28 aprile 2021

[POSTITIZIE] NASCE IL GUANTO ELETTRONICO CHE AIUTERÀ CHI È STATO COLPITO DA ICTUS



dal sito Positizie.it


 Si chiama E-GLOVE ed è un guanto elettronico in grado di aiutare le persone affette da ictus traducendo i gesti in parole. Ed è stato messo a punto dal Gruppo Kos di Jesi.

Mi sono venute le lacrime agli occhi quando ho letto la notizia. Per me, che ho avuto ambedue i nonni colpiti da questa malattia invalidante, è un gran sollievo leggere che finalmente, tanti malati, troveranno il modo più giusto  e chiaro per trasmettere le loro idee e sensazioni.

"Questo innovativo dispositivo è un guanto elettronico, da indossare che riesce in tempo reale a tradurre determinati movimenti di mani e dita in parole e frasi. L’idea alla base è la realizzazione di un nuovo dispositivo di comunicazione per persone la cui capacità comunicativa risulta menomata, guanto che, dai risultati della prima sperimentazione, fa sapere il Gruppo Kos, ha tutte le carte in regola per essere in grado d’integrare e completare le attività di riabilitazione dei pazienti.Un algoritmo permette di capire se il gesto fatto è tra quelli registrati e lo converte in voce tramite un sintetizzatore vocale. Così concretamente il dispositivo capisce se la persona vuole dire qualcosa e cosa.Questo innovativo guanto elettronico, che è un prototipo sperimentale, è da poche settimane entrato nell’importante fase della sperimentazione sul campo, con i pazienti, nello specifico con la collaborazione di giovani autistici."


Mi sembra una notizia formidabile, non so se qualcuno di voi ha avuto mai a che fare con una di queste malattie, ma vi assicuro che la vita per i  malati è complicata, estremamente difficile. Il non poter far capire ai propri cari quel che vogliono o sentono, li fa sentire frustrati e soli. 

Ben venga questa nuova meraviglia in grado di dare loro fiducia e speranza. 



Notizia tratta da Positizie.it

26 aprile 2021

[CRONACA] QUANDO I FIGLI UCCIDONO I GENITORI

 

L'ultimo fatto di cronaca è avvenuto venerdì scorso ad Avellino. Una ragazza di 18 anni  ha ucciso suo padre con l'aiuto del fidanzato, esecutore materiale.  Il motivo del gesto è da ricondurre al fatto che il padre non accettava la relazione della figlia (giovanissima) con un giovane che aveva precedenti penali e un presente di tossicodipendenza. La storia tra i due aveva da tempo portato a scontri tra il padre e il giovane che aveva già provato a minacciarlo con una sciabola. I ragazzi pianificano la strage: la sera del 23 aprile la ragazza lascia la porta di casa socchiusa consentendo al fidanzato di entrare. Lui si avventa sul padre che riposa sul divano e lo colpisce con 7 coltellate.  Ma il piano prevedeva l'uccisione anche della madre e della sorella. Piano che fallisce perché le donne chiamano il 113.  I ragazzi, messi alle strette dagli investigatori grazie anche alla visualizzazione dei messaggi sui cellulari, confessano e vengono arrestati.

È solo l'ultima tragedia tra quelle che la cronaca ha individuato negli anni. E che ha per protagonisti giovani e giovanissimi, che decidono di sterminare le proprie famiglie. Alla base dei conflitti, spesso fattori economici o divergenze personali. 

I casi negli ultimi anni sono aumentati con una incidenza spaventosa. Ma quel che mi ha fatto davvero inorridire è stato leggere, tempo fa, una dichiarazione di un criminologo, Francesco Bruno:

"I parenticidi, seppur orribili, si possono capire. Nessuno nasce omicida, ma se un giovane arriva a compiere un delitto è chiaro che la responsabilità sia dei genitori. Ai genitori non frega niente dei figli. È fallita la famiglia, la scuola e la società: i ragazzi sono le vittime.  A causa di ciò i ragazzi arrivano a compiere delitti di questo genere come se usassero i videogiochi”.

Perdonatemi, se ho trovato questo commento eccessivo. Come dico spesso, non sono madre però mi domando se sia possibile scaricare la responsabilità di queste tragedie tutta sulle spalle dei genitori. Sicuramente molte famiglie hanno perso di vista alcuni valori fondamentali per l'educazione dei giovani, in alcuni casi c'è meno attenzione tanto da portare a trascurare  segnali di disagio  che possono essere importanti.  

Davvero non si nasce omicidi? Davvero è tutta colpa del fallimento di famiglia, scuola e società? O c'è ben altro e i risvolti psicologici sono così vasti che diventa complicato stabilire con assoluta certezza cosa ci sia davvero dietro questi delitti?



25 aprile 2021

[25 APRILE] DA LIBERE SEMPRE DI MARISA OMBRA

Archivi Associazione Marisa Ombra

" La zona libera era occupata dai partigiani. Ma si trattava di una condizione provvisoria, perché tutto il territorio del Monferrato e delle Langhe nel quale si svolse la mia Resistenza - come tutti i territori, del resto - era alternativamente percorso da repubblichini, da tedeschi o da ribelli, salvo qualche zona che riuscì per qualche settimana a costituirsi in <<libera repubblica partigiana>>. La guerra partigiana fu essenzialmente movimento, attacchi e fughe, colpi di mano e ricerca di nascondigli. Non era, per intenderci, una guerra regolare con fronti più o meno delimitati, con le trincee, le sedi dei comandi, eccetera. Era qualcosa da inventare e praticare giorno per giorno, se non momento per momento.  Per dire che ci si muoveva nella provvisorietà più assoluta e non sapevi mai dove saresti stata e che cosa sarebbe successo di te due ore dopo.

Dalla famiglia mi separai subito. Mi venne dato il compito della staffetta. Era un lavoro solitario e perciò molto pericoloso. Tutto dipendeva da te, eri tu a decidere cosa fare, come muoverti. Il comando - appartenevo alle formazioni garibaldine - ti dava un ordine. Poteva essere: accompagnare un comandante da un punto all'altro della zona, andare alla ricerca di un distaccamento con il quale si erano persi i contatti durante un rastrellamento, perlustrare un punto del territorio del quale non si sapeva più niente, verificare se erano già arrivati i repubblichini o i tedeschi o tutt'e due. In questo caso occorreva registrare il più precisamente possibile dov'erano, come si muovevano, quanti erano, come erano armati, eccetera.

Come eseguire il compito era una cosa che dovevi decidere tu sul momento, a seconda della situazione in cui venivi a trovarti. 

A quasi settant'anni di distanza, ritengo quel periodo il più importante della mia vita. Ciò che mi obbligò a crescere e a scegliere quelli che sarebbero stati - come chiamarli per evitare l'enfasi? Non trovo parole più precise - i <<capisaldi>> forse, più modestamente, i punti fermi, i binari, i riferimenti di base che guidarono successivamente tutta la mia vita."


Grazie a Marisa Ombra per avermi indicato con le sue parole quanto siano state importanti le donne durante la Liberazione. Un insegnamento che non dimenticherò mai.

Buon 25 Aprile a tutti voi.



Vorrei ricordare anche Milva e vi lascio la versione di "Bella Ciao" da lei cantata a Canzonissima nel 1971.


Ho aderito all'iniziativa ANPI e lasciato dei fiori sotto la targa della via di Desio dedicata al XXV Aprile


24 aprile 2021

[SABATO DI POESIA] GIOVANNA E I BEATLES DI VITTORIO SERENI

 

Vittorio Sereni dal web

Nel mutismo domestico nella quiete
pensandosi inascoltata e sola
ridà fiato a quei redivivi.
Lungo una striscia di polvere lasciando
dietro sé schegge di suono
tra pareti stupefatte se ne vanno
in uno sfrigolìo
i beneamati Scarafaggi.

Passato col loro il suo momento già?

Più volte agli incroci agli scambi della vita
risalito dal niente sotto specie di musica
a sorpresa rispunta un diavolo sottile
un infiltrato portatore di brividi
- e riavvampa di verde una collina
si movimenta un mare -
seduttore immancabile sin quando
non lo sopraffanno e noi con lui altre musiche.

Note biografiche sull'autore.
Vittorio Sereni nasce a Luino nel 1913 e muore a Milano nel 1983. È stato un poeta, scrittore e traduttore italiano. Racconta Giovanna, ultima delle sue tre figlie femmine, che suo padre Vittorio Sereni andava regolarmente a San Siro per la partita casalinga dell’Inter accompagnato, nei suoi ultimi anni, da Giovanni Raboni (abitavano nello stesso stabile di via Paravia, a pochi passi dallo stadio) e talvolta anche da Maurizio Cucchi, terza corona poetica del tifo interista. Io l'ho scoperto tardi, merito di Silvia Avallone. Quando i romanzi giusti schiudono le finestre ad un mondo intero, consentendoti di far capolino tra le righe nuove e farle tue. Sereni è un maestro nel fotografare disagio sociale e tematiche storiche. Così come è attento al valore indissolubile dell'amicizia.  Incisivo ed intimista, la chiarezza della sua poesia è così vicina al romanzo da assimilarlo e farlo proprio. La scherzosa presa in giro  alla figlia è un monumento di brio e ironia. Non toccatemi i Beatles😉 

23 aprile 2021

[POSTITIZIE] L'AMICIZIA IMPROBABILE VIA SKIPE TRA UNA NONNA ULTRANOVANTENNE E UN VENTENNE!


da Positizie.it

Lei si chiama Jacqueline Tolu, è una nonna francese di 98 anni che vive in una casa di cura a Bonneuil-sur-Marne, vicino a Parigi e da mesi a causa del Covid non può ricevere le normali visite, mentre lui è Elliot Bellman, uno studente inglese di 20 anni, che vive con i suoi genitori nel Kent, nel sud dell’Inghilterra e studia lingue alla Warwick. Elliot aveva intenzione di andare in Francia per fare pratica con la lingua, ma i piani sono stati rimandati a causa dell’emergenza sanitaria, così, bloccato a casa, scopre il programma di scambio linguistico Shareami, un’iniziativa che crea collegamenti internazionali, mettendo in connessione giovani che studiano il francese e anziani francesi tramite videochiamate, 

una bellissima iniziativa che ha un grande valore per entrambi, infatti dà ai ragazzi l’opportunità di praticare la lingua e agli anziani che si trovano in casa di riposo la possibilità di restare attivi, chiacchierare con qualcuno, ricevere delle visite virtuali e sentirsi ancora utili, soprattutto durante tutti questi difficili mesi di limitazioni e impossibilità di ricevere visite reale da parte di amici e parenti, 

così ormai da mesi i due stanno facendo un incontro di chiacchiere settimanali via Skype e quello che era partita come una prova, nei mesi è diventata proprio una vera amicizia virtuale tra i due, che non hanno perso un appuntamento, ogni Lunedì si collegano e parlano per un’ora.

Tutto è possibile! Viva la vita, viva l'esperienza, viva l'amicizia che non ha confini né di età né di distanza, né di spazio.



Dal sito Positizie.it

21 aprile 2021

[SOCIETÀ] LA SOVRAESPOSIZIONE ONLINE MI DISTURBA!

 

CommunicationVillage.com

Comincio ad essere veramente disturbata dalla sovraesposizione pubblica dell'esercito di millennians + plus a cui sono costretta ogni sacrosanto giorno.  Fidanzamenti, matrimoni, gravidanze, nascite, separazioni, divorzi tutto documentato fin nei minimi particolari su ogni social: Instagram, Twitter, Facebook, Telegram,  Tiktok, ecc...ecc...ecc...

Siamo un esercito di copioni, perchè se Chiara Ferragni si mette in posa davanti allo specchio con il suo bel pancione all'ultimo stadio, ecco che ci sentiamo quasi  in dovere di fare lo stesso anche noi.  Invidiosi come siamo. Non vogliamo essere da meno, perdendo di vista un "piccolissimo particolare" che lei è un personaggio pubblico, una imprenditrice che vale oro e ogni singola foto che posta è per lei: LAVORO. Anche la sua pancia e la sua bellissima bimba, che appena nata le ha fatto guadagnare migliaia di euro con la tutina a firma del suo brand. Nuovissima linea per i più piccoli.

Come lei vogliamo essere ammirati, adorati, riconosciuti. Andando oltre ogni limite di decenza. Del resto, inutile che ci nascondiamo, desideriamo la stessa vetrina. A costo di renderci ridicoli. E così scattiamo tutto quel che ci capita a tiro e che ci riguarda. La sagra del paese, la passeggiata nel parco, il balletto che mette in mostra il nostro essere fuori luogo e fuori tempo.  Siamo lì, visibili, e allo stesso tempo non risparmiando critiche agli altri. Vogliamo che piovano like sui nostri post di FB e sulle nostre foto di IG. Aspiriamo alle stesse visualizzazioni sulle stories. Esibizionisti sfrenati. 

Chiaro, non possiamo ottenere gli stessi risultati. E allora sale l'ansia e ci ritroviamo tutti insieme, un esercito di depressi. Perché quando si abbassa la soglia dell'attenzione dei nostri vicini di casa, cominciamo a farci domande sul perché non veniamo più visualizzati e approvati.  Come succede spesso, alla fine della recita, ci ritroviamo soli e sperduti. Persi e difficilmente recuperabili.  Un grosso rischio, non credete?

Cosa fare allora?

Ribadisco il concetto dell'uso consapevole dei social. A volte non esserci e scegliere di vivere prima di ogni cosa, è la soluzione ottimale. Oppure restare con i piedi a terra, veri. Senza essere così precipitosi da voler mettere tutto in piazza. Vagliare con attenzione ogni foto, ogni frase che parli di noi e del nostro mondo, prima di dover essere costretti a pentirci. Ricordarsi che sono solo un mezzo. Non lo scopo della nostra vita. E aspettare che passi. Come tutte le mode, anche questa finirà.  E sul mercato delle emozioni, vince la cura di sé, non l'esibizione.


18 aprile 2021

[RIFLESSIONI] AMOS OZ: DA GIUDA AI SOGNATORI.

Perfettamente Chic.it

"Ti dico anche che, malgrado tutto quello che ho detto prima, beati i sognatori e sventurati coloro che hanno gli occhi aperti. I primi non ci salveranno di certo, né noi né i loro discepoli, ma senza sogni e senza sognatori la maledizione peserebbe mille volte di più. E' per merito dei sognatori se anche noi, i disincantati, siamo un po' meno pietra e disperati di quanto saremmo senza di loro. E anche il tuo Gesù era un grande sognatore, forse il più grande sognatore di tutti i tempi. Ma i suoi discepoli no. Loro erano avidi di potere e hanno fatto la fine di tutti i loro simili del mondo: sono diventati dei macellai."

(AMOS OZ - GIUDA - EDIZIONI FELTRINELLI)

Vi avevo promesso che avrei ripreso in mano un post che avevo in bozza da qualche tempo in cui disquisivo bonariamente su sogni e sognatori dopo aver letto Giuda di Amos Oz. Giuda è un capolavoro e le riflessioni sono tante. Ma più di tutte mi soffermerei su di una delle domande che mi sono posta a conclusione della lettura fatta. Ponendo l'accento su una delle qualità riferite al genere umano. Essere sognatoriMi sono detta sì, è vero;  il mondo si divide tra sogno e disincanto e gli uomini ne sono gli artefici.
I (sognatori) sono una razza all'apparenza fragile, ma mai asservita e di sicuro incorreggibile. Capaci di aspettare un tempo infinito prima di riuscire a mettere in atto e a realizzare il loro sogno; correndo il rischio, dotati come sono di  pura caparbietà, di  non vederlo mai realizzato.Passando intere notti con la testa sul cuscino e la mente tra le nuvole ad immaginare una varietà infinita di strade da percorrere per attuare i loro desideri.Convincendo tutti e se stessi che persino due rette parallele alla fin fine riescono a congiungersi.
Mi vengono in mente una miriade i sognatori compresa me.

17 aprile 2021

[SABATO DI POESIA] RESTIAMO UMANI DI VITTORIO ARRIGONI


La storia siamo noi,
la storia non la fanno i governanti codardi con le loro ignobili sudditanze ai governi militarmente più forti.

La storia la fanno le persone semplici,
gente comune, con famiglia a casa e un lavoro ordinario,
che si impegnano per un ideale straordinario come la pace,
per i diritti umani, per restare umani.

La storia siamo noi,

che mettendo a repentaglio le nostre vite,
abbiamo concretizzato l'utopia,
regalando un sogno, una speranza a centinaia di migliaia di persone.
Che hanno pianto con noi,
approdando al porto di Gaza,
ma sono state lacrime di gioia.

Il nostro messaggio di pace,
è un invito alla mobilitazione per tutte le persone comuni,
a non delegare la vita al burattinaio di turno,
a prendersi di petto la responsabilità di una rivoluzione, 
rivoluzione interiore innanzi tutto, verso l'amore, l'empatia,
che di riflesso cambierà il mondo.

La pace non è un'utopia,
e se lo è abbiamo dimostrato che a volte le utopie si concretizzano.

Basta crederci,
fermamente impegnarsi,
contro ogni intimidazione, timore, sconforto,
semplicemente restando umani.

Restiamo umani.


(Vittorio Arrigoni - da Fondazione Vittorio Arrigoni) 



Note biografiche dell'autore

Vittorio Arrigoni nasce a Besana Brianza nel 1975. Muore a Gaza nel 2011. È stato  attivista, giornalista e scrittore italiano.  Era un sostenitore della soluzione binazionale come strumento di risoluzione del conflitto israeliano-palestinese. Si era stabilito nella Striscia di Gaza da pacifista per aiutare la popolazione arabo-palestinese contro il tentativo di pulizia etnica perpetuato nei loro confronti dallo stato di Israele. Fu rapito  e ucciso tramite strangolamento da un gruppo terrorista definitosi jiadhista salafita. Quest'anno ricorrono i dieci anni dalla sua morte. Di lui Moni Ovadia disse: era un essere umano che conosceva il significato di questa parola. Ogni suo intervento scritto terminava con la celebre frase "restiamo umani". Ma cosa è rimasto di davvero umano ormai negli uomini? Lo siamo davvero mai stati?




Impegnate cinque minuti e guardate il video che ho postato, si 
può dire sia il suo testamento. Vittorio Arrigoni "il vincitore".

15 aprile 2021

[CRONACA] LA MENSA DEI POVERI DI PORTICI RISCHIA LA CHIUSURA


Identità insorgenti.it

L’Avv. Riccardo Russo è  il responsabile e fondatore della Mensa del Buon Samaritano sita a Portici  (Napoli), che assicura pasti cucinati giornalieri a circa 70/100 bisognosi, in questi giorni sta tentando di gestire  una situazione che potrebbe avere un tragico epilogo se non verrà affrontata  con concretezza.
La sua raccolta fondi serve a pagare le bollette insolute (a causa della pandemia) per il consumo dell’energia elettrica all’ENEL che ha minacciato di interrompere la fornitura se non si paga al più presto. Ecco come contribuire in maniera sicura alla raccolta fondi necessaria:

12 aprile 2021

[POSTITIZIE] UNA BARCA A POLIGNANO DIVENTA LIBRERIA

 

Cala Portalga - Repubblica.it

Una vecchia barca di legno per la pesca, un gozzo di quasi sessant’anni chiamato “Gozzo Carlino” dal nome del suo proprietario, è stata trasformata dai pescatori che si prendono cura della caletta di Portalga in un suggestivo punto di bookcrossing, dando nuova vita alla barca ormai troppo vecchia per essere utilizzata, 

la barca è stata divisa a metà, una metà ha ospitato il presepe durante l’inverno, mentre l’altra metà è stata adagiata in un bellissimo angolo panoramico, su una scogliera, davanti al mare e riempita di librifermarsi e godersi la bellezza, farsi riempire gli occhi dal mare e l’anima dalle parole scritte. Nel principio del Bookcrossing la consultazione è libera e chiunque può prendere il prestito un libro, oppure aggiungere libri che vuole condividere, al momento sono presenti circa 100 volumi, che riempiono completamente i tre scaffali inseriti nella barca, 

mentre i pescatori che hanno partecipato all’iniziativa raccontano che la loro libro-barca sta riscuotendo successo e che nelle giornate di sole non sono rari i visitatori e gli amanti della lettura che prendono in prestito un libro e lo vanno a leggere in riva al mare, 

I pescatori hanno voluto, allo stesso tempo, valorizzare sia la caletta, con la sua cultura e tradizione, che la lettura, che la possibilità di vivere più lentamente, fermarsi, “gettare l’ancora” e riassaporare piaceri che molto spesso nella fretta vengono trascurati, come godersi qualche pagina di un buon libro, di fronte al mare. 

Un modo semplice e bellissimo per valorizzare le tradizioni e la cultura del luogo.


LEGGETE, RESPIRATE, AMATE.

Dal sito POSITIZIE.IT

10 aprile 2021

[SABATO DI POESIA] QUANDO ALDA MERINI INCONTRÒ MICHELANGELO MERISI in arte CARAVAGGIO

Nasce una nuova rubrica in collaborazione con mia sorella Pia.

Nel suo Sabato d'Arte lei posterà la foto di  un dipinto che le ha sollecitato la fantasia per molti e MISTERIOSI motivi  ed io sceglierò la poesia di un grande poeta a cui mi ha fatto pensare il medesimo quadro. Spero che l'idea vi piaccia e vi incuriosisca un po'😉 I due post saranno pubblicati  da me e da lei lo stesso giorno. Iniziamo con un grandissimo artista: Michelangelo Merisi ovvero Il Caravaggio. Ho pensato che la poesia della grande Alda Merini fosse perfetta per i capolavori  scelti oggi da Pia nel blog: Tra scrittura ed arte con fantasia. Perché, come le opere di Caravaggio, ha il potere di scavarci dentro e tirar fuori  le emozioni giuste da ognuno di noi. 

08 aprile 2021

[POSTITIZIE] BIMBO DI SETTE ANNI RICEVE FINALMENTE UN CUORE NUOVO

 

Reparto cardiochirurgia Ospedale Regina Margherita Torino (fonte Ansa)

Il suo cuore nuovo ha atteso un anno e mezzo per arrivare a destinazione. E intanto un bimbo di sette anni ha vissuto con il cuore artificiale per 525 giorni.  Un'attesa lunghissima, un vero e proprio record per questo piccolo "eroe" dei nostri giorni.

La sua storia in breve. 

06 aprile 2021

[LIBRI] LE SEGNALAZIONI DEL MESE

 

Dalla quarta di copertina:

Il cane giusto (un bassotto con "amici" selezionatissimi). Le vacanze giuste (una scelta di campo: Santa o Forte?). La scuola giusta per il figlio (in lingua straniera, of course). La festa di Natale giusta (verso metà ottobre per battere l'affollamento di inviti festivi). E gli abbinamenti cromatici da evitare, il galateo delle comunicazioni via whats'app, gli indirizzi da avere in agenda, i quartieri dove cercare casa, i mestieri socialmente accettabili, la cura di sé fra estratti di verdure indispensabile "idratazione"... mettetevi comode, perché essere milanese è un lavoro a tempo pieno. Erano anni che non ridevo così tanto leggendo un libro, l'ironia di Michela Proietti è implacabile nel sottolineare, evidenziare e agitare nella sua "complessità" la figura della "perfetta" sciura milanese che tutto il mondo ci invidia. E credetemi, realista quanto mai, avendo avuto modo di conoscere di persona un ampio campionario del genere. Godibile.


Michela Proietti: La milanese - Edizioni Solferino - pagine cartaceo 252 - prezzo cartaceo 17,00 euro

04 aprile 2021

[RACCONTI] E.I.T.R.D. LA PRIMAVERA IN ARRIVO

Sta guardando quella vecchia insegna sullo stabile che costeggia la carreggiata. Danneggiata e spenta.  È un immobile prefabbricato ormai abbandonato, sfiorato da sguardi di passaggio e da gente che non ha idea di quanta vita ci sia passata lì, dove ha trascorso i suoi primi dieci anni di lavoro. Anni di puro inferno, scrollati di dosso in un mattino di primavera. Se ricorda così bene quel sole e la sua carezza, sicuramente è dovuto al male che si è lasciata alle spalle. Sorride ancora oggi, più di vent'anni dopo, solo a ripensarci. 

E dire che c'era entrata felice e di corsa, un mattino gelido del 1990. Le avevano prospettato una crescita professionale importante, un team di colleghi con cui confrontarsi e da cui apprendere, disponibili e volenterosi. Anche lei lo era, la sua voglia di conoscere e imparare aveva origini ataviche. Risaliva ai tempi del liceo, come la curiosità che l'aveva sempre animata. Ma erano bastate poche settimane per rendersi conto che l'ambiente solare prospettato era una vera e propria galera, per lei e molti altri suoi colleghi da tempo assuefatti al clima di tensione e paura che si respirava dentro. La società era a conduzione familiare, padre e figli. Nulla era come sembrava, le luci sfavillanti che all'apparenza abbacinavano chiunque varcasse la soglia dell'azienda, erano solo uno specchietto per le allodole. Tutto era governato dal polso di ferro del padre e dalla follia manageriale di uno dei figli. Quest'ultimo era un uomo spaventoso, senza un briciolo di umanità, abituato ad avere tutto quello che voleva con il solo schioccare delle dita. Duro, eccessivo nelle simpatie e antipatie che governavano tutto il sistema. Non c'era meritocrazia ma puro asservimento al padrone. Il padre da tempo aveva lasciato campo libero al primogenito che gestiva quel piccolo impero con la prosopopea dell'arricchito arrivato, con una vera opacità negli investimenti e nelle acquisizioni. Terrorizzava chiunque gli fosse a fianco, capace di minacciare anche fisicamente chi osava contraddirlo. Lei era giovane con pochissima esperienza e nessuna possibilità di miglior fortuna. Nel corso degli anni vide un continuo turn over di dirigenti e responsabili. Qualcuno se ne andò sbattendo la porta, altri furono costretti alle dimissioni, subendo un mobbing feroce. Cosa che nel giro di qualche tempo quando il grande capo si accorse che non era una persona né manipolabile, né asservita, cominciò a torturarla psicologicamente. Bastava nulla, un ordine che al mattino era bianco, nel pomeriggio diventava nero. I rimproveri continui, le offese verbali. L'ostruzionismo per impedirle di crescere. Il dolore di poter fare poco. Comprese di dovere imparare il più possibile perché la professionalità sarebbe diventata l'unica strada per uscire da quel girone dantesco. 

Ci mise qualche anno, poi ci fu l'episodio hitleriano. Un giorno, tutte le dipendenti del reparto amministrativo furono convocate in direzione. E impotenti assistettero allo show circense del loro titolare che urlando loro addosso, causa un problema in stallo (non era possibile risolverlo se l'azione non fosse stata sbloccata da lui stesso) disse che se lui avesse potuto le avrebbe messe al muro e fucilate, cumulo di galline come poche altre. Che lui non aveva pietà di nessuno, che odiava le donne e i bambini e che se avesse potuto avrebbe perorato la sterilità di massa. Farneticazioni senza senso, di un uomo con evidenti problemi psicotici, assolutamente primo di morale e di senno. A distanza di anni ricorda ancora i suoi occhi carichi di follia pura e odio verso il genere umano. Fu il giorno. Nel giro di un mese trovò un altro lavoro e nel giro di altri due poté liberarsi di quel male  che le provocava ansia continua. 

L'insegna è l'unico filo che la lega al passato. Per fortuna non le fa nessun male guardarla. Il tempo è un gran medico, cura le ferite e libera cuore e mente.  Inspira profondamente il profumo di fiori del parco vicino. Libertà.

La violenza contro le donne può assumere contorni spaventosi anche all'interno dell'ambito lavorativo. Non dimentichiamo e proteggiamoci. Con questo post partecipo all'iniziativa di Daniele Verzetti sul tema della violenza sulle donne. QUI per conoscere meglio l'iniziativa.



VI AUGURO NUOVAMENTE UNA PASQUA SERENA E COLMA DI AMORE, PACE, SALUTE.

03 aprile 2021

[SABATO DI POESIA] LA PACE DI LI TIEN MIN


Dal Web

Non importa chi tu sia,
uomo, donna,
vecchio o fanciullo,
operaio o studente,
o commerciante:
se ti chiedono
qual è la cosa
più importante
per l’umanità
rispondi
prima
dopo
sempre:
la pace.

(Li Tien Min - storico e politico taiwanese)


Amici miei, oggi il mio sabato di poesia è dedicato alla pace e alla Pasqua di Resurrezione.

Vi auguro di passare i giorni di festa nel modo più sereno possibile. La serenità e la pace sono doni di cui, oggi più che mai, necessitiamo.

Non aggiungo altro.


Serena Pasqua a tutti voi.

01 aprile 2021

[RIFLESSIONI] CHE VALORE HANNO GLI ERRORI?


spremutedigitali.com

In un periodo come quello che stiamo vivendo, in cui sentiamo per intero la fragilità dei passi e delle azioni, i dubbi complicano molte delle nostre decisioni. Siamo insicuri, poco determinati, assillati da migliaia di domande. Stiamo cambiando la stessa percezione di noi stessi, subendo l'influenza di quelli che ci sembrano più sicuri di noi, perfino di chi incontriamo sui social.