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21 gennaio 2019

MAURIZIO DE GIOVANNI: VUOTO.



AUTORE: MAURIZIO DE GIOVANNI
TITOLO: VUOTO
EDIZIONI: EINAUDI STILE LIBERO
PAGINE: 344
PREZZO: 19,00




"questa carezza, amore mio, ha il rumore di una perenne risacca. Del vento tra le foglie e del canto degli innamorati, della musica di un violino di notte e del pianto di un neonato. Il suono di questa carezza è necessario e disperato, per questo lo ascolti in silenzio, sorridendo a occhi chiusi come riconoscendo la nostra speciale sinfonia".



C'è aria di preoccupazione al commissariato di Pizzofalcone. 


Tutti preoccupati per Giorgio Piselli, detto il Presidente, e sostituto commissario. Ricoverato in ospedale per un grosso problema di salute. È in terapia intensiva: vuoto di forze.



L'ispettore Giuseppe Lojacono, detto il cinese, ha ripreso a frequentare il suo "amore" misterioso, ovvero il pubblico ministero Laura Piras, ma non sa cosa succederà domani: vuoto di futuro.



Il vicequestore Luigi Palma, detto Gigi,  al comando della squadra, sembra stia declinando le responsabilità, perché ha la testa e il cuore altrove: vuoto di potere.



L'assistente capo Francesco Romano, detto Hulk, ha visto trasformarsi la sua vita grazie ad uno scricciolo di bimba appena nata; ma dovrebbe trovare una soluzione ai suoi problemi: vuoto di decisioni.



Il vicesovraintendente Ottavia Calabrese, detta Mammina, vede la sua vita passarle davanti come se fosse dietro un vetro, e quel vetro avrebbe voglia di romperlo: vuoto di certezze.



L'agente assistente Alessandra di Nardo, detta Alex, sta costruendo la sua nuova vita, e mette su un mattoncino dopo l'altro. Ma come è difficile: vuoto di coraggio.



L'agente scelto Marco Aragona, che vorrebbe essere detto Serpico, pare Bertoldo e sembra un vuoto a perdere. Sembra.



Il vicecommissario Elsa Martini, detta la rossa, è arrivata per sostituire il collega ammalato. Appare fuori luogo e fuori posto. Con un storia così pesante sulle spalle da sembrare troppo perfino per i "Bastardi". Vuoto di passato.





Intanto un'insegnante di scuola superiore scompare e una sua collega e cara amica ne denuncia la sparizione. 
Dovrebbe essere un caso di routine a Pizzofalcone. Ma lì, mai niente è quel che sembra.



Maurizio De Giovanni, intinge di nuovo la penna nel giallo moderno di una Napoli grigia stavolta, dove tutto si confonde e le certezze scompaiono.

Lo fa con una poesia che ricorda un'altra Napoli più antica e sempre, maledettamente, bellissima.



L'ultimo romanzo sui "Bastardi di Pizzofalcone" lo leggi con un groppo alla gola e una mano a stringere il cuore. Vorresti non arrivare alla fine. Eppure la sorpresa più grande è lì, pronta a farti respirare ancora.





27 novembre 2018

RECENSIONE: ALESSANDRO MILAN - MI VIVI DENTRO.






AUTORE: ALESSANDRO MILAN
TITOLO: MI VIVI DENTRO
EDIZIONE: DeA PLANETA
PAGINE: 260
EDIZIONE CARTACEA: 17,00 EURO


















"Non vi racconterò stupide favolette. Wondy ha perso la battaglia. Francesca amava follemente vivere, Perché lei voleva vivere. Di più: non ho mai conosciuto una persona più attaccata alla vita di lei. Sempre sorridente, sempre ottimista, sempre propositiva, sempre sul pezzo, sempre avanti."

Io non so se riuscirò a trovare le parole "perfette" per parlarvi di questo libro. 
Vorrei essere più brava nel raccontare. Più distaccata dalla storia e dai protagonisti  che ho conosciuto. Ho paura che l'emotività prenda il sopravvento e che tutto diventi eccessivo e patetico. E questo non lo voglio, soprattutto per rispetto a quanto accaduto e per la stima che ho nei confronti di chi è narrato e  di chi narra.
C'è molto dolore, vero, allo stesso tempo però c'è il coraggio di ricominciare.
Perché nella vita a volte si fanno promesse che non si sa se si riusciranno a mantenere.
Una promessa che non ha mantenuto.
La somma  di tutto è il libro. 
Racconta l'amore e l'inferno. Vissuti dall'altra parte. Dalla parte di chi deve essere forte per tutti e lotta, soffre, vorrebbe arrendersi e invece deve andare avanti.
Chi ad un certo punto si riconosce fragile perché avrebbe avuto voglia di scendere dalla barca in balia della tempesta.
Ma rimane lì, a guardare il mare tanto amato,  cullato dall'idea che il buono è ancora accanto a lui. Le teste bionde dei figli, così simili ad un'altra che resta impressa a fuoco nella memoria e pulsa vivissima in ogni goccia di sangue.
In ogni giorno da attraversare.

La storia di Francesca e Alessandro è la storia di una coppia che si amava molto. Ridevano, discutevano  e crescevano due figli adorati. Poi una malattia bastarda, il cancro, l'ha  travolta portandosi via Francesca. Non è certo una favola.
Sembrerebbe una sconfitta. Ma lei dentro era un'eroina, Wonder Woman la regina delle Amazzoni, e non poteva certo finire così. 

Ad oltre un anno dalla sua morte, suo marito ci ha raccontato, con un libro e partendo da quella che sembra la  fine, tutto il percorso amoroso fatto assieme e la fatica profusa per dare un senso al suo domani e a quello delle persone care. Per continuare il cammino iniziato da sua moglie, affrontando  quella sofferenza con il sorriso, senza lacrime e rassegnazione. 

In maniera naturale nasce il desiderio di creare qualcosa  nel nome di Francesca, che dia speranza e forza a chi soffre o ha sofferto e a chi non vuole e non deve, rinunciare a vivere.

Alessandro ha fondato  una onlus, WONDY SONO IO, che si occupa di diffondere la cultura della resilienza. Parola magica a cui Francy era legatissima.

Dall'associazione è nato un premio che tutti gli anni viene attribuito alle migliori opere  di letteratura resiliente. Che la cultura si possa occupare di trasmettere energia e forza anche nei momenti di buio assoluti a cui conduce questa malattia, mi pare un messaggio bellissimo. Uno dei tanti ispirato dalla forza e determinazione di Francesca.

Ma ora mi fermo qui e vi lascio ai due protagonisti della storia e a come si sono conosciuti attraverso dei momenti tratti dai loro libri. 
Parole che mai come in questo momento, risplendono.

Ecco a voi Wondy e Ken.

Aprile 2001
"La macchinetta del caffè in fondo al corridoio offriva una miscela abbastanza imbevibile ma erano le sei di mattina, dovevo iniziare il turno nella redazione news e quindi c'era poco da scialare: bisognava accontentarsi di quel che passava il convento. La biondina con i capelli sempre sparati invece aveva fatto la notte e se ne stava andando. Era più stropicciata del solito, gli occhiali da sole cercavano di nascondere i segni della stanchezza.
Da qualche tempo avevo notato che mi ronzava intorno, il che non mi dispiaceva affatto. Era piccolina, per non dire bassina, ma caruccia forte; occhi giganti di un blu mai visto, sempre sorridente, costantemente spettinata. Gran bel tipo. Spesso mi chiedeva una mano per i voice-over, le traduzioni in italiano che vanno in onda sopra le voci originali. " Alessandro, scusa, tu che sai bene l'inglese, mi aiuti con questa dichiarazione di Bush?".
Un po' utilitaristico, come ronzamento intorno, ma mi accontentavo."
(MI VIVI DENTRO - ALESSANDRO MILAN)



"Ricordo che mi sentivo molto orgogliosa del mio percorso perché non avevo perso tempo. Sono diventata giornalista professionista ancor prima di laurearmi, cosa che ho fatto con un solo anno di fuori corso. Con me in redazione c'erano tante persone valide, ambizione e in gamba, ognuno con la sua storia professionale e fra loro c'era anche Ken.
Di lui sapevo che faceva l'assistente di un grande conduttore del mattino. Biondino e magrissimo, nei primi mesi lo incrociavo raramente e non mi aveva molto colpito. Al principe azzurro con gli occhi azzurri preferivo ancora gli uomini dai colori mediterranei e un po' più tenebrosi. 
Con il tempo ho capito che Ken era il classico ragazzo perbene, simpatico, intelligente, disponibile e dai sani principi. Solo dopo alcune storielle andate storte, una fiamma si era spenta a poco a poco e altre delusioni, quel tipo di ragazzo era diventato esattamente ciò a cui aspiravo. Ma non avremmo avuto molte occasioni di conoscerci meglio, se non mi avesse dato una mano, complice anche il caso..."
(WONDY SONO IO - FRANCESCA DEL ROSSO)


A lei io vorrò sempre bene, inevitabilmente. Ho scritto più volte in passato che lei c'è e ci sarà, sempre. Presente nel mio cuore e tra le mie pagine alla voce del verbo Francesca Del Rosso.

La mia Wondy bella.





Crediti: 
Alessandro Milan, nato a Sesto San Giovanni nel 1970. Lavora come giornalista da quasi vent'anni a Radio24, dove conduce programmi di approfondimento. È presidente dell'Associazione "Wondy Sono Io", impegnata nella diffusione della cultura della resilienza.

21 giugno 2018

MASSIMILIANO RICCARDI: TUTTO È TENEBRA








AUTORE: MASSIMILIANO RICCARDI
TITOLO: TUTTO È TENEBRA
EDIZIONI: CINQUEMARZO
PAGINE: 186
PREZZO EDIZIONE CARTACEA: 12,00 EURO
















Sinossi:
lo sceriffo Stark Dempsey è un uomo che ha perso tutto ma non la speranza di ricominciare. Questo grazie alla nuova compagna Joanne che piomba nella sua vita quando meno se lo aspetta. Ma quel sistema da cui voleva scappare lo riagguanta nel momento in cui si trova a dover fronteggiare una nuova sfida: un serial killer sta attentando alla sua vita e a quella della donna che ama.
E nella profonda provincia americana, ricca di contraddizioni e omertà, tra giochi di potere e corruzione, darà la caccia a chi tenta di distruggerlo.


Considerazioni:
Massimiliano Riccardi è al suo secondo romanzo. Il primo, Joshua, di cui ho parlato qui,  mi ha fatto scoprire un autore bravissimo che ha posto l'accento sul male e su quanto c'è di oscuro in ognuno di noi. Senza prendere posizione né dare giudizi. Nel secondo, il protagonista, che avevamo già conosciuto, ha uno spettro più ampio e tutto il romanzo mi appare più maturo, ancora più profondo del primo. L'autore conosce molto bene l'animo umano e ce ne parla senza mezzi termini coinvolgendoci con la sua scrittura chiara e precisa. Il thriller diventa più denso e raffinato.  Il racconto vivido ha il passo di un film. Ti trascina pagina dopo pagina. Un gran bel noir  da leggere e assaporare incuriositi,  fino al finale imprevedibile.


Incipit:
"Alle volte è necessario farsi sabbia. Lasciare al vento il compito di rimodellare le forme, creare nuovi scenari, portare in luoghi che non ci aspettiamo le scintille dei nostri intenti. La volontà non basta.Non sempre almeno.
L'imponderabile, quello che comunemente viene chiamato caos, spesso è solo una forma di ordine più grande che semplicemente non comprendiamo. Fermarsi, lasciar fare alla natura delle cose. Non è arrendersi, è adattarsi, rigenerarsi."



Concludo con le mie tre domande all'autore che ha accettato con piacere di rispondere al mio fuoco incrociato!

1) la maturità della scrittura appare in piena  luce leggendo la tua seconda fatica. Altro thriller  a mio parere più intimo del primo. Cosa ti ha spinto a dare un seguito a Joshua?

- Mi ha spinto la necessità di caratterizzare meglio la famiglia disfunzionale, anche qui ci sono padri e figli. Ovviamente non è un saggio di psicologia ma un romanzo noir, e come tale ho affrontato la tematica. Come per Joshua, ci sono personaggi realmente conosciuti, che ho decontestualizzato e romanzato ma reali più che mai.

2)  il bene e il male: un'eterna lotta.  Stavolta però sembra chiaro da che parte stare. Ma per un autore quanto è difficile mantenere il giusto distacco dai protagonisti delle storie? Ci si riesce davvero?

 - Eh bella domanda. Difficile dare una risposta razionale. Dovrei essere uno scrittore vero per darti una bella risposta ispirata. Diciamo che nella mia vita, sopratutto in gioventù, sono stato spesso a cavallo di quella famosa linea grigia, quindi posso raccontare senza darmi troppa pena nell'esprimere giudizi. Mi basta raccontare le cose come fatti accaduti senza metterci il carico da novanta delle mie emozioni. (poi, se preferisci in privato, mi racconti dell'episodio che ti ha colpito di più).

3) Sono curiosa: stai lavorando ad un nuovo romanzo? Puoi anticipare qualcosa?

 - Ho terminato un romanzo tutto italiano, un noir. Vedremo se otterrà una vita editoriale, boh. Il quarto è in fase di correzione ed è ad ambientazione storica. Ambientazione storica ma con componenti noir, amo il genere e per adesso l'estro mi dice così.


Di Massimiliano potete leggere nel suo blog. Scoprirete un uomo generoso, intelligente, ironico, unico. E uno scrittore vero. Altro che balle.



Note bibliografiche dalla quarta di copertina:
Nasce a Genova nel 1968, cresciuto nel centro storico ne assorbe gli umori e le contraddizioni. Coltiva l'amore per la storia e la letteratura in genere. Le sue esperienze professionali lo portano a tentare di analizzare i volti nascosti dell'animo umano. Leggere e conseguentemente scrivere, sono per lui un imperativo assoluto. I suoi personaggi non sono mai definiti, lo stile narrativo non esalta le luci e le ombre dei protagonisti ma il chiaroscuro di anime tormentate, in eterna lotta con l'io più profondo. 
Nel 2015 ha pubblicato Joshua.
Tutto è tenebra è il suo secondo romanzo pubblicato nel 2017.



17 maggio 2018

INTERVISTA A LORENZO MARONE.



Un paio di mesi fa, ho pubblicato una recensione dedicata a Un ragazzo Normale, l'ultimo libro di Lorenzo Marone, scrittore che stimo e leggo da qualche anno con grande attenzione e coinvolgimento. Le sue storie vivide e i suoi personaggi mi seducono ogni volta.


Avevo però alcune curiosità da soddisfare riguardo l'ultima lettura. Ho pensato di contattarlo e lui, con la sensibilità, l'attenzione che ha verso i suoi lettori, oltre alla sua proverbiale disponibilità, ha risposto molto volentieri alle mie domande.

Ed eccola qui, la mia mini intervista.


1)Mimi,  il tuo protagonista, ha 12 anni e vive la sua vita nel ristretto universo familiare. I genitori, la sorella e i nonni. A differenza degli altri ragazzini  del suo quartiere, legge molto e utilizza un linguaggio distante da quello in cui è cresce. Ha tanta voglia di imparare, vuole spingersi oltre. Quasi un’anomalia rispetto a ciò che ci si aspettava, visto i luoghi e le situazioni.  Per la prima volta  dai voce ad un bambino. Cosa ti ha spinto a creare un personaggio così lontano dai tuoi precedenti?

- risposta di Lorenzo Marone
Volevo vestire i panni di un adolescente, indossare uno sguardo volutamente ingenuo e vergine sulle cose, dopo tanti personaggi disillusi e con un passato difficile alle spalle. Mi andava di omaggiare l'adolescenza, il tempo dove tutto è ancora possibile, di guardare per una volta davanti e non dietro. 

2)A proposito di linguaggio. Molti lamentano stanchezza per le forme di dialetto utilizzate da molti scrittori nei loro lavori. Ritengono che la lingua italiana sia la più bella  e che la si dovrebbe utilizzare senza storture che “impoveriscono” e rendono incomprensibile ai più i dialoghi. Nel tuo libro in realtà è utilizzato pochissimo e solo per dare, credo, maggiore spessore e incisività ad alcuni momenti ben precisi che altrimenti avrebbero perso di credibilità e naturalezza. Tu cosa ne pensi e cosa rispondi?

- risposta di Lorenzo Marone
Bella domanda. Io non sono un "fissato" della lingua e dello stile, credo che la scrittura sia solo uno strumento per arrivare agli altri, per condividere le emozioni, per trasmettere il contenuto, che è quello che a me personalmente interessa. I dialetti servono a rendere spesso più saporite le storie, a far entrare il lettore in quel particolare mondo, perciò credo siano un plus, come guardare un film in lingua originale, che è molto più bello.

3)La vita di Mimì ad un certo punto incrocia quella di Giancarlo Siani, il giovane giornalista napoletano che fu ucciso dalla mafia nel settembre del 1985, anno in cui è ambientata tutta la storia. Cosa ha significato per te Giancarlo Siani e qual è il motivo che ti ha spinto a parlarne anche nel libro?

- risposta di Lorenzo Marone
Per me è stato un gigante, un eroe appunto, uno che ha vissuto con coraggio, con curiosità, un ragazzo normale che credeva in ciò che faceva, che amava il suo lavoro, la vita, e combatteva per i suoi ideali. È stato un esempio, dovrebbe esserlo ancora per le nuove generazioni, lui e tutti quelli che si battono a costo della propria vita per un mondo migliore. Il mio romanzo è un omaggio a lui, al suo esempio, al suo vivere con curiosità e coraggio. 


4)Napoli è una città bellissima e complicata. Personalmente la amo moltissimo e quando posso ci torno molto volentieri. Molti tuoi colleghi scrittori, ne cito uno in particolare che leggo e stimo, Roberto Saviano, nei loro romanzi, ne parlano come di un luogo abbandonato dalle istituzioni e destinato a implodere su se stesso. Tu invece, scrivi di lei senza nasconderne le difficoltà ma con una luce che brilla tra le righe e allora ti chiedo, cosa è per te la speranza e soprattutto c’è speranza?

- risposta di Lorenzo Marone
Io, nel mio piccolo, cerco sempre di parlare del grigio di Napoli, delle sue vie di mezzo, non solo del nero. Napoli è una città dalle mille contraddizioni e sfaccettature e non può essere raccontata da una sola prospettiva, ci sono tante positività che non emergono, soffocate dal nero, dalla cronaca che si prende sempre tutta l'attenzione. Napoli è una città capace sempre di convertire il brutto nel bello, non dimentichiamolo. Nelle mie storie, nei miei piccoli mondi che racconto, c'è la Napoli "normale", quella di tutti i giorni, piena di difficoltà, ma anche carica di "luce" e di speranza. 

Spero che le domande e soprattutto le risposte, abbiano soddisfatto alcune curiosità di chi, come me, ha letto il romanzo e spero anche di  avere incuriosito chi non lo conosce, consigliando di farlo senza troppi preconcetti e luoghi comuni, lasciandosi magari trasportare dalle belle risposte dell'autore.

Che ringrazio di cuore per avere avuto la pazienza di sopportare questa "grande" rompiscatole.Grazie  e alla prossima.

13 marzo 2018

RECENSIONE: LORENZO MARONE - UN RAGAZZO NORMALE








AUTORE: LORENZO MARONE
TITOLO: IN RAGAZZO NORMALE
EDIZIONI: FELTRINELLI
PAGINE: 281
PREZZO: EURO 16,50









Sinossi:
Mimì è un ragazzino dodicenne che vive a Napoli, nel quartiere Arenella, al Vomero. La parte "alta" della città.
Siamo nel 1985. È caduta tanta neve e per lui è la prima volta.
Suo padre è il custode di un palazzo e la  vita ruota intorno alla sua famiglia composta da papà mamma, nonni e sorella, i condomini del suo palazzo e l'amico Sasà, figlio del proprietario della salumeria di fronte casa sua, giovanissimo scugnizzo.

Ha una grandissima passione: la lettura. Non avendo molto spazio conserva i suoi pochi e preziosi libri sotto il letto. E alla sua età già conosce a memoria interi capitoli di quelli che possiamo definire i capolavori dell'infanzia. Mark Twain e Salgari per citarne un paio.
Ha una padronanza di linguaggio anomala per la sua età e sembra  un ragazzino del nord trapiantato al sud e da quel mondo non compreso fino in fondo. Un po' stonato e fuori tempo.
Si butta a capofitto in ricerche assurde come quella di volere praticare la trasmissione del pensiero e per farlo cerca di coinvolgere parenti, amici e vicini di casa.
Durante uno dei primi tentativi chiede consiglio e aiuto ad un giovane giornalista napoletano che abita lì: Giancarlo Siani, che quasi immediatamente diviene il suo personale supereroe.
Un eroe che non ha superpoteri ma una penna intrisa di verità. Che pagherà con un durissimo prezzo (la vita) il suo non essersi piegato all'omertà e al silenzio. Che firmerà la sua condanna a morte in breve tempo, con i suoi pezzi sul Il Mattino dedicati alle cosche camorristiche che si spartivano il potere nella città.
Ma il romanzo non è la storia di Siani. Anche se ringrazio l'autore per avere riacceso i riflettori su una figura valorosa  e un ottimo giornalista, troppo presto scomparso e dimenticato. 

È un anno della vita di Mimì, che attraverso gli episodi che la punteggeranno, crescerà, si innamorerà e comprenderà fin troppo presto cosa vogliano dire, violenza, terrore e abbandono.


Considerazioni:

Ho letto tutti i romanzi di Lorenzo Marone.
I suoi personaggi incantano, spiazzano, coinvolgono. La sua scrittura è vita vera e emozione, il tutto farcito da tantissima ironia.

Quest'ultimo lavoro è un po' diverso, a partire dal protagonista, un ragazzino che cresce e matura in un luogo che le cronache ci hanno descritto spesso e volentieri in maniera stereotipata.
Ma Napoli non è solo violenza e degrado. Brutture e ignoranza.
Napoli è una città complessa e bellissima. Tutta da vivere, senza preconcetti.
Mimì è un bambino molto solo. Più maturo di tanti altri, spiazza anche la sua famiglia. Fanno fatica a comprendere la sua ricerca di migliorarsi, sono abituati a che tutto non cambi mai.
Mi ha fatto tenerezza, mi ha ricordato come ero alla sua età.
Anche io leggevo tanto, non parlavo il dialetto (assolutamente vietato) vivevo un po' discosta dalla vita di allora, tutta presa a pensare che, fuori dalle mie quattro mura, c'era un intero mondo da conquistare. E per farlo, dovevo uscire dal lì, guardare avanti, essere oltre.
Ho perseguito questo mio progetto fin da quando ero bambina e ho raggiunto gli obiettivi che avevo chiari e ben stampati in mente.

Ma a differenza di Mimì non ho conosciuto alcun supereroe. Mi avrebbe fatto comodo.

"Ero in piedi davanti a lui, con la t-shirt rossa spiegazzata di Flash Gordon che spuntava da sotto il gubbino, le mani lungo i fianchi e il capo sollevato a cercare il suo sguardo. 
- tu combatti la criminalità,  è vero? - trovai il coraggio di chiedere infine.
Lui aggrottò la fronte e non rispose.
- Combatti o no contro i cattivi? -
- In un certo senso... - rispose.
- Già lo so. Sei una specie di supereroe - aggiunsi e stavolta lo vidi ridere di gusto.
- Non sei un po' grande per credere ai supereroi? Mi dispiace deluderti, ma non esistono supereroi, Mimì. -
rispose e si infilò lo stereo portatile sotto l'ascella.
- Io invece, credo che esistano, e sono in mezzo a noi. -
- Ah sì? -
- Sì e tu ne sei un esempio. -
Ci fu solo un istante di imbarazzante silenzio, poi lui replicò:
- Ma che dici, non ho nulla dell'eroe, guarda - 
e alzò il braccio a mostrarmi i bicipiti - non ho neanche i muscoli -
- Non c'è bisogno di muscoli per essere degli eroi... -
ribattei subito.
Giancarlo allora divenne serio e disse solo - devo andare, ti citofono quando ho la cassetta. -
Fece due passi e poi si girò e, nel vedere la mia faccia delusa tornò indietro. - Senti non so che i dea ti sei fatto di me, o se qualcuno ti abbia raccontato delle fesserie, io sono solo un giornalista abusivo che tenta di fare bene il suo lavoro. Ti assicuro che non ho superpoteri, altrimenti li userei per farmi assumere con un contratto definitivo dal giornale. - e tornò a sorridere.
Solo che io non ridevo per nulla, così mi poggiò di nuovo una mano sulla spalla e aggiunse - gli eroi sono altri, Mimì... -
- Gli eroi sono quelli che non hanno paura di niente - risposi io deciso.
- Faccio solo il mio dovere - ribadì e si diresse verso l'ascensore.





Bibliografia:
LA TENTAZIONE DI ESSERE FELICI - (LONGANESI 2015)
LA TRISTEZZA HA IL SONNO LEGGERO (LONGANESI 2016)
MAGARI DOMANI RESTO (FELTRINELLI 2017)







19 novembre 2017

RECENSIONE: NICOLA PEZZOLI - IL BAMBINO CHE SBAGLIAVA LE PAROLACCE






AUTORE: NICOLA PEZZOLI
TITOLO: IL BAMBINO CHE SBAGLIAVA LE PAROLACCE
EDIZIONI: IRRENHAUS 2
PAGINE: 222
PREZZO formato cartaceo: 9,36
PREZZO versione per kindle: 2,99
IN VENDITA SOLO SU AMAZON













Torno a parlarvi di libri e lo faccio presentandovi il nuovo lavoro di Nicola Pezzoli.


Tratteggio una breve sinossi:
è una raccolta di racconti, che vibrano attraverso il tempo, dagli anni '80 fino ad oggi.
Non c'è cronologia. Si va avanti e indietro baipassando lo spazio aiutati dalla potenza  e dalla vivida fotografia delle sue parole.
In realtà, pur essendo 43  i suoi racconti, a me pare ci sia un unico denominatore:  l'uomo e l'autore.
Ogni capitolo breve o lungo che sia, racconta di lui.
Che siano episodi inventati, che abbiano un fondo di verità, che sia passato o presente, ci ho riconosciuto lo scrittore che conosco dipinto di tutto punto, in ogni parola, in ogni pagina.
Il bambino che sbagliava le parolacce, ha una scrittura che Nicola si è inventato e che è tutta sua. La riconosci, è il suo marchio di fabbrica, presente in ogni virgola.
Brillante e amaro, ironico e violento. Tratteggia la realtà aiutato da metafore illuminate dal furore della sua delusione, dalla rabbia della sua non-rassegnazione.
Capace di colpirti al ventre in maniera così furiosa da farti dire, mentre lo leggi, ora basta, smetto.

Ma non ce la fai.

Vai avanti, racconto dopo racconto, lucidamente, scuotendo la testa, ribellandoti e imprecando come lui.
Ti rendi conto di quanto pur così surreale, sia tristemente tutto vero. Il suo mondo è il nostro. Ne siamo consapevoli quanto lui, e lo vediamo attraverso il suo sguardo  a volte limpido e disincantato a volte torvo e irriducibile.
Eppure la poesia, la dolcezza a cui ero abituata c'è.
La nasconde bene per colpirti all'improvviso quando meno te lo aspetti.
Vi lascio alcuni estratti, che spiegano molto meglio di me cosa sto cercando di dirvi.


Strana e banale ispirazione.
Guardare un pettirosso, camminare come se mi fossi perso, parlare di libri con Paolo Zardi, essere acqua di lago e di mare, scrivere, accarezzare un gatto (e quando esce, sperare che il pettirosso sia già volato via), guidare sotto la pioggia ascoltando i Depeche Mode, scrivere, intenerirsi per un nonnulla, essere la pioggia, scrivere, sognare la mamma quand'ero piccolo, leggere un libro così bello che poi baci la copertina, ricordare e rivivere come fossero adesso le mattine di Natale da bambino, scrivere, preparare le valigie per il Mare, commuoversi fino al midollo ascoltando La Cura di Battiato, scrivere, gustare la panna montata, riguardare il Grande Lebowski, rubare un bacio...

Stop.
Non ci credevo. E lui non la smetteva più. Lo stronzo politicante coi baffi grigi e la pancia piena e l'orologio d'oro e il conto in Svizzera. Che magari si arricchisce vendendo armi e mine antiuomo. Dev'essere uno che ama le Partite del Cuore, pensai. Quelle mascalzonate. Stronzi contro Ipocriti. Tutti lì a farsi belli e divertirsi e mettersi in mostra e dare lezioni e guadagnarci soldi e dare una percentuale in beneficenza che poi sparisce chissà dove. I "Buoni" che si mettono in mostra a me mi sono sempre puzzati assai più dei "Cattivi".



L'INUTILIFICIO.
La mia mamma e il mio papà lavorano fin da quand'erano ragazzi all'inutilificio. A casa non si incontrano quasi mai, perché la mamma fa il turno di giorno all'inutilificio e il papà fa il turno di notte, sempre all'inutilificio. Sgobbano in reparti diversi: la mamma in quello leggero che fabbrica ciabatte per gatti e reggitesticoli umani in filo d'amianto, papà in quello pesante che fabbrica doppi attacchi per calessi, scaldabagni a rotelle e il famoso robot che caga. Il robot che caga è il fiore all'occhiello dell'initutilificio, perché tutti i robot che cagano imbrattano continuamente il paese di merda (non fanno nient'altro) e così per pulire e per smaltirla si crea altro Lavoro.



Le mie recensioni lo sapete, non seguono i canoni usuali. Ma arrivano dalla pancia e dal cuore, lì dove si fermano le parole.
E nelle pagine di Nicola tutte le volte ci vedo un po' di me, un po' di noi. Che speriamo e che non ci rassegneremo mai all'Inutilificio. Sarebbe impossibile.
Grazie Nick.





Bibliografia:
Nicola Pezzoli vive e lavora in Lombardia.
È autore di: 
Tutta colpa di Tondelli (Kaos 2003)
Quattro Soli a Motore (Neo 2012)
Chiudi gli Occhi e Guarda (Neo 2015)
La Campagna Plaxxen (Arseuropa 2015)
Mailand (Neo 2016)
Pazzoteca La Paz (KDP 2017)