AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

18 settembre 2018

GOOGLE PLUS.


Da qualche tempo mi interrogo sulla convenienza o meno di iniziare a seguire GOOGLE +.
Sono iscritta per forza di cose, ma non ci entro mai. A dire il vero principalmente per mancanza di tempo, visto che quello che ho tra la settimana e il weekend, preferisco dedicarlo al mio blog e a quello degli amici.
Ah e preferisco anche vivere e frequentare il mondo fuori.
Lo so, sono abbastanza snob:-)

Questo post nasce quasi come una provocazione.
Infatti ho avuto pareri discordanti in merito.
E per capirne di più  chiedo il vostro aiuto.
Da quello che capisco (pochissimo), è un vero e proprio social network ma la mia competenza si ferma qui.

Come funziona?

A cosa serve?
È pubblico?
Cosa sono le "cerchie"?
E le "community"?
Si discute e a volte si litiga come succede sui blog, su twitter e su FB?
Serve per farsi pubblicità?
È utile quindi?
Voi quanto lo usate e come?
Quanto tempo può portare via?
Meglio Google+ o Facebook?


Ho fatto troppe domande?


Dai sparate!



16 settembre 2018

E ADESSO LA PUBBLICITÀ.


Tu dietro un vetro guardi fuori
Lungo il luccichio dei marciapiedi
E la gente si è dissolta nella sera
Tua madre altezza media sogni medi
Che sbatte gli occhi da cammello
E non si è rassegnata e neanche spera
Un cespuglio di spini tuo fratello
Che pensa sulle unghie delle dita
Appitonato con un'aria da bollito
Tuo padre mani da operaio a vita
Che ride e gli si spacca il viso
Impallidito di TV
Tu fretta di vivere qualcosa
E ogni cosa è già un ricordo liso
E adesso la pubblicità
Tu e le tue voglie imbottigliate
Occhi come buchi della chiave
E un'ansia indolenzita sotto neve bianca
Tuo padre aspetta sempre qualche nave
Funambolo sul filo del passato
E cena insieme a una bistecca stanca
Tuo fratello è un grammofono scassato
Un fiume di pensieri in fuga
Si specchia in un cucchiaio e fa una bocca storta
Tua madre si rammenda qualche ruga
E una domanda di dolcezza
Che porta in tavola e va via
Tu nascosta in fondo a un'amarezza
A far finta che il mondo sia un bel posto
E adesso la pubblicità
Ma che giorno è tutti i giorni
Ed una sera ogni sera
E questa sera come le altre
Che si siede accanto
E non c'è niente che ritorni
Niente allegria e nessun cerino
Per dare fuoco a tutto quanto
Tu in quella schienuccia di uccellino
Che si curva e si vedono gli affanni
Dei tuoi domani e dei tuoi pochi anni
Tuo padre si strofina le mascelle
Come impanate nella barba
Una sigaretta in mezzo ai denti e lui ci parla intorno
Tua madre che si sveglia a strappi e scuote
Tutta la polvere di un giorno
Senza persone e novità
Tuo fratello scemo che dà uno spintone
Al tuo cuore rovesciato come tasche vuote
E adesso la pubblicità
Oggi è quasi un secolo di noia
E che si fa domani e dopo
E poi nei prossimi vent'anni
Figli di speranze
Per un attimo di gioia
Nella città di antenne e cielo
E luci grigie delle stanze
E la notte cade come un telo
A smorzare gli occhi ed i televisori
E tu dietro un vetro guardi fuori
(Claudio Baglioni - La vita è adesso - 1985)

Dal mio album preferito di #BAGLIONONE la mia canzone preferita.
Ascoltata dal vivo ieri sera all'arena di Verona e cantata a squarciagola.
Voi che mi conoscete sapete che nulla è a caso da me, quando si parla di lui.
Quando la scrisse, nel lontano 1985, sembrava una delle "solite" canzoni adolescenziali, rivolte a tutti i ragazzi che si affacciavano al mondo. Invece, dal mio punto di vista, era una canzone che precorreva i tempi. Che incantava, nonostante la sua amarezza.
Ci parlava di un male che sarebbe arrivato presto. Il catatonico adeguarsi alle idee degli altri, ai ritmi di altri. Il piegarsi al dio immagine, trascurando i fondamentali: la libertà.
La ragazza,  (Tu in quella schienuccia di uccellino Che si curva e si vedono gli affanni Dei tuoi domani e dei tuoi pochi anni) dietro un vetro guarda fuori.
Non si piega. Forse ce la farà.

E voi, avete visto lo show? Mi hanno detto che da casa, lo spettacolo è stato molto bello. Noi, che eravamo lì, qualcosa, soprattutto le riprese dall'alto, ce le siamo perse. Ma la magia di un uomo che da 50 anni e con oltre 400 canzoni, racconta la vita di tante persone comuni, ce la siamo goduta tutta.

Buona domenica.


11 settembre 2018

SAVERIO TOMMASI: SIATE RIBELLI, PRATICATE GENTILEZZA.












AUTORE: SAVERIO TOMMASI
TITOLO: SIATE RIBELLI, PRATICATE GENTILEZZA
EDIZIONE: SPERLING & KUPFER
PAGINE: 210
EDIZIONE CARTACEA: EURO 16,90











Sinossi:
Il libro è una lettera d'amore alle due figlie dell'autore, Caterina e Margherita. Da babbo irriverente  parla loro a cuore aperto, capitolo dopo capitolo, di questo  mondo a cui loro si apprestano a  spalancare le braccia senza nascondere nulla. Affrontando temi quali tolleranza, diritti, uguaglianza, razzismo,minoranze, pericoli della rete. 

Considerazioni:
 Saverio Tommasi mi ha spiazzato, incantato. Leggendolo mi ha fatto venire una gran voglia di abbracciare lui, Caterina e Margherita, fino a quasi stritolarli per tutta la gioia che la sua scrittura mi ha regalato. Scrittura chiara e spontanea, domande e risposte improntate sulla responsabilità di essere genitori con tutto quello che ne consegue, errori compresi. Consapevoli di non potere essere perfetti, ma allo stesso tempo trasformando l'imperfezione in un arma in più, per arrivare alla conoscenza di quel mondo su cui si affacciano i bambini e dal quale li si vorrebbe proteggere, pur sapendo che non si potrà loro evitare di sbattere la testa e di sbagliare. È un libro che tutti i genitori dovrebbero leggere per comprendere che non sono soli, che i dubbi e le paure sono gli stessi e che ci sono gran bei modi per superarli. Ma è un libro che va letto anche da chi genitore non è, perché insegna a non arrendersi. A tenere botta, a continuare a sperare. 
Un libro da leggere sorridendo, perché si cade, ma ci si rialza. Sempre.

Incipit:
Cara Caterina, cara Margherita, 
siete vive tutte e due,e io e la mamma stiamo bene. Nessuno di noi ha un tumore. Non ho scritto questo libro perché morirò presto, spero di schiattare dopo, parecchio dopo qualsiasi altra cosa. Questo libro non è un testamento, non vi lascio niente. Questo libro è una lettera, con molto inchiostro, scritta a due fiorellini che ogni giorno hanno bisogno di acqua, carezze, riposo, ombra e parole...Questo libro vorrebbe essere un abbraccio, di quelli stretti che non sai se riprendi fiato ma non t'importa. E stringi l'altra persona in un abbraccio di quelli che al wrestling sarebbero fallo, e mentre pensi che potresti non staccarti mai e vivere felice così, a un certo punto ti stacchi, ma lo fai per convenzione, perché vorresti restare attaccato.
Insomma, questo libro vorrebbe essere un abbraccio di parole.




Grazie Saverio. Davvero. E te lo dico sorridendo.Tu sai perché.



Note bibliografiche dalla quarta di copertina:
Saverio Tommasi è nato e vive a Firenze. Diplomato all'Accademia d'Arte Drammatica dell'Antoniano di Bologna, ha lavorato in teatro per quasi dieci anni. Tra le sue produzioni: La mafia (non) è uno spettacolo, scritto a quattro mani con Piero Luigi Vigna. Con Uguali a chiOmocausto, un dramma dimenticato ha vinto il Premio Firenze per le Culture di Pace dedicato a Tiziano Terzani. È reporter di Fanpage.it, seguitissima testata giornalistica online. Nei suoi video affronta temi di grande attualità e sensibilità. Molto spesso si schiera dalla parte degli ultimi, di coloro che hanno bisogno della sua voce per raccontare la propria storia, facendo un grande lavoro di informazione e di denuncia. La sua pagina Facebook è seguita da mezzo milione di persone.

www.facebook.com/saveTommasi
youmedia.fanpage.it/user/SaverioTommasi

09 settembre 2018

EMOZIONI.




Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi 
ritrovarsi a volare 
e sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare 
un sottile dispiacere 
E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire 
dove il sole va a dormire 
Domandarsi perche' quando cade la tristezza 
in fondo al cuore 
come la neve non fa rumore 
e guidare come un pazzo a fari spenti nella notte 
per vedere 
se poi e' tanto difficile morire 
E stringere le mani per fermare 
qualcosa che 
e' dentro me 
ma nella mente tua non c'e' 
Capire tu non puoi 
tu chiamale se vuoi 
emozioni 
tu chiamale se vuoi 
emozioni 
Uscir dalla brughiera di mattina 
dove non si vede a un passo 
per ritrovar se stesso 
Parlar del piu' e del meno con un pescatore 
per ore ed ore 
per non sentir che dentro qualcosa muore 
E ricoprir di terra una piantina verde 
sperando possa 
nascere un giorno una rosa rossa 
E prendere a pugni un uomo solo 
perche' e' stato un po' scortese 
sapendo che quel che brucia non son le offese
e chiudere gli occhi per fermare 
qualcosa che 
e' dentro me 
ma nella mente tua non c'e' 
Capire tu non puoi 
tu chiamale se vuoi 
emozioni 
tu chiamale se vuoi 
emozioni 

Sono vent'anni che è morto Lucio Battisti. Da ieri non leggo e non sento altro che un profluvio di amarcord su di lui, su quello che ha scritto, su come ha rivoluzionato la musica. Ricordi, lacrime, emozioni appunto.
Nulla da togliere a chi ha dato una svolta alla musica italiana, con abilità e genio. Un grandissimo musicista, arrangiatore e chitarrista. A chi vedeva oltre, sempre. A chi cantava con una voce che sembrava ti scavasse dentro, senza lasciare scampo. A chi ha buttato all'aria tutto quello che era la musica dell'epoca, ribaltandola completamente, affidandole sonorità nuove e mai sentite, ritmi diversi. Bagliori unici. Qualcosa che nel mondo musicale prima di lui avevano fatto solo i Beatles. Questo giusto per comprenderne la misura e l'altezza.

Bene.

Allo stesso tempo vorrei ricordare a chi lo ha ascoltato e "adora" le sue canzoni, che Battisti "scriveva"le canzoni nel senso che curava le melodie, le progressioni armoniche, gli arrangiamenti mentre, Giulio Mogol, scriveva i testi. Un connubio, tra i due, indissolubile per oltre 10 anni.

Le più belle parole delle canzoni di  Battisti le ha scritte quindi, Mogol.  Fu  lui a convincere l'amico Battisti, conosciuto alla fine degli anni '60, a cantare da solo le sue canzoni.  Lo costrinse a partecipare a Sanremo nel 1969 con Un'Avventura superando l'ostracismo della sua casa discografica "Ricordi". Intuizione mirabile, da lì il successo di Battisti fu inarrestabile. Divennero soci, acquistando le quote di una casa discografica. L'amicizia si consolidò. Fecero insieme il famoso "viaggio a cavallo" da Milano a Roma. Questo per un decennio. Poi, divergenze sui proventi li divisero.
Dopo la divisione, Battisti si affidò ad altri parolieri, tra cui la moglie. Ma chi si ricorda le canzoni degli anni '80 affidate a  Pasquale Panella? 
Insomma, fino a quando si parlerà di Battisti  e del periodo di suo maggior successo, bisognerà ricordare che capolavori come quello che ho riportato in alto, sono opera del più grande paroliere della musica italiana.

Ricordare l'uno senza l'altro a me sembrava incompleto. Per rispetto nei confronti di tutti e due.

Due giganti.








04 settembre 2018

SE FOSSI UN POSTO SAREI CASA MIA.







Sì, perché ovunque sia stata in questa lunga estate che mi ha avvolta, 
è l'unico posto dove vorrei sempre tornare.
La mia cucina, che racconta del mio amore per il cibo.
La mia sala, con il divano immenso che si prende cura di me.
La mia camera da letto, colorata, piena di collane, ricordi e tanto amore.

L'estate è stata bella e ricca.
Di incontri e risate, di passeggiate e cene con famiglia e amici.
È stata allegra, a volte malinconica.
Ho camminato tanto, col naso all'insù.
Dormito e mangiato, forse troppo. Ora la bilancia mi sta gridando che devo darmi una regolata.
Ma lascerò che urli ancora un po', per ora il mio mood sarà lentezza.
Ho visto tramonti mozzafiato, sulla cima dei sogni, così vicini da poterli sfiorare.
Nuvole fatte di zucchero filato e rose bianche, per non dimenticare.
Ho sentito il rumore della città che non dorme mai e la quiete della casa antica, che racconta di me, di come ero e di come sono.

Ho fatto tante cose belle, e conosciuto gente speciale.
Come Gaetano, che forse mi legge, incontrato dall'altro lato del mondo accanto ad una bandiera che orgogliosamente protegge. Aveva tanta malinconia negli occhi e un sorriso buono che ci ha regalato tutto intero, ci ha fatto sentire a casa, sebbene fossimo distanti.


Qui è dove voglio essere però...
Qui dove è il mio mondo, l'unico che riconosco.




02 agosto 2018

LE RAGAZZE NEI LORO VESTITI ESTIVI.




Le ragazze nei loro vestiti estivi mi fanno ridere.
Le ragazze nei loro vestiti estivi mi fanno pensare alla meraviglia dei loro sorrisi.
Le ragazze nei loro vestiti estivi parlano d'amore.
Le ragazze nei loro vestiti estivi rallegrano il nostro mondo.
Le ragazze nei loro vestiti estivi sono bellezza.

L'anno lavorativo si chiude. Io penso ai giorni che arriveranno. 
Alle valigie da preparare, alle braccia che mi aspettano.
Alla voglia di riposare e di cantare.

All'estate che mi trasporta altrove.
Dove ho voglia di andare.
Alle spiagge della Puglia che amo così tanto.
Alle colline della Campania che amo altrettanto.
A quel posto che raggiungerò quasi a fine estate. 
Che ogni volta che ci torno mi rende felice come una bambina nel paese dei balocchi.

A quegli occhi che non mi perdono di vista un solo istante.
E alle sue mani che mi stringono forte.

Passate una buona estate amici miei.
Che il vento sia buono.

A presto.

Mariella





Girls in their summer clothes
La la la la la la la la la la la la la