Iris Hewson morì il 10 settembre del 1974 in seguito ad una emorragia celebrale. All'epoca Bono Vox aveva 14 anni. Quell'esperienza per lui ebbe un effetto devastante. Cominciò a correre e non si è mai più fermato. L'irrequietezza che ne scaturì è la molla su cui si è basato tutto il suo futuro artistico e personale.
In piena crisi scrisse I WILL FOLLOW brano che apre il primo album degli U2: BOY.
Il senso di terrore e di sbandamento che le appartengono in realtà sono il filo che unisce l'intero lavoro.
L'amore incondizionato nei confronti della madre e lo smarrimento per la sua perdita ne fanno una canzone dai suoni martellanti e vigorosi. Lui stesso disse che in quel momento voleva creare qualcosa di nuovo e di originale. E pensò di esserci riuscito cercando di suonare meno note possibili. Divenne poi una delle caratteristiche principali della sua musica.
Ma soprattutto è una canzone sentimentale, una dedica lucida e dolorosa alla persona che amava di più al mondo e che aveva perduto, nel momento forse più complicato della vita di un ragazzo.
E oggi, che è il giorno del suo compleanno, mi sembra quella più indicata per festeggiare questo "vecchio ragazzo" che da oltre 40 anni riesce ancora a sorprenderci. Come quando dedica una canzone all'Italia con un filo di voce e stonando di brutto.
O come quando ci ricorda quale sia l'amore più importante. Quello che non finisce mai, spesso conflittuale, contraddittorio, discusso, contestato, sottovalutato, pragmatico, INSOSTITUIBILE.
Buon compleanno BONO e auguri a tutte le MAMME del mondo.
E alla mia.
I will follow
I was on the outside when you said You said you needed me I was looking at myself I was blind, I could not see
A boy tries hard to be a man His mother takes him by his hand If he stops to think he starts to cry Oh why
If you walk away, walk away I walk away, walk away, I will follow
If you walk away, walk away I walk away, walk away, I will follow, I will follow
Ero in uno spazio aperto e tu hai detto Hai detto che avevi bisogno di me Guardavo a me stesso,ero cieco Non sapevo vedere.
Un ragazzo con tanta voglia di essere uomo Sua madre lo prende per la mano Se si ferma a pensare scoppia a piangere Perché?
Se te ne andrai via, via Io andrò via, via.. Ti seguirò.
Fonti: U2 DENTRO AL CUORE - NIALL STOKES - GIUNTI EDITORE
Tutto cominciò nel lontano 1976, con Larry (Mullen Jr.) e il suo annuncio sulla bacheca della scuola a Dublino: cercava dei musicisti per formare un complesso rock. Risposero Adam Clayton, David Howell Evans(The Edge), suo fratello Dick Evans e Paul David Hewson (Bono Vox). Il fratello di The Edge, uscirà dalla formazione un anno dopo. Rimasero in quattro.
Il primo nome del gruppo è Feedback. Un anno dopo lo cambiano e prendono quello di The Hyde. Ma anche questo nome non li soddisfa appieno. Ci sono due versioni per il nome definitivo: la prima ci riconduce al cantante dei Radiators from Space, Steve Averill, il quale suggerisce il nome del celebre aereo spia americano che fu abbattuto mentre era in missione segreta in Unione Sovietica; la seconda al nome dalla linea metropolitana di Berlino: la U2.
Io propendo per la seconda versione, visto l'insana passione per la città che poi li vide rinascere dalle loro ceneri, Berlino appunto.
Dal 1976 ad oggi hanno venduto 170 milioni di dischi, vinto non so quanti Grammy Awards e Golden Globe, varie nomination allo "zio Oscar". Si dice, voci di corridoio eh, siano tra i più grandi gruppi rock in attività al mondo. Ma saranno illazioni...
Non è la prima volta che ve ne parlo, dalle mie etichette sembra che vi abbia già stressato ben 13 volte, questa sarà la 14ma.
Ritornando alla rubrica della domenica, voglio parlarvi del loro quinto album, un capolavoro, così come viene riconosciuto all'unanimità: THE JOSHUA TREE.
Il titolo fu definito da Bono "una vera e propria opera d'arte visto che suonava così bene". Se lo dice lui...
Le influenze blues, country e gospel lo attraversano tutto. Verrà registrato nella maggior parte a Memphis, patria di Elvis Presley, dopo una fase iniziale a Dublino, in una casa in stile georgiano che poi fu acquistata da Adam.
Dalle foto che vedete, si capisce come io abbia consumato il DISCO a forza di ascoltarlo. Con il senno di poi, posso confessarvi che non è il mio preferito. Sicuramente ha fatto conoscere la musica della band irlandese in tutto il mondo piazzandoli saldamente nell'olimpo del ROCK. No, dai scherzo ...
E' un album che raccoglie un quantitativo notevole di simbolismi a partire dall'albero della copertina, che non è quello fotografato da milioni di persone nel deserto californiano, all'interno del Joshua National Park, bensì una Jucca Brevifolia vista nella Death Valley. Ora giace esanime a terra,distrutto dai vandali, esattamente nel punto in cui si stagliava nello scatto fotografico di Anton Corbin.
Altro simbolismo ricorrente sarà il ricordo dei conflitti interni dei paesi americani che avevano visitato in precedenza, traendone ispirazione, come San Salvador e Nicaragua. I soprusi subiti da quelle popolazioni sono ben accentuati in Bullet the Blue Sky e Mothers of Disappeared. Il sociale e l'impegno civile, mischiato al disgusto per la politica americana, è molto presente in questo lavoro, come in tutti i lavori degli U2, Bono ha sempre posto l'accento, grazie alla grande capacità di trasformare il suo pensiero in parole di denuncia forti e importanti, sui deliri del mondo contemporaneo e su tutte le sue contraddizioni. Del resto, lui, è un poeta, che si tratti di ingiustizie sociali o di amore. Diciamo più sincero allora, privo dell'ipocrisia di cui si è ammantato poi, negli ultimi anni da rock star.
Si parla di droga in Running to Stand Hill e della precaria situazione del lavoro in miniera, in Red Hill Mining Town.Ricorderanno un caro amico morto in un incidente in moto a Dublino, Greg Carrol, nella canzone One Tree Hill.
Fino ad arrivare alle sonorità gospel-rock che si sentono in una delle mie preferite: I Still Haven't Found What I'm Looking For. Il titolo se lo inventò di sana pianta The Edge, assieme ad una parte del testo mentre Bono creò la base musicale e completò le parole. Ma la versione migliore del brano si può ascoltare in Rattle and Hum, album successivo molto controverso, accompagnata da un coro gospel da brividi. Vale la pena anche di vedere il video, in bianco e nero, girato in una chiesa ad Harlem.
Le influenze americane si fanno sentire forte e chiaro in un altro brano: Trip Through Your Wires.
Tutto l'album venne realizzato non senza superare diversi ostacoli, come quando Brian Eno (uno dei due produttori assieme a Daniel Lanois) minacciò di scartare una delle canzoni più belle, Where The Street Have no Name, perché le molteplici demo rimanevano incompiute a causa delle difficoltà di registrazione. Dallo stesso album fu eliminato un altro pezzo, The Sweetest Thing, che Bono scrisse dedicandolo alla moglie, per ringraziarla di tutta la pazienza avuta nell'aspettarlo durante le sue lunghe assenze. La bellissima canzone fu pubblicata dieci anni dopo, con un video in cui l'amore di Bono per Ali è evidentissimo. Altro esempio è il brano che Bono dichiarò nato per narrare della sua Irlanda e che invece fu dedicato agli Stati Uniti d'America: In God's Country. Fu ripubblicato in Ruttle and Hum, con un testo modificato.
E arriviamo a With or Without You. La canzone d'amore perfetta, che al primo ascolto provoca emozioni fortissime. Eppure non è una canzonetta banale di quelle che Bono detesta: ai successivi ascolti ci si accorge che è un brano che provoca ansia pura innalzata all'ennesima potenza, grazie ai due temi principali, la resa e l'abbandono. Alcuni dicono si tratti di qualcosa di più puro, un inno alla religione, vista la fissazione di Bono Vox, lui riteneva fosse quasi più adatta ad una chiesa che ad ascoltarla alla radio, fu una vera è propria sfida farla uscire come singolo. È un brano che arriva fino alla fine del mondo. Ah, no, quella è un'altra delle loro...
Il finale forse, è la parte migliore, i puristi del rock saranno d'accordo con me: con Exit e Mothers Of The Disappeared (già citata). La prima, in particolare, dal punto di vista musicale era quanto di più lontano da quel che avevano fatto gli U2 fino a quel momento. Un pezzo sporco, arrabbiato, ripetitivo e rumoroso. Bisognava trovare il modo per evocare la malvagità, lo stato mentale di qualcuno spinto da potenti impulsi, sull'orlo della disperazione. Questo riesce loro perfettamente grazie alla possente batteria di Larry e al suono melmoso del basso di Adam. L'obiettivo di Exit era raggiunto. Quasi un esorcismo, un modo per scacciare i loro demoni.
Sicuramente, l'album segna il punto più alto della loro storia artistica e musicale, quasi eguagliato da ACTUNG BABY. Che mi piaccia più il secondo è un dato certo. Ma è una storia che vi ho già raccontato.
Lunedì sera ero al concerto degli U2 al Forum di Assago.
Sull'onda del successo del loro ultimo album SONG OF EXPERIENCE, il tour mondiale è arrivato anche in Italia.
Poche date e in luoghi assai più piccoli di quelli a cui ci hanno abituato.
Ma lo stesso entusiasmo nell'attesa.
Erano nove anni che mancavano da Milano, l'ultimo concerto (io c'ero) allo Stadio Meazza (scusate ma il derby si avvicina e non riesco a chiamarlo in altro modo) nel 2009.
Penso che su di loro sia stato detto tutto e anche io non mi sono mai risparmiata, basta guardare la cifra di post che gli ho dedicato negli anni.
Però:
Il concerto aveva orari da anziani. È iniziato alle 20.22 e finito alle 10.30. Alle 11.30 ero già a casa.
Hanno cantato 22 canzoni, di cui sette dal nuovo album (e ci sta) e altre che non avevano mai cantato in pubblico come Even better than real thing dal mio album preferito Achtung Baby datato 1991. In realtà era Acrobat, ricordavo male e ringrazio il marito di Claudia per la precisazione. Per cui vi posto il live tratto dal concerto di Milano.
Ma hanno trascurato album storici come The JoshuaTree. Non cantare With or without you mi è parso quasi sacrilego.
Lo spettacolo, tra video e effetti speciali mirava a colpire e c'è riuscito. Compreso un video a fumetti che ho fatto fatica a comprendere e che ha lasciato perplesso la maggior parte del pubblico.
Bono mi è parso un po' imbolsito, si è risparmiato abbastanza (forse la voce non è ancora tornata quella che conosciamo dopo i problemi di un paio di mesi fa).
C'è stato il solito siparietto con tanto di bandiera europea sullo sfondo e video dedicato agli immigrati (voi sapete come la penso su questo argomento eppure mi è parso solo un cavalcare l'onda da "grande artista impegnato" quale vuol sempre apparire). Ci ha stufato.
Insomma, sono uscita velocemente e abbastanza delusa.
Poi, loro sono "il più grande gruppo rock al mondo" :VABBÈ.
Ma mi sono apparsi come l'ombra di quello che sono stati. NIENTE MAGIA.
Questo ultimo album ha fatto tacere vari rumors che li davano per finiti.
Diciamo che è il migliore tra quelli pubblicati negli ultimi dieci anni. E non sarà stato un caso se di questi non hanno suonato neppure una nota.
E come la canzone che da il titolo al mio post, di cui vi invito a vedere video e a leggere il testo.
Gli U2 sono come la Fenice. Rinascono dalle loro ceneri.
Questo album in parte ci riappacifica con la loro musica. Ma a vederli dal vivo non so quanto di buono riusciranno ancora a regalarci. O vorranno.
Speriamo che la prossima volta non facciano concerti pomeridiani, da chiudere alle 19,30 in tempo per cena.
La porta è aperta, si può entrare se potessi, verrei anch'io ma il sentiero l'hai creato tu visto che stai camminando, comincia a cantare e smetti di parlare Oh se potessi sentirmi quando dico oh, che l'amore è più grande di qualsiasi altra cosa sulla sua strada
Così giovane per rispecchiarti nelle parole della tua canzone so che c'è tanta rabbia dentro te scrivi di un mondo in cui potremmo abitare l'un con l'altro e canta come nessun altro
Oh se potessi sentirmi quando dico oh, che l'amore è più grande di qualsiasi altra cosa sulla sua strada
Se il chiar di luna ti ha fatto piangere a Killiney Bay oh canta la tua canzone lascia che la tua canzone sia cantata se ascolti bene potrai sentire il silenzio dire che quando pensi di non farcela più in realtà hai appena iniziato
L'amore è più grande di qualsiasi altra cosa sulla sua strada l'amore è più grande di qualsiasi altra cosa sulla sua strada l'amore è più grande di qualsiasi altra cosa sulla sua strada
The door is open to go through
If I could I would come, too But the path is made by you As you're walking start singing and stop talking
Oh, if I could hear myself when I say (Oh love) love is bigger than anything in its way
So young to be the words of your own song I know the rage in you is strong Write a world where we can belong To each other and sing it like no other
Oh, if I could hear myself when I say (Oh love) love is bigger than anything in its way
If the moonlight caught you crying on Killiney Bay Oh, sing your song Let your song be sung If you listen you can hear the silence say "When you think you're done You've just begun
Avevo sedici anni e un mio compagno di scuola mi dedicò una canzone in classe.
Non sua, chiaro.
Si mise in ginocchio e mi cantò il celebre motivo di Gianni Morandi tra un'ora di lezione e l'altra.
Era, una scommessa fatta con gli amici.
La pagò cara.
Fu cacciato dal professore di storia dell'arte che sopraggiungeva non prima di averla cantata tutta e poi si beccò una nota.
La cosa divenne celebre nel mio liceo; ne parlarono per giorni.
Io lo avrei ucciso per quel momento di "celebrità"non richiesta che mi toccò di sopportare.
Lui pure, per avere perso la scommessa con gli amici (sarei dovuta capitolare secondo loro) e per la nota.
Chissà se oggi se lo ricorda ancora...
Secondo me sì e ci ride su, pensando che a noi bastava veramente poco per avere "qualcosa di cui sparlare".
Qualche anno dopo, un'altra persona mi dedicò una canzone.
Cantata con un filo di voce (bellissima) in una notte di pioggia.
Io sono una donna forte, temprata da anni e dolori.
Indipendente da quando avevo 19 anni. Mai chiesto nulla a nessuno, passo dopo passo. E ne sono orgogliosa, davvero.
Allo stesso tempo penso che, se non ci fosse stata quella canzone, che da il titolo al mio blog e quella voce, io non sarei la persona che sono oggi.
Perché lui, è la miglior parte di me.
Riflessione scaturita dopo l'ascolto del nuovo singolo degli U2 YOU'RE THE BEST THING ABOUT ME (tu sei la parte migliore di me) scritta da Bono e dedicata alla moglie Ali. Non è la prima canzone che Bono le dedica, ma visto il percorso del gruppo, non pensate che siano così tante. Lui dice che fa fatica a scriverle canzoni d'amore (LUI!).
Donna meravigliosa e sicuramente molto paziente per stare assieme ad un artista così intemperante e inaffidabile da oltre trent'anni.
Trovo la canzone bellissima, in pieno stile del gruppo e ciò mi fa ben sperare per quel che riguarda il nuovo album che uscirà il 1 dicembre.
THE SONG OF EXPERIENCE.
Pubblicato a tre anni di distanza dal vecchio lavoro dovrebbe concluderne il percorso. Diciamo che, il precedente mi era piaciuto "nì" come ormai capita da diversi anni. Questo sarà il loro album più intimistico e personale, dedicato alle persone e ai luoghi a loro più vicini e cari, ispirato alle opere del poeta inglese del 18esimo secolo, William Blake.
Per cui, speriamo bene.
Buona domenica a tutti voi amici miei e alla miglior parte di voi.
Sei la migliore parte di me Sei la migliore cosa che sia mia successa ad un uomo Sei la migliore parte di me Sono il tipo di casino che a te piace Sei la migliore parte di me Le cose più belle sono quelle più facili da distruggere Sei la migliore parte di me Tu sei la migliore parte di me
Mi sono domandato quanto un bel momento possa trasformarsi in brutto Urlando, questa è un’altra grande lato del mio carattere Ho tutto ma mi sembra di non avere niente Non c’è nulla da perdere per un uomo che è convinto di fallire
Sei la migliore parte di me Sei la cosa migliore che sia mai successa ad un uomo Sei la parte migliore di me Sono il tipo di casino che a te piace Sei la parte migliore di me Le cose più belle sono quelle più facili da distruggere Sei la parte migliore di me Tu sei la parte migliore di me
Perché? Perché me ne sto andando? Perché me ne sto andando?
Posso vedere tutto chiaramente Vedo quello che tu non vedi Vedo che tu la ami in modo esorbitante Quando lei ha bisogno solo del tuo appoggio
Sei la migliore parte di me Le cose più belle sono quelle più facili da distruggere Sei la migliore parte di me
Perché? Perché me ne sto andando? Perché me ne sto andando?
9 novembre 1989 - la festa sotto la porta di Brandeburgo
Sono un po' in ritardo con questo post ma novembre non è ancora finito.E allora vado lo stesso.
Basta una canzone.
Basta un album.
Si può ricordare pure così. La fine di un epoca e il nuovo inizio. Dopo venticinque anni.
Gli U2 arrivarono a Berlino per registrare ACHTUNG BABY in sei mesi; negli "Hansa Studio". Erano planati in un mondo che stava cambiando, con il desiderio di immergersi in una realtà che desse loro nuova linfa e nuova energia.
Ciò che si percepiva in quel periodo in Germania. Gli stessi berlinesi non ne erano ancora consapevoli del tutto e nell'aria c'era un inaspettato silenzio. Vibrazioni, sensazioni da fare proprie assimilandole sotto pelle. Facile.
Eppure, la creazione di questo lavoro fu tormentata. Il gruppo si era reso perfettamente conto di avere alimentato enormemente il proprio mito, da correre il rischio di soffocare tutta la sua creatività. E di accartocciarsi. Si creò ansia e disaccordo che confluirono in un fronte a due: da una parte Bono e The Edge che erano alla ricerca di idee per un album assolutamente innovativo con incursioni nell'elettronica; dall'altra Larry e Adam, i quali non volevano in alcun modo allontanarsi dal classico stile della band.
Le notizie che arrivavano a noi fan nel frattempo, fecero temere il peggio: il capolinea. Una bastonata a freddo. Le liti quotidiane ad esempio; si registravano demo che poi venivano abbandonate. Quasi una novella tela di Penelope; costruivano di giorno per poi distruggere di notte. Insoddisfazione e crisi profonda. C'era del buono e infatti Brian Eno venuto in soccorso dei suoi amici allo sbando, sembrava convinto (forse l'unico) che ne sarebbe nato qualcosa di innovativo e incredibile.
La copertina del mio album preferito - Achtung Baby
Poi, successe qualcosa: nacque The Fly. Un strano personaggio, con giacca di pelle e gli occhi cerulei coperti da una maschera ottica nera. Enigmatico o forse dovrei dire ambiguo. Un nuovo modo di relazionarsi con tutti. Da lontano, come pare debba essere una vera rockstar. Pure ironico, con quell'aria e quel ghigno luciferino che diventeranno per molto tempo il suo marchio di fabbrica. Eppure capace di scrivere testi intensi e bellissimi, come non mai. Due fronti opposti e complementari: immagine e sostanza. Prendere le distanze quel giusto che serve per raggiungere il proprio centro del mondo. Per ritrovarsi. Ed arrivare alla demo di una nuova canzone che sarebbe divenuta Misterious Ways, con cui ricompattare il gruppo. Fare lo stesso con la successiva: One.
Bono Vox versione The Fly
Fu lo spartiacque. Per loro innanzitutto.
Fra quello che era stata la musica degli anni '80 e quello in cui si sarebbe trasformata negli anni '90.
La stessa copertina dell'album rifletteva una nuova consapevolezza: un caleidoscopio composto da immagini colorate che ricordavano la luce del Marocco (a loro caro) e immagini in bianco e nero. Tutto quello che gli U2 avevano respirato a Berlino dopo la caduta del Muro. La desolazione e pure la speranza. Il cuore batteva di nuovo. La chitarra di The Egde, sofferente per problemi familiari non era stata mai così importante, così presente. Per me l'album rappresenta l'amore. Perché è ciò che viene rappresentato in ogni sfumatura e in ognuna delle dodici canzoni che lo compongono. C'è come un filo logico che le accompagna, una dopo l'altra. Ci sono stati critici che hanno interpretato l'intero lavoro come un'unica intensa canzone. Potrebbe essere. Per me è stato il loro punto più alto. Il mio album del cuore. L'epopea del mito. Non c'erano più barriere. Tutto fluido, tutto possibile. Tutto da potere ancora scrivere e reinventare. Come era accaduto con la caduta di quel maledetto Muro. Come dovrebbe essere per tutti i muri del mondo. Per primi quelli che ci portiamo dentro.
Ps: per qualche giorno amici, sarò assente dal blog. E non riuscirò a passare dai vostri. Ma torno presto. Vi abbraccio tutti lasciandovi in compagnia della mia canzone preferita.
In questo periodo non si parla d'altro che dell'intervista a "Che Tempo che fa" di Bono e di The Edge. La boria del primo. La mancanza dell'altra metà della mela. Larry e Adam.Che hanno preferito rimanere a casa; questo la dice lunga del peso che ha l'Italia a livello musicale nel mondo. Capita che si diventi un mito quando si scrive la storia della musica. Agli occhi degli altri e pure a causa degli altri, il senso della realtà, ciò che si è, viene stravolto.
Dall'immagine deformata di se stessi apparsa nei occhi di chi ti osserva.
I primi a dimenticare che sono solo uomini.
Pieni di difetti. Capaci di non riuscire nemmeno a spiegare con parole semplici cosa sia il "potere". Loro che lo esercitano pienamente nel campo musicale, a ben vedere.
Poi sento cantare Paul e sono io a dimenticare dove sono e chi sono. Tutto è fermo. Voce del primo e chitarra del secondo. Che altro?
E nel tempo immobile ho pensato ad una canzone che è tra le mie preferite.
Anno 1982 lato B (trash) di A Celebration; singolo di successo pubblicato tra i due album October e War.
Da sempre ha avuto una vita travagliata. Gli U2 non la cantano quasi mai durante i concerti (ma io ci sono riuscita a sentirla dal vivo); non è mai stata inclusa in nessun lavoro a parte la versione live in Under a Blood Red Sky.
Quando l'ascoltavo mi sentivo così. Non era esattamente il 1982.Ma poco dopo.
I giochi erano fatti e mi ero smarrita nella loro musica. Ho perso due dei loro concerti più famosi: 1987 Olimpico - Roma. Il mio "moroso" di allora amava Wagner e l'avanguardia rock italiana. Disse che sarebbero durati poco e non andammo. Che cretino. Poi CampoVolo 1997. E' il loro concerto che rimpiango di più: tutto pronto alla partenza; si andava lì sperando di entrare e trovare ancora dei biglietti. Ma all'ultimo, convinti di fare un viaggio a vuoto, restammo a casa. Non me lo sono mai perdonato. Da allora in poi, non ho più perso un loro concerto in Italia.
Questa canzone mi ricorda il tempo in cui ero convinta che niente e nessuno mi avrebbe fermato.E se penso a questo, ritengo di potere perdonare loro quasi tutto. Perché ciò che mi hanno regalato con la musica è un bene incalcolabile.
Mentre le domande soporifere di Fazio quelle no, non gliele perdono. A Fazio.
I know a girl, a girl called Party Party Girl I know she wants more than a party Party Girl And she won't tell me her name Oh no, not me
I know a boy, a boy called Trash Trash Can I know he does all that he can Wham Bam And she won't tell me his name Oh no, not me
When I was three, I thought the world revolved around me I was wrong And so I sing along And if you dance, then dance with me
I know a girl, a girl called Party Party Girl I know she wants more than a party Party Girl I know a boy, a boy called Trampoline You know what I mean
Dal momento in cui, il tredicesimo album in studio degli U2, è apparso come per magia nell'iPhone di oltre cinquecento milioni di utenti i-Tunes come da accordi presi con Apple, si è scatenato l'inferno.
Ho letto di tutto. Chi si è appellato al diritto di scegliere definendo tutta l'operazione uan violenza; chi ha provato in tutti i modi a cancellare per sempre dalla sua libreria musicale l'intero lavoro.
Ben sapendo che seppur eliminato, è arrivato tramite i-cloud; per cui resterà memorizzato ad oltranza.
Ci sono alcuni forum in rete, che spiegano come fare ad eliminare le canzoni.
Ammazza.
Non erano simpatici prima, alle masse che non vogliono essere "lobotomizzate" dalla loro musica, figuriamoci ora.
Come ho sempre pensato e credo di non essere nemmeno l'unica, chi gode del favore degli dei non è mai simpaticissimo.
Detestati come sono, volente o nolente, da fin troppo tempo appaiono degli irriducibili del business, piuttosto che degli artisti di immenso talento.
Definiti guru del mercato visto che trasformano in oro tutto quello che toccano, ma in sostanza solo dei musicisti mediocri (Sharon Osborne, da che pulpito eh).
Dividono il pubblico. Mah.
Tanto chi non li sopportava prima continuerà a farlo. Lo stesso farà chi li ama: CONTINUERA' A FARLO.
E' sempre stato così, dall'inizio dei tempi, dal quel lontano 1976 quando un giovanissimo Larry Mullen affisse alla bacheca della sua scuola un annuncio per creare una rock band. All'appello risposero David Howell (The Edge) e Adam Clayton. Mancava una voce solista David trascinò nel gruppo uno dei ragazzini ribelli della zona. Cresciuto a pane e musica lirica (suo padre era un vero appassionato ) aveva una voce rara, con un'estensione unica. E così Paul Hewson divenne il frontman dei FeedBack prendendo il nome di Bono Vox. Poi, dopo qualche tempo, cambiarono il nome. Prima in The Hype e poi in U2. Ma la loro storia l'ho già raccontata molto tempo fa, su queste pagine e non è il caso di ritornarci.
Artisti, musicisti.Magnifici clown. Con passioni da equilibristi e presenza da attori consumati.
Loro sono sempre arrivati prima. Scatenando prima invidia e poi imitazione.
In gran parte vero motivo di tutto quel veleno che ho letto sul web e altrove.
L'operazione condivisa con Apple è unica. Mai visto prima. Un mostro quale l'azienda di Cupertino che acquista i diritti (fino al 13 ottobre data in cui sarà in tutti i negozi) di un nuovo album pere lo distribuisce in maniera capillare per pubblicizzare il suo ultimo oggetto delle meraviglie.
Di sicuro dopo le accuse, tanta gente li imiterà.
E ancora una volta saranno stati i primi.
Tutto previsto. Nessuna improvvisazione.
E nessuno o quasi ha pensato al colpo dato alla pirateria musicale grazie alla manovra di veicolare la loro musica in maniera completamente gratuita. Anzi.
Alcuni "valenti colleghi" si sono infuriati: "Il lavoro fatto deve essere un lavoro pagato, non regalato." Hanno tuonato.
Ridicoli.
Per cui, passiamo alla musica.
L'unico accento che mi va di porre.
Il nuovo album arriva dopo sei anni dall'ultimo. A dire il vero le ultime notizie spostavano l'uscita a 2015.
Invece era fumo negli occhi. Per depistare.
Diciamo che gli ultimi due lavori del gruppo, sono stati un po' pochino.
Tante canzoni, tante prove, ma la strada sembrava ormai perduta.
Il ricordo della loro grandezza, rimaneva come un riflesso sugli occhiali di The Fly.
In "No Line on the Horizon" c'era stata una promessa di novità.
Il tentativo di provare una strada diversa. Per cercare di non arrivare ad uno spiacevole declino; quello che molti avevano intravisto nell'album precedente "How to Dismantle An Atomic Bomb".
La loro irriverenza, rabbia, invadenza,brillantezza di cui avevamo goduto per oltre vent'anni, sembrava irrimediabilmente perduta.
Nel successivo avevo notato un lavoro faticoso, ma con ottime prospettive di futuro.
Insomma li avevo lasciati sperando.
Mi ero detta <usciranno dalla nebbia di questa copertina e di sicuro con la consapevolezza che il prossimo lavoro sarà migliore>.
Aspettavo fiduciosa riascoltandoMagnificent, Breathe, e la divertente I'll Go Crazy If I Don't Go Crazy Tonight.
Anche a costo di tirarmi dietro delle belle critiche (che in realtà me ne frego si sa), ritengo il nuovo album, il migliore degli ultimi dieci anni.
le riflessioni del precedente hanno aiutato. In più ritrovo le sonorità di Achtung Baby e War che sembrava si fossero perdute oramai.
E ascoltandole una alla volta da più di una settimana mi sento di dirvi di fare lo stesso.
Il singolo che è apertura lo ritroviamo in vetta a tutte le classifiche.
Un brano da radio, trascinante il giusto, perfetto per essere trasmesso ad oltranza.
The Miracle è un chiaro omaggio ai Ramones da parte di Bono; che non ha mai nascosto il suo essere fan del leader. Lo ascolteremo fino alla nausea.
Ma tralasciandolo, vorrei riflettere su alcuni degli altri brani, evidentemente di gran lunga migliori.
Il mio preferito per ora resta Every Breaking Wave.
E' una canzone con echi passati, lo hanno detto in molti. Io mi sono soffermata sul testo e sulla melodia.
Ogni onda che si infrange sulla riva dice all’altra che ce ne sarà un altra dopo
Ogni giocatore (d’azzardo) sa che perdere è il motivo per cui è là
Da qualche altra parte, con coraggio adesso sto dando una risposta al telefono
Come una foglia silenziosa nel vento, l’inverno non la lascerò sola
Ehi adesso Ehi adesso
Non so se ora sono così forte non so se ora sono così forte, non so se sarò così forte per essere qualcuno che ha bisogno di qualcun altro
.............
Tu sai che il mio cuore è lo stesso posto in cui è stato il tuo
Noi conosciamo la paura di vincere perciò finiamo prima di iniziare
Le onde sanno che siamo sulle rocce naufragare non è un peccato
Tu sai che il mio cuore è lo stesso posto in cui è stato il tuo
Noi conosciamo la paura di vincere perciò finiamo prima di iniziare
Molto belle tutte le altre. Da IrisHold Me Close (canzone dedicata alla madre) che ci riporta un Bono Vox figlio, come ai tempi di I Will Follow.
A Sleep Like a Baby Tonight che è una meraviglia di canzone con richiami continui agli anni '80 e un assolo di chitarra finale che è uno spettacolo vero.
Fino a The Troubles unico duetto dell'album (ospite Lykke Li).
Purtroppo non riesco a postarvi i video; c'è ancora pochissimo materiale su di loro, in questo momento.
A mio avviso è un album lucido, carico di suggestioni e ricordi che arrivano dal passato che non devono farci immaginare un rimestar di pentola. Piuttosto una conferma del fatto che loro stessi ne hanno preso consapevolezza. Non lo rinnegano più il loro bagaglio. Quel baule che li ha fatti diventare ciò che sono. Liberi di spaziare come vogliono. Rispettando se stessi, la loro storia e il loro futuro.