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25 ottobre 2023

[ATTUALITÀ] 25 ottobre - World Pasta day

 


Uno dei primi ricordi della mia vita è legato a mia nonna Carmela. 



Ho circa sei anni, mia nonna mi fa salire in piedi su una delle sedie della cucina, quelle impagliate, le ricordate? Così arrivo all'altezza del tavolo dove lei sta posando tutti gli ingredienti (oggi si chiama "linea") per preparare la pasta fatta in casa. 

Io la osservo incantata mentre divide la farina facendo un piccolo cratere nel centro in cui introduce uova, sale, acqua calda e lievito. E poi impasta, taglia e dispone la pasta fresca ad asciugare. Presto l'aiuterò anche io e poi mia sorella. Grazie a lei e a mia mamma sono in grado di preparare la maggior parte delle paste casalinghe, alcune, come i fusilli al ferretto, tipiche della cucina campana.

La pasta è la regina della cucina italiana. La maggior parte dei nostri ricordi sono legati all'amore per lei e ai ricordi a cui l'associamo. Indiscutibilmente è anche il piatto italiano più amato all'estero e più copiato, con risultati, ovviamente, a volte discutibili.

Oggi tutto il mondo la celebra. 

E a voi piace la pasta? Avete dei ricordi familiari a cui l'associate? 

02 novembre 2021

[RICORRENZE] RICORDARE CHI CI HA AMATO

Nonna Carmela mi faceva salire sulla sedia di paglia in cucina quando preparava la pasta fresca di casa. Ed era un tripudio di fusilli, cavatelli, tagliatelle. Senza troppe parole. Ed io ricordo tutto, ogni suo gesto, ogni misura, ogni sapienza. E se oggi cucino come so fare, so che è merito suo e dell'amore di mia madre. Era una donna di sostanza e precisione. Quanto ho imparato da lei.

09 maggio 2021

[FESTA DELLA MAMMA] "TE VOGLIO BENE ASSAJE" MAMMA

 

Cara mamma, la lunga attesa che ci tiene a distanza e ci tormenta, non è per nulla facile. Facciamo fatica a dirci tante cose, a colmare di parole i silenzi. Perché abbiamo imparato a nascondere e a tenere per noi le emozioni nell'ultimo, lunghissimo anno.  Per evitare i pensieri e le preoccupazioni che ci terrebbero all'erta ancora di più di quel che non siamo già. Ci  videochiamiamo più volte al giorno, per breve tempo al mattino e nel pomeriggio, anche solo per guardarci in faccia e sondare lo sguardo. Cerchiamo di tenere calmo il cuore quando la notte è stata più agitata del solito e non hai riposato bene a causa dei tuoi disturbi. Io sono quella che la butta sul ridere, che ti rimprovera bonariamente quando ti vedo confusa e triste, quando non hai voglia di parlare e di raccontare. La mia tecnica di disturbo, volta a distrarti e a farti pensare ad altro. A rimetterti il battito in ordine e farti affrontare  con un passo diverso la giornata. Non sempre ci riesco, a volte anche io sono stanca e disturbata dalla quotidianità, dai mille problemi che ho e da cui provo a tenerti lontana. 

A volte discutiamo, altre  ragioniamo insieme. Magari riesco a farti anche ridere, ed è  una piccola battaglia vinta  alla quale il mio cuore si arrende.

Uno dei nostri buffi selfie

Ma la sera, quando ti chiamo e il mio e il tuo televisore sono sintonizzati sullo stesso canale, è il momento in cui cantiamo.  Il programma di RAI3 che ci mette d'accordo è Via Dei Matti n.0 condotto da Stefano Bollani e da sua moglie, Valentina Cenni. Io sono incantata dalla bravura del grandissimo musicista e dalla versatilità di sua moglie, valente attrice e cantante.  Piace molto anche a te, li ascoltiamo e canticchiamo  sulle note di canzoni antiche e moderne che parlano di noi, della nostra famiglia, dell'amore che reciprocamente ci portiamo. Magari sussurrandolo, come un ritornello amato.

In occasione della Festa della Mamma, ti lascio in regalo una delle canzoni più belle della cultura partenopea e mondiale, scritta nel 1839 e diventata uno dei "cavalli di battaglia" della nostra famiglia, da nonna Carmela a te, a noi figli.  L'abbiamo cantata assieme ad Isa Danieli, ospite del programma. Ma la versione che posto è quella, meravigliosa, interpretata da Roberto Murolo e Mia Martini. 

"Te voglio bene assaje" mamma,  perdona questa figlia un po' lontana, ma sempre più vicina di quanto si possa immaginare e che, grazie a te, è    mamma dentro.

BUONA FESTA DELLA MAMMA





22 novembre 2020

[RICETTE TRADIZIONALI] IL RAGÙ DI NONNA CARMELA


Immagine presa dal web


Oggi riprendo una delle mie rubriche più gettonate.  Le ricette della tradizione culinaria campana. La variabile è che si tratta di ricette di famiglia, tramandate da  quasi un secolo.

L'idea è scaturita da QUESTO POST, tra i miei più letti dell'anno, in cui parlavo di amore e cibo. Per me imprescindibili, perché, non si cucina se non c'è passione. E non c'è passione che la cucina non riesca a celebrare. 

La prima richiesta ricevuta, con l'imperativo URGENTE, è stata quella di Cristiana Marzocchi  del blog LILLADORO, che mi ha chiesto di "iniziarla" al RAGÙ napoletano, nella versione di nonna Carmela. Le ore di cottura sono circa sei. Mia nonna lo preparava il giorno prima per non essere troppo stanca e affaticata la domenica. Vi assicuro che il riposo notturno fa benissimo al suo sapore, provare per credere.

RAGU NAPOLETANO


Ingredienti: dosi per 6/8 persone

1 chilo e mezzo di lacerto; (taglio magro di spalla di bovino indispensabile per il ragù)

1 chilo di puntine di maiale; (da noi si chiamano tracchiulelle)

400 gr di concentrato di pomodoro; (io uso il concentrato Mutti)

200 gr di olio extravergine d'oliva;

200 gr di cipolla bianca tritata;

1 costa di sedano, solo la parte bianca;

300 cl di vino bianco; naturalmente io uso la falanghina delle mie parti.

2 litri di passata di pomodoro; sempre Mutti.

basilico e carote.


Procedimento

mettere in una pentola ovale la carne assieme all'olio, la cipolla e il sedano tritato. Coprire e far cuocere a fuoco bassissimo in modo da rosolare delicatamente la carne. Bisogna stare molto attenti a che la carne non si bruci e che si rosoli da tutti i lati. Dopo un'ora togliere il coperchio e alzare la fiamma. È il momento di aggiungere il vino bianco molto lentamente, in modo che si assorba bene e insaporisca la carne, evaporando piano piano. Subito dopo, va versato qualche cucchiaio di concentrato di pomodoro diluito con un po' d'acqua continuando a girare sugo e carne. Anche questo procedimento è molto lento, di circa un'ora,  in modo che il concentrato si assorba bene. Arriva il momento di versare la passata di pomodoro, una carota tagliata a pezzi e il basilico. Si porta a bollore tutto e poi si abbassa il fuoco al minimo. Ho ereditato da mia nonna e da mia mamma,  l'abitudine di girare il sugo con il cucchiaio di legno (cucchiarella). Per cui bisogna tenere l'attrezzatura a portata di mano, accanto al fuoco. E qui vi svelo un piccolo segreto, io l'appoggio  a parziale apertura del coperchio in modo tale che il vapore fuoriesca dalla pentola e  non si trasformi in acqua aumentando di volume il condimento. Inizia il lento pippiare (sobbollire) del ragù. Fuoco bassissimo per evitare che si attacchi al fondo. Bisogna tenere tutto sotto controllo, mai abbandonarlo, una piccola svista e va tutto perso. Poi dopo un'ora si tolgono le puntine, mentre la carne va lasciata cuocere ancora per altrettanto tempo.  Il sugo andrà lasciato sul fuoco per l'ora successiva. Poi si spegne tutto e si lascia riposare.

Il giorno dopo, un'ora prima del pranzo, si rimette la carne nella pentola e si lascia riscaldare, sempre a fuoco bassissimo, in modo tale che tutto si insaporisca nuovamente. 

A questo punto il ragù è pronto per condire la pasta.

La nostra tradizione prevede i ziti spezzati, ma andrà bene tutto quello che vorrete.

Immagine presa dal web



Altro piccolo segreto. A volte è necessario legare la carne prima di iniziare la cottura, in modo che resti molto compatta. Lo spago andrà tolto a fine cottura. Io la servo tagliata a fette e circondata dalle puntine, con al centro della verdura cotta. Che siano peperoni al forno o friarielli (broccoli napoletani).

Mi piace accompagnare il cibo che metto in tavola con un ottimo vino. Per la pietanza di oggi suggerisco un Aglianico beneventano IGP, nettare profumato della mia terra.


Buon appetito e alla prossima ricetta, in attesa di nuove richieste.



16 novembre 2020

CUCINA: IL CIBO INSEGUE CHI LO AMA

 

foto privata - vietata la riproduzione

Ho imparato a cucinare appollaiata sulla sedia di paglia di mia nonna Carmela. Avevo più o meno sei anni.

In piedi  ero al livello del suo tavolo di legno. Lì dove impastava e preparava la pasta fatta in casa. Donna di altri tempi, di profumi antichi, di cura e di tempo. La sua specialità erano i fusilli, che lavorava con un ferro,  lungo e scuro,  molto sottile. Modellava la pasta con occhio di artista, la rendeva un filo lunghissimo e stretto, poi tagliava i piccoli pezzi, tutti uguali, della stessa consistenza e misura. A quel punto, con un elegante colpo di mano, faceva scorrere con maestria il ferro tutto intorno. Magicamente la pasta si arricciava in un boccolo meraviglioso e profumato.  Voi forse, farete fatica a crederci, ma è come se io l'avessi qui avanti. Bruna e generosa, i capelli ricci così simili ai miei. Gli occhi sorridenti mentre mirava con soddisfazione il risultato del suo lavoro. Fiera e bella, nella mia istantanea di memoria senza tempo. E non c'è nulla di più evocativo del profumo del cibo che mi riporti da lei, in quella stanza, al suo amore per la cucina.

E di tutto quell'amore ho conservato ogni traccia, ogni movenza, ogni sussulto di cuore.  Seguendola con lo sguardo, pesavo e contavo in silenzio. Quante uova per le tagliatelle, quanta farina. L'acqua giusta, né troppo calda, né troppo fredda. La birra per la pastella necessaria per il fritto dei fiori di zucca, l'aceto perfetto per le zucchine in scapece. Tutti i segreti della sua passione. I panettoni pasquali e gli struffoli natalizi. Non usava troppe parole ma mi lasciava guardare e mi guidava accompagnandomi con i suoi gesti sapienti. Il ragù napoletano, le carni giuste, il "pippiare" lento e costante. La pastiera e le sue dosi magiche, il babà il cui segreto era tutto nel rum che mi mandava a comprare al bar sotto casa. Ho seguito ogni suo passo. Ogni passo di mia madre, degna discepola. E il cibo ha seguito me  con affetto, ovunque io sia andata.

Ho imparato a riconoscere la soddisfazione negli occhi di chi gusta ciò che preparo con lo stesso occhio furbo e apparentemente distaccato che ho appreso da lei. E come la scrittura mi è venuto facile, perseguire nel peccato. 

Amo cucinare e amo mangiare. Ho i miei "cavalli di battaglia" perfezionati con lo scorrere del tempo.

Oltre alla pasta fatta in casa:

La pasta al forno. 

Il cardone. 

Il ragù napoletano e il ragù alla genovese. 

La pasta con la provola

La parmigiana di melanzane.

Le polpette.

Il gateau di patate.

La pizza margherita .

La pizza di scarola.

Le alici marinate.

Il casatiello.

La pastiera.


Ma non mi sono fermata alle ricette tradizionali della mia terra. Amo anche la cucina pugliese e quella lombarda.  Non mi sono fatta mancare nulla. Continuo a cucinare e ad imparare nuove ricette. Sempre con la stessa passione.  

E voi amici, amate la cucina? Vi piace cucinare? Cosa? Quali sono le vostre ricette  e i cibi preferiti?  Sapete che non c'è nulla di più afrodisiaco di un piatto preparato con amore?

 "Non posso separare l'erotismo dal cibo e non vedo nessun buon motivo per farlo; al contrario, ho intenzione di continuare a godere di entrambi fino a quando le forze e il buon umore me lo consentiranno." (Isabel Allende - Afrodita)

21 luglio 2020

POSTITIZIE: IL CAFFÈ PATRIMONIO DELL'UMANITÀ


È notizia di ieri  che il Caffè di Napoli sia stato candidato a diventare Patrimonio dell'Unesco.
Il governatore della Campania, Vincenzino De Luca, ha trasmesso alla commissione italiana dell'Unesco un dossier con il quale si avvia la procedura di iscrizione alla lista del Patrimonio Culturale Immateriale Unesco.
Sono  tornata con il pensiero ad uno dei primi odori che hanno il sapore della mia infanzia, quello della caffettiera di mia nonna Carmela sempre pronta sul gas da cui si sprigionava l'aroma dell'oro nero, indiscusso protagonista delle famiglie campane e non.
A qualunque ora del giorno o del pomeriggio e fino alla sera, il caffè era sempre lì, in attesa di gorgogliare e di abbracciare con il suo aroma prima le narici di tutti i presenti e poi  di arrivare al gusto e alla soddisfazione. Che ci fosse un problema, qualcosa da festeggiare, un momento di riposo tra le varie faccende quotidiane, tutto era intervallato dai cinque minuti dedicati al principe della famiglia. Da bere sempre e solo seduti, come vuole la tradizione.
La caffettiera di nonna era un'istituzione. Le amiche del quartiere, i parenti, i figli, le nuore e il genero, i nipoti (che potevano solo arricciare il naso per "acchiappare" l'odore ma non berlo) chiunque passasse da casa nostra, sapeva che, avrebbe trovato la porta aperta e il caffè fatto.
Il rito di nonna rimane segreto, o meglio io lo conosco ma essendo affare di famiglia, resta chiuso a chiave nella nostra memoria. Ma è proprio il rito classico che sarà materia di studio ed eventualmente di approvazione.

Che si beva, dolce, amaro, corretto, ristretto, espresso, fa parte del Dna italiano, della nostra cultura. Avendo viaggiato abbastanza, vi posso assicurare che è molto amato anche all'estero.
Con qualche strappo alla regola, come quello americano, che a me pare una brodaglia ma che ha milioni di fan.
I napoletani per celebrarlo hanno persino inventato il famoso "caffè sospeso"  perché è diritto di tutti bere una tazzina di caffè anche per chi non ne ha la possibilità.

A me piace ristretto, leggermente zuccherato oppure amaro accompagnato da un cioccolatino fondente. Mi piace berlo al mattino appena sveglia, quando non riesco a spiccicare una parola e l'unico gesto che mi consento è quello di girare lo zucchero fino in fondo alla tazza. E poi in ufficio assieme ai colleghi e dopo pranzo. Difficilmente la sera dopo un certo orario. Soffro di insonnia e preferisco evitare.

E voi, lo amate? Lo bevete? Come  e quanto? Preferite la macchinetta tradizionale o le cialde? Avete dei ricordi particolari collegati al rito del caffè?












Nel video del 1977,  un giovanissimo Pino Daniele canta  nella trasmissione di Enzo Trapani "Concertazione" la sua celebre canzone dedicata al caffè. Una chicca che ho trovato su you tube. Probabilmente la prima apparizione televisiva del grandissimo cantautore partenopeo. 

12 giugno 2020

YESTERDAY - LA BAMBINA YETTERDEI


Io sono la bambina Yesterday, o per meglio dire, la bambina Yetterdei. Non ricordo esattamente quando tutto cominciò. Forse è stata mia madre per prima a darmi il buffo soprannome, chissà. Ero poco più di un pulcino, vagavo per casa con uno scialle di lana azzurro fatto ai ferri sulle spalle, il cappello da ufficiale di mio zio Tonino sulla testa;  un mangiadischi rosso e nero attaccato alla mano quasi fosse un prolungamento naturale. Inserendo nel magico strumento un disco  cominciavo a cantare a modo mio estraniandomi dal resto del mondo. Avevo un’intera collezione di 45 giri a casa,tutti  di proprietà di mia madre e dei suoi fratelli.  I miei preferiti erano quelli di  Gianni Morandi e Massimo Ranieri. Oltre ai BEATLES, naturalmente. La musica fu la mia prima conquista e negli anni è rimasta l’amica più fedele, quella che non mi ha  mai abbandonato. Oltre ogni buio e  ogni tempesta di vita.
Yesterday era un singolo del 1965 pubblicato dai FAB FOUR nell’album Help. Io lo ascoltai per la prima volta qualche anno dopo e da quel momento in poi, ha fatto parte di me;  io e  la canzone legate   a filo doppio. È la storia di un amore che non si comprende fino in fondo. Speciale, simbiotico, eppure a tratti distonico. Ne ho parlato diverse volte sulla mia pagina virtuale perché si tratta di amore viscerale.
Ma quella bimba in fermo immagine  che cantava in maniera tempestosa una canzone di cui non capiva appieno il senso, era una birba vera. Non fatevi distrarre dal suo ritratto tenero. Se qualcuno osava toglierle il mangiadischi poteva disperarsi senza tregua per ore intere. Un immagine così impressa nella mia memoria che ancora oggi sorrido nel ricordarla.
Vi ho già parlato tante volte della mia passione per i Beatles e oggi ci torno partendo da quella che, probabilmente, è la loro canzone più famosa. Una canzone che amo così tanto da ritenerla mia,assolutamente,sorprendentemente,indissolubilmente. Si conoscono di lei circa 2000 versioni realizzate ed io, oggi, ve ne propongo alcune partendo dalla prima ufficiale, fino alle più recenti. Tutte molto belle, di alcune vi sorprenderanno gli artisti che le hanno interpretate. Del resto lei è la regina, la vera ispiratrice, la musa immortale.

Lunga vita a YESTERDAY.


I Beatles alla prima presentazione pubblica nel 1965


Frank Sinatra

Ray Charles

Marvin Gaye

MINA

Billie Eilish


Lewis Capaldi


Adam Levine

Katy Perry

Hope

Himesh Patel


Paul Mccartney + Linkin Park+Jay-Z



Trovate altro su Beatles e Yesterday anche qui:






01 maggio 2020

IL LAVORO E LA GIOIA



Mio padre era un Ferroviere. Per lui non esistevano le feste comandate, lavorava a Natale e Pasqua, Ferragosto e 31 dicembre. Molto spesso, per mantenere la sua famiglia numerosa, oltre al suo turno   ne aggiungeva un secondo perché questo significava soldi in più. Così come gli capitava di sostituire colleghi che preferivano restare a casa nei festivi e allora riprendeva il treno pure la sera della Vigilia di Natale. Nei miei ricordi, il punto fermo era il rumore delle sue chiavi nella toppa. Che fossimo ancora svegli o a letto (io in realtà ben sveglia e con la pila accesa a leggere o scrivere il mio diario) era il momento che si aspettava, perché ci si raggomitolava tutti attorno a lui, se non era troppo stanco, seduto o ancora in piedi ad accoglierci. Papà era il nostro cantastorie. Aveva sempre qualche aneddoto di lavoro o di amicizia su cui farci il resoconto. Magari, qualcuna di quelle avventure era inventata, ma avendo un modo tutto suo di raccontare, era "più vera del vero".
Difficilmente poi, tornava a mani vuote. Dai suoi viaggi, per noi meravigliosi, lui novello Marco Polo, consegnava ai figli doni mirabilanti. Collane preziose a più fili, che le sue figlie provavano davanti lo specchio di nonna Carmela, in previsione di una futura presentazione reale alla Regina d'Inghilterra. Pistole ad acqua per mio fratello che ci avrebbe investito ben bene qualche tempo dopo in riva al mare. Foulard e cappelli per mamma Mimma e le sue figlie. Abbiamo migliaia di foto in cui, tutte noi, indossiamo  copricapi dalle  fogge più improbabili con piglio compiaciuto o un birignao insoddisfatto. 
E poi, da ogni regione attraversata, ci portava in regalo, il prodotto locale tipico.
Dal Molise, tornava con le mozzarelle di Campobasso e il caciocavallo; avevano un sapore speciale, rincorso ancora oggi sul filo dei ricordi.
Dalla Puglia, la pasta fatta in casa, orecchiette in primis, fatte con la semola, il piatto forte di ogni massaia locale. 
Da Napoli, arrivava con la "guantiera" di sfogliatelle. Ricce o frolle, per la gioia dell'intera sua famiglia. E poi, il caffè di una delle torrefazioni più antiche della città che ancora oggi è sinonimo di gusto e perfezione.
Le sue trasferte a volte, lo portavano lontano per mesi interi. Ci scriveva lettere lunghissime (si capisce da chi ho preso eh) o ci telefonava e noi lo aggiornavamo su ogni successo o insuccesso scolastico. Riusciva a tornare a casa solo una volta ogni due settimane. Allora la sua più grande passione era quella di portarci a fare delle gite fuori porta e scattare milioni di fotografie.
Non pensate sia cambiato mio padre, ad ottantasei anni ha ancora la stessa vitalità e verve di allora. Tempra forgiate nella roccia.
In 41 anni di lavoro non ha mai fatto un giorno di malattia. Non ha mai nicchiato o inventato scuse per restare a casa. Con questo esempio, nato dai fatti e non dalle parole, siamo cresciuti come e peggio di lui. Ci ha insegnato a scegliere, se possibile, un lavoro che amiamo, visto che lui,  il suo, lo adorava;  in ogni caso a rispettare il nostro da cui trarre sostentamento e fiducia. Mio padre ci ha insegnato che il lavoro è gioia, è speranza, è futuro. Pure nelle millemila  difficoltà che ha dovuto affrontare ogni giorno e il dolore quotidiano quando era lontano da casa, ha sempre trovato il sorriso per accogliere il senso di esserne testimone. Ed io, oggi più che mai, credo sia una delle pochissime cose per le quali dobbiamo lottare strenuamente.  Il mio pensiero va a chi ha perso il lavoro o  lo ha sospeso e non sa cosa succederà a breve. Al timore di non sapere se potrà ricominciare o dovrà ricostruire. A chi ha paura per la sua famiglia e per i suoi figli. Il mio pensiero va ad ognuno di noi, perché tutti abbiamo sulle spalle il peso dell'incertezza. 
Non ho idea di quel che sarà domani e al momento si naviga a vista. Ho scritto questa riflessione partendo dall'esempio più bello che conosco e arrivando al pensiero di due grandissimi Italiani per i quali il lavoro era gioia e certezza.
Mi auguro di cuore che l'Italia e il suo popolo non restino soli ad affrontare l'alba del nuovo giorno.

Buon 1° Maggio a tutti.




"Io credo nel popolo italiano. È un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo. (Sandro Pertini)"


"Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo. (Adriano Olivetti)"





25 aprile 2020

[RACCONTI] SCARPE ROTTE EPPUR BISOGNA ANDAR A CONQUISTAR LA ROSSA PRIMAVERA...


"Fischia il vento e infuria la bufera,
scarpe rotte eppur bisogna andar
a conquistar la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir
a conquistar..."

"Nonna ma che stai cantando?
"Mariè, è una vecchia canzone dei tempi miei"
"Ma che vuole dire scarpe rotte eppur bisogna andar?"
"La cantavano i partigiani ai tempi della guerra e vuol dire che per sconfiggere il nemico e liberare l'Italia bisogna camminare anche con le scarpe scassate e il brutto tempo"
"Ma non è vero nonna, il maestro ci ha insegnato Bella Ciao, è questa la canzone della guerra e dei partigiani."
"Ma tu lo sai chi erano i partigiani?"
"Sì, erano uomini che hanno lottato per liberare la nostra terra dai nazisti."
"E lo sai che c'erano anche molte donne che li aiutavano portando dei messaggi di nascosto? Andavano in bicicletta."
"No che non lo sapevo, e tu ne conoscevi qualcuna?'".
"Io avevo la bicicletta."


Così a 10 anni scoprii che Bella Ciao è diventata l'Inno dei Partigiani negli anni '60 e che, durante la guerra, quegli uomini fischiettavano altre canzoni  per tenere su il morale durante i lunghi periodi in cui erano in missione e preparano gli assalti all'esercito nemico.

"Mamma ma tu ti ricordi il Giorno della Liberazione e dov'eri?"
"Ero sfollata in un paese della provincia di Benevento assieme a tutta la famiglia, ricordo la festa, i camion con gli americani, i balli e i canti, la gente che si abbracciava e rideva, ero piccola però mi ricordo  la cioccolata."

"Papà e tu, te lo ricordi cosa stavi facendo e dov'eri quel giorno?"
"A Campobasso, nel casello dei nonni, ricordo i carri armati e i soldati che scendevano e ci regalavano scatolette. Scatolette di carne, noi non  ne mangiavamo da molto tempo e quella ci sembrò buonissima, aveva un sapore... e pensare che a soli 12 anni ho rischiato di morire per mano di un tedesco."

Stralci di vita e di ricordi legati alla Liberazione tratti dalle cronache familiari, con qualche licenza poetica.



"La Liberazione aveva liberato molte cose. Aveva rotto le gabbie, sentimenti prima incapaci di esprimersi avevano imparato a uscire dal chiuso. Ci si parlava. Si imparava a vivere in libertà." (Marisa Ombra - Libere sempre)

"l'Agnese passò il ponte con la bicicletta a mano. Le sentinelle tedesche del posto di blocco erano dentro la loro nicchia, le fecero cenno con la testa di andare pure avanti.Lei rimontò, riprese a spingere sui pedali. Ricominciava a sentirsi pesare il cuore, grosso e fermo contro lo sforzo del respiro: e aveva molti chilometri prima di arrivare." (Renata Viganò - L'Agnese va a morire)



Il 25 Aprile è memoria, è rispetto, è Patria. Il 25 Aprile sarà sempre ricordato. Perché anche quando chi l'ha vissuto non ci sarà più, noi ne preserveremo la memoria e riporteremo gli eventi.Dopo nonni e genitori, resteranno i figli e i nipoti. Non riusciranno a far scendere l'oblio sulla lotta e sulla riconquista. Sul sangue versato e sul sacrificio. Siamo chi siamo grazie a chi ha corso, lottato, aiutato, protetto e anche ucciso. Siamo chi siamo e nessuno riuscirà a coprire di polvere tutto questo  e a cancellare le lacrime.

Nessuno.


Milva: Fischia il vento urla la bufera - canzone dei Partigiani





Buon 25 Aprile a tutti voi.

15 marzo 2020

#UNA DOMENICAINSIEME



Ciao a tutti e buona domenica.
Oggi avrei dovuto parlarvi di musica ed in particolare di un album che amo moltissimo, visto che parla di me, della mia terra e della mia vita. Ho deciso di aspettare e preferito scrivere un piccolo post dedicato a voi amici di penna virtuale.
Siamo costretti a casa un po' tutti o quasi e affrontiamo queste giornate di reclusione nel miglior modo possibile, assieme ai nostri cari o da soli. O rendendoci utili alla comunità. Perché alcuni di voi sono in prima linea a combattere il virus e il mio pensiero e il  mio cuore sono colmi di gratitudine.
Allora volevo chiedervi, se vi va, di dirmi come passerete questa domenica e cosa state facendo.
Penso che possa aiutare a sentirci meno distanti e più uniti. Potete scrivere tutto quello che volete. Che sia un messaggio breve o lungo. Che parli di bimbi o di animali. Che sia di sfogo o di conforto. Io sono qui e vi aspetto. 
Mi farà piacere se aggiungerete al commento l'hastag #unadomenicainsieme che mi pare gradevole e positivo.



Naturalmente comincio io:


Oggi a Desio, dove vivo, il cielo è coperto, pur con sprazzi di luce e l'aria abbastanza fredda. 
Ho un pranzo da preparare (pasta al forno) e un paio di bei libri da leggere. Se il tempo migliorerà, passerò il pomeriggio sul balcone a leggere, seduta sulla mia panchina, tra cuscini e fiori.
Altrimenti resterò in casa, risponderò ai vostri commenti e vi farò visita. Alle 18, accogliendo l'invito sul web, canterò Il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano. In serata preparerò la pizza.
La tradizione e la ricetta sono quelle di nonna Carmela e mamma Mimma. Anche se, ognuna di noi sorelle, ha una piccola variazione sul tema.

Vi voglio bene, passate una buona giornata e sorridete.











30 ottobre 2019

LA RICCHEZZA DEL CUORE.



Foto privata - vietata la riproduzione

Non ricordo bene il momento esatto in cui, vedere persone di una certa età ha dato il via ad un incontenibile senso di tenerezza.  Da quando compresi che, anche io, avrei avuto il viso arricchito dalle rughe e il passo più lento. Ed è successo tanto tempo fa, ero praticamente ancora una ragazzina. GLI ANZIANI. Li amo da quando avevo sei anni e mia nonna Carmela mi faceva salire su di una seggiola per imparare a "tirare" la pasta per le tagliatelle o per i fusilli che, da noi, si arrotolavano con il ferro da calza. Oppure è accaduto durante le mie estati in campagna, quando nonna Maria mi mandava a prendere le uova nel pollaio ancora calde del "culo" delle galline che rapinavo. O quando la sera nonno Antonio mi insegnava a giocare a scopa, anche se contro di lui non vincevo mai, aveva una memoria strepitosa,  ricordava tutte le carte uscite. Ed erano risate incontenibili quando mi rendevo conto che faceva finta di perdere perché io mi ero arrabbiata da morire.  Sono diventata bravissima nei giochi di carte ma mai quanto lui. Ora, quando mi fermo ad osservare i miei genitori, il loro passo sempre più curvo, i loro affanni e mi si chiude il cuore, mi scopro a sorridere tra le lacrime mentre il passo successivo è correre ad abbracciarli  forte. Mi viene in mente tutta la magia dell'infanzia, mentre osservo, durante i miei percorsi quotidiani da pendolare rassegnata, la dolcezza e la stanchezza di membra che hanno vissuto tutto, amato e odiato. Persone che portano con sé l'esperienza che forse noi adulti non acquisteremo mai, perché erano altri tempi, altri modi, altra vita. E sorrido sempre per rassicurarli, a volte li sorprendo smarriti.  Hanno gran voglia di parlare, di raccontarsi. Mi viene naturale partecipare e dire di me, perché sono sempre interessati, ancora curiosi. Sono belli e vorrei regalare loro ancora del tempo. Ma forse, non lo vorrebbero. In uno dei miei viaggi da pendolare, mi è capitato di stringere forte le mani di una nonna che mi raccontava delle sue nipoti e gli occhi le brillavano, o forse era lei che stringeva le mie mentre mi guardava ed io avevo lo sguardo reso opaco dalle lacrime. Chissà se tutto quell'amore che hanno regalato e che regalano ancora, è compreso fino in fondo. Io mi illudo di sì, pur vedendo ogni giorno tante teste giovani chine e rese cieche dalla luce dei cellulari. Mi illudo di sì, se penso a tutto il bagaglio di ricordi e di esperienza che mi porto dietro. Sono così ricca dentro grazie ai miei nonni e ai miei genitori. Di quella ricchezza del cuore che non si può improvvisare. Perché è stata coltivata anno dopo anno, con cura e attenzione. Ce l'hanno regalata loro, coi loro gesti, coi loro sorrisi, con la partecipazione. Ci hanno insegnato la vita, l'amore e il rispetto. Io sono migliore grazie a loro.
Chissà se i ragazzi di oggi ai sorrisi ricevuti  dagli sconosciuti, un po' avanti di età, rispondono con altri sorrisi. Se si fermano ad ascoltare i loro racconti.   Si arricchirebbero con quel mondo d'amore che stiamo perdendo. Prima che sia troppo tardi.









PS: amo la canzone che ho postato. La amo perché dice tutto, illumina tutto, mi riempie gli occhi di lacrime tutte le volte che l'ascolto. Pura poesia. Altro che canzonette.

09 agosto 2019

IL RIONE LUZZATTI E L'AMICA GENIALE




Foto privata di Antonio S.

Al rione Luzzatti-Ascarelli di Napoli si arriva con la linea 2 della metropolitana, scendendo alla fermata Gianturco.
Lo conosco da tempi non sospetti, diciamo da qualche decina di anni, perché è il posto dove è nata mia madre. Figlia di un giovane macchinista beneventano, che prima della 2° guerra mondiale,  dovette lasciare la sua terra originaria e trasferirsi per lavoro nella grande città, assieme ai figli e alla moglie. Rimase lì per poco tempo perché, allo scoppio del conflitto, tornarono alla loro vita di provincia. Ma sia mia nonna che mia mamma, mi raccontarono di quel piccolo appartamento al primo piano, con due finestre che si affacciavano su uno dei cortili circondati dai palazzi del quartiere. Non c'era bellezza sicuramente, ma nei loro occhi, durante i racconti,  leggevo la malinconia di quel tempo antico, sospeso tra due orrori. La giovane sposa dietro la finestra aspettava  il ritorno  del marito dal lavoro faticoso, sporco della fuliggine di carbone che riempiva mani e polmoni e i figli piccoli ,desiderosi di riabbracciare quel padre spesso lontano, anche per diversi giorni. Altri tempi, altra vita, altri respiri.

Era ed è un quartiere popolare, venuto su a cavallo delle due guerre. Luogo di operai e ferrovieri, di  gente, citando Troisi, povera ma onesta.
Un quartiere che, nel corso dei decenni, non ha mai barattato la sua dignità e la sua onestà. Fiero e consapevole, anche se sempre più costretto a fare i conti prima con le  cattive amministrazioni e poi con la mancanza di fondi di quelle attuali, aggredito dal degrado che,  come in tutte le grandi città, colpisce innanzitutto le periferie.
Nonostante tutto è un quartiere dove i rapporti umani sono quelli di una volta, l'aiutarsi l'uno con l'altro è prassi e il caffè ha ancora quel profumo buono di ospitalità secolare. Passeggiando tra le strade hai la netta sensazione che Eduardo sia lì, pronto per una chiacchiera e na'tazzulella e' cafè...

Ultimamente c'è stata una variopinta invasione di turisti che si sono riversati nelle strade note grazie al clamore e alla popolarità che ha suscitato la celebre quadrilogia letteraria nata dalla mente di Elena Ferrante: L'amica geniale.
Anche se l'autrice non ha mai nominato nei romanzi il quartiere in cui è ambientata la storia di Lila e Lenù, troppi particolari sono a lui riconducibili. A fine giugno è stato inaugurato un nuovo programma di riqualificazione del tessuto ambientale e sociale grazie ad una serie di murales del famoso street artist internazionale, Gomez.
Il tutto è stato possibile grazie alla campagna  "I colori del rione" di Anema&Coop.
Mi è parsa un'occasione bellissima per il quartiere che darà ancora più vita e coesione alle persone.
Ma ora lascio parlare le foto, scattate tra ieri e e oggi da mio fratello. 
Un architetto che, per scelta e passione, ha deciso di vivere sul territorio. Lui ne è fiero così come io lo sono di lui. E la storia della mia famiglia continua, passo dopo passo, tra quelle strade.

foto privata di Antonio S.

Foto privata di Antonio S.


Foto privata di Antonio S.


Foto privata di Antonio S.

Foto privata di Antonio S.
Foto privata di Antonio S.

Foto privata di Antonio S.

Foto privata di Antonio S.

Foto privata di Antonio S.

Foto privata di Antonio S.



Per qualche giorno il mio blog sarà in pausa, da oggi partono ufficialmente le mie vacanze. 

Vi abbraccio tutti.


06 febbraio 2019

PILLOLE DI SANREMO: 1959 - PIOVE (CIAO CIAO BAMBINA).




Canzone meravigliosa, PIOVE, musicata da Domenico Modugno con il testo di Dino Verde e vincitrice del Festival della canzone italiana nel 1959.
Mi fa particolarmente piacere citarla quest'anno che ricorre il 60esimo anniversario dalla sua presentazione al Festival.

La ricordo con affetto perché era una delle preferite di mia nonna Carmela.
Lei aveva una voce bellissima, profonda, unica. Conosceva praticamente tutto il repertorio classico della canzone napoletana oltre a gran parte di quello  italiano dell'epoca.
Come se fosse adesso, mi vengono in mente le splendide serate in cui, a casa nostra, mio zio Benedetto, valente musicista, l'accompagnava con la chitarra e lei cantava.
Ci ha donato l'amore per la melodia, l'orecchio e la passione per la musica. In casa siamo tutti intonati ma soprattutto mia sorella Pia e mio fratello Antonio, hanno fatto loro quel talento in maniera eccellente.

Noi bimbetti, cantavamo assieme a lei ed è il motivo per cui, conosco tantissime canzoni melodiche italiane.
Curiosità: la canzone ha diverse versioni, da quella inglese a quella tedesca a quella francese. 

Ed è stata citata da Carmen Consoli ne L'ultimo bacio e da Lorenzo Jovanotti ne La ragazza magica.


La classifica finale fu la seguente:

1) posto: PIOVE, CIAO CIAO BAMBINA - DOMENICO MODUGNO
2) posto: IO SONO IL VENTO - ARTURO TESTA, GINO LATILLA
3) posto: CONOSCERTI - TEDDY RENO, ACHILLE TOGLIANI

Ringrazio Enzo Iacoponi per averla scelta. 

Ecco qui la canzone di Mimmo Modugno.


IL VIDEO




IL TESTO

Mille violini suonati dal vento
Tutti i colori dell'arcobaleno
Vanno a fermare una pioggia d'argento
Ma piove, piove
Sul nostro amor

Ciao, ciao, bambina
Un bacio ancora
E poi per sempre
Ti perderò
Come una fiaba
L'amore passa
C'era una volta poi
Non c'è più

Cos'è che trema sul tuo visino?
È pioggia o pianto? Dimmi cos'è
Vorrei trovare parole nuove
Ma piove, piove
Sul nostro amor

Ciao, ciao, bambina
Non ti voltare
Non posso dirti
Rimani ancor
Vorrei trovare
Parole nuove
Ma piove, piove
Sul nostro amor



Le considerazioni sulla prima serata le trovate nel primo commento a questo post.

VIA ALLA SECONDA SERATA FESTIVAL DI SANREMO.