| La locandina del film (google images) |
Sabato sera sono andata a vedere Lincoln, l'ultimo film di Steven Spielberg.
Ci sono diversi aggettivi per descrivere il lavoro del pluripremiato regista americano, ne scelgo alcuni:
Umano
Celebrativo
Politico
Drammatico
Evocativo
Storico
Toccante
Americano
MOSTRUOSO
Umano perchè l'uomo presidente è costretto a soffocare dolori personali per il bene della nazione a cui si è votato;
Celebrativo: perchè nell'anno della conferma di Obama non ci poteva essere un ritorno migliore di immagine che questo;
Politico: perchè le luci e le ombre della politica di allora non sono un granchè diverse da quelle di oggi e ci dovrebbe far riflettere sulla valenza politico/sociale;
Drammatico: perchè il dolore di una guerra devastante come quella civile è imparagonabile a tutte le altre, fratelli contro fratelli che non ci debba mai capitare;
Storico: una lezione di storia ed educazione civica esemplare;
Toccante: come l'amore tra i due coniugi nonostante i drammi personali e il disastro che li circonda;
Americano: perchè solo gli americani sono in grado di costruire miti così grandi;
Mostruoso: come il suo protagonista Daniel Day-Levis per cui ogni aggettivo mi sembra riduttivo, e come gli attori comprimari, che fanno di questo film un capolavoro di intensità e coralità.
Oltre il protagonista, una Sally Field (Mary Lincoln) che non fa minimamente accorgere o quasi della pazzia latente nella moglie del presidente americano; c'era ma lei è così brava che noi non possiamo fare a meno di stare con lei.
Tommy Lee Jones (Thaddeus Stevens), il duro dal cuore d'oro in questa versione di radicale sostenitore dei diritti dei neri, contro tutto e tutti, rende il suo brusco e antipatico personaggio così intenso da farci godere alla follia della sua bravura.
James Spader (William N.Bilbo), ho per qualche minuto fatto fatica a vederlo nei grossi e grassi panni del collaboratore "sporco" di Lincoln, complimenti per la trasformazione e per la bravura, un personaggio davvero difficile da interpretare. Lui che si fa carico della campagna di "acquisizione" voti mediante mazzette, così familiare purtroppo ai nostri usi e consumi.
Joseph Gordon-Levitt (Robert Lincoln), in guerra metaforica con suo padre come ogni figlio che si rispetti, volendo ad ogni costo ottenere un suo diritto, lottare e nel caso morire per la sua terra. Il giovane attore è bravo ma risulta coperto dell'immensità del protagonista.
Nota di merito enorme al doppiatore di Day-Levis, ovvero Pierfrancesco Favino.
Uno dei nostri più grandi interpreti, che ha reso molto bene la bravura dell'attore americano,il quale aveva studiato per mesi la voce e il tono giusto del presidente e devo dire che nel doppiaggio, il nostro non è stato da meno.
| Lincoln versione Day-Levis (google images) |
Lamento solo un po' di lentezza in alcune parti del film. Ma ci sta in due ore e mezza di capolavoro.
Resto dell'idea che un capo di stato (o presidente del consiglio che dir si voglia) con due coglioni così come i suoi, ce lo scordiamo.
"E' L'America bellezza", intanto speriamo di non dovere ancora pettinare bambole...