Se sapessi di cosa stanno parlando, non sarei così curiosa. Sono ore che stanno parcheggiati sotto le finestre della mia camera da letto.
Con questo freddo.
E poi ridono, scherzano, si passano lo smartphone per vedere le canzoni su you tube.
Dalle tre del pomeriggio a notte fonda.
E noi?
Noi dobbiamo alzarci la mattina presto. Sveglia alle cinque e un quarto mio marito, alle sei la mia.
Perchè tocca andare a lavorare. E loro? Beh in teoria ci sarebbe scuola no?
Escono con me al mattino, intorno alle sette. Con l'aria ciondolante che li contraddistingue.
Lo zaino pieno di libri (credo) e l'aria pesta.
Non salutano nessuno, a volte un grugnito mi fa pensare ad un momento di educazione.
Rarissima.
Però tra loro, nella tribù che balla, si comprendono con un alzata di sopracciglia.
Ma va. Stanno sempre ad urlarsi di tutto. Come se li dividesse il muro di Berlino.
E le risate sguaiate? Non vi dico le fanciulle. Ci sono anche loro. Non sono esenti.
Pesanti e anche volgari. Lo specchio di questi anni.
Sembra che si portino addosso il peso di tutta la rabbia del mondo. Sono lontani, sempre con le spalle rivolte a noi.
E mi domando.
Anche io ero così? Porca miseria, non è passata un'eternità ma non ricordo tutta questa stucchevole ignavia carica e violenta.
Lo so, sono incazzata.
Qual è il problema?
Probabilmente la mancanza di sonno, no?
Un gran bella canzone Emis. Forse, noi di qua dal vetro e voi di là non siamo poi così lontani!
Un gran bella canzone Emis. Forse, noi di qua dal vetro e voi di là non siamo poi così lontani!