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15 novembre 2020

I VINILI DELLA DOMENICA: LETTER TO YOU - BRUCE SPRINGSTEEN

 



È un buon album il nuovo di Bruce Springsteen. Non il migliore.  Il ventesimo, registrato a casa sua, nel New Jersey,  con il solo supporto della mitica E Street Band, più incisiva e dirompente che mai. Fatto e finito in soli cinque giorni. 12 canzoni di cui 9 inedite e 3 composte per il suo album di debutto Greetings from Asbury Park N.Y del 1973. Il boss non si discute soprattutto quando torna al rock classico come in questo caso. Potrà non piacere, essere considerato un limite ma è così, prendere o lasciare. Tornato alle origini, forse fin troppo visto che l'inserimento dei tre brani anni '70 fa percepire tutti i limiti di cui sopra. Ma tant'è, non sarebbe lui. Del resto ha appena finito di sperimentare nuovi suoni con il precedente Western Stars, novità piaciuta sia a fan di lungo corso che a chi era rimasto fermo a The River e poi lo aveva abbandonato ritenendolo sempre uguale. Più risalto alle parole, meno concentrato sulla musica, ma qui fa da padrona la Band. Da ascoltare in loop, pensando ad un viaggio fatto per riabbracciare noi stessi, cercando di non prendere troppo sul serio il Bruce in versione "messia".


Ho deciso di raccontarlo canzone dopo canzone, provando ad evidenziare le note positive e anche quel che, al contrario, mi ha lasciato perplessa. 

SIDE A



One minute you'e here. Prima canzone dell'album, fa capire chiaramente di che pasta sarà fatto tutto il lavoro. Intimista e nostalgica, sul filo dei ricordi e dedicata agli amici che non ci sono più (Clarence Clemons e Danny Federici in primis). "Un minuto sei qui, un minuto dopo te ne sei andato."  Fin troppo, quasi si preparasse ad un addio. E non scherziamo va!



Letter to you. Bellissima. L'ho amata subito. La sua personale dedica alla vita, che pur con tutte le sue difficoltà, bisogna sempre cogliere e fare nostra, mentre continuiamo a camminare. Sound classico che più classico non si può. Una canzone che ti fa innamorare. "Tutto quello che ho scoperto essere vero, l'ho spedito nella mia lettera per te." 



Burnin'train. Si torna nuovamente sull'onda nostalgica dei ricordi che sono come il treno in fiamme di cui ci parla nel brano. Non so come interpretarlo col suo  suono forte e ripetitivo e le parole  perfette per un inno da chiesa anglicana. "Sul tuo letto di spine ti ho portato doni splendenti." Vedete voi.



Janey needs a shooter. La prima delle tre canzoni non inedite, composta nel 1972.  La versione video è del 1978, una chicca che ho beccato su you tube. Stupenda.  Janey, mi ha fatto pensare a Strawberry fields forever, nata solo cinque anni prima.  Il filo che lega le due canzoni è tutto nello stesso tentativo di protezione nei confronti di una ragazza che ha molte persone che le girano attorno ma, come dice Bruce, "Janey ha bisogno di qualcuno che la protegga ora." Tra le più belle dell'album.



SIDE B


Last man standing. Qui si torna agli anni '70. Gli inizi, i gilet in pelle di serpente, i tacchi cubani, quando eravamo giovani e forti."Sono l'ultimo uomo in piedi." E dai... Che facciamo, lettere e testamento?



The power of prayer. Altra  ballata  in puro stile Boss. Unico e inimitabile. "Dicono che l'amore va e viene, ma tesoro, cosa ne sanno, sto raggiungendo il paradiso, arriveremo lì." Ecco. L'amore secondo Bruce. Incorniciato dal sassofono di Jake Clemons, nipote di cotanto zio.


House of a thousand guitar. A volte il troppo storpia. Eccessiva, ridondante, retorica. duemila parole e un unico accordo. No. Mille chitarre sono troppe.


Rainmaker.  L'unica canzone politica. Non ce lo si aspetta da lui. Ma è così. L'unica zampata. Chissà chi è l'uomo della pioggia? Provate ad indovinare. " A volte le persone hanno bisogno di credere in qualcosa di così brutto, così brutto, così brutto."  Amen.




SIDE C



If i was the priest. Qui ci risiamo con l'apologia del pastore da saloon. La seconda canzone non inedita nata tra il 1970 e il 1971. Però bella, molto bella. Mistica, surreale, un po' datata ma bella. Un delicato gioiello.      "Se Gesù fosse uno sceriffo e io il prete." Che mi è piaciuta ve l'ho già detto?




Ghost. Canzone dedicata ai fantasmi del passato. Ad un altro amico che non c'è più, George Theiss, fondatore dei Castiles, chitarrista di grande talento che non riuscì mai a sfondare. Anche qui, la ballata sorprende per la forza musicale e la portata del ricordo. "Sono vivo e sto tornando a casa." Ti aspettiamo Bruce. La tua casa è il palco.




Song for orphans. Terza e ultima canzone non inedita datata 1971. Non ho capito se stavo ascoltando Bruce o Dylan. Nel secondo caso, ci ho perso fin troppo tempo. Non ha bisogno del menestrello, non ha bisogno di altri che di se stesso. Ma capisco che stiamo parlando dei suoi inizi e a qualcuno doveva pur far riferimento. "Ebbene i figli cercano i padri, ma i padri se ne sono andati via tutti." Meno male che ha cambiato strada.




I'll see you in my dreams. Ultima canzone dell'album. Malinconica quel che basta per ricordarci che la festa è finita e gli amici vanno via. " Ti vedrò nei miei sogni, ci rivedremo in un'altra terra." Ma anche prima Bruce.Sorridi, prendi la chitarra, dono di un tuo fan italiano e torna a Surrient'  sta casa aspett' 'a te.





E ora a voi. Commenti, critiche, tutto concesso. Ditemi pure. Vi ascolto. Ma ascoltate prima lui.





12 luglio 2020

I VINILI DELLA DOMENICA: TRUE BLUE - MADONNA

TRUE BLUE - COPERTINA - FOTO DI HERB RITTS
Provare a raccontarvi  la storia di questo album in modo usuale lo farebbe annegare tra la miriade di parole che sono state usate per descriverlo in tutte le parti del mondo.
Dalla sua pubblicazione avvenuta il 30 giugno del 1986 fino a oggi, è l'album più venduto in assoluto (25 milioni di copie)  tra quelli in studio, dell'artista americana.

Tutti e cinque i singoli estratti raggiunsero il primo posto in classifica. Ogni canzone fu scritta con la collaborazione di protagonisti della scena musicale mondiale del calibro di Paulinho De Costa, Jackie Jackson,  Paul Jackson Jr, Stephen Bray, Richard Marx. Fu l'album che trasformò definitivamente la cantante nella superstar e nell'icona mondiale che tutti conosciamo. Il disco celebra l'amore  in tutte le sue forme ed è dedicato a Sean Penn, suo marito all'epoca, definito come "IL RAGAZZO PIÙ COOL DELL'UNIVERSO" trasformando una delle frasi che lui usava per definire il sentimento che li univa, nel titolo da dare all'album.

Già. L'amore, la passione, la musica, la sperimentazione, l'immagine. Tutto l'universo della signora Ciccone gira vorticosamente attorno ad ogni accordo e arrangiamento, ad ogni passo di danza che accompagna le storie. 
È un disco corposo che arriva immediatamente al pubblico e ci resta, come solo le fiabe più belle possono fare, TRAVOLGENDO, innamorando, scolpendo.

E le ragazze dell'epoca, vivono il nuovo successo del loro mito femminile lasciandosi trasportare da ogni canzone, guardando e riguardando  ogni video su MTV, trasformando le loro stanze in palcoscenici nei quali ripetere fino all'infinito ogni sua movenza, ogni suo passo e tutti i look. Che restano iconici per sempre. Mentre i ragazzi sono travolti dal sex-appeal. Perché è questa la grandezza della superstar, del mito Madonna. Farsi attraversare dalle mode, immaginandole e creandone di nuove, lasciandole immediatamente  al suo pubblico, per potersi  rinnovare. E mentre tu cerchi di raggiungerla, lei è già lontana, verso nuovi mondi, verso nuove esperienze, sempre altrove. Inimitabile. Anche oggi, nonostante la stanchezza e i limiti dovuti ovviamente all'età, resta l'unico termine di paragone. Non me ne vogliano tutte le star che negli anni l'hanno imitata a partire da Lady Gaga. Dio salvi l'unica vera regina del Pop: MADONNA.

Ed ora vi racconto l'album a modo mio, seguitemi.

SIDE ONE

PAPA DON'T PREACH:

Secondo singolo estratto, balzò immediatamente al primo posto in classifica, diventando anche quello più venduto. Fu una canzone molto criticata visto l'argomento che trattava, ci furono parecchie associazioni che attaccarono la cantante perché videro nel testo un incoraggiamento alla gravidanza adolescenziale. Cominciarono i primi attriti con il Vaticano. Da qui la lunga storia d'amore tra la Chiesa e Madonna. Le ragazze all'epoca, adorarono il caschetto biondo e il chiodo che indossava nel video. Io personalmente conservo ancora la maglietta a righe bianche e nere  che comprai all'epoca e che è tornata di gran moda. Ho conservato anche l'impermeabile bianco che disegnò per H&M qualche anno più tardi, ma questa è un'altra storia.

OPEN YOUR HEART

Quarto singolo estratto, anche lui arrivò immediatamente al primo posto in classifica.La canzone era stata scritta per Cindy Lauper, Madonna modificò il testo e l'inserì nell'album. Le Scene iconiche della popstar in un peep show coperta solo dal  celebre body dalle punte dorate mentre esprime al massimo il suo desiderio sessuale, si fissarono nell'immaginario collettivo per sempre. Anche qui critiche a iosa per il bambino protagonista del video. E niente, a quei tempi era un assalto ai negozi di lingerie alla ricerca di un body anche lontanamente simile da sfoggiare in discoteca assieme a minigonne in pelle.

WHITE HEAT 
Canzone dance ispirata al mito dei film di gangster degli anni '40 James Cagney, prendendo il nome dall'omonimo film del 1949. Adoro il video che ho postato in cui Madonna da il meglio di sé in giacca sfavillante e Borsalino. 

LIVE TO TELL

Primo singolo estratto dall'album. Una canzone forte che parla di sopravvivenza ad ogni costo e di conflitti familiari. A mio parere una delle più belle ballate scritte e interpretate dalla cantante. Davvero iconica e bellissima anche nel video che promosse il film At Close Range, interpretato da Sean Penn e Christofer Walken. 


SIDE TWO

WHERE'S THE PARTY

Uscì in versione singolo solo nelle Filippine. Ma nel resto del mondo la bella canzone dance ha fatto ballare intere generazioni di ragazzi e ragazzi. E lo stesso titolo è diventato un vero e proprio "urlo di guerra" per dare il via alle feste!

TRUE BLUE 

Terzo singolo estratto e canzone che da il titolo all'album. Uno dei capolavori del pop mondiale. Che si può aggiungere al mito? Forse il fatto che noi fanciulle abbiamo passato interi pomeriggi ballerine ai piedi e fuseaux neri addosso, cercando di imitarne  ogni passo davanti allo specchio? Due i video per la canzone, uno in cui Madonna non appare perché era collegato ad un concorso e quello universalmente conosciuto interamente registrato in uno studio tutto blu con ambientazione anni '50. 

LA ISLA BONITA

Quinto singolo estratto dal successo immediato. Canzone che in un primo momento era stata offerta a Michael Jackson per l'album Bad, ma da lui rifiutata. Madonna la riscrisse e la interpretò in maniera spettacolare, anticipando il filone musicale latin-pop che poi fu portato al successo da artisti come Ricky Martin, Shakira e Jennifer Lopez. Curiosità del video, un giovanissimo Benicio Del Toro sul cofano della macchina d'epoca.

JIMMY JIMMY

La canzone che potrebbe essere stata scritta da ogni ragazza che nella vita ha preso una sbandata per il ragazzo bello e pericoloso del suo quartiere. Madonna, una di noi.

LOVE MAKES THE WORLD GO ROUND

Ultimo brano dell'album che riassume fin dal titolo il senso dell'amore secondo Madonna: "Fate l'amore e non la guerra, non significa nulla se non combattiamo. Niente pistole e coltelli, l'amore fa girare il mondo. " E anche qui, pur in versione pop, colpisce e affonda. Niente da fare MADONNA È MADONNA. Tutto il resto è noia.




Fonti: 
Madonna di Lucy O'Brien
Madonna l'icona del Pop di Valeria Arnaldi

14 giugno 2020

I VINILI DELLA DOMENICA: HELP - BEATLES



Logica conseguenza al post di venerdì dedicato a YESTERDAY, la mia canzone del cuore, è che io vi parli di HELP! l'album di riferimento.

Nel 1965 i Beatles erano stremati, tra stanchezza fisica e mentale. L'anno precedente li aveva consacrati a livello mondiale e ora bisognava rafforzare e anche consolidare tutta la loro popolarità. Ma i problemi personali, soprattutto di John e Paul ,erano parecchi. Il primo era in piena crisi matrimoniale con Cinthia, passava intere giornate in casa ad ascoltare Bob Dylan(che influenzò in maniera palese la sua scrittura al momento di comporre le canzoni per il nuovo album)  e ingrassò a vista d'occhio. Il secondo invece, conduceva una vita sociale molto attiva al fianco della sua fidanzata, Jane Asher, una giovane attrice molto promettente. Paul non amava molto l'idea che le donne lavorassero (maschilista) e questo fu uno dei motivi per cui la relazione era destinata a naufragare. I due Beatles minori, George e Ringo, essendo meno colpiti dall'interesse del pubblico, facevano vita tranquilla e rilassata. Intanto, nel febbraio del 1965, il loro agente, George Martin, li "ricondusse all'ordine" e impose loro di dedicarsi al nuovo film in fase di realizzazione la cui colonna sonora cominciarono a registrare negli studi londinesi di Apple Records. Nasceva HELP!



La canzone che da il titolo all'album e che uscì come singolo apripista, fu scritta da John in piena crisi nostalgica nei confronti della sua infanzia. Qualche anno dopo l'artista dichiarò che fu una delle pochissime canzoni autobiografiche che compose.  Il grido d'aiuto era estremamente sincero. Ci sono dei versi che paiono sintetizzare il rovescio della medaglia di fama e successo: essere sballottolati in giro per il mondo senza comprendere mai appieno dove o chi fossero. Molto probabilmente era anche influenzato dalle prime esperienze con l'LSD e  alcuni momenti del testo, si potrebbero ricondurre allo stato di alterazione mentale dovuto all'assunzione dell'acido.

L'album è composto da 14 brani alcuni molto belli altri onestamente meno, con testi che spaziano dall'amore all'amicizia con accenni all'omosessualità (non loro ma di conoscenti) fino ad arrivare ad alcune canzoni come Ticket to Ride molto più complessa delle altre che ha acceso aspri dibattiti sulla sua interpretazione. Scritta da John ma a cui Paul sicuramente contribuì in larga parte, la più lunga realizzata fino a quel momento. Definita la canzone psichedelica (e qui torniamo alle droghe sperimentate nel periodo) la prima canzone heavy metal  della storia del rock, come la descrisse lo stesso John con alcuni riferimenti al turismo sessuale di Amburgo, dove avevano vissuto agli albori della loro storia musicale. Per quel che mi riguarda è una semplice canzone d'amore con un ritmo sostenuto, nulla più.

E poi c'è Yesterday. Paul disse di essersi svegliato un mattino con quel ritmo in testa convinto di averlo sentito chissà dove. Andò al pianoforte e la suonò dall'inizio alla fine. La frase musicale era arrivata tutta in un botto con la freschezza di un sogno, la ricordava perfettamente. Ma temendo di averla ascoltata altrove sottopose i suoi amici ad un mese di stress suonandola ovunque e cercando rassicurazioni a riguardo di un eventuale plagio. Ci mise dentro una frasetta frivola "scrambled eggs (uova strapazzate) a cui seguivano parole come oh my baby how i love your legs (piccola mi piacciono le tue gambe). Il testo fece ridere tutti ma la melodia aveva colpito e affondato.
Solo successivamente, mentre era in vacanza in Portogallo con Jane, riuscì a mettere insieme un testo adeguato. Venne fuori con la stessa facilità della melodia, anche se la storia non è così semplice da comprendere. La persona va via e lui resta lì a ricordarla e forse non si tratta di uno screzio sentimentale ma della morte della mamma. Quando sottopose la canzone al gruppo tutti all'unanimità la definirono "la canzone perfetta".  E convinsero Paul a cantarla in un assolo. Così è arrivata a noi. La canzone più bella del ventesimo secolo e la TOP 1 di tutti i tempi.


Ora vi lascio alle tracks dell'album e buon ascolto a tutti.


HELP - 6 AGOSTO 1965 -  PARLOPHONE RECORDS



FONTI:
THE BEATLES THE BAND THAT CHANGED THE WORLD - THERRY BURROWS
THE BEATLES LYRICS - HUNTER DAVIS

SIDE ONE



26 aprile 2020

I VINILI DELLA DOMENICA: LA VITA È ADESSO (IL SOGNO È SEMPRE) - CLAUDIO BAGLIONI


Già vi vedo alzare le sopracciglia solo a leggere il titolo del post😜ma prometto solennemente, fin dal principio, di mantenere il giusto distacco verso l'Autore dell'album e parlarvi succintamente e brevemente della sua nascita e pubblicazione.Giurin giurello. 
Che poi, secondo voi, quanto tempo ancora avrei fatto passare prima di far tornare Claudio Baglioni sulla pagina del mio blog? Non vi pare che un anno sia più che sufficiente? Parlo e straparlo da mesi e mesi degli album della mia vita e taccio clamorosamente sul BaglionOne???
Non si fa, povero Baglioni, non se lo merita...
Ho tutti i dischi, tutte le cassette, tutti i live del cantautore romano ma l'album di cui vi parlo oggi, per me è L'ALBUM.
E non solo perché ha segnato l'anno più importante della mia vita e gran parte del successivo, quello in cui decisi di fare il grande passo e trasferirmi a Milano, non solo perché ho versato fiumi di lacrime mentre lo ascoltavo in cassetta fino a consumarla, mentre dimagrivo a vista d'occhio e fumavo due pacchetti di sigarette al giorno. Camminavo, respiravo, meditavo, facevo e disfacevo progetti per il mio futuro. Alternavo momenti di estrema eccitazione a momenti di veri e propri de profundis, mentre mi vedevo fagocitata dalla grande e tentacolare città, cadere preda di miliardi di pericoli fino a ritrovarmi quasi esanime su una delle panchine del Parco Sempione. Io, ragazzina meridionale, alle prese con un sogno forse più grande di me.

Lui invece,  era al massimo della celebrità. Con l'album precedente e il successivo tour Alè-oò, aveva fatto il botto (vabbè lo sapete che non riesco proprio a scrivere mantenendo l'aplomb giusto) vendendo quasi 800.000 copie del lavoro(numeri da brividi oggi) e raggiungendo il numero di oltre 1.000.000 di spettatori ai concerti. Stiamo parlando dei primi anni '80; fino al 2019 sono rimasti vertici insuperabili.
L'attesa dei suoi fan era spasmodica, tutti ci chiedevamo cosa avrebbe mai tirato fuori dal cappello a cilindro dopo il successo clamoroso di Strada Facendo. In molti pensavano che sarebbe cominciato il declino, eh... tanti lo speravano, compresi molti suoi colleghi.
Così, l'8 giugno del 1985, esce La Vita È Adesso
È un concept album. Costruito per raccontare la giornata tipo di un ragazzo, dal mattino alla notte. Tutte le canzoni vennero scritte dall'autore al tavolino di un famosissimo caffè dell'epoca, lo "Zodiaco", che godeva di un panorama bellissimo trovandosi sulla collina di Monte Mario. Chi conosce l'album sa, che al suo interno c'è un meraviglioso scatto del fotografo Toni Thorimbert, che riproduce il medesimo panorama. Ma la foto non è stata scattata dal locale bensì dal Roof Garden dell'Hotel Cavalieri Hilton di Roma distante qualche centinaia di metri dal luogo in cui Baglioni concepì l'intero lavoro.



Qualunque tipo di timore sul valore e il peso di quell'album si disperse come nebbia al sole fin dal primo ascolto. Lo stesso Baglioni temeva fosse un lavoro troppo complesso così pieno di parole e di non facile assimilazione. Non essendo una vera e propria critica musicale vi posso solo dire che le armonie furono modificate di volta in volta dal cantautore per dare il ritmo giusto e anche il fiato corretto ai brani. Dato che non c'erano ripetizioni nelle righe di ogni testo. Eppure, è stato così facile imparare le canzoni e memorizzarle per sempre. Io stessa, ogni volta mi sorprendo di come, pure a distanza di ... anni, mi sia così facile ricordare i testi e gli attacchi. L'unica cosa che non mi riesce è mantenere il fiato e la nota ma mi consola il fatto che ormai, non ci riesce  più nemmeno lui😎 lo sapete che non ci vado mai troppo leggera, sarà che è il cantante con cui ho maggior confidenza e strapazzarlo un po' fa sempre bene al mio affetto per lui e a ridimensionamento del  suo ego. Claudio Baglioni è un grandissimo artista, ama la musica e le parole fino all'esasperazione, è un perfezionista, un nemico giurato della superficialità ma soprattutto, e per fortuna, è un sognatore. Nonostante gli anni e gli acciacchi di vita rimane il più importante fautore della speranza e dei sogni nel panorama discografico italiano. Un vero e proprio visionario. Sull'ultimo numero di Vanity Fair Italia dice:
siamo sognatori dunque? Sì per nostra fortuna. Lo dimostrano le pagine più alte e luminose della nostra Storia. Approfittiamo allora della notte che stiamo vivendo per sognare con tutta la forza che abbiamo. Non il ritorno alla solita realtà, però. Sono così tante le cose da cambiare. Sogniamo il "meglio di prima" non il "tutto come prima".

Hai ragione Claudio, siamo sognatori e dobbiamo sognare in grande. Come feci io da ragazzina, come hai fatto tu. E questa volta per rendere migliore il mondo, che è  di tutti. Cercando di non fare gli stessi errori. E intanto grazie, se sono e resto una sognatrice lo devo anche a te.



E adesso la pubblicità - la mia preferita del mio album preferito



Ora le canzoni dell'album. Come sempre cliccate sui link.


Fonti: Vanity Fair Italia 


La Vita È Adesso (il sogno è per sempre) CBS 1985




Lato B



Questo post è dedicato a tutte le donne della mia famiglia che sono cresciute all'ombra della sua musica.



29 marzo 2020

I VINILI DELLA DOMENICA: NERO A METÀ - PINO DANIELE




La storia nella storia dell'album che ha segnato la maturità artistica di uno dei più grandi cantautori italiani, PINO DANIELE, è quella che vi voglio raccontare oggi, prima di cominciare.

Sul retro del vinile c'è una dedica:
Questo album è dedicato a Mario Musella.

Mario Musella, musicista e cantautore napoletano, era il Nero a Metà che da il titolo all'album. 
Perché fosse soprannominato così è presto detto: era figlio di una napoletana e di un soldato afroamericano arrivato in Italia durante la seconda guerra mondiale.
Nonostante sia morto giovanissimo, a soli 34 anni, nella sua breve carriera ha segnato la musica italiana in qualità di voce solista e bassista con il suo gruppo The Showmen,  lavorando con musicisti del calibro di James Senese e Enzo Avitabile, oltre a Pino Daniele. Fu uno dei primi, negli anni '60, a suonare l'R&B marchiando e nutrendo il jazz napoletano.
Claudio Baglioni disse che: "la sua voce scuoteva, ammaliava entrava dentro." 
Non ho fatto in tempo a conoscerlo. Ma sono arrivata a lui proprio attraverso questo album, incuriosita dalla dedica. Eccolo nella sua interpretazione più famosa di Un'ora sola ti vorrei, con la quale vinse il Cantagiro.

Ora torniamo all'album di Pino. Uscito nel 1980 ha accompagnato con le sue canzoni molti dei momenti emozionanti della mia adolescenza. Che poi Daniele sia uno dei punti cardine della musica di tutta la mia vita, potrebbe essere irrilevante per chi mi legge. Ma tant'è. Assieme a Massimo Troisi, splende potente.

Il giovane cantautore napoletano è reduce dai due album precedenti che lo avevano fatto conoscere a tutto il pubblico italiano. La voce unica, la spettacolare bravura di chitarrista, l'incazzatura perenne nelle sue canzoni, le parolacce, il sound del suo blues che farà scuola, lo hanno già reso un artista da tenere in considerazione. A Napoli è considerato un dio, avendo scritto uno dei manifesti della canzone italiana e napoletana a soli 21 anni: Napul'è.
Sicuro di sé e delle sue grandi potenzialità, nel nuovo lavoro infonde con precisa alchimia e dosi magiche tutta la sua grandezza. Le sue radici napoletane, la sua passione per il jazz e il blues, il dna dei vicoli dove è nato e cresciuto, il respiro del Vesuvio, l'odore del mare. Il mondo della musica nera americana con il quale si è nutrito si fonde perfettamente con il ghetto, le luci e ombre della sua terra.
Un talento esplosivo e disarmante. 
Ogni canzone è una capriola tra le radici di appartenenza e la musica che ama:
da Eduardo De Filippo alla rumba sudamericana. Dalle complessità di brani come "Voglio di più", all'ilarità che  accompagna "A me me piace 'o blues".
Fino ad arrivare alla struggente "Quanno chiove" e al piccolo gioiello che è "Alleria".
Ogni canzone un sospiro. Che sia di amore, dolore, allegria, sofferenza. Tutto è vivo, vitale. Tutto pieno e rotondo, global. Il più internazionale dei nostri grandi artisti. Il più severo, malinconico, deciso e romantico. Con questo lavoro, si e ci spinge sempre più in alto fino a quasi toccare quel cielo azzurro che amava tanto. Quel mare. Quella gente. La mia e la vostra gente. La sua musica, la mia, la nostra. Ed in questi tempi timorosi, in cui tutto sembra incerto e provvisorio, è bene ricordare assieme a lui:




E aspiette che chiove
L'acqua te 'nfonne e va
Tanto l'aria s'adda cagna'





Ora cliccate sui link e perdetevi nella sua musica.




Album: Nero a Metà - Emi Italiana - 1980



LATO A







LATO B








Fonti: Wikipedia - Onda Rock.

01 marzo 2020

I VINILI DELLA DOMENICA: FABIO CONCATO - FABIO CONCATO


FABIO CONCATO

Oggi cominciamo così.

Correva il 1982 ed io continuavo a sognare la mia vita futura in quel di Milano, l'unica città in cui agognavo di vivere fin da quando ero bambina. Ma no, ve l'ho già raccontata troppe volte, questa storia.
Lì al nord un giovane cantautore milanese cominciava la sua avventura musicale in un locale che segnò, in quel periodo, l'inizio della storia artistica di molti: il Derby
Pubblica un album con il suo nome d'arte FABIO CONCATO e in pochissimo tempo conquista fama e ribalta nazionale grazie ad uno dei singoli tratti da quest'ultimo, Domenica bestiale. 
Ma è solo due anni dopo, nel 1984, con il suo quinto album in studio FABIO CONCATO (2 la vendetta) che  raggiunge l'apice: un successo clamoroso. Al suo interno la canzone dedicata   alla figlia Carlotta, divenuta un vero e proprio manifesto per tutti i papà: Fiore di maggio. Che poi, se devo proprio dirla tutta, è la canzone che mi piace di meno. Questo per farvi capire quanto siano belle le altre.

Non c'è un brano del suo lavoro che io non abbia amato. Le volte che si sentono  alla radio (sempre più raramente) mi sorprendo a cantarli prima sottovoce poi, gradatamente, alzo il volume quasi a voler dire tu sei l'attimo di me che ho amato quando ti ho conosciuto, non ti potrò mai dimenticare.
L'importanza della musica si riconosce dal significato che si riesce a dare ai momenti in cui l'hai ascoltata per la prima volta, alle volte che le hai permesso di conquistarti, che ti sei arreso alla sua magia. 


Lui è troppo bravo per questi tempi sgangherati (letta da qualche parte in internet). Superba verità. Lo seguo sempre, per la sua simpatia, la sua ironia, la sua freschezza,  e chiaramente, per la sua musica. È un artista  che non si prende mai troppo sul serio. Non ci siamo mai persi di vista ed io resto quella ragazza non troppo filiforme che ballava al ritmo di Rosalina, la mia (sua) canzone preferita.
Ma no, bugia, amo tutte, ma proprio tutte le sue canzoni. L'elenco sarebbe interminabile tra quelle di ieri e quelle di oggi. Sappiate che al Blue Note di Milano tiene concerti strepitosi, come in tutta Italia. Lo avete mai visto dal vivo? Io sì. Lo spettacolo più grande sono lui e i musicisti capaci di dare alle sue canzoni una versione sempre nuova e sorprendente. Ma sì che vi vedo mentre, tasto del mouse premuto sui link che ho lasciato in basso, ascoltate e cantate assieme a lui chiudendo gli occhi. Bravi.






FABIO CONCATO - 1984 - PHILIPS RECORDS


LATO A

FIORE DI MAGGIO
TI RICORDO ANCORA
SEXI TANGO
TIENIMI DENTRO TE
LA NAVE

LATO B

GUIDO PIANO
COMPUTERINO
QUANDO SARÒ GRANDE
ROSALINA
FESTA DI MARE


02 febbraio 2020

I VINILI DELLA DOMENICA: LA GRANDE GROTTA - ALBERTO FORTIS

Oggi vi parlo di un album uscito nel 1981, quando ero poco più di una bambina.
Per una delle mie prime feste di compleanno, forse proprio la mia prima  da adolescente se la memoria non mi inganna, i miei cugini mi prestarono il loro impianto stereo, tra i migliori all'epoca e i loro dischi. Eh sì, mi volevano bene😜
Tra i vinili prestati, si spaziava dai Pink Floyd (ecco che ritornano, un vero e proprio incubo per me) a David Bowie, da Michael Jackson a Prince,dai DM ai Police. Ma pure, tornando all'Italia, De Gregori, De Andrè, Dalla, Battiato, rimasti sempre al top e alcuni che, con i tempo, hanno fatto perdere le loro tracce: Mario Castelnuovo, Garbo, Alberto Camerini, Marco Ferradini e Alberto Fortis.



La Grande Grotta è  il terzo album in studio del cantautore piemontese, il suo lavoro più famoso e più venduto. Rischiava di rimanere nell'eterno limbo dei dischi mai venuti al mondo, se non fosse stato per l'intervento del grande produttore e musicista Alberto Salerno e di sua moglie Mara Maionchi che lo produssero dopo il litigio con il suo ex produttore Vincenzo Micocci (il famoso Vincenzo io ti ammazzerò) che lo aveva portato a rompere il contratto con la IT.
Alla coppia di ferro della discografia italiana, Alberto dedicò la canzone Sono contento di voi.
Un lavoro che vide la luce mentre il suo autore si trovava negli Stati Uniti, in un periodo, per lui, di completa maturità ed espressività sia a livello di scrittura che di voce. Quest'ultima, diviene un vero e proprio strumento che lui adatta con una facilità incredibile a qualsiasi tonalità, rendendola unica ed inimitabile. Ad ascoltarlo, ritrovo eco e armonie da Al Jarreau; rasenta la perfezione. La penna artistica cavalca con grande ironia e allo stesso tempo con speranza e passione, la storia d'amore dei due amanti protagonisti del racconto segnato dalle canzoni. Da Nuovi giorni, in cui il protagonista chiede alla sua amata di seguirlo verso nuovi orizzonti fino ad arrivare a La Grande Grotta, metafora di approdo e serenità rivolta al sole che nasce. Spaziando tra i vari continenti, L'Asia, la "vecchia Europa" e l'America,  lì dove tutto può completarsi, perché l'unica che resisterà, anche se non le risparmia critiche, come accade in Marilyn.
Dopo un lavoro così possente ed impegnativo ci si aspettava, nel tempo futuro, un consolidamento del suo percorso artistico. Cosa che non è avvenuta. Fortis si è lasciato trascinare dall'oblio che ha segnato il resto della sua carriera, tornando solo recentemente sulle scene discografiche con album discreti ma di nicchia. Peccato per il suo grande talento, che brilla tutto in questo album. Penso davvero che pochissimi autori, in quegli anni, seppero spaziare come lui tra i vari generi della pop e glam rock music, in meno di quaranta minuti. Ed è per questo che vi consiglio di ascoltare tutti i brani che metto come di consueto in coda al post. Imperdibili.


Nel video: SETTEMBRE






LA GRANDE GROTTA - 1981

LATO 1


LATO 2









19 gennaio 2020

I VINILI DELLA DOMENICA: 52nd STREET - BILLY JOEL



Billy Joel è New York. Qualche anno fa, nel mio vecchio blog, in occasione del mio primo viaggio nella Big Apple, scrissi un POST (QUI) appassionato, dedicato alla mia città del cuore  e alla colonna sonora che le è stata dedicata da uno degli artisti pop-rock più importanti al mondo. Lo conobbi(metaforicamente parlando) un pomeriggio in cui, come tutte gli adolescenti dell'epoca, mi pareva che il mondo fosse finito. Soffrivo per amore e allora ero certa che mai, nella vita, avrei sofferto più di così.SEEEEE.
Qualche anno dopo conobbi mio marito, che possedeva quelli che, secondo me, sono i suoi tre album  più belli e significativi, scritti a cavallo degli anni '70 e '80.
Il mio preferito però resta 52nd Street ed è di questo lavoro che voglio parlarvi oggi.
Volevo farvi vedere una delle prime foto che scattai a NYC nell'agosto 2011:



Se una è ossessiva, è ossessiva mica per niente😆😆😆

È l'album della maturità. Dopo l'enorme successo del precedente, The Stranger,  e la canzone che aveva fatto da miglior volano al suo successo, Just The Way You Are, la maggior parte degli addetti al settore pensavano che non avrebbe potuto superare quelle vette e che fosse già destinato ad un precoce declino, votato ormai, dopo Piano Man, ad un destino di intrattenitore. Invece li spiazza tutti con un album dedicato alla sua città (nato nel Bronx nel 1949). Un lavoro complesso, che mette in circolo tutto il suo valore e il suo sound che spazia dal jazz al rock, passando per il boogie e il soul. Vince 3 Grammy, vende oltre 7.000.000 di copie, manda in vetta alla classifica Billboard l'album per oltre 8 settimane, tre singoli nella Top Ten: Honesty, My Life, Big ShotCanzoni speciali e non lo dico tanto per dire, le abbiamo sentite migliaia di volte, le conosciamo tutti  e  sono così evocative da trasportarci, in un solo istante, nella galassia dei ricordi. Lui, il suo piano e la sua musica, fanno parte della storia personale di molti di noi. 
Nel corso degli anni qui in Europa è stato dimenticato; un grosso errore. Un grandissimo artista che andrebbe riscoperto. In America non c'è bisogno, ancora oggi, a NYC, fa concerti ogni mese al Madison Square Garden, sempre sold out.  In uno degli ultimi, il 100mo, essendo il primo artista a raggiungere quel numero di concerti su quel palco,  ha invitato un suo caro amico,  un'altra leggenda come lui a festeggiarlo: "zio" Bruce Springsteen. Hanno cantato  "Tenth Avenue Freeze-Out" e "Born To Run" insieme. Tutte le tracce le trovate come di consueto in coda al post. Spero che vi facciano una bella compagnia in questa domenica di metà gennaio e che vi inducano piacevoli ricordi. Io vi lascio con la mia preferita grazie alla quale, ancora oggi, chiudendo gli occhi, torno ai miei anni da adolescente inquieta. Quella ragazzina che, a ripensarci oggi, riesce ancora a strapparmi grandi sorrisi di meravigliosa malinconia.






52nd STREET - 1978 - CBS RECORDS

SIDE ONE





SIDE TWO