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07 giugno 2020

MA CHI DECIDE IL RITORNO ALLA NORMALITÀ?


Ieri ho letto un gran bell'editoriale sul Corriere Della Sera (i giornali di carta sono l'unico approfondimento che riconosco) scritto da Walter Veltroni, che mi ha ispirato alcune riflessioni. In realtà ci pensavo da un po' lui ha solo messo su carta e scritto molto meglio di me, ciò che penso sulla ripresa e sul ritorno alla normalità. Che poi, la parola normalità mi disturba, mi è sempre parso non fosse corretto tessere lodi nei confronti di qualcosa che in realtà è difficile da definire senza incorrere nel rischio di cadere nella banalità o peggio ancora nell'inadeguato. Se come vero, il virus correva tra noi già a gennaio, più gravemente al Nord che altrove, è anche vero che il chiudere tutto ha funzionato. I dati sono sotto gli occhi di tutti, la curva del contagio si è ridotta notevolmente e in molte regioni siamo a zero. Stiamo riappropriandoci della quotidianità con tutte le riserve del caso, con le precauzioni che almeno in Lombardia restano quelle di prima. Mascherina ancora obbligatoria per strada e sui mezzi pubblici, così come in aziende e uffici. Il mantenimento della distanza sociale, la cura delle norme igieniche. Niente baci e abbracci, niente strette di mano. Nessuna condivisione sui posti di lavoro, niente eventi, le scuole chiuse.
Abbiamo accettato tutto, con responsabilità (salvo poche eccezioni assolutamente condannabili) che ha sorpreso per primi proprio gli italiani, conosciuti all over the world come un popolo che non si assoggetta facilmente alle regole, qualunque esse siano.


Ma adesso, che non ci sono ancora certezze sul futuro e che fior di scienziati ci danno pareri discordanti su quel che succederà tra qualche mese, adesso siamo travolti da uno tsunami senza precedenti che ha trasformato il mondo che conoscevamo catapultandoci in un futuro incerto e, dal punto di vista sociale, drammatico. Il nostro Paese rischia di non arrivare in piedi all'appuntamento con l'autunno. I servizi di ogni genere, dal turismo alla cultura, alle piccole e medie imprese, sono  a tappeto. Eppure io mi chiedo e leggendo Veltroni  mi sono resa conto di non essere l'unica: fino a quando? Perché tutto quello che stiamo sperimentando non può e non deve essere la normalità perché sarebbe la negazione delle libertà fondamentali. Ci deve essere una scadenza.

Abbiamo il diritto di vivere una vita normale e questo ce lo deve garantire lo Stato. Senza tentennamenti, senza nicchiare, senza paure, senza quella furbizia politica che ci devasta da anni. Devono trovare il coraggio di decidere, di ridare fiducia alle persone, di risollevarci dalle criticità.

Senza fretta, ma con obiettivi lungimiranti. Gli italiani se lo meritano.



Fonti: Corriere Della Sera.

PS: scusate i caratteri del post oggi blogger non ne vuole sapere di darmi un formato comprensibile.