‘Devi abitare la poesia
se vuoi fare poesia’.
E cosa significa ‘abitare’?
Significa portarla come un abito, indossare
le parole, sedendo nella luce più netta,
nella seta del mattino, nel fodero della notte;
un sentire spoglio e frondoso in un’aria che sorprende;
familiare…insolita.
E cosa significa ‘fare’?
Essere e diventare il clima mutevole
delle parole, il servo della musa a condizioni
atroci, intraprendere viaggi sopra voci,
evitare la collina dell’ego, il pozzo dell’afflizione,
la sirena che sussurra stampare, successo, stampare,
successo, successo, successo.
E perché abitare, fare, ereditare poesia?
Oh, è la commedia condivisa della peggiore
benedizione; il suono che guida la mano;
la parola vitale che scorre da una mente all’altra
attraverso le stanze lavate dei sensi;
una di quelle stregate, indifendibili, impoetiche
croci che pur dobbiamo portare.
(Le vie delle parole - 2018)
Note bibliografiche:
Anne Stevenson è nata a Cambridge nel 1933. Ma dopo pochi mesi, i suoi genitori statunitensi, tornarono in America. Lì ha vissuto e ha studiato musica, pianoforte e violoncello. Mentre sembrava avviata ad un ottimo futuro da concertista, cominciò ad avere problemi di udito, per cui dovette abbandonare gli studi, dedicandosi alla poesia. Si sposò e tornò a vivere stabilmente in Gran Bretagna nella città di Durham. Ha pubblicato diverse raccolte e vinto numerosi premi in questi anni e viene ritenuta come una delle più importanti figure della poesia anglo-americana. Ho trovato questa poesia bellissima, ironica, ritmica. Spero vi piaccia.

