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23 gennaio 2019

MI CHIAMO HAMISI E HO QUATTORDICI ANNI.



"Guardo al cielo sopra di me e cerco la stella che mi indicava la via del fiume quando ero a casa mia.
Le avevo dato un nome speciale, quello della mia migliore amica: Maisha. Ci ritrovavamo sulla riva per giocare. Capitava a volte che ci sdraiassimo per osservare il cielo. E ogni stella aveva un nome, il suo lo diedi a quella più luminosa.
Rideva spesso Maisha, per lei tutto era bello e speciale. Non andava a scuola ed aiutava la mamma nei campi, ogni giorno. La sera però eravamo liberi e potevamo allontanarci dal villaggio  per poco tempo.
Dopo, è arrivata la guerra, la fame e la morte.
Una febbre terribile si è portata via lei, poi la mia mamma.
Sono rimasto a casa con i nonni e gli zii. Non c'era più lavoro, il mio villaggio si reggeva sul turismo ma è scoppiata la guerra civile e  anche i turisti ci hanno abbandonato. I miei zii sono dovuti emigrare nella speranza di poter sfamare le famiglie rimaste lì,  dove non c'è più nulla. Mi hanno portato con loro, abbiamo attraversato il deserto e due nazioni per arrivare al mare.
Siamo rimasti nascosti per giorni mentre si aspettava di partire dalle coste del paese in cui eravamo: la Libia.
Io avevo paura, volevo tornare a casa. Gli zii mi dicevano che dall'altra parte del mare c'erano terre bellissime, con alberi alti e tanta acqua. Lì avrei potuto continuare a studiare, ci avrebbero pensato loro. Le scuole erano belle, a più piani, un banco per ogni bambino. E tantissimi libri da leggere, più di quanti io potessi immaginare.
Avrei letto e studiato, fino a diventare dottore, come il mio amico Akin, che passava a trovarci al villaggio una volta al mese. E ci visitava con il suo bel camice bianco e la sua borsa miracolosa.
Mi aveva raccontato di avere studiato in Italia, in una Università di una città lontana, al nord. Io guardavo la stella e dicevo, che sarei andato lì, perché lì gli uomini diventavano intelligenti e importanti. Prenderò la "laurea" si chiama così, la pagella per chi studia tutto il tempo fino a diventare dottore. Un foglio di carta bianco, con il tuo nome scritto in grande e tanti disegni colorati.
Sotto ci scriveranno DOTTORE IN MEDICINA. 
Però loro devono sapere che anche qui, fino a quando è stato possibile, ho studiato. Porto con me la mia bella pagella, tutta bianca e rossa. Ha tutti i voti che ho preso e in fondo c'è scritto che sono stato promosso. Dato che sapevo che avrei viaggiato in mare con una barca di gomma, per paura che potesse bagnarsi, l'ho cucita all'interno della fodera del mio gubbino. Lì sarà al riparo e potrò mostrarla a tutti quando arriverò.
Così mi daranno subito un banco e i libri di cui ho bisogno.
Io sono bravo, imparo presto. Ho aiutato anche  il nonno a costruire il muro attorno alla casa. Potrebbe servirmi in Italia?
Ho studiato aritmetica e geometria. Conosco tutte le nazioni Africane e quelle Europee. L'Italia assomiglia ad uno stivale, anche se io non ne ho mai indossato uno. So che la sua capitale si chiama Roma ed è più antica della mia. Sto imparando alcune parole in italiano,  così quando mi chiederanno chi sono, saprò rispondere. 
Adesso sono stanco, sono giorni che navighiamo, non abbiamo mangiato nulla e ho tanta sete. Gli zii si sono addormentati da un po' e non mi rispondono più. Saranno stanchi anche loro. Qui, in questa barca di gomma siamo in troppi e non mi piacciono quelli che ci stanno portando via. Hanno fatto piangere  la mia amica Aicha e il suo bambino che è così piccolo.
Spero che si arrivi presto, non riesco più a vedere le stelle. Ho anche freddo. 
Ora dormo. Ciao mamma."



Liberamente ispirato alla storia che ha raccontato Cristina Cattaneo, medico legale del Labanof,  nel suo libro "Naufraghi senza colpa" che comprerò presto.
Grazie al suo lavoro e grazie al disegno delicato e poetico che gli ha dedicato il vignettista Makkox sul Foglio, adesso quel ragazzo senza nome è diventato una presenza reale e dolorosa per coloro che a migliaia nei giorni scorsi l’hanno condiviso sui social.
Ed io ho potuto raccontarvi la sua storia attingendo dalla realtà e dalla mia fantasia.
Così lontano, così vicino.





07 luglio 2013

Ellis Island e il Sogno Americano









Ellis Island (foto MS)

Ho letto che, dopo un lungo restauro e un uragano, finalmente la Statua Della Libertà (Miss Ellie) è di nuovo aperta al pubblico.
Il simbolo dell'America è tornato ad essere visitabile, il 4 Luglio, giorno dell'Indipendenza Americana.



Miss Ellie (foto MS)


I danni di Sandy sono stati notevoli, come sappiamo.
Ma la cosa che mi ha colpito di più è venire a sapere che invece, Ellis Island, resta chiusa, perchè il ripristino richiede molto tempo e denaro. Anche gli americani hanno problemi di fondi.
Ma perchè mi interessa così tanto?

Ellis Island è il Museo Nazionale dell'Immigrazione. Il luogo degli Stati Uniti che, gli emigranti in arrivo dalla fine dell'Ottocento fino ai primi anni del Novecento, calpestarono per primi. Subito dopo avere goduto della grandiosa visione di Miss Ellie, che accoglie con la sua forza chiunque arrivi a destinazione, che sia per mare, cielo o terra.  



Le navi per L'America (foto MS)

Postazione di quarantena, si rimaneva in attesa lì, prima di essere ammessi negli Stati dell'Unione e divisi a secondo delle loro disponibilità già  prestabilite;  molti, meno fortunati, tornavano indietro.Rispediti al mittente.
Ah, L'America.
Che delusione poi, dover tornare indietro.
L'ho visitata due anni fa. E' stata un'esperienza incredibile. Molto emozionante.
Siamo partiti dalle camere, poco più che celle, in cui si dormiva su brande di legno attaccate le une alle altre.


Le camere (foto MS)

Abbiamo visto i bauli, piccola parte del loro mondo di origine da cui si erano staccati con dolore. Ho provato a pensare a me al loro posto. Costretta a partire non avendo speranza di futuro nella mia terra, e non sapendo bene cosa avrei trovato e come sarei stata accolta. E con il terrore di fallire nuovamente e di ritrovarmi sola, in un posto in cui non avrei avuto nessuno a soccorrermi ed aiutarmi se ne avessi avuto bisogno. Quanta disperazione nei cuori di quelle persone. Quanta paura. Pronti a tutto per trovare una strada migliore del niente a cui erano abituati. Poi arrivare in una terra che d'impatto ti sembra ostile e pronta a rimandarti indietro con un bel calcio nel sedere.



I bauli (foto MS)
Siamo poi passati a visitare i luoghi di isolamento,le infermerie dove venivano visitati, misurati, passati ai raggi X; le persone venivano scrutate per accampare, supportati da motivi medici, il diritto di rimandarli indietro.
Senza pietà e con un scrupolo inaudito. I vecchi, gli ammalati, coloro che si riteneva avessero problemi mentali, venivano bollati come indesiderati e scartati.
Quelli che superavano il primo esame, dovevano essere interrogati da un gruppo di esaminatori che li registrava e li schedava.
Superato anche questo step e ottenuto il via libera, si scorrevano con gli occhi i tabelloni dove c'erano i numeri di destinazione finale.

Loro erano gli Alieni.

I numeri di destinazione divisi per città (foto MS)


In ordine si partiva verso la città stabilita e ci si mischiava finalmente con gli altri nella speranza di diventare "ammericani".


il piano terra dove i nuovi arrivati restavano in attesa per lungo tempo (foto MS)

Che poi a noi, da quest'altra parte del mondo ci piace tanto essere o fare gli "ammericani". Carosone ci aveva scritto una bellissima canzone. Maniaci di tutto quanto venga dal Nuovo Mondo, di cui ricordiamo e copiamo ogni cosa. Ma di sicuro abbiamo dimenticato che siamo stati EMIGRANTI.
Non tutti dai, qualcuno di noi se lo ricorda ancora. Forse perchè ha avuto nonni o zii partiti con le navi un giorno, e mai più tornati.
Io avevo una zia, Zia Maria. Sorella del nonno, partì con il marito a fare fortuna e ci rimase "All'America".
Ricordo le foto, le prime a colori, lei era molto anziana, tutti i figli e i nipoti attorno. Le telefonate, in dialetto stretto, l'unico italiano che lei ricordava. Un meltin pot con la nuova lingua, in quel miscuglio che era diventata la sua lingua vera.
L'ho cercata in quelle liste ad Ellis, dove ci sono tutti i nomi di chi approdava.
Ma erano troppe.

La prossima volta zia, ti cercherò più approfonditamente.
Perchè la riapriranno Ellis. Per forza.
Gli "Ammericani" ci tengono alla memoria, molto più di noi.



PS: poco dopo avere pubblicato il post ho saputo che domani Papa Bergoglio andrà a Lampedusa. E a Lampedusa era andato il mio pensiero mentre lo scrivevo.Un grande passo e un grande Papa.