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17 marzo 2022

[LA BELLA ITALIA] Un fine settimana a Verona


Verona e la sua Arena (mio instagram)


Una breve fuga da Milano si è trasformata in una piccola vacanza. Il pretesto era la mostra di modellismo più importante d'Italia che si teneva a Verona il 12 e il 13 marzo. Era tempo che volevamo andarci e alla fine ci siamo decisi. Complice il bel tempo, sabato mattina siamo partiti.  E così, tra mattoncini Lego, treni in tutte le scale, droni, plastici e navi, ci siamo persi in quella che per me è una delle più belle città al mondo. Ma ne abbiamo approfittato per passeggiare, mangiare, visitare luoghi già noti e dimenticare per un paio di giorni quel che di difficile il mondo continua a proporci.

14 maggio 2020

POSTITIZIE:I DOLCI MOMENTI DI NAPOLI


PASTICCERIA DOLCI MOMENTI (IMMAGINE DAL WEB)

Una pasticceria di Napoli alla riapertura della Fase 2,ricomincia con un pensiero per i più bisognosi a cui regala i suoi prodotti dolciari.

Un piccolo bel momento di gioia e generosità quello che ha coinvolto una pasticcera di Napoli, dei Quartieri Spagnoli che pochi giorni fa ha potuto riaprire e ricominciare a lavorare dopo il lockdown e ha voluto dedicare un primo pensiero alle persone bisognose, alzata la saracinesca del loro negozio nei quartieri spagnoli, le prime infornate di dolci sono state infatti tutte per i poveri della zona a cui la pasticceria ha fatto recapitare vassoi e vaschette di specialità della casa, pasticcini e tortine, oltre alla piccola pasticceria i pasticceri hanno anche preparato una grande torta con la scritta “Andrà tutto bene” e disegnato con la crema e la glassa due persone sorridenti e un coloratissimo arcobaleno. 
A supporto dell’iniziativa della pasticceria Dolci Momenti, l’associazione evangelica “Tabita” che durante il lockdown ha provveduto a distribuire generi alimentari alle persone in difficoltà della città e che anche nel caso di questa bella iniziativa ha aiutato nell’individuazione della persone a cui fare questa piccola sorpresa e nella distribuzione di dolci e pasticcini
Mimmo Pazzi il presidente dell’associazione Tabita spiega sulle pagine di Ansa che è fondamentale il sostegno alle famiglie e a chi in questo momento di grande crisi si trova in difficoltà, quello della distribuzione dei dolci vuole essere un piccolo momento di gioia in più da regalare a chi sta combattendo delle battaglie difficili.Ovviamente questo piccolo dono dolce si accompagna all’impegno concreto che l’associazione fa consegnando settimanalmente generi alimentari di prima necessità.Una piccola sorpresa in più, che ha regalato un sorriso a molte famiglie e che speriamo possa essere di buon auspicio ai fratelli Calemma che hanno partecipato a questa generosa iniziativa e distribuito varie teglie di dolci gratuiti anche ai passanti per strada.


Oggi volevo parlarvi solo di cose belle e questa notizia mi ha "allargato" il cuore. Il buono e il generoso della nostra ITALIA.

fonti: Positizie.it

02 aprile 2020

POSTITIZIE: LETTERA DI UN'INFERMIERA AL RESTO DEL MONDO



Lo so, è un post lungo. Ma prendetevi cinque minuti e leggetelo. Penso che molti di voi avranno letto a mezzo stampa la notizia della lettera che un'infermiera dell'Ospedale di San Luigi di Orbassano ha inviato al sindaco di Volvera.Lui l'ha pubblicata sulla sua pagina Facebook. Dice tutto su questo tempo terribile. Io sono rimasta in silenzio e ho avuto un momento di emozione intensa. Chissà quando ne verremo fuori. Spero  che saremo molto più ricchi. Dentro.

«Buonasera sig. Sindaco,lavoro in ospedale, le scrivo perché, da cittadina volverese vorrei descriverle una giornata tipo. Una come tante, in questo periodo. Ma non vorrei descriverle quello che stanno passando i media: numeri, statistiche, decreti e divieti. Vorrei farlo visto dal lato del paziente Covid positivo e degli operatori. Il Covid è molto più che un virus subdolo.Siamo un paese che sa solo lamentarsi per qualsiasi cosa, mai contenti di nulla. Sembra che la quarantena sia un castigo anziché una protezione per ognuno di noi. Se lo riterrà opportuno, potrà condividerlo lei, per sensibilizzare.Che bello essere chiamati angeli, ma chissà se poi lo siamo davvero.È un sabato mattina di una settimana di allerta Covid-19. Finalmente un giorno di riposo dopo tanto lavoro. Finalmente puoi dedicarti alla famiglia. Per te la quarantena non esiste, non esiste il divieto ad uscire e non è mai esistito. Tu devi lavorare, sei preziosa dicono. E invece no, niente riposo. Arriva la chiamata. Si deve andare. C’è bisogno di coprire turni. Il lamento è d’obbligo, non vorresti, ma si fa. Mentre ti prepari, rifletti che marzo non è stato affatto clemente: turni di 12 ore, ferie annullate, riposi ma cosa sono i riposi?Arrivi in ospedale, qualche figura nei corridoi, ma ancora troppa gente in giro. Arrivi al reparto critico, quello dove sono ricoverati i pazienti positivi. Tutto blindato, suoni. Ti apre la collega che è li da ieri sera. Stremata, viso segnato dalla mascherina e gli occhiali, prendi consegna e la congedi. Deve riposare. Suona un campanello. Ti sporgi alla camera interessata, chiedi il motivo della chiamata, rassicuri che presto entrerai, e vai a vestirti. La vestizione è lunga, ci si deve bardare molto bene e non si possono commettere errori di trascuratezza.Entri dalla paziente, la conosci e la saluti. Ha un casco sulla testa, si chiama C-pap. Serve per respirare meglio, non ha molte speranze e il monitor al quale è collegata ne dà conferma. Ma la paziente è cosciente, lucida e orientata nel tempo e nello spazio, ma soprattutto sa che sta per morire. Lo sa, lo percepisce e lo sente. Parli un po’ con lei.Non mangia da giorni. Questa mattina chiede la colazione. Ha un diabete non controllato e vuole due fette biscottate con la marmellata. Sarà certo il diabete il suo peggior nemico ora? E riferisci alla collega di passarteli.Quello sguardo implorante ti uccide. Distogli ogni tanto gli occhi da lei per non morire dentro…Mentre le sistemi i cavi dei parametri vitali, lei ti prende la mano…”Amore, sei mamma?”. “Si, di due ragazzi”.“Allora puoi capire cosa sto provando?”.“Posso provare, ma se vuoi, puoi descrivermelo… ti ascolto”.“Ho quattro figli e sono sempre stati tanto mammoni. Un rapporto bellissimo, anche perché gli ho fatto da madre e da padre, visto che sono rimasta vedova da giovane. Non ho paura di morire, non vorrei solo soffrire. Ma un giorno, uno dei miei figli è venuto a trovarmi e non lo hanno più fatto entrare.. è stato obbligato, non una scelta. Non ho potuto vedere più i nipoti, le nuore nessuno. Io qui, loro a casa.”.“Ma chiamali al telefono e diglielo”.“Si, ma non è la stessa cosa”.“E vabbè, però ti sentono, ti parlano ed è già qualcosa, meglio di niente”.“Li chiamo ogni giorno, li sento che stanno soffrendo perché non possono stare con me fino alla fine”.Entra il medico, la visita e squilla il telefono, è uno dei figli. La paziente gli dice “c’è il medico, te lo passo”. Il medico descrive al figlio la situazione. È davvero critica. Alla signora viene detto che dovrà essere intubata presto e che non ha molto da vivere. Il figlio chiede di poterla vedere per un ultimo, breve saluto. Non è possibile. il Covid non decide su chi posarsi, si insinua su chiunque.Il medico esce dalla stanza e la signora piange disperata. Mentre è ancora al telefono con il figlio, il figlio piange con lei. Lei ha sempre su di te quello sguardo implorante, come volesse chiederti di fare qualcosa e chiedi di passarle il telefono. La signora ha un telefono vecchio, non è anziana, ma nemmeno tecnologica, non puoi avvicinare il telefono all’orecchio, quindi non sai cosa ti risponde il figlio, ma quello sguardo ti ha trapanato e non sei soltanto un operatore, sei mamma, sei figlia.Dici al figlio: “Radunatevi tutti e quattro, ma proteggetevi con le mascherine. Fatelo prima che potete e poi chiamate in video chiamata questo numero”.E gli dai il tuo e vi farò vedere mamma. È poca cosa, ma almeno non sarà una cosa interrotta di netto, e la potrete vedere.Gli dici che sarai li per altre dieci ore e di richiamare più volte se non rispondo subito. Non passa neanche un’ora e la collega dice che dalla borsa sta squillando il tuo telefono. Tu sei sempre vestita e sempre in quella stanza, non sei mai uscita e le chiedi di prendere il cellulare, metterlo in un sacchettino, disinfettarlo e passartelo.Apri la video-chiamata e tutti e quattro i figli lì. La paziente non se lo aspettava ed è felice come una Pasqua e tu con lei. Si parlano un bel po’,  si raccontano, si dicono ti amo e lei desatura spesso perché si sta affaticando, ma sai il destino nefasto, non te la senti di chiedere di chiudere. Già una volta sono stati obbligati a tagliare, ora vuoi che la decisione sia la loro.La chiamata dura circa mezz’ora ed è come se un cerchio si fosse chiuso, quello che doveva essere è stato… lei aveva resistito solo per loro, per vederli, per salutarli. Hai il cuore in mille pezzi. Pensi a te e ai tuoi figli e comprendi tutto..ogni sua preoccupazione.Ti prende la mano, ti dice grazie, veglierò su di te, per quello che hai fatto. E fai fatica a non piangere. La paziente si spegne. Decidi di uscire e lasciare ai colleghi il resto. E vedi che, come le procedure prevedono, la cospargono di disinfettante, la avvolgono in un lenzuolo e la portano in camera mortuaria. Sola..sola..i suoi effetti personali messi in triplice sacco nero andranno inceneriti.È domenica mattina. L’agenzia di pompe funebri è venuta a prendere la salma. Uno solo dei figli presente, a debita distanza. Non l’ha più vista da quella video chiamata. Dà indicazioni all’incaricato e vanno via… la sua macchina svolta a destra, la salma va a sinistra..sola. Non ce la fai, quello è troppo. E se fino ad ora non avevi pianto, ora non ce la fai.A casa apri Facebook. Lamentele ovunque. Vi hanno negato la libertà, il bimbo non può andare più al parco, il cane passeggia troppo in là da casa e non si trova più lievito. Quanta ignoranza, quanti pochi problemi ha la gente, ma su una cosa ancora siamo fortunati: a noi ci saranno state anche negate delle cose, dovremmo anche fare sacrifici, ma almeno noi abbiamo ancora la dignità, un diritto che il Covid-19 ti toglie, senza poterti lamentare. Un diario dalla prima linea, quella umana, del cuore».





Fonte: La Stampa

14 dicembre 2014

Sono sempre i sogni a dare forma al mondo.




Io non lo so
quanto tempo abbiamo
quanto ne rimane
io non lo so
che cosa ci può stare
io non lo so
chi c’è dall’altra parte
non lo so per certo
so che ogni nuvola è diversa
so che nessuna è come te
Io non lo so
se è così sottile
il filo che ci tiene
Io non lo so
che cosa manca ancora
Io non lo so
se sono dentro o fuori
se mi metto in pari
so che ogni lacrima è diversa
so che nessuna è come te
Sono sempre i sogni a dare forma al mondo
Sono sempre i sogni a fare la realtà
Sono sempre i sogni a dare forma al mondo
e sogna chi ti dice che non è così
e sogna chi non crede che sia tutto qui
Io non lo so
se è già tutto scritto
come è stato scritto
Io non lo so
che cosa viene dopo
Io non lo so
se ti tieni stretto
ogni tuo diritto
so che ogni attimo è diverso
so che nessuno è come te

Come spesso accade quando ascolto le sue canzoni,  mi viene da pensare che è vero.
Maledettamente vero quello che scrive. Simile in larga parte a ciò che penso.
SOPRATTUTTO IL FATTO CHE TESTARDAMENTE IO, NON SMETTO DI SOGNARE.