AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

01 novembre 2015

"L'unica cosa che da vera grandezza all'uomo è il fatto che muoia."



                        



                                           5 marzo 1922 - 2 novembre 1975.























36 commenti:

  1. Non ne sono così sicura!
    Sono i fatti che lo rendono grande, nel bene e nel male. Che poi, dopo la sua morte la gente lo ricordi più facilmente, questo sì.
    Comunque la grandezza di un Uomo con la U maiuscola non dipende dalla sua notorietà. Ci sono tanti Uomini di cui non si sa nulla ma che compiono gesti di una incredibilite umanità.
    Ciao Mariella. Buona domenica!

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    1. Pat, credo Pasolini intendesse parlare della tragedia umana di vivere. Lui, uomo fragile e pur immenso, non dava alcun peso alla notorietà da cui rifuggiva. Ma riteneva che solo la morte potesse riscattare l'uomo attraverso la tragedia umana del vivere. Io almeno la penso così. Poi hai completamente ragione quando dici che non è di sicuro la celebrità che rende grandi gli uomini quanto i loro comportamenti. Ti abbraccio e grazie:-)

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  2. Penso che con questa frase Pasolini non intendesse attribuire alla morte una virtù risarcitoria e nemmeno che il post-mortem riconosce all'individuo gli eventuali meriti acquisiti, credo piuttosto che volesse significare un'altra cosa, cioé che il fatto di morire, ovvero la consapevolezza di questa ineluttabile tragedia, è l'unica circostanza che lo rende grande, nel senso di rispettabile.

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  3. Ci devo pensar su...mi piace e non mi piace questa affermazione.
    Concordo comunque con l'interpretazione del Guardiano :))

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    1. Da quando la lessi per la prima volta, mi sono sempre domandata cosa volesse dire. Molte sono state le risposte che mi sono data; una e' simile a quella del Guardiano. Ma non è l'unica.

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  4. Mah :D forse è pure un monito a ricordare che tutti là si finisce ;) E meno male, con orrore penso all'immortalità: sarebbe terrificante!

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    1. Il rapporto contraddittorio e doloroso che Pasolini aveva nei confronti della religione e' presente in quasi tutta la sua opera: sia cinematografica che letteraria. Un uomo deluso infatti, non pensa all'eventualità che ci sia qualcosa oltre la morte. E la morte diventa catarsi, l'unico modo che ha l'uomo per trovare un senso alla sua vita.

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  5. mah! secondo me è stata estrapolata da un discorso a monte, perché così non capisco dove sia la grandezza dell'uomo nella inevitabilità della morte. Preferisco poi, visto il periodo, il concetto di Totò sulla morte che è una livella...
    no, riconosco il senso, pur amando molto Pasolini.
    Forse l'interpretazione del Guardiano la trovo più plausibile.
    ciao!

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    1. È tratta da una sua intervista, dove affrontava il tema del cinema e della sua visione dello stesso come lingua della realtà scritta attraverso la realtà stessa. la vita è sublimazione attraverso la morte come avviene in un film durante il suo montaggio. La morte quindi non azzera ma recupera.

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    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    3. Il pensiero di Pasolini non è mai semplice e schematico, ma piuttosto articolato e complesso, ecco che l'affermazione riportata più su si presta a varie interpretazioni, compresa quella richiamata da Mariella, ovvero che, a dare un senso alla vita -specialmente quella dei derelitti e degli emarginati - c'è solo la morte.
      Infatti, la figura del Cristo di alcuni suoi film è il simbolo di colui il quale deve morire per dare un significato alla vita, propria ed altrui.

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  6. Un grande amore per lui, come ho già blaterato ampiamente in precedenza. Un profeta.

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    1. blatera pure qui; stiamo tutti cercando di capire :-)

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    2. Ritengo che l'interpretazione più banale sia quella più veritiera. Certo che l'uomo è grande in relazione alla sua morte. A che pro vivere, costruire, cercare la sicurezza del permanente se tutto è destinato a finire? si direbbe che ognuno dovrebbe accontentarsi di quello che ha giorno per giorno, è la chiave della felicità, pare, sia questa, ma noi non siamo fatti per vivere giorno per giorno e di certo non ci tappiamo gli occhi per non guardare al futuro e fare progetti. Quindi si, siamo grandi, come il Riccardo II di Shakespeare, perché fino all'ultimo ci inganniamo, o ci sforziamo di non ricordare, che tutto avrà una fine e non sappiamo perché e a cosa andiamo incontro. E non credo la cosa sia scevra di valore o banale.
      Ho blaterato troppo, Mari?

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    3. Forse è la cosa migliore. Ma noi uomini siamo abilissimi nel complicarci la vita e il vivere giorno per giorno non è nella nostra natura. Se ci pensi, la grandezza dell'uomo sta tutta nella sua continua ricerca di qualcosa. Almeno per quel che riguarda i "grandi". Quelli che vedevano oltre la loro fine. Adesso siamo diventati tutti "piccoli" e lo dico con grande rammarico. Manca il respiro. No, sei stupenda come sempre:-)

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  7. Devo dire che concordo con s.

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    1. Quindi la morte non sublima ma azzera.

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  8. Non conosco Pasolini così bene da poter spiegare la citazione che hai messo in titolo. In questi giorni però ho visto alcuni filmati e traspariva assolutamente la fragilità di cui parli qui nei commenti.

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    1. Nei suoi film e nei suoi scritti trapela tutto il suo tormento. Lui era avanti e come dice G. un profeta.

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  9. Non condivido questa frase. Il mondo è pieno di nullità ma ci sono anche individui che hanno dedicato la loro esistenza per migliorare la vita dell'essere umano e altri che ci hanno donato opere stupende nel campo dell'arte, della musica, della letteratura, del sapere in generale…
    Buona giornata un abbraccio
    enrico

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    1. Erano individui risolti che vedevano in se stessi la pedina per migliorare il mondo. Fremevano di conoscenza e questo ci rese ricchi. Oggi siamo alla frutta... Un abbraccio a te Enrico e grazie:-)

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  10. Ovviamente è giusto ricordare un personaggio come Pasolini, ma secondo me la grandezza dell'uomo sta in quello che fa, perchè POTENZIALMENTE siamo capaci di cose bellissime... il "punto" è metterle in pratica, e per questo dico che chi riesce a farle, a dare agli altri qualcosa e senza chiedere nulla in cambio, è veramente grande, per me :)

    Un abbraccio

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    1. Mauri, tu dici potenzialmente. Ma all'uomo devono essere dati anche gli strumenti necessari per poter allargare la conoscenza. Un tempo esisteva il mecenatesimo. Dava la possibilità agli spiriti liberi di scoprire e creare senza preoccuparsi di altro. Oggi succede sempre di meno. Di sicuro non avviene in Italia. Siamo in stato di morte apparente. Abbraccio.

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  11. Ammiro da sempre Pasolini -si sente la mancanza di uno puro come era lui- ho letto tantissimo di lui. "Poesia in forma di rosa" l'avrò letta non meno di cinque volte ed ho visto quasi tutti i suoi films, ma non concordo con questo suo assioma. La morte NON libera dalla tragedia della vita: è la morte la vera tragedia della vita. È un pensiero decadente che contrasta col resto di PPP, ma si sa che gli artisti siano rovi di sentimenti opposti, messi insieme alla rinfusa e che si intrecciano gli uni negli altri tanto che a volte resta veramente difficile penetrarvi.

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    1. A rispondere del selvaggio dolore di essere uomini". Che tu abbia questo idea finale e summatica della morte non mi meraviglia, non saresti tu, conoscendoti. Che cosa penso io della frase pasoliniana ve lo dirò alla fine. Rosa, simbolo della Madre.

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    2. La tua frase d'esordio, che è bellissima "a rispondere del selvaggio dolore di essere uomini" non mi arriva nuova. Ma dammi una manina. Di chi è? Di Pasolini? Tua?

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    3. È parte di una delle poesie della raccolta da te citata di Pasolini. Quella dedicata alle madri...

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  12. Sì. Quando muore abbraccia l'eternità. Ma anche l'ipocrisia di alcuni, che lo consegnano a eterna memoria dopo averlo ignorato da vivo.
    Un sorriso per la giornata.
    ^___^

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    1. Mai abbastanza ricordato. E anche oggi a quarant'anni dalla sua scomparsa siamo qui in pochi...
      Un abbraccio.

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  13. Pasolini è stata una persona estremamente complessa e tormentata.
    Tanto che la sua immagine mi ha sempre comunicato un turbamento, razionalmente inspiegabile, che mi ha portato a rimuoverlo, probabilmente perché sentivo che non lo avrei capito.
    Credo che ignorare in certi casi sia preferibile al fraintendere.
    Ad esempio, la frase che tu citi, io la intendo nel senso che essendo l'uomo una creatura mortale e consapevole di esserlo, tutto quello che sceglie di fare o di non fare è la creazione di un qualcosa di unico e irripetibile.
    Ma può darsi che questo mio sia, per l'appunto, un fraintendere.
    Grazie sempre per questi spunti stimolanti! Ti abbraccio.

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    1. Molto bello il tuo punto di vista, Annamaria. Ma sai che anche io per parecchio tempo ho fatto fatica ad avvicinarmi a lui perché pensavo di non essere in grado di comprenderlo?
      Poi è stato un fiume in piena. Non mi importa di averne una visione complessiva che sia quella giusta. Mi piace vederlo come lo vedo io e mi basta.
      Ti abbraccio anche io, sempre gradevole e interessante il tuo passaggio da me.

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  14. io, Pasolini, lo conosco poco e niente...
    però mi sono ripromessa di conoscerlo, per giustizia verso l'ingiustizia.

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    1. Grande Pataliss, facciamoci giustizia da soli.
      Se posso suggerirti, potresti cominciare con "Ragazzi di vita".
      Un bacio.

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Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere.
(Emily Dickinson)