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19 luglio 2020

POSTITIZIE: LA RUOTA DEL TERZO MILLENNIO


Foto dal web
Stamattina ho letto, nella cronaca italiana del Corriere della Sera, la notizia che vi riporto.

Un neonato è stato lasciato davanti la Chiesa di San Giovanni Battista nel quartiere di Poggiofranco a Bari. 
Il parroco, Antonio Ruccia, aveva fatto installare, sei anni fa,  una culla termica proprio per permettere a genitori in difficoltà, di non abbandonare i piccoli ma di affidarli alle istituzioni attraverso la comunità ecclesiastica. 
E così, Luigi, questo è il nome del bimbo, è stato lasciato accompagnato da un biglietto scritto dai genitori: mamma e papà ti ameranno per sempre.
Il bambino ora è ricoverato al Policlinico di Bari nel reparto neonatologia e le sue condizioni sono buone.

Non conosco la storia del quartiere barese, ma suppongo sia un quartiere a rischio, almeno dal punto di vista  economico-sociale se il suo parroco ha ritenuto necessario creare questa opportunità, che fa tornare alla memoria la famosa "Ruota degli esposti"  ubicata nei pressi degli ospedali o dei conventi fino a un secolo fa, in cui venivano lasciati i bambini abbandonati da donne in evidente difficoltà.
Mi ricordo di averne vista più di una a Roma e Milano.

Lungi da me fare dietrologia, ma in Italia la legge consente l'anonimato alle donne partorienti, che possono lasciare i bimbi in ospedale e affidarli tranquillamente senza doverli riconoscere. Per cui mi chiedo a che pro dover ricorrere ancora a questo strumento che onestamente pensavo desueto.
Al di là di augurare ogni bene a Luigi, sperando si possa trovare presto una famiglia pronta ad accoglierlo, vi chiedo cosa ne pensate.

Cosa spinge nel 2021 una donna o, come in questo caso, due genitori, a lasciare il proprio bimbo appena nato sul sagrato di una chiesa invece che farlo nascere in ospedale dove il parto è certamente più sicuro dal punto di vista igienico sanitario e dove possono affidarlo senza problemi alle cure di chi potrà occuparsi del bambino nel modo migliore?

Davvero si tratta solo di ignoranza, siamo ancora a questo punto? O ancora più grave, il disagio sociale e la paura che non sia possibile, in un momento di crisi economico sociale come quella attuale, far fronte alle esigenze di un bimbo appena nato?


Fonti: Corriere della Sera

13 novembre 2013

La luce e l'onda.


Immagine presa dal web



La piccola testa bionda sembra cercare qualcosa tra i sassolini e i ciottoli  piatti lungo la riva.
In mano un rametto con il bordo appuntito. Lo ha lavorato da solo durante la notte di nascosto dal babbo. Senza fare rumore, lo ha tagliato e con il coltellino svizzero lo ha rifinito fino ad ottenere una punta simile a quella delle frecce.
La mattina è arrivata troppo presto e lui non aveva dormito per nulla. Era rimasto sveglio dopo avere finito il lavoro.  Guardava il vento leggero spostare il pizzo delle tende alla sua finestra. Ad ogni tiro di brezza riusciva ad intravedere la luna piena. Era grande e sembrava sempre più vicina. Dove saranno i crateri e i mari raccontati così bene dagli astronauti? Quelli tornati dopo avere lasciato l'impronta su quel terreno lontano, fatto di polvere bianca e misteriosa. Non riesce a vederli nonostante si sia stropicciato gli occhi a lungo. 
Fa colazione con il pane fresco e il latte appena munto. E poi scappa via facendosi inseguire da Attila che gli abbaia contro tutta la rabbia che ha, perchè questa volta non lo porterà con sè.
Raggiunge la banda. Gianni, Maurizio, Oscar e Matteo. Hanno tutti la medesima età e sono pronti. Dieci anni e stecchini al posto delle gambe. Graffi e lividi ovunque. Le magliette a righe stinte dai troppi lavaggi e dal sole preso mentre asciugano all'aperto. Un taglio dei capelli violento quasi a zero. Colpa dei pidocchi che a fine primavera sono piombati addosso a loro come una calamità biblica.
Un cenno della testa e un ringhio come risposta. Si allontanano. Ognuno di loro ha tra le mani un rametto uguale al suo e un secchio rubato alla famiglia; di quelli che servono a raccogliere il latte dalle loro mucche.
L'aria della mattina è ancora fresca in quell'inizio di giugno.
Attraversano il bosco fatto di salici leggeri che con le loro lunghe fronde, si abbassano fino ad inchinarsi verso il letto del fiume che si intravede ai loro piedi. Tra di loro è un susseguirsi di bisbigli e poi di frasi che man mano si acutiscono. Poi diventano risate e alla vista del fiume e del suo luccichio si trasformano in urla stridule.
Ci sono. Eccoli soli, lì davanti. Il letto del fiume e loro. Che impresa è stata raggiungerlo. Hanno eluso la sorveglianza dei grandi e sono fuggiti. E' la loro prima volta. Lasciano tutto sulla riva. Una corsa a chi si immerge per primo. Le magliette ed i calzoni estivi, alcuni stretti e corti perchè dell'estate passata, vengono abbandonati senza alcun riguardo. I rami appuntiti stretti nelle loro mani. I secchi che restano sulla riva.
Passano alcuni minuti, il tempo di riprendersi dalla sferzata che li ha percorsi dopo essersi buttati nell'acqua gelida. Chi spavaldo, chi più timoroso, ora sono dentro. E ci sono ancora risate e corse in acqua e scherzi. Poi ecco, un balenio d'argento. Alcuni lucci si intravedono. Nonostante l'acqua quasi ribolla per la loro presenza e per il frastuono, si sono avvicinati. Il corpo lungo e affusolato dei più grandi, riflette in contemporanea la luce del sole e lo specchio d'acqua.
Fanno silenzio all'improvviso.
Si dispongono a cerchio come il vecchio Pietro ha loro raccomandato. Al segnale di Gianni, il loro capo, ognuno con il suo ramo, si buttano su quelli che meno timorosi si sono avvicinati.
E' una zuffa in piena regola. Cascano tutti dentro contemporaneamente e con gran rumore. Si ostacolano tra di loro e ben presto non vedono più alcun pesce. Ritirano tutti il ramo e tornano a fatica in posizione eretta.
All'improvviso lo guardano tutti, immobili. Attaccato al suo ramo un luccio ben grosso si dibatte con tutta la forza che gli resta. Gianni gli fa cenno di uscire. E come in processione avanza con  tutti gli altri dietro.
Raggiunge il suo secchio e lo butta all'interno. Lascia un po' d'acqua e poi si gira verso gli altri.
E' ancora stupito si guarda attorno. La piccola testa bionda illuminata dalla luce del sole e dalla leggerissima onda del fiume.



(Mariella S.)

Questo racconto l'ho scritto di getto durante la notte. Lo dedico ad un caro amico di blog che è lontano ma è nel mio cuore. Ciao Vincenzo.