25 giugno 2018

[POSTITIZIE] SE L'AMORE NON E' ABBASTANZA CI SONO LE BUONE NOTIZIE.




A volte mi capita di scorrere velocemente gli articoli dei giornali.
Li leggo con sufficienza, spesso con disgusto o noia.
Non so se capita anche a voi, ma ultimamente non reggo più la negatività che prende il sopravvento nella maggior parte delle notizie.
Tra la politica e la cronaca ormai si rimestola dal fondo.
Se poi, apro twitter, è ancora peggio. Lì gli insulti tramite web la fanno da padroni, ma di questo abbiamo già parlato.
Da qualche tempo però ho salvato nei preferiti del mio cellulare un nuovo sito. Nuovo per me, intendo.
È quello delle "buone notizie" del Corriere della Sera.
Così leggo  di José Gutierrez, che ha salvato circa 50 mila libri dalla spazzatura e li ha donati a 450 biblioteche della sua nazione, la Colombia. Guida un camion di raccolta rifiuti e ha cominciato  a Bogotà raccogliendo il primo libro da un bidone. Lo chiamano il "signore dei libri" e nella sua casa sembra di camminare in un vero e proprio labirinto di migliaia di libri impilati in circa 15 metri quadrati. Ha salvato anche edizioni rare e ha dato la possibilità a molti suoi concittadini di sperare in un futuro migliore.

Oppure approfondisco la notizia dei Nonni dog-sitter. C'è una fondazione olandese che ha vinto un premio molto importante (bestwhitpetpride) per avere promosso iniziative volte a migliorare la vita degli animali di compagnia e delle persone che con loro interagiscono.


Mi bastano già due o tre notizie come questa per riappropriarmi del mio sorriso e affrontare la giornata con uno spirito diverso. Forse la cosa vi lascerà indifferenti ma mi faceva piacere parlarne con voi!



21 giugno 2018

MASSIMILIANO RICCARDI: TUTTO È TENEBRA








AUTORE: MASSIMILIANO RICCARDI
TITOLO: TUTTO È TENEBRA
EDIZIONI: CINQUEMARZO
PAGINE: 186
PREZZO EDIZIONE CARTACEA: 12,00 EURO
















Sinossi:
lo sceriffo Stark Dempsey è un uomo che ha perso tutto ma non la speranza di ricominciare. Questo grazie alla nuova compagna Joanne che piomba nella sua vita quando meno se lo aspetta. Ma quel sistema da cui voleva scappare lo riagguanta nel momento in cui si trova a dover fronteggiare una nuova sfida: un serial killer sta attentando alla sua vita e a quella della donna che ama.
E nella profonda provincia americana, ricca di contraddizioni e omertà, tra giochi di potere e corruzione, darà la caccia a chi tenta di distruggerlo.


Considerazioni:
Massimiliano Riccardi è al suo secondo romanzo. Il primo, Joshua, di cui ho parlato qui,  mi ha fatto scoprire un autore bravissimo che ha posto l'accento sul male e su quanto c'è di oscuro in ognuno di noi. Senza prendere posizione né dare giudizi. Nel secondo, il protagonista, che avevamo già conosciuto, ha uno spettro più ampio e tutto il romanzo mi appare più maturo, ancora più profondo del primo. L'autore conosce molto bene l'animo umano e ce ne parla senza mezzi termini coinvolgendoci con la sua scrittura chiara e precisa. Il thriller diventa più denso e raffinato.  Il racconto vivido ha il passo di un film. Ti trascina pagina dopo pagina. Un gran bel noir  da leggere e assaporare incuriositi,  fino al finale imprevedibile.


Incipit:
"Alle volte è necessario farsi sabbia. Lasciare al vento il compito di rimodellare le forme, creare nuovi scenari, portare in luoghi che non ci aspettiamo le scintille dei nostri intenti. La volontà non basta.Non sempre almeno.
L'imponderabile, quello che comunemente viene chiamato caos, spesso è solo una forma di ordine più grande che semplicemente non comprendiamo. Fermarsi, lasciar fare alla natura delle cose. Non è arrendersi, è adattarsi, rigenerarsi."



Concludo con le mie tre domande all'autore che ha accettato con piacere di rispondere al mio fuoco incrociato!

1) la maturità della scrittura appare in piena  luce leggendo la tua seconda fatica. Altro thriller  a mio parere più intimo del primo. Cosa ti ha spinto a dare un seguito a Joshua?

- Mi ha spinto la necessità di caratterizzare meglio la famiglia disfunzionale, anche qui ci sono padri e figli. Ovviamente non è un saggio di psicologia ma un romanzo noir, e come tale ho affrontato la tematica. Come per Joshua, ci sono personaggi realmente conosciuti, che ho decontestualizzato e romanzato ma reali più che mai.

2)  il bene e il male: un'eterna lotta.  Stavolta però sembra chiaro da che parte stare. Ma per un autore quanto è difficile mantenere il giusto distacco dai protagonisti delle storie? Ci si riesce davvero?

 - Eh bella domanda. Difficile dare una risposta razionale. Dovrei essere uno scrittore vero per darti una bella risposta ispirata. Diciamo che nella mia vita, sopratutto in gioventù, sono stato spesso a cavallo di quella famosa linea grigia, quindi posso raccontare senza darmi troppa pena nell'esprimere giudizi. Mi basta raccontare le cose come fatti accaduti senza metterci il carico da novanta delle mie emozioni. (poi, se preferisci in privato, mi racconti dell'episodio che ti ha colpito di più).

3) Sono curiosa: stai lavorando ad un nuovo romanzo? Puoi anticipare qualcosa?

 - Ho terminato un romanzo tutto italiano, un noir. Vedremo se otterrà una vita editoriale, boh. Il quarto è in fase di correzione ed è ad ambientazione storica. Ambientazione storica ma con componenti noir, amo il genere e per adesso l'estro mi dice così.


Di Massimiliano potete leggere nel suo blog. Scoprirete un uomo generoso, intelligente, ironico, unico. E uno scrittore vero. Altro che balle.



Note bibliografiche dalla quarta di copertina:
Nasce a Genova nel 1968, cresciuto nel centro storico ne assorbe gli umori e le contraddizioni. Coltiva l'amore per la storia e la letteratura in genere. Le sue esperienze professionali lo portano a tentare di analizzare i volti nascosti dell'animo umano. Leggere e conseguentemente scrivere, sono per lui un imperativo assoluto. I suoi personaggi non sono mai definiti, lo stile narrativo non esalta le luci e le ombre dei protagonisti ma il chiaroscuro di anime tormentate, in eterna lotta con l'io più profondo. 
Nel 2015 ha pubblicato Joshua.
Tutto è tenebra è il suo secondo romanzo pubblicato nel 2017.



17 giugno 2018

SONO VIVA.


 Sono viva – mi sembra
i rami sulla mia mano
Sono carichi di campanule –
E sulla punta delle dita –

Il carminio – formicola caldo –
E se avvicino uno specchio
alla bocca – si appanna –
prova – medica  del respiro –

Sono viva – perché
non mi trovo in una stanza –
Il salotto – di solito –
così che i visitatori possano venire –

E si curvino – e lo guardino di lato –
e aggiungano “Com’è – freddo” –
ed  “Era cosciente – quando 
passò all’immortalità?”

Sono viva – perché
 non posseggo una casa –
intitolata a me  – precisamente –
non fatta per nessun altro –

Segnata con il mio nome da ragazza –
così che i visitatori possano sapere
quale porta è la mia – e non si sbaglino –
e tentino un’altra chiave –

Che bello – essere viva!
che infinito – essere
viva – due volte – la nascita che ebbi –
e  questa – poi  – in te!
(Emily Dickinson)

Torno alla mia poetessa preferita. Un inno all'amore, senza remore, senza assurdi preconcetti. 
Con tanta ironia riguardo al parallelismo morte-vita.
Emily sempre, straordinariamente moderna.

13 giugno 2018

DI GATTE MORTE DA WEB E ALTRI AMMENICOLI.


Lo so che il titolo può sembrare strano... MA ECCO vi spiego in maniera breve e concisa.
Partiamo dallo sguardo femminile.
Di solito noi donne inquadriamo le altre donne con un istinto che non fallisce quasi mai.
Anzi, direi mai.
Ci basta un'occhiata, una leggera inflessione della voce, un ammiccamento sospetto.

GATTA MORTA A BABORDO.

Gli uomini al solito abboccano all'amo come tanti pesci.
Un leggero battito di ciglia, uno sguardo languido, la vocina incantevole e SBAM cedono, prostandosi ai loro piedi  in una  maniera che definire indecorosa è dir poco.

Ad esempio sul lavoro.
Eccoli che fanno back up di server, preparano fogli di excel con macroformule che nemmeno Pico della Mirandola, inviamo mail, fanno telefonate, presenziano a riunioni inutili, correggono bozze di discorsi e via, fino a lustrare i pavimenti...
Prestandosi poi all'ironia più feroce da parte delle altre donne che, nella vita, di questi "mezzucci" non sanno cosa farsene.
E si fanno strada con le loro forze, il sudore della fronte e notevole arcignità che ci sta a ben pensare.

Diciamo che non mi aspettavo di trovare GATTE MORTE anche sul web.
E invece...

Come un barbatrucco  stanno invadendo anche questo mondo.
Il modo di fare opportunistico è il medesimo.
Sembrano imbranate e alle prime armi, senti quasi la loro vocina "carezzevole" mentre chiedono con tanta cortesia la tua presenza da loro. Perché fanno pasticci, non sono capaci e hanno assolutissimamente bisogno di aiuto. E poi vogliono conoscerti, passa a trovarle eh...
FURBISSIME.
Tutto bene fino a quando siete disponibili, intervenite sui loro post e le aiutate a crescere. L'importante è essere sempre d'accordo con loro, condividere il punto di vista, incensare e lodare fino allo sfinimento.
Ma prima o poi succede che gli occhi si spalancano e si inizi a prendere il largo. Allora comincia una guerra sottile, fatta di frasi disturbanti, di critiche moderate che poi diventano snervanti, fino a sfociare in veri e propri attacchi personali.
In alcuni casi capita che si creino degli alter-ego anonimi con i quali bombardare verbalmente i "traditori".
 Ho assistito a parecchie di queste guerre. Che hanno portato a  violenti diverbi, sono volati stracci inauditi con conseguenti chiusure di blog.
Sparizioni e riapparizioni. 
Magari sotto altro nome, sotto altro blog.
Assurdo.
E diamoci una calmata raga'. 
La vita è altro, il web è altro. 
Riavvolgiamo il nastro.
Rewind.




05 giugno 2018

ALLERIA.



Alleria è una parola che nella lingua napoletana ha un significato profondamente malinconico.
È quella brezza leggera che arriva mentre stai pensando a qualcosa.
Riportandoti indietro nel tempo, a momenti più felici.
Vuol dire anche allegria ma con un velo che si deposita sopra e rende tutto più ovattato.
Pino Daniele aveva espresso benissimo questo sentimento, in una delle sue canzoni più famose.
Ecco, se penso a lui sorrido e immediatamente scatta l'alleria.
E succede lo stesso mentre vi sto scrivendo per avvisarvi che per qualche tempo sarò assente dalla mia casa latitando anche dalle vostre.
Sono nel periodo più pressante dal punto di vista lavorativo e la sera non riesco ad essere abbastanza lucida da "presenziare" come vorrei.
E visto che non mi piace esserci solo per il gusto di farlo, mi pare giusto scrivere due righe per comunicarvi che non vi sto abbandonando.
Prometto che appena possibile tornerò sulla mia pagina e sulle vostre.
Ma perdonatemi se, non riuscirò a farlo per qualche tempo, con la stessa frequenza di sempre.
Con un pizzico di malinconia vi saluto, dedicandovi la bella canzone che da il titolo al post.
Vi abbraccio tutti e a presto.



25 maggio 2018

PHILIP ROTH E LO SVEDESE




"Questa è la vita come la si vede dal di fuori. Al meglio delle sue capacità, lo Svedese la vive come la viveva una volta. Ma ora è accompagnata da una vita interiore, un'orribile vita interiore di ossessioni tiranniche, tendenze soffocate, aspettative superstiziose, fantasie spaventevoli, conversazioni chimeriche, domande senza risposta. Notte dopo notte, insonnia e autolesionismo. Una solitudine immensa. Un rimorso incancellabile, anche per quel bacio quando Merry aveva undici anni e lui ne aveva trentasei  e loro due, nei costumi bagnati, stavano andando a casa in macchina dalla spiaggia di Deal. Che la causa fosse quella? C'era per forza una causa? E se non ci fosse stata nessuna causa?
Baciami  come b-b-baci mummmummamma.

E, nella vita di tutti i giorni, nient'altro da fare che continuare rispettabilmente ad avere l'enorme pretesa di essere se stesso, con tutta l'onta di essere, invece, solo la maschera di uomo ideale".
(PASTORALE AMERICANA)


Ci sono libri e autori che ti cambiano la vita. Ad un certo punto compaiono e non ti lasciano più.
Ci sono libri e autori "folli" che ti chiedi come sia possibile ti piacciano così tanto anche se  sono simpatici come la merda, eh.
Ci sono libri e autori che ti massacrano dentro, ti invitano e ti premono. Ruggiscono.

Ci sono libri e autori che stai a rimpiangere ogni volta leggi qualcosa della quale ti penti subito, alla prima riga e ti dici che è colpa tua, che sei una persona difficile.
Ma il palato si affina  con il cibo buono e allora diventi ingordo e stai sempre lì a chiedere di più a diventare incontentabile.
Tutti gli anni  ridacchiavo ironica alla consegna dei Nobel. Dicevo che lo davano a cani e porci  (come tanti menestrelli inutili e arroganti) ma lui no. Stava troppo sul cazzo ai parrucconi senza arte ne parte che decidevano con boria inconsulta ogni volta.
Poi quest'anno l'hanno dovuto cancellare per sopraggiunto scandalo sessuale.

E lui?
Li saluta. 
Fottetevi tutti.
Ce lo vedo al piano di sopra a prenderli per il culo.
Io sono Philip Roth e voi siete niente.
Amen.

(ps: questa volta la gentilezza e la cortesia le ho mandate in vacanza mentre scrivevo il post)

17 maggio 2018

INTERVISTA A LORENZO MARONE.



Un paio di mesi fa, ho pubblicato una recensione dedicata a Un ragazzo Normale, l'ultimo libro di Lorenzo Marone, scrittore che stimo e leggo da qualche anno con grande attenzione e coinvolgimento. Le sue storie vivide e i suoi personaggi mi seducono ogni volta.


Avevo però alcune curiosità da soddisfare riguardo l'ultima lettura. Ho pensato di contattarlo e lui, con la sensibilità, l'attenzione che ha verso i suoi lettori, oltre alla sua proverbiale disponibilità, ha risposto molto volentieri alle mie domande.

Ed eccola qui, la mia mini intervista.


1)Mimi,  il tuo protagonista, ha 12 anni e vive la sua vita nel ristretto universo familiare. I genitori, la sorella e i nonni. A differenza degli altri ragazzini  del suo quartiere, legge molto e utilizza un linguaggio distante da quello in cui è cresce. Ha tanta voglia di imparare, vuole spingersi oltre. Quasi un’anomalia rispetto a ciò che ci si aspettava, visto i luoghi e le situazioni.  Per la prima volta  dai voce ad un bambino. Cosa ti ha spinto a creare un personaggio così lontano dai tuoi precedenti?

- risposta di Lorenzo Marone
Volevo vestire i panni di un adolescente, indossare uno sguardo volutamente ingenuo e vergine sulle cose, dopo tanti personaggi disillusi e con un passato difficile alle spalle. Mi andava di omaggiare l'adolescenza, il tempo dove tutto è ancora possibile, di guardare per una volta davanti e non dietro. 

2)A proposito di linguaggio. Molti lamentano stanchezza per le forme di dialetto utilizzate da molti scrittori nei loro lavori. Ritengono che la lingua italiana sia la più bella  e che la si dovrebbe utilizzare senza storture che “impoveriscono” e rendono incomprensibile ai più i dialoghi. Nel tuo libro in realtà è utilizzato pochissimo e solo per dare, credo, maggiore spessore e incisività ad alcuni momenti ben precisi che altrimenti avrebbero perso di credibilità e naturalezza. Tu cosa ne pensi e cosa rispondi?

- risposta di Lorenzo Marone
Bella domanda. Io non sono un "fissato" della lingua e dello stile, credo che la scrittura sia solo uno strumento per arrivare agli altri, per condividere le emozioni, per trasmettere il contenuto, che è quello che a me personalmente interessa. I dialetti servono a rendere spesso più saporite le storie, a far entrare il lettore in quel particolare mondo, perciò credo siano un plus, come guardare un film in lingua originale, che è molto più bello.

3)La vita di Mimì ad un certo punto incrocia quella di Giancarlo Siani, il giovane giornalista napoletano che fu ucciso dalla mafia nel settembre del 1985, anno in cui è ambientata tutta la storia. Cosa ha significato per te Giancarlo Siani e qual è il motivo che ti ha spinto a parlarne anche nel libro?

- risposta di Lorenzo Marone
Per me è stato un gigante, un eroe appunto, uno che ha vissuto con coraggio, con curiosità, un ragazzo normale che credeva in ciò che faceva, che amava il suo lavoro, la vita, e combatteva per i suoi ideali. È stato un esempio, dovrebbe esserlo ancora per le nuove generazioni, lui e tutti quelli che si battono a costo della propria vita per un mondo migliore. Il mio romanzo è un omaggio a lui, al suo esempio, al suo vivere con curiosità e coraggio. 


4)Napoli è una città bellissima e complicata. Personalmente la amo moltissimo e quando posso ci torno molto volentieri. Molti tuoi colleghi scrittori, ne cito uno in particolare che leggo e stimo, Roberto Saviano, nei loro romanzi, ne parlano come di un luogo abbandonato dalle istituzioni e destinato a implodere su se stesso. Tu invece, scrivi di lei senza nasconderne le difficoltà ma con una luce che brilla tra le righe e allora ti chiedo, cosa è per te la speranza e soprattutto c’è speranza?

- risposta di Lorenzo Marone
Io, nel mio piccolo, cerco sempre di parlare del grigio di Napoli, delle sue vie di mezzo, non solo del nero. Napoli è una città dalle mille contraddizioni e sfaccettature e non può essere raccontata da una sola prospettiva, ci sono tante positività che non emergono, soffocate dal nero, dalla cronaca che si prende sempre tutta l'attenzione. Napoli è una città capace sempre di convertire il brutto nel bello, non dimentichiamolo. Nelle mie storie, nei miei piccoli mondi che racconto, c'è la Napoli "normale", quella di tutti i giorni, piena di difficoltà, ma anche carica di "luce" e di speranza. 

Spero che le domande e soprattutto le risposte, abbiano soddisfatto alcune curiosità di chi, come me, ha letto il romanzo e spero anche di  avere incuriosito chi non lo conosce, consigliando di farlo senza troppi preconcetti e luoghi comuni, lasciandosi magari trasportare dalle belle risposte dell'autore.

Che ringrazio di cuore per avere avuto la pazienza di sopportare questa "grande" rompiscatole.Grazie  e alla prossima.

13 maggio 2018

CARA MAMMA.





FOTO PRIVATA

Quando ero bambina questo forse era il giorno più bello.
Per settimane durante le lezioni scolastiche, imparavamo la poesia da recitare poi, per la tua festa.
Ripetevamo all'infinito parole che non comprendevamo fino in fondo, ma con il cuore che batteva fortissimo per l'emozione, sapendo che ti avremmo regalato sorrisi e lacrime di gioia.
E poi lì, prima del pranzo, piccole bimbette in piedi col vestito della festa, una rosa in mano e le parole che uscivano, a volte interrompendosi maldestramente perché la memoria falliva.
È stato uno dei motivi per cui, da ragazzina, mi intestardivo a ripetere all'infinito brani di poesia e di prosa a memoria, Anche lì volevo essere perfetta e bravissima, per te e papà.
Ma non ci sono riuscita, la mia memoria è imperfetta e tale è rimasta, esattamente come me.
Sono certa però, che tu sia orgogliosa di me.
La vita, le esperienze, i dolori e le malattie, ci hanno segnato profondamente.
Rendendoci migliori forse, peggiori chissà.
In questi ultimi giorni, che ho avuto la grande fortuna di averti con me, ti ho osservato spesso.
Lo faccio da qualche anno ormai, da quando ti sei ammalata.
Tu hai sempre parlato poco, invece ora vai a ruota libera.
Come se volessi recuperare il tempo che gli affanni e i problemi da risolvere non ti hanno concesso.
Sei lì che mi racconti la tua vita da ragazza, la guerra e il dopoguerra e ricordi tutto, perfino il nome del parroco che vi protesse e si occupò di voi mandandovi su in montagna a riparo dalle bombe, presso una famiglia che conosceva.
Ne parli come di una vacanza, volutamente cancelli gli orrori e la paura che sicuramente provasti assieme alla tua famiglia.
In quel paesino ti abbiamo portato diverse volte e tu, come una bambina, indichi i posti, le strade, fai nomi e cognomi delle amiche di infanzia, di tutta quella gente che ebbe cura di voi.
Oppure mi racconti di quanto eri brava sui pattini a rotelle e tutta orgogliosa ripeti sicura che le tue due nipotine hanno preso da te. 
Mi dici di strada consumata, di cadute e sbucciature di ginocchia e  di come tu, figlia di ferroviere, non potevi partecipare alle gare di quella specialità che erano "roba da ricchi" e a voi precluse.
Ma bambine, vi divertivate lo stesso, sapendo di essere più brave e più libere.
Ed io pensando alle tue foto da bimba e da ragazza ( come ci somigliamo mammina bella ) ti immagino col vestito a righe e i tuoi capelli castani raccolti in due trecce scomposte dal vento, correre su quei pattini e vincere le tue gare più belle.
Perché di gare mamma, ne hai vinte tante, tutte quelle per cui, negli anni, è valsa la pena di lottare.
Anche la più dura, speriamo, che qui ogni sei mesi si sta ad incrociare le dita.
Ti ho baciato e abbracciato tanto in questi giorni.
Anche questo non ti viene facile, sei sempre stata un osso duro in quanto a smancerie.
Ma lo faccio io per tutte e due che so quanto ti faccia piacere.
Come spero ti faranno piacere queste parole, scritte di getto dalla tua bambina.
Che tale resterò sempre nel tuo cuore, ed è giusto cosi.

Buona festa della mamma.

Ti voglio bene, anche di più.

Tua Mariella.




02 maggio 2018

LIVERPOOL.


Dopo oltre due mesi di stress lavorativo, purtroppo non ancora finito, ci siamo presi una piccola pausa e siamo partiti alla volta di Liverpool.
È il motivo per cui non mi avete visto sui vostri blog in questi ultimi giorni.
La bellissima città inglese, sorge a nord ovest di Londra, sulla riva del mare d'Irlanda.
Vorrei sfatare uno dei luoghi comuni che la circondano, non è affatto caotica e folcloristica come si racconta paragonandola a Napoli.
E' una città universitaria, giovane e vivace, che da poco ha restituito il suo volto migliore al mondo.
In passato tutta la sua economia si basava sui traffici marittimi; andati in crisi alla fine degli anni 70, hanno portato la città e la sua popolazione verso una dura recessione.
Da 2008 però, convinta di avere le carte giuste per un rilancio, la città ha cominciato a puntare tutto sul turismo e sulla sua storia recente (vedi i Beatles) rinascendo dalle sue ceneri come la fenice.
La storica parte dei docks è stata completamente rivalutata ed ora risplende tra musei ( Tate Gallery, Museo della musica, Museo Marittimo, Museo dei Beatles) conquistando i turisti di tutto il mondo e rilanciandosi completamente.
L'Albert Dock, complesso architettonico dell'area portuale di Liverpool, è stato dichiarato patrimonio mondiale dell'Unesco.
Abbiamo passeggiato in lungo e in largo, negli ultimi giorni e complici le belle giornate (pur essendoci più freddo che a Milano) ci siamo goduti tutto e abbiamo cercato di vedere quanto più possibile. La sorpresa positiva è stata grande.
Ora lascio che le immagini (le foto sono tutte mie) parlino per me e vi consiglio vivamente di andare!


1) La zona dell'Albert Dock.












2) Il Museo dei Beatles

L'ENTRATA DEL MUSEO



LA CHITARRA DI JOHN LENNON


LA RICOSTRUZIONE DEL CAVERN CLUB


GLI ABITI DI SGT.PEPPER


JOHN, YOKO E SEAN


IMMAGINI DI JOHN LENNON


IL PIANO,LA CHITARRA, GLI OCCHIALI DI JOHN LENNON


LA VERSIONE DI YESTERDAY PER ORCHESTRA


GLI AUTOGRAFI
IL BUS DEL MAGICAL MISTERY TOUR

RICOSTRUZIONE DEGLI STUDI APPLE DI LONDRA



3) MATHEW STREET E CAVERN CLUB


MATHEW STREET

JOHN CI ASPETTA

UNO DEI PUB DELLA ZONA 

IL MITO CAVERN CLUB  DOVE SI ESIBIRONO PER 292 VOLTE AGLI INIZI DEGLI ANNI '60

SI SCENDE FINO AD ENTRARE NELLA CAVERNA DOVE ANCORA OGGI SI SUONA E SI BEVE...


L'ATMOSFERA DEL CAVERN

MEMORABILIA AL CAVERN




4) ANFIELD STADIUM

ABBIAMO VISITATO IL MITICO STADIO DEL LIVERPOOL
ALCUNE DELLE MAGLIE

GLI SPOGLIATOI DEI GIOCATORI




UNA DELLE ENTRATE AL PRATO

SALA DELLE CONFERENZE STAMPA

ABBIAMO  "BECCATO" KLOPP (L'ALLENATORE DEL LIVERPOOL) E TUTTA LA SQUADRA IN PARTENZA PER ROMA.

22 aprile 2018

MILANO DESIGN WEEK 2018.



Ho vissuto un fine settimana da paura.
Saltellando qui e là nella Milanodesignweek.
Il giro meraviglioso tra innovazione, moda e design, che anima Milano in primavera.
Complici poi, le giornate bellissime da temperature estive che ci sono state, è stato uno spettacolo sia di giorno che di sera.
Ma tralasciando gli eventi serali che sono per i modaioli inside,  la bellezza sono stati gli allestimenti.
Quello che mi è piaciuto di più è stato organizzato da Interni, la rivista di settore più famosa svoltasi all'interno dell'Università degli Studi di Milano dedicata alla casa del futuro.
Vi lascio alcune foto che ho scattato.

                                                                               HOUSE IN MOTION.














Io un po' stralunata dopo queste "visioni".





Alla fine, dopo questa interior esperienza, ho portato un po' di design week 2018 anche a casa mia!!!