15 gennaio 2020

POSITIZIE: MARSUPI PER KOALA E CANGURI



Leggevo che in Australia  da tutto il mondo stanno arrivando marsupi realizzati per gli animali feriti dagli incendi che stanno devastando quel continente.
Una di queste mobilitazioni è portata avanti dall’associazione “Animal Rescue Craft Guild e riguarda proprio le migliaia di animali sopravvissuti agli incendi ma che hanno riportato lesioni, bruciature e ustioni di vario tipo. Ed è tutto un creare muffole, marsupi, copertine, sacchi a seconda delle esigenze dei singoli animali.

Si sono mobilitati tantissimi paesi, Germania, Cina, Francia, Islanda e Italia. Si stanno raccogliendo ovunque e poi i volontari di Rescue Kraft si occuperanno anche di distribuirli.







In un momento di difficoltà generale, mi pare bellissimo che si pensi agli animali; tra i più colpiti dalla grande tragedia di oltre oceano.



Fonte: Positizie.it



11 gennaio 2020

SABATO DI POESIA: L'UOMO ALLEGRO






Non pioverà più,
Ma alcune lacrime
Brillano ancora sui tuoi capelli.
 Un uomo salta nel sole.
 I suoi occhi pieni di polvere di tutti i cammini
E la sua canzone non sgorga dalle sue labbra.
 Il giorno si rompe contro i vetri
E le angosce svaniscono.
 L’universo
È più chiaro del mio specchio.
 Il volo degli uccelli e le grida dei bambini
È dello stesso colore,
Verde.
 Sugli alberi,
Più in alto del cielo,
Si odono campane al volo.

(Vicente Huidobro - Lo specchio d'acqua)



Note bibliografiche sull'autore


Vicente Huidobro (Cile, 1893 ‑ 1948). Padre del creazionismo e uno degli autori più rilevanti della poesia ispanoamericana del secolo XX. Appartenente a una delle famiglie più ricche e aristocratiche del Cile, ha la possibilità di viaggiare di frequente tra le due sponde dell’Atlantico. Giunge presto a Parigi dove entra in contatto con le avanguardie. Stringe amicizia con artisti del calibro di Pablo Picasso, Juan Gris, Pierre Reverdy, tra gli altri. Tra i suoi libri si segnalano: Adán (1916), El espejo de agua (1916), Horizonte cuadrado (1917), Poemas árticos (1918), Ecuatorial (1918), Temblor de cielo (1931), Altazor o el viaje en paracaídas (1931), Ver y palpar (1941), El ciudadano del olvido (1941) e Últimos poemas (1948). La sua opera ha esercitato particolare attrazione sul pubblico giovane ed è stata costantemente oggetto di studio.

(Fonte: Fondazione Hiudobro)

08 gennaio 2020

NON POSSO PIÙ PERDERE TEMPO

"Non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare." 
(La Grande Bellezza - Paolo Sorrentino)



Questa sera riflettevo su tutti i bilanci di fine e  inizio anno che ho sentito, letto, subito.Da tempo non ne faccio più.
Ho smesso quando mi sono resa conto che l'unica cosa di cui mi importava era quella di fare ciò che mi sembrava giusto per me stessa e per le persone a cui tengo.
E mi è venuta in mente la frase celebre tratta da un film che vi ho riportato all'inizio del post.
Qualche anno fa sono entrata nella fase della vita in cui ho smesso di avere rimpianti e incertezze. La fase, forse l'ultima della mia vita, in cui non ho più tempo da perdere.
Ho vissuto dolori e paure, ho subito perdite e delusioni.
Tutto è servito a formare la donna che sono ora, quella che vuole vivere il suo tempo migliore, non sapendo esattamente quanto gliene resti.
Ma quello non lo sa nessuno di noi, solo che non ho più voglia di correre intorno a me stessa o addosso a me stessa, senza trovare poi, un granché di soluzioni. Nel corso del tempo sono cambiata molto   e grazie proprio alle esperienze avute ho raggiunto un punto in cui mi è chiaro quel che sono e quel che mi piace essere e da allora  ho cominciato a diffidare di chi invece, continua a cambiare, subendo troppi condizionamenti dall'esterno. Insomma, essere "la copia di mille riassunti" non è affatto piacevole e ci limita.Continuo a vedere dappertutto cloni e lo considero deprimente. Come puoi pretendere di "diventare grande" se cerchi di vivere attraverso le esperienze e il vissuto altrui? Se copi invece di essere unico? Diverso è, almeno all'inizio della nostra vita,cambiare  per migliorare e per crescere, quello è un diritto sacrosanto. Ma se diventa una nostra caratteristica allora è solo un limite, una trappola dalla quale non riusciamo più a sottrarci. Rimanendo lì, nel limbo della serie B.

A me interessa vivere, con grande consapevolezza. Senza tormentarmi troppo, non usando alibi.Restando quel che sono, a tutti i costi. Soprattutto unica. Penso che sia un bel progetto di futuro. Mi sbaglio?


04 gennaio 2020

RECENSIONE: LORENZO MARONE - TUTTO SARÀ PERFETTO

Con il nuovo anno riparto da quello che mi piace di più, recensire libri. E vi parlo di uno dei libri più belli che ho letto lo scorso anno. 
Buone letture a tutti voi.


Tutto sarà perfetto
di Lorenzo Marone
Edizioni Feltrinelli

pagine 304
€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)








SINOSSI:
Un uomo che ha smesso di crescere. Costruendosi una corazza di superficialità che lo ha aiutato a sopravvivere.Un vecchio che sta cercando di trovare un riparo ai suoi errori.Un figlio che ha sempre odiato il padre.Un padre che non ha mai smesso di amare il figlio.Un'isola che dona rifugio a due anime che stanno cercando risposte.Sullo sfondo, Procida, meravigliosa isola di cuore a cui tornare.Crescere, maturare, dare un  senso, a tutte le domande rimaste in sospeso per oltre trent'anni.Come le tartarughe marine, che si trascinano fino alla riva del mare per lasciare tra la spiaggia, le loro uova, non sapendo se i cuccioli nasceranno, ma sperando; così i due uomini cercheranno di tracciare un'altra vita possibile , non avendo la certezza che il tempo sia così clemente con loro, da lasciare che si compia la magia del ritrovarsi.





DAL ROMANZO:
"Papà si apre in un sorriso e mi abbraccia.. Già, mi abbraccia, come ha fatto solo una volta nella sua inutile vita, tanto che resto immobile, del tutto impreparato. " È la seconda volta che mi abbracci in tutta la tua vita..." commento a denti stretti, per colpirlo. E in effetti ci riesco, perché lui si stacca repentino, apre le porte dell'ascensore e fa: "Sì, hai ragione, mi sono lasciato prendere la mano. Andiamo".
Durante la salita restiamo distanti e in silenzio, guardandoci i piedi, perché non è facile trovare un modo di reagire all'inaspettato, sapere  all'improvviso come comportarti, cosa dire. Perché il nostro abbraccio è stato come un impatto fra asteroidi, un boato sordo che ha cambiato le nostre traiettorie, e ora ci stiamo entrambi avventurando fuori dalla nostra orbita, verso luoghi sconosciuti, senza la minima idea di cosa ci aspetti lì davanti".


CONSIDERAZIONI:
Che io ami tanto quel che scrive Lorenzo Marone, lo sanno tutti quelli che si affacciano da me.
Amo il suo modo unico di tratteggiare i personaggi come fossero dipinti che si animano improvvisamente, trascinandoti con sè. Lo stile scevro, che racconta storie spesso così coinvolgenti che solo la penna di un autore come lui riesce a non far scadere nel patetico, rendendole puramente emozionali. Questa volta, il rapporto tra padre e figlio, in bilico tra incomunicabilità e incomprensioni, sfocerà in una imprevista alleanza e inaspettato amore.  E in quei contrasti, ho rivisto tanto di me e di mio padre. Quel che dissi anche all'autore quando lo incontrai. Sempre generoso Lorenzo. Ed io, mi fido di lui e di quel che scrive, sono casa per me. E cosa sia casa è quello che ha spiegato meglio nel suo ultimo libro. Da non perdere. Un luogo che può sembrare imperfetto ma resta il migliore, nel suo precario equilibrio.


Note bibliografiche dell'autore:

Ha pubblicato La tentazione di essere felici (Longanesi, 2015; Premio Stresa 2015, Premio Scrivere per amore 2015, Premio Caffè corretto città di Cave 2016, 16 traduzioni all’estero), che ha ispirato un film, La tenerezza, con regia di Gianni Amelio; La tristezza ha il sonno leggero (Longanesi, 2016; Premio Como 2016), da cui verrà tratto un film omonimo con regia di Marco Mario De Notaris; Magari domani resto (Feltrinelli, 2017; Premio Selezione Bancarella 2017); Un ragazzo normale (Feltrinelli, 2018; Premio Giancarlo Siani 2018); Tutto sarà perfetto (Feltrinelli, 2019) e il saggio Cara Napoli (Feltrinelli, 2018). Collaboro con “la Repubblica” di Napoli con una rubrica fissa dal titolo “Granelli”

30 dicembre 2019

CARO VINCENZO TI SCRIVO




Caro Enzo, eccomi qui a scriverti in questa sera di fine dicembre.
Il Natale è appena passato amico mio, le luci da brillanti si stanno facendo meno intense.
L'euforia data dall'attesa si è andata smorzando, la frenesia dei giorni di festa si è placata.
Tutto tace, sono nuovamente nella mia casa milanese, lontana dalla mia famiglia.
I giorni di festa sono stati belli, un po' sincopati, come al solito troppo veloci.
Sono stata molto bene a casa mia, coccolata e straviziata. E mi sono divertita a coccolare e straviziare anche i "nonni" che non vedevano l'ora di avere un po' di confusione lì da loro.
Sono sempre più "acciaccati" come ho detto ad un'amica comune, qualche giorno fa, mentre eravamo al telefono per gli auguri.
Eppure sono stati felici. Tra figli e nipoti, tutta la tribù. Sono pochissimi i momenti in cui riusciamo a stare insieme, il Natale ad esempio, è quello a cui cerchiamo di non mancare mai.
E anche se gli affanni quotidiani, ci sono e mordono, almeno per quel giorno ce li buttiamo alle spalle.
Ho visto nonna Mimma e nonno Martino stringere al cuore la "piccola" di casa, arrivata a dare nuova gioia poco più di un mese fa. Sorridere orgogliosi mentre ascoltavano le canzoni e le poesie di Natale, delle altre tre "teppe" di famiglia. E poi, sopportare stoicamente, la baraonda globale, i ritardi dei gruppi familiari che arrivavano alla spicciolata, la confusione, le corse tra una stanza e l'alta.
A me, questa giostra, ricorda altre della mia infanzia nella medesima casa, altri nonni e zii ma  la stessa letizia e lo stesso affetto nei cuori. Il motivo per cui, ogni anno, cerco di non modificare neppure di un attimo, la sequenza rituale. Un'abitudine che ha il sapore di serenità e a voler esagerare, anche di piccolissima non trascurabile felicità.

Ora sono di nuovo a Milano, le luci del mio albero di Natale a farmi compagnia.
E penso all'anno che sta per finire lentamente. Ricordo che anche per te era importante tutto quel caos disordinato di affetti. La tua famiglia, figli e gli adorati nipoti. Attimi di serenità.
Quanto manchi amico caro. Manca la tua intelligenza, la tua ironia, il tuo saper prendere in giro, con immoderata sfacciataggine. La tua irruenza, il tuo pestare i piedi con simpatia trascinante. 
Manchi qui da me e nelle case dei nostri amici che sono sicura, condividono ogni mia parola.
Ci sono volute settimane affinché io accettassi di non poterti più ritrovare  sulla tua pagina e sulla mia.
Ci sono voluti mesi perché io giungessi alla conclusione che nulla è finito, niente è perduto. Resta la tua presenza costante, il tuo accento romano che ricordo con affetto e malinconia, le tue poesie immortali, la tua amicizia calorosa e presente.
Resta il web, il mondo al quale siamo affezionati, restano le persone conosciute. Le amicizie che abbiamo coltivato insieme, le belle e  generose presenze. Anche qualche ricordo amaro che abbiamo però saputo gettare alle nostre spalle. 
Tutto è parte della sostanza delle cose e di questa sostanza sei bene essenziale.
Ora e domani.
Per cui ti abbraccio forte amico mio, come sai. Che ti arrivi ovunque tu sia.
E abbraccio tutti gli amici che passeranno di qua, augurando loro di avere attimi di non trascurabile felicità da preservare per il nuovo anno che verrà.

BUON ANNO A TUTTI