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19 marzo 2022

[SABATO DI POESIA]Da me puoi imparare di Giovanni Testori. Dedica speciale a mio padre.





Da me la sola passione
puoi imparare.
Dal mondo impara
tutto l’arco del sole
e lo splendore,
la grandezza dei gesti
in che consiste crescere,
impara dalle madri
il silenzio provvido
gentile,
dalle tombe la morte,
e dal morire d’ogni giorno
l’esame impara a svolgere.
Medita quando l’ombra
ti cade d’ogni sera
sulla fronte:
è passato, mio amore,
un altro giorno.

(Per Sempre - Feltrinelli - 1970)


Note biografiche e riflessioni

Giovanni Testori nasce a Novate Milanese nel  1923 e muore a Milano nel 1993.È stato uno scrittore, giornalista, poeta, drammaturgo, sceneggiatore, regista,  critico d'arte e pittore. Sicuramente uno degli intellettuali più importanti del secolo scorso. Alla fine degli anni '70 prese il posto di Pasolini come editorialista del Corriere della Sera e dal 1978 divenne responsabile della pagina artistica. La sua poesia sembra provenire da un mondo più lontano rispetto a quello cui apparteneva e a cui era legatissimo.  La poesia di oggi mi ha fatto pensare a mio padre, l'uomo che mi ha insegnato, tra le tante cose, l'importanza delle passioni. E nel giorno della Festa del Papà, gliela dedico. Con immenso amore.

Buona festa a tutti i papà. Quelli che lo sono per aver donato la vita e  quelli che lo sono nel cuore.


20 marzo 2021

[SABATO DI POESIA] IL FERROVIERE CONTADINO DI MARIELLA ESSECI

 

Foto privata vietata la riproduzione

Da quella scaletta che prendevi  di corsa,

ci hai abituato a salutare il mondo

quello che scorreva sempre più veloce di noi.


Ci hai spinto a non rimanere in sosta,

ma a correre con quanto fiato avevamo in gola

per abbracciare vita e sogni.


Il fischio con il quale salutavi le partenze

dava ritmo al tempo e ai sorrisi

quelli belli e luminosi con cui ci accogli


E molti erano i giorni delle tue assenze

in cui la vita sembrava sospesa

e l'attesa l'unica virgola determinante


E tra i chilometri percorsi e il vento

hai trovato il posto dove appoggiare gli anni

quelli che contengono esperienza


Nell'orto di Dio, dove poni l'accento

rinasce la vita ogni giorno

grazie alle tue mani


E mai mi basteranno le parole

per ringraziarti 

perché il mio cuore è tuo

caro papà


(Mariella Esseci - le mie poesie - 2020)


Note biografiche sull'autore.

Mariella Esseci nasce a Benevento nel 19.. vabbè, nel secolo scorso. Vive nella provincia di Monza e Brianza dal 2000 ma è lombarda d'adozione dal 1985. Lavora come la maggior parte dei suoi concittadini risparmiandosi poco, ma quello è caratteriale, l'ha ereditato dai genitori. Le piace scrivere, prosa e poesia. Ha un blog da oltre dieci anni dove la parola d'ordine è passione. Ne ha tanta, lo si capisce da tutto quello che fa. Abbastanza testarda, quando c'è da sguainare la spada non si tira mai indietro. Ma sa essere molto dolce, quando meno te lo aspetti. La sua scrittura è limpida e scorrevole,  a volte evocativa, riesce ad abbracciare le persone e reputa fondamentali le parole. Nella vita ha un carattere simile a quello di suo padre, si dice sia la sua fotocopia. Ma come lui, riesce a dare conforto anche ai sassi, perché capace di cura e ascolto. Per tutto quello che la riguarda non può far altro che ringraziare la mamma e il papà. A cui oggi, con un giorno di ritardo, dedica il suo sabato di poesia. Amici che mi leggete, vi prego di essere clementi. Non ho mai detto di essere poetessa ma figlia innamorata sì. Quello è per sempre.



19 marzo 2018

UN TUFFO NEL MARE.




La memoria è il nostro tesoro. Racchiusi nel profondo della nostra anima come in un scrigno prezioso, ci sono tutti i nostri ricordi.
Belli e brutti, di sereno e tempesta.
Come pioggia improvvisa a volte ci inzuppano tutti senza che sia possibile trovare riparo.
Noi guardiamo in alto e poi proviamo a chiudere gli occhi: ma loro sono lì, impossibile fuggire.

Io li lascio scorrere random perché di tale bellezza vorrei morire.

Le conchiglie sulla spiaggia erano numerose,  passavamo intere mattinate a raccoglierle  e a posarle in quei bei secchielli colorati e splendenti.
Le palette e le formine a fare castelli.
Alcuni venivano su come la cattedrale di Barcellona; guglie improbabili che si allungavano fino al cielo.
E poi, come gioielli li arricchivamo con i tesori trovati al mattino presto lungo la battigia.
I colori più belli, le traslucenze misteriose, la madreperla improbabile.
Felici coinvolgevamo gli adulti che venissero ad applaudire i nostri piccoli sogni da futuri architetti.
Il mondo lo avremmo dovuto cambiare, saremmo bastati noi e la nostra fantasia.
Poi c'era il bagno, al quale anelavamo dal mattino presto.
Le ore della digestione subita come una condanna, ticchettavano lente. La colazione era smaltita intorno alle 11,00 se le nostre mamme erano clementi.
A quell'ora eravamo tutti in fila ad aspettare il via come fossimo alla maratona: in partenza.
Ci lanciavamo con urla ridicole, baruffe accese di schizzi d'acqua. Risate e rincorse goffe.
Tra tutti c'era qualcuno che non aveva ancora provato a lanciarsi senza braccioli.
Il mare in tutta la sua trasparenza poteva nascondere il male a pochi passi dalla spiaggia.
Eravamo combattuti, provare oppure no, la gioia era mista a sgomento. Fare quel passo?
Un papà colse il desiderio e allo stesso tempo il timore e allora prese in braccio il suo tesoro e lo condusse con sè.
Gli altri dietro a fare da sponda.

Per qualche giorno ci furono lezioni di nuoto a cui ci abituammo.
Poi venne il momento del tuffo nel mare, perché si era pronti.
Ingoiammo acqua che fece lacrimare occhi e stringere i polmoni. Ma come nella vita così nel mare la necessità ti fa dimenticare le difficoltà e le paure.
Qualche bracciata allontanò ogni remore. 
Divenimmo provetti pesciolini. Ci furono gare, vinte e perse e ancora tante risate. Tanti tuffi forti di spalle potenti.
Quel papà che decise il momento restò un eroe. Ma era il mio e ne fui persino gelosa.
Cosa che con il tempo non è passata mai. 
Di orgoglio e di amore è questo scritto.
Grazie papà lungo la striscia del tempo la tua bimba ti amerà sempre con forza e controvento.
Buona festa del papà agli eroi quotidiani dei bambini  di tutto mondo.



20 marzo 2016

Papà.


Ieri era la tua festa.
Non amo scrivere di feste e festeggiamenti sul mio blog.
Per cui, sarò breve anche adesso.





Ti stringo la mano, forte eh, forte.
Non la lascio come non la lasciavo da bambina.
Non te la lascio adesso perché adesso più che mai c'è bisogno.
Sono lontana eppur vicina.
Si sta lottando insieme, in questi giorni duri.
Per proteggere, per riparare, per curare, un'anima cara.
Che soffre, che lotta, che risolleva la testa ogni tanto, ma è tanto stanca.
E tu, sei lì. Con le spalle fiaccate, dalla stessa cura che abbatte, che colpisce.
La cura.
Ogni giorno, un passo avanti.
Ogni giorno, le carezziamo la guancia, le teniamo forte il viso, le attutiamo i colpi.
Ogni giorno, ci siamo.
Tu un po' di più.
Tu papà.
Grazie.

(@Mariellaesseci - tutti i diritti riservati)