Io ho un fotografo preferito.Bene direte e chissene...anche noi. Potreste farmi una lista lunghissima. Nomi che potrebbero trovarsi tra questi.
STEVE MC CURRY
MAN RAY
FERDINANDO SCIANNA
ROBERT DOISNEAU
DOUGLAS KIRKLAND
MARK SELIGER
ANNIE LEIBOVITZ
MARIO TESTINO
HELMUT NEWTON
Alcune loro foto in ordine di preferenza. Mia.
Steve Mc Curry
Man Ray
Ferdinando Scianna
Annie Leibovitz
No, nella lista non c'è. Per quanto bravi, eccezionali, tutti a cogliere l'attimo, qualcosa manca. Che lui invece ha. Io la chiamo "spinta del cuore". Tra le sue foto:
Mar Baltico: sole a mezzanotte
Maldive: bimba sull'isola del pescatori
Maldive: a scuola!
Stoccolma: vista dalla finestra dei Nobel
Parigi: salita al Sacro Cuore
Parigi e la sua modella preferita!
Umbria: Fonti del Clitunno
Assisi: una sera diversa dalle altre
Amsterdam: meglio di una cartolina
Il volo su Helsinky
Perchè Londra è davvero così
Abbey Road: la quinta Beatles
Il treno per lui
Manhattan: Free Tower fino al cielo
Manhattan vista da Brooklyn
La sua modella vi saluta dalla collina di Strawberry Fields
Il mio fotografo preferito si chiama Francesco P. Nessun altro scatto mi emoziona come i suoi. Mi perdonino i grandi citati di sopra. Al confronto con lui non valgono una cippa lippa. Tra le sue foto, ci sono quelle in cui meglio di un mago, riesce a rendere la sua modella (musa) quasi una star. Roba che solo l'amore può fare... E voi amate fotografare ed essere fotografati?
La polvere di stelle o stelle cadenti come la memoria popolare ce le ricorda, è formata da frammenti di polvere interplanetaria che cadono sulla terra ed appaiono visibili come una traccia luminosa, al momento in cui l'attrito degli strati più alti dell'atmosfera terrestre li rende incandescenti.
Se siamo in una notte serena di metà estate e abbiamo la pazienza di rimanere con il naso all'insù per un po' di tempo possiamo avere la fortuna di vedere un grappolo luminoso cadere.
Si dice portino fortuna e se nello stesso istante proviamo ad esprimere un desiderio, ci sono probabilità alte che si possa realizzare.
Io collego sempre il sogno e il desiderio al primo film che vidi dell'attrice italiana che amo di più.
Da bambina macinavo libri e film in bianco e nero ad una velocità subsonica. Stellare appunto.
E davanti alla tele in una domenica pomeriggio ( almeno mi pare visto che non studiavo ) mi lasciai incantare dalla storia di quei due pseudo-attori di rivista molto mediocri, marito e moglie, Mimmo e Dea. In un momento tragico della storia italiana durante la liberazione americana alla fine del 1943, vivono un periodo di gloria effimera. I loro spettacoli hanno un successo insperato complice il fatto che le truppe americane non capissero nulla di avanspettacolo. Ma dopo la Liberazione tornarono nel loro limbo. E si ridussero a vivere di espedienti. Monica Vitti e Alberto Sordi erano bravissimi a mettere in risalto le meschinità dei personaggi. Anche se il film non possiamo di certo definirlo un capolavoro nonostante la regia di Sordi.
Di sicuro però brilla di luce propria grazie ai meravigliosi protagonisti.
Dea, con quella voce roca, le espressioni caratteriali giuste per il personaggio, l'ironia con cui racconta la grinta e le illusioni di una donnetta che per un momento si illude di potere cambiare vita, mi travolge. Nostra signora Ceciarielli ( il vero cognome ), non mi da scampo.
Lei sarà per sempre, l'unica donna del nostro cinema a poter tenere testa ai "mattatori" che lo domineranno. Gli uomini, quali Sordi, Gassman, Tognazzi e Manfredi.
Lavorandoci assieme in tanti film si vedrà sempre come il rapporto resterà paritario.
Eccelsi loro, eccelsa lei.
Appena potevo cercavo di non perdermi un suo film. Andando a ritroso nel tempo vidi: La ragazza con la pistola, Dramma della gelosia - tutti i particolari in cronaca, Amore mio aiutami, Ninì Tirabusciò e Teresa la ladra.
Preferisco parlarvi di film in cui la sua onda comica si presenta per intero. I ruoli drammatici erano notevoli, penso ad esempio ai film di Antonioni; ma io la preferisco mattatrice. E' insuperabile.
Con il film di Monicelli lei cambiò completamente registro. Il grande regista toscano vide per primo le capacità brillanti ed esuberanti della diva. Ancora rido ricordando il personaggio mitico di Assunta Patanè che insegue il suo amante con una pistola in borsa fino in Inghilterra. I suoi improbabili approcci agli usi locali e la sua trasformazione in una "quasi" lady inglese, sono memorabili.
Mille sfaccettature, mille donne in una sola.
Assunta che fuma serena sul traghetto mentre raggiunge la nuova vita è una donna libera. L'uomo che rimane sul molo è solo uno stolto.
Ecco cosa mi ha sempre colpito dei personaggi di Monica Vitti. Di quello che posso definire il messaggio del suo cinema. L'idea della donna che si riscatta. Pur nascendo vinta, retrograda, popolana, riesce grazie alla sua indipendenza e alla sua intelligenza a rinnovarsi, a rigenerarsi. Oppure si dimostra anticonformista per gli usi e costumi dell'epoca. Appare spesso bruttina e comune. Pur essendo, nella realtà, una donna bellissima. Ma doveva raccontarle le sue donne, doveva raccontarci così.
E' il filo conduttore della sua arte e della sua vita. Disse una volta che le donne l'avevano sempre sorpresa. Che le donne sono forti ed hanno la speranza nel cuore e nell'avvenire.
Parole che condivido dette in modo struggente e sincero; da una donna che per prima cosa era onesta e leale con se stessa.
Altro capolavoro del cinema italiano e di sicuro il suo film che preferisco è: Amore mio aiutami.
La coppia Vitti-Sordi in un connubio perfetto. Eppure Sordi in questo film non è grande quanto lei. Perfino nel momento delle botte (tutte prese dalla Mannoia che allora era la sua controfigura) lei resta imprendibile, magnifica. Lei che lo tradisce, lei che a modo suo lo ama. Lei donna imperfetta come tante di noi.
Eppure noi, la stiamo dimenticando. Costretta da una malattia perversa che l'ha spinta verso il lungo oblio della memoria, vive quasi da reclusa nella sua casa romana. Coccolata e amata dal marito Roberto Russo che, si sta prendendo cura di lei da ormai molti anni. Il suo male non perdona.
Gli italiani si sa, hanno memoria breve che ha bisogno di essere coltivata e stimolata. Prigionieri della pigrizia. Con il dito sempre pronto sul telecomando. Sottomessi al dio zapping. In questo panorama socialmente inattivo, i giovani la conoscono a mala pena. Colpa di mass media, televisione e cinema i quali preferiscono portare agli allori della cronaca nuovi miti (direi pseudo-miti in realtà) che vivono solo una stagione ma che fanno ascolti e procurano denaro alle loro casse impoverite dalla mancanza di fondi.Ma dovrei aprire il capitolo rabbioso su quanti campi sta danneggiando e distruggendo lo Stato Italiano a causa della sua cecità e sarebbe un'altra storia. Tutto a discapito di ciò che dovrebbe essere nostro dovere. Preservare la memoria.Dare la possibilità a chi non la conosce di rivederla. Un ciclo di suoi film, programmi che la ricordano, ad esempio. Ora che è viva, non domani nell'istante in cui la perderemo. Allora sarà solo ipocrisia.
Quanto ci costerebbe in termini di tempo e di denaro fare in modo che il livello altissimo di grandi personaggi della storia del nostro cinema, il loro insegnamento, il loro spessore, il loro valore artistico, non vada perso e dimenticato? In termini economici l'eliminazione di tutte le auto blu tanto per fare un esempio. Un sacrificio enorme per i nostri "dipendenti".
Purtroppo l'oblio sta colpendo quasi tutti i grandi della nostra storia cinematografica. E questo vale chiaramente anche per i cinque colonnelli del cinema italiano:Sordi, Gassman, Tognazzi, Manfredi e la nostra Monica.
Monica è una stella pura. E' Sirio la stella che scintilla. Nessuna polvere che si infiamma a contatto con l'atmosfera. Esempio per tutte le attrici che sono venute e verranno dopo di lei.
Quante di quelle starlette che razzolano al cinema vorrei vedere a terra, picchiate brutalmente dal proprio uomo che dice "dillo che lo ami" e sentirle rispondere " sì che lo amo" con la stessa anima, con la stessa voce, con la stessa fermezza e illuminata grandezza che ha avuto lei.
Stavolta si parla proprio di lui. Del ritorno annunciato mesi fa da un'intervista a " Che tempo che fa" vi ho risparmiati. Perchè, quando si era seduto sulla poltrona del programma del suo amico Fazio, io ci avevo capito poco e niente di quello che aveva detto.
Era partito cercando di spiegare il suo progetto ed io imbambolata mi ero chiesta: ma sono io che non lo capisco più quando parla o è lui che si sta perdendo nelle parole?
E detto ad uno che con le parole ci ha costruito una bella e ricca carriera di successi e di emozioni, era bruttino dai.
Riassumendo velocemente, parlava di un disco nato con l'idea di costruirlo insieme ai suoi fan. Avrebbe messo un pezzo alla volta in internet e lo avrebbe fatto ascoltare. E a secondo dei commenti i brani avrebbero potuto subire variazioni.
E dopo tot mesi (perdonatemi ma mi sembra fosse stata in primavera l'intervista) e avere portato in internet tutti i pezzi del nuovo album ognuno con una sua immagine e copertina, ecco che da una settimana è di nuovo in pista.
Un lavoro completamente nuovo, dopo dieci anni dall'ultimo album di inediti.
Claudio Baglioni appartiene alla storia della musica italiana. Può piacere o no. Ma semplicemente, non si può prescindere da questo.
E non parlare di lui, in questo luogo che prende il nome da una delle sue più belle canzoni, sarebbe stato impossibile.
Ho già dato sul fatto che da tempo non colpisce più il mio cuore. In linea di massima credo sia dovuto al fatto che io, con il tempo, sono cambiata molto.
Mentre gli si deve riconoscere di essere sempre rimasto se stesso. Io credo che si possa solamente imparare a parlare d'amore da lui. O parlare di dolore. E di rabbia.
Io potrei dirvi che, conoscendolo bene come lo conosco, a volte si compiace troppo di sè. E' grande e lo sa. Nel tempo ha acquistato l'ironia che non aveva ma ha perso un pochetto di umiltà. Roba comune alla maggior parte dei grandi artisti.
E essendo grandi, se li si ama bisognerebbe accettarli per come sono. A volte cercando di non fare caso a cosa dicono e pensando solo alla loro musica, se riesce a toccare le nostre corde.
Devo a lui molti momenti felici della mia vita e qualche lacrima. L'amore della mia vita è nato da una sua canzone.
Sono cose che porto con me ovunque io vada.
Lo riassumo in tre canzoni. Escludo DOREMIFASOL per sovraesposizione mediatica.
La prima:QUANTE VOLTE. Dall'album SOLO, anno 1977.
La frustrazione di essere diverso, la solitudine di un uomo alla ricerca di sè stesso e del suo amore. Parole intense che descrivono la rabbia e l'incapacità di incontrarsi e di ritrovarsi. Vi ripropongo una versione rara. Un duetto con Alex Baroni.
E ADESSO LA PUBBLICITA'. Traccia dal mio album preferito LA VITA E' ADESSO anno 1985.
Compagno di avventura per mesi interi, acquisito in una parte del mio cuore e del mio pensare. La canzone è estremamente attuale secondo me. Critica alla società persa dietro le mille luci della televisione, lontana dal pulsare della gente. Dal mondo e dai giovani che, non si riconoscono in quelle facce grigie rese immobili dal bagliore falso di uno schermo.
MILLE GIORNI DI TE E DI ME. dall'album ATTORI E SPETTATORI anno 1996.
Un nuovo amore anche se grande non potrà mai cancellare un altro altrettanto immenso. E questa canzone lo dice in un modo che nessun altro avrebbe potuto trovare.
Una canzone scavata nell'anima. Unica. Armonia musicale, testo,sfarfallio. Trovatene un'altra che possa eguagliarla. Se volessi fare un paragone vi direi che si sono avvicinati in due.Lorenzo Jova Cherubini con "A te". Ma si parla di un amore in corso. E Luciano Ligabue con " Ho messo via". Più vicino all'esempio di amore perso impossibile da dimenticare.
Il nuovo album è un album di Baglioni.CON VOI è composto da quindici tracce e dodici brani, realizzati singolarmente come vi dicevo all'inizio. Lui che si è sempre detto popolare fino in fondo, propone un'evoluzione della musica popolare. Con una idea ambiziosa. Provare a esportare la sua musica in rete cercando una trasformazione della stessa attraverso la gente. Le persone che in questi mesi l'hanno ascoltata e fatta propria. Lo hanno aiutato. Non ci sono più barriere tra la musica, gli artisti e la gente. La canzone che fa da apripista è una sua canzone. In quanto tale, perfetta.
Se amate farvi trascinare dai suoi monologhi a volte intensi e a tratti incomprensibili e dall'armonia che da sempre avvolge le sue parole, ecco l'album è per voi. E per tutti quelli che amano farsi catturare dalle visioni che un brano musicale riesce ad evocare in ognuno di noi.
Io l'ho ascoltato tutto e mi piace. Ma magari posso sembrare un po' di parte.
Eccerto. Voi intanto provate a dirmi se c'è una canzone di Baglioni in un angolo del vostro cuore.
Ci ho pensato e ripensato. Cominciavo il post e poi lo cancellavo. Tutto perchè non so fino a che punto questa storia molto personale, possa interessarvi. Però alla fine ho deciso che ne avrei parlato. Forse più per me e lui, ora che c'è da scrivere la parola fine.
Se ci sono amici nella nostra vita siamo fortunati. Però a volte abbiamo la cattiva abitudine di etichettarli. Il mio amico di colore, il mio amico americano, il mio amico disabile, il mio amico gay. Ma è quando si abusa di un aggettivo per individuarli che mi salta la mosca al naso. Gli ultimi due esempi che ho fatto sono quelli che mi infastidiscono di più. Perchè noto una punta di compiacimento nella voce di chi si affretta a dirlo che mi rende idrofoba. Negli anni 2.0 l'ipocrisia nasce dal puntualizzare la "diversità" dicendo che la si comprende e facendone un intercalare costante del proprio dialogo; per molti questo vuol dire solo una cosa: essere alla moda. Esattamente come negli anni '60 si diceva che si avevano amici di colore, negli anno '80 amici eroinomani, negli anni '90 amici ebrei, evviva gli amici dituttounpò!
Ora, BASTA.
Minchiate. Io non dico che ho amici gay e lesbiche, o di colore o stranieri, così come non dico che ho amici etero. Cazzo ho amici, punto e basta.
La sottile differenza tra l'aprire la bocca e dare fiato e il riflettere su quanto c'è attorno a noi che ci piace, amiamo e rispettiamo, è tutta qui.
Nello sguardo profondamente pieno d'amore che incrocio quando vedo le mie amiche del piano di sotto sorridersi, ad esempio.
Quando stringo forte la mano ad un mio amico che so sta passando le pene dell'inferno per un amore che lo sta distruggendo, non mi importa sapere se è uomo o donna il destinatario di tale passione; penso solo al suo dolore e a trovare le parole per confortarlo. E non sempre mi riesce.
Stasera parlo di Massimo. Di quello che ho imparato sull'amicizia grazie a lui.
E' stato il mio migliore amico. Il compagno dei miei primissimi anni a Milano.La persona che ho avuto accanto durante un periodo abbastanza lungo di confusione, di dolore e di bella follia.Conosciuto per caso, tra tanta gente in discoteca, durante una festa di un amico comune che compiva vent'anni. Ricordo che ero stravaccata su di un divano, cercando di riprendere fiato tra un passaggio disco e l'altro (che bei tempi e che bella musica ahhh).
Mi si avvicina questo tizio, strafigo ma strafigo, alto e moro, occhi di pece liquida. E non sto esagerando ma proprio per nulla, vi assicuro.
Io avevo un amore in corso, niente di eccezionale, insomma cosa che si sarebbe conclusa a breve e in maniera indolore.
Beh, mi chiede se voglio bere qualcosa e accetto. Diamine.
E' facilissimo cominciare a chiacchierare, ci piace il cinema, la musica, viaggiare e ballare da pazzi.
Lui ride ed io pure. Succede così. Cominciamo quella prima notte a raccontarci di tutto, di noi, di vita, di passioni.
Ci accorgiamo che parliamo la stessa identica lingua, amiamo le stesse cose. La pensiamo nell'identico modo.
Ci piace troppo stare insieme. Ovunque. Cinema, teatro, incontri, musei. E tanta tanta disco.
Venerdì,sabato e domenica. Ore e ore a ballare, instancabilmente.
Ma anche ore e ore passate a parlare in casa mia, nella mia stanza. Io e lui sui cuscini che avevo a terra. Per intere notti. A raccontarci gli amori che si susseguivano. Avevamo rapporti bastardi e infelici. Ma ci piacevano così evidentemente. E la cosa che attendevamo più di ogni altra, erano quelle ore con solo la luce della mia lampada da camera rosso fuoco, ad illuminarci. A reggere le nostre parole, a volta sorde a causa dei groppi in gola e i nostri momenti positivi e quelli negativi. Io che mangiavo chili di cioccolata e fumavo come un'araba fenice. E lui che cercava di togliermi la cioccolata dalle mani e fumava peggio di me.
Nessuna incomprensione, nessun segreto. Mai.
Dicevo che eravamo due anime affini. Leggemmo Goethe insieme. Ridevamo perchè per un periodo avevo un fidanzato rosso di capelli che era una cosa orrida. E lui: ma cazzo Mari (il primo che mi ha chiamato così per questo ci tengo tanto) ma è una roba inguardabile, almeno a letto è bravo?
E io che mi schernivo minimizzando, lo facevo ridere a crepapelle.
Lui c'era. Anche quando all'orizzonte un nuovo amico faceva capolino. Che amico non sarebbe poi stato di sicuro.
Si era accorto subito che era non sarebbe stato per me come gli altri. Cominciavo a volere che uscissimo in tre. Lo aveva già fatto altre volte e lui poi si divertiva a legnare e e massacrare il malcapitato di turno.
Ma Francesco era molto diverso. Lo capì immediatamente.
Fui io che mi staccai all'inizio. Anche se lentamente. La storia diventava sempre più importante. E lui mi lasciò andare. Con tutto l'affetto e l'amore che aveva per me.
Presa dal mio innamoramento quasi non mi accorsi. Cene, cinema, discoteca. E mi diceva sempre più spesso di no. Aveva un nuovo amore anche lui. Ed io pensavo che come nel mio caso, lo volesse vivere in maniera più esclusiva. Ma era solo il mio cuore che in quel momento non riusciva a trovare lo spazio necessario anche per lui.
Francesco arrivava, prima come amico, poi come amore da tenere nascosto. E lui ascoltò ancora una volta le mie parole, i miei dubbi e la mie paure. Il suo sguardo nel dirmi " guarda che non sarà facile e potresti farti così tanto male che io non riuscirei a tenerti" era un addio. I suoi occhi avevano visto più lontano.
Ci vedemmo sempre meno.
Le mie lacrime per l'amore segreto furono accolte da un'amica. Ma non era lo stesso. Sapevo però che non potevo chiedergli di più. Lui aveva colto la gelosia di Francesco prima di me.
Passò qualche anno e lo rividi. Una sera in un supermercato. Era diverso. Era lontano. Poi mentre mi raccontava la sua vita, i suoi viaggi, l'Africa che aveva scoperto da poco, colsi la solita carezza nella sua voce. Avrei dovuto non lasciarlo più andare via. Ma era troppo complicato. Era troppo difficile. Il mio compagno non sarebbe mai stato pronto.
Lo sapevo.
Sono passati tanti anni. Tempo fa qualcuno mi consigliò di cercarlo. Avevo poche speranze ma ci ho provato. Sono andata sotto casa sua. Ma non ho trovato il cognome sul citofono. Mi sono fatta coraggio, ho chiesto. Ho saputo che è lontano. Dove pensavo. I suoi non ci sono più. Suo fratello, altrove.
Spero sia felice. Spero sia allegro. Spero sia innamorato.Spero si sia costruito quella famiglia che in Italia non avrebbe potuto avere. Allora come oggi.
Stasera tramite questo post voglio chiedergli scusa. Del mio amore esclusivo, della mia superficialità, del mio abbandono di allora.
Di una cosa sono certa.
Che sull'amore la pensavamo allo stesso modo. Uguale. Condito da stessa passione, stesse lacrime e tormenti. Stessi momenti di alto sfarfallio. Stessi momenti di dolorosa accettazione.
Che importanza avrebbe mai potuto avere il sesso della persona che amavamo nel momento in cui la nostra sofferenza e la nostra felicità si specchiavano ognuna negli occhi dell'altro? Nessuna. Questo è quello che ho imparato,oltre vent'anni fa. Una lezione sull'uguaglianza che ho fatto mia. E la porto con me. Per vedere il mondo in tutta la sua realtà. Il mondo che ancora non mi piace. Non è ancora capace di specchiarsi negli occhi dell'altro e di riconoscersi uguale. Mi rattrista sapere che siamo ancora fermi. E chissà cosa ci riserverà il futuro. Provo a sperare, però. Ti abbraccio forte "Emme", sono sicura che arriverà, lì dove sei.
La prima volta che Elisa mi si proiettò davanti, con quell'aria quasi estranea al mondo e una voce incredibile, mi sembrò una creatura da fiaba.
Mi dissi che la ragazzina avrebbe avuto vita dura. In un mondo quale quello discografico, dove personaggi come lei, sarebbero rimasti di nicchia e destinati a sparire presto.
Che bello ora, a distanza di tanti anni, essere certa di avere preso una gran cantonata.Perchè lei, la fatina di Monfalcone, invece ha continuato per la sua strada. Rivelatasi fortunata e ricchissima.
Regalandoci tutto un mondo di emozioni che almeno per quel che mi riguarda, mi ha sempre segnato positivamente. Perchè mi infonde gioia e allegria.
Sarà che l'hanno fatta rivedere migliaia di volte mentre canta al Karaoke di Fiorello. SOLO 14 anni, una ragazzina minuscola con una voce incredibile e poco classificabile.
Un capello improponibile, imbacuccata in un giubbotto nero e un golfone rosso. Eppure.
Fiorello che rimane stupito dalla sua vocalità. allarga le braccia e la lascia andare da sola.
Cantava "Questione di feeling" qualcuno di voi se la ricorda? Io lo seguivo sempre il Karaoke.
La rividi qualche anno dopo, come apripista all'unico concerto di Eros Ramazzotti della mia esistenza.
Aveva appena pubblicato l'album Pipes&Flowers. La sua produttrice Caterina Caselli, dopo il disco, l'aveva mandata in America. Del resto la fanciulla era fissata per la lingua.
Ricordo una delle sue prime interviste. Diceva che lei aveva sempre scritto le sue emozioni in inglese; le veniva naturale anche pensare in quella lingua. A me che facevo fatica anche a pensare in italiano, colpì moltissimo. Mi dissi: accidenti vuoi vedere che è per quello che sono così gnucca in inglese? E se ci provassi anche io?
Fatto, manco per idea. Le mie quattro nuvolette (quelle che riesco a condensare) si formano in italiano con influenze partenopee.
Ho capito che anche per quello bisogna nascerci.
Nella stessa intervista, raccontò del suo viaggio attraverso l'Europa con una macchinetta scassata e in compagnia di amici. Solo 19 anni e tanta voglia di vedere, scoprire gli altri e se stessa.
L'ho adorata fin da allora.
Esattamente come oggi, dopo due figli e tanta musica scritta sia in inglese che in lingua madre; continua a regalarci armonia e poesia esaltate dalla sua splendida voce.
Luce (tramonti a nord est) dall'album Asile's Word del 2001 è la mia canzone preferita.
Il brano con cui vince Sanremo nello stesso anno. Mi riporta ad un periodo abbastanza confuso della mia vita, in cui ero alla ricerca di me stessa. E mi sembrava che il mondo intorno a me avesse perso del tutto i confini che conoscevo. Brano assolutamente catartico. La lotta tra Elisa e Giorgio Pasotti nel video assomiglia a quanto io provavo in quel momento. Cercavo di sopravvivere.Lottavo contro me stessa e contro chi mi rimaneva accanto. Nonostante me.
Come a volte succede anche a Sanremo, un'Artista era nata. Una grande personalità e un carisma fuori discussione. La ragazza miete successi, ottiene premi internazionali e pubblica presto un nuovo album.
Da "Then comes the sun", nel titolo un ovvio tributo ai quattro scarafaggi del mio cuore, mi resta nel cuore "Rainbow". Brano dedicato alla sua migliore amica. A tutte le migliori amiche del mondo. Per fortuna che ci sono. "Posso piangere davanti a te, perchè non hai paura di guardare in faccia la mia debolezza..."
Altri anni. Nuovi album. Nuovi punti di incontro, spunti, ricordi e memorie. Nel 2003 pubblica una cover di una delle più belle canzoni del mondo, portata al successo da Mia Martini: "Almeno tu nell'Universo". E' la colonna sonora del film di Gabriele Muccino "Ricordati di me". Il film lascia il tempo che trova, ma lei ci regala con la purezza della sua voce, il ricordo perfetto di una cantante grandissima e indimenticata.
Nell'album da cui è tratta, ovvero "Lotus", c'è un'altra cover luccicante; è "L'Allelujah" di Leonard Cohen. Non potevo non lasciarvela ascoltare. Che mi perdoni Cohen, ma la versione della fanciulla veneta mi piace un sacco di più.
Altri album, partecipazioni importanti, duetti con artisti internazionali quali Tina Turner ad esempio.
Continua a pubblicare sia in inglese che in italiano. Esce un album speciale, con cui festeggia i suoi primi dieci anni di successi.
Sono due i brani che preferisco in "Soundtracks "96-"06".
Il primo è "Swan": una canzone che concede speranza a chi si trova in piena confusione di pensieri e azioni.
Il secondo è "Gli Ostacoli del Cuore" scritta per lei da Luciano Ligabue. "Quante cose che non sai di me, quante cose che non puoi sapere, quante cose da portare nel viaggio insieme... L'ho messa come seconda preferita, sono stata brava dai.
Nel 2009 un nuovo lavoro "Heart". La canzone che più lo rappresenta è "Ti vorrei Sollevare", duetto meraviglioso con Giuliano Sangiorgi. E' un bel periodo della mia vita. Il brano diventa una specie di "nostra canzone" per me e Francesco. " Mi hai lasciato senza parole, come una primavera è questo è un raggio di luce, un pensiero che si riempie di te... stringiamoci più forte ancora teniamoci vicini al cuore...
Tempi moderni. 2010 esce Ivy. Album intenso,intimistico, quasi etereo. Brani inediti e cover in versione acustica. Altro duetto d'eccezione all'interno. Questa volta canta con Giorgia un brano in francese " Pour que l'amour me quitte" dolcissima ninna nanna dedicata ad Emma, sua figlia.
Ora le ultime notizie. C'è un nuovo singolo "L'Anima vola"; un album omonimo appena uscito. Un nuovo tour, e un concerto al Forum di Assago, marzo del 2014.
Bentornata Elisa. "Non mi portare niente mi basta fermare insieme a te un istante..."
Andiamo con ordine. Il 24 ottobre riprende X-FACTOR. Stagione numero 7. Occhei, le ho viste tutte.
Devo dire che non mi ha mai deluso ed è stato, nel tempo, sempre in crescita.
Ci ha regalato alcuni nuovi talenti da cui il mercato discografico asfittico del Bel Paese, sta attingendo a piene mani come Aladino dalla sua grotta.
Qualche nome?
Non posso cominciare senza il mio preferito: Marco Mengoni.
E poi Noemi, Francesca e Chiara.
Seduta comoda sul divano negli ultimi due anni ho assistito a lungaggini avulse. Sì perchè da quando è sbarcato su Sky è tutto un tripudio di provini, Boot Camp, Home visit ecc...ecc...ecc...
Tralasciando il fatto che io aborro i termini inglesi che ad ogni curva ci sbattono addosso come ridere, tanto per farci capire che la nostra splendida lingua italiana è ormai obsoleta, devo dire che la noia impera suprema.
Ma li ho visti, ebbene, sì, ho guardato tutto.
Tanto per non partire in svantaggio e prima della prossima puntata in cui da 24 arriveranno ad essere i 12 partecipanti ufficiali della settima edizione, vi lascio un elenco di chi secondo me ci dovrebbe arrivare alla nuova edizione.
Partendo dalla grande esclusa, ovvero Monica Sannino. La ragazza di origine rumena aveva ben più di un numero per arrivare alla gara. Incomprensibile la sua esclusione.
Chi mi piace.
Violetta, giovanissima ragazza che di sicuro è tra quelle più complete. Cultura musicale, voce, armonia. Suona uno strumento antico come l'ukulele con una grazia incomparabile.
Marco Colonna. Sta sulle scatole a Simona, Già questo è un gran punto a suo favore. Non è il più forte ma non la teme, forza.
Roberta Pompa. Certo che la vita non le ha sorriso con un cognome così. Ma non sarà facile toglierle la possibilità di partecipare, brava com'è. Mi aveva già colpito alla prima puntata. Aveva portato un pezzo di Tori Amos. Echeccacchio.
Andrea D'Alessio. un personaggio, voce molto particolare. Solo la barba mi infastidisce un po'. Vedremo.
Valentina Tioli e Gaia Galizia. Sono bravissime diverse da tutte le altre. Speriamo anche per loro. Le fanciulle hanno dalla loro il personaggio più carismatico di questa nuova edizione. Il bellissimo, bravissimo e simpaticissimo MIKA.
Tra i gruppi capitanati da Simona Ventura, mi hanno divertito e sorpreso in positivo gli Ape Escape e Mr Rain & Osso. Certo l'unica insoddisfatta è nostra signora Simo che, per la prima volta, con questa assegnazione ho visto in difficoltà. Non le può andare sempre bene o no? Che si aggrappi ai gruppi per quest'anno.
Tra gli over uomini capitanati da Elio cito Fabio Santini e Alan Scaffardi. Bel lavoro per il capo squadra.
Tra gli under uomini capitanati da Morgan, mi sono piaciuti il giovanissimo Michele Bravi e Alberto Galuppini, un rasta bello e bravo. Beh Morgan mi è sembrato un po' deluso. Avrebbe voluto le donne. Ma dai!
Insomma, anche quest'anno ci sarà da divertirsi.
Io so già che tiferò per la categoria di MIKA. Per aiutarlo a scegliere tra i sei ragazzi ha chiesto aiuto a Marco Mengoni. Secondo voi potrei rimanere indifferente?
Elio, Morgan, Mika e Simona, all'arrembaggio di X-FACTOR!
La torta di compleanno e Wondy ( foto di Mariella S.)
Amici di blog vorrei raccontarvi della bella serata appena trascorsa insieme ad un gruppo di donne meravigliose con cui abbiamo festeggiato un compleanno importante. Il primo anno di vita di un blog di Vanity Fair che seguo dall'inizio.
La blogger è una bravissima giornalista che ci
racconta in maniera ironica e intelligente il suo affrontare, per la seconda
volta, una malattia così carogna e stronza qual è il cancro al seno. La nostra Wondy
roccia, Wondy bella.
Per lei purtroppo si è trattato di un ritorno. Sembrava tutto finito, quando un
anno e passa fa, il maledetto sassolino è rispuntato all'altro seno.
Brutta mazzata direi. Che cazzo non bastava già la prima
botta? Incontentabile il brutto bastardo.
E allora grazie anche alla lungimiranza del direttore Luca Dini che l’ha convinta ad
aprire un blog in cui parlare dello “stronzo” senza cadere nel pietismo o nella
lacrima doverosa, ha iniziato la sua avventura narrando con semplicità e naturalezza, il suo quotidiano.
Nasce così Le Chemioavventure di Wondy.Tra i mille pensieri e le mille preoccupazioniche comportano il doversi rimettere in
ballo con cure e terapie, l’ovvio timore per il futuro che riguardava
chiaramente non solo se stessa ma anche la sua famiglia, i suoi figli e il suo
compagno, si è messa in gioco.
Un momento della cena ( foto Mariella S.)
Altro momento della serata ( foto di Mariella S.)
Daniela, Roberta, Mari e Giada
Prima della cena abbiamo parlato anche di YAC, la onlus creata da un'idea di Simona Giussani e Alberta Ferrari senologa, che si occuperà di informazione e assistenza per donne a rischio mutazioni di brca 1 e 2.
In quel luogo ci siamo sentite tutte vicine, tutte unite.
Chi il cancro ce l’ha ora e sta mordendo la paura, chi lo ha avuto e pur
essendo passati degli anni, sa bene quanto sia importante la propria esperienza per dare coraggio e forza alle altre; chi
ha persone molto care che lo stanno affrontando o lo stanno negando eppure sono
lì a leggere e a partecipare con gli altri di questo dolore e di questa
speranza, di questa voglia di abbatterlo.
Siamo state insieme alla padrona di casa in ogni momento.
Sedute con lei mentre affrontava il ciclo di terapie con un sorriso meraviglioso e
degli zoccoli assurdi; in macchina mentre guidava verso il luogo della ripresa
soprannominato Rozzangeles “ la ridente cittadina dell’hinterland milanese” al
cui interno si prodigano gli “angeli” delle cure.
Abbiamo visto nascere su di un foglio da disegnoil viaggio “premio” che si è concessa
alla fine della terapia. E’ partita da un piccolo aeroplano per arrivare alla
bellissima isola di destinazione.
Abbiamo parlato di vacanze e di amori, di quotidianità e di
valori. Quale quello dell’amicizia. Il più importante, il più forte. L’armonia
creatasi sul blog tra persone diverse e lontane che vivono tanta sofferenza è
stata la conquista più bella che abbiamo raggiunto. Oltre alla consapevolezza
che tutti i mostri possono essere sconfitti se aprendo l’armadio in cui li
nascondiamo ci accorgiamo che anche il solo parlare di loro li rende più deboli.
E sabato sera quando finalmente ci siamo viste al raduno di
Wondy bella, non sono cascate lacrime.Ma ci sono stati abbracci e baci, risate, battute, racconti. Allegria e
ironia. Forza da guerriere, grinta di tigri.
Abbiamo tutte festeggiato la vita. Wondy e noi. E deciso che
continueremo a parlarne, senza dargli tregua al maledetto cancro.