AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

17 novembre 2018

SABATO DI POESIA: 4 YEARS OLD.

Avevo 4 anni
un saluto a mia madre
Poi lei si incammina verso quella piazza.

Quel giorno il destino mi catturò ferocemente
Fu come un ceffone ricevuto all'improvviso
Un sortilegio malefico che deflagrò anche nella mia testa.

Piazza della Loggia
E mia madre non tornò più

Cancellato per sempre il presente 
Una qualunque speranza di futuro
Ma soprattutto anche i miei ricordi.

A quattro anni i tuoi ricordi sono sbiaditi
E tu cerchi di rincorrerne pedissequamente il sapore 
Speri in una reincarnazione in un nuovo futuro
Vorresti riavvolgere il nastro del tempo di quella mattina.

A quattro anni i ricordi di tua madre 
Sono ancora troppo pochi.

Ho cercato di non dimenticarne il volto
Di fissare nelle mie orecchie il timbro della sua voce
Associandola anche ad altre che potessero somigliarle.

Ma con il tempo tutto scolorisce
Il ricordo del suono si assottiglia
E gli unici ricordi che ho sono di seconda mano
Riportati da altri.

Questa tragedia mi ha tolto
Passato, presente 
E donato un futuro doloroso
Macchiato da un destino crudele
Come un bellimbusto
Con atteggiamenti da bullo.

Follia assassina
Dentro un cestino dei rifiuti
E quelle schegge impazzite
Figlie di un'esplosione vile
E di connivenze deviate.

Avevo solo 4 anni
E fino a quella mattina io avevo una mamma.

Ora sono un uomo adulto
E sono orfano due volte:
Di madre e di giustizia.


DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®

14 novembre 2018

TAG: LIVELLI DI SOPPORTAZIONE.





Vicequestore Rocco Schiavone - Marco Giallini




Stasera mi va di fare un esperimento buffo.
Essendo una gran curiosa di natura, spesso mi domando quali siano le situazioni quotidiane che più vi annoiano e vi infastidiscono.
Così, seguendo la via tracciata da Rocco Schiavone, il personaggio dei fortunati romanzi di Antonio Manzini, mirabilmente interpretato in fiction Rai da Marco Giallini (che amo profondamente)  volevo fare un gioco con voi.

Ormai è diventato celeberrimo il suo elenco di "rotture di coglioni".
Lui li chiama livelli e andrebbero da 1 a 10.
Sono determinate situazioni o persone che partendo dal più basso gradino di rompimento (1) arrivano al  livello 10, il massimo della scocciatura.

In realtà Schiavone parte sempre dal 6 livello a salire fino al 10 ed io emulo.

Sulla lavagna virtuale del mio blog ecco i miei cinque livelli.
Naturalmente aspetto i vostri.

PS: Sappiate che oltre le situazioni ci sono le persone o i luoghi. Tutto quello che vi sta più sulle p.... :)))


Livello 6 - la telefonata del cliente che arriva un momento dopo che ti è "cascata" la penna e stai per andare a casa. Tu, dolcissima e gentile a lui che chiede la luna nel pozzo ed immediatamente, seraficamente rispondi che non c'è problema. Non c'è un cazzo di problema no...

Livello 7 - tornare a casa, appunto, e accorgerti che tuo marito, pur rientrando prima di te, non ha pensato a svuotare la spazzatura, che a Milano vuol dire fare il giro. Cioè umido, carta, plastica e indifferenziata. Naturalmente lui è già docciato e impantofolato per cui tocca a te scendere e mentre lo fai tiri giù tutti i "santi" possibili.

Livello 8 - essere pronta per uscire con amici e dopo esserti dedicata ad ore di trucco e parrucco ricevere la telefonata di qualcuno del gruppo che rinuncia per vaghi e improvvisi impegni e costringe gli altri a rimandare. È capitato e mi viene un nervusssss!

Livello 9 - La cena a casa di parenti che non vedo mai. Che già quelli che frequento dopo un po' mi innervosiscono, con tutte le domande che mi rivolgono visto che sono la "milanese" immaginate quelle con i cugini di secondo o terzo grado o i parenti del marito. Meno male che ormai, dopo anni, non mi faccio più fregare.

Livello 10 - ci ho pensato un po' ma credo che tra le cose che maggiormente mi infastidiscono, il top è l'ignoranza e la supponenza delle persone. Mi fa andare veramente in bestia.
Se poi hanno posizioni di prestigio immeritate e mi tocca averci a che fare per motivi di lavoro, vado davvero fuori di testa.  Dopo riunioni di tale natura, l'unico modo di calmarmi è drogarmi di sushi!


"Rocco Schiavone aveva una sua personalissima scala di valutazione delle rotture di coglioni che la vita insensibilmente gli consegnava ogni giorno. La scala partiva dal sesto grado, ovvero tutto ciò che riguarda i doveri casalinghi. Giri per negozi, idraulici, affitti. Al settimo c'erano invece i centri commerciali, la banca, le poste, i laboratori di analisi, i dottori in generale con un'attenzione particolare ai dentisti, per finire con le cene di lavoro o con i parenti, che almeno grazie a Dio se ne stavano a Roma. L'ottavo grado vedeva in primis il parlare in pubblico, poi le pratiche burocratiche di lavoro, il teatro, riferire a questori o magistrati. Al nono i tabaccai chiusi, i bar senza l'Algida, incontrare qualcuno che gli attaccasse delle chiacchiere infinite, e soprattutto gli appostamenti con agenti che non si lavavano. Poi per ultimo c'era il decimo grado della scala. Il non plus ultra, la madre di tutte le rotture di coglioni: il caso sul groppone.“ 
(Antonio Manzini)







10 novembre 2018

SABATO DI POESIA: RINGRAZIAMENTO.


Wislawa Szymborska



Devo molto
a quelli che non amo.

Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come una meridiana,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono
ciò che l’amore mai perdonerebbe.

Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che trovi su ogni atlante.

È merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

«Non devo loro nulla» –
direbbe l’amore
sulla questione aperta.

(WISLAWA SZYMBORSKA - AMORE A PRIMA VISTA - RACCOLTA 1954 - 2001)

06 novembre 2018

LA MANHATTAN ITALIANA E LE DOLCI COLLINE SENESI.

Le torri di San Gimignano

La mia passione smodata per NYC è conosciuta in tutti i luoghi e in tutti i mari.
Sapete che, ciclicamente, torno a farmi "sbaciucchiare" il cuore e gli occhi, lì, oltreoceano;  un amore irriducibile e causa di molte delle mie fissazioni ed elucubrazioni mentali.
A sopresa, durante la breve vacanza in Toscana  che ci siamo regalati per staccare un po' dalla follia quotidiana, ho riscoperto un luogo ameno che  riconosco di avere  sottovalutato le altre volte che mi ero trovata  da quelle parti.

La bellezza di San Gimignano è tale da toglierti il respiro, e sebbene il tempo non sia stato perfetto,  ci ha colpito in maniera oltremodo positiva.

Le 72 torri che fanno parte del centro storico, ci hanno sbalordito. 
Assieme a tutto il centro storico, tra stradine e palazzi antichi davvero senza paragoni.
La città era in festa, tra un cantare antiche melodie medievali e bancarelle che raccontavano la natura antica di cui  si tramandano con estrema cura tradizioni e valori.
E poi castagne e vino rosso.
Fiumi di vino rosso.

Del resto siamo in piena zona di Chianti, e poco più giù c'è la val D'orcia che si divide (non ho notizie di lotte intestine ma...) tra Brunello e Vino Nobile.
Le fiere città  (Montalcino e Montepulciano)  che hanno dato i natali a questi splendidi vini, sono unite da una via dei vini da far girare la testa.

Tutta la vacanza è stata un girovagare per borghi medievali di antica bellezza (Certaldo, Colle Val D'Elsa, San Quirico D'Orcia, Pienza e le già nominate Montalcino e Montepulciano) facendoci perdere il senso del tempo.
La sera ci si ritrovava a cena lì dove avevamo dimora, un piccolo B&B a pochi chilometri da San Gimignano, dove siamo stati benissimo, coccolati dal proprietario che ci ha nutriti di cibo e di sapienza.
Il posto è un'antica canonica ristrutturata con annessa chiesina, in perfette condizioni, affacciato su di una delle più belle colline del posto.

Ma la cosa che più di tutte mi resterà nel cuore è il vagare per San Gimignano a testa in su, in sere dolci di fine autunno (il maltempo ci ha risparmiato) a guardare quanto bella fosse con tutte quelle torri adagiate come una corona sulla collina, uno skyline degno della città che amo di più al mondo ma infinitamente più evocativo.


Perché noi italiani do it better.



Vi lascio in compagnia di alcune foto  che ho scattato. La maggior parte poi, le ho postate su INSTAGRAM, dove mi diverto abbastanza a "stressare" amici e conoscenti con le mie "rocambolesche" avventure on the road. A me mi piace. È un ottimo sistema per dimenticare, seppur per pochi giorni, gli affanni quotidiani. Che ci sono eh, ci sono sempre.


San Gimignano by night


Tra un bicchiere di vino e qualche castagna

Gatti a Certaldo

Certaldo: Il museo della città di Boccaccio

Duomo di Pienza

Il bosco delle quattro stagioni nella Val D'Orcia




Piazza Grande a Montepulciano

Il tramonto dalla terrazza del B&B


27 ottobre 2018

SABATO DI POESIA: NOI NON SIAMO.






Noi non siamo come tutte quelle cose
che nascono già doppie a coppie, a paia
come le scarpe che non sono senza l’altra.
Noi due assomigliamo a tutto quello
che il tempo fa giocare col destino.
Quando l’ultima tazzina ancora sana
e il piattino comprato chissà dove
arrivano uno sull’altro
nella strana inseparabile perfetta
abitudine che li mette insieme.
Ma tutti i cocci e le rotture mancate
i traslochi, le mani dei bambini
alla fine non esistono più
loro stanno nel cuore di ogni giorno.
Bellezza inimitabile e bizzarra
di tutte le famiglie imprevedibili
che non assomigliano a nessuna cosa
pensata semplicemente insieme.
Come si svela un giorno dopo l’altro
il senso di ogni cosa perduta
nel colpo da maestro che decide
la perfezione inaspettata che rimane.


( Isabella Leardini - Una stagione d'aria - 2017)

24 ottobre 2018

ANIMA DI GOMMA.



L'altra sera parlando degli U2 con la mia amica Hermione del blog Mamma senza rete, ci siamo soffermate brevemente sui Beatles facendo il confronto tra chi, come i primi, non si  è mai diviso, pur iniziando una parabola discendente riguardo la creatività e chi, come i secondi, si è fermato all'apice del successo. 

Mi sono resa conto che era un po' di tempo che non vi "stressavo" con i miei amati scarafaggi raccontandovi episodi tratti dalla loro epopea musicale finita troppo presto.
Al di là del mito infatti, non sono mai state rose e fiori tra di loro ed è uno dei motivi per cui, la loro unione è durata poco più di dieci anni.
Nel 1965  e dopo un album come Help, si trovarono di fronte ad un bivio:dare più sostanza e impegno alla loro discografia. Insomma bisognava dimostrarsi maturi, con testi e musica all'altezza.
Superare l'orizzonte canzonette ed arrivare a confermare la loro maturità musicale.
Al ritorno dal loro terzo tour in America erano obbligati dal contratto a pubblicare un nuovo album entro la fine dell'anno.
Seppure sotto pressione lo realizzarono nel giro di poche settimane.
Il loro discografico e produttore George Martin, dichiarò che si trattava di un lavoro di transizione, una crescita nuova per il gruppo.
Esplorarono nuovi suoni  e nuovi effetti con gli strumenti, dal basso "fuzz" di Paul, alle esperienze con la musica indiana di George. 
Così, a quattro mesi dall'album precedente, nacque Rubber Soul.
Paul disse che il titolo fu ispirato da un vecchio musicista di colore che definì "plastic soul" il modo di cantare di Mick Jagger l'amico rivale frontman dei Rolling Stone, coniugato con le loro incursioni nella musica dell'anima, appunto soul.
Altre versioni dicono che invece si riferiva alla copertina del disco curiosamente distorta quasi come gomma.

Ma è il loro lavoro quello su cui bisogna soffermarsi.
Lo stile di John si trasforma e si vede in composizioni come Norwegian Wood  influenzate da Bob Dylan, quasi come se lo stile intimistico dell'autore americano volesse di prepotenza entrare nella loro musica come una confessione. Il brano è passato alla storia perché il primo ad utilizzare sonorità indiane con l'affascinante suono del sitar, in un album pop occidentale. Anche se la registrazione in studio provocò non pochi problemi di distorsione di sonorità che, ai tempi, fu impossibile risolvere.




Allo stesso modo Nowhere Man riflette, con le sue ricche armonie e i suoi sofisticati arrangiamenti,  quanto vedessero senza fede e con noia la loro vita in quel momento.
Ma altri temi si fecero largo dando più potenza alla loro lirica. Tutti i dubbi legati all'incertezza dell'esistenza, la morte e la gelosia.





Certo non posso chiudere il post senza accennare a Michelle. 
Quando John e Paul erano ragazzi, frequentavano diverse feste ed era il periodo dell'esistenzialismo francese. Vivevano con il mito di Juliette Greco. Una sera presero in giro uno studente francese che strimpellava la chitarra e si inventarono un grammelot. Qualche anno dopo  John chiese a Paul se si ricordava l'episodio e il brano dicendo che avrebbero dovuto scriverci su una canzone. Ed ecco che nacque uno dei motivi più famosi e celebri del gruppo.




Rubber Soul fu il loro primo album ad avere una critica estremamente positiva.
Il pubblico, naturalmente, non aveva bisogno di essere convinto e premiò il disco portandolo immediatamente al primo posto della classifica britannica per diverse settimane. In America vendettero oltre un milione di copie in nove mesi.
Numeri da capogiro se pensate ad un'epoca senza social.


Rubber Soul

Side 1
Drive my car
Norwegian Wood
You won't see me
Nowhere man
Think for yourself
The word
Michelle

Side 2
What goes on
Girl
I'm looking through you
In my life
Wait
If i need someone
Run for your life


Credits: The Beatles the band that changed the world - Terry Burrows - 2012