AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

02 agosto 2014

2 agosto 1980


Sappiate che per me non è facile raccontarvi questa storia.
Soprattutto perché non è una storia.

Era bella la stazione di notte. C'erano delle luci gialle che la illuminavano.  E le davano come un aura magica e un po' speciale. Sono tutte belle e un po' misteriose le stazioni in notturna. In quelle grandi con traffico internazionale, vedi lombrichi poco illuminati fermi sui binari, che sono tanti. Vedi i loro numeri e la gente che dorme o che ti osserva, esattamente come stai facendo tu, che sbirci al buio della tua "stanzetta" ciò che accade nella "stanzetta" di fronte. 
C'è chi mangia un panino e chi chiacchiera, perché lungo è il tragitto e tanta la strada ferrata ancora da percorrere.

La stazione bianca mi piaceva sempre tanto. Ci passavo in media un paio di volte l'anno. Andata e ritorno da Milano.
Ero sempre contenta all'andata. Assaporavo le vacanze nella mia città preferita. A casa dello zio.
Premio che arrivava alla fine di ogni stagione scolastica.
Lo aspettavo tutto l'anno. Con frenesia. Stretta com'ero tra le mura antiche e pur bellissime della città di provincia che mi aveva dato in natali. Che amavo ma che non comprendevo.
Consapevole che ci fosse altro. Ad di là di quelle montagne. E di quelle "FORCHE" che avevano piegato i romani.

E l'altro per me era Milano.
L'estate calda e afosa della città mi accoglieva, con tutta la sua altezzosità.
Le strade lunghe e larghe, le guglie del suo duomo. gli alberi dei suoi parchi. Ma anche borghi quasi nascosti alla cui fine c'era l'università, che un giorno mi avrebbe accolto e sopportato, tra le aule vecchie e il porticato del suo giardino. Ricca di opportunità che mai sono state negate ad alcuno. Almeno allora.
Quando tornavo ero sempre triste. Mi sembrava che fosse sempre troppo lungo il tempo da trascorrere prima del mio ritorno.
E i giorni precedenti erano volati. Mi aspettava il mare e le vacanze. Un mese intero in cui sarei stata con tanti amici con i quali mi rivedevo ogni anno, sulla spiaggia bianca di quel paesino abruzzese che adoravo.
Eppure, quella notte le luci gialle mi immalinconivano. Niente di particolare. Sembrava che tutto fosse sospeso, come quando aspetti qualcosa che non conosci ancora, ma che sai, arriverà.
E poi io di notte non dormivo mai. 
Una paura atavica, che mi aveva trasmesso il mio papà ferroviere. "Sempre un occhio aperto di notte, bambina mia."

Alle nove del mattino ero a Foggia. Ma non terminava il mio viaggio. Mio zio mi accompagnava fino al treno che mi avrebbe riportato a casa. Un abbraccio e il silenzio carico di parole di affetto tra due che si considerano un'altra figlia e un altro padre.

L'arrivo a casa, intorno alle 12,00 del mattino. Mio padre che mi corre incontro e mi abbraccia. Talmente forte che meraviglia me per prima. Lo prendo in giro dicendo "ehi ma son tornata non sto partendo per L'America". Lui che mi accarezza e piange.
Io che lo abbraccio forte ma che non capisco.
E poi a casa. Le immagini dal televisore. Il fumo, le barelle, i teli bianchi sui corpi. I nomi. Non vedo più le luci gialle e la stazione bianca. Vedo solo il dolore, la rabbia. I visi di chi cerca disperatamente qualcuno o qualcosa di quel qualcuno. Le autoambulanze. Un autobus rosso che accoglie i feriti. 
Le domande. I dubbi.
Oggi, dopo oltre trent'anni, non hanno ancora trovato risposta.

Ciao BOLOGNA.




17 commenti:

  1. Sono cosi bastardo che se un giorno si scoprirà che una strage come quella di Bologna serviva "solo" a distrarre da Ustica, io l'avevo già pensato.

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  2. Mamma mia, Mariella... che paura devono aver avuto tutti per te.
    Non ho parole per commentare chi pianifica certi atti.
    Un abbraccio,

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  3. Penso a chi ha atteso a casa i propri congiunti che non sono arrivati mai.
    In un post mi ricordo che preannunciasti quello che hai finalmente trovato il coraggio di raccontarci oggi.
    un abbraccio. Sara

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  4. Il 2 agosto 1980 è una data di quelle - come ad esempio l'ho settembre 2001 - in cui mi ricordo dove mi trovavo all'apprendere la notizia. Io ero in Sicilia a casa di parenti di mia mamma per l'esattezza

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  5. Penso a tutte le persone che come te si sono salvate per un soffio e a chi invece non è stato così fortunato... è terribile sapere che la vita è così fragile e viene giocata a dadi da chi non è capace di portare avanti le sue idee in modo non violento.
    Grazie per il post, l'ho trovato bellissimo.
    Un abbraccio

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  6. Il tuo post un ricordo perfetto per quel maledetto giorno a Bologna.
    Hanno ingabbiato i due colpevoli ma i mandanti? E il perché?
    Grazie per il meraviglioso video del BOLOGNESE LUCIO DALLA.
    Ma soprattutto meno male che l'hai scampata.
    Un caro saluto,
    aldo.

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  7. Napoli- Bologna è una tratta che, da alcuni anni, ho iniziato a fare con una certa frequenza e ogni volta che passo dal capoluogo emiliano il pensiero va inevitabilmente a quel tragico evento, che ha cancellato la vita di tanti innocenti e ha rubato definitivamente la serenità all'intero paese; da quel momento in poi viaggiare in treno o in aereo è sempre motivo d' ansia per tanti che conservano vivido quel ricordo. Sapere che la propria esistenza è appesa a un filo manovrato da qualche misteriosa anima nera non fa certo piacere.
    Ti auguro buone vacanze, gentile amica. A rileggerci a settembre.

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  8. Grazie di questo ricordo Mari. Difficilmente potrai o vorrai dimenticare questa data, hai davvero avuto fortuna. Difficilmente dimenticheranno il 2 agosto 1980 i tanti familiari e amici delle ottantacinque vittime della strage e delle centinaia di persone ferite.Mai dimenticheranno quelli che, come me, ancora non riescono a comprendere come mai, dopo tanti anni, nessuno abbia ancora scoperto i mandanti. Eppure leggevo oggi, come la memoria collettiva di questo orribile fatto di sangue stia sempre più cadendo nel dimenticatoio. Spesso i passeggeri che transitano in Stazione Centrale a Bologna nemmeno sanno cosa sia successo e perchè l'orologio sia fermo ancora alle 10:25. E' terribile a mio avviso che Stato, scuola ma anche le famiglie stesse, non portino a conoscenza le generazioni venute dopo degli episodi gravissimi accaduti nel nostro paese, stragi efferate che hanno insanguinato le nostre città, provocato morte e dolore. Una vergogna secondo me. Un abbraccio amica.

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  9. Hai scritto un post veramente toccante e lo hai scritto molto bene.
    Purtroppo, se è giusto ricordare i martiri (io li considero tali) di tante inutili stragi, ho l'impressione che la storia, anche recente, non insegni niente.
    Altrimenti non si spiega che ogni anno le stragi da commemorare aumentino, e non di poco. Ciao, Mari! nessie

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  10. Un giorno ancora oscuro tra le pagine della storia d'Italia.
    Anche mia madre mi racconta sempre un aneddoto: ha preso quel treno giusto il giorno prima, il primo agosto.
    Credo che per chi ha vissuto la faccenda da vicino, come te -per l'età, per il viaggio- resta un ricordo davvero indelebile.

    Moz-

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  11. Lo dice franco battaglia all'inizio. Allora tutto sembrava combaciare con le trame nere, i soliti fascisti e tutte quelle balle a gogò.
    Oggi se ci si pensa bene si può capire che apparentemente quell'esplosione e quei morti non avevano nessun senso, politicamente parlando. Un attentato risponde ad una logica diabolica, ma è una logica; se questa logica manca che attentato sarebbe?
    Oggi sappiamo che i servizi segreti nostri e dei nostri alleati lavorarono in combutta tra loro per occultare quello che era avvenuto a Ustica, perché la verità non venisse mai a galla.
    Qui entra la logica in azione: la bomba di Bologna serviva -o meglio avrebbe dovuto servire- a spostare l'attenzione lontano da Ustica. Non per nulla mai niente è trapelato sui mandanti e sugli esecutori della strage di Bologna.
    Ciao sorella maggiore, bel pezzo.

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  12. Oh stella...che pelle d'oca.
    Io ti abbraccio stretta stretta.

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  13. Che sia chiaro ragazzi, io con il mio racconto non volevo suscitare pietà e sollievo per il pericolo scampato.
    No.
    Non lo avrei mai scritto. Non ve lo avrei mai raccontato.
    Io volevo suscitare un po' di rabbia. Per un evento gravissimo che l'Italia sta dimenticando.
    Per un orrore che dovremmo avere marchiato a sangue sulla pelle.
    Per il più grave attacco "terroristico" che l'Italia abbia subito.
    Perché se fossimo stati americani, avremmo costruito mausolei e guerreggiato fino a trascinare nel fango i colpevoli. Tutti. Accertati e presunti.
    Che non sono quei due condannati per la strage, ormai liberi da vent'anni. Quelli che non hanno mai pronunciato una parola. E che hanno scontato due mesi di pena per ogni morto ammazzato dalla bomba.
    85 MORTI.
    E migliaia di familiari distrutti.
    Una stazione con un orologio fermo (come ricorda Morena) e una breccia coperta da un vetro.
    Tutto qui.
    Questa Italia.
    Con il presidente del consiglio che nemmeno si presenta alla commemorazione.
    Stato non pervenuto.
    Vergogna.

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  14. Quello che so sulla strage di Bologna, lo appreso dai libri, dai racconti di chi si trovava in quella stazione il giorno in cui la bomba esplose, attraverso i racconti di mia madre, mia nonna e mio padre che per via del suo lavoro si recò sul posto.
    Sono racconti che tolgono il fiato, come il tuo; e ancora oggi la verità è tenuta nascosta. Che VERGOGNA!
    Un abbraccio grande.

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  15. bel narrare, complimenti. Ti aspetto da me.

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  16. Un soffio è stato e sei qua a narrarci.
    Egoisticamente ne son contenta, mi spiace per le vittime, tutte, non solo Bologna, ma la nostra storia è famigeratamente caratterizzata da eventi simili.
    Anno x anno constato che vanno nel dimenticatoio, purtroppo.
    Renzi non c'era? Sti cazzi, lui & C. non mi rappresentano. Se mancano mi risulta più intima e familiare, se ci sono mi fan girare le balle. Sarebbero comunque fuori luogo, perché son convinta che se gli chiedi cosa succede il 2 agosto, ti rispondono "è la festa dell'Omo".
    Dio..

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Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere.
(Emily Dickinson)