AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

30 giugno 2013

Il mondo visto dal mio divano









Quando la sera, stanchissima, mi stravacco sul mio divano preferito e accendo il computer, il primo pensiero va alle cose che dovrò fare il giorno dopo.
Lavoro, commissioni, incombenze urgenti.
Qualche preoccupazione, quelle purtroppo non mancano mai.
Poi, il ventaglio che mi avvisa del wi-fi attivo si riempie e, mi appare davanti il mondo virtuale a cui appartengo ormai da oltre tre anni.
Sono stata spettatrice;ad un certo punto mi è scattato qualcosa dentro e,  un giorno di fine giugno, ho deciso di fare il primo intervento su di un blog che seguivo da tempo.
Pensavo sarebbe stato un qualcosa di estemporaneo e invece a poco a poco, grazie al clima gradevole del luogo, ci sono rimasta.
Purtroppo per me, il clima di quel luogo non è più quello di una volta e oggi lo frequento meno. Ma non posso dire che non mi abbia aiutato anche a capire tanto della gente che lo frequenta...

Poco alla volta ho allargato i miei orizzonti, cominciando a frequentare altri spazi.
Man mano che prendevo consapevolezza di quanto fosse interessante, nasceva in me il desiderio di avere un angolo tutto mio, ma non mi decidevo al salto.

La "colpa" devo darla ad un giovane ragazzo modenese e al suo blog dal gusto RETRO', che esattamente due anni fa, apriva le sue porte al mondo. Un luogo eccezionale, grazie alle vagonate di ricordi  e  ai suoi salti negli anni '80 e '90 e oltre. Io figlia dell'epoca non potevo rimanere indifferente.Mi sono lasciata trascinare.
Il padrone di casa che condisce tutto con la sua intelligenza, la sua allegria e le emozioni che la sua scrittura ci regala.
Insomma, proprio un bel modo di esistere e di regalare attimi che ci migliorano.

In realtà era un po' quello che volevo fare anche io, cercare grazie alla macchina del tempo che sono le parole di raccontare il presente, sorridendo al passato.
Una sera afosa di agosto, ho deciso di intraprendere il viaggio.

E ho creato il primo spazio: DOREMIFASOL.

Il perchè della scelta del nome è presto detto: il mio compagno di vita è stato un bambino prodigio prima e un giovane e promettente cantante poi. Ai vari concorsi a cui ha partecipato dei primi anni '70 fino agli inizi degli anni '80 (dal Cantagiro, al Festival di Ariccia, a Saint Vincent, a Sanremo) cantava con passione due grandi artisti, Battisti e Baglioni.
E una sera, tra le prime che ci vide giovani e innamorati, lui mi dedicò la famosa canzone di Baglioni.
E tra le mie lacrime di emozione e il resto conseguente, divenne la nostra canzone.
Non l'unica poi, ce ne sono state altre, ma di sicuro quella a cui il mio cuore (che rimane rockettaro sia chiaro non è che svengo ad ogni dolce nota) attinge ancora oggi, quando i bei ricordi del passato si fanno sentire.
Fine della spiegazione.

Ho aperto il blog e ho cominciato con un entusiasmo che ancora oggi è fortissimo.
Sì a  volte vengo presa in giro anche per questo.
e chissenefrega no?


Io da allora ci provo e continuo a credere di spingere sul pedale giusto.

Considero le persone al di là del video, non solo degli anonimi individui, con i quali relazionarmi in maniera informale, ma anche esseri umani che come me, hanno voglia di confronto e anche di mettersi in gioco.
Senza falsi preconcetti, e con sincerità.
Ecco che veniamo al punto.
Devo dire che il mondo dei blog e l'universo internet a volte non è poi così comprensivo.
Spesso è brutale, e lede in maniera quasi ossessiva, la nostra privacy.
E io credo poi che, se non lo si usa bene e con giudizio, possa creare problemi. In alcuni casi, come nelle pagine di cronaca a cui ormai siamo abituati, la troppa esposizione e considerazione delle parole spese in internet, possono portare a fare molto male.Ti convincono che tu sia in un determinato modo e che se ti infangano non ci sia alcuna possibilità di scampo.
Beh, a questo non credo.
Sono parole che bruciano in pochissimo tempo e, dopo qualche settimana vengono dimenticate. Almeno questo dovremmo ricordarcelo sempre.
Il problema è che nell'attimo stesso in cui ci stiamo dentro, la situazione virtuale vissuta ci sembra così reale da essere quasi insopportabile.
E allora bisognerebbe trovare il giusto equilibro.
Determinare un limite da non oltrepassare.
Raccontarsi sì, ma senza danneggiare noi stessi.E fare in modo che le parole scritte non ci colpiscano più di tanto.
Proteggerci.Mettendo al riparo noi stessi, la nostra famiglia, i nostri figli. (tra l'altro proprio non sopporto le foto di familiari e soprattutto bambini in bella vista su FB).
Luoghi e spazi virtuali devono rimanere tali.La vita è altro bisognerebbe non dimenticarlo. E non esporci troppo.
Ecco quello che penso in questa sera afosa di inizio estate.
Tanto aspettata.

A volte io sparerei (di tutto) ma poi mi impongo di non farlo.
Quello che ho capito è che non è un ring. E non mi piacciono i luoghi che ormai lo sono. O quelli dove spesso si prevarica. O si cerca di farlo con le parole.
Io ho impostato il mio mondo e le mie parole, sulla serenità e sul confronto moderato. Non impongo le mie idee e rispetto quelle degli altri.
Non assalgo per dimostrare che ce l'ho più duro. E che sono migliore di tutti.
Sono una persona con alcune certezze certo, ma molti dubbi. Che se sbaglia lo ammette. Nel mondo virtuale questo non succede quasi mai. Una grande pecca.
Ma forse è perchè  vogliamo  assolutamente quei pochi secondi di celebrità. Quel brivido che a volte, il consenso anche virtuale ti regala.Del resto succede lo stesso anche nella vita di tutti i giorni.
Ecco, di questo me ne frego.
E sono pronta, sempre, a riconoscere gli errori.

Ma a parte il serio, un po' di faceto con una piccola classifica dei tipi da blog utilizzando la parola word.

1)Wikipediaword: coloro che per non perdere smalto agli occhi degli altri, su qualsiasi argomento possono trovare le words giuste, grazie all'enciclopedia virtuale più grande al mondo.
2)Stupormundiword: personaggi emblematici che qualunque blog ha avuto oppure ha al suo interno; quelli del ahhh, ohhh, ma dai!
3)Trituraminchiaword: altro bel capitolo, quelli che sono prolissi fino alla noia, in un batti e ribatti infinito.
4)Sbadiglioword:capita o no di imbattersi nell'assoluta noia di parole da pennichella.
5)Polemikosword: qui ho fatto la figa utilizzando l'etimologia ma a me sembra davvero chiaro, del resto è dal greco e vuol dire guerra. Scagli per primo la pietra chi non hai mai trovato il suddetto personaggio sul suo cammino.
6) Ioword: mamma mia, quelli che parlano sempre e solo di sè, qualsiasi argomento si tratti. Gira che ti rigira, è meglio solo quello che fanno loro, che hanno visto loro, che conoscono loro.
7)Dolcettoword: io li amo.
8)Mammaword: altro capitolo interessante, quelli che parlano solo dei loro figli, belli di mamma, con tutte le esperienze giornaliere raccontate fino a triturare le palle dei poveretti incappati nei loro blog monotematici.
9)Dituttounpo'word: beh tra questi ci sono anche io, che non vi sembra abbastanza dissacrante? Ma lo ammetto sempre di essere una appena appena passabile blogger; che poi tutte le caratteristiche dei punti precedenti mica mi mancano!





E ora, pro e contro.Il punto dieci manca come al solito; tocca a voi.
Sparate!









PS: Bentornati Dirotta Su Cuba!

21 giugno 2013

Vorrei regalarti...




Io e te

Vorrei regalarti un secchiello di pietre colorate.
Simili a quelle collane bellissime che ci portavi al ritorno dai tuoi viaggi e che noi bambine, indossavamo con suprema maestà, dopo averle attorcigliate più e più volte al nostro collo.
E danzavamo poi, davanti allo specchio della camera da letto, convinte di essere delle regine.

Vorrei regalarti acqua pura.
Come quella della fonte di Monticchio dove ci portavi in gita, durante le lunghissime giornate d'estate, che il sole era caldissimo e il fresco dei boschi della Lucania ci riparava. E noi in coda dietro di te, passavamo il pomeriggio a ridere e giocare mentre aspettavamo che arrivasse il turno nostro.
Raccogliere l'acqua fresca e pura e berla quasi tutta d'un fiato.

Vorrei regalarti un treno.
Come i mille treni presi con te. Come le migliaia di chilometri che abbiamo macinato insieme. Tu nella tua divisa da capitano del treno e noi i tuoi figli, orgogliosi di quell'uomo alto e fiero che conosceva tutti e tutto. Le città, i paesi, i ponti, le montagne, il mare.
Le luci della sera che scorrevano velocissime dai finestrini e i tuoi racconti, sempre diversi,che ci lasciano pieni di meraviglia.

Vorrei regalarti una casa di campagna.
Come quella dove sei cresciuto da bambino. Quella in cui anche noi abbiamo vissuto estati indimenticabili. Con il grande camino, la cucina economica e il tavolo di legno massiccio scuro. Con l'orto dietro pieno di fave e pomodori d'estate. E l'albero di ciliegie su cui io mi arrampicai una volta per tentare una rapina e caddi dritta dritta al suolo, rompendomi il braccio.
Una casa che prima il terremoto e poi un lago artificiale ci hanno portato via. Ma non il ricordo.
Il ricordo mai.

Vorrei regalarti una partita.
In cui il tuo Maradona e il mio Zanetti giocano insieme. Perchè sono due argentini e due grandi del calcio. Quel calcio che io amo grazie a te e alla prima partita vista insieme.
Sugli spalti dello stadio di Avellino. Non sono mai diventata tifosa azzurro cielo  io, come volevi tu. Sono di un azzurro tendente al nero e mi vuoi bene lo stesso. Perchè la squadra è come la fede e non si cambia mai.Me lo hai insegnato tu.Però mi dici sempre, meglio che milanista, milanista mai.

Vorrei regalarti giorni felici con i tuoi nipoti.
Ma poi penso che non c'è bisogno. Quelli ci sono e ci saranno.
Migliaia di migliaia di migliaia.

Vorrei regalarti un cuore nuovo.
Perchè il tuo da troppo tempo fa i capricci. E' grande ma tanto stanco. Ogni tanto s'inceppa e lo si ripara. Ma poi penso che, un cuore nuovo non sarebbe il tuo. Quello che ci ha insegnato che nella vita bisogna avere pazienza, rispetto e amore.
Quello che ti spingeva a scrivere poemi alla figlia ribelle. Che a diciotto anni decise che la sua vita non poteva rimanere chiusa in un mondo di provincia troppo piccolo per lei.Soffriva tanto, perchè si sentiva scoppiare la vita dentro. Una figlia che giorno dopo giorno si spegneva.
Tu avesti paura di perderla per sempre. E allora ci fu una lunga lettera scritta ad una sorella che viveva al nord da molto tempo e la preghiera di prenderla con sè. Ce l'accompagnasti tua figlia a Milano, qualche giorno prima di un Natale di oltre venticinque anni fa.
E ce la lasciasti. Con un dolore dentro che non si è spento mai. E' stato l'insegnamento più importante.
Quello che ha cambiato la mia vita e anche la tua.
Il coraggio di lasciare, per donare nuovamente la vita.


Buon compleanno papà.
Auguri per i tuoi primi ottanta anni.
Sei solo un ragazzino.
Perchè con un cuore così si è giovani per sempre.





Stappala dai!








15 giugno 2013

Te ne andrai domani





Immagine presa dal web



Una folata di vento,
un rumore di foglie secche scagliate
negli angoli del cortile
e da oltre la ferrovia il latrare
di un cane.
Niente altro;
non mi viene nemmeno un pensiero di commossa
pietà
per questa mia vecchiaia incipiente,
per questo vuoto
che solo il freddo e il vento riempiono.


Te ne andrai domani
Lo so da mesi ormai, conto le ore,
ma voglio far finta che tu non sia mai passata
attraverso la mia vita,
e già da adesso so quello che
proverò a dirmi domani,
le bugie che mi racconterò perchè si faccia
sera, e poi di notte
perchè si faccia mattina.


(Vincenzo Iacoponi)


Una delle poesie più belle scritte da Vincenzo, fra le mie preferite.
Vorrei così, tornare indietro nel tempo e far rivivere il circolo dei poeti.
Un ritorno alla riflessione e alla bellezza.

08 giugno 2013

Biagio, ma che stai a dì?








Che tra me e lui da sempre ci sia un rapporto di amore e odio l'ho spiegato più volte qui e poi qui.
Che ci siano delle volte in cui mi verrebbe voglia di mollargli un pugno sul naso non è un mistero.
Ma l'ultima intervista rilasciata su VF di questa settimana dove appare in copertina vestito da limoncello è veramente troppo.
Saranno i 50 anni che arriveranno il 9 novembre.
Saranno gli occhiali gialli che gli annebbiamo oltre la vista anche il cervello.
Sarà che odia volare e l'intervista a Sara Faillaci l'ha rilasciata in volo tra vuoti d'aria e buio totale.
Ma quando è troppo è troppo.

Alcune chicche:

"Se parliamo di ultracinquantenni che lasciano la famiglia per una donna più giovane, e magari fanno altri figli, a costo di essere impopolare dico che lo trovo naturale: nell'uomo c'è l'istinto genetico della conquista, e la fertilità è un modo per sentirsi giovani, virili."

"Le donne non devono drammatizzare. Consiglio di lasciarli fare e, se poi tornano, riprendeteveli, anche perchè quest seconda vita, in novanta casi su cento, è solo un'illusione di amore."

"Dieci anni fa non avrei parlato di amore con la leggerezza di una canzone come NON VIVO PIU' SENZA TE, avrei temuto critiche."


Sulla prima.

Caro Biagio, ma dai,  non ti sei reso ancora conto che SEI un cinquantenne  con una donna molto più giovane e che ha il resto della famiglia ex moglie e figli, lontani? Ah già, ma tu sei un padre presente... Ma non sarà che l'intervista ti serve come alibi? Ah furbetto, arriverai ai settanta e allora sì che l'ospizio per vecchi musicisti ti accoglierà a braccia aperte.
Facci un favore dai, risparmiaci queste grandi minkiate.

Sulla seconda.

Noi donne non drammatizziamo, Dobbiamo solo imparare  a ridervi in faccia e superare l'ansia di non essere più giovani, belle e senza cellulite regalandoci un toy boy, con cui riacquistare la stima di noi stesse, alla faccia di tanti ultracinquantenni paraculi e pieni di soldi. E in quanto a riprendervi dopo l'ultima illusione d'amore, vi rispediremo al mittente ovvero alla giovane fanciulla che, tremolanti e inconcludenti non vi vorrà più, nonostante i vostri soldi. Ecco che si riapriranno nuovamente, le porte del cinque stelle di lusso per la terza età DI CUI PARLAVO PRIMA.

Sulla terza.
E'  stata una sfida, ma ho una conoscenza di base della tua musica direi notevole.
Dici dieci anni fa? Eccoti accontentato. Anche di più. Parlavi di donne come fai sempre, visto che sono lo zoccolo duro del tuo pubblico. Eravamo cattive allora figurati adesso, dopo le tue mirabolanti dichiarazioni.











Sai, dieci anni fa e oltre, sapevi parlare d'amore meglio.
Molto meglio.

Dai Biagio, ADAGIO.



PS: facci un piacere canta. E BASTA.

03 giugno 2013

Tu sai chi sono io





Ho appena letto le ultime righe del suo libro. E immediatamente ho sentito la necessità di parlarvene.


E'  brava Paola. Ottima giornalista, firma di punta di Vanity Fair.
I suoi articoli, a partire dal titolo, non sono mai banali o scontati. Sono sinceri e ironici.
Le star che intervista (pensate ad un grande nome e sì, lo ha sicuramente intervistato e conosciuto) attraverso la sua penna, appaiono esattamente come sono, uomini come noi.
Se sono spocchiosi e antipatici nonostante la patina dorata di celebrity, state pur certi che la nostra bravissima Paola, ce li consegnerà senza troppi giri di parole, inutili, vanesi e  gretti come sono.
Così come a volte, ci sorprende lasciandoci scorgere delle persone molto più generose, umane, semplici e belle, di quello che immaginiamo, meno fagocitati dallo star system di quello che pensiamo.

La  sua scrittura è irridente, ironica.
Nel suo primo romanzo, ci parla del mondo che ha imparato a conoscere e bene, attraverso il suo lavoro.
Il titolo è già un bel biglietto da visita.
La frase che i cosiddetti "vip" pensano ogni volta ci attraversano la strada, con incedere pseudo elegante e vuoto, mentre gli occhi vacui sempre fissi in un punto lontano, ci sfiorano leggermente e la frasetta del "non sai chi sono io" aleggia sospesa tra di noi.
Tutta la boria di cui sono pieni è lì davanti e siamo solo all'inizio.
Non lo ha ambientato ad oggi, ma nel 2004. Quanto il mondo virtuale a cui ora siamo prostrati a volte e di sicuro abituati, era ancora all'inizio. E ancora, la distanze di migliaia di chilometri non si potevano fare nostre con un semplice click.
La sensazione netta, che i grandi nomi altolocati, la moda, i locali, la vita da jet set, sia un'inutile farsa l'abbiamo già, da tempo.
Ma lei ce la racconta senza preconcetti, irridendola,con una sincerità che mi ha lasciato basita.
Attraverso la protagonista, Arianna.
Una giovane donna senza qualità, piatta, anonima, comune a milioni di altre. Tutto chiaro all'inizio.
E' senza grandi aspirazioni, ha perso il lavoro da pochissimo tempo e ha solo una certezza, i soldi in banca che aveva messo da parte per rifarsi le "tette" serviranno invece a pagarle il mutuo della casa e a provvedere al suo sostentamento in arrivo di tempi migliori. Passa le sue giornate tra la  nemmeno troppo estenuante ricerca di un nuovo lavoro e le sere spese a rimbalzare da un locale all'altro con il suo amico del cuore Alex, che sembra entusiasta di una recuperata Milano da bere (che io pensavo fosse scomparsa e invece no).
In realtà è una ragazza incompiuta. Molto più forte di quello che sembra all'inizio mentre è sospesa tra un mondo che non le piace e che non comprende e la ricerca delle sue radici che troveranno inedita soluzione nel viaggio che si appresterà a fare.
Si ritrova INFATTI,  quasi all'improvviso, catapultata nel mondo delle charity, in compagnia di un vecchio amico (Gabriele) che la trascina in una campagna no profit verso un piccolissimo stato sudamericano, il Tanaquil (inventato di sana pianta) in compagnia di una star del cinema italiano bellissima(Jenny Sassi) l'unica ad avere un nome di peso anche all'estero, assolutamente incapace di recitare, vuota e arrogante(a mio parere è una parodia molto riuscita della nostra Elisabetta Canalis); un regista (Tommaso Guastalli) in crisi che dopo essere stato osannato da critica e pubblico con il  primo film è stato velocemente dimenticato (scusate ma io l'ho collegato a Muccino visto che non lo sopporto e lo reputo enormemente  sopravvalutato); un professore di archeologia (Vanzi) che spera di puntare i riflettori sul posto sconosciuto per dare lustro  alla sua vita(qui non mi viene in mente nessuno ma fate voi); la sua amante(Sofia) una giornalista gossippara sempre alla ricerca di materiale interessante e becero da sbattere sulle pagine della sua rivista (Panorama, come godo).Questi ultimi personaggi sono legati ad una vecchia amica di Arianna, a capo appunto della Charity che vuole dare lustro e occasioni al piccolo mondo dimenticato (Annamaria Triplo Nome).
Conclude il gruppetto la grande firma dell'alta moda(Mariolina Maccari Lambertoni) che sta accompagnando la star nel paese latino per una campagna fotografica da realizzare a firma del suo brand ultra celeberrimo. Un nome femminile con tante emme nel marchio (miu miu?). La stilista è tratteggiata con una satira furiosa.E' addirittura così fuori di testa, da utilizzare uno scivolo posto sotto la scrivania che le permette di  arrivare dal suo ufficio al laboratorio e nel tragitto di farsi venire grandi idee.Superato anche il ridicolo mentre io ridevo a crepapelle.

In altri termini è gente vuota, dura ed estremamente cattiva.Che vive con l'unico obiettivo di essere sempre al centro di quel mondo finto.
Capace di un egoismo spaventoso, a tratti imbarazzante, e vero.

Io mi sono divertita moltissimo mentre lo leggevo. Da piccola donna che, non riesce a farsi soggiogare da nessuna luce della ribalta che mi si riflette in faccia e ritenendo la maggior parte di quella gente, piccola e senza peso, non potevo fare altro.
Gradualmente, l'ironia lascia il passo alla consapevolezza di Arianna che acquista sempre più spessore e maturità.
Capovolge la sua vita nel giro di pochissimo tempo e a differenza di tutti gli altri (non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo in realtà), non esita a buttarsi a capo fitto in un progetto che all'apparenza sembra inconcludente ma sarà una delle sue grandi conquiste.
La ricerca  di se stessa trovato il baricentro, si chiude.

Come nella vita, anche nel romanzo le delusioni a troppe aspettative ci sono, come i dolori che ci attanagliano le membra e ci soffocano, annerendo con il loro passato anche il futuro, se glielo permettiamo.
A proposito di ciò ecco una piccola parte del libro in cui la scrittrice parla di quanto a volte sia difficile affrontare il nostro  dolore.
Renderlo visibile, attraverso la parola.

"All'improvviso, mi prende una strana disperazione. Vorrei abbracciare questa donna sconosciuta, consolarla e farmi consolare. Vorrei parlare con lei del Tanaquil. Vorrei raccontarle dei miei giorni che scappano via senza chiedere scusa. Vorrei che sapesse di quel bambino perduto che ogni tanto torna nei miei sogni. Vorrei raccontarle che anch'io ho famiglia in Tanaquil. Vorrei raccontarle di mio padre, laggiù. L'ho ritrovato per un attimo e l'ho già perduto di nuovo. Ma non dico niente di tutto questo a Elpidia. Non parlo perchè per farlo bisognerebbe avere le parole giuste e invece quando il dolore è troppo forte, le parole diventano come gocce d'acqua, evaporano, lasciano il corpo e si dissolvono."

Paola Jacobbi  si  spiega benissimo in queste poche righe.Che per svariate ragioni mi hanno portato indietro nel tempo. A un dolore che mi tengo stretto addosso.Che fa parte di me.
Paola Jacobbi è da leggere.

Ridendo di quelli che consideriamo miti e della loro pochezza per imparare a sorridere lievemente, nonostante il bagaglio di emozioni e dolori che ci portiamo appresso.


Grazie Paola.

Ci vediamo venerdì prossimo 7 giugno alle 18.30, per la presentazione del tuo libro presso la Mondadori Duomo.

01 giugno 2013

BUON COMPLEANNO BIONDA SPUMEGGIANTE DI SINISTRA










Ci sono volte nella vita che hai bisogno di fermarti e guardare indietro.
Capire se, negli ultimi anni ti è davvero capitato qualcosa di bello e di prezioso.
Anche perchè spesso, noi ricordiamo solo i momenti più neri, quelli più complicati, pieni di sofferenza.
Insomma, quando ci è passato sopra un treno.
Invece oggi è una bella giornata.
E' il compleanno di una mia carissima amica.
Conosciuta per caso, sulle pagine virtuali di un blog molto frequentato.
Quando si parla di amicizie virtuali, molti sono gli scettici. Quelli che ci ridono, quelli quasi disturbati dall'evento. Quelli che trovano ridicolo parlare di amicizia nei confronti di qualcuno che non si conosce nella realtà e che, ritengono, si possa benissimo inventare un mondo inesistente ed essere una figura del tutto  irreale.
Poi ci sono quelli che credono nelle trame di spionaggio.
Oppure chi  pensa che, se tu ti affezioni a persone attraverso le parole è perchè nella realtà hai poco o nulla.
Io ho una realtà concreta, fatta di persone che amo, amicizie a cui tengo, una vita intensa.
Nel mondo virtuale poi, non tutto è bello come sembra, e non tutte le persone sono come scrivono.Capita siano delle maschere, dei personaggi nati dalla fantasia di esseri che, non riescono a vivere nella propria pelle.
Ho avuto alcune delusioni.
A volte ci sono persone dotate di una mente machiavellica (e cerco di essere buona ma vorrei poter usare un termine molto più forte) che utilizzano il web come arma di riscatto ad una vita piatta e insulsa e che vivono la vita vera come una prigione. Perennemente in gabbia, perennemente alla finestra virtuale.
Poi ci sono, e sono tante, le BELLE persone.
E la mia amica, di risate, di confidenze, di avventure, di idee, di speranze e di attese, di incazzature, lo è.
E' la sua amicizia, che spesso mi solleva e sdrammatizza le situazioni più pesanti. Con lei è possibile per davvero, ridere di ogni cosa alla fine, anche se ci ha fatto dannare. Così diverse  così uguali.

Qualcosa che non mi aspettavo e che è arrivato.
All'improvviso.
Meglio, molto meglio di un treno addosso, no?

BUON COMPLEANNO VERU, AMICA MIA.