La sera della Vigilia e quella di Natale da noi è consuetudine giocare a tombola. Tradizione famigliare, di cui ho smarrito la conta. Mi rivedo bimbetta accanto ad un cartellone enorme con su tutti i numeri della smorfia napoletana.
Questa estate, mentre tornavo a casa dalle vacanze, mi sono persa nei ricordi che ogni viaggio suscita in me. Mentre la strada scorreva veloce (a volte più a volte meno) mi sono venuti in mente alcuni dei momenti più piacevoli e belli che costituiscono il mio bagaglio.
Il momento di pace e quiete che preferisco è quando al mattino apro le finestre della mia camera e l'odore dell'alba riempie la mente e il cuore. Con la mia tazza di tè in mano parto alla conquista mai facile della giornata.
Però ce ne sono altri, di profumi, capaci di colpirmi al centro.
Quello in grado di abbracciarmi mentre attraverso il parco sotto casa, mi arriva alle narici carico di natura ed io non posso fare a meno di chiudere gli occhi e respirare intensamente.
L'odore dei miei libri, mi accoglie nel suo silenzio perfetto colmo di parole.
L'aspro degli agrumi, che sanno di casa, di affetti, di festa, dona calore alle mie ossa stanche di cercare rifugio lì dove non è mai il luogo giusto, perché solo un posto è quello perfetto per me.
Il sugo di mia mamma, preparato con l'amore che si tramanda da generazioni, niente è più buono. Quel profumo lo riconosco tra gli altri, ottimi, che i miei passi hanno conosciuto.
Le giornate che restano, hanno i colori delle stagioni. Precise come una fotografia. Ognuna occupa un attimo intenso del tempo che scorre. Ognuna mi accoglie al lato giusto del letto.
E lì, resta l'aroma che amo più di tutti: arriva dal cuore pulsante che batte all'unisono con il mio.
Ho preso in prestito una delle frasi più belle del libro di Lorenzo Marone che ho appena finito di leggere, per raccontarvi a modo mio quali sono gli odori che impreziosiscono le mie giornate.
Io sono la bambina Yesterday, o per meglio dire, la bambina Yetterdei. Non ricordo esattamente quando tutto cominciò. Forse è stata mia madre per prima a darmi il buffo soprannome, chissà. Ero poco più di un pulcino, vagavo per casa con uno scialle di lana azzurro fatto ai ferri sulle spalle, il cappello da ufficiale di mio zio Tonino sulla testa;un mangiadischi rosso e nero attaccato alla mano quasi fosse un prolungamento naturale. Inserendo nel magico strumento un disco cominciavo a cantare a modo mio estraniandomi dal resto del mondo. Avevo un’intera collezione di 45 giri a casa,tutti di proprietà di mia madre e dei suoi fratelli. I miei preferiti erano quelli diGianni Morandi e Massimo Ranieri. Oltre ai BEATLES, naturalmente. La musica fu la mia prima conquista e negli anni è rimasta l’amica più fedele, quella che non mi hamai abbandonato. Oltre ogni buio e ogni tempesta di vita.
Yesterday era un singolo del 1965 pubblicato dai FAB FOUR nell’album Help. Io lo ascoltai per la prima volta qualche anno dopo e da quel momento in poi, ha fatto parte di me; io e la canzone legate a filo doppio. È la storia di un amore che non si comprende fino in fondo. Speciale, simbiotico, eppure a tratti distonico. Ne ho parlato diverse volte sulla mia pagina virtuale perché si tratta di amore viscerale.
Ma quella bimba in fermo immagine che cantava in maniera tempestosa una canzone di cui non capiva appieno il senso, era una birba vera. Non fatevi distrarre dal suo ritratto tenero. Se qualcuno osava toglierle il mangiadischi poteva disperarsi senza tregua per ore intere. Un immagine così impressa nella mia memoria che ancora oggi sorrido nel ricordarla.
Vi ho già parlato tante volte della mia passione per i Beatles e oggi ci torno partendo da quella che, probabilmente, è la loro canzone più famosa. Una canzone che amo così tanto da ritenerla mia,assolutamente,sorprendentemente,indissolubilmente. Si conoscono di lei circa 2000 versioni realizzate ed io, oggi, ve ne propongo alcune partendo dalla prima ufficiale, fino alle più recenti. Tutte molto belle, di alcune vi sorprenderanno gli artisti che le hanno interpretate. Del resto lei è la regina, la vera ispiratrice, la musa immortale.
Lunga vita a YESTERDAY.
I Beatles alla prima presentazione pubblica nel 1965
Sappiamo tutti come i ragazzi in età scolastica quest'anno abbiano dovuto rinunciare ai saluti e alla goliardia dell'ultimo giorno di scuola a causa della pandemia. Dopo avere trascorso oltre tre mesi a casa e con tutte le conseguenze del caso, hanno dovuto rinunciare anche alle risate, agli scherzi, agli abbracci, che sono la sostanza della chiusura annuale.
Ed io mi sono ricordata di quanto sono stati belli i miei ultimi giorni di scuola. Alcuni episodi mi sono rimasti così impressi che mi è venuta voglia di raccontarveli. Ad esempio quella volta che, alle elementari, quando si indossavano ancora i grembiuli blu con il fiocco e lo stemma col tricolore sul braccio, uno dei miei ultimi giorni di scuola "filai" dritto dietro la lavagna in punizione: ero rimasta tutto il tempo mano nella mano con il mio fidanzatino (si chiamava Giulio) fino a quando il maestro non ci aveva scoperti e puniti. Ma pur dalle retrovie ci furono risate😆e prese in giro nei confronti del maestro!
Anche alle medie portavamo i grembiuli, bianchi all'inizio e poi neri fino a fine triennio.
Una galera i grembiuli, anche perché cominciava la fase dell'adolescenza e, soprattutto per noi ragazze, il dover indossare qualcosa che copriva l'abbigliamento alla moda (secondo noi, certo) era insopportabile. Dell'ultimo giorno ricordo gli abbracci e le lacrime tra compagne. Eravamo un bel gruppo unito, molte di noi venivano a scuola dai paesi vicini e sapevamo che, se non si fossero iscritte ad una scuola superiore di città, rivederci sarebbe stato complesso.
Alle superiori arrivò il libera tutti. In realtà furono gli anni più difficili e pesanti della mia storia scolastica, del resto il Liceo Classico non è mai stato una passeggiata.Non fui fortunata come alle medie e non mi piacevano la maggior parte dei miei compagni. Era una scuola vip,figli di avvocati e professionisti che tra loro si conoscevano già e avevano costituito un "circolo" a numero chiuso. Direi che stiamo parlando di classismo. Poche idee e ben confuse ma con un'arroganza e ignoranza che lasciava basiti. Io mi legai però ad un piccolo gruppo con il quale ho condiviso tanto della mia vita e con alcuni i contatti non si sono mai persi. Dell'ultimo giorno di scuola ho ancora ben presente l'ansia, perché gli esami erano alle porte e ci preoccupavano parecchio. Ma la bellissima festa che diedi per i miei 18 anni concluse in bellezza il ciclo scolastico e proiettò tutti noi verso il futuro.
E voi, ricordate i vostri ultimi giorni di scuola? Qualche episodio in particolare che vi è rimasto impresso e che avete voglia di raccontarmi?
Lo so, mi si nota poco, ma ci sono pure io in questo grande AFFRESCO di famiglia.
La famiglia di mio papà quasi al completo. I miei nonni, Antonio e Maria. I miei zii Agostino e Gerardo. Mamma Mimma e zia Jole. I miei cugini, Tonino e Roberto.
Tutti nella sala da pranzo di casa mia.
Una foto che parla di anni '70, di compleanni festeggiati in famiglia. Di brindisi col vino rosso e torte fatte in casa. Lo stare insieme senza sprechi prestando attenzione all'unica cosa davvero importante: gli affetti veri.
Quel calore che sentivamo vibrare, fortemente. Quell'unità, quell'appartenere ad un mondo che stava per sparire. Istantanea di affetti.
C'è anche l'altra zia, Titina, dietro la macchina fotografica a cogliere l'attimo.
Vi posso dire che mio papà, ancora oggi, è difficile resti fermo o in posa impeccabile quando si scatta una foto. A dirla tutta vorrebbe dirigere tutti.. E mia mamma, sorride sempre... Mi manca tanto il resto di quella famiglia che ormai non c'è più. Ma spesso ve l'ho raccontata qui. La nonna bionda e bella come una principessa delle fiabe, il nonno nobile decaduto (vero eh) , gli zii ferrovieri di lungo corso.
Come spesso accade, le foto del passato scatenano ricordi incredibili. Torna prepotentemente, tutto l'affetto. Quello che pensavi si fosse assopito col tempo.
Invece è rimasto dentro, pronto a ridarti il calore di quei momenti. Gli abbracci. Il sapore delle torte fatte da mia mamma. Il profumo di casa, Gli scherzi e le burle tra cugini. I rimproveri del nonno, molto severo, uomo di altri tempi. Le carezze di nonna, preziose perché rare.
E poi c'è la scimmietta, quasi nascosta, aggrappata alle spalle del papà. La bimba gambelunghe, fin da allora.
Le foto sono un giro di giostra col tempo maestro di cerimonie, durante la lunga corsa della vita.
Con questo post, accolgo l'invito di mia sorella PIA a raccontare qualcosa di noi attraverso le foto, prendendo spunto dal suo bellissimo post (QUI) dedicato ai ricordi e alle emozioni che ci sanno regalare.
Ed io sono lontana, purtroppo. Non c'è nulla da fare. Maledetta distanza.
Nella mia vita ho fatto il pieno di festeggiamenti a cui sono mancata.
Ho fatto il pieno di telefonate, di foto e video.
Ho fatto il pieno di magone a chiudere lo stomaco.
Ho fatto il pieno di sì, la vita lontano me la sono scelta, l'ho voluta.
Ho fatto il pieno tra silenzi e lacrime trattenute.
Perché sono una tosta. Me la sono cercata.
Altrimenti me ne sarei potuta stare a casa.
Summa delle frasi di "circostanza" che mi sono sentita rivolgere in variegate e avariate occasioni.
Per cui zitta.
Ma oggi mamma, mentre guardo la foto che ho pubblicato, una delle poche che ho portato con me, a farmi compagnia in questa vita di extracomunitaria nella mia bella Milano, penso che in quel tuo sorriso ci sia tutto.
C'è la forza che mi hai regalato per crescere libera, lontana da ogni compromesso.
C'è la determinazione e l'impegno che ci ho messo per raggiungere e conquistare i miei sogni.
C'è la dolcezza di provare a riparare tutto quello che si è rotto.
C'è la strada che percorrerò ancora.
C'è il desiderio di indipendenza che mi hai trasmesso.
C'è la bellezza di te che riconosco in me.
C'è la summa di quanto mi hai insegnato da quando sono nata.
C'è quello che di te ho impresso nel cuore e nella mente.
C'è l'amore.
Allora posso sorridere.
E soffio assieme a te sulle candeline della torta anche se un po' distante.
Che l'amore è tutto, è tutto ciò che sappiamo dell'amore.
E tu lo sapevi già prima che lo scoprissi io, leggendo le parole della Dickinson.
Perché non mi hai mai rimproverato quando nascondevo la pila elettrica tra le lenzuola per continuare a leggere a luci spente.
Perché hai capito e riconosciuto da subito, questa figlia ribelle.
E l'hai lasciata andare dove voleva, trattenendo le lacrime.
Voi lo sapete quanto io ami i TAG.Così come amo premi e menzioni.Ma devo dire che forse il più bello nel quale sono stata coinvolta, è l'ultimo nato di casa MOZ O' CLOCK.
Il ragazzo terribile del web, Miki Moz, se ne è inventata un'altra.Una fucina incredibile di idee, la sua.Ma stavolta ha davvero superato se stesso.Almeno per quel che mi riguarda, visto che io ADORO IL NATALE.
Lo amo proprio tanto e questo TAG non avrebbe mai potuto lasciarmi indifferente.
Dirò di più: meno male che mi ha nominato grazie al suo sistema random :-) perchè ci sarei rimasta male a rimanere in un angolo sperando che qualcun altro mi coinvolgesse!
Ma in che cosa consiste il TAG?
1) Elencare tutto ciò che è stato un simbolo dei nostri Natali del passato, in base a i vari macroargomenti forniti; 2) Avvisare Moz dell'eventuale post realizzato, contattandolo in privato o lasciando un commento a https://mikimoz.blogspot.com/2018/11/natali-da-bambini.html 3) elencare cinque blogger nominandoli;
Allora partiamo.
GIOCHI
Assolutamente TOMBOLA. Essendo campana di origine, per me il Natale senza il gioco di famiglia per eccellenza, non avrebbe senso. I ricordi più belli sono quelli legati ai Natali di quando ero piccola ed erano vivi i nonni. Era una grande festa, casa nostra diventava il centro del mondo. E dopo il pranzo fino a sera inoltrata si giocava tutti insieme, grandi e piccoli. Avevamo la tombola con il canestro di midollino e le caselle che si chiudevano solo con l'aiuto di bucce di mandarino che noi bambini avevamo diviso in minuscoli pezzettini. Era una gran caciara tra genitori, zii e nipoti e si chiacchierava ininterrottamente per ore. Poiché le caselle erano sempre doppie o triple tutto quello che si vinceva si divideva, senza troppe storie. La chicca era lo zio Luciano che conosceva di ogni numero la versione in dialetto napoletano e la ripeteva a voce alta tra le risate di tutti.
FUMETTI
Credo che la mia passione per i fumetti sia nata proprio durante uno dei miei natali del passato. Il numero di Topolino dedicato al Racconto di Natale di Charles Dickens. Quando ti innamori è per sempre.
FILM
Io ho iniziato a leggere a cinque anni partendo dal capolavoro di Louise May Alcott, per cui il Natale è imprescindibile da Piccole Donne. Qualunque versione, da quella del '33 in bianco e nero con Katerine Hepburn o del '49 con Judy Garland, fino a quella del 1994 con Winona Ryder. Senza dimenticare la più recente, passata sulla Pay Tv quest'anno, che forse è la più fedele all'originale. Insomma, volevo diventare Jo March e sono ancora qui.
Dopo, gli altri due film del cuore sono Il Mago di Oz e Mary Poppins. Riesco pure a canticchiare la maggior parte della colonna sonora con quel filo di voce che ho.
TELEVISIONE
Tutto quel che passa alla tele durante il periodo delle feste. Negli ultimi anni a casa dei nonni è terra di possesso dei miei nipoti. Ma io sono felice di guardare la qualunque abbracciata ai miei tesori, che profumano del dolce e miele degli struffoli di famiglia.
CANZONE
Beh, per una beatlesiana come me, la risposta dovrebbe essere inequivocabile.
E invece no, la mia canzone di Natale, che da tempo immemore mettiamo in macchina ogni volta che torniamo a casa per le vacanze, è di Chris REA. DRIVING HOME FOR CHRISTMAS.
Evocativa come nessun'altra.
CIBO
E qui si apre il capitolo mangereccio per la gioia di Moz.
Io arrivo a casa qualche giorno prima di Natale. E mi occupo di quello. La cucina delle feste. Per cui si parte dagli struffoli che si preparano un po' di giorni prima, al cardone o minestra di cardi che a Benevento sono un'istituzione. Nessuna e dico nessuna famiglia, aprirebbe le danze del giorno di Natale senza. Poi ci sono le zeppoline, panzerotti fatti di pasta fritta, ripiena di tutto un po'. E l'insalata di rinforzo, i broccoli di Natale, l'agnello al forno e per far contento papà Martino, l'anguilla o il capitone e il baccalà fritto. Li mangiano solo lui e i suoi generi, ma credetemi non sarebbe possibile immaginare il Natale a casa mia con un menù diverso.Senza dimenticare che, la sera della vigilia, si comincia con gli spaghetti alle vongole.
LUOGHI
BENEVENTO, LA MIA CITTA'. Sicuramente.
Ma da parecchi anni anche BARLETTA la città di mio marito. Che amo, come tutta la Puglia.
LIBRI
Uno dei ricordi più belli appartiene ad un Natale meraviglioso: quello dei miei cinque anni. Mi regalarono i miei primi libri: PICCOLE DONNE e IL CIRCOLO PICKWICK.
Io penso che da quel momento, la lettura sia entrata a far parte di me e non sia mai più andata via. Tutto è riconducibile a quella prima frase letta a fatica ma poi rimasta impressa per sempre nella mia mente e nel mio cuore:
-NATALE NON SARÀ NATALE SENZA REGALI-
Anche se, nella versione per bambini la frase era "Un Natale senza regali non è Natale." il mio senso del Natale non appartiene a quello che diceva Jo, mentre brontolava stesa sul tappeto davanti al fuoco, ma a ciò che ho incontrato per la prima volta seduta sulla poltrona di nonna Carmela, LE PAROLE. Quelle che risplendono, come diceva l'altra americana del mio cuore, Emily Dickinson. Una folgorazione destinata a durare tutta la vita.
VIDEOGAMES
Moz, ti voglio bene, ma questo argomento, pur con tutta la mia buona volontà, resta fuori dai miei Natali del passato.
LIFE
Credo che, argomento dopo argomento, io abbia già elencato le situazioni di vita che appartengono ai miei Natali passati. A dirla tutta sono anche quelli di adesso. Famiglia, genitori, fratelli e nipoti. Si continua, i bambini sulla poltrona di nonna Mimma hanno gli stessi sorrisi, scartano i regali con la stessa gioia, cantano le stesse meravigliose canzoni di Natale. Ridono e ci ricoprono di baci. Ci rendono felici. Sono il vero e meraviglioso suono di ogni Natale. Quello che accendono nei nostri cuori e ci scalderà per tutto l'anno che arriverà. Ed è ciò che conta, non credete?
FOTO DI UN NATALE PASSATO
E qui siamo alla nota dolente: a Milano non ho foto che possano farvi vedere la piccola Mari dei Natali passati. Però c'è qualcos'altro e spero vi piaccia ugualmente. Ci sono cose nella vita che non hanno prezzo. E credo che, se questa lettera è presente ancora oggi nella scatola dei ricordi di mio padre, sia per donare il vero senso ai Natali passati di tutti e a quelli futuri.
Io nomino tutti i miei amici blogger. Che ognuno di voi leggendomi, possa trovare l'ispirazione giusta per fare in modo che questo TAG (scusate se sono ripetitiva ma mi è parso meraviglioso) riscaldi il cuore e faccia brillare gli occhi.
Ha affrontato il primo anno di liceo e lo ha superato a pieni voti.
L'infanzia alle spalle, la giovinezza davanti.
Lì al mare, in quel lembo di terra molisano, passa le giornate dividendosi tra spiaggia e corse in bicicletta.
La sua bicicletta blu, tanto desiderata. L'unico grande amore della sua vita. Ai tempi.
Non ha le idee chiarissime sul futuro e a dire il vero non è che la cosa la preoccupi più di tanto.
Lei aspetta e coglie tutte le sfumature che gli ultimi giorni dell'infanzia riescono ancora a regalarle.
Non si rende nemmeno conto che è già una donna.
Non sa che quella sarà l'ultima estate in cui il passato e il futuro si troveranno faccia a faccia.
Abbracciandosi.
E lei potrà, come un'equilibrista, passeggiare sul filo di ricordi felici.
La guardo e sorrido.
È esattamente la "piccola donna" che voleva diventare.
Scrive poesie, armata del furore tipico di quell'età. Ha un quaderno giallo in cui annota tutte le nubi che le attraversano il cielo.
Sorride all'indefinito che le passa accanto. Quella chioma ribelle dice tutto del suo carattere, dei suoi cocciuti no, delle sue aspirazioni. Nessun dubbio.
Mi fa una grande tenerezza.
Col tempo scoprirà che nulla è certo, che i cambiamenti sono dietro l'angolo, che i dolori improvvisi arrivano in sere da luna piena portandosi via le innocenti certezze.
Che il salto fatto in poco meno di un minuto, cancellerà il sorriso per molto tempo.
Le regalerà notti insonni, da nascondere a chi è più piccolo di lei e deve essere rassicurato.
Sarà ciò che era destinata a diventare.
E anche quando riporrà la bicicletta in un angolo, manterrà il ricordo di tutto quel candore dentro di sé.
Col tempo sarà la sua più grande arma. Il suo sostegno e il suo rifugio.
In questi giorni che sono a spasso per Milano, colgo le luci dei locali, gli alberi, i fiocchi rossi, le intermittenze.
Tra poco verrà riposto tutto, mentre un nuovo anno comincia.
Il pensiero va a quello appena trascorso.
Periodo complesso per me, tra salute, famiglia e lavoro.
I dettagli? No, quelli riguardano solo me.
I bilanci? Non sono il tipo da aritmetica delle emozioni. Da giudizi sugli altri e sulle situazioni.
Io le emozioni lascio che mi scorrano addosso, invadendomi, sommergendomi fino al soffocamento, per poi liberarmi, perché pur dolorose mi hanno sempre migliorato.
Quando ero bambina adoravo aiutare mia mamma quando disfaceva i vecchi lavori a maglia per recuperare la lana e preparare nuovi indumenti, bellissimi e caldi come l'amore che ci metteva nel realizzarli.
Ecco, ho disfatto parecchio lo scorso anno e ora, ho un bel gomitolo di lana colorata e soffice con il quale preparare un golf nuovo.
Sarà fucsia e con le trecce, sarà nuovo e antico, esattamente come me.
Lo indosserò e andrò avanti, portando addosso il meglio che posso.
Ci ho impiegato del tempo per rimettermi seduta davanti al mio pc.
Sono stata benissimo durante queste vacanze natalizie. Ho ripreso da una settimana il lavoro ma non mi decidevo a tornare qui... quasi volessi continuare la vacanza ancora per un po'.
Allora mi sono preoccupata...
Mi domandavo se era normale che non avessi voglia di riprendere con quello che ho sempre pensato fosse la mia valvola di sfogo, la mia distrazione, il mio divertimento maggiore.
Il punto di rottura tra quello che sono nel quotidiano e la parte più profonda di me.
Che non sempre ciò che lasciamo vedere al mondo è ciò che siamo per davvero.
Sono partita a razzo.
E poi precipitata a mille tra interrogativi e domande. Quello che lasciamo vedere alle persone che ci circondano è quello che vogliamo che vedano??
E come mai ci capita di essere noi stessi magari lì dove pensiamo di essere più nascosti?
E' questa pagina virtuale, l'inconsapevole scrigno del nostro essere più profondo?
E poi, non mettere il nome e cognome (non per tutti è così ma per la maggior parte sì) nessuna foto, rimanere nel vago come luogo di origine e non dire troppo del quotidiano, davvero ci protegge e ci rende più sicuri?
Infine, cosa abbiamo da nascondere?
Nel mio piccolo credo davvero nulla, a cercar bene si arriva presto anche al mio cognome.
Le mie foto sono pubbliche, ciò che scrivo è su di un blog (a volte anche altrove) facilmente riconoscibile.
Ho sempre avuto lo stesso spazio. Non sono mai sparita, riapparsa altrove e poi sparita nuovamente.Che è un atteggiamento davvero poco chiaro e incomprensibile per quel che mi riguarda.
Ma nella vita di ognuno di noi ci sono percorsi privati che non possiamo comprendere fino in fondo, per cui ci sta tutto, anche l'incoerenza.
Io la amo poco. E mi viene da ridere a volte quando è così palese la goffaggine del nasconderla.
L'uomo è davvero un personaggio sopra le righe. Eterno protagonista e comparsa della vita. Fanno parte della sua natura la cialtroneria, l'incoerenza. Così sorrido quando la riconosco, tra una presa di posizione e l'altra. Tra ciò che è stato detto il giorno prima e ciò che si dice ora.
Ma sì dai, liberi tutti.
Perdonate questa prima elucubrazione da anno nuovo. Sono andata random come al solito.Ma ora mi rimetto in riga, riprendo la mia valigia usata, piena etichette e timbrini. La apro, faccio un po' di posto, che ce ne sarà bisogno. Guardo qualche fotografia, leggo qualche pagina del vecchio taccuino. Sorrido, mi incupisco, poi respiro. Accarezzo la nuova agendina, scrivo qualcosa sulle prime pagine. Sono pronta.
A Natale puoi svegliarti prestissimo senza accusare colpo e precipitarti ad aprire i regali con lo stesso sorriso immenso di quando eri bambina.E strappare carta e carta e carta all'infinito. Almeno si spera...
A Natale puoi rimanere a fissare l'albero con le lucine dei tuoi tutto il tempo che vuoi, nessuno ti farà sentire fuori posto. E fuori luogo.E poi sposterai le decorazioni natalizie almeno una centinaio di volte. Ma va bene così.
A Natale puoi sederti a tavola all'una e alzarti alle cinque del pomeriggio. Ma pure continuare la maratona fino a tardi notte con brevi interruzioni da abbiocco post-pranzo, appoggiata sulla sediola gialla di tua nipote. Che c'entri se ti stringi un po'.
A Natale puoi giocare a tombola nelle lunghe maratone pomeridiane e serali, in cui ci sarà sempre lo zio (nel mio caso mamma) che conosce la cabala napoletana come le tasche sue per cui ad ogni numero corrisponde il suo esatto significato in lingua madre. E una casella senza chiusura su cui appoggiare un pezzetto di buccia di mandarino esattamente come succedeva da bambini. Del resto la tombola è ancora quella, con le caselle doppie, triple, quadruple ecc...
A Natale puoi preparare il pranzo delle feste iniziando 48 ore prima. Finendo 48 ore dopo.Assaggiando tutto, litigando con le sorelle per gli ingredienti, obbligando la mamma a stare seduta tutto il tempo "che facciamo noi".
A Natale puoi scartare regali iniziando il 24 sera, proseguendo la mattina del 25 e continuando il pomeriggio del giorno dopo.
A Natale puoi continuare a comprare il panettone con uvetta e canditi e poi mangiarlo eliminando questi ultimi con cura certosina, visto che ti fanno schifo oggi esattamente come allora. Potresti comprarlo senza, ovviamente, ma non ci sarebbe più lo stesso gusto!
A Natale puoi indossare le scarpe più belle e scomode che hai, nonostante tu sappia che farai avanti indietro dalla cucina alla sala per circa quattro ore, ma sarai così contenta che il dolore alla fine sarà un tutt'uno col tuo corpo. Che non ti succedeva nemmeno quando andavi in discoteca e su i tacchi ci stavi su fino all'alba, vero è che avevi vent'anni eh.
A Natale puoi ascoltare le poesie della festa di tutti i bambini, per ore e ore; il cuore ti si allarga a dismisura mentre osservi loro e lo sguardo dei tuoi genitori che si commuovono come non succedeva nemmeno quando a recitare la poesia eri tu. E pensi che niente al mondo ti può far felice più di così. Assolutamente niente.
Vi auguro un Natale pieno dei vostri PUOI.
Che siano magnifici, generosi, altruisti, intimi, divertenti, appassionati, zuccherosi o essenziali. Che siano esattamente come li desiderate. Anche un po' diversi dal solito come accadrà a me. E' un po' tutto questo mi mancherà.