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10 maggio 2020

10 MAGGIO: LA FESTA DELLA MAMMA E IL COMPLEANNO DI BONO VOX



foto privata - vietata la riproduzione


Iris Hewson morì il 10 settembre del 1974 in seguito ad una emorragia celebrale. All'epoca Bono Vox aveva 14 anni. Quell'esperienza per lui ebbe un effetto devastante. Cominciò a correre e non si è mai più fermato. L'irrequietezza che ne scaturì è la molla su cui si è basato tutto il suo futuro artistico e personale.
In piena crisi scrisse I WILL FOLLOW brano che apre il primo album degli U2: BOY.
Il senso di terrore e di sbandamento che le appartengono in realtà sono il filo che unisce l'intero lavoro. 
L'amore incondizionato nei confronti della madre e lo smarrimento per la sua perdita ne fanno una canzone dai suoni martellanti e vigorosi. Lui stesso disse che in quel momento voleva creare qualcosa di nuovo e di originale. E pensò di esserci riuscito cercando di suonare meno note possibili. Divenne poi una delle caratteristiche principali della sua musica.
Ma soprattutto è una canzone sentimentale, una dedica lucida e dolorosa alla persona che amava di più al mondo e che aveva perduto, nel momento forse più complicato della vita di un ragazzo.
E oggi, che è il giorno del suo compleanno, mi sembra quella più indicata per festeggiare questo "vecchio ragazzo" che da oltre 40 anni riesce ancora a sorprenderci. Come quando dedica una canzone all'Italia con un filo di voce e stonando di brutto.  
O come quando ci ricorda quale sia l'amore più importante. Quello che non finisce mai, spesso conflittuale, contraddittorio, discusso, contestato, sottovalutato, pragmatico, INSOSTITUIBILE.

Buon compleanno BONO e auguri a tutte le MAMME del mondo.

E alla mia.



I will follow
I was on the outside when you said
You said you needed me
I was looking at myself
I was blind, I could not see
A boy tries hard to be a man
His mother takes him by his hand
If he stops to think he starts to cry
Oh why
If you walk away, walk away
I walk away, walk away, I will follow
If you walk away, walk away
I walk away, walk away, I will follow, I will follow
Ero in uno spazio aperto e tu hai detto
Hai detto che avevi bisogno di me
Guardavo a me stesso,ero cieco
Non sapevo vedere.

Un ragazzo con tanta voglia di essere uomo
Sua madre lo prende per la mano
Se si ferma a pensare scoppia a piangere
Perché?
Se te ne andrai via, via
Io andrò via, via..
Ti seguirò.





Fonti: U2 DENTRO AL CUORE - NIALL STOKES - GIUNTI EDITORE

20 ottobre 2019

I VINILI DELLA DOMENICA : THE JOSHUA TREE - U2



Questo è un post lungo.


Tutto cominciò nel lontano 1976, con Larry (Mullen Jr.)  e il suo annuncio sulla bacheca della scuola a Dublino: cercava dei musicisti per formare un complesso rock. Risposero Adam Clayton, David Howell Evans(The Edge), suo fratello Dick Evans e Paul David Hewson (Bono Vox). Il fratello di The Edge, uscirà dalla formazione un anno dopo. Rimasero in quattro.
Il primo nome del gruppo è Feedback. Un anno dopo lo cambiano e prendono quello di The Hyde. Ma anche questo nome non li soddisfa appieno. Ci sono due versioni per il nome definitivo: la prima ci riconduce al cantante dei Radiators from Space, Steve Averill, il quale suggerisce il nome del celebre aereo spia americano che fu abbattuto mentre era in missione segreta in Unione Sovietica; la seconda al nome dalla linea metropolitana di Berlino: la U2.
Io propendo per la seconda versione, visto l'insana passione per la città che poi li vide rinascere dalle loro ceneri, Berlino appunto.
Dal 1976 ad oggi hanno venduto 170 milioni di dischi, vinto non so quanti Grammy Awards e Golden Globe, varie nomination allo "zio Oscar". Si dice, voci di corridoio eh,  siano tra i  più grandi gruppi rock in attività  al mondo. Ma saranno illazioni...
Non è la prima volta che ve ne parlo, dalle mie etichette sembra che vi abbia già stressato ben 13 volte, questa sarà la 14ma.

Ritornando alla rubrica della domenica, voglio parlarvi del loro quinto album,  un capolavoro, così come viene riconosciuto all'unanimità: THE JOSHUA TREE.  
Il titolo fu definito da Bono "una vera e propria opera d'arte visto che suonava così bene". 
Se lo dice lui...
Le influenze blues, country e gospel lo attraversano tutto.  Verrà registrato nella maggior parte a Memphis, patria di Elvis Presley, dopo una fase iniziale a Dublino, in una casa  in stile georgiano che poi fu acquistata da Adam.


Dalle foto che vedete, si capisce come io abbia consumato il DISCO a forza di ascoltarlo. Con il senno di poi, posso confessarvi che non è il mio preferito. Sicuramente ha fatto conoscere la musica della band irlandese in tutto il mondo piazzandoli saldamente nell'olimpo del ROCK. No, dai scherzo ...


E' un album che raccoglie un quantitativo  notevole di simbolismi a partire dall'albero della copertina, che non è quello  fotografato da milioni di persone nel deserto californiano, all'interno del Joshua National Park,  bensì una Jucca Brevifolia vista nella Death Valley. Ora giace esanime a terra,distrutto  dai vandali, esattamente nel punto in cui si stagliava nello scatto fotografico di Anton Corbin.
Altro simbolismo ricorrente  sarà il ricordo dei conflitti interni dei paesi americani  che avevano visitato in precedenza, traendone ispirazione, come San Salvador e Nicaragua. I soprusi subiti da quelle popolazioni sono ben accentuati in Bullet the Blue Sky e Mothers of Disappeared. Il sociale e l'impegno civile, mischiato al disgusto per la politica americana, è molto presente in questo lavoro, come in tutti i lavori degli U2, Bono ha sempre posto l'accento, grazie alla grande capacità di trasformare il suo pensiero in parole di denuncia forti e importanti, sui deliri del mondo contemporaneo e su tutte le sue contraddizioni. Del resto, lui, è un poeta, che si tratti di ingiustizie sociali o di amore. Diciamo più sincero allora, privo dell'ipocrisia di cui si è ammantato poi, negli ultimi anni da rock star.
Si parla di droga in Running to Stand Hill e della precaria situazione del lavoro in miniera, in Red Hill Mining Town.Ricorderanno un caro amico morto in un incidente in moto a Dublino, Greg Carrol, nella canzone One Tree Hill.
Fino ad arrivare alle sonorità gospel-rock che si sentono in una delle mie preferite: I Still Haven't Found What I'm Looking For. Il titolo se lo inventò di sana pianta The Edge, assieme ad una parte del testo mentre Bono creò la base musicale e completò le parole. Ma la versione migliore del brano si può ascoltare in Rattle and Hum, album successivo molto controverso,  accompagnata da un coro gospel da brividi. Vale la pena anche di vedere il video, in bianco e nero, girato in una chiesa ad Harlem.
Le influenze americane si fanno sentire forte e chiaro in un altro brano: Trip Through Your Wires.
Tutto l'album venne realizzato non senza superare diversi ostacoli, come quando Brian Eno (uno dei due produttori assieme a Daniel Lanois)  minacciò di scartare una delle canzoni più belle, Where The Street Have no Name, perché le molteplici demo rimanevano incompiute a causa delle difficoltà di registrazione. Dallo stesso album fu eliminato un altro pezzo, The Sweetest Thing, che Bono scrisse dedicandolo alla moglie, per ringraziarla di tutta la pazienza avuta nell'aspettarlo durante le sue lunghe assenze. La bellissima canzone fu pubblicata dieci anni dopo, con un video in cui l'amore di Bono per Ali è evidentissimo. Altro esempio è il brano che Bono dichiarò nato per narrare della sua Irlanda e che invece  fu dedicato agli Stati Uniti d'America: In God's Country. Fu ripubblicato in Ruttle and Hum, con un testo modificato.

E arriviamo a  With or Without You. La canzone d'amore perfetta, che al primo ascolto provoca emozioni fortissime. Eppure non è una canzonetta banale di quelle che Bono detesta: ai successivi ascolti ci si accorge che è un brano che provoca ansia pura innalzata all'ennesima potenza, grazie ai due temi principali, la resa e l'abbandono. Alcuni dicono si tratti di qualcosa di più puro, un inno alla religione, vista la fissazione di Bono Vox, lui riteneva fosse quasi più adatta ad una chiesa che ad ascoltarla alla radio, fu una vera è propria sfida farla uscire come singolo. È un brano che arriva fino alla fine del mondo. Ah, no, quella è un'altra delle loro...

Il finale forse, è la parte migliore, i puristi del rock saranno d'accordo con me: con Exit  e Mothers Of The Disappeared (già citata). La prima, in particolare, dal punto di vista musicale era quanto di più lontano da quel che avevano fatto gli U2 fino a quel momento. Un pezzo sporco, arrabbiato, ripetitivo e rumoroso. Bisognava trovare il modo per evocare la malvagità, lo stato mentale di qualcuno spinto da potenti impulsi, sull'orlo della disperazione. Questo riesce loro perfettamente grazie alla possente batteria di Larry e al suono melmoso del basso di Adam. L'obiettivo di Exit era raggiunto. Quasi un esorcismo, un modo per scacciare i loro demoni.


Sicuramente,  l'album segna il punto più alto della loro storia artistica e musicale, quasi eguagliato da ACTUNG BABY. Che mi piaccia più il secondo è un dato certo. Ma è una storia che vi ho già raccontato.





THE JOSHUA TREE:
pubblicato il 9 marzo del 1987 al 27°mo posto nella lista dei 500 migliori album del mondo, pubblicata da Rolling Stone.

SIDE ONE
1) Where The Streets Have No Name
2) I Still Haven't Found What I'M Looking For
3) With Or Without You
4) Bullet The Blue Sky
5) Running To Stand Still

SIDE TWO
1) Red Hill Mining Town
2) In God's Country
3) Trip Through Your Wires
4) One Tree Hill
5) Exit
6) Mothers Of The Disappeared.











Fonti: Wikipedia, The Rolling Stone, Rockrol, U2 dentro al cuore.

21 dicembre 2014

Do They Know It's Christmas Time ...


Se con attenzione  RIFLETTO sulla musica che gira attorno al mio Natale, sono parecchie le canzoni che mi fanno precipitare dentro ai ricordi, più velocemente di una macchina del tempo.
Ricordo mia nonna, che accompagnata dalla chitarra di mio zio, intonava le più belle melodie della tradizione napoletana.
Avveniva durante le feste e noi la seguivamo facendole da coro non bene equilibrato.
Nonna Carmela aveva una voce unica. Bella e squillante. Armonia e intonazione perfetta.
Potevamo chiedere qualunque brano, lei li conosceva e li cantava alla perfezione.
Poi, allo scoccare della mezzanotte, si cominciava la processione per l'arrivo di Gesù Bambino.
Si accendevano ad una ad una tutte le luci di casa e noi bimbi cantavano a squarciagola incuranti delle stonature, seguiti dai grandi.

Nonna arrivava al presepe, opera sua e di mamma Mimma, e posava il Bambino nella mangiatoia.
Per noi tutti, quello era l'istante in cui arrivava il Natale.

Guardavamo quel piccoletto biondo (?) e ci chiedevamo come fosse mai possibile che, ci potesse essere un bimbo talmente povero da dover essere riscaldato dal fiato di due animali da stalla.

In quel luogo lontano e misterioso che si chiamava Africa. Così distante che in famiglia si ricreava il posto per ricordarlo bene.

Anni dopo, mi resi conto come la domanda alla quale mi si rispondeva dicendo "sei una bimba molto fortunata" se la dovevano essere fatta un po' tutti i ragazzini di allora. Il non plus ultra della banalità, suvvia. (A dire il vero, lo sono ancora adesso una donnina banale).
Nonostante me, alcuni di quei bambini poi, si sdoganarono dalla banalità. Diventando artisti di portata internazionale. Facendo musica e pure molto bene.
Nel 1984 una coppia di musicisti, Bob Geldof e Midge Ure, decisero di utilizzare quel veicolo portentoso che si chiama "musica", per arrivare a scuotere un po' di coscienze a favore dei bambini etiopi che perdevano la vita per malattie da noi ormai debellate, a causa di scarsità di cibo e grazie all'inesistente interesse dei media.
Scrissero un singolo e decisero di pubblicarlo. Il ricavato sarebbe andato in beneficenza proprio a favore di quei bambini.
Misero insieme un gran bel gruppo di musicisti famosi e crearono Band Aid.

Quella canzone da allora è il simbolo del mio Natale.

Più di ogni altra.

Era la risposta che aspettavo. Credevo che, la sensibilità di un progetto come quello così importante, avrebbe in futuro permesso a tutti di  dare una spinta definitiva al paese,  che presto si sarebbe potuto alzare da solo e correre, come la famosa gazzella del racconto ma senza essere braccato dal leone. Riuscendo con le sue forze a divenire un  continente libero e risoluto e  a diventare padrone di se stesso navigando finalmente in acque calme e tranquille.
Mi illudevo, una ragazza giovanissima che pensava di  cambiare il mondo assieme alla sua generazione. Oggi quel che resta sono disfattisti disillusi ed egoisti; la prima causa dei disastri che vediamo attorno.
Laggiù, i padroni sono sempre gli stessi. Le armi e le guerre, il potere. Le lotte fratricide, la violenza e la morte. Noi nascondiamo la testa sotto la sabbia e pensiamo al nostro angolo caldo e riparato. Per quanto ancora poi.


Sono passati trent'anni e Bob Geldof è tornato assieme a Midge Ure con una nuova versione della sua bella canzone.
Del vecchio gruppo ho notato la presenza solo del "vecchio leone " da me amatissimo, Bono Vox.
Sempre Africa, stavolta per combattere l'Ebola.
il bambino è sempre più solo lì, in quella mangiatoia.
E al posto della stella, gli avvoltoi volano sempre più in basso.

Forse non è il post di Natale che vi aspettavate.
Dovevo parlarvi del mio bellissimo albero (che non ho fatto) del cibo, dell'amore che è il simbolo di questo periodo.
Dei doni.

Ci saranno i sorrisi certo, gli abbracci e gli auguri.
Tutte le cose che noi aspettiamo. Ci saranno i bambini che alla mezzanotte, ancora una volta, chiederanno agli adulti perché ci sono bimbi così poveri da venire al mondo sulla paglia, dentro una stalla. Quando va bene.
E non solo bambini. Ma vicini di casa, amici, parenti. Dietro l'angolo, oltre la porta. Accanto.

Rispondiamo bene.


BUON NATALE.











     TESTO

It's Christmas time; there's no need to be afraid
At Christmas time, we let in light and we banish shade
And in our world of plenty we can spread a smile of joy
Throw your arms around the world at Christmas time

But say a prayer to pray for the other ones
At Christmas time
It's hard, but when you're having fun
There's a world outside your window
And it's a world of dread and fear
Where the only water flowing is the bitter sting of tears

And the Christmas bells that ring there
Are the clanging chimes of doom
Well tonight thank God it's them instead of you
And there won't be snow in Africa this Christmas time

The greatest gift they'll get this year is life
Oh, where nothing ever grows, no rain or rivers flow
Do they know it's Christmas time at all?

Here's to you, raise a glass for ev'ryone
Here's to them, underneath that burning sun
Do they know it's Christmas time at all?

Feed the world
Feed the world

Feed the world
Let them know it's Christmas time
Feed the world
Let them know it's Christmas time
Songwriters: MIDGE URE / BOB GELDOF




TRADUZIONE

E 'tempo di Natale, non c'è bisogno di avere paura
Durante il periodo natalizio, abbiamo lasciato in luce e noi bandire ombra

E nel nostro mondo di abbondanza, siamo in grado di diffondere un sorriso di gioia!
Getta le tue braccia intorno al mondo al tempo di Natale

Ma dire una preghiera - pregare per gli altri
Nel periodo di Natale

E' difficile, ma quando ci si diverte
C'è un mondo fuori dalla tua finestra

Ed è un mondo di paura temuto
Dove l'unica acqua che scorre è una puntura amara delle lacrime
E le campane di Natale che l'anello ci sono il fragore rintocchi di sventura

Beh stasera Grazie a Dio è loro, invece di voi

E non ci sarà neve in Africa questo tempo di Natale
Il dono più grande che riceveranno quest'anno è la vita
Dove nulla cresce mai
Niente pioggia o fiumi

Sanno che è tempo di Natale a tutti?

Ecco a voi
Alza il tuo bicchiere per tutti
Ecco a loro
Sotto quel sole ardente
Sanno che è tempo di Natale a tutti?

Nutrire il mondo
Fate loro sapere che è tempo di Natale e
Nutrire il mondo
Fate loro sapere che è tempo di Natale e
Nutrire il mondo
Fate loro sapere che è tempo di Natale e
Nutrire il mondo
Fate loro sapere che è tempo di Natale e
Nutrire il mondo
Fate loro sapere che è tempo di Natale e
Nutrire il mondo
Fate loro sapere che è tempo di Natale
Spero che ti piace questa canzone, anche se non è Natale!

13 luglio 2014

Where the streets have no name



Oggi mi va di parlarvi di una delle più belle canzoni scritte da Paul Hewson (Bono Vox) e pubblicata nel 1987 all'interno dell'album degli U2  - THE JOSHUA TREE.

Fu il terzo singolo tratto da quel lavoro, che contribuì enormemente a farli diventare la più grande rock band di tutti i tempi.
(Lasciatemi quel briciolo di fanatismo che mi sembra necessario per celebrare il mio gruppo preferito ahahahah).
Il brano è accompagnato da un video divertente girato sul tetto di un edificio di Los Angeles. Nulla di nuovo a dire il vero visto che era una chiara citazione dell'ultimo concerto  dei Beatles girato live sul tetto della loro casa discografica, la Apple Records, alla fine del percorso comune nel 1969.
L'evento scatenò un delirio nelle strade sottostanti causando non pochi problemi di ordine pubblico.
Fatto oggi? Sarebbe lo stesso!


E' una canzone nata come un inno all'uguaglianza. Perché tutto nasce dalla reazione che le parole di un amico che gli sta descrivendo Belfast, suscita in lui.
Bono riflette su come spesso in città provi un senso di claustrofobia; sente la voglia di fuggire dalla metropoli e andare in luoghi dove i valori della città e quelli della società non ti soffochino.
"Interessante" storia: a seconda della strada in cui una persona vive, puoi sapere non solo a quale religione appartenga, ma anche quanti soldi guadagna; l'importante è su quale lato della strada si abiti, ad esempio più una casa è situata in alto sulla collina (parametro di riferimento per Belfast) più è costosa e più sei ricco. Più in generale, a seconda della posizione, del nome della strada o del suo lato, sai chi hai di fronte.

Meglio di una dichiarazione dei redditi resa pubblica.


E allora ha scritto una canzone pensando  ad una città con strade senza nome.

Che  è un invito.
A cercare qualcosa di nuovo, senza vincoli o schemi. Universale, che vada bene per ognuno di noi.
E alla luce di quanto succede oggi nel mondo poi, non sarebbe male riuscire a creare qualcosa di così rivoluzionario.
Se solo lo si volesse. Ma i nostri schemi mentali non ce lo consentono.
Troppa importanza hanno i nomi, il luoghi e i lati. E non solo.
Molta di più di quello che in realtà siamo noi.



I wanna run
I want to hide
I wanna tear down the walls
That hold me inside
I wanna reach out
And touch the flame
Where the streets have no name
Ha...ha...ha...
I want to feel
Sunlight on my face
I see the dust cloud disappear
Without a trace
I want to take shelter from the poison rain
Where the streets have no name


Where the streets have no name
Where the streets have no name
We're still building
Then burning down love
Burning down love
And when I go there
I go there with you
It's all I can do

The city's aflood
And our love turns to rust
We're beaten and blown by the wind
Trampled in dust
I'll show you a place
High on a desert plain
Where the streets have no name

(... stiamo ancora costruendo e l'amore sta infiammando, e quando io vado lì, ci vado con te, è tutto quello che posso fare. Le città diluviano e vedo il nostro amore trasformarsi in ruggine, siamo sbattuti e spinti dal vento, ridotti in polvere, ti mostrerò una distesa desertica, dove le strade non hanno nome...)






Nota della blogger: anche la figaggine di Bono in questo video mi risulta universalmente riconosciuta...

25 luglio 2013

Una sera con Violetta e Alfredo


Qualche anno fa, Bono Vox, leader degli U2, scrisse una canzone che dedicò al padre, Bob Hewson, appena scomparso.
Contenuta nell'album "How to Dismantle an Atomic Bomb" e intitolata Sometimes you can't make it on your own.



Nel brano, ricorda la figura del padre tenace e fortissimo, il suo amore per lui e di come fossero simili.Chiedeva inoltre al padre di accettare il fatto che a volte non è possibile riuscire a farcela da soli;  e che non è necessario essere forti a tutti i costi. L'artista lo ringrazia per quello che è diventato per la forza e per la debolezza, per avergli donato il sogno della musica da realizzare e anche l'amore per l'Opera Lirica, grande passione del padre.

Io devo il piacere di ascoltare l'opera alla madre di mio marito, che l'amava immensamente. Lei spaziava con facilità dall'ascolto della musica moderna a quella classica.
Diceva che la Musica che ci strema e ci lascia attoniti non ha confini. E amarla è stato di grazia.
Questa sua passione l'aveva trasmessa ai  figli e a qualcuna delle sue nuore che hanno avuto la grande fortuna di poterla conoscere.
Donna di carattere e di vita vera.
Nonostante io abbia studiato musica al Conservatorio, e fatto anche canto,non avevo questo grande trasporto.Studiavo più per dovere che per piacere, ligia ma del tutto indifferente.Dopo qualche anno abbandonai violino e pianoforte, senza alcun rimpianto. Certo l'educazione e il gusto musicale mi sono rimasti dentro. Quello che ho imparato sarebbe impossibile da dimenticare. L'armonia e la melodia, innanzitutto.
E poi le vibrazioni.
Quel tintinnio che ti percuote fino alle membra, quando la musica riesce a farti volare.
Una sera d'estate alla fine di agosto, insieme a lei, scoprii l'arte e il potere della musica lirica.
Andammo a vedere ed ascoltare "Il Barbiere di Siviglia" di Gioachino Rossini. Nel teatro della sua città. Fu uno spettacolo divertente e trascinante. Ne rimasi ammaliata.E incantata.
Già.
Puoi restare del tutto indifferente durante uno spettacolo e persino annoiarti. Capita. Amare la Lirica ha qualcosa di magico. E se ti piace, è per sempre.
Se ogni volta,tratterrai il respiro durante un'aria famosa, mentre il protagonista o la protagonista, davanti a te, ti lasciano spaziare attraverso la loro voce e nel loro mondo, sei fatto.
Fatto d'amore.
Se piangerai ogni volta che Violetta lascerà Alfredo.
Se ti arrabbierai ogni volta che Turandot manderà a morte i principi spasimanti.
Se il coltello di Madama Butterfly colpirà a morte anche te.
Se anche tu avrai gli stessi istinti omicidi di Tosca.
Se pregherai anche tu il Duca di Mantova di stare lontano da Gilda, figlia prediletta di Rigoletto, il buffone.
Se Manrico e Leonora ti faranno soffrire come novelli Romeo e Giuletta.
Se faresti pazzie per riscaldare la manina di Mimì, lì in quella buia e fredda mansarda parigina.

Se ogni stamaledetta volta, ti salirà il magone alla gola e farai fatica a trattenere le lacrime, mentre nulla attorno a te può muoversi perchè anche un alito di vento potrebbe disturbare l'incanto.
Sei senza speranza.
E come una novella Vivien (per il paragone con Pretty Woman parlo per me), lascerai che tutta quella pioggia di note e di bravura, lasci un solco indelebile nella tua anima.


Yes, The Opera is in me.


Grazie, mamma Titti.