Le delusioni fanno parte della nostra vita. Capitano con frequenza, di solito le mettiamo in conto. Ci fanno compagnia fin da quando eravamo bambini. Chi non si è sentito ferito, durante l'infanzia, per un/una amico che ci ha tradito rivelando qualcosa di personale che avevamo confidato solo a lui, una persona di famiglia che non apprezzava un compito svolto bene, un compagno di scuola che si è preso un merito tutto nostro. Alcuni di noi, io in primis, hanno avuto genitori che, diversamente da quelli dei nostri coetanei, non passavano le giornate ad elogiarci, sebbene ce ne fosse motivo. Piuttosto ci spronavano a fare sempre meglio, a non crogiolarci nei successi ottenuti. Si, io sono cresciuta così.
Erano piccoli dolori ingigantiti dal momento che poi passavano. Eppure delle piccole cicatrici, fin da allora, le abbiamo portate con noi.
Da adulti accade lo stesso. In ambito lavorativo, personale, familiare. C'è sempre qualcuno su cui abbiamo puntato e perso. E la delusione ci spiazza. Colpa delle nostre aspettative, spesso troppo alte. Siamo consapevoli che possa accadere, ma nonostante l'età e la nostra sbandierata maturità, minano il nostro equilibrio perché ci facciamo condizionare dall'idea che sia colpa nostra. E anche l'autostima, così faticosamente raggiunta, rischia di prendere una brutta batosta. Ma che fare allora? Come difendersi?
Prima cosa dobbiamo imparare a gestirle. Ci vuole tempo, a me per esempio, ne serve parecchio. Una volta metabolizzata, bisogna non fare di questa esperienza un qualcosa di negativo, come rinchiuderci a riccio e allontanarci dagli altri, evitando di instaurare rapporti con persone nuove. E imparare a conoscere se stessi. Credo sia la prima regola. Il conoscerci ci consente di non perdere di vista la realtà e i nostri limiti. Sempre prendendo me come esempio, dopo un momento in cui mi lecco le ferite e aspetto pazientemente che passi, vengo presa da una voglia di rimettermi in sesto e recuperare. Guardo avanti e me la butto alle spalle. Cercando la carica giusta per passare oltre. Alla fine è un'altra lezione positiva che la vita mi ha dato. Cerco di farne tesoro il più possibile. Questo non mi terrà al riparo dalle delusioni che arriveranno. Ma mi renderà protagonista della mia vita, mai succube.
Siete d'accordo con me? Come vivete e affrontate le delusioni, di qualunque natura esse siano?
Io non lo so perchè proprio stasera ho voglia di scriverti.
Non è il tuo compleanno, nè un anniversario importante.
Sono solo tanti anni che tutte le sere intorno alle nove, ci sentiamo.
La prima cosa che dici al momento della risposta è "Mariè". Lo dici in maniera interrogativa perchè, dal tono della mia voce, capisci all'istante come è stata la mia giornata.
Durante la settimana mi senti stanca, ogni giorno di più. Sei sempre un po' preoccupata per me, hai l'ansia che io ti nasconda un problema, una preoccupazione, un malessere.
Ma so che questo è una tua caratteristica, lo fai anche con gli altri figli e ora con i nipoti.
Parliamo, io a volte poco, preferisco far parlare te. Sei sempre tanto sola in quella grande casa, con papà che ogni giorno diventa sempre più pressante e più duro da sopportare, con le sue fissazioni e con le sue verità inconfutabili. Diciamocelo che è un gran rompiballe.
E tu, spesso silenziosa, attendi la telefonata del figlio o della figlia per chiacchierare e raccontare la tua giornata.
Ti informi della salute, la prima domanda, poi del lavoro e del tempo che fa. Sei diventata appassionata di meteo, sai meglio di noi il livello di precipitazioni che c'è a Milano, Roma e Napoli, le città dove vivono i tuoi ragazzi. Le raccomandazioni sul coprirsi si sprecano, in inverno ma anche in estate perchè si suda e ci si ammala. Talvolta io stanchissima, tendo ad essere breve, rispondo a monosillabi.
E tu, cambi discorso e parli della tua vita, di papà, della passeggiata che hai fatto con le amiche e dei tuoi malesseri.
Parti con lievità e poi racconti tanto. Racconti delle giornate degli altri figli se hai potuto sentirli, oppure ti rammarichi se è passato un giorno e qualcuno di loro non ti ha chiamato. Quando capita che anche tu sia particolarmente triste e giù di morale, faccio il nome dei tuoi nipoti. E' come se ti vedessi, ti si carica il cuore e ti si illumina il viso. E allora parti in quarta e mi racconti di quello che ti ha detto il nipotino e di come ti racconta tutto, con una enfasi che ricorda molto da vicino il nonno. E poi passi alle gemelle, che ogni giorno fanno una scoperta nuova, che balbettano piccole parole brevi cariche di tenerezza. Io, dall'altra parte del filo, sorrido perchè so di aver trovato il modo giusto per farti ritrovare la serenità.Una piccola magia che funziona sempre.
Ecco, non faccio mai in tempo a dirti quanto ti voglio bene.La piccola banalità che ci scambiamo nei momenti eccezionali. Noi che abbiamo imparato ad accarezzarci e a coccolarci da poco tempo.
Sappiamo perchè e quanto ci è costato.
E quando salta la telefonata quotidiana, so che ci soffri. Ma non lo dici, minimizzi e passi oltre.
Talvota sono anche brusca, ho un caratteraccio lo so. Poi ci sto male io, e questo tu lo sai.
Mi sto rendendo conto che la lontananza ogni anno che passa, è sempre più dura da sopportare.
E ogni volta che dopo essere stata a casa con voi, mi tocca ripartire, la ferita si rimargina con sempre maggior affanno.
Avrei voluto vederti invecchiare più serenamente e lentamente, esserti vicina. Accarezzarti di più, ridere con te molto di più di quanto faccio adesso, nei tuoi momenti bui, ora che è importante più che mai che tu sorrida.
E vorrei capissi che, se ti sgrido spronandoti a lottare, è perchè "voglio" che le telefonate della sera durino tanti ma tanti anni ancora e che ci siano ancora arrivi e partenze in via del cuore, sorrisi e regali di Natale.
Se la memoria non mi inganna, la ricerca dell'acustica perfetta era il problema che si doveva risolvere nell'antica Grecia e poi successivamente a Roma, prima di costruire un teatro, grazie a complicati calcoli matematici.
Fondamentale era lo studio del luogo e dei materiali del posto.
Si cercava sempre uno spazio su di una collina o un posto in discesa e che la pietra o il legno da utilizzare fossero quelli giusti visto il ruolo importantissimo che avrebbero avuto per la propagazione delle onde sonore all'interno del teatro.
Curvandosi nella maniera corretta grazie alle varie inclinazioni, sarebbero state percepite nello stesso modo in tutto lo spazio.
Non trascuravano niente, anche la disposizione delle gradinate e la loro altezza, così come la capienza e il numero degli spettatori previsti.
Sono carica di meraviglia e di ammirazione quando entro in uno dei vari capolavori classici costruiti nell'antichità e giunti fino a noi, a parte il fatto che fin da bambina, ne ho respirato l'aria e calcato le pietre in quel di Benevento, che ha un famoso teatro romano, in cui io trascorrevo ore quando bigiavo!
L'acustica perfetta di cui parla Daria Bignardi nel suo nuovo libro è la percezione assoluta dell'altro in amore.
Quando due cuori si incontrano e nello stesso istante si accorgono di battere all'unisono e sperano che sia per sempre. (vabbè versione mooolto romantica second me).
I rapporti però nel tempo si evolvono e può capitare che questa sintonia si spezzi nella coppia e uno dei due si accorga prima dell'altro che non si sta più facendo insieme lo stesso percorso.
Cosa succede in questo caso?
Nel libro Daria ci mostra quello che accade quando questo avviene dopo 13 anni di matrimonio e tre figli. Arno, il protagonista maschile ha sempre vissuto di certezze, la compagna, i figli e la casa, ha dato sempre tutto per scontato,certo, sicuro.
Questo modo di vivere ovattato gli ha permesso di dedicare tutto se stesso alla musica, sua lavoro e sua vita. I musicisti o almeno la maggior parte di loro, sono degli egoisti virtuosi, totalmente immersi nel loro mondo di suoni e vibrazioni, pensano spesso che la vita intorno, scorra fluida quasi come note su di un pentagramma. Fortunatamente per me, mio marito è l'eccezione alla regola.
Arno, la mattina in cui scopre che la moglie Sara, alla vigilia di Natale, è andata via lasciandolo solo con i tre figli, pensa ad uno scherzo.
Impiegherà molto tempo prima di capire che, invece, è tutto vero.
Preso da se stesso e dalle sue sicurezze, immagina si tratti solo di un momento breve, trascurerà le ragioni prima di cominciare a farsi le domande giuste, chiedersi perchè e provare sul serio a cercare sua moglie.
E a cercare di capire, il senso di quell'abbandono.
E' un uomo che per come è vissuto non ha mai voluto saperne di sofferenza e di infelicità, di se dice questo: Per me la modalità più comune, violoncello a parte, è non fare niente,rimanere immobile aspettando che le cose si risolvano da sole o vengano risolte a stanarmi. Sara dice che se posso evitare di prendere qualunque iniziativa, se riesco a schivare qualunque azione o sentimento faticoso, sono più contento."
Nella sua ricerca verso la moglie scopre passo dopo passo come fosse diversa da quella che credeva e che per anni gli era stata accanto, quasi silente; tutto ciò lo rende rabbioso ma ancora cieco, nonostante il rincorrerla gli dia abbastanza spunti per incominciare a vederla, per davvero.
Il libro si apre con un biglietto e si conclude con una lettera.
Nel mezzo trent'anni di vita, due persone e due anime.
Solo quando saranno lontane alla fine riusciranno davvero a comprendersi.
Superando l'incomunicabilità che per anni aveva circoscritto il loro rapporto.
Il libro mi è piaciuto, molto.
E' scritto con sensibilità magnifica, emozionalità intensa, oltre i protagonisti altri comprimari mi colpiscono, come Massimo il migliore amico di Arno, e Rino il padre di Sara.
E' scorrevole, vorresti non smettere mai di leggerlo, i personaggi li fai tuoi e alla fine ti appartengono.
Io resto legata ad Arno,perchè nonostante tutti i suoi difetti,in primis la cecità nei confronti di sua moglie, mi ha catturato.
Mi è piaciuto il suo modo integro di porsi nei confronti della situazione e la sua rigidità iniziale, mentre il suo mondo di sole certezze piano piano si sgretola facendo venire fuori, alla luce, un uomo diverso, complesso ma vivo e vero.
Lui comprende alla fine che l'acustica del cuore, è la cosa più importante.
Ora che l'ha trovata saprà donarsi, perché avrà imparato cosa significa amare. Intensamente e dolorosamente.
Del resto, tutto questo fa parte della nostra vita e nessuno di noi potrà mai dire, io ne sono fuori.
E tutti, per quanto la vita ci forgi e tenti di trasformarci in cinici equilibristi, sogniamo l'acustica perfetta, fino alla fine dei nostri giorni.