18 maggio 2019

SABATO DI POESIA: IN UN MOMENTO








In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose

P. S. E così dimenticammo le rose.

(taccuini - abbozzi e carte varie - Dino Campana 1917)

15 maggio 2019

'O SURDATO 'NNAMMURATO



Staje luntana da stu core,
a te volo cu 'o penziero:
niente voglio e niente spero
ca tenerte sempe a fianco a me!
Si' sicura 'e chist'ammore
comm'i' so' sicuro 'e te...

Oje vita, oje vita mia...
oje core 'e chistu core...
si' stata 'o primmo ammore...
e 'o primmo e ll'ùrdemo sarraje pe' me!

Quanta notte nun te veco,
nun te sento 'int'a sti bbracce,
nun te vaso chesta faccia,
nun t'astregno forte 'mbraccio a me?!
Ma, scetánnome 'a sti suonne,
mme faje chiagnere pe' te...

Oje vita, oje vita mia...
oje core 'e chistu core...
si' stata 'o primmo ammore...
e 'o primmo e ll'ùrdemo sarraje pe' me!

Scrive sempe e sta' cuntenta:
io nun penzo che a te sola...
Nu penziero mme cunzola,
ca tu pienze sulamente a me...
'A cchiù bella 'e tutt''e bbelle,
nun è maje cchiù bella 'e te!

Oje vita, oje vita mia...
oje core 'e chistu core...
si' stata 'o primmo ammore...
e 'o primmo e ll'ùrdemo sarraje pe' me!



Sai, io mi ricordo tutto.
Mi ricordo i tuoi passi allegri e lo sguardo attento sulla porta della camera di nonna. Mi ricordo la chitarra che portavi come regalo, ogni volta nella speranza che le labbra di tua mamma si aprissero in un sorriso di rimembranza.
E mi ricordo di prima. Delle sere passate a cantare a squarciagola tutti insieme, figli, nonni e nipoti.
Quanto dell'amore che ho per la musica devo a te.
Mi ricordo le scampagnate, perché allora si chiamavano così. La pasta al forno e le cotolette per i bambini, le foto tra i prati, tutti insieme noi, la famiglia allargata. I pranzi di Natale quando per i bambini si apparecchiava accanto al tavolo dei grandi e a turno,venivate a sgridarci se non mangiavano o non eravamo seduti composti. E il mare di Torvajanica, quando d'estate venivamo a trovarvi.
Mi ricordo le discussioni con papà, voi che facevate lo stesso lavoro anche se tu rimanevi in stazione e lui viaggiava, punti di vista non sempre uguali, ma eravate amici.
Mi ricordo il tuo amore per mia mamma, che è stato sempre fortissimo. Avete condiviso tante cose, belle come la famiglia a cui appartenevate, brutte come le malattie che vi hanno accompagnato per così tanto tempo.
Mi ricordo quando mi vedevi e mi abbracciavi forte, chiamandomi "Mariè". Ed io ridevo. Ho sempre riso con te.  Ho sempre cantato con te. Avevi quel modo leggero e disincantato di vivere nonostante le traversie e dolori. La vita non ti ha risparmiato nulla, non lo fa con nessuno, è vero. Negli ultimi tempi eri stanco. Mamma mi raccontava il tuo allontanarti quasi a volere salutare piano piano, cercando di fare meno rumore possibile.
Invece io stasera voglio farne di rumore, ho messo su la canzone che più mi ricorda il tuo cuore.
E la canterò a squarciagola come facevo da bambina. Solo che farò fatica a sorridere. 
Perdonami per questo.
Ciao zio Benedetto. Chissà che belle "cantate" ti farai ora, lassù.





25 aprile 2019

O BELLA CIAO


Questa mattina mi sono alzato
o bella ciao bella ciao 
bella ciao ciao ciao
questa mattina mi sono alzato 
ed ho trovato l’invasor.

O partigiano portami via
o bellla ciao bella ciao
bella ciao ciao ciao
bel partigiano portami via
che mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano
o bella ciao bella ciao 
bella ciao ciao ciao
e se o muoio da partigiano
tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna
o bella ciao bella ciao
bella ciao ciao ciao
e seppellire lassù in montagna
sotto l’ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno
o bella ciao bella ciao
bella ciao ciao ciao
e le genti che passeranno
mi diranno o che bel fior

E questo è il fiore del partigiano
o bella ciao bella ciao 
bella ciao ciao ciao
e questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà.

(Giorgio Gaber - 1967)




20 aprile 2019

ASPETTANDO PASQUA



È tardi, sono le 11.30 di sera e sono qui a battere i tasti del mio pc mentre aspetto la fine cottura delle mie pastiere, ora in forno.
La giornata è stata lunga, ho lavorato fino alle cinque, poi di corsa a fare la spesa, cena e preparazione del dolce per eccellenza, che non può mancare mai  nel giorno di Pasqua, sulle tavole dei campani. Devo dire che, sempre più spesso, vengo a conoscenza che molti anche qui in Lombardia, la preparano o la comprano, per mangiarla poi, nel giorno della Festa.
È diventata tradizione di tutti gli italiani, e la cosa non può che farmi piacere.
Il profumo della Pastiera, per me vuole dire casa, famiglia, amore e soprattutto Resurrezione.
Un dolce importante, per prepararlo ci vuole molta cura e molta pazienza. Tanto tempo e tantissimo amore.
Di base gli ingredienti sono quelli cari alla migliore tradizione dolciaria. Ma ci sono degli elementi che la rafforzano e la rendono unica. Il grano in primis.
Il grano simbolo della nostra terra, delle nostre tradizioni contadine, rappresenta la forza e la costanza della gente italiana.  Bagnato nel latte. Vegetale e animale che si fondono.
E poi la farina, la ricotta,  le uova. Le basi. Simbolo di ricchezza, abbondanza e fertilità. 
Il profumo degli agrumi (limoni e arance) che è quello della Campania e del sud in generale.
Ognuno poi, seguendo la cultura familiare, aggiunge gli aromi che preferisce, così diventa ricca, profumata e rimembranza di tempi antichi, di comunione.
Perché la Pastiera è famiglia, è casa. È attesa.
L'attesa che viene ricompensata prima con il profumo delicato che si diffonde per tutta la casa, peccato che in questo momento non possiate sentirne l'odore.
E poi dal gusto, quando perfettamente cotta e a temperatura ambiente(mai fredda la pastiera), arriverà a coronare con il suo sapore perfetto, la giornata dedicata alla famiglia.
Intanto penso alle mille difficoltà quotidiane, ai problemi che non ci risparmiano mai, alla stanchezza che si accumula attorno alle spalle che si fanno più chine ogni giorno che passa.
Ma nel momento in cui preparo un dolce o una pietanza, quella fatica non la sento. Non la ricordo, sono impegnata a preparare un momento di felicità. 
Doso, impasto e assaporo. Ho sempre un sorriso leggero sulle labbra. Perché quando faccio qualcosa sapendo che altri ne saranno felici, sono felice. 
E dimentico tutto, i passi incerti degli ultimi giorni, quelle nuvole che si sono affacciate all'improvviso e che non so come scacciar via.
Non ho altro che le mie spalle da tirare su ed andare avanti.
Per qualche giorno però, sarò leggera, quasi ballando sulle punte e mi distrarrò mentre cucino, canticchiando.


Vi auguro leggerezza, dolcezza e amore da assaporare con lentezza.
Ci risentiamo tra qualche giorno cari amici miei,

BUONA PASQUA.


IL RISULTATO FINALE




17 aprile 2019

MASSIMILIANO RICCARDI:L'EREDITA' DELLE OMBRE

Autore: Massimiliano Riccardi
Titolo: L'eredità delle ombre
Edizioni: Eretica Edizioni
Pagine: 180
Prezzo cartaceo: 15 euro


"Ci sono viaggi in cui non puoi portare nulla con te. Puoi soltanto lasciarti dietro qualcosa. Quel qualcosa dipende da come hai vissuto..."

Sinossi:
Valter è un uomo imperfetto, come tanti. Ha un'agenzia di investigazioni e un passato che, all'improvviso, un giorno assolato dell'estate 2017, torna a mordergli i fianchi e l'anima. Costretto alla fuga dalla sua città e dai suoi doveri, a cui, in realtà, non ha mai dato il peso giusto, impone al lettore di seguirlo attraverso le OMBRE della sua storia e della sua vita. E così tra passato e presente, sempre a rincorrersi, cercherà di fare pace col ragazzo e il giovane uomo di un tempo,facendo tesoro degli insegnamenti dell'unico padre che ha avuto: suo nonno. Comprenderà così il senso degli  errori fatti  accettandoli come passi necessari alla costruzione del suo futuro.


Considerazioni:
Massimiliano Riccardi è al suo terzo romanzo.
Lo stile dell'autore, passo dopo passo si è affinato, è diventato più complesso, più intimistico. Con una scrittura che  non ti lascia vie d'uscita e  non regala positività spicciola con la quale tirare il fiato. Ci permette invece, ed è il vero punto di forza, di confrontarci con la natura umana senza sconti e senza giri di parole. Una scrittura franca e necessaria. Con questo romanzo scopriamo, attraverso la vita di Valter Manfredi, l'amore dell'autore per la sua città, con un'attenzione importante alla nostra storia recente e soprattutto, l'amore per le mille sfaccettature e complessità dell'essere umano. A dire il vero, questo percorso era già iniziato, con i suoi due libri precedenti, Joshua e Tutto è tenebra. L'uomo sempre in bilico tra il bene e il male, caratteristica fondamentale di ognuno di noi, prova ad accettare i suoi coni d'ombra, i suoi errori e sbagli. E accettandosi, arriva a quella che nel romanzo definisce un meccanismo di difesa prodigioso: la speranza. Ciò che ci consente di superare tutti i nostri limiti e tutti gli scalini e i percorsi accidentali posti sul nostro cammino.  Leggendolo, mi sono lasciata catturare da tutti i suoi  dubbi, riconoscendone molti come gli stessi miei, analizzando le mie sfaccettature come poche volte mi era capitato scorrendo le pagine di un romanzo. È un libro che inquieta, non acquieta. Ma ti lascia lo spazio necessario per cercare tutte le risposte. Quasi fossi tu quel bambino con lo sguardo rivolto alla vita, della bella ed evocativa copertina.

Incipit:

Genova estate 2017:i dettagli più banali dell'esistenza appaiono rilevanti soltanto quando ci ricordano che siamo fatti di carne e sangue, che la vita e la morte sono qualche cosa di più concreto, assoluto e definitivo rispetto alle semplici speculazioni accademiche che mirano a definire l'essere umano, che tutto quello che ci circonda può essere bellissimo e al tempo stesso terrorizzante. Spesso la vita utilizza certi particolari per ricordarci quanto siamo fragili.


Le  mie solite tre domande all'autore tra il serio e il faceto:

1) Per la prima volta un tuo romanzo è ambientato in Italia, nella tua bella Genova. Mi è sembrato quasi, leggendolo, fosse un bisogno necessario al tuo percorso di autore. Spingeva forte. Ci ho azzeccato?
"Eccome, spingeva sì. Non è venuto come avrei voluto, ma ho dato sfogo a emozioni trattenute per molto tempo."

2)Di Valter un po' mi sono innamorata, perché gli uomini perfetti li sogniamo ma in realtà sono quelli imperfetti che noi donne bramiamo. Vabbè questa è una mia dissertazione personale ahahahah...Tornando seria ho affetto e tanta stima per l'autore che conosco abbastanza e non posso fare a meno di chiedergli da amica "impicciona": quanto c'è di Massimiliano in Valter? E quanto il percorso umano di Massimiliano ha contribuito a costruire il personaggio di Valter?

"C'è molto di me in questo personaggio. Adesso non vorrei essere frainteso o mal giudicato da chi ha letto il romanzo: ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale."

3)Spero che non mi manderai al diavolo con l'ultima: c'è un nuovo romanzo nell'aria? Ci racconti qualcosa?
"Ci sono due progetti in ballo: uno riguarda la messa a punto di un romanzo ad ambientazione storico-contemporanea messo in stand-by, il secondo progetto è un nuovo noir. Avevo in mente di concludere il percorso iniziato con Joshua proseguito con Tutto è tenebra, scrivendo un terzo romanzo. L'idea di creare una trilogia mi solletica molto. Tutto si scontra con il desiderio di mettere su carta una storia nera molto intricata ambientata in Italia. Boh, vedremo cosa premerà di più per uscire allo scoperto."


Note bibliografiche sull'autore:
Massimiliano Riccardi è autore dei romanzi noir  Jousha (2015) Tutto è tenebra (2017) 
L'eredità delle ombre è il suo terzo romanzo.

14 aprile 2019

I VINILI DELLA DOMENICA: HEROES





Parlare di DAVID BOWIE non mi viene facile per il coinvolgimento emotivo e, chi mi conosce da molto tempo, sa delle volte che ho  scritto dei post su di lui e quanto amo ricordarlo
Il 10 gennaio del 2016 moriva a New York  lasciando un vuoto totale e il rimpianto per tutto quello che avrebbe potuto regalarci ancora. Perché se c'era una cosa  fuori discussione quella era il suo saperci sempre sorprendere. Ad ogni nuovo giro di valzer. Sempre avanti, iconico e irraggiungibile.
Qualche anno fa sono stata a Berlino, durante le vacanze natalizie. E avevo deciso di cercare lì, quello che io ritengo il più progressivo dei suoi album e a cui, per ragioni personali, sono molto legata. Lo avevo consumato ma in cassetta. E a 39 anni dalla sua uscita, lo trovai da un rigattiere. 
Sto parlando di HEROES.
perché proprio Berlino?
Perché l'album  è stato scritto a Berlino, alla fine degli anni Settanta, in un periodo in cui lui stava attraversando una  crisi profonda (come gli U2, che rinacquero nella stessa città una decina d'anni dopo)tanto che i suoi più cari amici, John Lennon ed Elton John, si erano convinti che fosse prossimo alla morte. Ma lui li sorprese ancora una volta "volando" alla volta della città tedesca e indossando per la prima volta una nuova maschera: quella  del DUCA BIANCO. 

La città, all'epoca,  era un fiorire di nuove idee dal punto di vista musicale, quasi che Londra le avesse passato il testimone. Molti artisti inglesi occupavano la sua scena rock,ed è lì, che David Bowie, incontra Brian Eno e Iggy Pop, con cui condivide un appartamento a Schoneberg, un quartiere della città. Le finestre del piccolo studio si affacciavano su un tratto del celebre muro e chissà se Bowie e Eno non trassero linfa vitale per l'album proprio guardandolo, ogni giorno. Venne registrato allo Studio 2  degli Hansa TonStudio.



Ma di che cosa parla l'album seconda parte di un trittico? Niente altro che di una rivoluzione. In un periodo in cui in campo musicale c'era la necessità di creare un nuovo sound per una nuova età.  Avanguardia pura. Che fosse la colonna sonora giusta per il periodo storico?  In occidente erano tempi oscuri. I moti studenteschi  preannunciavano il periodo buio delle stragi e degli attentati. Negli Stati uniti gli echi della guerra in Vietnam si spegnevano assieme alla cultura hippie. In oriente moriva Mao e la rivoluzione culturale. "A Berlino, al centro del mondo diviso, Heroes parlava di una sfida a quel mondo che invece poteva essere vinta per sempre, rendendo i suoi autori eroi, ma solo per un giorno.Di un amore eterno e insieme fugace, ma non occasionale, né effimero. Di un’eternità che in quella fugacità si compiva, e che esisteva anche se, o forse proprio perché, circoscritta."



E mentre il mondo ballava al ritmo dei Bee Gees, in quello studio discografico che avrebbe poi accolto altri grandi artisti quali gli U2 già citati ma anche i REM e i DM, solo per fare un paio di nomi,  si compiva il miracolo cercato. Una meraviglia di novità tra suoni e musica, l'inizio del ventunesimo secolo come disse Bowie stesso. Uno dei suoi migliori lavori. Un album fuori da ogni schema. Moderno a tutti gli effetti ancora oggi. Un album che, quando lo ascolti, resti in silenzio a meditare a lungo su quanto sia difficile concepire capolavori così. 
Senza tempo.
Alieno e Eroe come lui. 
TRACK LIST:

  1. Beauty and the Beast 
  2. Joe the Lion 
  3. "Heroes"
  4. Sons of the Silent Age 
  5. Blackout
  1. V-2 Schneider 
  2. Sense of Doubt 
  3. Moss Garden 
  4. Neuköln 
  5. The Secret Life of Arabia 

Formazione album: David Bowie, Carlos Alomar, Dennis Davis, George Murray, Brian Eno, Robert Fripp, Tony Visconti, Antonia Maass.

ANNO DI PUBBLICAZIONE 1977



Fonti: PANORAMA 2017