Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi
ritrovarsi a volare
e sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare
un sottile dispiacere
E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire
Domandarsi perche' quando cade la tristezza
in fondo al cuore
come la neve non fa rumore
e guidare come un pazzo a fari spenti nella notte
per vedere
se poi e' tanto difficile morire
E stringere le mani per fermare
qualcosa che
e' dentro me
ma nella mente tua non c'e'
Capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni
tu chiamale se vuoi
emozioni
Uscir dalla brughiera di mattina
dove non si vede a un passo
per ritrovar se stesso
Parlar del piu' e del meno con un pescatore
per ore ed ore
per non sentir che dentro qualcosa muore
E ricoprir di terra una piantina verde
sperando possa
nascere un giorno una rosa rossa
E prendere a pugni un uomo solo
perche' e' stato un po' scortese
sapendo che quel che brucia non son le offese
e chiudere gli occhi per fermare
qualcosa che
e' dentro me
ma nella mente tua non c'e'
Capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni
tu chiamale se vuoi
emozioni
Sono vent'anni che è morto Lucio Battisti. Da ieri non leggo e non sento altro che un profluvio di amarcord su di lui, su quello che ha scritto, su come ha rivoluzionato la musica. Ricordi, lacrime, emozioni appunto.
Nulla da togliere a chi ha dato una svolta alla musica italiana, con abilità e genio. Un grandissimo musicista, arrangiatore e chitarrista. A chi vedeva oltre, sempre. A chi cantava con una voce che sembrava ti scavasse dentro, senza lasciare scampo. A chi ha buttato all'aria tutto quello che era la musica dell'epoca, ribaltandola completamente, affidandole sonorità nuove e mai sentite, ritmi diversi. Bagliori unici. Qualcosa che nel mondo musicale prima di lui avevano fatto solo i Beatles. Questo giusto per comprenderne la misura e l'altezza.
Bene.
Allo stesso tempo vorrei ricordare a chi lo ha ascoltato e "adora" le sue canzoni, che Battisti "scriveva"le canzoni nel senso che curava le melodie, le progressioni armoniche, gli arrangiamenti mentre, Giulio Mogol, scriveva i testi. Un connubio, tra i due, indissolubile per oltre 10 anni.
Le più belle parole delle canzoni di Battisti le ha scritte quindi, Mogol. Fu lui a convincere l'amico Battisti, conosciuto alla fine degli anni '60, a cantare da solo le sue canzoni. Lo costrinse a partecipare a Sanremo nel 1969 con Un'Avventura superando l'ostracismo della sua casa discografica "Ricordi". Intuizione mirabile, da lì il successo di Battisti fu inarrestabile. Divennero soci, acquistando le quote di una casa discografica. L'amicizia si consolidò. Fecero insieme il famoso "viaggio a cavallo" da Milano a Roma. Questo per un decennio. Poi, divergenze sui proventi li divisero.
Dopo la divisione, Battisti si affidò ad altri parolieri, tra cui la moglie. Ma chi si ricorda le canzoni degli anni '80 affidate a Pasquale Panella?
Insomma, fino a quando si parlerà di Battisti e del periodo di suo maggior successo, bisognerà ricordare che capolavori come quello che ho riportato in alto, sono opera del più grande paroliere della musica italiana.
Ricordare l'uno senza l'altro a me sembrava incompleto. Per rispetto nei confronti di tutti e due.
Due giganti.