aveva lasciato il signore delle anime per il signore delle armi.
Cosa doveva fare? la voce gli rispose che doveva tornare a casa, li avrebbe capito.
Si ammalò gravemente, e quando si riprese, non era più lo stesso.
La malattia, le guerre, i sogni, lo avevano cambiato.
Cercava un'altra strada, sapeva che doveva allontanarsi e scrollarsi tutto il suo mondo dalle spalle.
Ripartire, ricominciare.
Alzava gli occhi al cielo azzurrissimo della sua Umbria, e fremente lo colpiva l'immensità.
Ma tutta la natura che lo circondava, era per lui fonte continua di sorprese.
La natura mutabile, la stessa natura dell'uomo.

L'intensità con cui crediamo oggi in noi, la proveremo ancora domani?

C'è un tipo d'amore che possiamo riconoscere come perfetto?

A cui dare tutti noi stessi, sicuri che lo potremo mantenere?

Aveva bisogno di dare delle risposte alle sue domande e non trovava pace.

E noi ci siamo fatti domande simili, all'inizio del cammino della vita, guardando ai nostri vent'anni e abbiamo trovato delle risposte?




23 commenti:

  1. Cara Mari,amo molto questo personaggio da sempre.Quando ero piccola mia zia, donna di chiesa,così si dice, mi portava spesso ad Assisi e alla Verna . Mi aggiravo per ore In quei luoghi silenziosi dove molti pregavano, troppo per una bambina, però pensavo molto e mi chiedevo spesso come aveva potuto un uomo resistere a tanta durezza di vita dopo aver vissuto nella bambagia.Dormire su di una nuda pietra al freddo, con la neve, mangiare quasi niente e coprirsi poco.Si, era necessario essere spinti da un grande ed assoluto amore che fa superare ogni limite umano.Si poneva domande di difficile risposta e soffriva nella continua ricerca . io mi sono sempre fatta domande fin da quando ero bambina e poi adolescente e giovane donna ma ancora oggi non ho risposte o perlomeno nel frastuono del mondo non le percepisco.Cambiare è sempre traumatico ,ti devi mettere in gioco,devi sfidare i luoghi comuni, devi crearti obiettivi lontani da te dal tuo pensare e vivere.Per cambiare così totalmente l'uomo ha bisogno di una mano dall'alto da solo non ce la può fare.Almeno così la penso io.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Lucy, mi aspettavo conferme da voi, e le sto avendo.
      Al di là del misticismo e della religione, è trasversale come lo era Gesù Cristo.
      Forse perchè era uomo con tutte le sue debolezze, esattamente come noi. Cercava la strada e fortunatamente per lui, quello che cercava è stato in grado di trovarlo.
      Anche io da sempre, ogni volta che sono stata ad Assisi, mi sono posta le stesse domande che ti sei posta tu.
      E il rispetto per la grandezza dell'uomo è aumentato di pari passo con la comprensione di lui.
      Io vivo di inquietudini e ho poche certezze. di domande me ne sono poste tantissime nello scorrere degli anni, pochissime sono state le risposte, sarebbe un discorso troppo lungo.
      Ma quando sono davanti alla pietra che raccoglie i suoi resti, nonostante la confusione, le preghiere, il business, io trovo la pace.

      Grazie a lui, una piccola risposta il mio cuore l'ha avuta è per me è stata una conquista meravigliosa.

      Ti abbraccio forte.

      Elimina
  2. Cara Mary,

    hai fatto un ottimo lavoro di sintesi nella presentazione del Santo di Assisi. Già in occasione del tuo ultimo viaggio nella città umbra avevamo avuto modo di parlare di Francesco, uno dei pochi santi che si chiamano per nome quasi fossero amici o familiari.

    La scelta di abbandonare i beni e gli agi della sua condizione di borghese appare rivoluzionaria anche ai nostri tempi, sebbene Gesù abbia esortato a lasciare tutto per seguirlo (e gli Apostoli lo fecero). Ma l'esaltazione della povertà e della mortificazione del corpo è una tradizione comune a tutti gli asceti e a tutti i mistici. Sulla povertà, poi, come non ricordare le parole di Seneca (che predicò molto bene, ma razzolò altrettanto male):

    “La povertà, se è bene accolta, non è più povertà. E’ povero non chi possiede meno, ma chi brama avere di più. Che conta quanto uno abbia nella cassaforte o nei granai, quanti armenti abbia il pascolo o quanto gli rendano i crediti, se pensa sempre alla ricchezza altrui e fa calcoli non su quello che possiede, ma su quello che vorrebbe acquistare?”

    Di sicuro, Francesco rappresenta l'ideale di santità, tant'è che è stato definito anche Alter Christus, colui che in nome di Dio si è fatto ultimo, prendendo su di sè la sofferenza del mondo e adoperandosi per lenirla. Che l'uomo di tutti i tempi sia riuscito a fare questo solo se guidato "dall'alto", in realtà dà la misura del nostro egoismo. Resta il fatto che Francesco vede in tutte le creature che abitano il mondo l'opera di Dio ed è qui l'origine del suo Amore totale e totalizzante.

    Qualcosa del genere la si può provare solo verso qualcosa di assoluto. Qualcosa che io personalmente non ho mai (o non ho ancora) avuto. Non ho una fede religiosa incrollabile (anche se riconosco in me stessa una certa spiritualità), nè posso vantarmi di avere una fede politica. L'amore che si prova per la propria famiglia, per le proprie radici è un amore forte come quello che abbiamo per i nostri compagni, ma non mi sentirei di paragonarlo a cio' che ha portato San Francesco a togliersi gli abiti in piazza ad Assisi e a gridare a Bernardone: "non ti chiamerò più padre!". Questa forma di amore perfetto non l'ho conosciuto. Nè a 20 anni nè ora che sto per compierne 38.

    O forse sono io che questa volta non ho capito le due domande...!!! ghghghghhgghhghg

    RispondiElimina
  3. Ciao Manu, grazie.
    Ho cercato la semplicità, lui è stato un esempio anche in questo.
    Non avevo altro modo per raccontarlo, senza volere fare un trattato che magari vi avrebbe stancato e forse non avrebbe spiegato appieno il mio punto di vista.
    Hai ragione, era rivoluzionario ed estremamente moderno, ma anche antico perchè seguiva le orme di qualcuno che circa mille anni prima di lui aveva indicato la stessa strada, il primo comunista della storia.
    Quando ero bambina, ricordo, come sgranavo gli occhi nel guardare i frati della parrocchia che frequentavo ai tempi, quando anche in pieno inverno calzavano sandali estivi senza alcuna calza.
    E dato che nella mia città, il freddo era intenso a me sembrava, già solo quello, un sacrificio troppo grande.
    Non conoscevo i voti francescani, e tutte le rinunzie che avevano accettato prendendo i voti del poverello di Assisi.
    Ho scoperto, anno dopo anno, poi, il messaggio di Francesco ( chiamato solo per nome da sempre), il suo amore verso gli altri e il faticoso cammino verso Madonna Povertà non smettendo di meravigliarmi e di "innamorarmi" a mio modo di lui.

    Chissà pensavo, forse se fossi vissuta ai suoi tempi, avrei abbracciato come Chiara e le sue sorelle, la stessa vita.
    E avrei trovato molte più risposte di quelle che sono riuscita a raccogliere da sola.

    Io alla domanda sull'amore assoluto avevo trovato una risposta molto umana: lo sento simile all'amore delle madri per i propri figli.
    Salvo poche eccezioni, essere madre fa scaturire in te un amore viscerale e senza limite per chi hai generato.
    Totalizzante.

    Tu parli dell'amore per la famiglia e mi trovi concorde nel dire che è forte, come quello per il nostro compagno, ma talvolta per ragioni di vita, ci lascia l'amaro in bocca.
    Nulla di paragonabile all'amore di Francesco che io immagino grande oratore dagli occhi scintillanti.

    Follia e purezza assoluta.

    PS: hai capito benissimo le mie domande ghghghghhghghgh

    RispondiElimina
  4. Ciao Mari!
    Solo con fede grande,viscerale si prova amore in tutto il suo significato per un Uomo di fede come Francesco o qualunque altro Santo a cui siamo devoti.Io sono devota a Papa Giovanni XXiii,quando vado in visita a Ponte S.Pietro dove risiede la sua casa natale basta una frazione di secondo per sentirmi avvolta, abbracciata,una sensazione indescrivibile che si respira nell'aria e dal cuore nascono preghiere assopite…
    Il Papa Buono ancora è presente ho la sensazione che passi la sua mano cicciotta sulla mia testa come per rassicurami,si…ancora non trovo risposte che da tempo chiedo,o forse son io che non le riesco a sentire?Non sempre l'anima si mette in pace dopo un accaduto tragico,inaspettato e ciò' che ti viene tolto con forza lo rivorresti perché affettivamente ti apparteneva
    Un abbraccio grande
    Standing ovation per il bellissimo post.Sorriso

    RispondiElimina
  5. Ciao Claudia, sai che non sono mai stata a Ponte S. Pietro?
    Il Papa Buono era venerato in casa mia,quando ero piccola, insieme ad un altro frate, molto burbero, talvolta antipatico, che da Pietrelcina (a pochi chilometri dalla mia città) si era trasferito a San Giovanni Rotondo, in Puglia.
    Padre Pio.
    Quando lui morì, il 23 settembre del 1968, mio padre allora molto giovane, fece un viaggio lungo nel cuore della notte, per potere partecipare ai funerali dell'uomo che per la mia famiglia, per ragioni molto personali, era diventato il padre spirituale.

    Figura molto presente nella nostra vita, e che ritrovo ogni volta che vado a casa.

    Spesso d'estate, raggiungo quel piccolo paese sulla collina, dove tutto è nato e mi fermo nella sua vecchia chiesetta, e anche lì, come raramente mi accade altrove, a parte Assisi, trovo la pace di cui ho bisogno.
    Ora non riesco a dire di più, ma ci sono stati episodi nella mia vita e in quella di persone a me care, che non possono farmi escludere che il bene e l'amore siano oltre questa di vita e che questo abbraccio forte che ci pervade in alcune occasioni, ci accompagnerà anche altrove.

    Un bacio grande amica, e grazie per i complimenti!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anch'io vorrei avere una fede cristallina, autentica e sentita. Io sono cresciuta in una famiglia cattolica e praticante. Io stessa sono stata un'assidua frequentatrice di chiese. Poi, però, qualcosa ha cominciato a scricchiolare. Nel constatare quanto sia lontana la Chiesa di oggi dal messaggio evangelico e dall'esempio di S. Francesco. Sono arrivata ad un punto in cui non riesco a rinnegare l'importanza della spiritualità, ma non so più se ho una religione vera e propria. Della fede cattolica amo l'idea di un Dio che è Padre Buono pronto a sostenerci e ad amarci. Che ci invita ad amare il prossimo e a dividere gioie e dolori con gli altri. Ci invita ad essere una comunità reale.

      Mi accorgo di ricordare Dio nei momenti in cui non mi basto, quando ho paura, quando sono confusa, quando provo cio' che scrive mirabilmente Claudia. Ma dovrei sentire Dio a maggior ragione quando sono felice e quando tutto procede bene.

      Non sono una buona credente. Troppo disturbata dal rumore delle mie domande. Ma un mondo senza Dio, ecco, questo non riesco ancora a concepirlo. Forse perché c'è sempre per Lui nel mio cuore.

      Elimina
    2. C'è sempre SPAZIO per Lui nel mio cuore (scusa la dimenticanza!)

      Elimina
    3. Opsss Mariiiii un lapsus.. la città natale di Papa Giovanni è Sotto il Monte e non Ponte S. Pietro,località' vicine ma ovviamente differinti
      Un abbraccio caro.Buona Domenica di sorrisi

      Elimina
    4. Ciao Claudia!
      Non preoccuparti capita, io poi non sono mica andata a controllare la fonte!
      Però a Sotto il Monte ci sono stata con mia mamma e una sua amica tanti anni fa, pensa non mi ero ricordata il motivo fino a quando non ho letto il tuo commento questa mattina.

      Ti abbraccio e ti auguro Buona Domenica!

      Elimina
    5. ahahahhaah sapevo che tu non avresti controllato né ma sai a volte l'eta mia che avanza mi da problemi e ho preferito chiarire,a volte capita che dico una cosa ma il pensiero era un'altro,i miei figli in questi casi mi chiamano simpaticamente stordita! ahahha
      Un bacione…sei pronta per la partitona?
      Bacione

      Elimina
  6. Ciao Manu ,sai che io volevo mettere addirittura nome a mia figlia Chiara,poi a mio marito non piaceva perchè non ci vedeva un aggettivo come sinonimo di luce e trasparenza, ma essendo straniero, lo abbinava a "chiara d'uovo" pensa te! Francesco è un bellissimo nome ma è lungo e io amo i nomi corti ,infatti il nome mio e di mia figlia è di cinque lettere e quello di mio figlio e mio marito quattro.Però Chiara mi sarebbe piaciuto tanto, come mi piacevano e mi piacciono questi due personaggi lontani nel tempo ma vicinissimi al cuore.Sono andata anch'io a S.Giovanni Rotondo e ci ritornerò perchè Padre Pio anche per me in alcune circostanze è stato molto importante. Bacio e buona domenica!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Lucy!
      Mia figlia, se fosse arrivata si sarebbe chiamata Chiara, non ho mai avuto dubbi.
      Con la seconda parte del post ci avvicineremo alla sua figura.
      Mi hai fatto ridere pensando a tuo marito che abbina il nome alla chiara d'uovo, fantastico e assolutamente lontano da noi.

      Tornando a Padre Pio, a San Giovanni Rotondo sono stata spesso.
      Per tanto tempo sono andata tutti gli anni, d'estate quando ero in vacanza dai miei suoceri che sono pugliesi.
      Questo prima che Renzo Piano costruisse la cattedrale nel deserto, simbolo della vanità degli uomini, che sicuramente Padre Pio non avrebbe apprezzato.
      Anzi, non avrebbe mai permesso una costruzione così assurda.

      Ma questa è un'altra storia.

      Io da allora, non sono più riuscita a tornarci, tutto quello sfarzo ha dato un duro colpo a quella che era la mia idea del luogo, molto più semplice un tempo.

      Per questo preferisco Pietrelcina, rimasta come allora, luminosa nella sua semplicità.

      Ti abbraccio e ti auguro una Buona Domenica.

      Elimina
    2. Mi colpiscono le tue parole, Mary, perché quello che scrivi tu a proposito di San Giovanni Rotondo è cio' che pensarono gli amici e i compagni di avventura di San Francesco per la cattedrale che il Papa aveva voluto erigere in suo nome ad Assisi. Ci fu chi arrivo' a ventilare la distruzione di quella chiesa troppo lontana dall'ideale di povertà a cui si era dedicato in vita Francesco.

      E' vero: la grandezza di questi uomini è tale che basta la loro biografia a mostrarceli per quelli che sono. Eccezionali. Ma nella logica umana esiste solo la magnificenza per celebrare la grandezza, anche se a determinarla è proprio il diniego dell'ostentazione e della comodità.

      Anch'io sono vicina al tuo sentire, Mary. Soprattutto quando si parla di luoghi di preghiera. E' più facile sentire Dio dentro una piccola chiesetta con le pareti spoglie, le panche in legno consumate dal tempo, la vecchina vestita di nero con il suo foulard a coprirle il capo e uno scialle sulle spalle piuttosto che nella grande cattedrale, piena di turisti che rumoreggiano e paiono disinteressati persino alle meraviglie contenute.

      Fa parte della nostra miseria di umani. Attaccati (troppo) alla materia persino quando celebriamo chi l'ha rifiutata per donarsi interamente alla vita spirituale.

      Buona domenica

      Elimina
    3. Oh Lucy, che ridere mi hai fatto fare con il nome Chiara avvicinato all'albume!
      Però, insomma... c'è da capirlo, tuo marito! L'italiano è ricchissimo di sfumature di significato. Non deve essere facile distinguerle.

      Riguardo ai nomi... a me sono sempre piaciuti questi:

      - per le bimbe: Beatrice, Eloisa, Ilaria
      - per i maschietti: Lorenzo, Leonardo

      Guardando ai nomi di famiglia, allora mi piacerebbero Anna e Alessandro.
      Insomma... sono più influenzata dalle Lettere che dalla religione...

      Elimina
    4. Cara Manu, dopo la sconfitta di questa sera non sono molto lucida.
      Però provo dai.

      Quello che dico io è semplice, del resto se riesci a capire il valore profondo dell'esempio di vita di Francesco e lo accompagni facendolo tuo, non puoi che considerare un'eresia la costruzione di qualcosa che con la sua potenza neghi tutto il cammino fatto.
      Certo se avessero messo in atto quanto minacciavano non avremmo avuto i capolavori di Giotto, ad esempio.
      Che dire, allacciandosi alla chiesa costruita da Renzo Piano, sfarzosa e estremamente lussuosa con un sperpero assurdo di ori e denari, mi chiedo sinceramente a cosa serva tutto questo.
      Serve a Padre Pio? Non credo, l'amore di cui è circondato non ha bisogno di ulteriori conferme.
      Serve alle persone che visitano quei luoghi? Non credo, la gente lo amava nella piccola chiesetta ormai in disuso e non ha bisogno di sfarzo per ricordarlo.
      Serve alla Chiesa Cattolica? Sì in questo momento di sua estrema debolezza la mossa scenografica è furba.
      Allora come adesso.

      Elimina
    5. Per quello che riguarda i nomi scelti Manu, sì direi che le Lettere hanno sicuramente vinto.
      Hai mai provato a scriverli quei nomi con i tuoi ghirigori?
      Bellissimi Lorenzo e Beatrice.

      Bacio

      Elimina
  7. Credo che il fatto che molti sentano vicino a sè la figura di S.Francesco è proprio per il sue essere "umano".
    Il fatto di essere stato come molti di noi e poi aver avuto il coraggio di scegliere e cambiare.
    Non tanto il concetto di povertà,quanto il fatto di liberarsi dall'attaccamento di tutto ciò che è materiale e ci rende schiavi.
    Concetto estroso per noi oggi che non riusciamo a stare un'ora senza il cellulare che si connette al mondo.
    E' un personaggio talmente "terreno" che anche un non credente gli si può avvicinare e sentirne insieme tutta la spiritualità.
    Non ho avuto un'educazione cattolica.
    Semmai laica.
    Tuttavia ho sempre cercato un senso alle cose che mi venivano spiegate.
    Non vado mai a messa.
    Ho avuto però la fortuna di conoscere dei Don bravissimi.
    Don Davide che da anni lavora per chi non ha nulla senza badare al colore della pelle.
    Don Biagio che ha asccettato di battezzare la mia bambina nonostante tutte le mie idee strampalate...e il matrimonio in Comune.
    No Don in Chiesa mai...ghghghgh
    Don Fausto che la sera in stazione è vicino a chi ha scelto le strade sbagliate,per dare loro una coperta carta o un thè bollente.
    Don Luigi,Don Roberto e tanti altri.
    Ecco in ognuno di loro c'è un po' di San Francesco.
    L'amore assoluto?
    Forse non esiste,se si intende l'amore perfetto.
    A volte anche i figli possono deludere.
    Ci sono genitori che fanno del male ai propri figli purtroppo.
    L'amore è assoluto quando è disinteressato
    E qual'è se non quello dei nostri amici a quattro zampe?
    Non prendetemi per pazza.
    Ma davvero penso che in vita mia non ho visto amore più sincero pulito limpido di quello dei miei cani.

    veru

    PS poi io la mia bimba la amo alla follia,ma è un'altro discorso.

    RispondiElimina
  8. Ciao veru.
    Direi che ti sei spiegata benissimo, concordo con il ritenere che la vera forza di Francesco sia la sua umanità e il suo scrollarsi da dosso le debolezze terrene.
    Non credo che non ne abbia sofferto, anzi lasciare tutto gli sarà costato immensa fatica.
    Ma a differenza di noi, l'amore assoluto l'aveva trovato, lui è stato fortunato.

    La Chiesa per quel che mi riguarda, ultimamente mi è molto distante.
    L'Istituzione in quanto tale, da tempo mi ha deluso profondamente.
    Gli uomini, alcuni uomini, come quelli che hai citato, cercano di fare del loro meglio per salvarla, con le loro azioni.
    Fanno quello che hanno imparato da Francesco e da altri.
    Senza riserve, perchè non si può guardare al dettaglio quanto c'è poco tempo per darsi da fare e aiutare.
    Sono uomini come questi che mi consentono di avere ancora fede, e di sperare.
    Ma quanto è difficile oggi.
    Sinceramente a proposito di amore assoluto, avevo detto con le dovute eccezioni, parlavo di quello delle madri verso i figli.
    Che poi i figli deludano, ci sta, capita.
    Ma nonostante le delusioni, restano i propri figli e non credo che questo cambi il punto di vista o l'amore di madre.
    Forse non sono madre, l'ho già detto, ma avrei amato senza riserve e senza dubbi.
    Perchè non avrei saputo fare altro.
    Tu credi che l'amore per un fagottino piccolo e quello del fagottino piccolo per noi, sia interessato?
    Forse non ho capito bene, allora.
    Ma avendo visto con i miei stessi occhi, lo sguardo di una madre che allatta il proprio figlio, rimango della mia idea.

    Per gli animali concordo.
    Non tutti però.

    Bacio.

    RispondiElimina
  9. Mari stiamo dicendo due cose diverse.
    Tu hai parlato di amore perfetto.
    Ecco un amore tale può esistere solo nella sfera ultraterrena.
    Religiosa appunto.
    La perfezione in quanto esseri umani per noi resterà sempre e solo un miraggio.
    Pertanto anche i nostri sentimenti perfetti non lo sono.
    Certo l'amore di una madre per i propri figli è speciale assoluto se vuoi ma non perfetto.
    La mamma di uno dei miei amici più intimi ha lasciato lui e sua sorella da bambini al padre per un nuovo amore.
    Trasferendosi in un'altra città.
    Loro hanno continuato a frequentarla solo durante le festività.
    Io lo trovo inconcepibile.
    Abbandonare mia figlia per un uomo.
    Eppure non è la prima.
    Questo è un esempio per farti capire che ritengo che non esiste l'amore perfetto.
    Siamo troppo fragili.
    Umani appunto.
    Imperfetti.

    veru

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io credo di aver capito cosa voglia dire Veru e trovo il suo pensiero molto vicino al mio. Nel senso che in effetti quell'atto di donarsi senza se e senza ma, senza porsi il problema del tornaconto e dell'"opportunità", ahimè, è molto difficile se non impossibile trovarlo sulla Terra. E penso anche un'altra cosa. L'amore materno è spesso idealizzato, Mariella. Ci sono tante donne che soprattutto nei primi mesi di vita dei loro bambini rischiano il tracollo. E verso quegli esserini fragili, ma al tempo stesso esigenti, dittatoriali, quasi, nei loro bisogni primari, si vengono a creare spesso sentimenti contrastanti. E per di più questo è un disagio a cui spesso la mamma non dà voce per non essere etichettata come una "cattiva" madre, mentre, credimi, è del tutto umano quel senso spesso di impotenza che può prendere una donna di fronte all'ennesimo pianto senza un motivo apparente del suo bambino.
      Per non parlare di quello che accade con i figli più grandi e i genitori più anziani...

      Quel sentimento oblativo verso il Padre celeste, il matrimonio mistico con Madonna Povertà non hanno eguali, Mary. San Francesco è morto con il corpo stremato dagli stenti, quasi cieco e aveva poco più di 40 anni. Noi cediamo molto prima anche quando pensiamo di amare follemente. Anche senza voler considerare la santità, questa forza proviene dalla proiezione della propria vita interiore a scapito di tutto quello che sta all'esterno. E' la forza dei mistici, degli asceti, coloro che vincono la materia per farsi puro spirito. Nella vita comune l'annullamento di sè nell'altro avviene in forme d'amore malate. Non santifica un martirio del genere.

      E forse riesce ad essere così totalizzante solo l'amore del cane, come dice Veru. Che si lascia morire per chi ha amato, annullandosi esso stesso.

      O almeno... questo è quanto ho capito io del pensiero della nostra Superveru!

      Elimina
    2. Grazie Veru.
      Ho capito meglio.
      Hai risposto alla prima domanda del post.
      Non alla seconda.
      Io invece più che focalizzarmi sulla prima, perchè ritengo che per noi umani sia impossibile arrivare all'amore perfetto con tutti i nostri limiti di essere umano, pensavo al tipo di amore che possiamo dare ad un altro essere che sia totalizzante.

      E resto della mia idea.
      Sbaglierò magari, visto che non ho avuto figli.

      Bacio

      Elimina
  10. Aggiungo, veru, che ho detto chiaramente che ci sono eccezioni nell'amore materno.
    Ma che ritengo siano eccezioni, non la regola.

    RispondiElimina

Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere.
(Emily Dickinson)