30 aprile 2020

RECENSIONE: CARA LILLI DI MARISTELLA BOCCIERO



"Cos'è la normalità, Lilli?
Io credo che, qualunque cosa sia, abbia tante sfaccettature, sia camaleontica, cangiante. Non può essere racchiusa in una definizione. Quello che a tanti può apparire diverso, per altri è normale. La normalità può essere di tanti colori. Anche Blu."

La prima cosa che mi ha commosso, scaricando l'e-book del libro di MARIS, è stata la foto di copertina. Quei due bambini sulla riva del mare, rappresentano quanto di più bello al mondo possa esistere, l'innocenza ed il futuro. 
So molto della foto perché conosco la loro  mamma da tempo. 
Ci siamo incontrate per caso, in questo mondo virtuale che ancora riesce a sorprenderti positivamente.  Non ricordo bene se è arrivata prima lei da me o io da lei. Ma ha poca importanza, l'affinità è nata immediatamente e si è consolidata nel tempo. Gusti comuni, infanzia simile e valori identici. È stato molto facile, superare la barriera del video e diventare amiche. Vere. Anche se la distanza geografica è tanta e non è possibile vedersi con più frequenza.Come si vorrebbe. Ma dico spesso, non è quello che conta. La sintonia, l'empatia e l'affetto non diminuiscono se si è lontani. Anzi. Piano piano, ognuna di noi è entrata nel mondo dell'altra. Ed io, nel suo, mi sono trovata catapultata in una realtà che non conoscevo per nulla a parte qualche lettura o servizio giornalistico.
I bimbi che vedete in copertina, sono i suoi figli e ambedue soffrono del disturbo dello spettro autistico. Una malattia che in Italia colpisce un bambino su 80, nei diversi gradi del disturbo.Se ci pensate, è una percentuale altissima. 
Da tempo Maris ce ne parla sul suo blog, CARA LILLI, nato come una specie di diario personale, in cui lei, si rivolge all'amica immaginaria (LILLI) destinataria all'inizio delle sue lettere e successivamente, dopo il suo arrivo nella blogsfera, dei suoi post. E dopo qualche anno è arrivata la decisione di pubblicare un e-book in cui raccogliere il percorso evolutivo. Non dando delle indicazioni scientifiche, ma parlandone in modo semplice, narrando il quotidiano, con i progressi e gli intoppi, con le preoccupazioni e la speranza. In maniera intima, emozionale.  Tenendo sempre presente che il cammino è ancora lungo ma che ogni passo in avanti fatto, è un piccolo/grande successo.
Seguendo Maris nel suo racconto, si ha la netta sensazione di tenerle la mano. Di stringerla più forte quando i dubbi e le paure si fanno più grandi e spaventosi o stretta in modo complice ad ogni successo. Di respirare la sua stessa aria e di guardare lo stesso cielo. Non vi nascondo che molti capitoli mi hanno fatto luccicare gli occhi e salire un nodo in gola, ma era inevitabile, vi assicuro.
Sono guerre difficili, e nessuno può avere la certezza di vincerle. Ma per combatterle bisogna essere dei guerrieri. E Maris e suo marito, lo sono. I "Monelli" lo sono. E non posso che augurare loro ancora migliaia di passi in avanti da fare, sempre con il sorriso, sempre con lo sguardo rivolto al mare.




L'e-book è scaricabile sul sito di Amazon. Se siete interessati, cliccate sulla copertina.

28 aprile 2020

SCOMMETTIAMO?


Foto privata - INSTAGRAM MARIELLA ESSECI


Molti si chiedono se,  passati  i mesi di distanziamento sociale e il tempo necessario affinché venga testato il vaccino e poi messo in commercio, tutto tornerà come prima.
Io stessa, me lo sto ripetendo ogni giorno, più volte.

Rinchiusa e protetta dalle mie quattro mura, vedo scorrere il tempo con una lentezza disarmante.
Dal mio balcone nelle giornate limpide, lo sguardo arriva fino allo Sky line di Milano.
Vedo le torri di City Life e quelle di Porta Nuova
Certo, il panorama è favoloso, ma la domanda è sempre la stessa:
Milano, la città che mi ha adottato oltre trent'anni fa, ce la farà a riprendersi  e a tornare quella di un tempo? Troverà la giusta chiave di volta per ricominciare, per rinnovarsi, per tornare ad essere il luogo più europeo dell'intera nazione?
Il treno ad alta velocità che trascinava tutto il resto? 
Milano è stata  amata ed invidiata.  La città più snobbata, da chi magari ci pensava ma poi non ha mai avuto il coraggio di rischiare e osare raggiungerla.La città più desiderata, perché avrebbe voluto provarci e per motivi contingenti non ha potuto realizzare il suo sogno. La città più celebrata, da chi ha lottato tutti i giorni per riuscire a raggiungere i suoi obiettivi, cadendo molteplici volte ma rialzandosi sempre. Chi è riuscito a realizzarsi con il lavoro,non si è risparmiato. Perché è una città che non ti regala niente, ma ti riconosce quel che meriti.Nulla si ottiene senza sforzo e senza ostacoli, se non avete voglia di questo, sicuramente non è la città per voi.

Queste sono sempre state le regole. Al momento sono bloccate, come la città, come tutto il paese. Come il mondo intero. Nessuna scommessa è aperta, nessun progetto in atto. Sospesi, quasi privi di sogni. Abbiamo una paura fottuta, questa è la verità. Che dopo, ci sia solo il baratro. Ma questo è l'errore. La paura cancella ogni prospettiva, ogni speranza. Certo, saranno tempi duri, particolarmente pesanti a livello economico e sociale, tempi di rimessa. Ma molto dipende dalle persone, da quello che avranno imparato, dalla loro voglia di ricominciare, a qualunque costo. E se ce l'hanno fatta i nostri avi, a salire su di una nave e a tentare di costruirsi una vita in tempi di recessione, magari dall'altra parte del mondo e ci sono riusciti, perché diavolo non possiamo farcela noi? 
La paura si combatte. E solitamente, vinciamo noi. 

Che ne dite, scommettiamo? 

26 aprile 2020

I VINILI DELLA DOMENICA: LA VITA È ADESSO (IL SOGNO È SEMPRE) - CLAUDIO BAGLIONI


Già vi vedo alzare le sopracciglia solo a leggere il titolo del post😜ma prometto solennemente, fin dal principio, di mantenere il giusto distacco verso l'Autore dell'album e parlarvi succintamente e brevemente della sua nascita e pubblicazione.Giurin giurello. 
Che poi, secondo voi, quanto tempo ancora avrei fatto passare prima di far tornare Claudio Baglioni sulla pagina del mio blog? Non vi pare che un anno sia più che sufficiente? Parlo e straparlo da mesi e mesi degli album della mia vita e taccio clamorosamente sul BaglionOne???
Non si fa, povero Baglioni, non se lo merita...
Ho tutti i dischi, tutte le cassette, tutti i live del cantautore romano ma l'album di cui vi parlo oggi, per me è L'ALBUM.
E non solo perché ha segnato l'anno più importante della mia vita e gran parte del successivo, quello in cui decisi di fare il grande passo e trasferirmi a Milano, non solo perché ho versato fiumi di lacrime mentre lo ascoltavo in cassetta fino a consumarla, mentre dimagrivo a vista d'occhio e fumavo due pacchetti di sigarette al giorno. Camminavo, respiravo, meditavo, facevo e disfacevo progetti per il mio futuro. Alternavo momenti di estrema eccitazione a momenti di veri e propri de profundis, mentre mi vedevo fagocitata dalla grande e tentacolare città, cadere preda di miliardi di pericoli fino a ritrovarmi quasi esanime su una delle panchine del Parco Sempione. Io, ragazzina meridionale, alle prese con un sogno forse più grande di me.

Lui invece,  era al massimo della celebrità. Con l'album precedente e il successivo tour Alè-oò, aveva fatto il botto (vabbè lo sapete che non riesco proprio a scrivere mantenendo l'aplomb giusto) vendendo quasi 800.000 copie del lavoro(numeri da brividi oggi) e raggiungendo il numero di oltre 1.000.000 di spettatori ai concerti. Stiamo parlando dei primi anni '80; fino al 2019 sono rimasti vertici insuperabili.
L'attesa dei suoi fan era spasmodica, tutti ci chiedevamo cosa avrebbe mai tirato fuori dal cappello a cilindro dopo il successo clamoroso di Strada Facendo. In molti pensavano che sarebbe cominciato il declino, eh... tanti lo speravano, compresi molti suoi colleghi.
Così, l'8 giugno del 1985, esce La Vita È Adesso
È un concept album. Costruito per raccontare la giornata tipo di un ragazzo, dal mattino alla notte. Tutte le canzoni vennero scritte dall'autore al tavolino di un famosissimo caffè dell'epoca, lo "Zodiaco", che godeva di un panorama bellissimo trovandosi sulla collina di Monte Mario. Chi conosce l'album sa, che al suo interno c'è un meraviglioso scatto del fotografo Toni Thorimbert, che riproduce il medesimo panorama. Ma la foto non è stata scattata dal locale bensì dal Roof Garden dell'Hotel Cavalieri Hilton di Roma distante qualche centinaia di metri dal luogo in cui Baglioni concepì l'intero lavoro.



Qualunque tipo di timore sul valore e il peso di quell'album si disperse come nebbia al sole fin dal primo ascolto. Lo stesso Baglioni temeva fosse un lavoro troppo complesso così pieno di parole e di non facile assimilazione. Non essendo una vera e propria critica musicale vi posso solo dire che le armonie furono modificate di volta in volta dal cantautore per dare il ritmo giusto e anche il fiato corretto ai brani. Dato che non c'erano ripetizioni nelle righe di ogni testo. Eppure, è stato così facile imparare le canzoni e memorizzarle per sempre. Io stessa, ogni volta mi sorprendo di come, pure a distanza di ... anni, mi sia così facile ricordare i testi e gli attacchi. L'unica cosa che non mi riesce è mantenere il fiato e la nota ma mi consola il fatto che ormai, non ci riesce  più nemmeno lui😎 lo sapete che non ci vado mai troppo leggera, sarà che è il cantante con cui ho maggior confidenza e strapazzarlo un po' fa sempre bene al mio affetto per lui e a ridimensionamento del  suo ego. Claudio Baglioni è un grandissimo artista, ama la musica e le parole fino all'esasperazione, è un perfezionista, un nemico giurato della superficialità ma soprattutto, e per fortuna, è un sognatore. Nonostante gli anni e gli acciacchi di vita rimane il più importante fautore della speranza e dei sogni nel panorama discografico italiano. Un vero e proprio visionario. Sull'ultimo numero di Vanity Fair Italia dice:
siamo sognatori dunque? Sì per nostra fortuna. Lo dimostrano le pagine più alte e luminose della nostra Storia. Approfittiamo allora della notte che stiamo vivendo per sognare con tutta la forza che abbiamo. Non il ritorno alla solita realtà, però. Sono così tante le cose da cambiare. Sogniamo il "meglio di prima" non il "tutto come prima".

Hai ragione Claudio, siamo sognatori e dobbiamo sognare in grande. Come feci io da ragazzina, come hai fatto tu. E questa volta per rendere migliore il mondo, che è  di tutti. Cercando di non fare gli stessi errori. E intanto grazie, se sono e resto una sognatrice lo devo anche a te.



E adesso la pubblicità - la mia preferita del mio album preferito



Ora le canzoni dell'album. Come sempre cliccate sui link.


Fonti: Vanity Fair Italia 


La Vita È Adesso (il sogno è per sempre) CBS 1985




Lato B



Questo post è dedicato a tutte le donne della mia famiglia che sono cresciute all'ombra della sua musica.



25 aprile 2020

SCARPE ROTTE EPPUR BISOGNA ANDAR A CONQUISTAR LA ROSSA PRIMAVERA...


"Fischia il vento e infuria la bufera,
scarpe rotte eppur bisogna andar
a conquistar la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir
a conquistar..."

"Nonna ma che stai cantando?
"Mariè, è una vecchia canzone dei tempi miei"
"Ma che vuole dire scarpe rotte eppur bisogna andar?"
"La cantavano i partigiani ai tempi della guerra e vuol dire che per sconfiggere il nemico e liberare l'Italia bisogna camminare anche con le scarpe scassate e il brutto tempo"
"Ma non è vero nonna, il maestro ci ha insegnato Bella Ciao, è questa la canzone della guerra e dei partigiani."
"Ma tu lo sai chi erano i partigiani?"
"Sì, erano uomini che hanno lottato per liberare la nostra terra dai nazisti."
"E lo sai che c'erano anche molte donne che li aiutavano portando dei messaggi di nascosto? Andavano in bicicletta."
"No che non lo sapevo, e tu ne conoscevi qualcuna?'".
"Io avevo la bicicletta."


Così a 10 anni scoprii che Bella Ciao è diventata l'Inno dei Partigiani negli anni '60 e che, durante la guerra, quegli uomini fischiettavano altre canzoni  per tenere su il morale durante i lunghi periodi in cui erano in missione e preparano gli assalti all'esercito nemico.

"Mamma ma tu ti ricordi il Giorno della Liberazione e dov'eri?"
"Ero sfollata in un paese della provincia di Benevento assieme a tutta la famiglia, ricordo la festa, i camion con gli americani, i balli e i canti, la gente che si abbracciava e rideva, ero piccola però mi ricordo  la cioccolata."

"Papà e tu, te lo ricordi cosa stavi facendo e dov'eri quel giorno?"
"A Campobasso, nel casello dei nonni, ricordo i carri armati e i soldati che scendevano e ci regalavano scatolette. Scatolette di carne, noi non  ne mangiavamo da molto tempo e quella ci sembrò buonissima, aveva un sapore... e pensare che a soli 12 anni ho rischiato di morire per mano di un tedesco."

Stralci di vita e di ricordi legati alla Liberazione tratti dalle cronache familiari, con qualche licenza poetica.



"La Liberazione aveva liberato molte cose. Aveva rotto le gabbie, sentimenti prima incapaci di esprimersi avevano imparato a uscire dal chiuso. Ci si parlava. Si imparava a vivere in libertà." (Marisa Ombra - Libere sempre)

"l'Agnese passò il ponte con la bicicletta a mano. Le sentinelle tedesche del posto di blocco erano dentro la loro nicchia, le fecero cenno con la testa di andare pure avanti.Lei rimontò, riprese a spingere sui pedali. Ricominciava a sentirsi pesare il cuore, grosso e fermo contro lo sforzo del respiro: e aveva molti chilometri prima di arrivare." (Renata Viganò - L'Agnese va a morire)



Il 25 Aprile è memoria, è rispetto, è Patria. Il 25 Aprile sarà sempre ricordato. Perché anche quando chi l'ha vissuto non ci sarà più, noi ne preserveremo la memoria e riporteremo gli eventi.Dopo nonni e genitori, resteranno i figli e i nipoti. Non riusciranno a far scendere l'oblio sulla lotta e sulla riconquista. Sul sangue versato e sul sacrificio. Siamo chi siamo grazie a chi ha corso, lottato, aiutato, protetto e anche ucciso. Siamo chi siamo e nessuno riuscirà a coprire di polvere tutto questo  e a cancellare le lacrime.

Nessuno.


Milva: Fischia il vento urla la bufera - canzone dei Partigiani





Buon 25 Aprile a tutti voi.

23 aprile 2020

ORGOGLIOSAMENTE MERIDIONALE

La risposta degli edicolanti campani


Il Meridione insorge contro il direttore di Libero Vittorio Feltri, che l'altra sera, durante una puntata della trasmissione "Fuori dal coro", condotta su Rete 4 da Mario Giordano, ha detto: "Perché mai dovremmo andare in Campania? A fare i parcheggiatori abusivi? I meridionali in molti casi sono inferiori".

Giordano gli aveva chiesto un parere sull'annuncio del governatore campano Vincenzo De Luca, che intende chiudere i confini regionali se le regioni del Nord dovessero ripartire anzitempo.

Feltri: "Ho simpatia per De Luca, ma vorrei chiedergli se li chiude in entrata o anche in uscita? Perché a me risulta che ogni anno 14 mila campani si recano a Milano per farsi curare, perché le strutture sanitarie lombarde sono più rassicuranti di quelle campane. Io credo che nessuno di noi abbia voglia di trasferirsi in Campania"

Giordano: "Adesso mi fai arrabbiare quelli della Campania, direttore!"

Feltri: "Io non ce l'ho con  la Campania! Sto solo dicendo che io, te e altri perché dovremmo trasferirci in Campania, a fare che cosa? I parcheggiatori abusivi?"

Il conduttore quindi gli ha domandato se c''è stato un po' di accanimento nei confronti della Lombardia.

Giordano: "Se la sono presa con i primi della classe che stanno un po' male? C'è chi ha goduto?"

Feltri: "E' evidente. E' così. Il fatto che la Lombardia sia andata in disgrazia per via del coronavirus ha eccitato gli animi di molta gente che è nutrita di invidia e di rabbia nei nostri confronti perché subisce una sorta di complesso d'inferiorità. Io non credo ai complessi d'inferiorità, io credo che i meridionali in molti casi siano inferiori".

Giordano: "Direttore, adesso me li fai arrabbiare davvero! Non puoi dirlo questo!"

Feltri: "Chissenefrega se si arrabbiano!"

Giordano: "Se mi cambiano canale è un guaio, però!"

Feltri: "Non cambiano canale, mi guardano invece e mi odiano di più"





Dopo le dichiarazioni "folli" di Vittorio Feltri, lo scrittore Maurizio De Giovanni e il senatore Mario Ruotolo hanno deciso di agire in sede civile e penale, ipotizzando una violazione della Legge Mancino, che sanziona le manifestazioni d'odio. Non posso che approvare. L'ennesima provocazione del direttore di Libero non può essere sottostimata. Ora basta.

Spero che l'Ordine dei Giornalisti prenda le dovute distante e avvii un atto di deferimento.
Sarebbe ora. Di Feltri e altri pennivendoli siamo veramente stufi. 
Qua di inferiore c'è solo il suo cervello.






Fonte: Repubblica.it


21 aprile 2020

BUON COMPLEANNO QUEEN ELISABETH!


Oggi, Her Majesty Queen Elisabeth II compie 94 anni e in 68 di regno è la prima volta che non ci saranno celebrazioni in suo onore. Niente saluti speciali con  colpi di cannone a salve, le bandiere del Regno Unito non sventoleranno sugli uffici pubblici per celebrarla. Tutte misure prese per rispettare il momento di difficoltà a causa del coronavirus, nel suo regno e nel resto del mondo.
Trascorrerà il suo compleanno a Windsor assieme al Principe Filippo e lo festeggerà in forma privata.
Anche la parata ufficiale celebrativa, il TROOPING THE COLOUR (sfilata della bandiera)  che si tiene in giugno, è stata annullata. 
Nel 2017 presi parte alla cerimonia, assieme a mio marito. E ho potuto ammirarla da vicino. Si accede solo ad inviti, previa richiesta formale sul sito Reale.

La parata militare, ha un'etichetta molto rigida. La Sovrana, dapprima saluta i sudditi dal balcone di Buckingham Palace poi, assieme a tutta la famiglia reale, sale in carrozza  e  si dirige al palazzo della Guardia Reale,  accanto al St. James Park. All'interno del cortile, a cui si può accedere solo con gli inviti, viene allestito il palco reale. Da qui la Regina assiste all'intero evento. Vi partecipano , inoltre, diversi capi di stato e  tutto viene trasmesso in diretta dalla BBC.






Ricordo la giornata, bellissima e calda. Rimasi impressionata dalla quantità di militari, oltre 1400, di ogni ordine e grado. Alcuni, soffocati dalle divise invernali e dagli assurdi colbacchi di pelo di orso, svennero.Mi dissero che capita tutti gli anni, perché devono rimanere tanto tempo in piedi e sotto il sole.

Alcune curiosità legate a Sua Maestà.

1) Perché la Regina festeggia due volte il suo compleanno? Beh, ma è la sovrana, vi pare possa bastare un giorno solo? Sembra che lei stessa abbia deciso così perché le giornate in giugno sono decisamente migliori dal punto di vista metereologico.
2) Perché le Guardie al suo passaggio le danno le spalle? La questione è nata qualche anno fa, quando ci fu l'attentato nel 1981 durante una visita ufficiale in Nuova Zelanda. Da quel momento, per proteggerla i servizi di sicurezza rivolgono lo sguardo al pubblico.
3) La Regina utilizza le sue mitiche borsette per inviare messaggi ai suoi collaboratori, durante le occasioni ufficiali. Ad esempio,quando vuole liberarsi dell'interlocutore, passa la borsetta da un braccio all'altro o la appoggia a terra. Se invece, va tutto bene, tiene la borsa a sinistra e i guanti a destra.
4) Guida benissimo e sa aggiustare una macchina ma non ha la patente. Provate a fermarla e a dirglielo ahahahah del resto, visto che in Inghilterra è la Regina a rilasciare ufficialmente il documento, sarebbe un controsenso se autorizzasse se stessa!
5) A tre anni si guadagnò la prima copertina sul Times. Alla faccia delle influencer di adesso.
6) I suoi vestiti full color sono una delle caratteristiche più amate dai sudditi e dal resto del mondo. In realtà, è un obbligo derivante da motivi di sicurezza; deve essere sempre riconoscibile per tutti quelli che vigilano su di lei.







Se avete voglia di scoprire qualcosa in più molti sono i libri e le biografie a lei dedicate. Io vi consiglio, tra i tanti che ho letto, un piccolo romanzo davvero divertente di Alan Bennett, che lessi qualche anno fa. La sovrana lettrice.

E voi cosa ne pensate della Regina? A me è molto simpatica.






Fonti: FOCUS - SITO REALE TROOPING THE COLOUR





19 aprile 2020

VIVERE PER RACCONTARLA: LA LEZIONE DI GABO MÁRQUEZ



MARIELLA ESSE FOTO PRIVATA
Ieri pomeriggio, commentando uno dei bei post dell'amica blogger CHAOS, sono tornata con il pensiero ad una frase amatissima, scritta quasi vent'anni fa dal mio autore del cuore.


"La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come  la si ricorda per raccontarla."

Il romanzo da cui è tratta fu uno dei libri più attesi di quegli anni perché per molto tempo Márquez era rimasto in silenzio, e molti dei suoi lettori, come me, pensavano che sarebbe stato difficile per lui tornare alla Scrittura, quella "misteriosa" e "magica" a cui ci aveva abituati.
Invece spiazzò tutti, regalandoci un libro di memorie, le sue, facendoci addentrare nel suo passato ed in particolare, nella sua infanzia e giovinezza ad Aracataca.  Facendoci respirare per intero, l'animo di quel ragazzo indisciplinato e avventuroso cresciuto tra le donne che sarebbe diventato una delle figure più rappresentative della letteratura del ventesimo secolo. E non solo.

MARIELLA ESSE FOTO PRIVATA
Riflettevo sul profondo significato della frase provando ad adattarla al momento tragico e spartiacque che stiamo attraversando.

Tra qualche tempo, cosa ricorderemo della pandemia? Perché sicuramente ognuno di noi, si porterà dietro immagini, emozioni e dolori, che elaborerà in maniera soggettiva. Qualcosa verrà dimenticato, altro invece esasperato. Il Maestro dice che la mente adatterà i ricordi a quel che vorrà ricordare e quel che vorremo ricordare lo racconteremo. Ognuno di noi elaborerà a suo modo    una visione soggettiva dell'accaduto e quello sarà il patrimonio da veicolare ai posteri. Di quasi ogni cosa che ci accade alla fine ci portiamo dietro una versione elaborata dalle nostre emozioni, probabile succeda anche per questa enorme tragedia che abbiamo condiviso con il resto del mondo.

Io ricorderò il silenzio bruciante, il cielo mai così azzurro come in questa primavera, lo strano scorrere del tempo tra le mura di casa, gli abbracci desiderati, le lunghe videochiamate alle persone care, il mio scoprirmi nuove fragilità, alcune impensate. I momenti di rabbia e dolore, intensificati dai silenzi.
Tutto il resto proverò a dimenticarlo. 

Voi cosa ricorderete? Ve lo chiedo ora che la stiamo vivendo questa vita distopica, prima che il tempo cancelli le sensazioni più cocenti lasciando alla memoria solo quello che vorremo ricordare.

MARIELLA ESSE FOTO PRIVATA



18 aprile 2020

SABATO DI POESIA: LA PIÙ BELLA STORIA D'AMORE



L’ultima nota del tuo addio
mi disse che non sapevo nulla
e che arrivavo
al tempo necessario
di imparare i perchè della materia.
Così, fra pietra e pietra
seppi che sommare è unire
e che sottrarre ci lascia
soli e vuoti.
Che i colori riflettono
l’ingenua volontà dell’occhio.
Che i solfeggi e i sol
raddoppiano la fame dell’orecchio
Che è la strada e la polvere
la ragione dei passi.
Che la via più breve
fra due punti
è il giro che li unisce
in un abbraccio sorpreso.
Che due più due
può essere un pezzo di Vivaldi.
Che i geni gentili
stanno nelle bottiglie di buon vino.
Una volta imparato tutto questo
tornai a disfare l’eco del tuo addio
e al suo posto palpitante scrissi
la Più Bella Storia d’Amore
ma, come dice l’adagio,
non si finisce mai
d’imparare e aver dubbi.
Così, ancora una volta
facilmente come nasce una rosa
o si morde la coda un a stella cadente,
seppi che la mia opera era scritta
perchè La Più Bella Storia d’Amore
è possibile solo
nella serena e inquietante
calligrafia dei tuoi occhi
(Louis Sepúlveda - Poesie senza patria - 2003)
Note bibliografiche:
 Scrittore, poeta, giornalista, esule. Nato ad Ovalle in Cile, il 4 ottobre 1949 e morto a Oviedo in Spagna, il 16 aprile 2020. La poesia che ho postato è dedicata a Carmen Yanez, poetessa cilena e sua moglie;  il suo più grande amore, conosciuta nel 1968 e sposata due volte. Sopravvissuti al regime di Pinochet,  si sono persi e rincontrati per non lasciarsi mai più. Fino alla fine, fino a quella malattia che li ha sorpresi insieme, ancora una volta, portandosi via il Poeta. Io credo che, quando muore un Uomo di tale spessore, è palpabile in tutti la sensazione di vuoto che all'improvviso ci circonda. Il comunista ribelle, la guardia personale di Salvator Allende, l'esule, l'artista, lo scrittore dal tocco sensibile, il poeta, tornerà a farci compagnia ogni volta che ritroveremo le sue parole e il suo sorriso. Che la terra ti sia lieve, Louis.


14 aprile 2020

A CASA PER LORO




Non so se qualcuno di voi ha già visto l'ultimo spot della PASTA RUMMO.
Semplicemente, lo AMO.

Sarà che è la pasta migliore del mondo, è la pasta che parla della mia terra, della mia città. Sono orgogliosa di questa grande eccellenza italiana, sempre in prima linea,  ora più che mai, con donazioni e assistenza, come potete leggere (qui).

In questo clima di tragedia ha puntato i riflettori su chi, più di tutti, ha bisogno che la gente resti a casa. Gli anziani. I nostri nonni, i nostri genitori, i nostri zii. Il nostro patrimonio più importante.
Cosa resterà poi, di quello che ci sta accadendo, è scritto tutto nelle loro carezze, nei loro racconti e ricordi, nel loro affetto.

Restiamo a casa per loro. Oltre che per noi. Proteggiamoli.

#aCasaPerLoro


Grazie  a PASTA RUMMO per il bel segnale. 










PS: la pasta è suprema, se non la conoscete ancora, recuperate la grave lacuna eh...

13 aprile 2020

QUALCOSA DA IMPARARE



"NON AVEVO ANCORA VISSUTO ABBASTANZA PER AVERE ABBASTANZA ESPERIENZA E ANCHE OGGI CHE VI PARLO, LO SO CHE UNO HA UN BEL VANTARSI, GLI RESTA SEMPRE QUALCOSA DA IMPARARE."

(Romain Gary - La vita davanti a sé)




Qualche giorno fa ho perso uno zio a cui volevo molto bene. Zio Alberto.
Era un uomo eccezionale, amante della scrittura e dell'ironia. Un intellettuale nel senso più alto del termine, scrittore, giornalista, fine  umorista. Da bambina, il suo studio era per me  un luogo incredibile e stupefacente,  come la Batcaverna. Ci entravo con timore e meraviglia, non volevo mai uscirne. In tutti questi anni è stato  un punto di riferimento assoluto per ogni componente della sua famiglia. Ci ha insegnato ad essere sempre curiosi; a fare domande e a  cercare risposte. A non accontentarci mai. A non scendere a compromessi, a scoprire, osservare, a non farci condizionare dalle apparenze. A non avere pregiudizi, a restare sempre accesi. Ad avere sempre voglia di imparare.

E la voglia di imparare accompagna la mia vita, testardamente, tenacemente. Come quella di molti di noi. Se non ci fosse, nella maggior parte delle persone, l'impulso universale di accrescere la conoscenza,di migliorarsi,  come sarebbe inutile il vivere, piatto, debole e anonimo. 

Non credete anche voi?









Impronte di zio Alberto  sul mio blog.



04 aprile 2020

SABATO DI POESIA: DOV'È AMORE E SAPIENZA







Dov’è amore e sapienza,
ivi non è timore
né ignoranza.
Dove è pazienza e umiltà,
ivi non è ira
né turbamento.
Dove è povertà con letizia,
ivi non è cupidigia
né avarizia.
Dove è quiete e meditazione,
ivi non è affanno
né dissipazione.
Dove è il timore del Signore
A custodire la sua casa,
ivi il nemico
non può trovare via d’entrata.
Dove è misericordia e discrezione,
ivi non è superfluità
né durezza.

(San Francesco d'Assisi)




Nacque ad Assisi nel 1181 e morì ad Assisi nel 1226.
L'uomo che ha dedicato la sua vita alla fraternità, alla povertà, all'umiltà. Troppo grande allora, così attuale oggi. Comunque inarrivabile.

A Francesco D'Assisi ho dedicato alcuni post qui  qui e qui.


02 aprile 2020

POSTITIZIE: LETTERA DI UN'INFERMIERA AL RESTO DEL MONDO



Lo so, è un post lungo. Ma prendetevi cinque minuti e leggetelo. Penso che molti di voi avranno letto a mezzo stampa la notizia della lettera che un'infermiera dell'Ospedale di San Luigi di Orbassano ha inviato al sindaco di Volvera.Lui l'ha pubblicata sulla sua pagina Facebook. Dice tutto su questo tempo terribile. Io sono rimasta in silenzio e ho avuto un momento di emozione intensa. Chissà quando ne verremo fuori. Spero  che saremo molto più ricchi. Dentro.

«Buonasera sig. Sindaco,lavoro in ospedale, le scrivo perché, da cittadina volverese vorrei descriverle una giornata tipo. Una come tante, in questo periodo. Ma non vorrei descriverle quello che stanno passando i media: numeri, statistiche, decreti e divieti. Vorrei farlo visto dal lato del paziente Covid positivo e degli operatori. Il Covid è molto più che un virus subdolo.Siamo un paese che sa solo lamentarsi per qualsiasi cosa, mai contenti di nulla. Sembra che la quarantena sia un castigo anziché una protezione per ognuno di noi. Se lo riterrà opportuno, potrà condividerlo lei, per sensibilizzare.Che bello essere chiamati angeli, ma chissà se poi lo siamo davvero.È un sabato mattina di una settimana di allerta Covid-19. Finalmente un giorno di riposo dopo tanto lavoro. Finalmente puoi dedicarti alla famiglia. Per te la quarantena non esiste, non esiste il divieto ad uscire e non è mai esistito. Tu devi lavorare, sei preziosa dicono. E invece no, niente riposo. Arriva la chiamata. Si deve andare. C’è bisogno di coprire turni. Il lamento è d’obbligo, non vorresti, ma si fa. Mentre ti prepari, rifletti che marzo non è stato affatto clemente: turni di 12 ore, ferie annullate, riposi ma cosa sono i riposi?Arrivi in ospedale, qualche figura nei corridoi, ma ancora troppa gente in giro. Arrivi al reparto critico, quello dove sono ricoverati i pazienti positivi. Tutto blindato, suoni. Ti apre la collega che è li da ieri sera. Stremata, viso segnato dalla mascherina e gli occhiali, prendi consegna e la congedi. Deve riposare. Suona un campanello. Ti sporgi alla camera interessata, chiedi il motivo della chiamata, rassicuri che presto entrerai, e vai a vestirti. La vestizione è lunga, ci si deve bardare molto bene e non si possono commettere errori di trascuratezza.Entri dalla paziente, la conosci e la saluti. Ha un casco sulla testa, si chiama C-pap. Serve per respirare meglio, non ha molte speranze e il monitor al quale è collegata ne dà conferma. Ma la paziente è cosciente, lucida e orientata nel tempo e nello spazio, ma soprattutto sa che sta per morire. Lo sa, lo percepisce e lo sente. Parli un po’ con lei.Non mangia da giorni. Questa mattina chiede la colazione. Ha un diabete non controllato e vuole due fette biscottate con la marmellata. Sarà certo il diabete il suo peggior nemico ora? E riferisci alla collega di passarteli.Quello sguardo implorante ti uccide. Distogli ogni tanto gli occhi da lei per non morire dentro…Mentre le sistemi i cavi dei parametri vitali, lei ti prende la mano…”Amore, sei mamma?”. “Si, di due ragazzi”.“Allora puoi capire cosa sto provando?”.“Posso provare, ma se vuoi, puoi descrivermelo… ti ascolto”.“Ho quattro figli e sono sempre stati tanto mammoni. Un rapporto bellissimo, anche perché gli ho fatto da madre e da padre, visto che sono rimasta vedova da giovane. Non ho paura di morire, non vorrei solo soffrire. Ma un giorno, uno dei miei figli è venuto a trovarmi e non lo hanno più fatto entrare.. è stato obbligato, non una scelta. Non ho potuto vedere più i nipoti, le nuore nessuno. Io qui, loro a casa.”.“Ma chiamali al telefono e diglielo”.“Si, ma non è la stessa cosa”.“E vabbè, però ti sentono, ti parlano ed è già qualcosa, meglio di niente”.“Li chiamo ogni giorno, li sento che stanno soffrendo perché non possono stare con me fino alla fine”.Entra il medico, la visita e squilla il telefono, è uno dei figli. La paziente gli dice “c’è il medico, te lo passo”. Il medico descrive al figlio la situazione. È davvero critica. Alla signora viene detto che dovrà essere intubata presto e che non ha molto da vivere. Il figlio chiede di poterla vedere per un ultimo, breve saluto. Non è possibile. il Covid non decide su chi posarsi, si insinua su chiunque.Il medico esce dalla stanza e la signora piange disperata. Mentre è ancora al telefono con il figlio, il figlio piange con lei. Lei ha sempre su di te quello sguardo implorante, come volesse chiederti di fare qualcosa e chiedi di passarle il telefono. La signora ha un telefono vecchio, non è anziana, ma nemmeno tecnologica, non puoi avvicinare il telefono all’orecchio, quindi non sai cosa ti risponde il figlio, ma quello sguardo ti ha trapanato e non sei soltanto un operatore, sei mamma, sei figlia.Dici al figlio: “Radunatevi tutti e quattro, ma proteggetevi con le mascherine. Fatelo prima che potete e poi chiamate in video chiamata questo numero”.E gli dai il tuo e vi farò vedere mamma. È poca cosa, ma almeno non sarà una cosa interrotta di netto, e la potrete vedere.Gli dici che sarai li per altre dieci ore e di richiamare più volte se non rispondo subito. Non passa neanche un’ora e la collega dice che dalla borsa sta squillando il tuo telefono. Tu sei sempre vestita e sempre in quella stanza, non sei mai uscita e le chiedi di prendere il cellulare, metterlo in un sacchettino, disinfettarlo e passartelo.Apri la video-chiamata e tutti e quattro i figli lì. La paziente non se lo aspettava ed è felice come una Pasqua e tu con lei. Si parlano un bel po’,  si raccontano, si dicono ti amo e lei desatura spesso perché si sta affaticando, ma sai il destino nefasto, non te la senti di chiedere di chiudere. Già una volta sono stati obbligati a tagliare, ora vuoi che la decisione sia la loro.La chiamata dura circa mezz’ora ed è come se un cerchio si fosse chiuso, quello che doveva essere è stato… lei aveva resistito solo per loro, per vederli, per salutarli. Hai il cuore in mille pezzi. Pensi a te e ai tuoi figli e comprendi tutto..ogni sua preoccupazione.Ti prende la mano, ti dice grazie, veglierò su di te, per quello che hai fatto. E fai fatica a non piangere. La paziente si spegne. Decidi di uscire e lasciare ai colleghi il resto. E vedi che, come le procedure prevedono, la cospargono di disinfettante, la avvolgono in un lenzuolo e la portano in camera mortuaria. Sola..sola..i suoi effetti personali messi in triplice sacco nero andranno inceneriti.È domenica mattina. L’agenzia di pompe funebri è venuta a prendere la salma. Uno solo dei figli presente, a debita distanza. Non l’ha più vista da quella video chiamata. Dà indicazioni all’incaricato e vanno via… la sua macchina svolta a destra, la salma va a sinistra..sola. Non ce la fai, quello è troppo. E se fino ad ora non avevi pianto, ora non ce la fai.A casa apri Facebook. Lamentele ovunque. Vi hanno negato la libertà, il bimbo non può andare più al parco, il cane passeggia troppo in là da casa e non si trova più lievito. Quanta ignoranza, quanti pochi problemi ha la gente, ma su una cosa ancora siamo fortunati: a noi ci saranno state anche negate delle cose, dovremmo anche fare sacrifici, ma almeno noi abbiamo ancora la dignità, un diritto che il Covid-19 ti toglie, senza poterti lamentare. Un diario dalla prima linea, quella umana, del cuore».





Fonte: La Stampa