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Titolo: Mailand
Autore: Nicola Pezzoli
Editore: Neo Edizioni
Pagine: 180
Costo: 14 euro
Il ritorno di Nicola Pezzoli, lo stavo aspettando da qualche mese. Da quando nel suo blog "il linkazzo del skritore" annunciò a noi commentatori e suoi lettori, che stava scrivendo il terzo capitolo dedicato a Corradino, già protagonista dei suoi due romanzi precedenti: Quattro soli a motore e Chiudi gli occhi e guarda. Il suo e anche un po' "nostro" personaggio.
Io volevo partire con una recensione impeccabile.
Incipit, sinossi e commento finale.
Ma sarebbe la prima volta e con lui e proprio non mi viene.
Mi faccio guidare come sempre dalle parole e dal cuore e spero di riuscire a portarvi con me.
Come anticipavo è il terzo romanzo del "ciclo Corradino".
Abbiamo conosciuto il ragazzo bambino e poi adolescente. Lo ritroviamo adulto e a Milano nel 1987, lì dove si è spostato dalla natia Cuviago ... per frequentare l'università e la facoltà a cui si è iscritto, non del tutto convinto.
<<Pochi mesi di carriera universitaria erano serviti a chiarirmi una cosa: avevo sbagliato scelta. Che avevo da spartire con la fuck-oltà di Scienze Politiche? E che ne era stato del Corradino che sognava di diventare ingegnere o studioso di dinosauri? Probabilmente si era perso a metà liceo, quando tutt'a un tratto aveva scoperto che solo lo scrivere gli dava soddisfazione.>>
Insomma la scelta di arrivare nella grande città e di intraprendere gli studi sembra già fallita in partenza. Ma la stessa città da cui il titolo del romanzo (Mailand - Milano in tedesco) è un posto che lo accoglie in maniera fredda e scostante: seconda delusione.
<<Sotto un cielo travestito da gennaio - una lastra di carta stagnola con patacca d'unto al centro, che i milanesi si ostinano a chiamare "sole" - poco potevano il giubbotto e la sciarpa con colori della DiVarese contro le correnti d'aria che si inseguivano sui marciapiedi fin giù nella sotterranea dove spifferi misteriosi si abbracciavano per unirsi in vortici danzanti.>>
A tutto ciò aggiungiamo la condivisione di una camera sui Navigli con altri due ragazzi in un appartamento la cui proprietaria è simpaticamente soprannominata "Babbiona".
<< La Babbiona era un prototipo di profittatrice un po' balorda e ficcanaso che arrotondava la pensione, affittando agli studenti fuori sede quella che, in un passato non recente, era stata la stanza del pargolo.>>
Queste le tracce iniziali del romanzo. Conosceremo o riconosceremo Corradino, adulto disincantato e deluso, ancora alla ricerca di se stesso.
Diviso tra la passione per lo scrivere e la convinzione di non avere trovato ancora il suo posto nel mondo. Che si adatta ad un lavoro umoristico e amaro allo stesso tempo: scrivere biglietti di suicidio.
Alla corte di un singolare personaggio, Alfredo Valeriano Duprè, che lo introdurrà nel suo mondo surreale e intanto gli farà un po' da padre. L'autore lo rende simile nei tratti ad uno scrittore che ama molto Romain Gary.
<<A Duprè piaceva il suo lavoro, non solo il fatto che producesse degli utili. perché di soldi ne rendeva, e molti, a meno che non fosse uno di quei miliardari eccentrici che invece di dissipare il patrimonio tra yacht e puttanelle che si attraccano al cazzo preferiscono dissipare in imprese assurde. Non sembrava questo il caso. E se invece era un truffatore, doveva essere uno di quelli bravi, un vero fuoriclasse. >>
Lo accompagneremo per qualche mese mentre cerca di comprendere qualcosa di più su quello che si intende per amore. Passando dai classici dubbi della sua età quando maschile e femminile a volte si accavallano e scoprendo che non per forza è necessario decidere da che parte stare. Arrivando alla consapevolezza del non scegliere con serenità. Perché poi il pregiudizio è negli occhi di chi guarda non di chi vive e ama.
Romanzo diverso dai precedenti, con i quali avevamo sognato e ci eravamo commossi. Alle prese con un ragazzino che tentava di sopravvivere a innumerevoli problemi familiari con l'idea di riuscire a diventare migliore.
Corradino, anzi Konrad, come lo appellano gli amici di stanza, è molto più duro. Deluso, insofferente. Nella Milano della fine degli anni '80 in cui quasi tutti trovano il loro posto nel mondo (anche la sottoscritta che a differenza sua l'amò dal primo momento) si sente respinto, inutile, ignorato. Ma lotta. Come il bambino che avevamo già conosciuto, come l'uomo che vuole diventare.
E noi, continueremo ad amarlo.
La scrittura di Nicola è amara, ironica e allo stesso tempo divertente. Ci afferra con momenti scandalosi e furiosi. Ci soggioga con la dolcezza fatta di parole vivide come un rossetto rosso fuoco. Con colori brillanti come pantaloni di raso azzurro. Un delicato equilibrio non facile da raggiungere. Nel momento di commozione ci sorprende con una risata che ci arriva su, dritta, dalla gola. E mentre ridi sei consapevole che ciò che leggi è lo specchio di quanto pensi, carico di inevitabile delusione.
E di quanto ancora avrai da scoprire lungo la strada ruvida e dissestata che porta a te.
<< L'amore? Forse in un'altra vita. Su un altro pianeta. Ma davvero era amore, questo? Davvero bisognava essere in due per amare?>>
Note bibliografiche:
Chiudi gli occhi e guarda - Neo Edizioni (2015)
Quattro soli a motore - Neo Edizioni (2012)
Tutta colpa di Tondelli - Kaos Edizioni (2008)


