Nonna Carmela mi faceva salire sulla sedia di paglia in cucina quando preparava la pasta fresca di casa. Ed era un tripudio di fusilli, cavatelli, tagliatelle. Senza troppe parole. Ed io ricordo tutto, ogni suo gesto, ogni misura, ogni sapienza. E se oggi cucino come so fare, so che è merito suo e dell'amore di mia madre. Era una donna di sostanza e precisione. Quanto ho imparato da lei.
Scrivo perché mi scappa da scrivere...
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02 novembre 2021
30 ottobre 2019
LA RICCHEZZA DEL CUORE.
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| Foto privata - vietata la riproduzione |
Non ricordo bene il momento esatto in cui, vedere persone di una certa età ha dato il via ad un incontenibile senso di tenerezza. Da quando compresi che, anche io, avrei avuto il viso arricchito dalle rughe e il passo più lento. Ed è successo tanto tempo fa, ero praticamente ancora una ragazzina. GLI ANZIANI. Li amo da quando avevo sei anni e mia nonna Carmela mi faceva salire su di una seggiola per imparare a "tirare" la pasta per le tagliatelle o per i fusilli che, da noi, si arrotolavano con il ferro da calza. Oppure è accaduto durante le mie estati in campagna, quando nonna Maria mi mandava a prendere le uova nel pollaio ancora calde del "culo" delle galline che rapinavo. O quando la sera nonno Antonio mi insegnava a giocare a scopa, anche se contro di lui non vincevo mai, aveva una memoria strepitosa, ricordava tutte le carte uscite. Ed erano risate incontenibili quando mi rendevo conto che faceva finta di perdere perché io mi ero arrabbiata da morire. Sono diventata bravissima nei giochi di carte ma mai quanto lui. Ora, quando mi fermo ad osservare i miei genitori, il loro passo sempre più curvo, i loro affanni e mi si chiude il cuore, mi scopro a sorridere tra le lacrime mentre il passo successivo è correre ad abbracciarli forte. Mi viene in mente tutta la magia dell'infanzia, mentre osservo, durante i miei percorsi quotidiani da pendolare rassegnata, la dolcezza e la stanchezza di membra che hanno vissuto tutto, amato e odiato. Persone che portano con sé l'esperienza che forse noi adulti non acquisteremo mai, perché erano altri tempi, altri modi, altra vita. E sorrido sempre per rassicurarli, a volte li sorprendo smarriti. Hanno gran voglia di parlare, di raccontarsi. Mi viene naturale partecipare e dire di me, perché sono sempre interessati, ancora curiosi. Sono belli e vorrei regalare loro ancora del tempo. Ma forse, non lo vorrebbero. In uno dei miei viaggi da pendolare, mi è capitato di stringere forte le mani di una nonna che mi raccontava delle sue nipoti e gli occhi le brillavano, o forse era lei che stringeva le mie mentre mi guardava ed io avevo lo sguardo reso opaco dalle lacrime. Chissà se tutto quell'amore che hanno regalato e che regalano ancora, è compreso fino in fondo. Io mi illudo di sì, pur vedendo ogni giorno tante teste giovani chine e rese cieche dalla luce dei cellulari. Mi illudo di sì, se penso a tutto il bagaglio di ricordi e di esperienza che mi porto dietro. Sono così ricca dentro grazie ai miei nonni e ai miei genitori. Di quella ricchezza del cuore che non si può improvvisare. Perché è stata coltivata anno dopo anno, con cura e attenzione. Ce l'hanno regalata loro, coi loro gesti, coi loro sorrisi, con la partecipazione. Ci hanno insegnato la vita, l'amore e il rispetto. Io sono migliore grazie a loro.
Chissà se i ragazzi di oggi ai sorrisi ricevuti dagli sconosciuti, un po' avanti di età, rispondono con altri sorrisi. Se si fermano ad ascoltare i loro racconti. Si arricchirebbero con quel mondo d'amore che stiamo perdendo. Prima che sia troppo tardi.
PS: amo la canzone che ho postato. La amo perché dice tutto, illumina tutto, mi riempie gli occhi di lacrime tutte le volte che l'ascolto. Pura poesia. Altro che canzonette.
09 agosto 2019
IL RIONE LUZZATTI E L'AMICA GENIALE
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| Foto privata di Antonio S. |
Lo conosco da tempi non sospetti, diciamo da qualche decina di anni, perché è il posto dove è nata mia madre. Figlia di un giovane macchinista beneventano, che prima della 2° guerra mondiale, dovette lasciare la sua terra originaria e trasferirsi per lavoro nella grande città, assieme ai figli e alla moglie. Rimase lì per poco tempo perché, allo scoppio del conflitto, tornarono alla loro vita di provincia. Ma sia mia nonna che mia mamma, mi raccontarono di quel piccolo appartamento al primo piano, con due finestre che si affacciavano su uno dei cortili circondati dai palazzi del quartiere. Non c'era bellezza sicuramente, ma nei loro occhi, durante i racconti, leggevo la malinconia di quel tempo antico, sospeso tra due orrori. La giovane sposa dietro la finestra aspettava il ritorno del marito dal lavoro faticoso, sporco della fuliggine di carbone che riempiva mani e polmoni e i figli piccoli ,desiderosi di riabbracciare quel padre spesso lontano, anche per diversi giorni. Altri tempi, altra vita, altri respiri.
Era ed è un quartiere popolare, venuto su a cavallo delle due guerre. Luogo di operai e ferrovieri, di gente, citando Troisi, povera ma onesta.
Un quartiere che, nel corso dei decenni, non ha mai barattato la sua dignità e la sua onestà. Fiero e consapevole, anche se sempre più costretto a fare i conti prima con le cattive amministrazioni e poi con la mancanza di fondi di quelle attuali, aggredito dal degrado che, come in tutte le grandi città, colpisce innanzitutto le periferie.
Nonostante tutto è un quartiere dove i rapporti umani sono quelli di una volta, l'aiutarsi l'uno con l'altro è prassi e il caffè ha ancora quel profumo buono di ospitalità secolare. Passeggiando tra le strade hai la netta sensazione che Eduardo sia lì, pronto per una chiacchiera e na'tazzulella e' cafè...
Ultimamente c'è stata una variopinta invasione di turisti che si sono riversati nelle strade note grazie al clamore e alla popolarità che ha suscitato la celebre quadrilogia letteraria nata dalla mente di Elena Ferrante: L'amica geniale.
Anche se l'autrice non ha mai nominato nei romanzi il quartiere in cui è ambientata la storia di Lila e Lenù, troppi particolari sono a lui riconducibili. A fine giugno è stato inaugurato un nuovo programma di riqualificazione del tessuto ambientale e sociale grazie ad una serie di murales del famoso street artist internazionale, Gomez.
Il tutto è stato possibile grazie alla campagna "I colori del rione" di Anema&Coop.
Mi è parsa un'occasione bellissima per il quartiere che darà ancora più vita e coesione alle persone.
Ma ora lascio parlare le foto, scattate tra ieri e e oggi da mio fratello.
Un architetto che, per scelta e passione, ha deciso di vivere sul territorio. Lui ne è fiero così come io lo sono di lui. E la storia della mia famiglia continua, passo dopo passo, tra quelle strade.
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| foto privata di Antonio S. |
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| Foto privata di Antonio S. |
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| Foto privata di Antonio S. |
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| Foto privata di Antonio S. |
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| Foto privata di Antonio S. |
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| Foto privata di Antonio S. |
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| Foto privata di Antonio S. |
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| Foto privata di Antonio S. |
Per qualche giorno il mio blog sarà in pausa, da oggi partono ufficialmente le mie vacanze.
Vi abbraccio tutti.
31 marzo 2018
FERMARE IL TEMPO.
Avrei dovuto passare questi giorni assieme alla mia famiglia.
Dovevano venire a trovarci ma all'ultimo momento mia madre non è stata bene e hanno dovuto rinunciare alla vacanza e noi alla loro compagnia.
I miei genitori sono anziani, hanno molti problemi di salute e il tempo ultimamente non è stato generoso.
Sono sempre felice quando riescono a sentirsi abbastanza bene da riuscire ad affrontare il viaggio.
E loro di stare con noi anche se per pochi giorni. Si divertono, si riposano e fanno lunghe passeggiate.
C'è tanto verde nella mia zona, un bel parco dove passare del tempo e mille eventi e incontri quando arriva questo periodo. Sarà per la prossima volta.
Certo il tempo a Milano resta ancora incerto, questa mattina e poi nel pomeriggio la pioggia l'ha fatta da padrona.
E allora ho approfittato per preparare la pastiera che secondo tradizione familiare è imprescindibile dalla Pasqua.
Che ci fosse mia mamma quest'anno era la novità, sono abituata a fare da sola.
Fatta e infornata pochi minuti fa.
Ora sono qui al mio pc a ricordare quando le pastiere non era l'unica tradizione di famiglia.
In realtà, con ricetta tramandata dal nonno materno, di origine calabrese, per decenni a casa si è preparato il panettone pasquale. A capo della compagnia mia nonna Carmela e mamma Mimma, che si occupavano di ogni cosa.
Per anni, da bambini, aspettavano con ansia l'inizio della festa. Ne venivano preparati una decina da distribuire poi a tutti i figli.
E noi piccoli, avevamo il permesso di sbattere l'impasto di uno con le mani.
Che poi ci scappava sempre un dito da inzuppare velocemente e succhiare di nascosto.
Dolce e con l'uvetta, non così lontano dal quello lombardo.
Una volta nelle teglie, si portava tutto al forno più vicino, che li cuoceva alla temperatura necessaria.
Il profumo rimaneva in casa per giorni, copriva ogni cosa anche quello della pastiera che per tradizione veniva preparata poi, sia di riso che di grano. E il buon dolce si manteneva per giorni e giorni finendo anche inzuppato nel latte.
La ricetta di nonno Ugo, scritta di suo pugno, è custodita gelosamente da mia madre.
Ci pensavo questo pomeriggio mentre ero indaffarata nel preparare il mio, di dolce.
Chiederò a mamma una copia della ricetta; vorrei provare a realizzarla, per ricordare quei giorni e provare a fermarli un po', con un pizzico di magia grazie ai ricordi.
Quelli che servono per andare con la memoria alle persone care che non ci sono più e per avere modo di ringraziarle per esserci state, e per darci la possibilità, almeno per poco, di tenerle ancora con noi.
Un abbraccio a tutti voi amici miei.
BUONA PASQUA.
30 dicembre 2012
Te piace 'o presepe?
| Il presepe di Dani |
Sono in un momento di ozio, dopo giorni di scorribande emozionali e gastronomiche.
E allora ho ricordato quando da bambina, aiutavo mia mamma e mia nonna Carmela, a preparare il presepe.
Si cominciava dopo l'otto dicembre, festa dell'Immacolata.
La prima cosa da fare era andare il campagna, nelle vicinanze di Benevento a raccogliere il muschio fresco.
Noi bambini venivamo muniti di cassetta da frutta o nel caso peggiore di buste di plastica e, a mani nude raccoglievamo intere zolle fresche e umide.
Tornavamo a casa, stanchi e infreddoliti, con le guance arrossate, ma felicissimi.
Mia madre aveva una grande consolle nel corridoio che liberava dagli oggetti che di solito sostavano lì durante l'anno e sul mobile andavamo a poggiare il muschio verde, cercando di farne un tappeto del tutto uniforme.
Sicuramente il risultato finale era di gran lunga migliore, del prato sintetico di San Siro.
Il tocco finale alla base era la farina che, a piene mani, spruzzavamo su tutto quanto, aiutati dal colino che usava mia nonna per spargere lo zucchero a velo sulle torte.
Era un vero presepe napoletano.
Mio padre, scendeva in cantina a prendere lo scatolone dei pastori di mio nonno Ugo.
Veri e propri capolavori di gesso dipinto a mano, che nel tempo si sono ridotti a cinque/sei pezzi a causa della nostra sbadataggine.
La maggior parte infatti, ha subito la fine che le cose preziose fanno nelle mani dei bambini maldestri, ovvero si sono rotti.
Di alcuni pezzi ricordo persino i colori degli abiti oltre le fattezze.
L'acquaiola vestita di bianco e gonna rossa che, riempiva il suo otre alla fontana.
Il cliente della taverna con maglia azzurra, seduto al suo tavolino imbandito con carne e pesce, frutta e dolce.
Il pastorello con calzoni alla zuava che portava sulle spalle la sua pecorella preferita.
E l'altro pastorello che ozioso, dormiva sulla riva del laghetto (fatto con lo specchietto delle sopracciglia di mia mamma) dimentico di controllare il suo gregge che noi bambini gli spostavamo di continuo.
Giuseppe e Maria, sereni con i loro mantelli lunghi fino ai piedi (azzurro per la Madonna e marrone per Giuseppe) protesi verso la mangiatoia in cui, noi bimbi allo scadere della mezzanotte del 24 dicembre, avremmo deposto il bimbo biondo.
Completavamo il tutto con le casette e la locanda fatte di sughero e cartone, con il castello di Erode che posavamo in alto sulla montagnetta fatta da mia madre, ricoprendo una scatola di scarpe di carta roccia.
Il castello era controllato da una guardia romana in gonnellino rosso e armatura argentata.
Poi in lontananza si vedevano tre cammelli e tre re, che giorno dopo giorno, avanzavano sulla strada verso la capanna di un passo alla volta.
Per arrivare a porgere i propri doni al bimbo esattamente il 6 gennaio.
Anche se, io per prima, ogni volta che potevo, li facevo arrivare in anticipo.
Avevo fretta che arrivasse la Befana e i suoi doni.
Avevo fretta che arrivasse la Befana e i suoi doni.
Mia nonna, con pazienza li rimetteva al loro posto.
La notte del 24, usanza familiare era la processione che avrebbe portato Gesù bambino attorniato da tutta la famiglia in giro per ogni locale della casa, mentre noi bimbi dietro, avremmo cantato in maniera stonata e acuta " Tu scendi dalle Stelle".
La tradizione della processione continua in ognuna delle nostre case.
E mi ricorda il sorriso di mia nonna che dolcemente ci accompagnava nel canto.
Lei,la vera cantante della famiglia.
In tempi recenti, mi capita di ritrovare la magia del presepe in San Gregorio Armeno, a Napoli.
Lì nella strada ogni bottega espone i suoi pastori. La maggior parte rispecchia le tradizioni e la bravura degli artisti/artigiani che li creano.
I negozi sono aperti tutto l'anno ma è nei giorni precedenti al Natale che si respira un'aria eccezionale.
| Gambardella presepi. Immagine dal web |
Ti perdi nella fiumana di persone che ad ogni piè sospinto si ferma per ammirare la perfezione di ogni singolo pezzo. L'apice è la sera, quando le luci delle botteghe si mischiano a quelle del Natale e all'odore di antico e di colori.
E ci ritroviamo tutti quanti ad avere sul volto lo stesso sorriso di quando a presepe terminato, restavamo immobili a guardarlo mentre mamma accendeva le lucine e intorno era tutto buio e silenzio.
Con lo stupore che tutta quella meraviglia rinnovava ogni anno.
Bambini per sempre noi.
BUON 2013 RAGAZZI.E CHE LA VITA VI PORTI OVUNQUE VOI VOGLIATE!
E ci ritroviamo tutti quanti ad avere sul volto lo stesso sorriso di quando a presepe terminato, restavamo immobili a guardarlo mentre mamma accendeva le lucine e intorno era tutto buio e silenzio.
Con lo stupore che tutta quella meraviglia rinnovava ogni anno.
Bambini per sempre noi.
BUON 2013 RAGAZZI.E CHE LA VITA VI PORTI OVUNQUE VOI VOGLIATE!
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