AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

04 settembre 2017

L'ARTE DELLA GIOIA.




AUTORE: GOLIARDA SAPIENZA
TITOLO: L'ARTE DELLA GIOIA
EDIZIONI: STAMPA ALTERNATIVA
PAGINE: 569
PREZZO: 19,00 



Uno dei momenti che preferisco è quando inizio un libro nuovo.


Specialmente se, ho impiegato un po' di tempo a cominciarlo.

Per convergenze astrali a volte, o impedimenti terreni, capita.

E' successo così con il romanzo più "disturbante" di Goliarda Sapienza.

Scrittrice scomoda e difficile da inquadrare che avevo conosciuto un paio di anni fa, quando lessi "Incontro a Positano".
Breve e intenso. Scrittura fluida e tematica interessante. Ma incapace di travolgermi con le parole e le intenzioni.

Finito,  mi ero domandata perché l'autrice era stata così snobbata e tenuta al bando dall'intera classe editoriale degli anni '80 e '90. Che si era sempre  rifiutata  di pubblicare il suo romanzo più importante, fino a quando nel 1994, due anni prima che morisse d'infarto, l'amico Angelo Pellegrino, che visse con lei per vent'anni,  era riuscito  pubblicare la prima parte.
Dopo la morte dell'autrice finalmente venne alla luce per intero, con tutte quattro le parti, grazie a Stampa Alternativa e a spese del suo caro amico.
Furono distribuite circa un migliaio di copie e la cosa sembrava destinata all'oblio. Pellegrino, nella prefazione della nuova edizione, ricorda che entrava tutti i giorni in una libreria Feltrinelli  dove c'erano due copie del romanzo, dietro altri libri  e su di una scansia nascosta da una colonna.
Ogni giorno si chiedeva chi mai le avrebbe acquistate. Fino a quando, misteriosamente, sparirono. La cosa gli sembrò stupefacente.

Come accade piuttosto spesso, (mi viene in mente Erri De Luca chissà perché...) la "scoperta" di una delle nostre migliori autrici italiane del novecento, la dobbiamo ad una berlinese,  geniale editor di testi sconosciuti,  Waltraud Schwarze. Così il romanzo esce in due parti, in Germania.
La Schwarze poi, telefona a Parigi a  Viviane Hamy, editrice nota per il suo coraggio,che lo fa tradurre e poi lo pubblica. Ottenendo un successo strepitoso.
Da lì in poi è storia fatta di passaparola e di "illuminazioni tardive" anche da parte degli editori italiani.
Da qualche anno Einaudi sta pubblicando gli inediti e ripubblicando tutta la sua bibliografia.

Finalmente a fine estate ho cominciato il romanzo.

Brevemente la sinossi:
si racconta la vita, le opere e gli amori di Modesta Brandiforti.
Nata poverissima il 1 gennaio del 1900, nella profonda provincia siciliana e  diventata poi principessa, per intelligenza e libertà di pensiero e di azioni.
L'intera esistenza della protagonista abbraccerà quasi tutta la storia della nostra penisola di quell'epoca, tra guerre e resistenze, trasformazioni economiche,  politiche e sociali senza mai perdere di vista la cosa più importante, la gioia della libertà.

Modesta (alter ego di Goliarda), racconta  la sua vita quasi sempre in prima persona, con un'energia e una forza ineguagliabile. Donna intelligentissima, controcorrente, assolutamente e indisponentemente all'avanguardia. Capace di creare un mondo o meglio una vera e propria "comune" nella sua villa sul mare, poco lontano da Catania, in cui ognuno si sentirà sempre libero di essere per prima cosa un essere umano senza vincoli sociali, privo di pregiudizi e incapace di giudizi.
Sarà mamma, padrona, assassina, amante passionale, donna senza confini e senza limiti. Sempre felice,portando con sé e donando agli altri quella "gioia" che prepotentemente tiene stretta in tutto il suo viaggio.

Un personaggio talmente fuori dagli schemi che di sicuro non poteva essere accettato dall'oscurantismo imperante dell'epoca in cui l'opera fu scritta. E direi che anche oggi qualcuno potrebbe faticare ad accettarlo.

Modesta come Goliarda.
Goliarda come Modesta.

La scrittrice non si negò niente e visse libera e "scandalosamente", fino al suo ultimo respiro. Fu attrice prima, scrittrice poi. 
Ebbe anche un esperienza in carcere per avere rubato gioielli a casa di un amica.
Disse che lo aveva fatto per rabbia; la sua amica era ricchissima e non esitava ad invitarla a cena nei migliori ristoranti ma le negava il prestito che  le chiedeva per la pubblicazione dei suoi scritti. Nel carcere di Rebibbia, dove fu rinchiusa, conobbe tante persone con le quali non dovette fingere di essere diversa da ciò che era;per questo motivo fu accettata e realizzò che le persone conosciute "dentro"  erano persone uguali a noi, non esisteva il diverso.

La meraviglia di non avere preconcetti e di fluttuare liberi. Di amarsi e accettarsi in piena consapevolezza.
Questo concetto di libertà assoluta è il suo manifesto.

Se solo uomini e donne riuscissero a guardare fino in fondo in quel mare di potenza che è la sua scrittura e trarne vero insegnamento, si potrebbe partire da qui, per un mondo migliore.


incipit

"Ed eccovi me a quattro, cinque anni in uno spazio fangoso che trascino un pezzo di legno immenso. Non ci sono nè alberi nè case intorno, solo il sudore per lo sforzo di trascinare quel corpo duro e il bruciore acuto delle palme ferite dal legno. Affondo nel fango sino alle caviglie ma devo tirare, non so perché, ma lo devo fare. Lasciamo questo mio primo ricordo così com’è: non mi va di fare supposizioni o d’inventare. Voglio dirvi quello che è stato senza alterare niente."







19 commenti:

  1. Trovo anche la storia della sua vita così travagliata molto appassionante. A volte ci sono strane ragioni per cui un autore capace non riesce ad emergere.

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    1. Ciao Daniele,
      potresti leggere ciò che scrisse Angelo Pellegrino dei vent'anni passati con lei.
      Io credo che molti scrittori ancora oggi sono invisi perché non scrivono ciò che piace al pubblico e che fa vendere. A discapito della valenza di ciò che sono capaci di fare.

      Questo, in realtà, avviene più in Italia che all'estero. E grandi autori sono costretti ai margini.
      Ma sono cose note.
      Un abbraccio.

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  2. Mi incuriosisce molto!
    Ciao Mariella,ero venuto a trovarti proprio il giorno in cui hai messo in vacanza il blog.
    Vedo che stai bene ��
    Un abbraccio,Nick

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    1. Ma Nick, che fai?
      Appari dopo anni e poi te ne vai senza raccontare un po'?
      Ci sono novità? Altri bei nipoti? L'amore della tua vita è finalmente arrivato?
      E i tuoi meravigliosi cavalli?
      Dciiiiiiii
      Bacione, sono così contenta di rileggerti!

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    2. Certo che no,rimango!
      È una bellissima sensazione tornare qui,non molto diversa dal tornare a casa.Ho molta nostalgia anche del nostro vanity,che personalmente ormai fatico anche a comprare.
      Ahhh i nipoti aumentano sempre: una è arrivata a gennaio e un altro arriverà a novembre,che gioia :D
      L'anno scorso ho avuto due lutti devastanti,quest anno per compensare solo viaggi e cose belle,per il momento.
      Dell'amore ho la sensazione di avertene già parlato,sono passati 4 anni da quando sto con lui :)
      I cavalli benissimo grazie,i miei bambinoni unici!
      E tu?
      Nick

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    3. Meno male che la mia casa ti suscita tutti questi bei ricordi e la netta sensazione di ritrovarti tra mura familiari.
      Ne sono contenta.
      Anche i miei nipoti sono aumentati: siamo a tre e speriamo si continui.
      Mi spiace sapere che hai sofferto per per la perdita di persone care. Purtroppo anche a me è successa la stessa cosa, l'ultima in ordine di tempo pochissime settimane fa.
      Stai viaggiando quindi? Anche io da questa primavera mi sono mossa spesso, per allontanare un brutto periodo che spero di avere finalmente lasciato alle spalle.
      Stai ancora con in tuo grande amore? Ah, allora è proprio una cosa importante, ne sono felicissima.
      Anche io, sempre con la stessa metà, quest'anno festeggiamo le nozze d'argento.
      Per il resto si va avanti, giorno per giorno, uno sguardo all'orizzonte e il cuore al caldo.
      Al prossimo post, che ci conto.
      SMACK.

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  3. Ciao e grazie per avermi fatto scoprire questa scrittrice!

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    1. Ciao Elisa e benvenuta!
      Grazie a te per avere letto!
      A presto.

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  4. Ciao Mari, mi hai incuriosito parecchio. Vita travagliata, vita scomoda per la morale del tempo... scrittura dall'incipit direi decisa... metto in lista desideri.
    Un abbraccione!

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    1. Ecco la mia Pat che non delude mai!
      Bravissima, aspetto tue considerazioni.
      Abbraccio.

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  5. Ecco: non conosco Goliarda Sapienza ma in questo commento non starò a starnazzare che finalmente ho fatto una bella scoperta. Perché non ho scoperto niente che già non sapessi. Scrive bene, troppo bene? E allora anonimato assicurato. In Italia va tutto a schifio perché l'Editoria dovrebbe salvarsi. Pubblicano merda e la gente legge merda. Poi un marito, un vedovo ci mette la faccia e i quattrini e pubblica postumi alcuni romanzi; vanno a finire nelle mani giuste -un editore tedesco guarda caso- da lì un'altra persona importante e adesso il boom. Ma a Goliarda cosa viene? IL NULLA, il nullissima. Eppure una fortuna lei ce l'ha, che se la faccia fritta dorata è un altro discorso, ma per una recensione così preziosa come la tua io so che darei un piede, una mano, un braccio, insomma proprio niente ma piangerei di gioia.
    Le cosuzze vanno così in questa italietta di merdosi e non sarò io a cambiarla: i mediocri tutti in testa e non voglio nemmeno sapere chi porta la bandiera precedendo una marea di cretini.
    Ma perché in Italia quei pochi volenterosi che seguono "veramente" la letteratura moderna squittiscono come topi all'apparire di un buo testo scritto da una donna, mentre qui in Germania, dei primi dieci posti di bestsellers almeno otto -naturamente i primi otto- sono dominio di scrittrici femminili , e che scrittrici! E le nostre letterate cosa fanno? Si lasciano scoraggiare e continuano a fare bucati?

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    1. Lo sai che la penso esattamente come te.
      Concordo su tutto. La mia recensione è poca cosa. Ha valore fin tanto che, chi mi legge abbia fiducia in me e provi ad avvicinarsi all'autrice.
      Partendo dal suo più bel romanzo e senza farsi scoraggiare dalle oltre 500 pagine, che in questo caso sono poca cosa, visto che si legge tutto di un fiato.
      Voi, nel resto d'Europa leggete molto più di noi. E' un dato di fatto. Leggete senza farvi condizionare dalle pubblicità e dai libri che vengono confezionati come un bel pacchetto regalo. Scartata la carta pregiata, tolto il fiocco, resta poco e nulla.
      E poi, mica li avete tutti questi "autoroni" che scrivono di calcio, di cucina, di arredamento, di bricolage, di niente insomma.
      Ehhhhhhhhhhhh!

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. Quando un artista vive troppo "fuori dagli schemi", è difficile che sia accettato (soprattutto in certi periodi storici). Ma chissà perché dopo la morte, molti "rientrano negli schemi accettabili e apprezzabili"...anzi diventano "dei geni" nella loro arte! ...Ottusità e bigottismo!

    Non la conoscevo, mi hai incuriosito.
    Un abbraccio Mary...bello rileggerti.

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    1. Caro Pino, anche a me fa molto piacere rileggerti tra le mie pagine.
      Non sono più così presente come un tempo, preferisco dedicarmi anche ad altre cose belle, ma qui è sempre il posto più sicuro dove tornare.
      Sì, Goliarda era un personaggio davvero ingombrante e credo parecchio ostico.
      Non credo godesse di molte simpatie nell'ambito letterario. Questo nulla toglie alla sua arte.
      Sappiamo bene poi, di quanta "cecità" è capace il nostro mondo.
      Ti abbraccio forte.
      A presto.

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  8. Vita interessante e tormentata, anche se a mio parere certe cose poteva risparmiarsele (rubare, per esempio, non nobilita nessuno e non viene giustificato nemmeno dalla povertà assoluta).
    Tuttavia non penso che leggerò questo libro, l'incipit mi sembra pesante e forzante.
    Un abbraccio!

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    1. Cara Francesca, penso che nemmeno lei per prima giustificasse il suo atto. Di sicuro sono parole dettate dalla rabbia.
      Era una persona problematica ed essenzialmente provata dagli eventi di vita. Questo non toglie e non giustifica nulla.
      Ma questo, in ogni caso, non è luogo atto a giudicare. Ed io per prima poi, non lo farei mai.
      Mi sembra giusto che se non ti arriva la sua prosa tu debba giustamente volgere il tuo sguardo e il tuo tempo altrove.
      Ti abbraccio forte.

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Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere.
(Emily Dickinson)