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| Audrey Hepburn nella sua casa in Svizzera (dal web) |
Quando qualche giorno fa vi ho chiesto (QUI) di indicarmi quali personaggi di altra epoca avreste voluto conoscere, ho tenuto volutamente fuori dalla mia lista colei che è oltre il primo posto.IL MUST. Nel mio immaginario riveste un ruolo speciale, fuori da ogni gara possibile e sopra tutto e tutti.
Sto parlando di AUDREY HEPBURN.
Come ogni anno, in occasione del 20 gennaio, giorno in cui ci ha lasciato nel 1993, le dedico un post. Di lei ho sempre amato soprattutto la semplicità, il suo voler essere ricordata come donna e come madre. Rifuggiva la celebrità, era un peso che, con il tempo, le era diventato insostenibile. Ci aveva provato durante il primo matrimonio con Mel Ferrer ma era difficile realizzare questo desiderio ad Hollywood, essendo pure la moglie di una star cinematografica. Ci riuscì con il secondo matrimonio quando sposò il medico Andrea Dotti e si trasferì a Roma, lasciando il cinema. Desiderava avere molti figli, e dopo il primo, Sean, avuto con l'ex marito, ebbe Luca. Provò ancora a diventare madre ma prima un aborto e poi l'età (allora non era così semplice diventare madri dopo i quarant'anni) mise da parte le speranze e si dedicò ai due figli.
Ed è proprio Luca a fornire una delle versioni più delicate della vita privata di sua madre, scrivendone in un libro: Audrey mia madre.
La racconta con semplicità e tanto amore perché voleva spiegare ai suoi figli chi fosse la nonna, chi si nascondeva dietro quel tubino nero e quei grandi occhiali da sole, che vedevano nelle immagini proiettate al cinema.
Del resto anche lui aveva scoperto solo da grande, chi fosse davvero per il mondo intero sua madre. Ai giornalisti che gli chiedevano con insistenza di lei, da bambino rispondeva scocciato: Vi sbagliate, sono il figlio della signora Dotti.
Nel libro tra i tanti aneddoti racconta questo, nato da un incontro tra alcuni giornalisti (sempre loro) e sua madre. Poiché si stupivano del suo precoce addio alle scene, spiegava: "Alcuni pensano che rinunciare alla mia carriera sia stato in grande sacrificio fatto per la mia famiglia, ma non è per niente così. È la cosa che più desideravo fare, la casalinga. È triste che molte persone pensino che è una vita monotona, ma non puoi semplicemente comprare un appartamento, arredarlo e non occupartene più. Sono i fiori che scegli, la musica che metti, il sorriso che hai sulle labbra mentre aspetti il ritorno dei tuoi cari. Voglio che sia una casa allegra e vivace, un porto sicuro in questo mondo travagliato. Non voglio che mio marito e i miei figli, tornando a casa, trovino una donna nervosa. La nostra epoca è già abbastanza nervosa, no?".
Luca narra anche del trauma subito da sua madre durante la seconda guerra mondiale.Delle privazioni subite in Olanda durante l'occupazione tedesca. Lei considerò la sopravvivenza un dono che non doveva essere sprecato. Lavorò duramente per riconquistare quel che aveva perso, soprattutto casa e famiglia. Ne avevo parlato (qui). Ritengo sia stato l'unico vero grande stimolo che la portò a voler realizzare con tutte le sue forze quello che per lei era la felicità. LA SUA CASA. Se Audrey aveva un segreto per essere felice, probabilmente, era questo.
Su di lei leggi anche qui:
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Fonti: Audrey Hepburn mia madre - Luca Dotti e Luigi Spinola - Mondadori - 2015
Si apre ufficialmente, sul mio blog, la settimana della MEMORIA.







