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14 novembre 2020

SABATO DI POESIA: ALLA VITA DI NAZIM HIKMET





La vita non è uno scherzo.

Prendila sul serio

come fa lo scoiattolo, ad esempio,

senza aspettarti nulla

dal di fuori o nell'aldilà.

Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo.

Prendila sul serio

ma sul serio a tal punto

che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,

o dentro  un laboratorio

col camice bianco e grandi occhiali,

tu muoia affinché vivano gli uomini

gli uomini di cui non conoscerai la faccia,

e morrai sapendo

che nulla è più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio

ma sul serio a tal punto

che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi

non perché restino ai tuoi figli

ma perché non crederai alla morte

pur temendola,

e la vita peserà di più sulla bilancia.

(ALLA VITA - 1948 )


Note bibliografiche:

Nazim Hikmet nacque a Salonicco nel 1902 e morì a Mosca nel 1963. Del grande poeta turco ho parlato diverse volte da me, ad esempio (QUI). La prima volta che ne sentii parlare fu guardando Le Fate Ignoranti (uno dei miei film preferiti). Era sua una delle poesie che la protagonista femminile, Margherita Buy, leggeva in un momento del film. Come spesso accade, le parole mi catturarono all'istante. E allora le cercai e  trovai i libri come  quello che ho aperto ora,  con le pagine ingiallite dal tempo e le parole sottolineate a matita. Nazim l'esule, Nazim il poeta, Nazim l'uomo profondamente innamorato della vita. Così interessato, così vigile, così curioso, così proiettato verso il mondo che pur per moltissimi anni, poté intravedere solo dalle finestre delle sue prigioni. Ricco di speranza. Generoso, innamorato, folle. Morì un mattino di giugno, e per un po' non se ne accorse nessuno. Lo trovarono accasciato accanto alla porta di casa. Un infarto fulminante lo aveva portato via così come lui desiderava accadesse. Rapidamente. Lasciandoci in eredità  una poesia trasparente e molto comunicativa, che abbraccia con le sue parole l'universo intero. Sì, le sue parole, coraggiose ed eroiche, le sue parole che sono uomini.


12 gennaio 2016

Sei la mia schiavitù.





"Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro"


(Nazim Hikmet - da lettere dal carcere a Munevver)


Essere considerati dal proprio uomo/donna come tutto, luce e ombra. Essere il suo pensiero, il suo desiderio, il suo perenne bisogno. Compagni e amanti. Passione e ragione.
Sì.
Quanto è importante la persona amata per noi, quanto dipendiamo e quanto siamo liberi da lei?

Ok stasera pensieri e parole che scorrono random. Perché poesia è sempre sinonimo di ispirazione e riflessione. Ovunque ci porti.


06 luglio 2014

A proposito di figli e di padri...



Non vivere su questa terra 
come un estraneo
e come un vagabondo sognatore.

Vivi in questo mondo
come nella casa di tuo padre:
credi al grano, alla terra, al mare,
ma prima di tutto credi all'uomo.

Ama le nuvole, le macchine, i libri,
ma prima di tutto ama l'uomo.
Senti la tristezza del ramo che secca,
dell'astro che si spegne,
dell'animale ferito che rantola,
ma prima di tutto senti la tristezza 
e il dolore dell'uomo.

Ti diano gioia
tutti i beni della terra:
l'ombra e la luce ti diano gioia,
le quattro stagioni ti diano gioia,
ma soprattutto, a piene mani,
ti dia gioia l'uomo!


Prima di tutto l'uomo (ultima lettera al figlio)
Nazim Hikmet


Perché ancora una volta oggi, un padre ha fatto del male a suo figlio.


10 aprile 2012

NAZIM HIKMET:IL NUVOLO PRIGIONIERO






Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto


Torno alla poesia dedicando uno spazio al grande poeta turco, semplicemente perchè oggi sento il bisogno di essere coccolata dalle sue parole.

Nato a Salonicco nel 1902, appartiene ad una grande famiglia aristocratica russa.
Il nonno era stato governatore di varie province, il padre un diplomatico.
Studia nel liceo Galatasaray di Istambul, e poi passa all'Accademia di marina.
Pubblica appena 17enne delle sue poesie.
A 18 anni scappa in Anatolia, si capisce subito che ha l'animo tempestoso di chi è alla ricerca di se stesso ma anche degli altri.
Scopre i testi di Marx e la rivoluzione sovietica e decide di emigrare: va a Mosca e si iscrive all'Università comunista dei lavoratori d'oriente, incontra Lenin, vi rimane per sette anni.
Torna in patria per un breve periodo, tra il 1924 il 1925, organizzando una tipografia a Smirne.
Fugge nuovamente, ma poi nel 1928rientra da clandestino in Turchia.
Intanto escono numerosi suoi scritti e libri.
La sua posizione politica non piace al governo anticomunista, tanto che nel 1938, dopo varie condanne e detenzioni accusato di complotti politici e propaganda contro il governo, viene condannato a ventotto anni di carcere.
Ne scontò 12 in Anatolia nel corso dei quali ebbe anche il primo infarto.
Poi venne scarcerato per intercessione di Tristan Tzara, capo di un gruppo di artisti e intellettuali.
Viene però strettamente controllato dalla polizia.
Decide quindi di andare via definitivamente dalla sua patria, anche se la moglie Munevvér, che amava fortemente, aspetta un bimbo e non avrebbe potuto seguirlo.
Torna in Unione Sovietica e vive in una dacia vicino Mosca.

E' un artista di fama mondiale.
I suoi libri vengono pubblicati in moltissimi paesi.
Non solo libri, ma anche saggi, opere teatrali.
Gira il mondo, arriva anche in Italia.
Muore il 3 giugno 1963 a Mosca.

Brevemente vi ho descritto la sua vita.
Provo a parlarvi della sua poesia così grande, anche se non mi sembra di esserne all'altezza, lasciandovi dei piccoli brani con i quali se volete possiamo disquisire.
Ad esempio mi lascia ferma, immobile e con cuore palpitante:

In questa notte d'autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.
Dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.
Erano tristi amare
erano allegre, coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini

La frase che chiude la poesia, smuove l'essenza di me, di donna, di amica, di essere umano.
E ho scoperto il grande poeta proprio grazie a questa poesia.

Oppure:

Sono cent'anni che non ho visto il suo viso
che non ho passato il braccio
attorno alla sua vita
che non mi sono fermato nei suoi occhi
che non ho interrogato
la chiarità del suo pensiero
che non ho toccato
il calore del suo ventre

eravamo sullo stesso ramo insieme
eravamo sullo stesso ramo
caduti dallo stesso ramo ci siamo separati
e tra noi il tempo è di cent'anni
di cent'anni di strada
e da cent'anni nella penombra
corro dietro a te.

La parola cent'anni metaforicamente mi da il senso di amore infinito.


Nel periodo della prigionia, quando era lontano dalla sua adorata moglie e dalla sua terra, scrisse numerosissime poesie d'amore, a esempio quella che ho lasciato come incipit.

Spesso la ripeto da sola a labbra socchiuse; ha il magico potere di rendermi serena sul futuro perchè se un uomo prigioniero, lontano dai suoi affetti più cari, ha saputo scrivere parole così cariche di speranza, siamo in grado tutti, ti trovare la stessa forza.
Lasciandoci alle spalle, i pensieri, le preoccupazioni e la durezza della nostra vita.
Almeno per un momento.
Un poeta che riuscì a scrivere anche delle magnifiche fiabe, da qui ho tratto il titolo del post. Dalla sua raccolta intitolata "Il Nuvolo Innamorato" che nasce dai ricordi remoti di bambino.
E i suoi racconti che parlano di principesse e di nuvoli che possono innamorarsi, di contadini sciocchi, di ragazzi furbi, di maghi crudeli e ragazze astute, mi fanno sorridere perchè nel suo umorismo e in quelle parole solo apparentemente lievi, c'è tutta l'essenza di lui.
Il grande poeta e uomo: NAZIM HIKMET.



AVETE VOGLIA DI DISCUTERE NUOVAMENTE DI POESIA CON ME, APRIRE IL VOSTRO CUORE COME IN QUESTA SCENA, PERFETTA, TRATTA DA UNO DEI MIEI FILM PREFERITI?


E a proposito di Ozpetek io vi consiglio di andare a vedere"Magnifica Presenza" il suo ultimo capolavoro.
Ho trovato tutti bravissimi e il film un vero e proprio sogno ad occhi aperti.

Elio Germano straordinario, come tutti gli altri protagonisti, da Beppe Fiorello a Margherita Buy a Vittoria Puccini.
Film come questo ci rendono migliori.

e Ferzan Ozpetek ha un posto speciale nel mio cuore.