22 febbraio 2016

NO HERO.



Elisa ha anticipato con un tweet la notizia dell'uscita di un nuovo album tutto in inglese prevista per il prossimo marzo.
Il singolo che anticipa l'evento si intitola NO HERO.

Lei lo ha annunciato con queste parole:


"avere il coraggio di inseguire i sogni e continuare a farlo, a 40 come a 20 anni, è un atto di ribellione e di fede. ho scritto questo pezzo per la mia migliore amica, ma era rivolto anche a me. E a tutti quelli che hanno preso più di qualche botta, ma che vogliono continuare a sognare e cercare la loro strada. 
Perché anche quando ci cammini dentro, devi continuare a trovarla per ogni passo in avanti che fai."

il quaderno su cui ha scritto in riferimento ai sogni




Non mi delude mai. Quasi vent'anni di musica e ancora  ricorda a tutti l'importanza di credere ai propri sogni e di cercare di realizzarli.
In perfetta sintonia con quello che penso. Del resto se è la mia cantautrice italiana preferita ci sarà un perché.


Avete visto il video? Suscita una marea di emozioni, e origina tante domande.
Avete letto il testo? Vi posto la traduzione, perché lei torna a scrivere in inglese.
Quella che definisce la sua lingua di pensiero e di creatività.

Non chiudere gli occhi 
e non nascondere il tuo cuore dietro un’ombra 
perché puoi contare su di me 
fin quando riuscirò a respirare 
dovresti saperlo 
e ti porterò oltre la notte 
attraverso la tempesta 
ti darò solo amore, amore in cambio
non posso saltare sui palazzi 
non sono un’eroe 
ma l’amore può fare miracoli 
non posso far scattare un proiettile 
non sono un’eroe 
ma ne prenderei una per te 
di sicuro lo farei
sono caduta dalla grazia 
ho meno da dire di un peccatore 
no, non sono un super-umano 
perché è solo nei film, lo so 
ma ti porterò attraverso la notte 
attraverso la tempesta 
ti darò solo amore, sempre amore in cambio
non posso saltare sui palazzi 
non sono un’eroe 
ma l’amore può fare miracoli 
non posso far scattare un proiettile 
non sono un’eroe 
ma ne prenderei una per te 
non posso saltare sui palazzi 
non sono un’eroe 
ma l’amore può fare miracoli 
non posso far scattare un proiettile 
non sono un’eroe 
ma perderei il sangue per te 
se hai bisogno che lo faccia
Non dire che è finita 
alla ricerca di giorni migliori 
oh non dire che finita 
non ci sono perdenti 
guarda i giorni migliori 
solo questo conta
non posso saltare sui palazzi 
non sono un’eroe 
ma l’amore può fare miracoli 
non posso far scattare un proiettile 
non sono un’eroe 
ma ne prenderei una per te 
non posso saltare sui palazzi 
non sono un’eroe 
ma l’amore può fare miracoli 
non posso far scattare un proiettile 
non sono un’eroe 
ma perderei il sangue per te 
se hai bisogno che lo faccia 
sarò lì




18 febbraio 2016

I LIBRI DI FEBBRAIO.




LA TENTAZIONE DI ESSERE FELICI



Autore: Lorenzo Marone
Titolo: La Tentazione di essere felici
Edizioni: Longanesi
Pagine: 264
Prezzo: 14





"Crediamo che la vita non finisca mai e dietro l'angolo ci sia sempre la novità che cambierà tutto. E' una specie di raggiro che facciamo a noi stessi, così da non prendercela troppo dopo un fallimento, un'opportunità svanita, un treno perso."






Sono rimasta piacevolmente sorpresa dal fatto che subito, dopo appena quattro righe, già amavo quel cinico, burbero, ostico, misogino protagonista. Ovvero Cesare Annunziata. E la sua vita, condotta con assoluta caparbietà ed apparente egoismo, ruota tutta attorno alla sua casa, ai suoi ricordi, al suoi "scarni" affetti e alla sua più grande "certezza": quella di comprendere all'istante chi ha di fronte. Che sia la nuova vicina di casa, che siano i figli o la sua amante generosa. E di tenerli a debita distanza.
Invece non ha capito un cazzo.
Soprattutto di se stesso e di come nella realtà lo vede il suo "mondo".
Il libro è un viaggio che compie il protagonista alla ricerca del vero Cesare.  Gratta gratta, lui per primo arriverà a scoprire un'umanità che pensava di non possedere. Passando attraverso tragedie, e crolli di fondamenta. Ritrovandosi negli sguardi dei figli e nella consapevolezza che sì, a volte nella vita è necessario ricredersi e abbandonare tutte le certezze che pensiamo inossidabili, per riuscire a riscriverla. E farlo, di sicuro, non è questione di età ma semplicemente di volontà.
Mi è piaciuta la scrittura di Lorenzo Marone, assolutamente scevra da virilismi, dinamica, schietta, drammatica ma non patetica. Ci consegna la figura di un uomo senza età e senza tempo, capace di comprendere che non è mai troppo tardi per il riscatto.



"Quando sono uscito dallo studio di mia figlia, era furente, mi sentivo umiliato e tradito, e su quell'ira ho cercato di costruire le mie giornate, il dopo schiaffo in faccia. Solo che ad un certo punto anche lei, l'ira, mi ha girato le spalle, stanca di passare il tempo con un vecchio che ciondolava dal divano alla cucina, e se n'è volata via appena ho aperto la finestra. Perciò sono rimasto solo, senza nemmeno un gatto ipocrita a farmi compagnia."



LA VITA DAVANTI A SE'




Autore: Romain Gary
Titolo: La vita davanti a 
Edizioni: Biblioteca Neri Pozza
Traduzione: Giovanni Bogliolo
Pagine: 214
Prezzo: 11,50  euro







"Signor Hamil, si può vivere senza amore?"






Mi sono avvicinata a Romain Gary per la prima volta qualche anno fa, seguendo il consiglio del mio amico Nicola Pezzoli. Che non smetterò mai di ringraziare. Come in un libro pop-up, il mondo di Momo, ragazzino algerino di 10 anni, mi si è aperto davanti. Pieno di energia. E così mi sono trovata catapultata nella sua vita, all'interno di una banlieu parigina. Momo è un orfano che vive con una vecchia prostituta ebrea, Madame Rosa.Non conosce nulla delle sue origini. Lei lo ha cresciuto donandogli quasi inconsapevolmente una famiglia e affetto sincero.Strabiliante direi. E la famiglia di Momo è composta dalla gente che vive in quell'angolo squallido di Parigi. Prostitute,alcolizzati, persone che vivono al limite della legalità. Persone che noi per primi rifuggiremmo. 
Ma il protagonista, con il suo sguardo semplice e sincero, ce lo descrive colmo di amore. Amore per una vecchia invalida che è così grassa da non riuscire più a salire le scale di casa, ma che ha cresciuto e salvato dalla strada tanti bambini facendone uomini migliori. Amore per gli anziani, che sono, e Momo lo sa, il biglietto da staccare per il futuro se si impara dal loro percorso di vita, assieme al rispetto e alla stima.
Amore per la vita, nonostante i disagi, le incertezze e il fragile equilibrio.
Oltre a dirvi che è un libro bellissimo, scritto in maniera strepitosa, dolcissimo e crudele allo stesso tempo, non so. Ah sì, potrei dirvi che la vita dell'autore è ancora più rocambolesca dei suoi stessi libri. Bella e crudele e che termina con un colpo di pistola.
Ho da poco letto un altro suo romanzo "Biglietto scaduto" e continuerò. La sua prosa amara e disincantata, è trascinante. Pure quando fa parlare il suo protagonista da bambino qual è, regalandoci emozioni vivide, palpabili. Da leggere, assolutamente.




"Non so mica perché Madame Rosa avesse sempre paura che l'ammazzassero nel sonno, come se questo le potesse impedire di dormire. Il dottor Katz si è arrabbiato e le ha urlato dietro che ero dolce come un agnello e che si doveva vergognare di parlare così. Le ha prescritto dei tranquillanti che aveva nel cassetto e siamo tornati a casa dandoci la mano, ed io mi sentivo che era un po scocciata di avermi accusato per niente. Ma bisogna capirla, perché la vita era l'unica cosa che le restava. La gente tiene alla vita più che a tutto il resto, è anche buffo se si pensa a tutte le belle cose che ci sono al mondo."




L'AGNESE VA A MORIRE

Autore: Renata Viganò
Titolo: L'Agnese va a morire
Introduzione di: Sebastiano Vassalli
Edizioni: Corriere della Sera - Biblioteca della Resistenza
Pagine: 285
Prezzo: 7,90  euro



"Palita non torna. Palita muore. Palita è morto."




Su questo romanzo vorrei dire solo alcune parole, brevissime. Perché è assolutamente necessario leggerlo. Farlo proprio, ricordare, imparare. La storia di Agnese è quella di tante persone che durante la Resistenza hanno sacrificato sé stesse per una causa, che al giorno d'oggi, per ignoranza, viene sottovalutata, spesso derisa.
Donne e uomini, certo. Che hanno sbagliato, commesso errori, omicidi, mi si obietterà.
Ma nessuna democrazia, nessuna libertà, nasce nella pace e compiendo solo opere di bene. Tutto quello che gli uomini hanno conquistato nella loro storia, è in una strada  lastricata di sbagli.
Allo stesso tempo, ricordiamo che, se noi oggi in Italia, possiamo dire, fare e scrivere tutto quello che vogliamo senza che nessuno possa ledere alla nostra libertà e distruggerci, questo lo si deve alle persone che combatterono allora.
Per cui ad Agnese e agli altri, io dirò sempre grazie.



"Tutto il giorno l'Agnese pensò  <ho sbagliato. Questa volta ho sbagliato davvero> come quando aveva ammazzato il tedesco. Ma allora era ai primi passi della lotta clandestina. E la lotta clandestina se ne mangiò tante, di queste paure e incertezze. Da principio ci si trovava spesso ad un bivio e si rifletteva per imbroccare la strada giusta. Poi fu una landa senza strade, e bastava andare avanti, procedere insieme, un esercito sparso che si dirigeva da tutte le parti verso lo stesso punti; e ci arrivarono tutti, meno quelli che rimasero morti per via."

12 febbraio 2016

Questo è un post di ringraziamento.


Questo è un post di ringraziamento.
A chi mi segue forse fin dall’inizio.
A chi invece lo fa da meno tempo ma con lo stesso interesse.
Avete imparato a conoscermi attraverso le parole che lascio qui, come impresse nel vento.
Non sempre siete d’accordo con quello che dico, o su come lo dico.
Ma mi rispettate , condividendo il senso del mio narrare.
Non sono una “semplice” ma sono convinta di riuscire ad arrivare contando sul leggero vibrare di ciò che scrivo.
Ho ricevuto critiche aspre e complimenti sinceri.
Tutto accettato, anche se le critiche hanno fatto e fanno sempre un po’ male.
A volte arrivo a testa bassa anche da voi, presa dal furore di quel che ritengo giusto e che non mi piace.
A volte rispetto il vostro raccontare anche se non condivido.
Voglio molto bene ad ognuno di voi, sinceramente.
Penso spesso che questa pagina tutta da riempire del mio blog sia il mio modo di avvicinarmi a voi, senza ombre, in piena luce.
Perché sono davvero così come mi leggete.
Non ho maschere, non ho filtri, non ho menzogne.
Sono allegra e triste, spontanea e ribelle.
Sono una donna sofferente, imprecisa, imperfetta.
Sono quello che sono, quello che la vita ha portato e mi ha buttato addosso.
Forse non avrò una gran capacità di scrittura, non sarò niente di speciale.
Ma voi sì, lo siete.
 
E volevo trovare uno spazio tutto per voi oggi, da riempire con un grazie.
Che vi raggiunga e vi avvolga tutti interi.

 

03 febbraio 2016

LE "INSANE" ABITUDINI DA CAMBIARE.










A volte mi capita di pensare ad un post nuovo mentre sono alla mia postazione in ufficio, durante la pausa.
Allora prendo appunti sull'agenda e poi trasferisco in serata sulla bozza  i "pensieri e parole" che mi sovvengono.
Oggi ho dimenticato la mia favolosa agendina a casa, per cui sono qui che scrivo nella tranquillità del mondo-pausa.
Rara eh, che qui non ci si ferma mai.

Pensavo (ebbene sì), ad un post leggero. Niente di trascendentale, giusto per sorridere. Di quelli "listosi":ci sarebbero tante "sane" abitudini che dovrei perdere visto che non servono a nulla e spesso mi complicano la vita.
Sono inutili oppure deleterie e mi domando: why?

Esempi random:
  1. Perché prendo il tram la sera per andare alla fermata della metro visto che in dieci minuti la raggiungo a piedi e senza sforzo? (Francesco sarai sicuramente d'accordo). Claro, niente corsa né al mattino né alla sera!
  2. Perché a volte salto il pranzo per finire un lavoro urgente e poi passo il pomeriggio a mangiucchiare di tutto? Non sarebbe molto meglio per la mia salute e per la dieta, obbligare la me stessa disgraziata a fermarsi per almeno mezz'ora?
  3. Perché mangiucchio i tappi delle penne? Non ho ancora perso questa consuetudine adolescenziale? C'è qualcosa che la parte inconscia di me sta cercando di farmi capire?
  4. Perché continuo ad accumulare abbigliamento che compro e poi non uso? Mi ero riproposta di cambiare atteggiamento nei confronti di acquisti compulsivi dopo l'ultimo trasloco e invece sono al punto di partenza!
  5. Perché lo faccio anche con le scarpe e le borse? La risposta c'è: non ce la faccio; è un amore troppo grande...
  6. Perché la frutta invernale (mele,pere,arance) è qualcosa di immangiabile per me?
  7. Perché non riprendo la palestra? Lo so, lo so...Ci sarà un motivo per cui non vi ho aggiornato in merito.
  8. Perché non abbandono Whatsapp per qualche giorno? Se avete risoluzioni al problema contattatemi!!! Idem per IG. Con Twitter ci sono riuscita.
  9. Perché mi ostino a non usare i guanti quando faccio le pulizie a casa? Che poi sarebbe già troppo tardi...
  10. Perché non mi sto pesando da settimane? ( e questa me l'ha suggerita Magnoli@).


Sono curiosa di leggere le vostre. Su, non abbiate paura, vale tutto!



27 gennaio 2016

[POESIA] Una Poesia è una città di Charles Bukowski





Una poesia è una città piena di strade e tombini
piena di santi, eroi, mendicanti, pazzi,
piena di banalità e di roba da bere,
piena di pioggia e di tuono e di periodi
di siccità, una poesia è una città in guerra,
una poesia è una città che chiede a una pendola perché,
una poesia è una città che brucia,
una poesia è una città sotto le cannonate
le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi,
una poesia è una città dove Dio cavalca nudo
per le strade come Lady Godiva,
dove i cani latrano di notte, e fanno scappare
la bandiera;una poesia è una città di poeti,
per lo più similissimi tra loro
e invidiosi e pieni di rancore...
una poesia è questa città adesso,
50 miglia dal nulla,
le 9, 09 del mattino,
il gusto del liquore e delle sigarette,
né poliziotti né innamorati che passeggiano per le strade,
questa poesia, questa città, che serra le sue porte,
barricata, quasi vuota,
luttuosa senza lacrime, invecchiata senza pietà,
i monti di roccia dura,
l'oceano come una fiamma di lavanda,
una luna priva di grandezza,
una musichetta di finestre rotte...

una poesia è una città, una poesia è una nazione,
una poesia è il mondo...

e ora metto questo sotto vetro
perché lo veda il pazzo direttore,
e la notte è altrove
e signore grigiastre stanno in fila,
un cane segue l'altro fino all'estuario,
le trombe annunciano la forca
mentre piccoli uomini vaneggiano di cose
che non possono fare


(Charles Bukowski)


Alcune parole e autori si possono solo amare alla follia.

18 gennaio 2016

I LIBRI DEL MESE: GENNAIO.




Lella Costa: CHE BELLO ESSERE NOI.







Autore: Lella Costa
Titolo: Che Bello Essere Noi.
Edizioni: Piemme
Pagine: 148
Prezzo: 14  euro




E' questo il privilegio, questa la magia: riconoscere le occasioni d'incontro e non lasciarsele scappare. Noi ragazze, in genere siamo piuttosto brave.                                                                           




Questo libro mi è stato regalato a Natale da una cara amica. Abbiamo sempre una serata in cui ci riuniamo per farci gli auguri prima che il vento degli impegni familiari ci disperda per un po'. Un'abitudine che ci rende più unite che mai. E' stato bello celebrarla con  pensieri speciali che si tramutano in doni speciali. Un libro che già accarezzavo prima ancora di leggerlo.Mi era bastato il titolo, preso da una frase dello scrittore Christopher Hitchens. L'autrice descrive in piena bellezza l'universo femminile. Dal primo incontro con l'amica che finirà per essere ben presto l'altra metà di noi e  che non sempre inizia  con il piede giusto. Vi sarà capitato no? Dalle empatie ai sentimenti ed emozioni. Dalle scelte simili e non, concezioni di vista analoghe, punti di vista coincidenti. Dai nostri millemila difetti. Dalle antipatie viscerali, dalla schiettezza. Dal fare gruppo o meno.Siamo donne. Fatte per incontrarci e non lasciarci più oppure per camminare su binari paralleli senza rischiare l'incontro. Ma testarde, oneste e sincere fino allo spasimo. Lella Costa affronta il mondo femminile con l'ironia che la contraddistingue. A volte leggendo, mi sono trovata d'accordo con lei, altre meno. Ho riso di ciò che la disturba perchè mi è sembrato paradossale, ma alla fine ho riconosciuto che anche io sono disturbata da cose inutili e al limite dell'ilarità. Insomma un ritratto intelligente e mai banale di noi "piccole donne" in guerra. Ma orgogliose di esserlo. Nei confronti di una società che mai ci ha regalato nulla e continua a distillare dell'inutile pragmatismo nei nostri confronti. Da leggere e regalare a chi ha il cuore vicino al nostro.

"Io non so come funzioni tra i maschi. Tra femmine succede che spesso ci si incontri e si saltino tutti i preliminari progressivi di una relazione, e ci si ritrovi istintivamente e immediatamente amiche. Come se tutte le vite vissute prima, diversamente e separatamente, costituissero una sorta di alfabeto comune, fatto non solo di sentimenti ed emozioni ma anche di scelte simili, concezioni di vita analoghe, punti di vista coincidenti. Come se - beate noi - ci fosse ripetutamente concessa la possibilità di rivivere la meravigliosa sensazione di avere incontrato una persona nuova e speciale."



 Maurizio De Giovanni: VIPERA.




Autore: Maurizio De Giovanni
Titolo: Vipera
Edizioni: Einaudi Stile Libero BIG
Pagine: 291
Prezzo: 12  euro





E dimmi: tu lo sai cos'è l'amore?
Io l'ho visto sai l'amore. L'ho conosciuto, l'ho incontrato. E' fatto di dolore e di malinconia, di ansia e di ritorni. Non si consuma in un attimo. L'amore è fatto di aria fresca e fiori, di lacrime e risate.




Il commissiario Ricciardi e il suo autore Maurizio De Giovanni sono stati una bella novità. Consigliati in maniera calorosa da un'amica di blog;  io non potevo sottrarmi ad un invito così piacevole e allora mi sono avvicinata. Mi si è aperto dinnanzi un mondo forte, pieno di odori, sapori e colori che conosco molto bene. Il tutto calibrato da una scrittura versatile, generosa e poetica. Calarsi in un giallo o meglio un bel noir anni '30 come Vipera, poteva essere non proprio facile per me che amo poco il genere. Invece il giallo non mangia il romanzo e lo lascia scorrere fungendo da semplice filo conduttore; facendoci addentrare in quel mondo. Un periodo storico ben preciso e complicato come era vivere in in epoca fascista e nonostante questo, aperto e limpido come solo le belle giornate di sole in quel di Napoli sanno regalare. I personaggi sono semplici e schietti tratteggiati benissimo tanto da diventarci familiari. In equilibrio perfetto fino alla fine. E poi il protagonista, con quell'aura misteriosa che ci incuriosisce al punto giusto. Sarebbe senza dubbio un bel personaggio televisivo , ho pensato. Nei suoi panni ci vedrei bene uno come Filippo Timi, ad esempio. (vabbè la mia è una passione smodata lasciamo stare).

Il primo libro mi è piaciuto e continuerò a leggere anche i successivi. Ultimamente l'autore ha mandato in pensione il commissario Ricciardi creando l'ispettore Giuseppe Lojacono e adattando i suoi romanzi a tempi più moderni. Vedremo se anche il contemporaneo saprà conquistarmi. Non so, conoscendo il mio mood retrò...

"E infine tu. Tu che hai ucciso. Tu che sei tra questi o sei altro ancora, tu che hai aspettato che non ci fosse più respiro sotto il cuscino, che il corpo che era stato caldo si raffreddasse, che il sangue smettesse di percorrere le sue vie. Tu, che cosa chiedi alla notte di primavera? Forse cancelli l'ombra di rimorso. Che ti dia ragione,  quando hai pensato che non ci sarebbe stata speranza, né pace, con lei. E che ti convinca che senza di lei sarà impossibile vivere, che non hai sbagliato, che tutto andrà a posto. Che non è stata vendetta, che non è stata rabbia. Non disperazione, ma speranza."




Gabriel Garcia Marquez: OCCHI DI CANE AZZURRO

Autore: Gabriel Garcia Marquez
Titolo: Occhi di Cane Azzurro
Traduzione: Angelo Morino
Edizioni: Oscar Mondadori
Pagine: 126
Prezzo: 8  euro







Ma sarà ormai così rassegnato a morire, che forse morirà di rassegnazione.





E' difficile parlare di Gabo, della sua passione per la scrittura, per il mistero e il fantastico, per la morte necessaria alla vita che si rincorrono in ogni suo romanzo. E' difficile per chi lo ama come me e non si è ancora rassegnato alla sua, di morte. Mi capita per esorcizzare la malinconia, di rileggere le sue opere. Da quelle potenti e famose a quelle iniziali, più deboli ma che a cercare con attenzione avevano dentro molti degli elementi che lo avrebbero reso il grande scrittore che sarebbe diventato. Era un giovane studente di circa vent'anni quando per la prima volta gli pubblicarono un racconto: "La terza rassegnazione". Così povero da non possedere nemmeno i cinque centesimi necessari per comprare il giornale. Dovette farseli prestare.  Era caparbio e indolente e sapeva benissimo che con gli studi non avrebbe mai concluso nulla. Ma scrivere gli era necessario come vivere.
I racconti giovanili scritti tra il 1947 e il 1955   furono raccolti e pubblicati nel 1972 e tradotti poi in Italia nel 1983 da Mondadori. 
Tra i tanti vi segnalo "Monologo di Isabel mentre vede piovere su Macondo".
Datato 1955. La prima volta che parla della città magica, origine di tutto, che lo porterà lontano. Dove nemmeno lui avrebbe forse osato immaginare di andare.


"Piovve per tutto il lunedì, come la domenica. Ma era come se stesse piovendo in un altro modo, perché qualcosa di diverso e di amaro accadeva nel mio cuore. All'imbrunire una voce accanto alla mia seggiola disse: "è noiosa questa pioggia". Senza che mi girassi a guardare, riconobbi la voce di Martin. Sapevo che stava parlando alla seggiola accanto, con la stessa espressione fredda e attonita che non era mutata neppure dopo quella buia alba di dicembre in cui aveva cominciato ad essere mio marito. Erano trascorsi cinque mesi da allora. Adesso io stavo per avere un bambino. E Martin era lì accanto a me, a dire che la pioggia lo annoiava. "noiosa no" dissi. "quello che mi sembra troppo triste  è il giardino vuoto e quei poveri alberi che non possono allontanarsi dal cortile". Allora mi voltai a guardarlo e Martin non era più lì. Era appena una voce che mi diceva "naturalmente non finirà mai" e quando guardai verso la voce vidi solo la seggiola vuota."












                                                                             

12 gennaio 2016

Sei la mia schiavitù.





"Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro"


(Nazim Hikmet - da lettere dal carcere a Munevver)


Essere considerati dal proprio uomo/donna come tutto, luce e ombra. Essere il suo pensiero, il suo desiderio, il suo perenne bisogno. Compagni e amanti. Passione e ragione.
Sì.
Quanto è importante la persona amata per noi, quanto dipendiamo e quanto siamo liberi da lei?

Ok stasera pensieri e parole che scorrono random. Perché poesia è sempre sinonimo di ispirazione e riflessione. Ovunque ci porti.


08 gennaio 2016

Gioie semplici.





In questo venerdì sera tranquillo, mentre mi appresto a scrivere due righe sostanzialmente per augurarvi un buon fine settimana, mi domando perché non abbiamo mai il coraggio di godere  fino in fondo delle gioie semplici.

Quelle che ci capitano almeno una volta al giorno e che in tutta fretta dimentichiamo presi dal nulla che ci attraversa la strada.

LE MIE:
  • Sdraiarsi sul divano, allungare le gambe e respirare.
  • Guardare la tua casa, messa su con amore e sentirti contenta perché è davvero lo specchio di te.
  • Sentire addosso il calore del sole e restare immobile.
  • Leggere qualche pagina del libro che hai davanti e che ti coinvolge senza pensare ad altro.
  • Staccare un quadratino della tua cioccolata preferita e assaporarlo piano, chiudendo gli occhi.
  • Alzarsi al sabato mattina e trovare la colazione pronta e il caffè caldo.
  • Le infinite telefonate con tua sorella.
  • Ascoltare tuo padre mentre ti racconta nuovamente quando arrivò secondo alle regionali di maratona.
  • Accendere la radio preferita e canticchiare  proprio quella canzone una deliziosa canzonetta.
  • Prendere la bicicletta e andare fino al parco vicino casa per perderti nel verde.
  • Sorridere mentre tuo fratello ti racconta nel tuo dialetto del cuore, le mille disavventure di un architetto napoletano.
  • Passare la serata a ridere di nulla con le tue amiche, in quella trattoria vicino casa con le tovaglie a quadretti rossi.
  • Restare senza fiato mentre il cielo all'alba si colora di un rosso fiammante.
  • Accarezzare la testa dei tuoi nipoti e farti sbaciucchiare all'infinito.
  • Restare a chiacchierare con tua mamma in cucina e scoprire che non la smettereste mai.
  • Guardare alla tele per l'ennesima volta il tuo film preferito e piangere facendo finta di nulla, mentre tuo marito ti becca e dice -  ANCORA?
  • Cucinare la ricetta sentita alla radio, con le mille variazioni che il tuo senso innato suggerisce.
  • Iniziare a programmare le prossime vacanze estive.
  • Ballare al ritmo di quella musica che senti solo tu.
  • Addormentarti lentamente abbarbicata a chi c'è e ci sarà.


E ancora...


LE VOSTRE?







03 gennaio 2016

In nome del nuovo anno: poche virtù e vecchi vizi.




Sono rientrata a Milano venerdì sera. Quasi ottocento chilometri in macchina in sette ore.
Volevamo evitare il rientro e il cattivo tempo.
Partiti con la nebbia e rientrati con la nebbia. Da Parma a Milano fitta e densa come nuvole di zucchero filato. Alle spalle i bellissimi e assolati giorni di un dicembre anomalo.
Caldo e sole al sud. Che poi, a volerla dire tutta almeno dalle mie parti, non è così strano.
Lo strano erano i quasi sessanta giorni di sole del nord. 
Comunque, al rientro, ci aspettavano freddo intenso e neve.
Perché ieri mattina in quel di Milano e dintorni miei  (la Brianza) nevicava. Fiocchi a volte esili e a volte ciccioni.
Poi ha smesso e ha cominciato con quella pioggerella fitta mischiata a nevischio. 
Il solito schifo che odio.
E tutto grigio.

Fatto un giro in centro per negozi, volevo verificare se, come al solito, all'interno di alcuni che frequento, c'erano già i saldi. 
Camuffati da promozioni ebbene sì. Quasi tutti. Salvo il negozio in cui sono entrata alla ricerca del nuovo piumino. Scelto il colore e misurata la taglia, tornerò il cinque. Alla data ufficiale. Porcaccia. 

Ma che rapporto avete voi con i saldi?

Da anni, complici le mail che mi arrivano sul cellulare dai miei negozi preferiti, parto in anticipo, per non trovarmi nella calca e non dovere sgomitare per la taglia e il colore.
Però non capisco il senso. Dare una data ufficiale quando in realtà a livello di regioni e provincie, si sono liberalizzate le promozioni e si parte subito dopo Natale. Con la crisi economica in atto, (scusate L'ABBIAMO SUPERATA "LA RIPRESA ECONOMICA E' REALE") si acquista sempre meno e in maniera ponderata. Ci siamo concentrati sull'utile a partire dai regali da mettere sotto l'albero sia per gli adulti che per i bambini. Molto avviene in internet, ON-LINE si accede a qualsiasi tipo di prodotto. Io però sono legata al vecchio metodo, vado ancora in giro per negozi, provo e poi compro. Ho bisogno di vedere come mi sta quel colore e quel modello, non rinuncio al giro shopping per abbigliamento e scarpe. Queste ultime poi, se non le provo non se ne parla. Oltre al fatto che ho sempre gli stessi negozi e marche di riferimento. Io sono restia a comprare sul web. Diciamo che resta un mio difetto. Non riesco a fidarmi.
Ho amiche che invece passano le ore sui siti di moda e riescono a comprare il mondo intero. Visto che poi, se non va bene il capo, possono recedere o cambiare. 
Ma la scossa adrenalinica che ti da toccare e provare qualcosa prima di acquistare,  è in grado di darmela anche l'acquisto virtuale?
Non credo proprio eh...

Tornando a bomba, che lo shopping mi ha distratto, a fine anno ci sono stati i soliti proclami migliorativi per il 2016.
Ho letto e sentito che la percentuale di pressione fiscale pro-capite per cittadino si abbasserà. Di quasi 0.2 PUNTI in percentuale. E ci tolgono la Tasi.
Ma aumenta il canone  Rai (pagheremo con le bollette di consumo energia elettrica bimestralmente), i trasporti, le autostrade ecc...
Alle solite, con  i proclami e i vecchi vizi.

Che sia il caso allora, di farci qualche risata andando a vedere il nuovo film di Checco Zalone, Quo Vado?
Che come ci fa ridere lui delle nostre disgrazie e dei nostri difetti...guadagnandoci su (solo lui) una paccata di soldi, nessuno ormai. 

Che amarezza, riuscire a sorridere dei nostri guai ma non fare nulla per cambiare.