AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

28 dicembre 2013

Lorenzo Jovanotti Cherubini - Gratitude.










E' un gran bel libro.
Per augurarvi Buon Anno uso le sue parole.
Sempre ottimiste, sempre guardando avanti.
Perchè guardare indietro non serve a nulla. Bisogna, dobbiamo essere proiettati verso il futuro.
Per migliorare, per migliorarci.




"  A me è capitato in dote un lato del carattere che, mettendo ceri a tutte le statue di santi che ci sono al mondo, per ora mi ha sempre assistito, ovvero ho la propensione a credere che non c'è mai stato un periodo migliore, più stimolante abbondante interessante e valido di ora, precisamente adesso, questo giorno di questo millennio, questo ... e questo... Sì, anche il periodo che stiamo vivendo, che sembra essere nero: se mi guardo intorno vedo un mondo che finisce con le conseguenze dolorose di ogni fine ma vedo altrettanto chiaramente un mondo che nasce, tutto da fare, tutto da immaginare, tutto da sviluppare:sarà un'impresa collettiva, tanto quanto quella che fecero i nostri nonni ricostruendo l'Italia dopo la seconda guerra mondiale. Lo so che la parola "impresa" sembra nascondere un inganno, un'idea di mondo materialista, individualista e vagamente ricattatoria, ma non è così. Quando Ludovico Ariosto all'inizio del suo Orlando Furioso parla di AUDACI IMPRESE, le donne, i cavalier, l'arme, gli amori, sta parlando a noi gente di oggi tanto quanto ai suoi contemporanei."



Auguri a tutti voi.

BUON 2014





19 dicembre 2013

Lettera a Babbo Natale










Ciao Babbo Natale, sono Federico ho tre anni e dieci mesi e sono un tuo grandissimo fan.
Scusa se la mia lettera è scritta in stampatello ed è un po’ sbilenca ma ho appena imparato a scrivere ed è già tanto così, accontentati.
Sai volevo scriverti da un po’ ma mia mamma Ai e mia zia Mari si sono opposte a lungo. Siamo in troppi e dove mai lo potresti trovare il tempo da dedicarti alla lettura di tutte le lettere che ti arrivano? Che poi zia Mari c’è l’ha sempre con la storia della Befana dei ferrovieri e che noia! Quelle due quando ci si mettono riuscirebbero a far perdere la pazienza anche ai santi con la caterva di no che riescono a pronunciare.
Io ho puntato i piedi perché sono una testaccia dura (chissà da chi avrò preso mai) fino a quando la zia si è convinta a darmi una mano. Sai l’ho riempita di baci e lei si è sciolta come una zolletta di zucchero. Dici che ho già capito come comportarmi con le donne?
 La revisione ortografica della lettera sarà sua, quindi per i reclami sugli orrori compreso il perché con l’accento sbagliato,  prenditela con lei.
Avrei puntato  un regalo a dire il vero. Io adoro Rai Yoyo e avere a che fare con le reti televisive per bambini è quasi come subire una lobotomia quotidiana. A forza di sfracassarci i cosiddetti (le parolacce non posso ancora dirle) alla fine ci prendono per sfinimento. E allora mi sono intrippato con Otto Maialotto. Uno di quei giochi sacrosanti e sfacciatamente stupidi.
Mamma e papà  si sono stupiti della mia richiesta. Sanno della mia passione per numeri e lettere oltre che per i mattoncini della Lego e Topolino. Ma diavolo, in che lingua devo dire loro che sono solo un bambino e che a volte mi piace enormemente ricevere un regalo trash?
Certo mi vengono in mente anche delle richieste più serie e allora mi faccio aiutare per metterle giù.
Sarei contento se ci fosse sempre il sole e con il bel tempo riuscissi ad uscire per andare a giocare. Il problema è dove. Nella mia città Napoli, tali spazi quasi non esistono. A dire il vero manco altrove. Le mie cuginette Isabella e Rebecca hanno le stesse perplessità e vivono a Roma. Non esistono neppure gli spazi normali, quelli per il transito.
Ti faccio un esempio. Essendo un bambino ancora piccolo, mi piace passeggiare sì, ma non troppo.
E quando mi stanco è una meraviglia per me farmi scarrozzare in passeggino. Già.
Marciapiedi inesistenti  e ridicoli in larghezza o ingombri dell’impossibile.  Macchine e moto parcheggiate ovunque; che slalom fa la mamma quando mi porta in giro. E vogliamo parlare degli scarichi delle auto che arrivano giusto all’altezza del mio naso? Io quegli odori  proprio non li sopporto. E me li becco tutti. Da quanto ho capito però, non si tratta solo di cattivo odore è proprio il respirarlo che non mi fa bene. Per non parlare delle barriere architettoniche. A Napoli siamo carenti anche in questo, si sa. Ma la cosa che mi ha sorpreso è stato rendermi conto che lo stesso è anche a Milano. Città europea per eccellenza. Eppure. Nei giorni scorsi sono andato a trovare gli zii (sempre Mari e Francesco) che vivono lì. Non è  stato  affatto facile per papà e mamma utilizzare i mezzi pubblici e la metropolitana. Ci sono quattro linee piene di colori, rossa verde gialla e lilla. Io sono andato in giro soprattutto su quella  rossa e quella verde e devo dire che se non fosse per il fatto  che il mio papà è bello e forte, diventava complicato accedere sia alla superficie che alle metropolitane. Tante scale mobili che non funzionavano. A Sesto Marelli addirittura per tornare a “ veder le stelle” ( vabbè la zia ha fatto le scuole high ed esagera) bisogna farsi una bella rampa di scale a piedi. E per  passare dalla linea rossa alla verde in piazzale Loreto, ci sono altre due belle rampe di scale da fare. Perché l’ascensore ti porta solo verso una direzione ma non copre l’altra. Ecco, questo proprio non mi è piaciuto. E poi dico, ma dove vanno tutti come furie dal mattino alla sera? Sono folli  e non ti guardano mai negli occhi. Ti spingono e ti buttano da un lato e ti passerebbero pure sopra con indifferenza, nel caso diventassi un ostacolo tra loro e la meta da raggiungere. Che poi vivendo così saranno felici mai?  Ad esempio come me quando ascolto musica e la mamma o il papà mi abbracciano fortissimo?
 Scusa se insisto sull’ambiente ma mi piace poco  tutto quello che sta capitando alla mia terra, alla mia regione. Da anni sommersa da “spazzatura” che per quel che ho capito io (ti ricordo che sono solo un bambino) è formata da sostanze che avvelenano tutto. Da quello che mangio a quello che respiro. E mi chiedo: se lo sapevano anche i muri del mio asilo, perché sono stati tutti zitti per tanti anni? E poi dicono a noi piccoli di dire sempre la verità; con questi esempi mah…
Insomma per quel che mi riguarda, mi piacerebbe avere un mondo più a misura di bambino. Ho fatto qualche esempio ma spero di essere stato chiaro. Un mondo che parli una lingua molto più comprensibile per me e che si facesse in quattro, ma sul serio, per preservare l’ambiente e la nostra meravigliosa Terra. Dove le chiacchiere sono ridotte a zero. E conta la sostanza, la concretezza. Che sia di nuovo bello, pulito, luminoso. Senza veleni.
Dove  poter crescere e a nostra volta divenire uomini integri. Dicono si impari ad esserlo da bambini.
E soprattutto bisognerebbe che ci arrivassimo a diventare grandi. Capito?
Secondo te,  chiedo un po’ troppo nella letterina di Natale e dovrei provare con chi fa i miracoli?
Ma lui ci ascolta ancora? Non sarà un po’ stufo di noi?
Buon Natale Babbo, ti voglio tanto bene.
Federico S.

La lettera la trovate anche su: Diario di Adamo

Vi abbraccio e vi auguro delle giornate di festa serene e calorose.
                                  

                                                           BUON NATALE 









14 dicembre 2013

Intanto il tempo passa.








Alda Merini - immagine presa dal web


Ieri sera ho riletto ancora una volta una piccola, meravigliosa poesia.
La lascio a voi, pronta a catturarvi.
A volte torno a risentire il bisogno assoluto di parole intense.


"SCRIVIMI , TE L'HO DETTO TANTE VOLTE, SCRIVIMI UNA LETTERA LUNGHISSIMA CHE PARLI SOLAMENTE DI SILENZIO".

(Alda Merini)




09 dicembre 2013

Un incontro lungo un giorno.





Non userò molte parole. Non sarò prolissa e mielosa. Saranno le foto che lascio a ringraziarvi.
Per il giorno speciale, per il tempo trascorso insieme. Per le parole scritte in tanti anni che si sono trasformate in vita vera.
In amicizia.

Per gli amici che ci sono stati, per quelli che avrebbero voluto essere presenti.

C'è stato chi ha trascorso più ore in treno per raggiungerci che quelle intorno alla tavola.

C'è stato chi è arrivato per sorridere un po' attorniato da amici che gli vogliono molto bene.

C'è stato chi non ha perso l'occasione per parlare di politica, e se non fosse così non l'ameremmo quanto l'amiamo.


C'è stato chi non ha voluto esserci e invece c'era.

Ci sono stati tutti gli anni passati insieme, sulle pagine dei blog della piattaforma di Vanity Fair.

Discorsi, confronti, risate, allegria e a volte anche delle solenni incazzature.

Ci sta tutto. E' vita. E a volte il virtuale non è poi così lontano da noi.
Ed è bello scoprirlo insieme.

Sono le cose che contano.

Come il nostro amico Matteo Gamba di "Diario di Adamo" ha detto sabato, trasformandosi quasi in una versione maschile di "lattealleginocchiamari":

"SONO COSE CHE SCALDANO IL CUORE, DAVVERO"


VI VOGLIO BENE.


Marco (Dorian), Mari e Veru




Un momento del pranzo 






Stefy e Robbi

Un particolare della tavola
Barbara e Ale

Elisa, Mari e Giada


Raffaele e Elisa



Mary, Marco, Alessandro e Nico




Raffaele, Marco, Mari, Robbi e Veru




Raggio di sole Mary


Da sinistra: Elisa, Claudia, Lucy, Stefy, Nico (Arnika) e Ale sedute, Giada, Raffaele, Matteo, Veru, Marco, Mary&Mari
Il gruppo dei blog di Vanity Fair


Tratta dalla bellissima compilation che Marco/Dorian ha preparato in onore di tutti noi.La canzone che meglio  può riuscire a fotografare la giornata.









Le foto sono state tutte scattate dagli amici dei blog di VF. Le pubblico con il loro permesso.





03 dicembre 2013

Rino Gaetano e il suo cielo sempre più blu.


Rino Gaetano - foto presa dal web


Parlare di Rino Gaetano mi riesce particolarmente difficile. Forse perché ho per lui un rispetto tale che faccio fatica anche solo a scrivere quelle quattro papocchie che azzecco di solito, quando parlo dei miei artisti preferiti.
Lui è al di sopra.
Al di sopra insieme ad un altro di cui forse un giorno vi parlerò, se mi farà meno male.

Partiamo allora con l'operazione amarcord.
Chiaro che non mi interessa citare la sua discografia e le tappe salienti della sua storia musicale.
Invece come faccio spesso partirò da quanto ha influenzato la mia adolescenza.
Riavvolgendo il nastro dei ricordi parto dai miei 12 anni.
Seconda media, poco più di una bambina timida, occhialuta, introversa. Tempo di festival di San Remo. Come ho raccontato spesso nelle mie biografie autorizzate e non, ho sempre guardato il Festivàl della Canzone Italiana. Diciamo che è imprescindibile da me, come Raffaella Carrà e Pippo Baudo. Insieme a Lorella Cuccarini e Heather Parisi. 
Tutto il kitsch che amo di più. Che sia chiaro.
Rino arriva sul palco con una tuba nera, giacca, papillon bianco e maglietta a righe bianche e grigie almeno per me che avevo la televisione in bianco e nero. Sui giornali poi, lessi che erano rosse. Suonava uno strumento che mi stupì: l'ukulele.
E il mio mondo si capovolse.



Abituati ai vari e assurdi archetipi della canzone nazional popolare italiana, questo ragazzo procura una botta allo stomaco a tutti gli spettatori e pur dovendo presentarsi con una canzone che a suo dire "non significa nulla" abbraccia e travolge una marea di persone.
Tanto per la cronaca quell'anno vinse Anna Oxa con "Un'emozione da poco".

Avrebbe voluto portare "Nuntereggae più" ma la casa discografica con cui era sotto contratto si oppose.
A risentirla oggi quanto è attuale no?
Eppure lui disse che era solo uno sfottò e niente altro. Non usava le sue canzoni per fare politica.
Lui. L'elenco dei nomi e cognomi famosi e dei tanti che tolse, tra cui quello di Aldo Moro a causa del suo rapimento che avvenne quasi in contemporanea con l'uscita del disco, ormai è storia.



Io ho cominciato da lì. A capire che la musica per me poteva essere ben altro che riascoltare ballate pop con testi che facevano rima con amore e cuore. Ad allargare gli orizzonti e a provare a cercare divertimento e passione, impegno ed amore, in pari misura.
A comprendere che nella mia vita anche una canzone poteva dare un senso a quello che i miei piccoli neuroni stavano cominciando faticosamente ad apprendere. Niente poteva essere stonato o incerto.
Piccoli passi. Impegno. Scoperta. Misura.
Dopo il successo clamoroso a San Remo, scomparve. Trovavo tracce di lui in qualche spettacolo televisivo e bevevo ogni notizia che potevo raggiungere.
Pubblicò altri due album. E ricevette molto meno consenso di quello che avrebbe meritato.
Soprattutto con l'ultimo album. 
Qualche mese dopo la pubblicazione, in una sera di giugno moriva a poco più di trent'anni in un incidente stradale. Ricordo i titoli dei giornali. Ricordo che si parlò di come ancora vivo era stato rifiutato da diversi ospedali di Roma che non avevano posto. Ricordo le polemiche. I se e i ma. Se si fosse riusciti a salvarlo. Se....Se....
Chissà.
Per intanto anche profetico. Molti anni prima aveva scritto una canzone che si intitola "La ballata di Renzo". Raccontava di un ragazzo che moriva per le mancate cure ricevute dopo un incidente stradale. E che viene rifiutato da molti ospedali. Alcuni sono gli stessi che rifiutarono lui. Io non penso avesse doti divinatorie. Lui scherzava su tutto. Era il suo modo di essere. Ironizzò anche sulla sua morte.
Forse per esorcizzarla chissà. Lasciandoci un'altra domanda senza risposta.




Sono sempre stata dannatamente precisa. Quando mi accusano di questo non posso fare a meno di chinare la testa e dire che è vero. Poichè all'epoca non potevo, essendo troppo piccola, scoprire molto di lui soprattutto per mancanza di fondi, aspettai.
Ed è quello che ho fatto poi. Cercando attraverso il tempo di riscoprirlo.
Io sono intimamente retrò. E non posso fare a meno di notare che l'interesse è rimasto vivo.
Che le sue canzoni sono e restano patrimonio di tutti. Forse con il tempo e se fosse vissuto magari sarebbe rimasto ancorato alla sua epoca e noi lo avremmo dimenticato.
E forse no. La potenza delle sue canzoni ha oltrepassato ere e logiche.
Rimane l'unità di misura con cui io affronto giorno dopo giorno ogni nuova canzone, ogni nuovo artista a cui mi avvicino. Come i Beatles.
Altra mia unità di misura.
Lo so, sono anche pretenziosa.

Ma provateci voi a scrivere una canzone così.