28 giugno 2015

L'Amore è rumore.











Fine giugno. Non so bene perché, ma ho voglia di mettere nero su bianco quante cose nel mese mi hanno fatto incazzare e quante no.

E forse da oggi in poi lo farò spesso. Chissà. 



Mi ha fatto incazzare che un mio amico di blog abbia dovuto confrontarsi con una masnada di vigliacchi del web. Che hanno riempito il suo spazio di insulti di vario genere. Tanto da indurlo a fermarsi per un po' per decidere sul da farsi. E alla fine la grinta e la forza del  mio ragazzo bello hanno avuto la meglio su gentaglia dal cervello grande come un chicco di riso. Schifosi relitti.

Mi ha fatto incazzare che si possa permettere alla Grecia di non stare ai patti con l'Europa. Che noi qui in Italia stiamo a leccarci ancora le ferite per le rinunce fatte e che faremo. Zitti e mosca. Mentre Tsipras indice un referendum per lavarsene le mani e anche i piedi. 

Mi ha fatto incazzare dovere continuare ad esibire la mia faccia d'italiana corretta e ligia ad ogni dovere tutte le volte che sarò all'estero. E sapere che le risatine di compatimento dei "cittadini europei e non" continueranno a iosa. 

Continua a farmi incazzare Salvini. Ma è una roba vecchia. Dai "napoletani che non si lavano" alle "ruspe" di oggi non è cambiato nulla o quasi. Ah sì, è il segretario del partito, ha fatto fuori il vecchio Bossi e purtroppo fa leva sui cervelli minuscoli e imbrigliati di luoghi comuni dei "nazional-popolari" che lo seguono. Non me ne faccio una ragione. Ora fa il lecchino, lenticchia che non è altro. Se potessi, lo chiuderei in una discarica a cielo aperto nella "terra dei fuochi". Per qualche giorno. Per rinfrescargli la memoria su  quanto male il nord abbia fatto al sud, partendo da lì. Visto che fa finta di essersene dimenticato. Ma noi no. Io lo ricordo il compagno di merende Maroni, quando urlava al cielo che la "mafia" in Lombardia non esisteva. Lo so che non basta, ma è un inizio. Poi lo mandiamo a raccogliere pomodori nelle campagne del sud a posto di qualcun altro. Ma anche uva nelle terre pregiate del Barolo. Sempre per tre euro lordi all'ora. Quando va bene.


Ora "pensieri positivi".

Sto leggendo un gran bel libro: "Il Paese dei Coppoloni" di Vinicio Capossela. Sarà che la terra raccontata è anche la mia terra. Sarà che ritrovo gente e odori della mia infanzia. Sarà che le colline e le montagne raccontate sono impresse a fuoco nella mia memoria. Sarà che i treni viaggiati li abbiamo sentiti insieme. Ma la poesia di un "cantore" fuori dal coro è grandemente potente. Non si scappa. La memoria è tutto. Il nostro bagaglio, passato e futuro.

Mi è piaciuto, passare delle belle serate tra la gente della mia nuova città. Aperta e cordiale. Serate di feste, di cene al chiaro di luna. Di racconti, di gelati e risate. E di musica non ordinaria e piatta. Viva.

Mi è piaciuto completare la mia wish list di libri da leggere per questa estate che è arrivata. Caldo, dolce far niente e letture. Niente di meglio. Mancano quasi due mesi però. Ce la posso fare. Per la wish list prossimamente su questo schermo.

Mi è piaciuto organizzare la nostra prossima vacanza. Brevissima ma intensa. In Italia. Ve ne parlerò.

Mi è piaciuto fare gli auguri al mio papà, lo scorso 21 giugno.  Ha oltrepassato gli ottantadue anni con il piglio di un ventenne. Aivoglia a dirgli vacci piano. Che con il suo cuore provato dal tempo e dalla vita dovrebbe vivere quasi in una bolla. Ma non lo farà. Lo conosco bene, ho il suo carattere e il suo cipiglio. Ed io figlia indomita forgiata dalle sue mani, gli auguro notti stellate come quelle che desidera. E frutti maturi da cogliere dai suoi alberi per ancora un mucchio di tempo. Pronti per essere  donati alla sua numerosa tribù. Quella che a volte osserva in disparte, mentre gli ruota intorno, con lo sguardo orgoglioso di chi, ha operato con intelligenza, coerenza ed onestà. Ed io sono altrettanto orgogliosa di lui. 


Mi è piaciuto che negli Stati Uniti dell'Ammerica i diritti degli omosessuali siano stati riconosciuti. Grande passo a cui la nostra minuscola Italia non è preparata oggi e non lo sarà per lungo tempo ancora. Fino a quando lo chiesa continuerà a mischiare le carte in nome di un dio che per primo non avrebbe mai accettato alcuna differenza. 

Ma noi incalliti ricettatori di speranza, continueremo a fare rumore. Ogni giorno, ogni minuto.

E di certo non sarà un FOLLE squilibrato che spara all'impazzata su una spiaggia bianca a  turisti inermi a farmi cambiare idea. O l'avanzata di gente MALATA (sempre in nome di un dio minore a fargli da alibi) che pensa di riuscire a restituire all'occidente il male fatto in tempi passati. 



E anche se, come potete ben immaginare, il concerto di Lorenzo Jova Cherubini ieri sera mi ha lasciato stremata e felice, come una bimba da Hamley's a Londra, beccatevi i Verve a conclusione del post.

Perché sì: AMORE E' RUMORE. E NE CONTINUEREMO A FARE. MA TANTO. Come ieri sera a Milano e Torino sotto un cielo arcobaleno.





26 giugno 2015

L'ESTATE ADDOSSOOOOOOOOOOOO!


L'estate addosso 
un anno è già passato 
la spiaggia si è ristretta ancora un metro 
le mareggiate 
le code di balena 
il cielo senza luna 
l'estate addosso 
il gesso a un braccio rotto 
la voglia di tuffarsi 
guardando entrare in acqua tutti gli altri 
ma lei mi ha visto 
che sono qui da solo 
e forse parlerà con me 
canzoni estive 
minacce radioattive 
distanti come un viaggio in moto in due 
fino ad un locale aperto fino all'alba 
ricordo di un futuro già vissuto da qualcuno
Prima che il vento si porti via tutto 
e che settembre ci porti una strana felicità 
pensando a cieli infuocati 
ai brevi amori infiniti 
respira questa libertà 
ah ah ah ah 
l'estate e la libertà
L'estate addosso 
bellissima e crudele 
le stelle se le guardi 
non vogliono cadere 
l'anello è sulla spiaggia 
tra un mare di lattine 
la protezione zero 
spalmata sopra il cuore
L'estate addosso 
come un vestito rosso 
la musica che soffia via da un bar 
cuccurucu paloma 
l'amore di una sera 
gli amici di una vita 
la maglia dei mondiali scolorita
Prima che il vento si porti via tutto 
e che settembre 
ci porti una strana felicità 
pensando ai cieli infuocati 
ai brevi amori finiti 
respira questa libertà 
ah ah ah ah 
l'estate e la libertà
L'estate addosso 
un anno è già passato 
vietato non innamorarsi ancora 
saluti dallo spazio 
le fragole maturano anche qua 
respira questa libertà 
l'estate e la libertà 
ah ah 
ah ah 
ah ah 
l'estate e la libertà





LORENZO 2015 CC NEGLI STADI - SABATO 27 GIUGNO 2015.
Devo aggiungere altro?


16 giugno 2015

Ragazzi di Vita.




Pier Paolo Pasolini - immagine dagli archivi ANSA.


" Da una parte il cielo era tutto schiarito, e vi brillavano certe stellucce umide, sperdute nella sua grandezza, come in un sconfinata parete di metallo, da dove, sulla terra, venisse a cadere qualche misero soffio di vento. Dall'altra parte, come ci si voltava, verso Roma, c'era ancora brutto tempo, con dei nuvoli grevi di pioggia e fulmini, che però s'andavano sbrillentando all'orizzonte cosparso di lumi. Da un'altra parte ancora il cielo si stendeva, proprio lì sopra Tiburtino, come sopra l'imbuto d'un cortile, e la luna si appoggiava, spaurita sugli orli lucenti di qualche macchia di vapore vagante. Giù per le strade tutte uguali di Tiburtino non c'era ormai nessuno, e solo dalla strada centrale si sentiva qualche rumore. I tre se ne andavano smidollati verso la Tiburtina, tra lotti con qualche filo d'erba sulla terra battuta, e il Caciotta canticchiava mentre gli altri due trascinavano le scarpe bianche e nere a punta tutte fraciche senza dire una parola."




Come commentare e quali parole poter mai usare per poter descrivere un capolavoro e un Uomo tale. Pensare che fra poco saranno quarant'anni dalla sua morte.

La desolazione e lo squallore di una vita adolescenziale già segnata.Tutto scorre, inizia e finisce su quel fiume che è il nodo della loro esistenza.Che lascia sulle rive solo i vinti. 

Oggi, esattamente come ieri.













10 giugno 2015

Mio fratello è figlio unico.


Mio fratello è figlio unico
perché non ha mai trovato il coraggio di operarsi al fegato
e non ha mai pagato per fare l'amore
e non ha mai vinto un premio aziendale
e non ha mai viaggiato in 2ª classe sul rapido Taranto Ancona 
 E non ha mai criticato un film senza prima, prima vederlo
Mio fratello è figlio unico
perché
è convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone
perché è convinto che nell'amaro benedettino non sta il segreto della felicità
perché è convinto che anche chi non legge Freud può vivere cent'anni
perché è convinto che esistono ancora gli sfruttati mal pagati e frustrati

mio fratello è figlio unico sfruttato represso calpestato odiato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico deriso frustrato picchiato derubato
e ti amo Mario
mio
fratello è figlio unico dimagrito declassato sottomesso disgregato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico frustrato frustato derubato sottomesso
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico deriso declassato frustrato dimagrito
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico mal pagato derubato deriso disgregato
e ti amo Mario

(Rino Gaetano - 1976)





Lo sgomento di sentire questa canzone sempre attuale.

02 giugno 2015

[CINEMA] Di Holly Golightly e Colazione da Tiffany.






Titolo:Breakfast at Tiffany's 
Autore:Truman Capote
Traduzione:Bruno Tasso

Ricomincio da Holly e da Colazione da Tiffany.
Con il cuore nella tormenta riparto da uno dei miei personaggi preferiti. Stavolta provando a non farmi condizionare dal mio amore per Audrey Hepburn, l'attrice che le diede corpo ed anima nel film tratto dal romanzo di Truman Capote. Cercando al contrario  di trovare il giusto distacco.

Come deve essere, com'è giusto. Suvvia. Che di solito quando un film è tratto da un romanzo che abbiamo amato è sempre una gran delusione. Ogni libro è il film che ci siamo immaginati,  così come i personaggi e i luoghi. Hanno il volto che abbiamo creato con la nostra fantasia, quella voce, esattamente quei movimenti. Siamo noi gli autori, gli sceneggiatori, i fotografi, i registi. Come potrebbe piacerci qualcosa che non è esattamente la fotografia scaturita dal nostro pensiero e dalle emozioni che abbiamo maturato leggendo? 
Poche volte al cinema non sono rimasta delusa. 
Ma in questo caso, vidi prima il film, da bambina. E solo da adolescente lessi il romanzo. Ero nella fase Capote. Avevo appena letto L'Arpa D'Erba e continuai a scoprire l'autore rivolgendo l'attenzione al suo romanzo più famoso.
Fui travolta dal personaggio che mi rese schiava. E solo dopo tantissimi anni l'ho ripreso in mano. Centellinando le pagine, parola dopo parola. Una riscoperta.


La protagonista? Non è quella bella ragazza sventata e stralunata che ci ha fatto innamorare nel celebre film. Dotata di una grazia innata e di un gusto eccellente.  Ma va...

E' una donna sofferta e sofferente. Egoista, bugiarda, traditrice. Che non si fa scrupolo ad usare chiunque per raggiungere il "suo posto" nel mondo. Traducendo il tutto in un matrimonio che le dia visibilità e sicurezza finanziaria.

Non esita ad abbandonare il marito, i "suoi figli" e Fred, suo fratello adorato, per arrivare alla città dei suoi sogni: NEW YORK.

"Amo NY, anche se non è mia al modo in cui qualcosa deve esserlo, un albero, una strada, una casa, qualcosa che mi appartiene perché io le appartengo." 

Fa perfino da postina ad un mafioso. Passando messaggi in codice al suo avvocato. Certo trattasi di previsioni del tempo...

Si prostituisce: "qualche passeggiatina extra alla toilette" per regalare un'uccelliera al suo amico del cuore ("Fred Bello" la ama silenziosamente e perdutamente) che abita al piano di sopra. Certo gli fa promettere che mai e poi mai ci metterà dentro una creatura viva. Che contraddizione, che pochezza, che incoerenza...

Flirta alla grande con i fidanzati delle sue "migliori" amiche. Anche se poi sono queste ultime a sposarsi con il suo e a rinnegare l'amicizia. Ma chi la fa, l'aspetti.
Il colpo di grazia però lo da il finale del libro... diverso, inaspettato. Stessa botta come la prima volta che lo lessi. Io rimasi lì piegata assieme a lei. Ieri e pure oggi.

In realtà il mio è un vero e proprio inno alla sua stronzaggine. Sarò stronza esattamente come lei, è evidente. Noi due simili e divise da un ponte costruito sulle ali del  tempo e della fantasia.


Noi che amiamo New York City nella stessa maniera assurda e innarrestabile. Per quel che mi riguarda, tutta colpa del troppo leggere fatto negli anni e dei film visti; tanto da farmi pensare la prima volta che giunsi a Manhattan "sì diavolo, io qui ci sono nata". I tombini che fumano, la gente che freme e corre sulla Quinta, le luci  e i tabelloni rutilanti di Times Square. Le vetrine scintillanti e lì esattamente all'angolo con la 57ma,  il Ciclope che regge l'orologio.



Foto privata MariellaEsse


Sotto, le vetrine del negozio che amo di più al mondo: TIFFANY&CO
Talmente maniaca da trascinare la mia metà davanti a quelle vetrine all'alba con una brioche tra le mani e i miei occhiali da sole calati sul naso con aria da da diva.
Noi che per amici e famiglia  ci faremmo fare a pezzi. Noi,  che per eccesso di narcisismo a volte ci sentiamo al centro del mondo...
Che ogni volta cadiamo e ci rialziamo. Acciaccate, livide ma ancora vive.

E qui alcune tracce di comunione di pensiero tra le pagine del libro. Il problema è capire se chi parla è Holly o Capote. O tutti e due. Assieme ad un pezzetto di me.

"Una persona dovrebbe poter sposare uomini o donne o... stammi a sentire, se tu venissi a dirmi che ti vuoi mettere con un cavallo da corsa rispetterei il tuo sentimento. No, parlo sul serio. L'AMORE DOVREBBE ESSERE LIBERO."

"Ti rispondono sempre che le cose buone ti capitano soltanto se sei buona. Buono? Questo è già più vicino a quel che intendo io. Non un'onestà di tipo legale - io non ci penserei due volte a profanare una tomba e a rubare gli occhi ad un morto se pensassi che può contribuire al mio divertimento quotidiano - ma un'onestà nei confronti di se stessi. Sii quello che vuoi ma non un vigliacco, un fanfarone, un ladro di emozioni, una sgualdrina; preferirei avere il cancro piuttosto che un cuore disonesto."


Ma ecco che Holly mi sussurra:
Hai le paturnie gioia? Non preoccuparti, indossa un bel vestito,attenta agli accessori, la medaglietta di Tiffany e un bel paio di scarpe. Tutto si sistemerà vedrai. 
E allora inforco i miei occhiali da sole e vado...

Verso il mio Brasile.









Note bibliografiche sull'Autore

Truman Capote - romanziere- drammaturgo - giornalista - attore.

Alcune pubblicazioni:

Incontro D'Estate - pubblicato postumo 2005
I Cani Abbaiano - 1973
A Sangue Freddo - 1965
L'Arpa D'Erba - 1951
Colore Locale - 1950 
Altre Voci Altre Stanze - 1948


24 maggio 2015

Grazie.




Grazie a chi in questo periodo non ha mai smesso di tenermi la mano.
Mi ha scritto, telefonato, mandato poesie.
Ha usato whatsapp, twitter e messaggi.
Grazie per le parole sincere, sentite, mai curiose.
Grazie per la bellezza che mi avete regalato e per l'affetto.
Per la presenza sul mio blog che non è mancata. Che mi consentirà in futuro di commettere meno errori.

Grazie per avermi fatto capire molto e fatto sentire tanto affetto.

Grazie per esserci stati. Per non avere voluto sapere di più, per avere compreso il mio silenzio.

Non so dirvi per quanto ancora sarò lontana.
Non riesco a darmi un tempo.
C'è ancora confusione e respiro affrettato.
Ma torno.
Ve lo prometto.



17 maggio 2015

Fragilità.


Sono nata fragile. 
Piccolo vaso di cristallo smerigliato, pieno di sbarluccichii dovuti ai riflessi di sole che amavo attirare a me mentre mi avvicinavo alla vita.
All'inizio docile, amante della poesia e di quella luce vivida che notavo negli sguardi di altri.
Più avanti, più grandi;  a prima vista infiniti.
Dolcezza e ritrosia, nelle espressioni, nei sorrisi, nelle giravolte del cuore. 
Piccolo e acerbo il mio cuore: eppure capace di slanci improvvisi da coprire con rossori accesi e involontari.
Amavo tutto: la pagina lisa e consumata di un vecchio libro di mio padre che mi aveva portato lontano.
La pasta lavorata a lungo che mia nonna preparava e trasformava in eccellente pranzo, tripudio di gusto per il palato.
La sciarpa profumata di mia madre, colore tenue e discreto come goccia ed essenza di lei.
I capelli lunghi e lisci di mia sorella, così puri, eleganti; eppur distanti dalla mia ingarbugliata realtà.
Le testa mora e quella bionda degli ultimi due nati, così vicine. Da proteggere.
Le ginocchia sbucciate, una cicatrice lungo l'arcata sopraccigliare sinistra: le frequenti cadute. Segni che ancora oggi mi ricordano la ribelle che convive in me.
Il suono di alcune parole sentite alla radio: di cui non comprendevo il senso ma ne amavo la musicalità piena, viva, che mi accendeva di gioia.
I tormenti successivi, dovuti alla strada sempre in salita e così faticosa, hanno fatto in modo che mi costruissi una leggera corazza.
Necessaria a proteggere il cristallo, ma non a nasconderlo.
E quando, una mano più decisa e crudele di altre si avvicina a toccarlo ecco che, come sempre, scatta la difesa. 
La corazza si anima, e come un'ascia ben affilata cala e colpisce.
A volte sbaglia, non sempre le mani decise sono foriere di dolore.
Il problema è che, di dolore ho colmo il pozzo. Non vorrei tracimasse portandomi di nuovo con sè.
Sapendo che è stata così dura ripartire l'altra volta. 
La fragilità mi appartiene in realtà, come un vestito amatissimo di cui conosco ogni cucitura.  Sta solo a me fare in modo che le cuciture mi rappresentino ancora per tutti gli anni a venire. Nonostante forbici estranee possano provare ad aprirle, per dare all'abito un taglio diverso. Cercando di arrivare al centro per snaturare la parte più profonda di me. Io farò in modo tutto questo non avvenga. Ed il vestito rosso continui a starmi perfetto addosso. 
Assieme al mio sorriso.


(@Mariella Esse  - tutti i diritti riservati)




07 maggio 2015

La mia città.



Cartina del Feudo Benevento - immagine web




La mia città è il posto dove sto bene, dove il cuore è quieto e le strade sono lunghe strisce amiche che accompagnano i miei passi.
La mia città brilla di sole sposato a pietre antiche, che risuonano di echi poetici e tragici, di musica potente e di cantori epici mai dimenticati.
La mia città volge lo sguardo all'orizzonte oltre un arco antico che congiunge tutti i passi verso un'unica direzione: Roma.
La mia città è stata schiava di barbari, di re stranieri e di papi. Ma ha costretto al giogo la razza che dominava il mondo.
La mia città è in una culla, protesa verso monti e boschi di noci misteriosi e profani, dove si intrecciavano balli e canti sacrileghi.
La mia città avrebbe voluto un po' di mare, ma si è accontentata di un fiume in cui il figlio di un grande imperatore trovò la morte.
La mia città ha un cielo lucente e venti carezzevoli.
E' lì dove resiste il mio amore.
Ovunque sarò è il luogo dove vorrò tornare.
(Mariella S.)

                                                       La mia città: Benevento.

Teatro Romano - immagine web

immagini prese dal sito di Benevento foto web - Rocca dei Rettori
immagini prese dal sito di Benevento foto web - Corso Garibaldi 
immagini prese dal sito di Benevento foto web - Cinta muraria Longobarda
immagini prese dal sito di Benevento foto web - Chiesa di Santa Sofia
immagine presa dal sito Benevento foto web - Fiume Calore
immagine presa dal sito Benevento foto web - Piazza Roma
immagine presa dal sito Benevento foto web - Arco di Traiano



04 maggio 2015

RECENSIONE:PAOLO ZARDI - XXI SECOLO.







Titolo: XXI SECOLO
Autore: PAOLO ZARDI
Editore: NEO EDIZIONI
Candidato al Premio Strega 2015


 I LUOGHI E IL TEMPO:


"Sua madre abitava ai bordi della città, al sesto piano di un palazzo di dieci che ne dimostrava venti, un armadio di cemento alto e stretto tappezzato di finestre, tapparelle rotte e parabole sulle terrazze. Da ragazzo anche lui aveva vissuto lì. Aveva una camera che divideva con sua sorella, stretta tra la cucina e il bagno. Dalla finestra vedeva il parcheggio di un'officina per pullman, un prato arso dove i tossici si davano il cambio, le gru delle case popolari mai finite e una distesa di abitazioni basse e traballanti che piani regolatori mafiosi si mangiavano tre ettari l'anno." (pag.13)


"L'odio di classe aveva lasciato il posto all'odio razziale che andava lasciando spazio a una forma inedita di risentimento primitivo, inclassificabile, destrutturato, totalizzante. La gente odiava la gente tutto il giorno, tutti i giorni." (pag.30)


"L'invasione degli extracomunitari, nei primi anni duemila,  - effetto collaterale di una prosperità consolidata - si era fermato da un pezzo: da qualche anno era iniziato il riflusso, un'era di evasioni silenziose. La gente spariva di notte, nel buio, lasciando case vuote, mutui appena firmati, frigoriferi non pagati. Il Paese si svuotava un po' alla volta, inesorabilmente: dalle frontiere osmotiche filtrava un percolato umano intriso di fallimento e rassegnazione. Scappavano tutti, anche i suoi coetanei." (pag. 39)




L'AMORE:

" Guardò il naso di Eleonore. La fronte, le orecchie. In che modo quella faccia era di sua moglie? In che modo l'amore passava attraverso quel corpo? Sapeva che da qualche altra parte - forse in una delle due Coree - avevano tentato il primo trapianto di cervello: era stato un fiasco da incubo, ma la strada era aperta, e prima o poi qualcuno ci sarebbe riuscito. E lui, che cosa avrebbe voluto conservare di Eleonore? Il corpo o quello che c'era dentro? Amare quella carne senza i suoi ricordi, o amare i suoi pensieri in un corpo nuovo e innocente? Oppure lasciar perdere tutto -  morire, dormire, sognare, dimenticare... Staccarle la spina e ripartire da zero." (pag.63)


" Tornando a casa non dissero una parola. Erano seduti dietro uno accanto all'altra immobili e guardavano fuori i giganteschi palazzi della periferia, le carcasse dei pullman bruciati. Dal lato di Miriam, il sol calava dietro un banco di nuvole grigie. Quando la macchina prendeva una buca, dondolavano un po', come le teste snodate che si attaccavano al cruscotto negli anni '70. Avrebbe voluto farli ridere ma non sapeva da dove iniziare. Eleonore aveva deciso di accoglierli con la voragine della sua bocca aperta come un cratere sulla faccia smagrita." (pag.74).

"Quando succedeva che lui amasse sua moglie e che sua moglie fosse amata da lui, si consumava un ulteriore tradimento. Tradiva sempre Eleonore, in entrambe le direzioni: tradiva il marito e poi tradiva l'amante con il marito, Ed era sua moglie, la sua unica moglie - aveva sposato proprio quella donna lì, su quella aveva puntato. Era la sua vita. Non ne aveva altre. Tutta la sua vita."
(pag.110-111)


LA SPERANZA:

"Superò la frontiera alle nove di sera. Aveva fatto bene a portare il cane.La sua vitalità era contagiosa. Alzò gli occhi al cielo: si intravedevano Orione, ancora basso, e l'Orsa maggiore. Avrebbe messo da parte un po' di soldi per comprare un telescopio a Marco, prima o poi. E prima o poi sarebbero andati in vacanza da qualche parte, d'estate, a guardare le stelle. La crisi sarebbe passata: forse sarebbero tornati a essere ricchi, forse si sarebbero accontentati di vivere in capanne sulla spiaggia. Non sarebbe stato poi così diverso. Potevano andare avanti e indietro: ciò che gli sembrò necessario, in quel momento, era iniziare a muoversi in qualche direzione... sarebbero sopravvissuti." pag.(136-137)


E' una recensione un po' diversa dalle mie solite, me ne rendo conto. Allo stesso modo sono sicura che non ci sia modo migliore di presentare PAOLO ZARDI se non attraverso le sue stesse parole. Le mie sarebbero superflue. 
Non andiamo troppo lontano nella nostra a volte vana ricerca di trovare chi, attraversando tempo e spazio, ci regali emozioni, riflessioni anche tragiche sul nostro tempo e sulla natura di noi stessi "poveri uomini". Grandi nomi, grandi parole, nazioni diverse. Ma la Letteratura nella sua forma più sublime, è molto più vicina di quanto possiamo immaginare. Lasciamo solo che ci colga liberi. Paolo Zardi ci riesce, perfettamente e amaramente. Senza negarci la speranza.


 LEGGETELO.



Note bibliografiche dell'autore.
Paolo Zardi - 43 anni ingegnere. Ama scrivere. ( tratto dal suo blog - GRAFEMI)

Pubblicazioni:

IL SIGNOR BOVARY - INTERMEZZI EDITORE - 2014
IL GIORNO CHE DIVENTAMMO UMANI - NEO EDIZIONI - 2013
LA FELICITA' ESISTE - ALET EDIZIONI - 2012
ANTROPOMETRIA - NEO EDIZIONI - 2010

Ha inoltre pubblicato diversi racconti per antologie di autori vari, tra il 2008 e il 2014.