Visualizzazione post con etichetta Quattro Soli a Motore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Quattro Soli a Motore. Mostra tutti i post

18 marzo 2013

Nicola Pezzoli:Quattro Soli a Motore






Certe volte nella vita ti capitano fortune impreviste. La mia è stata incontrare l'autore per caso sul web, conoscerlo attraverso il suo blog e  e avvicinarmi alla sua scrittura,che mi ha colpito profondamente.
E mi sono resa conto ancora una volta che, non sempre i più bravi sono quelli famosi e osannati dall'editoria.Quelli da milioni di copie vendute, che poi infarciscono i loro libri di ovvietà, quelli per cui i "critici prezzolati" sprecano parole inutili e spesso non hanno nemmeno letto ciò che osannano. I più bravi come Nicola, hanno dovuto lottare, per trovare qualcuno nell'ambiente che credesse in loro e li spronasse a continuare e a dare concretezza ai loro sogni e aspirazioni. Una lotta che si vede, nelle parole forti e ironiche del suo libro, nello sguardo vivace e amaro di Corradino, il protagonista. Ambientato negli anni '70 è un libro che parla di noi. Fanciulli all'epoca, pieni di fantasia e con gli stessi dubbi sul futuro. Con pochi mezzi, ma con un interesse vivo verso cose e  persone che i bimbi di oggi non conoscono. Chiusi nelle loro trappole di cemento e proiettati in un mondo virtuale che sempre di più li allontana dai propri simili.
Milioni di dubbi, fobie e paure, certo.
Bullismo, violenza, incomprensione degli adulti, lotte per emergere,sperimentare  e diventare grandi.Attraverso il dolore.Con una curiosità immensa.Che oggi abbiamo perso.
E senza la grancassa della propagazione attraverso i media, tutto ciò nasceva e si risolveva, nella maggior parte dei casi, con poco clamore e qualche sberla. Mia nonna diceva che "tutto aiutava a diventare grandi" i dolori, le risate, la gioia di quell'età.
Io dico non tutto,alcune cose ci restavano attaccate addosso come carta moschicida sull'anima. Ma, forse, allora si dava il giusto peso ad alcune situazioni. E noi, più liberi anche di sbagliare, cadevamo, sbucciando le ginocchia. Ma poi le ginocchia guarivano da sole, con un po' di saliva sputata sulla ferita e via.
Verso il nuovo traguardo. Mentre le lacrime, anche quelle più pesanti, le ricacciavamo indietro, perchè piangere era da femminucce. E anche l'orrore di alcuni momenti doveva sparire, ingoiato, fagocitato respinto.
Il libro è un tuffo nel nostro passato, nella nostra infanzia, nel "come eravamo". Con toni e scrittura irriverente, estremamente intelligente, ironica e alcune volte molto amara.
Attraverso la lucida,contemporanea verbalità di Corradino, alzeremo anche il velo su un mistero rimasto tale per quasi un secolo. E in questo modo,lo  scrigno prezioso dei ricordi, si tingerà di giallo.
Io mi fermo qui e lascio parlare Nicola, facendo in modo che tutto scorra e vi arrivi attraverso la limpidezza dei pensieri del protagonista.
Vi lascio alcuni brani del romanzo.

Sull'amicizia e sul migliore amico Gianni:
"Avere qualcuno accanto che ti legge una favola è come tornare molto piccolo. Mi allettava, e mi faceva sentire protetto, quel regredire. Mi rannicchiavo nel fieno, mi raccoglievo, mi concentravo anche nel senso delle dimensioni, afferrandomi le ginocchia tra le braccia e stringendo forte, e stavo in ascolto, e quello che provavo per Gianni in quei momenti era qualcosa di molto simile all'affetto filiale. Aveva solo un anno più di me, ma quando mi leggeva le sue storie nel fienile, Gianni era mio padre."

Sulla scuola e la maestra Piera:
" In seconda c'era stata tra noi la schermaglia delle copertine colorate, lei pretendeva che tutti i quaderni a righe d'italiano fossero foderati con una  copertina verde, e con quella gialla quelli a quadretti di aritmetica. Le mie copertine plastificate erano blu.Non erano sgualcite né sporche né niente. Andavano benissimo....Invece di stare zitto risposi: Be' non mi sembra così tanto difficile.Verde tac! prendo quello a righe. Giallo, zac! tiro fuori quello a quadretti. Non sono mica nevvero, mongoplegico.
 Così mi beccai una tripla nota di demerito sul diario da far firmare a entrambi i genitori: per averle risposto, per avere usato quella tremenda parola, per il rifiuto reiterato di procurarmi le famose copertine. Il giorno dopo, feci il mio ingresso in aula con quaderno giallo e il quaderno verde come tutti  gli altri fessi, e con nuovi spaventosi lividi sul retro delle gambe, camuffati bene dai pantaloni lunghi, meno bene dal modo lento e penoso di camminare."

Sui fumetti:
"Mi toccava prenderli a prestito dalla biscugina Violetta di Cuvio e dimenticarmi di restituirli. Mi approvigionavo da questa cugina di secondo o terzo grado molto più grande di me che ce li aveva proprio tutti, e poi soffrivo di amnesie restituitive... Il mio preferito era Paperinik. Anch'io mi vedevo come un eroe mascherato, quando espropriavo i Topolini. Corradinik alla riscossa!"

Sullo sport, 25 giugno 1978 finale dei Mondiali di calcio Argentina - Olanda.
"Per centoventi minuti, quella sera di giugno dei miei undici anni, seguii per tutto il campo i riverberi di un sogno arancione destinato ad infrangersi. Infrangersi contro il muro di sorrisetti sconci e beffardi degli oligarchi della dittatura militare argentina, schierati a gongolare in maschera sotto i baffi pettinati in tribuna d'infamia, come tanti sinistri gioppini del Carnevale della Morte. I miei eroi, quella sera furono tutti olandesi. E solo più tardi se ne sarebbe sovrapposto uno argentino. Uno solo, ma di una grandezza rilucente che allora non potevo capire: il centravanti Mario Kempes dai lunghi capelli. Lui, proprio lui, che con i suoi gol era stato decisivo, rifiutò, solo lui, in mondovisione di stringere lo zampone al torturatore gioppino Videla."

Sulla sua famiglia:
"Per la prima volta in vita mia la vidi davvero sbronza. Per la prima volta in vita mia la sentii in bagno che vomitava. Eppure, non ricordo di avere pensato mai a mia madre come a un'ubriacona.
A volte pensavo alla fortuna che a bere non fosse mio padre. Per mia buona sorte, Videla ero uno che per finire un bicchierino di grappa, quando proprio doveva accettarlo, poteva impiegarci due ore. Già così ne prendevo un sacco e una sporta. Con tempo giunsi a prevederle con precisione cronometrica. Poteva bastare una sua domanda innocua, per capire che più tardi le avrei prese... Ricordo quando mi scoppiò la stupidera, e lui mi picchiò per quello, perchè ridevo senza motivo, perchè sembravo (solo sembravo) un bambino felice.Lei invece l'alcol la rendeva mai cattiva, solo svampita e più dolce, ma di una dolcezza tristissima e arresa."

Il romanzo è disponibile in libreria.
Lo trovate anche in internet;  cliccando qui troverete il link.

Grazie Nicola.