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20 giugno 2020
SABATO DI POESIA: UN GIORNO, MERAVIGLIOSA CREATURA - MARINA CVETAEVA
Un giorno, meravigliosa creatura,
io per te diventerò un ricordo.
là, nella tua memoria occhi-turchina
sperduto - così lontano-lontano.
Tu dimenticherai il mio profilo col naso a gobba,
e la fronte nell'apoteosi della sigaretta,
e il mio eterno riso, che tutti intriga,
e il centinaio - sulla mia mano operaia
di anelli d'argento - la soffitta cabina,
la divina sedizione delle mie carte...
E come, in un anno tremendo, innalzate dalla sventura,
tu piccola eri e io - giovane.
(Novembre 1919)
MARINA IVANOVNA CVETAEVA nacque a Mosca nel 1892, figlia di un docente di filosofia e di una bravissima musicista. Comincia a comporre all'età di sei anni e pubblica il suo primo libro di poesie all'età di sedici anni. Nel 1922 emigrò all'estero per raggiugnere il marito esule, Sergej Efron, riparato a Praga. Qui proseguì l'attività letteraria. Rimase in Repubblica Ceca fino al 1939 quando rientrò in Russia nella speranza di avere notizie del marito che nel frattempo era stato imprigionato e successivamente fucilato. Non riuscì a riprendere contatto con la vita letteraria perché oltre al marito aveva perso anche la figlia. Rimasta sola in un mondo che oramai le era completamente estraneo, fu travolta dal caos della guerra. Comincio a spostarsi di luogo in luogo fino alla Repubblica Tartara. Visse tempi di estrema povertà fino a quando si suicidò nell'agosto del 1941.Tutta la sua vita e la sua poesia rimandano alla sfida lanciata ad ogni consuetudine e al perbenismo. Lei voleva abbracciare tutto, conoscere tutto. Fu estrema in questa rivolta anche verso se stessa, perché perseguitata dal destino. Cercava la perfezione in maniera avida e rapace. Aveva un pessimo carattere, era estremamente presuntuosa, isterica e frenetica. Ebbe molti amori, eterosessuali e omosessuali. Anche solo cerebrali, come quello con Boris Pasternak che fu il suo migliore amico e il maggior promotore delle sue opere. Oggi la Cvetaeva è considerata una delle più alte voci della poesia del nostro secolo.
Fonti: Marina Cvetaeva poesie . Editore Feltrinelli
23 gennaio 2020
SEGNALAZIONI: I LIBRI DI GENNAIO
Vi segnalo i primi due libri che ho letto dall'inizio dell'anno.
De Giovanni è la solita certezza, il nuovo romanzo prosegue sulla sua bella linea di indagine, vitale e intensa.
Allende torna a raccontarci i personaggi e le storie che amiamo di più con con quel piglio epico che negli ultimi anni aveva smarrito. Un lavoro che ho amato immediatamente.
NOZZE
Editore: Einaudi
Collana: Einaudi Stile Libero Big
Anno edizione: 2019
Pagine: 261
Cartaceo: euro 18,50
Ebook: euro 10,99
L'ultimo episodio della serie I Bastardi di Pizzofalcone, ruota attorno alla parola NOZZE.
Siamo all'inizio di febbraio ed il cadavere di una giovane donna viene ritrovato in una grotta che si affaccia su una spiaggia riservata. Il suo abito da sposa invece, viene portato dalla corrente in mare, così bello, così bianco. Tutti i protagonisti dovranno vedersela con il sogno perduto della ragazza e con i loro.
Non sarà facile, non lo è mai.
"Non riusciva a togliersi dalla testa un'immagine in particolare: quella dell'abito da sposa che galleggia nell'acqua gelida e sporca, come un rifiuto in mezzo ai rifiuti. Pensava a tutti i sogni che dovevano aver guidato la scelta del modello la manifattura, le prove e gli aggiustamenti. Sapere che quel vestito cosí bello avrebbe accompagnato all'altare una sposa senza amore senza gioia, le procurava un dolore sordo."
LUNGO PETALO DI MARE
Traduttore: Elena Liverani
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2019
Pagine: 352
Cartaceo: 19,50
Ebook: 12,99
Isabel Allende torna a parlare del suo Cile, dedicando il suo romanzo al fratello Juan Allende, a Victor Pey Casado e a tutti i naviganti della speranza. In un momento storico così fragile per la sua nazione e per molte altre del Sudamerica, non poteva scegliere una racconto migliore. È il 1939, la fine della guerra civile spagnola, due amici fuggono dal regime di Franco e fingendosi marito e moglie, riescono ad imbarcarsi a bordo del Winnipeg, piroscafo che porterà in Cile più di 2000 profughi, grazie all'intervento di Pablo Neruda. Una storia di migranti, di futuro, di vita.
"Dopo 38 ore senza mangiare né dormire, mentre cercava di dare da bere ad un adolescente che gli stava morendo tra le braccia, qualcosa esplose nel petto di Víctor. >>mi si è spezzato il cuore>>, mormorò. In quell'istante capì il vero significato de quell'espressione, gli sembrò di avere sentito il suono di un vetro rotto ed ebbe la percezione che l'essenza delle suo essere si stesse disperdendo lasciandolo svuotato, senza memoria del passato, senza coscienza del presente, senza speranza del futuro."
16 maggio 2017
I MIEI INCIPIT PREFERITI.
Ero partita con l'idea di parlarvi della mia breve vacanza nelle Langhe. E invece, questa sera, mi sono ritrovata ad accarezzare uno dei miei libri preferiti. In senso letterale intendo. A voi non succede mai?
8) Da Il giovane Holden di J.D. Salinger.
"Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio d'infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto."
7)Da L'Isola di Arturo di Elsa Morante.
"Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo a informarmene), che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale! E che inoltre questo nome fu portato pure da un re dell'antichità, comandante a una schiera di fedeli: i quali erano tutti eroi, come il loro re stesso, e dal loro re trattati alla pari, come fratelli."
6) Da Pastorale Americana di Philip Roth.
"Lo Svedese. Negli anni della guerra, quando ero ancora alle elementari, questo era un nome magico nel nostro quartiere di Newark, anche per gli adulti della generazione successiva a quella del vecchio ghetto cittadino di Prince Street che non erano ancora così perfettamente americanizzati da restare a bocca aperta davanti alla bravura di un atleta del liceo. Era magico il nome, come l'eccezionalità del viso. Dei pochi studenti ebrei di pelle chiara presenti nel nostro liceo pubblico prevalentemente ebraico, nessuno aveva nulla che somigliasse anche lontanamente alla mascella quadrata e all'inespressiva maschera vichinga di questo biondino dagli occhi celesti spuntato nella nostra tribù con il nome di Seymour Irving Levov."
5) Da La vita davanti a sé di Romain Gary.
"Per prima cosa vi posso dire che abitavamo al sesto piano senza ascensore e che per Madame Rosa, con tutti quei chili che si portava addosso e con due gambe sole, questa era una vera e propria ragione di vita quotidiana, con tutte le preoccupazioni e gli affanni. Ce lo ricordava ogni volta che non si lamentava per qualcos'altro, perché era anche ebrea. Neanche la salute era un granché e vi posso dire fin d'ora che una donna come lei avrebbe meritato un ascensore."
4)Da Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov.
"Nell'ora di un caldo tramonto primaverile apparvero presso gli stagni Patriarsie due cittadini: il primo sulla quarantina con un completo grigio estivo - era di bassa statura, scuro di capelli, ben nutrito,calvo. Teneva in mano una dignitosa lobbietta e il suo volto, rasato con cura,era adorno di un paio di occhiali smisurati con una montatura nera di corno. Il secondo - un giovanotto dalle spalle larghe, coi capelli rossicci a ciuffi disordinati e un berretto a quadri buttato sulla nuca - indossava una camicia scozzese, pantaloni bianchi spiegazzati e un paio di mocassini neri."
3) Da Tu mio di Erri De Luca.
"Il pesce è pesce quando sta nella barca, È sbagliato gridare che l'hai preso quando ha solo abboccato e senti il suo peso ballare nella mano che regge la lenza. Il pesce è pesce solo quando è a bordo. Devi tirarlo all'aria dal fondo con presa dolce e regolare, svelta e senza strappi. Altrimenti lo perdi. Non ti agitare quando lo senti sfuriare là sotto, che sembra chissà quanto grosso dalla forza che mette a sviscerare l'amo e l'esca dal corpo. Nicola mi ha insegnato a pescare. La barca non era sua, era di zio, il mio. Nicola l'usava durante l'anno, poi iniziava la buona stagione e allora faceva da marinaio a zio le domeniche, le ferie d'estate."
2) Da Cent'anni di solitudine di Gabriel García Márquez.
"Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome e per citarle bisognava indicarle col dito."
1) Da Il piccolo principe di Antoine De Saint-Exupéry.
"Domando perdono ai bambini di avere dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona grande è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona grande può capire tutto, anche i libri per i bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata. E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa grande persona è stato. Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano). Perciò correggo la mia dedica: a LEONE WARTH quando era un bambino."
Questa lista è assolutamente relativa, mentre scrivevo continuavano a venirmi in mente altri libri altri incipit. Ma non volevo farla troppo lunga. Ora aspetto i vostri.
E ho riletto le righe iniziali del primo capitolo: il famoso "incipit". In un solo attimo mi è tornato tutto in mente: la magia e l'incanto delle atmosfere che fanno da preludio ad un romanzo, che poi, riesce a trascinarti con sé ad altissima velocità. Quasi senza accorgermene ho rivissuto la prima volta che mi ci sono avvicinata.
La magia di un incipit perfetto è qualcosa che non riesco a descrivervi per bene, ma sono sicura che ognuno di voi sa bene di cosa parlo e di quanto sia importante per far sì che il libro ci catturi e ci leghi a doppio filo. Un incipit brutto, fa cascare le braccia, ci irrita, ci costringe a chiudere il romanzo pronto ad essere dimenticato in un angolo.
Allora ho deciso di fare una lista dei miei incipit preferiti.
8) Da Il giovane Holden di J.D. Salinger.
"Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio d'infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto."
7)Da L'Isola di Arturo di Elsa Morante.
"Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo a informarmene), che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale! E che inoltre questo nome fu portato pure da un re dell'antichità, comandante a una schiera di fedeli: i quali erano tutti eroi, come il loro re stesso, e dal loro re trattati alla pari, come fratelli."
6) Da Pastorale Americana di Philip Roth.
"Lo Svedese. Negli anni della guerra, quando ero ancora alle elementari, questo era un nome magico nel nostro quartiere di Newark, anche per gli adulti della generazione successiva a quella del vecchio ghetto cittadino di Prince Street che non erano ancora così perfettamente americanizzati da restare a bocca aperta davanti alla bravura di un atleta del liceo. Era magico il nome, come l'eccezionalità del viso. Dei pochi studenti ebrei di pelle chiara presenti nel nostro liceo pubblico prevalentemente ebraico, nessuno aveva nulla che somigliasse anche lontanamente alla mascella quadrata e all'inespressiva maschera vichinga di questo biondino dagli occhi celesti spuntato nella nostra tribù con il nome di Seymour Irving Levov."
5) Da La vita davanti a sé di Romain Gary.
"Per prima cosa vi posso dire che abitavamo al sesto piano senza ascensore e che per Madame Rosa, con tutti quei chili che si portava addosso e con due gambe sole, questa era una vera e propria ragione di vita quotidiana, con tutte le preoccupazioni e gli affanni. Ce lo ricordava ogni volta che non si lamentava per qualcos'altro, perché era anche ebrea. Neanche la salute era un granché e vi posso dire fin d'ora che una donna come lei avrebbe meritato un ascensore."
4)Da Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov.
"Nell'ora di un caldo tramonto primaverile apparvero presso gli stagni Patriarsie due cittadini: il primo sulla quarantina con un completo grigio estivo - era di bassa statura, scuro di capelli, ben nutrito,calvo. Teneva in mano una dignitosa lobbietta e il suo volto, rasato con cura,era adorno di un paio di occhiali smisurati con una montatura nera di corno. Il secondo - un giovanotto dalle spalle larghe, coi capelli rossicci a ciuffi disordinati e un berretto a quadri buttato sulla nuca - indossava una camicia scozzese, pantaloni bianchi spiegazzati e un paio di mocassini neri."
3) Da Tu mio di Erri De Luca.
"Il pesce è pesce quando sta nella barca, È sbagliato gridare che l'hai preso quando ha solo abboccato e senti il suo peso ballare nella mano che regge la lenza. Il pesce è pesce solo quando è a bordo. Devi tirarlo all'aria dal fondo con presa dolce e regolare, svelta e senza strappi. Altrimenti lo perdi. Non ti agitare quando lo senti sfuriare là sotto, che sembra chissà quanto grosso dalla forza che mette a sviscerare l'amo e l'esca dal corpo. Nicola mi ha insegnato a pescare. La barca non era sua, era di zio, il mio. Nicola l'usava durante l'anno, poi iniziava la buona stagione e allora faceva da marinaio a zio le domeniche, le ferie d'estate."
2) Da Cent'anni di solitudine di Gabriel García Márquez.
"Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome e per citarle bisognava indicarle col dito."
1) Da Il piccolo principe di Antoine De Saint-Exupéry.
"Domando perdono ai bambini di avere dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona grande è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona grande può capire tutto, anche i libri per i bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata. E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa grande persona è stato. Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano). Perciò correggo la mia dedica: a LEONE WARTH quando era un bambino."
Fuori graduatoria c'è Se questo è un uomo di Primo Levi. Proprio oggi ho letto che in Siria sono stati costruiti dei forni crematori per eliminare per sempre ogni traccia delle migliaia di morti di quell'assurda guerra civile. Come ripeto spesso, noi uomini non impariamo mai nulla dalla nostro passato. Ecco allora, quella meravigliosa e allo stesso tempo terribile preghiera che è monito per tutti noi uomini. Affinché sia impossibile dimenticare. L'incipit di tutti gli incipit.
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Questa lista è assolutamente relativa, mentre scrivevo continuavano a venirmi in mente altri libri altri incipit. Ma non volevo farla troppo lunga. Ora aspetto i vostri.
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07 maggio 2017
INDAGINE SULLA BELLEZZA.
Alla fine di questa giornata, con il cielo così azzurro che sembra un miracolo per noi milanesi che abbiamo vissuto l'ennesimo fine settimana piovoso, mentre ero affacciata sul mio balcone mi sono fatta alcune delle mie (malsane) domande.
Cos'è la bellezza? E dove risiede?
Per me la bellezza è tutta raccolta nel mio sguardo e nei miei sensi.
Una frase di un libro che mi ha particolarmente colpito.
Una canzone che non smette mai di farmi stare bene.
Un bocciolo della mia rosa che sta rifiorendo dopo avere temuto per l'intero inverno di non essere riuscita a salvarla.
Una passeggiata a naso in sù.
Il colore del cielo sulla mia città.
Lo sky line di Milano, Porta Nuova e il futuro.
La risata di mia madre.
Le mie nipotine che oggi hanno imparato ad andare in bicicletta senza rotelle e senza sforzo.
I racconti mozzafiato di mio nipote sulla sua avventura in Islanda.
La natura che mi sorprende sempre.
Le scarpine regalate ad una mia amica che sta per diventare mamma.
Il bacio con cui mi ha svegliato questa mattina l'uomo che amo.
La semplicità nelle piccole cose è bellezza.
Paradossalmente è soggettiva. Tutto ciò che mi rende felice e in pace con me stessa è bellezza.
Fino a quando avremo bellezza intorno a noi, sapremo che è giusto continuare a combattere e a vivere.
Ché non smetta di stupirci e di renderci felici.
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07 aprile 2017
RECENSIONE: FABIO LASTRUCCI - DA ZERO A INFINITO.
Autore: FABIO LASTRUCCI
Titolo: DA ZERO E INFINITO
Edizioni: CS Libri
Collana: Alia Arcipelago vol.4
Pagine: 172
Formato: Solo digitale
Prezzo ebook: 2,99
Fabio Lastrucci è arrivato sulla coda di una cometa. Da qualche parte lì dal buio dell'universo parallelo che ci narra.
Ho letto tutti i racconti del suo libro soffermandomi sulle parole e le inquietudini umane che ne caratterizzano ogni capitolo.
So che è un autore di valore con la passione per la fantascienza e per i fumetti. E questo è un campo in cui non sono ferratissima a meno che non ripensi al mio passato di amante di H.P. Hovercraft e lettrice di fumetti arrivando al mio preferito in assoluto: L'Eternauta.
Avevano parlato molto bene di lui in un paio di post gli amici Glò e Michele sul loro blog La nostra libreria e mi ero prefissata di leggerlo appena mi fosse stato possibile.
Ed eccomi qui a parlarvi del suo lavoro.
IL LIBRO.
Sono quindici racconti, tutti aventi come oggetto il fantastico.
E mi sono trovata catapultata nel suo mondo in cui, l'universo che conosciamo, ci appare in una prospettiva del tutto diversa. Divertente, triste, allucinata, a volte senza speranza ma in grado di farci parecchio riflettere.
Via via che andavo avanti nella lettura ho trovato tante cose che mi hanno colpito e che ho amato.
La città di Napoli, ad esempio, luogo in cui è nato di cui è evidente un imprinting talmente forte da riuscire a fare capolino spesso e volentieri. Cosa che trovo assolutamente positiva.
Nel racconto Loro ho passeggiato con i protagonisti, bevuto il caffè migliore del mondo, mi sono incuriosita come davanti ad uno schermo in cui trasmettevano un film anni '50. E mi sono trovata a fare il tifo per il popolo napoletano che salvava il mondo da un invasione aliena. Una grande rivincita.
Nel racconto La sindrome della locusta è accaduta la stessa cosa. Mi sono identificata in Michela, una dei protagonisti, ragazza letteralmente fuggita dalla sua terra troppo stretta e che ora la riaccoglieva quasi fagocitandola, nello stesso buco anonimo da cui era fuggita. Troppo giovane per comprendere che col tempo, tutto le sarebbe parso molto diverso fino a farle provare quella stessa malinconia che assale me ogni volta che torno a casa. Ho passeggiato per via Caracciolo, son salita fino a San Martino, ho percorso il Rettifilo e sono arrivata al Vomero. In ogni luogo mi ha catturato l'ironia del racconto e la sua profonda verità. La ragione di quello che ci accade spesso è indipendente dalla nostra volontà. Ed è molto più semplice e banale di ciò che pensiamo.
Nel racconto Il trucchetto di Olindo con saggezza Fabio affronta il tema della diversità. Quanto ancora ci spaventa e quanto sarebbe utile un sorriso in più. Arrivare a capire che ciò che non comprendiamo è qualcosa con la quale alla fine dobbiamo sempre fare i conti.
Nel racconto Ultime notizie dal papero ho riso fino alle lacrime. È stato come tornare bambina e avere la possibilità di dialogare con i miei personaggi dei fumetti preferiti. Ho provato affetto e tenerezza per i protagonisti e anche certezza che non li perderò mai. Perché in realtà, con tutti i loro difetti sono il nostro alter-ego.
Non sono da meno tutti gli altri racconti. Fabio è un autore di rara sensibilità. Il suo approccio con il fantastico è un modo sublime di parlarci di noi, delle nostre debolezze, delle nostre paure e di quanto probabilmente dovremo aspettarci nel prossimo futuro. Non si arrende e ci regala momenti di scrittura sublime. Il tutto con una nota di "malinconia" e di follia che rende ancor più speciale ciò che ci narra.
Del resto è un artista a 360 gradi. Ho scoperto che è illustratore e scultore.
Ha creato l'Associazione Viv'arte, in cui cultura e arte si completano. È chiaro che un autore così debba essere messo sotto "stretta sorveglianza".
Gli ho chiesto di parlarmi del suo futuro e del suo mondo. Ecco cosa mi ha risposto.
- Quali sono i tuoi prossimi progetti?
I lavori più prossimi alla conclusione sono un voluminoso saggio sul weird scritto insieme a Vincenzo Barone Lumaga, scrittore ed esperto di narrativa gotica con cui condivido una rubrica sulle pagine di Rivista Milena. Il secondo obiettivo è il primo sequel del mio fantasy "Il ritorno dell'Arcivento", una saga che prevede quattro libri in tutto. Essendo bulimico di sogni, scrittura e fantasie, comunque ho in cantiere anche un fumetto di sf per una rivista americana, le illustrazioni di una favola riscritta dal regista Fioravante Rea e un'altra favola da costruire insieme, due storie legate alle tradizioni e la cultura del territorio campano. Ci sarebbero altri abbozzi di pubblicazioni future nel cassetto, ma per pudore e scaramanzia preferisco lasciarli ancora in forse...
- Mi parli dell'Associazione Viv'arte di cui sei stato fondatore?
Viv'arte è nata per la fortissima determinazione della mia ex moglie Nadia, presidente e cuore pulsante del gruppo. Insieme a un ristretto numero di soci attivi abbiamo prodotto mostre d'arte e artigianato, reading letterari e di poesia, seminari, il tutto contando sulle nostre forze, senza finanziamenti o grossi supporti logistici da parte delle istituzioni. Purtroppo questa condizione troppo solipsistica ha finito col logorare il gruppo, scompaginandone le fila, Attualmente Viv'arte è tornata in mano alla sua principale curatrice che opera in un altra regione, spero con maggiore fortuna della nostra tribolata città..
- Cosa pensi degli autori contemporanei. C'è qualcuno italiano o straniero (o tutti e due) a cui fai riferimento o da cui hai attinto e che ti ha aiutato a crescere dal punto di vista narrativo?
Per ragioni d'interesse personale e professionale, il mio osservatorio è polarizzato soprattutto sulla narrativa fantastica, in particolar modo quella italiana, che seguo con maggiore continuità. A questo proposito, mi sono reso conto con stupore che pur amando molto autori come Vonnegut, Ballard o King il mio immaginario è stato fulminato sulla via di Damasco dalla visionarietà di Dino Buzzati, con il suo bagaglio mitico, il senso del mistero dell'esistenza, l'atemporalità delle ambientazioni e la profonda umanità. Ovviamente, data la statura di Buzzati, mi accontento di giocherellare con le sue tematiche come un eco di pura ammirazione. Su un altro ambito linguistico, mi affascina la prosa poetica di Erri De Luca, per quanto mi rifaccia a modelli più crudi e cronachistici per ricalcarne l'immadiatezza della comunicazione.
Aggiungo una nota in calce.
Voi sapete quel che penso dell'editoria italiana e di come sia difficile per autori bravi e coinvolgenti riuscire a farsi spazio in un mondo in cui possono pubblicare tutti, dalle veline ai calciatori di 23 anni perché la legge di "cassetta" è quella più forte. Mentre i meritevoli restano al palo.
Leggende metropolitane assicurano che uno scrittore è un grande scrittore perché utilizza uno stile che lo rende unico. Per me uno scrittore e qualcuno che, con le sue parole, riesce a "farmi arrivare" a lui e a quello che narra. Quasi da poter sentire e vedere usando tutti i suoi sensi.
E' questo di cui parlo quando affronto il mondo della letteratura.
Perciò, quando ho di fronte un vero "Autore" non resisto al desiderio di segnalarvelo. Perché la "lobotomizzazione" abbia termine e si torni a pubblicare libri che ti fanno venire voglia di leggere e leggere ancora.
Da rimanerne entusiasti e con cui riscoprire il piacere della Letteratura. Mi pare l'unico comandamento "libresco" al quale noi appassionati dovremmo sempre arrenderci.Grazie Fabio, a rileggerti presto.
NOTE BIBLIOGRAFICHE
Fabio Lastrucci nasce a Napoli nel 1962. Scultore e illustratore, ha lavorato con le
principali reti televisive nazionali e il Teatro lirico nei laboratori Golem Studio e
Metaluna. Nel 1987 disegna il fumetto La guerra di Martìn, su testi di Francesco Silvestri.
Come autore teatrale ha scritto lo spettacolo Racconti salati (con F. Rea e F. Fiori), inoltre
ha pubblicato racconti in riviste e antologie edite (tra gli altri) da Il Foglio Letterario,
CS_libri, DelosBooks e Dunwich.
Nel 2009 tiene la conferenza Parole immaginate presso l'Accademia Albertina di Belle
Arti di Torino. Nel 2012 pubblica il saggio I territori del fantastico con le Edizioni Scudo e
nel 2015 il saggio Fantacomics con Delos Digital. Tra il 2014/15 pubblica con Dunwich
edizioni l'horror L'estate segreta di Babe Hardy, e con Milena Edizioni i romanzi
Precariopoli e Il ritorno dell'Arcivento. Collabora con interviste, recensioni e articoli con
le riviste «Delos Science Fiction» e «Rivista Milena».
Info e contatti:
https://www.facebook.com/fabio.lastrucci/"
26 gennaio 2017
LINKY PARTY WORDS FROM BOOKS DAL BLOG DI MARINA ZANOTTA
Partecipo con molto piacere al Linky party ideato da Marina Zanotta del blog https://marinathinkcreative.blogspot.it
Con il post che vi lascio in allegato https://marinathinkcreative.blogspot.it/2017/01/io-prima-di-te-e-linky-party.html ha ideato "parole per libri".
Nel post inoltre va inserita la frase: partecipo al link party "Words from books 2017"
linkando questa frase: Words from books Linky Party 2017
Poi aggiungere il banner
L'idea è la seguente:
bisogna scegliere un libro che ci sta particolarmente a cuore, e riportare una frase che ci ha colpito e interessato possibilmente di recente.
Poi descriverne il motivo brevemente. Non è un obbligo partecipare. A me l'idea è sembrata carina e importante.
Visto che parlare di libri è sempre una cosa notevole.
E poi, poteva mai il mio blog rimanerne fuori?
Il libro che ho scelto è:
la frase che riporto è questa:
"Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata. Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede. Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l'eternità il desiderio di vivere. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai".
E' uno di quei libri che sarebbe impossibile leggere con superficialità, perché le parole del grande scrittore americano di origine ebraica, ci trasmettono tutto il loro orrore, facendolo diventare nostro, in un solo attimo.
L'ho scelto perché è importante non dimenticare, Ora e mai.
E ricordare tutto questo non solo il 27 gennaio di ogni anno, ma sempre e per sempre.
Gli orrori purtroppo si ripetono, la storia insegna che l'uomo ha sbagliato e sbaglierà ancora. Rifacendo gli stessi errori.
E allora educhiamo noi stessi e le persone che amiamo alla conoscenza.
La conoscenza ci "renderà" liberi parafrasando, una delle frasi più orribili della nostra storia recente, scritta su un cancello di un campo di lavoro lontano, in Polonia. Dove milioni di persone arrivavano da tutta Europa, con l'illusione di poter sopravvivere. Invece si preparavano a morire nel giro di un'ora.
Non dimentichiamolo. MAI.
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| Foto privata di Mariellaesseci |
PS: anche se non parteciperete, mi farà piacere leggere cosa ne pensate dell'iniziativa. E se avete letto un libro di recente con una frase che vi è rimasta impressa, ditemi quale.
30 ottobre 2016
INSIEME RACCONTIAMO 14, CON DEDICA.
Non se ne parla di mancare al nuovo appuntamento del bellissimo meme ideato da Patricia Moll.
E spero che mi perdonerà per l'inattesa virata che darò alla sua iniziativa con il mio post.Ma oggi non sarei riuscita a scrivere nulla di diverso.
Come di consueto si parte dal suo incipit:
E spero che mi perdonerà per l'inattesa virata che darò alla sua iniziativa con il mio post.Ma oggi non sarei riuscita a scrivere nulla di diverso.
Come di consueto si parte dal suo incipit:
"Seduta ai margini del bosco sotto alla vecchia quercia spoglia rimuginava. Un peso le gravava sulla coscienza. Forse era giunta l’ora di liberarsene ma con chi parlarne? A chi rivolgersi? Chi avrebbe capito?
D’un tratto il tappeto di foglie ingiallite dall’autunno scricchiolò vicino a lei. Si voltò..."
Il mio seguito:
"Suo padre, con i capelli imbiancati dalla calce, le mani sporche e piene di graffi, il fisico provato ed un sorriso stanco, la stava osservando.
Erano stati giorni infernali, notti lunghissime e insonni. Da quella domenica sera che nel giro di un minuto scarso, le aveva portato via tutta l’infanzia. Nulla del paese amato culla delle vacanze estive, era rimasto al suo posto.
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| Conza della Campania ante terremoto - immagine presa dal web |
La bella chiesa antica, nel mezzo della piazza, dove aveva passato “interminabili” ore con la nonna e le zie a dire il rosario.
Le care case del centro storico, costruite con i risparmi di chi era andato via giovanissimo a lavorare all’estero, con tanti sacrifici. Pietra su pietra, spesso con le proprie mani, mettendoci anni. E un giorno a tutta quella fatica avrebbe fatto sponda la soddisfazione di possedere un posto dove tornare, che fosse sicuro, che fosse casa. Dove invecchiare, vedere crescere i propri nipoti e la vita continuare lì dove era iniziata. Sostanza per le generazioni future. Famiglia.
Le stradine e i vicoletti che si arrampicavano a fatica fin lassù, alla cima del paese.
La cisterna dell’acqua, dominava la collina e la valle. Circondata da un giardino profumatissimo, che dalla primavera all’estate rimandava odore intenso di rose e di fiori dai colori sfarzosi, coltivati con cura dalle donne di tutto il paese.
Gli anziani del paese, che avevano visto due guerre, insegnavano a figli e nipoti i giochi di un tempo. Avevano istituito una piccola bocciofila. E d’estate, quando le famiglie si ritrovavano, dal pomeriggio fino alla sera, era un rincorrersi di gare, tra giovani e vecchi. Teste canute e teste scure si chinavano a misurare i centimetri tra il pallino centrale e le bocce, tra urla di gioia e “lievi” minacce. Poco distante, i tavolini di chi giocava a carte. Anche lì, giovani e meno giovani, si scambiavano regole e poesia.
Ricordi e profumi che tornavano intensi, mentre lei sollevava lo sguardo verso l’alto non riconoscendo più nulla in quell’ammasso informe di pietre crollate. La cisterna muta dominava ancora la valle, ultimo baluardo doloroso di rimembranza. Sotto l'istantanea della tragedia.
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| Conza della Campania - dopo il terremoto del 23 novembre 1980 |
Le lacrime scivolavano silenziose, mentre un pensiero fisso continuava a martellarle dentro.Poteva sembrare una cosa piccola ma per lei, in quel momento, assumeva un valore immenso.
“Non ho fatto in tempo papà, avevo promesso ad Angela che le avrei portato la mia Barbie Malibù, la mia preferita, per ringraziarla di tutte le estati in cui ho giocato con le sue. Assieme ai miei libri e ai quaderni per inventare nuove storie.”
Con un abbraccio lungo e intenso e un bacio sulla testa, il padre la consolò. Stringendola forte raccontò del dolore, della rabbia della gente, della tristezza, della paura, del senso di impotenza di chi aveva perso tutto ed era rimasto solo. Di quanta gente era venuta da tutta Italia e aveva scavato a mani nude per salvare le persone rimaste sotto le macerie. Degli zii, degli amici che non c’erano più. Di quel minuto interminabile che aveva calpestato gli uomini.
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| Conza Scalo - il regno della mia infanzia dopo il terremoto |
Del nonno, rimasto per quasi tre giorni vivo, sotto le macerie della casa di famiglia. Della gioia del padre e dello zio provata nell'istante in cui erano riusciti a tirarlo fuori sano e salvo. Dei bambini, delle donne. Dello sgomento, dei ritardi nei soccorsi. Dell’incapacità dello stato di essere tempestivo. Della sofferenza. Di quel nulla che aveva inghiottito tutto. Di questa Italia, piena di ferite, rassegnata a curarsi da sola.
Allora e oggi.
Dedicato a tutti quelli che ho amato e che non ci sono più. Ai miei amici d’infanzia e alle corse nei campi di grano che non dimenticherò mai. Ai giochi lungo la ferrovia, tra i binari e sui treni in disuso. Alle migliaia di “campagne” e di avventure tra i boschi. Ai bagni nel fiume Ofanto, dalle acque limpide come cristallo. Ai miei nonni amatissimi. A mio zio. Alle mie estati.
A Conza della Campania.
All’Irpinia.
Alla terra che trema ancora lungo tutta la dorsale appennina. Alle Marche, all’Umbria, a tutta l'Italia centrale, a tutti i piccoli e meravigliosi paesi che fanno parte della nostra storia, della nostra vita. A chi non dormirà mai più a cuore libero. E ogni volta che la terra tremerà ancora, ripiomberà nell’abisso. Vicino o lontano che sia.
Ad oggi che ho avuto la forza di raccontare.
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13 ottobre 2016
RECENSIONE: ERRI DEL LUCA - LA NATURA ESPOSTA
Oggi è morto Dario Fo e hanno dato il premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan.
Il giullare e il menestrello. Del primo avevo grande stima, il secondo beh... mi ha sempre lasciata indifferente.
A rifletterci sui meriti che determinano la scelta dei premiati io da tempo desidero che uno dei prossimi Nobel sia dato all'autore che amo di più, Erri De Luca.
La motivazione?
Ne ho inventata una da smodata quale sono:
"Per riuscire a rendere le sue parole pura poesia, specchio di sentimenti illuminati e illuminanti. Per la musica che vibra tra le salite ripide del suo percorso e le immagini vivide e immediate come polaroid che riesce a regalare.
Per i battiti sommessi, per le vesti sdrucite, per la libertà di pensiero, per l'impossibilità alla resa.
Per la vita e la morte che sublimemente ci ricorda."
Nel suo ultimo romanzo ci insegna a fidarci del nostro istinto; a compiere "meraviglie" senza aspettarci niente in cambio. A riscrivere la quotidianità, la normalità, nel senso più alto che possiamo dare a queste parole.
A percorrere strade tendendo la mano con sguardo sicuro. A riconoscere e riconoscerci.
Ad esporci, a metterci a nudo. A mostrare la parte di noi di cui abbiamo più timore e che forse è il meglio che abbiamo.
A pensarci bene potrei utilizzare le sue stesse parole per la motivazione:
Esistono libri che fanno provare un amore più intenso di quello conosciuto, un coraggio più scatenato di quello sperimentato. Dev'essere l'effetto che fa l'arte: supera l'esperienza personale, fa raggiungere al corpo, ai nervi, al sangue, traguardi sconosciuti.
La mia è poca cosa ma la sua sarebbe perfetta.
Bisognerà scrivere ai quei parrucconi dell'Accademia di Stoccolma che quest'anno hanno preferito Dylan a Philip Roth.
Diamine.
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02 luglio 2016
THE RIVER: 36 ANNI DI BOSS.
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| The River - Bruce Springsteen - 1980 |
Bando alle ciance è il mio quinto concerto del Boss.
L'occasione, questa volta, è celebrare con un tour mondiale un album che potrei definire SEMPLICEMENTE EPICO.
Erano anni difficili, e questo ragazzone del New Jersey cominciava a diventare famoso. Pubblicò il suo quinto lavoro (si dice) proponendo brani che aveva "scartato" da quello precedente. Lui stesso lo aveva definito "buono ma non abbastanza grande". Già. Raggiunse per la prima volta nella sua storia, la vetta della classifica USA.
Un album dai due volti, con due anime che si contrappongono: una dolce e malinconica con ballate struggenti (Two Hearts) e una dal rock possente (Indipendence Day).
Io lo scoprii qualche anno più tardi, nel 1985, quando arrivai a Milano. In precedenza avevo ascoltato qualcosa e mi ero innamorata di "Hungry Heart".
Con il mio walkman della Sony e le cuffiette alle orecchie, giravo per la mia città preferita ascoltando e riascoltando la cassetta.
Persi il mitico concerto del 1985, non riuscii a convincere mio padre. Poi, non ne ho mancato più nemmeno uno.
La sua musica come una scossa elettrica, arrivava a scompigliarmi vita e sentimenti.
Si ficcò risolutamente lì dove sarebbe rimasta fino ad oggi. Al centro.
Dell'album poi, ho la versione CD ma cosa più potente è il vinile originale, preso ad un banchetto dell'usato e trovato per caso. O per destino.
A dirla tutta ho anche il cofanetto uscito lo scorso anno per celebrare i 35 anni. E' stato un regalo bellissimo. Anche se, l'album resta il dono fortuito più gradito.
Lo sapete, sono una nostalgica, e mentre mi preparo leggendomi la scaletta del tour e riascoltando vari pezzi, vi domando:
cosa stavate facendo nel 1980? Ve lo ricordate?
Io ero una ragazzetta magra come un chiodo e con una "capoccia" così di capelli ricci e dal cuore indomito.
Cacchio, a parte i capelli che ora so domare, sono rimasta uguale.
Per fortuna e per destino.
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