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04 marzo 2023

[SABATO DI POESIA] L'ultima luna di Lucio Dalla




La 7a luna
Era quella del luna-parkLo scimmione si aggiravaDalla giostra al barMentre l'angelo di Dio bestemmiavaFacendo sforzi di pettoGrandi muscoli e poca carnePovero angelo benedetto.
La 6a lunaEra il cuore di un disgraziatoChe, maledetto il giorno che era nato,Ma rideva sempreDa anni non vedeva le lenzuolaCon le mani sporche di carboneToccava il culo a una signoraE rideva e toccavaSembrava lui il padrone.
La 5a lunaFece paura a tuttiEra la testa di un signoreChe con la morte vicino giocava a biliardinoEra grande ed eleganteNé giovane né vecchioForse malatoSicuramente era malatoPerché perdeva sangue da un orecchio.
La 4a lunaEra una fila di prigionieriChe camminandoSeguivano le rotaie del trenoAvevano i piedi insanguinatiE le mani senza guantiMa non preoccupateviIl cielo è serenoOggi non ce ne sono più tanti.
La 3a luna uscirono tutti per guardarlaEra così grandeChe più di uno pensò al Padre EternoSospesero i giochi e si spensero le luciCominciò l'infernoLa gente corse a casa perché per quella notteRitornò l'inverno.
La 2a lunaPortò la disperazione tra gli zingariQualcuno addirittura si amputò un ditoAndarono in banca a fare qualche operazioneMa che confusioneLa maggior parte prese cani e figliE corse alla stazione.
L'ultima lunaLa vide solo un bimbo appena nato,Aveva occhi tondi e neri e fondiE non piangevaCon grandi ali prese la luna tra le mani, tra le maniE volò via e volò viaEra l'uomo di domani l'uomo di domaniE volò via e volò viaEra l'uomo di domani l'uomo di domani

(L'ultima luna - 1979)



Ricordare Lucio Dalla nel giorno in cui avrebbe compiuto 80 anni è il minimo che io possa fare qui, sulle pagine del mio blog.Naturalmente la scelta della canzone non è casuale. Lucio Dalla è la storia della musica, un artista poliedrico impossibile da classificare e da tenere "imprigionato" in un'unica veste. L'estate scorsa sono stata a Bologna e ho visitato la mostra permanente a lui dedicata. Se potete, andate. Buon compleanno Lucio.





Bologna mostra permanente Lucio Dalla











PS: buon compleanno alle bambine del mio cuore. Sono giorni difficili, ma questa canzone è anche per voi. Ce la faremo. Con amore, zia Mari❤.

09 ottobre 2016

DAVID BOWIE IS.





La vita è qualcosa che scorre troppo in fretta. E passiamo molto tempo a parlarne. TROPPE PAROLE. Invece, a mio vedere, dovremmo fare. Soprattutto. Evitare che ci scorra a fianco, sfiorandoci.

Evitare fiumi inutili, perdite di tempo, spreco.
Anche qui, nel mondo blog. Quell'attorcigliarci su noi stessi, quello sprecarci, quello sminuirci.
Senza costruire, senza arricchirci.
Leggo qua e là, vere e proprie sciocchezze. Dibattiti unitili e futili. Che se accadessero sporadicamente potrebbero pure essere divertenti. Altrimenti sono solo delle grandi perdite di tempo. Anime che millantano, mentono, si sprecano devastando inutilmente.

Per fortuna, ci sono tanti begli angoli, dove si costruisce, si recupera e si cresce insieme. Sono orgogliosa di frequentarli, di farne parte, Di essere una voce tra le altre che contribuisce, che unisce, che vive, che si migliora e che migliora.
Poi tra il correre dietro i tram quotidiani e il fermarsi un momento a riflettere, cerco di mettere il naso tra le cose belle che mi girano attorno.

E così mi capita di avere settimane "pregne" come quella appena trascorsa, tra una prima alla Scala e una visita alla mostra dell'anno.

Ieri sono stata in Emilia Romagna. Prima a Parma, tra gente bella e che mi piace tanto e poi a Bologna, idem come sopra.
Avevo appuntato da mesi di fare una capatina per vedere una mostra a mio parere irrinunciabile.
Dedicata a David Bowie e nata nel 2013 a Londra, ben prima che Bowie ci lasciasse.


ABITO INDOSSATO PER IL VIDEO UFFICIALE DI STARMAN

È stato grandioso. Un evento di respiro internazionale, che mi ha emozionato, divertito, entusiasmato.
Ho cantato, ballato, letto, studiato, camminato con lui. Ripercorrendo come in un videoclip tutta la sua vita. La musica, il teatro, il cinema a cui questo grande artista ha contribuito con la sua classe, la sua eleganza, la sua intelligenza, innalzando, creando,dissacrando, sbaragliando.

TRA ABITI DI SCENA, ALBUM,SCRITTI ORIGINALI E SCALE

Precursore in qualunque arte, ha stravolto ogni regola, inventandone e creandone di nuove, sublimi. Facendoci partecipi del suo genio. Arrivando a tutti, al centro, con quella sua voce modulata e bassa, narrandoci delle vittorie e delle sconfitte. Della complessità della vita, con le sue battute d'arresto, le sue battaglie da uomo imperfetto. E la sua fragilità, oltre alla sua arte, è stata la cosa che mi fatto più bene.


NON POTEVA MANCARE UNA FOTO DA VERA FAN



Per riconoscermi in lui. Attraverso la sua grandezza, un EROE, UOMODELLESTELLE, ASSOLUTAMENTE DEBUTTANTE. In questa vita, sempre degna di essere vissuta. Così com'è.






02 agosto 2014

2 agosto 1980


Sappiate che per me non è facile raccontarvi questa storia.
Soprattutto perché non è una storia.

Era bella la stazione di notte. C'erano delle luci gialle che la illuminavano.  E le davano come un aura magica e un po' speciale. Sono tutte belle e un po' misteriose le stazioni in notturna. In quelle grandi con traffico internazionale, vedi lombrichi poco illuminati fermi sui binari, che sono tanti. Vedi i loro numeri e la gente che dorme o che ti osserva, esattamente come stai facendo tu, che sbirci al buio della tua "stanzetta" ciò che accade nella "stanzetta" di fronte. 
C'è chi mangia un panino e chi chiacchiera, perché lungo è il tragitto e tanta la strada ferrata ancora da percorrere.

La stazione bianca mi piaceva sempre tanto. Ci passavo in media un paio di volte l'anno. Andata e ritorno da Milano.
Ero sempre contenta all'andata. Assaporavo le vacanze nella mia città preferita. A casa dello zio.
Premio che arrivava alla fine di ogni stagione scolastica.
Lo aspettavo tutto l'anno. Con frenesia. Stretta com'ero tra le mura antiche e pur bellissime della città di provincia che mi aveva dato in natali. Che amavo ma che non comprendevo.
Consapevole che ci fosse altro. Ad di là di quelle montagne. E di quelle "FORCHE" che avevano piegato i romani.

E l'altro per me era Milano.
L'estate calda e afosa della città mi accoglieva, con tutta la sua altezzosità.
Le strade lunghe e larghe, le guglie del suo duomo. gli alberi dei suoi parchi. Ma anche borghi quasi nascosti alla cui fine c'era l'università, che un giorno mi avrebbe accolto e sopportato, tra le aule vecchie e il porticato del suo giardino. Ricca di opportunità che mai sono state negate ad alcuno. Almeno allora.
Quando tornavo ero sempre triste. Mi sembrava che fosse sempre troppo lungo il tempo da trascorrere prima del mio ritorno.
E i giorni precedenti erano volati. Mi aspettava il mare e le vacanze. Un mese intero in cui sarei stata con tanti amici con i quali mi rivedevo ogni anno, sulla spiaggia bianca di quel paesino abruzzese che adoravo.
Eppure, quella notte le luci gialle mi immalinconivano. Niente di particolare. Sembrava che tutto fosse sospeso, come quando aspetti qualcosa che non conosci ancora, ma che sai, arriverà.
E poi io di notte non dormivo mai. 
Una paura atavica, che mi aveva trasmesso il mio papà ferroviere. "Sempre un occhio aperto di notte, bambina mia."

Alle nove del mattino ero a Foggia. Ma non terminava il mio viaggio. Mio zio mi accompagnava fino al treno che mi avrebbe riportato a casa. Un abbraccio e il silenzio carico di parole di affetto tra due che si considerano un'altra figlia e un altro padre.

L'arrivo a casa, intorno alle 12,00 del mattino. Mio padre che mi corre incontro e mi abbraccia. Talmente forte che meraviglia me per prima. Lo prendo in giro dicendo "ehi ma son tornata non sto partendo per L'America". Lui che mi accarezza e piange.
Io che lo abbraccio forte ma che non capisco.
E poi a casa. Le immagini dal televisore. Il fumo, le barelle, i teli bianchi sui corpi. I nomi. Non vedo più le luci gialle e la stazione bianca. Vedo solo il dolore, la rabbia. I visi di chi cerca disperatamente qualcuno o qualcosa di quel qualcuno. Le autoambulanze. Un autobus rosso che accoglie i feriti. 
Le domande. I dubbi.
Oggi, dopo oltre trent'anni, non hanno ancora trovato risposta.

Ciao BOLOGNA.