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29 ottobre 2020

[MUSICA] A MANO A MANO: RICORDO DI RINO GAETANO



IMMAGINE PRESA DAL WEB



Oggi Rino Gaetano avrebbe compiuto 70 anni. 
Vi ripropongo un mio vecchio post rieditandolo un po', perché penso sia uno dei miei post più belli. Spero apprezzerete. E se alla fine mi lascerete un vostro ricordo personale su di lui, mi farà tanto piacere, ma tanto.

Parlare di Rino Gaetano mi riesce particolarmente difficile. Forse perché ho per lui un rispetto tale che faccio fatica anche solo a scrivere quelle quattro papocchie che azzecco di solito, quando parlo dei miei artisti preferiti.
Lui è al di sopra. Sappiate che non mi interessa citare la discografia e le tappe salienti della sua storia musicale e partirò da quanto ha influenzato la mia adolescenza.
Riavvolgo il nastro dei ricordi fino ai miei 12 anni.
Seconda media, poco più di una bambina timida, occhialuta, introversa. Tempo di festival di Sanremo.
Rino arriva sul palco con una tuba nera, giacca, papillon bianco e maglietta a righe bianche e grigie almeno per me che ai tempi  possedevo  un televisore in bianco e nero. Sui giornali successivamente lessi che erano rosse. Suonava uno strumento che mi stupì: l'ukulele.
E il mio mondo si capovolse.GIANNA.



Abituati ai vari e assurdi archetipi della canzone nazional popolare italiana, questo ragazzo procura una botta allo stomaco a tutti gli spettatori e pur dovendo presentarsi con una canzone che a suo dire "non significa nulla" abbraccia e travolge una marea di persone.Tanto per la cronaca quell'anno vinse Anna Oxa con "Un'emozione da poco".

Avrebbe voluto portare "Nuntereggae più" ma la casa discografica con cui era sotto contratto si oppose.A risentirla oggi quanto è attuale ,no?
Eppure lui disse che era solo uno sfottò e niente altro. Non usava le sue canzoni per fare politica.
Lui. L'elenco dei nomi e cognomi famosi e dei tanti che tolse, tra cui quello di Aldo Moro a causa del suo rapimento che avvenne quasi in contemporanea con l'uscita del disco, ormai è storia.

Io ho cominciato da lì. A capire che la musica per me poteva essere ben altro che riascoltare ballate pop con testi che facevano rima con amore e cuore. Ad allargare gli orizzonti e a provare a cercare divertimento e passione, impegno ed amore, in pari misura.


A comprendere che nella mia vita anche una canzone poteva dare un senso a quello che i miei piccoli neuroni stavano cominciando faticosamente ad apprendere. Niente poteva essere stonato o incerto.
Piccoli passi. Impegno. Scoperta. Misura.Dopo il successo clamoroso a Sanremo, scomparve. Trovavo tracce di lui in qualche spettacolo televisivo e bevevo ogni notizia che potevo raggiungere.Pubblicò altri due album. E ricevette molto meno consenso di quello che avrebbe meritato.
Soprattutto con l'ultimo album: E io ci sto.
Qualche mese dopo la pubblicazione, in una sera di giugno moriva a poco più di trent'anni in un incidente stradale. Ricordo i titoli dei giornali. Ricordo che si parlò di come ancora vivo era stato rifiutato da diversi ospedali di Roma che non avevano posto. Ricordo le polemiche. I se e i ma. Se si fosse riusciti a salvarlo. Se....Se....
Chissà.
Per intanto anche profetico. Molti anni prima aveva scritto una canzone che si intitola "La ballata di Renzo". Raccontava di un ragazzo che moriva per le mancate cure ricevute dopo un incidente stradale. E che viene rifiutato da molti ospedali. Alcuni sono gli stessi che rifiutarono lui. Io non penso avesse doti divinatorie. Lui scherzava su tutto. Era il suo modo di essere. Ironizzò anche sulla sua morte.
Forse per esorcizzarla chissà. Lasciandoci un'altra domanda senza risposta.




Poichè all'epoca non potevo scoprire molto di lui, aspettai.Ed è quello che ho fatto poi. Scoprirlo.Le sue canzoni sono e restano patrimonio di tutti. Forse con il tempo e se fosse vissuto, sarebbe rimasto ancorato alla sua epoca e noi lo avremmo dimenticato.E forse no. La potenza delle sue canzoni ha oltrepassato ere e logiche.

Rimane l'unità di misura con cui io affronto giorno dopo giorno ogni nuova canzone, ogni nuovo artista a cui mi avvicino. Esattamente come mi succede con  i Beatles.


E già, provateci voi a scrivere una canzone così.









05 febbraio 2019

PILLOLE DI SANREMO: 1978 - GIANNA.





Ecco le Pillole di Sanremo nate dalla costola del mio post dedicato alle canzoni preferite del Festival.



Da questa sera inizia il Festival della Canzone Italiana e ogni giorno gli dedicherò un pezzo, che trae spunto  dalle preferenze  che mi avete indicato nei commenti all'articolo di qualche giorno fa. In serata poi, contestualmente all'inizio della kermesse, si partirà con la diretta.
Si potrà fare qui  sul blog  o seguendomi su Twitter dove mi scatenerò come del resto faccio  tutti gli anni. Per seguirmi anche li, ecco il mio account (@acquamari).

Tornando alla canzone richiesta, la prima è GIANNA di Rino Gaetano, scelta da Riccardo Giannini.

Presentata al Festival nel 1978,vinse il premio della critica nell'anno in cui la vittoria fu dei Matia Bazar. Una canzone che travolse il tran-tran  festivaliero assestando un pungo in pieno viso al pubblico, con l'ironia tagliente delle sue parole. Molti negli anni si sono interrogati sul suo significato. Lo stesso Rino non amava molto questa canzone e pare avesse il timore che venisse fraintesa. Che si trattasse di una ragazza dai facili costumi o di un transessuale o ancora, di Gianni Agnelli, nessun è riuscito ad affermarlo con certezza. Chi vivrà vedrà, diceva la canzone. Io l'adorai e basta. E con la canzone scopri l'artista che mi diede la misura del cantautorato in cui, da quel momento in poi, mi volli riconoscere. 

Ringrazio Riky  per la bella condivisione.

La classifica finale:

1) posto MATIA BAZAR -  E DIRSI CIAO...
2) posto ANNA OXA -  UN'EMOZIONE DA POCO
3) posto RINO GAETANO - GIANNA



IL VIDEO:

 



IL TESTO:


Gianna Gianna Gianna sosteneva, tesi e illusioni
Gianna Gianna Gianna prometteva, pareti e fiumi
Gianna, Gianna, Gianna aveva un coccodrillo e un dottore
Gianna non perdeva neanche un minuto per fare l'amore

Ma la notte la festa è finita, evviva la vita!
La gente si sveste, comincia un mondo!
Un mondo diverso, ma fatto di sesso, chi vivrà vedrà!

Gianna, Gianna, Gianna non cercava il suo pigmalione
Gianna difendeva il suo salario dall'inflazione
Gianna, Gianna, Gianna non credeva a canzoni o UFO
Gianna aveva un fiuto eccezionale per il tartufo

Ma la notte la festa è finita, evviva la vita!
La gente si sveste, comincia un mondo!
Un mondo diverso, ma fatto di sesso, chi vivrà vedrà!

Dove vai? Con chi ce l'hai? di chi sei? Ma che vuoi?
Dove vai? Con chi ce l'hai?
Dove sei? dove stai? Fatti sempre i fatti tuoi!
Di chi sei? Ma che vuoi? Il dottore non c'è mai



E ORA VIA ALLA PRIMA PUNTATA DEL FESTIVAL DI SANREMO!

10 giugno 2015

Mio fratello è figlio unico.


Mio fratello è figlio unico
perché non ha mai trovato il coraggio di operarsi al fegato
e non ha mai pagato per fare l'amore
e non ha mai vinto un premio aziendale
e non ha mai viaggiato in 2ª classe sul rapido Taranto Ancona 
 E non ha mai criticato un film senza prima, prima vederlo
Mio fratello è figlio unico
perché
è convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone
perché è convinto che nell'amaro benedettino non sta il segreto della felicità
perché è convinto che anche chi non legge Freud può vivere cent'anni
perché è convinto che esistono ancora gli sfruttati mal pagati e frustrati

mio fratello è figlio unico sfruttato represso calpestato odiato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico deriso frustrato picchiato derubato
e ti amo Mario
mio
fratello è figlio unico dimagrito declassato sottomesso disgregato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico frustrato frustato derubato sottomesso
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico deriso declassato frustrato dimagrito
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico mal pagato derubato deriso disgregato
e ti amo Mario

(Rino Gaetano - 1976)





Lo sgomento di sentire questa canzone sempre attuale.

28 marzo 2014

#Playlistdelcuore






Prendo spunto da un hastag lanciato su Twitter #playlistdelcuore  dal mio amico Matteo Gamba del blog Diario di Adamo e da Gabriella Cantafio, fanciulla fantastica conosciuta sulla piattaforma di VanityFair.it

Partendo da un elenco di dieci canzoni, si può elaborare un classifica di quelle che secondo noi ci rappresentano meglio.
Vita, dolori, passioni e amori.
Un po' tutto, quello che siamo...
E allora ho pensato di girarla anche qui ai miei amici di blog.
E propongo a tutti quelli che mi seguono, di creare una loro playlist personale.
E postarla sui loro blog.
Poi se avete voglia di spiegarla  con poche e brevi parole, ci starebbe benissimo.
Un modo molto bello di permettere alla musica di girare intorno a tutti noi.
Di rimanere nell'aria, come sospesa.
Ecco le mie due liste.
Ho diviso tra italiane e straniere.
Perché in questo modo avevo la scusa per raddoppiare!!!

Playlist italiana

1) Leggero di Luciano Ligabue. Più che la canzone preferita è la canzone simbolo. Quello che amo di lui. Perché "L’amore conta".
2) Il nostro concerto di Umberto Bindi. Ero poco più di una bambina e la canzone struggente mi è rimasta attaccata, come una carta moschicida. Notevole anche la versione di Claudio Baglioni.
3) Bella di Lorenzo Jova Cherubini. Perché c’è stato un tempo che l’avevo odiata. Mi era stata dedicata con tutto l’amore possibile. Ma era un momento di profondo buio per me. Ora rappresenta tutto.
4) Vedrai, Vedrai di Luigi Tenco. Scoperto da ragazzina. Un uomo fragile, come la maggior parte di noi.
5) Luce , tramonti a nord est di Elisa. La canzone con la quale l’ho conosciuta e amata. "Siamo nella stessa lacrima" il mio manifesto.
6) Quello che le donne non dicono di Enrico Ruggeri. Nella versione cantata da Fiorella Mannoia. Noi donne siamo così.
7) I giardini di Marzo di Mogol/Battisti. Mi ricorda un amore sbagliato. Che pure mi ha insegnato a vivere.
8) Il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano. Lui rappresenta la mia adolescenza, la mia sete di conoscenza. Mi ha insegnato a comprendere a fondo il senso delle parole.
9) Cambiare di Alex Baroni. Chissà cosa avrebbe potuto donarci se avesse avuto un po’ di tempo in più.

10) Almeno tu nell’universo di Bruno Lauzi. Mia Martini. Punto.

Playlist straniera

1) Voice e linda di Caetano Veloso. Il grandissimo cantautore brasiliano è arrivato  per caso,una sera mentre mio marito guidava lentamente verso casa ed io ero con lui. Me l’ha cantata sottovoce. Indimenticabile.
2) Every breath you take dei Police. Per me rappresenta il momento in cui il rock si è posato sulla mia pelle. Dall’album "Syncrhonicity" anno 1983. Quell’anno in contemporanea, nella mia vita arrivavano due gruppi rock che non mi avrebbero mai più lasciato. Segnano il passo e lo scorrere del tempo.
3) All i want is you ovvero gli U2. Chi mi conosce forse si chiederà perché non li ho messi per primi. sono appunto l’altro gruppo che fece capolino nella mia vita in quell’anno simbolo. Il singolo indicato appartiene al mio album feticcio dei quattro irlandesi “Rattle and hum”. Loro sono per sempre. E non ha importanza il posto in classifica.
4) Secret Garden di Bruce Springsteen. Un amore se vero e potente non può fare a meno di una passione struggente. E fisica. E’ così. E poi è il Boss.
5) Overjoyed di Steve Wonder. Il più grande cantautore soul vivente. Sto aspettando il nuovo album. Sembra che per quest'anno ce la facciamo.
6) You’ve got a friend di Carole King. Amo le versioni cantate dal vivo da lei e da James Taylor. Giganti.
7) Blowin’in the wind di Bob Dylan. Perchè alle medie l’ho imparata in italiano. Era tra le poesie di testo che la mia insegnate di italiano ci assegnava. Lo definiva il più grande poeta al mondo. E la risposta è nel vento
.
8 ) Violins and Tamburines degli Stereophonics. Perchè loro per me sono molto di più che Have a nice day!
9) Enjoy The Silence dei Depeche Mode. I Depeche Mode. Altro gruppo che mi accompagna da sempre.
10) UBerlin dei Rem. Solo un simbolo perché "Collapse into Now" da cui è tratta è il loro ultimo album. Ma io non ci credo ancora.


Ora aspetto le vostre!

03 dicembre 2013

Rino Gaetano e il suo cielo sempre più blu.


Rino Gaetano - foto presa dal web


Parlare di Rino Gaetano mi riesce particolarmente difficile. Forse perché ho per lui un rispetto tale che faccio fatica anche solo a scrivere quelle quattro papocchie che azzecco di solito, quando parlo dei miei artisti preferiti.
Lui è al di sopra.
Al di sopra insieme ad un altro di cui forse un giorno vi parlerò, se mi farà meno male.

Partiamo allora con l'operazione amarcord.
Chiaro che non mi interessa citare la sua discografia e le tappe salienti della sua storia musicale.
Invece come faccio spesso partirò da quanto ha influenzato la mia adolescenza.
Riavvolgendo il nastro dei ricordi parto dai miei 12 anni.
Seconda media, poco più di una bambina timida, occhialuta, introversa. Tempo di festival di San Remo. Come ho raccontato spesso nelle mie biografie autorizzate e non, ho sempre guardato il Festivàl della Canzone Italiana. Diciamo che è imprescindibile da me, come Raffaella Carrà e Pippo Baudo. Insieme a Lorella Cuccarini e Heather Parisi. 
Tutto il kitsch che amo di più. Che sia chiaro.
Rino arriva sul palco con una tuba nera, giacca, papillon bianco e maglietta a righe bianche e grigie almeno per me che avevo la televisione in bianco e nero. Sui giornali poi, lessi che erano rosse. Suonava uno strumento che mi stupì: l'ukulele.
E il mio mondo si capovolse.



Abituati ai vari e assurdi archetipi della canzone nazional popolare italiana, questo ragazzo procura una botta allo stomaco a tutti gli spettatori e pur dovendo presentarsi con una canzone che a suo dire "non significa nulla" abbraccia e travolge una marea di persone.
Tanto per la cronaca quell'anno vinse Anna Oxa con "Un'emozione da poco".

Avrebbe voluto portare "Nuntereggae più" ma la casa discografica con cui era sotto contratto si oppose.
A risentirla oggi quanto è attuale no?
Eppure lui disse che era solo uno sfottò e niente altro. Non usava le sue canzoni per fare politica.
Lui. L'elenco dei nomi e cognomi famosi e dei tanti che tolse, tra cui quello di Aldo Moro a causa del suo rapimento che avvenne quasi in contemporanea con l'uscita del disco, ormai è storia.



Io ho cominciato da lì. A capire che la musica per me poteva essere ben altro che riascoltare ballate pop con testi che facevano rima con amore e cuore. Ad allargare gli orizzonti e a provare a cercare divertimento e passione, impegno ed amore, in pari misura.
A comprendere che nella mia vita anche una canzone poteva dare un senso a quello che i miei piccoli neuroni stavano cominciando faticosamente ad apprendere. Niente poteva essere stonato o incerto.
Piccoli passi. Impegno. Scoperta. Misura.
Dopo il successo clamoroso a San Remo, scomparve. Trovavo tracce di lui in qualche spettacolo televisivo e bevevo ogni notizia che potevo raggiungere.
Pubblicò altri due album. E ricevette molto meno consenso di quello che avrebbe meritato.
Soprattutto con l'ultimo album. 
Qualche mese dopo la pubblicazione, in una sera di giugno moriva a poco più di trent'anni in un incidente stradale. Ricordo i titoli dei giornali. Ricordo che si parlò di come ancora vivo era stato rifiutato da diversi ospedali di Roma che non avevano posto. Ricordo le polemiche. I se e i ma. Se si fosse riusciti a salvarlo. Se....Se....
Chissà.
Per intanto anche profetico. Molti anni prima aveva scritto una canzone che si intitola "La ballata di Renzo". Raccontava di un ragazzo che moriva per le mancate cure ricevute dopo un incidente stradale. E che viene rifiutato da molti ospedali. Alcuni sono gli stessi che rifiutarono lui. Io non penso avesse doti divinatorie. Lui scherzava su tutto. Era il suo modo di essere. Ironizzò anche sulla sua morte.
Forse per esorcizzarla chissà. Lasciandoci un'altra domanda senza risposta.




Sono sempre stata dannatamente precisa. Quando mi accusano di questo non posso fare a meno di chinare la testa e dire che è vero. Poichè all'epoca non potevo, essendo troppo piccola, scoprire molto di lui soprattutto per mancanza di fondi, aspettai.
Ed è quello che ho fatto poi. Cercando attraverso il tempo di riscoprirlo.
Io sono intimamente retrò. E non posso fare a meno di notare che l'interesse è rimasto vivo.
Che le sue canzoni sono e restano patrimonio di tutti. Forse con il tempo e se fosse vissuto magari sarebbe rimasto ancorato alla sua epoca e noi lo avremmo dimenticato.
E forse no. La potenza delle sue canzoni ha oltrepassato ere e logiche.
Rimane l'unità di misura con cui io affronto giorno dopo giorno ogni nuova canzone, ogni nuovo artista a cui mi avvicino. Come i Beatles.
Altra mia unità di misura.
Lo so, sono anche pretenziosa.

Ma provateci voi a scrivere una canzone così.