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17 novembre 2021

[MUSICA] SHE

 

She è una canzone scritta nel 1974 da Herbert Kretzmer quale colonna sonora della serie televisiva britannica Seven Faces of Woman prodotta per due stagioni dal 1974 al 1977. 

In Italia arrivò solo la seconda stagione e non ebbe un gran successo. 

La canzone invece è diventata immortale. L'autore la tradusse in francese per Charles Aznavour che la portò al successo con il titolo Tous des visages de l'amour. Poi il cantante la incise anche in inglese. 


Ne esistono versioni in lingua tedesca e in lingua italiana. Molto bella quella cantata da Laura Pausini.

Ma la mia preferita è la cover  di Elvis Costello che divenne la colonna sonora di Notting Hill.

Ecco alcune delle versioni che sono riuscita a trovare in internet. Buon ascolto e buona giornata.












08 dicembre 2020

MUSICA: QUARANTA ANNI SENZA JOHN LENNON

 

Da amante dei Beatles prima e di John Lennon poi, ci ho messo due viaggi a New York prima di trovare la serenità giusta per affrontare il Dakota Building e quello che rappresenta. Uno dei più bei palazzi di Manhattan, situato di fronte a Central Park, al numero 1 della 72nd West. Sembra un castello con gli abbaini e le torrette che spiccano verso il cielo. Un luogo tristemente noto a causa dell'omicidio della più grande star del rock di tutti i tempi, avvenuta l'8 dicembre del 1980.


Dakota Building - foto privata

Vi si arriva con la metro, fermata Wash Square. Distanza dal palazzo che fa angolo  con il parco: solo 5 minuti a piedi. Il passo veloce e  la consueta "strana" abitudine che nasce a NYC: guardare sempre in alto. Sempre su.  Ed ecco, l'ampia entrata con il cancello in ferro battuto visto e rivisto nelle innumerevoli immagini dell'attentato. Una guardia all'ingresso che senza parlare ti invita a fare pure le foto se vuoi ma a tenerti a debita distanza. Io non ce l'ho fatta a scattare. Quelle che vedete sono di mio marito. Sono rimasta attaccata ai cartelli, silenziosa, con il cuore che batteva forte mentre tutto di quella dannata sera di quarant'anni fa, tornava a farsi appena ieri.



Entrata del palazzo - foto privata

Alla fine, col cuore in gola, ho abbandonato mio marito e mi sono diretta all'incrocio con il parco. Ho attraversato senza più guardare indietro, mentre sentivo che più mi allontanavo più la stretta interiore mordeva meno. Non mi sono mai rassegnata e mai mi rassegnerò ad una morte assurda, ad un omicidio compiuto da un ragazzo instabile che da giorni stazionava sotto casa di John con nella testa un'idea folle, avere con lui un rapporto esclusivo. Quel mattino  era riuscito nell'intento di farsi autografare Double Fantasy e a parlarci per un attimo. Cosa abbia fatto poi, fino a sera, non si sa. Sarà rimasto appostato nell'ombra con la pistola nella giacca. Joko e John sono rientrati dalla sala d'incisione molto tardi, avendo anche rinunciato ad andare al concerto del loro amico David Bowie.  Lì è stato un attimo: lo ha chiamato (forse) gli ha puntato la pistola alle spalle  e ha fatto fuoco: cinque colpi, velocemente. Quattro centrarono il bersaglio.  Ore 22,50: la vita di JOHN LENNON cominciava a spegnersi sotto casa. Sarebbe morto al Roosevelt Hospital,  pochissimo tempo dopo. Nello stesso momento in cui, dagli altoparlanti della radio dell'ospedale, si sentivano le note di All My Loving.

Entrata al Strawberry Fields Memorial  - foto privata

Ho raggiunto il Memorial voluto fortemente dalla moglie. Un ampio giardino circondato da alberi  e piante in perfetta armonia. Una oasi meravigliosa dove riflettere silenziosamente e pregare. All'interno del mosaico spesso ci sono fiori freschi e candele accese. Quel giorno era vuoto, allora sono entrata nel centro e mi sono fatta scattare una delle foto che ho più care. Seduta poi al lato, sulle panchine che stazionano intorno, sono rimasta a pregare. Sì pregare, affinché le più belle parole di pace che siano state mai scritte continuino a portare quella  magnifica utopia in giro nel mondo. Arrivando al cuore degli uomini in grado di ascoltarle e farle proprie. 

IMAGINE - foto privata



"Immagina tutte le persone che vivono la vita in pace, tu puoi dire che sono un sognatore, 

ma non sono il solo. Io spero che un giorno tu ti unirai a noi e il mondo sarà come una cosa sola."


(IMAGINE - JOHN LENNON)



Etichette: John Lennon


29 marzo 2020

I VINILI DELLA DOMENICA: NERO A METÀ - PINO DANIELE




La storia nella storia dell'album che ha segnato la maturità artistica di uno dei più grandi cantautori italiani, PINO DANIELE, è quella che vi voglio raccontare oggi, prima di cominciare.

Sul retro del vinile c'è una dedica:
Questo album è dedicato a Mario Musella.

Mario Musella, musicista e cantautore napoletano, era il Nero a Metà che da il titolo all'album. 
Perché fosse soprannominato così è presto detto: era figlio di una napoletana e di un soldato afroamericano arrivato in Italia durante la seconda guerra mondiale.
Nonostante sia morto giovanissimo, a soli 34 anni, nella sua breve carriera ha segnato la musica italiana in qualità di voce solista e bassista con il suo gruppo The Showmen,  lavorando con musicisti del calibro di James Senese e Enzo Avitabile, oltre a Pino Daniele. Fu uno dei primi, negli anni '60, a suonare l'R&B marchiando e nutrendo il jazz napoletano.
Claudio Baglioni disse che: "la sua voce scuoteva, ammaliava entrava dentro." 
Non ho fatto in tempo a conoscerlo. Ma sono arrivata a lui proprio attraverso questo album, incuriosita dalla dedica. Eccolo nella sua interpretazione più famosa di Un'ora sola ti vorrei, con la quale vinse il Cantagiro.

Ora torniamo all'album di Pino. Uscito nel 1980 ha accompagnato con le sue canzoni molti dei momenti emozionanti della mia adolescenza. Che poi Daniele sia uno dei punti cardine della musica di tutta la mia vita, potrebbe essere irrilevante per chi mi legge. Ma tant'è. Assieme a Massimo Troisi, splende potente.

Il giovane cantautore napoletano è reduce dai due album precedenti che lo avevano fatto conoscere a tutto il pubblico italiano. La voce unica, la spettacolare bravura di chitarrista, l'incazzatura perenne nelle sue canzoni, le parolacce, il sound del suo blues che farà scuola, lo hanno già reso un artista da tenere in considerazione. A Napoli è considerato un dio, avendo scritto uno dei manifesti della canzone italiana e napoletana a soli 21 anni: Napul'è.
Sicuro di sé e delle sue grandi potenzialità, nel nuovo lavoro infonde con precisa alchimia e dosi magiche tutta la sua grandezza. Le sue radici napoletane, la sua passione per il jazz e il blues, il dna dei vicoli dove è nato e cresciuto, il respiro del Vesuvio, l'odore del mare. Il mondo della musica nera americana con il quale si è nutrito si fonde perfettamente con il ghetto, le luci e ombre della sua terra.
Un talento esplosivo e disarmante. 
Ogni canzone è una capriola tra le radici di appartenenza e la musica che ama:
da Eduardo De Filippo alla rumba sudamericana. Dalle complessità di brani come "Voglio di più", all'ilarità che  accompagna "A me me piace 'o blues".
Fino ad arrivare alla struggente "Quanno chiove" e al piccolo gioiello che è "Alleria".
Ogni canzone un sospiro. Che sia di amore, dolore, allegria, sofferenza. Tutto è vivo, vitale. Tutto pieno e rotondo, global. Il più internazionale dei nostri grandi artisti. Il più severo, malinconico, deciso e romantico. Con questo lavoro, si e ci spinge sempre più in alto fino a quasi toccare quel cielo azzurro che amava tanto. Quel mare. Quella gente. La mia e la vostra gente. La sua musica, la mia, la nostra. Ed in questi tempi timorosi, in cui tutto sembra incerto e provvisorio, è bene ricordare assieme a lui:




E aspiette che chiove
L'acqua te 'nfonne e va
Tanto l'aria s'adda cagna'





Ora cliccate sui link e perdetevi nella sua musica.




Album: Nero a Metà - Emi Italiana - 1980



LATO A







LATO B








Fonti: Wikipedia - Onda Rock.

02 febbraio 2020

I VINILI DELLA DOMENICA: LA GRANDE GROTTA - ALBERTO FORTIS

Oggi vi parlo di un album uscito nel 1981, quando ero poco più di una bambina.
Per una delle mie prime feste di compleanno, forse proprio la mia prima  da adolescente se la memoria non mi inganna, i miei cugini mi prestarono il loro impianto stereo, tra i migliori all'epoca e i loro dischi. Eh sì, mi volevano bene😜
Tra i vinili prestati, si spaziava dai Pink Floyd (ecco che ritornano, un vero e proprio incubo per me) a David Bowie, da Michael Jackson a Prince,dai DM ai Police. Ma pure, tornando all'Italia, De Gregori, De Andrè, Dalla, Battiato, rimasti sempre al top e alcuni che, con i tempo, hanno fatto perdere le loro tracce: Mario Castelnuovo, Garbo, Alberto Camerini, Marco Ferradini e Alberto Fortis.



La Grande Grotta è  il terzo album in studio del cantautore piemontese, il suo lavoro più famoso e più venduto. Rischiava di rimanere nell'eterno limbo dei dischi mai venuti al mondo, se non fosse stato per l'intervento del grande produttore e musicista Alberto Salerno e di sua moglie Mara Maionchi che lo produssero dopo il litigio con il suo ex produttore Vincenzo Micocci (il famoso Vincenzo io ti ammazzerò) che lo aveva portato a rompere il contratto con la IT.
Alla coppia di ferro della discografia italiana, Alberto dedicò la canzone Sono contento di voi.
Un lavoro che vide la luce mentre il suo autore si trovava negli Stati Uniti, in un periodo, per lui, di completa maturità ed espressività sia a livello di scrittura che di voce. Quest'ultima, diviene un vero e proprio strumento che lui adatta con una facilità incredibile a qualsiasi tonalità, rendendola unica ed inimitabile. Ad ascoltarlo, ritrovo eco e armonie da Al Jarreau; rasenta la perfezione. La penna artistica cavalca con grande ironia e allo stesso tempo con speranza e passione, la storia d'amore dei due amanti protagonisti del racconto segnato dalle canzoni. Da Nuovi giorni, in cui il protagonista chiede alla sua amata di seguirlo verso nuovi orizzonti fino ad arrivare a La Grande Grotta, metafora di approdo e serenità rivolta al sole che nasce. Spaziando tra i vari continenti, L'Asia, la "vecchia Europa" e l'America,  lì dove tutto può completarsi, perché l'unica che resisterà, anche se non le risparmia critiche, come accade in Marilyn.
Dopo un lavoro così possente ed impegnativo ci si aspettava, nel tempo futuro, un consolidamento del suo percorso artistico. Cosa che non è avvenuta. Fortis si è lasciato trascinare dall'oblio che ha segnato il resto della sua carriera, tornando solo recentemente sulle scene discografiche con album discreti ma di nicchia. Peccato per il suo grande talento, che brilla tutto in questo album. Penso davvero che pochissimi autori, in quegli anni, seppero spaziare come lui tra i vari generi della pop e glam rock music, in meno di quaranta minuti. Ed è per questo che vi consiglio di ascoltare tutti i brani che metto come di consueto in coda al post. Imperdibili.


Nel video: SETTEMBRE






LA GRANDE GROTTA - 1981

LATO 1


LATO 2









21 novembre 2016

57TH & 9TH.



Riconosco che negli ultimi anni ci eravamo un po' persi. 
Sarà che eri andato verso un suono che non riconoscevo. Esperimenti, musica classica, varie contaminazioni anche testi teatrali. Vero è che le continue ricerche e sperimentazioni ti hanno reso più ricco e più fragile. Ma quando ti sei dato al liuto ecco, allora è stato il momento in cui avevo deciso di dire addio all'artista, ormai così lontano da quel rock indiscutibilmente riconoscibile quale unico e suo.
E mi mancavi. Tanto.
Mi mancava Gordon, colui che aveva scritto la CANZONE PERFETTA. Che era stato il compagno delle scorribande, delle serata passate in macchina o fermi a guardare delle luci lontane. Quegli anni amatissimi e pure odiati, di passaggio dall'adolescenza alla giovinezza.Allo stesso tempo chi mi aveva fatto amare NYC attraverso la sua luce più vivida. La mia meglio gioventù un po' irruenta e la mia maturità pacata ma mai ferma. Mi mancavano il basso grintoso e  la chitarra carezzevole, l'indisponenza, l'inusitato talento. Mi mancava il tuo snobismo, il non esserti mai piegato ad alcun conformismo. Mi mancava lo sguardo indagatore, un po' cinico. Mi mancava la tua musica, che mi portavo dentro ben stretta.
Ed ora ti ritrovo ad un angolo della 57esima strada, lì in quella Manhattan che conosco bene, mentre cammini velocemente per raggiungere il tuo studio di registrazione. E ci fai toccare di nuovo con mano il sound che ci piace di più. Un ritorno grandioso.


Forse il più bell'album del 2016.Di sicuro uno dei tuoi migliori.

E ci convinci e ci stimoli e ci circuisci, con la forza e la rabbia nella quale ci e ti riconosciamo.


Ci emozioni cantandoci che non potresti fare a meno di chi ami, ricordandoci i grandi amici artisti che in questo anno di lutti se ne sono andati, tenendo presente che le rockstar non muoiono mai, ma lentamente si dissolvono.



E a cavallo della tua moto potente affondi questo mondo che non sappiamo bene dove voglia andare, ricordandoci i tuoi diktat ecologisti. e tra giri di parole e proverbi inglesi ci fai capire che se non cambiamo presto, tutto quello che abbiamo attorno e che amiamo sparirà.




E mentre affondiamo nei loop che amiamo di più, ascoltando il basso assieme alla chitarra e alla batteria potente che li completa, ecco che arrivano le ballate. Che parlano di amore del quale non vogliamo più accontentarci. E' già troppo questo mondo e questo modo di vivere. Tutto o niente. Non potrei essere più d'accordo di così.




Ma non è ancora finita, con una preghiera ci metti al posto di chi non ha più nulla per cercare di guardare il mondo con i suoi occhi. Quasi rassegnati a quella volontà superiore a cui tutti tocca inginocchiarsi.



Finisci accarezzandoci con la tua voce e il tocco della tua chitarra, regalandoci la speranza che pur essendo uomini fragili siamo allo stesso tempo forti, in grado di mantenere il nostro posto, magari arrivando in ritardo e nonostante questo salvandoci. 


E allora, dopo avere bevuto l'amaro calice della tua distanza ora posso alzarlo forte e dire: bentornato STING.




26 settembre 2016

BUON COMPLEANNO LORENZO.




Tre compleanni da ricordare: Lorenzo Jova Cherubini, Francesco Totti e Dylan Dog


Qui da me sei di casa.
Ho scritto post interi parlando di te e di me.
Come fratelli, perché un po' lo siamo. Ci uniscono passaggi di vita in comune, così come gli anni, almeno trenta, in cui tutti i miei passi si sono incrociati con i tuoi.
La radio per prima e poi DJ Television. Le canzoni, le sere, il voler restare un po' bambini, sempre col cuore puro.
I dolori, i dubbi, gli errori.
E l'ostinarsi nel cercare di cambiare il mondo, partendo dal nostro che così come è non ci piace.
Vorremmo avere la possibilità di scegliere.
Se non c'è ce la creiamo.
L'amore caparbio, fortemente voluto.
I dubbi quotidiani.
La ricerca di noi, continua.
Il non accontentarsi mai.
Sarà forse l'anno di nascita in comune che ci fa scalpitare come cavalli selvaggi nella prateria urbana?
Non so, conosco persone che non sono cambiate mai, che sono ancora più rigide ora di quando avevano vent'anni e trottavano liberi. Della nostra età ma così lontani e tristi.
Che incupiscono, che ottusamente persistono nelle loro "certezze".

Noi non siamo sicuri mai.
In continua evoluzione.
In continua bellezza.
Con lo sguardo diretto, aperto, luminoso, sincero.
Noi che non fuggiamo mai.
E ci scontriamo contro l'ottusità, contro l'opacità più risoluti che mai.

Nonostante tutto Vivi.

Buon compleanno Lorenzo, ragazzo fortunato.







15 giugno 2016

DIECI CANZONI PER UNA CITTA'.





Dieci canzoni per una città 





Questo post mi è venuto in mente mentre scrivevo di NYC.
La musica fa la parte da leone nella mia vita,del resto come poteva essere diversamente visto il titolo del mio blog.
E come le parole dei miei libri preferiti, accompagna e sottolinea ogni mio passo.
Riesco a leggere con il sottofondo musicale, impresa non da tutti.
Ho fatto pratica al liceo, quando studiavo. E devo dire, che pure con il mangiacassette (mitico) che andava a manetta, non ho mai avuto insuccessi scolastici, anzi.La mia capacità di concentrazione era sempre al massimo.
Dicevo, mi è venuto in mente mentre finivo il post su Nyc. anche quando scrivo, solitamente, ascolto musica. Voi?

A questo punto ho pensato ad un  collegamento ideale tra le città preferite e la musica che più ce le fa sentire vicino.

Io, ovviamente, ho scelto New York, (ma è stata dura la lotta con Milano). E ho stilato la lista che vedete in basso. Però sono curiosa di sentire i vostri di abbinamenti, se avrete voglia di partecipare al gioco.Lasciate nei vostri commenti la città e le canzoni che ve la ricordano. Di alcuni di voi, prevedo già la scelta della città e perfino qualche canzone.
Vedremo se ho ragione.

La mia song list:

Moon River - Henry Mancini



52nd Street -  Billy Joel







Englishman a new york - Sting




Angel of Harlem - U2



Central Park Blues  - Nina Simone


Off Broadway -  George Benson



The Rising -  Bruce Springsteen


Underpressure - Queen e  David Bowie



Uptown Girl -  Billy Joel



Walkin'on the wild side -  Lou Reed