Visualizzazione post con etichetta consiglidilettura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta consiglidilettura. Mostra tutti i post

20 febbraio 2022

[L'INCIPIT DELLA DOMENICA] La tentazione di essere felici di Lorenzo Marone


La tentazione di essere felici - Longanesi Editore - 2015


 Cesare Annunziata

Il ticchettio della sveglia è il solo rumore a tenermi compagnia. A quest'ora la gente dorme. Si dice che le prime ore del mattino siano il momento migliore per il sonno, il cervello è in fase Rem, quella in cui si sogna, il respiro diventa irregolare e gli occhi si muovono rapidamente da una parte all'altra. Uno spettacolo tutt'altro che divertente, insomma, come trovarsi di fronte ad un indemoniato. Io non sogno mai. Almeno, non ho particolari ricordi. Forse perché dormo poco e mi sveglio presto. O perché bevo troppo. O solo perché sono vecchio e da vecchi i sogni si esauriscono. Il cervello ha avuto una vita per elaborare le fantasie più strambe, è normale che con il tempo inizi a perdere l'estro. La vena creativa ha un picco durante l'esistenza di ognuno, poi, ad un certo punto, arriva inesorabile la discesa, e alla fine dei tuoi giorni non sei neanche più in grado di immaginare una scena di sesso. 

24 maggio 2020

EDUARDO DE FILIPPO: SI CUCINE CUMM'È VOGLI'I I'''







Oggi ricorrono i 120 anni dalla nascita di quello che a mio parere è il più grande scrittore italiano (e non solo) del secolo scorso. 
A tale proposito, dato che sul mio blog ho spesso parlato di lui, voglio riproporvi un post del 1914 2014 che gli avevo dedicato. 





Sono trent'anni dalla sua scomparsa. 

Lo hanno celebrato in tutti i modi possibili. Servillo a Napoli con la regia di Sorrentino, lo sta ricordando grazie ad una delle sue opere più importanti: Le Voci di Dentro.

Io, ho avuto il grandissimo piacere di vedere suo figlio Luca al San Carlo di Napoli,  mentre recitava Shakespeare (La Tempesta) riadattato con difficilissimo lavoro di traduzione dall'inglese antico al napoletano seicentesco fatto da suo padre pochi mesi prima della sua morte.
Usando un linguaggio che avvicinò i protagonisti al pubblico partenopeo. Cosi chè Ariele, divenne quasi uno scugnizzo e Prospero e Miranda arrivarono al pubblico con un respiro ampio eppur vicino a loro, molto più comprensibile.
Una grande, immensa prova di Arte. Io sono orgogliosissima di avere avuto un tale privilegio, ed è uno dei ricordi più vividi della mia vita. Una immensa fortuna.
Ma oggi vorrei utilizzare un escamotage più familiare per parlarvi di lui.

Come palcoscenico casa mia. Non molto diverso da quella che è la scenografia del suo teatro tradizionale.

Me lo immagino seduto al tavolo della cucina in marmo bianco, lì dove tutto veniva scandito e gestito da mia nonna,  mentre insieme a lei  preparano una ricetta semplice e pure unica:

Tubetti al sugo cotto al sole. Tratto da "Si Cucine cumm'è vogl'i i'" di Isabella Quarantotti De Filippo.

"Quando eravamo in vacanza ad Isca, l'isola di Eduardo di fronte a Merano e più o meno equidistante da Capri e Positano, preparavamo spesso questi tubetti che riscuotevano successo presso tutti i nostri amici, sia italiani che stranieri. Ne era particolarmente ghiotto Archie Colquhoun, autore di una splendida traduzione in inglese di Promessi Sposi,
Bisogna cucinarli d'estate, perchè è allora che sono disponibili i due ingredienti principali: sole e pomodori. San Marzano, maturi, rossi e succulenti.

per sei persone occorrono:
400 gr. di tubetti medi non rigati
500 gr. di San Marzano a pezzetti e senza semi
100 gr. di ottimo olio d'oliva ( extravergine direi)
1 e 2 spicchi d'aglio tagliati a metà ma non mondati
3 cucchiai colmi di succo di limone ( non trattato )
abbondante basilico fresco

Strofinate l'interno di un'insalatiera con l'aglio e lasciatelo cadere dentro con l'olio, il succo di limone e i pomodori.
Usate un po' di più di sale perché,  insieme al calore solare, esso contribuisce alla cottura dei pomodori; in compenso l'acqua per la pasta sarà meno salata o addirittura insipida.
Mescolate per bene e, dopo aver coperto il recipiente con garza o tulle per tenere lontane le mosche, sistematelo in pieno sole. Nel giro di quattro ore il sugo sarà pronto e vi potrete versare i tubetti legati e scolati.
Decorate con tanto basilico. Anche gli spaghetti sono buoni conditi così, e un po' di peperoncino forte non ci sta male."



E li immagino lì, al chiuso di quella cucina, dove si è svolta la maggior parte della mia infanzia, a discutere in armonia di quanto amassero di più: la cucina napoletana. La regina delle cucine.

19 maggio 2020

IL CENTRO DEL MONDO


Riflettevo, mentre aspettavo la fine dell'acquazzone che questo pomeriggio ha inondato Milano, l'ennesimo di questo maggio confuso e non solo dal punto di vista climatico, su cosa sia per me, il centro del mondo.
Sono state alcune parole di un libro letto un paio di anni fa a scatenare  improvvisamente tutto quanto.Riaffioravano alla mia memoria e la malinconia della pioggia accendeva di ricordi familiari, ogni respiro.
Ho cercato il paragrafo del libro lì  dove il protagonista spiega come il suo amore per la montagna era cresciuto,  da quando bambino andava ogni estate trascinato dai genitori fino al momento in cui aveva deciso, ormai adulto, di viverci.
Per lui, il fulcro è un luogo, un posto a cui dedicarsi, da curare, migliorare e proteggere. L'amore per quel legno e quelle pietre, per i sentieri e i boschi,  diventa scopo e fine. La montagna è il rifugio, è l'essere se stesso, è quanto di più simile all'amore ci possa essere. 

Per me, il centro del mondo è la famiglia. Non un luogo fisico, come può essere la casa, ma un luogo di affetti e di memoria. Solitamente è anche un luogo di baci e abbracci, di vicinanza fisica, di carezze, di silenzi e di rumore. Un luogo in cui la parola regina è accoglienza. Un luogo che, non ha bisogno di spazi precisi per ritrovarsi. Soprattuto per chi, come noi, è abituato alle distanze.
Pensavo sarebbe stato più facile rimanere in attesa, mentre tutto cambiava e si modificava, mentre il mondo stesso veniva completamente travolto da un evento nuovo e devastante. 
Pensavo che sarei stata più forte e avrei resistito meglio alla lontananza. 
Mi sbagliavo.  Mai come in questi due mesi, il mio centro del mondo mi è mancato, ho perso l'equilibro che pensavo di avere conquistato e vinto. Per fortuna, mai, nemmeno per un secondo sono rimasta sola, ma mi sono riscoperta più fragile. 
Davvero difficile pensare alla propria vita senza la certezza di affetti che a volte possono sembrare ingombranti ma sono la chiave di volta della nostra esistenza. E per me non è quanto di più simile all'amore ci possa essere. È AMORE.

Cos'è invece il centro del mondo per voi?



PS: se non avete mai letto il libro di Paolo Cognetti ve lo consiglio. Ritengo faccia parte di quella schiera di libri da leggereassolutamente.



"Il mio centro del mondo in quegli anni era la casa che avevamo costruito insieme, Ci andavo a stare per lunghi periodi, tra giugno e ottobre, e ogni tanto ci portavo degli amici che se ne innamoravano subito, così finii per avere lassù la compagnia che mi mancava in città. Durante la settimana vivevo solo, a leggere, scrivere, spaccare legna e vagabondare per vecchi sentieri. La solitudine divenne condizione familiare per me. Buona ma non del tutto. Ma nei sabati d'estate c'era sempre qualcuno che saliva a trovarmi, e allora la casa smetteva di assomigliare alla capanna di un eremita, e diventava uno di quei rifugi che una volta frequentavo con mio padre. Con il vino sul tavolo, la stufa accesa, gli amici che discutevano fino a tardi, e la lontananza dal mondo che per una notte ci rendeva fratelli. Il rifugio si scaldava al fuoco di quell'intimità, e a me pareva che, tra una visita e l'altra, ne custodisse le braci."

(PAOLO COGNETTI - LE OTTO MONTAGNE)


19 novembre 2017

RECENSIONE: NICOLA PEZZOLI - IL BAMBINO CHE SBAGLIAVA LE PAROLACCE






AUTORE: NICOLA PEZZOLI
TITOLO: IL BAMBINO CHE SBAGLIAVA LE PAROLACCE
EDIZIONI: IRRENHAUS 2
PAGINE: 222
PREZZO formato cartaceo: 9,36
PREZZO versione per kindle: 2,99
IN VENDITA SOLO SU AMAZON













Torno a parlarvi di libri e lo faccio presentandovi il nuovo lavoro di Nicola Pezzoli.


Tratteggio una breve sinossi:
è una raccolta di racconti, che vibrano attraverso il tempo, dagli anni '80 fino ad oggi.
Non c'è cronologia. Si va avanti e indietro baipassando lo spazio aiutati dalla potenza  e dalla vivida fotografia delle sue parole.
In realtà, pur essendo 43  i suoi racconti, a me pare ci sia un unico denominatore:  l'uomo e l'autore.
Ogni capitolo breve o lungo che sia, racconta di lui.
Che siano episodi inventati, che abbiano un fondo di verità, che sia passato o presente, ci ho riconosciuto lo scrittore che conosco dipinto di tutto punto, in ogni parola, in ogni pagina.
Il bambino che sbagliava le parolacce, ha una scrittura che Nicola si è inventato e che è tutta sua. La riconosci, è il suo marchio di fabbrica, presente in ogni virgola.
Brillante e amaro, ironico e violento. Tratteggia la realtà aiutato da metafore illuminate dal furore della sua delusione, dalla rabbia della sua non-rassegnazione.
Capace di colpirti al ventre in maniera così furiosa da farti dire, mentre lo leggi, ora basta, smetto.

Ma non ce la fai.

Vai avanti, racconto dopo racconto, lucidamente, scuotendo la testa, ribellandoti e imprecando come lui.
Ti rendi conto di quanto pur così surreale, sia tristemente tutto vero. Il suo mondo è il nostro. Ne siamo consapevoli quanto lui, e lo vediamo attraverso il suo sguardo  a volte limpido e disincantato a volte torvo e irriducibile.
Eppure la poesia, la dolcezza a cui ero abituata c'è.
La nasconde bene per colpirti all'improvviso quando meno te lo aspetti.
Vi lascio alcuni estratti, che spiegano molto meglio di me cosa sto cercando di dirvi.


Strana e banale ispirazione.
Guardare un pettirosso, camminare come se mi fossi perso, parlare di libri con Paolo Zardi, essere acqua di lago e di mare, scrivere, accarezzare un gatto (e quando esce, sperare che il pettirosso sia già volato via), guidare sotto la pioggia ascoltando i Depeche Mode, scrivere, intenerirsi per un nonnulla, essere la pioggia, scrivere, sognare la mamma quand'ero piccolo, leggere un libro così bello che poi baci la copertina, ricordare e rivivere come fossero adesso le mattine di Natale da bambino, scrivere, preparare le valigie per il Mare, commuoversi fino al midollo ascoltando La Cura di Battiato, scrivere, gustare la panna montata, riguardare il Grande Lebowski, rubare un bacio...

Stop.
Non ci credevo. E lui non la smetteva più. Lo stronzo politicante coi baffi grigi e la pancia piena e l'orologio d'oro e il conto in Svizzera. Che magari si arricchisce vendendo armi e mine antiuomo. Dev'essere uno che ama le Partite del Cuore, pensai. Quelle mascalzonate. Stronzi contro Ipocriti. Tutti lì a farsi belli e divertirsi e mettersi in mostra e dare lezioni e guadagnarci soldi e dare una percentuale in beneficenza che poi sparisce chissà dove. I "Buoni" che si mettono in mostra a me mi sono sempre puzzati assai più dei "Cattivi".



L'INUTILIFICIO.
La mia mamma e il mio papà lavorano fin da quand'erano ragazzi all'inutilificio. A casa non si incontrano quasi mai, perché la mamma fa il turno di giorno all'inutilificio e il papà fa il turno di notte, sempre all'inutilificio. Sgobbano in reparti diversi: la mamma in quello leggero che fabbrica ciabatte per gatti e reggitesticoli umani in filo d'amianto, papà in quello pesante che fabbrica doppi attacchi per calessi, scaldabagni a rotelle e il famoso robot che caga. Il robot che caga è il fiore all'occhiello dell'initutilificio, perché tutti i robot che cagano imbrattano continuamente il paese di merda (non fanno nient'altro) e così per pulire e per smaltirla si crea altro Lavoro.



Le mie recensioni lo sapete, non seguono i canoni usuali. Ma arrivano dalla pancia e dal cuore, lì dove si fermano le parole.
E nelle pagine di Nicola tutte le volte ci vedo un po' di me, un po' di noi. Che speriamo e che non ci rassegneremo mai all'Inutilificio. Sarebbe impossibile.
Grazie Nick.





Bibliografia:
Nicola Pezzoli vive e lavora in Lombardia.
È autore di: 
Tutta colpa di Tondelli (Kaos 2003)
Quattro Soli a Motore (Neo 2012)
Chiudi gli Occhi e Guarda (Neo 2015)
La Campagna Plaxxen (Arseuropa 2015)
Mailand (Neo 2016)
Pazzoteca La Paz (KDP 2017)