28 marzo 2014

#Playlistdelcuore






Prendo spunto da un hastag lanciato su Twitter #playlistdelcuore  dal mio amico Matteo Gamba del blog Diario di Adamo e da Gabriella Cantafio, fanciulla fantastica conosciuta sulla piattaforma di VanityFair.it

Partendo da un elenco di dieci canzoni, si può elaborare un classifica di quelle che secondo noi ci rappresentano meglio.
Vita, dolori, passioni e amori.
Un po' tutto, quello che siamo...
E allora ho pensato di girarla anche qui ai miei amici di blog.
E propongo a tutti quelli che mi seguono, di creare una loro playlist personale.
E postarla sui loro blog.
Poi se avete voglia di spiegarla  con poche e brevi parole, ci starebbe benissimo.
Un modo molto bello di permettere alla musica di girare intorno a tutti noi.
Di rimanere nell'aria, come sospesa.
Ecco le mie due liste.
Ho diviso tra italiane e straniere.
Perché in questo modo avevo la scusa per raddoppiare!!!

Playlist italiana

1) Leggero di Luciano Ligabue. Più che la canzone preferita è la canzone simbolo. Quello che amo di lui. Perché "L’amore conta".
2) Il nostro concerto di Umberto Bindi. Ero poco più di una bambina e la canzone struggente mi è rimasta attaccata, come una carta moschicida. Notevole anche la versione di Claudio Baglioni.
3) Bella di Lorenzo Jova Cherubini. Perché c’è stato un tempo che l’avevo odiata. Mi era stata dedicata con tutto l’amore possibile. Ma era un momento di profondo buio per me. Ora rappresenta tutto.
4) Vedrai, Vedrai di Luigi Tenco. Scoperto da ragazzina. Un uomo fragile, come la maggior parte di noi.
5) Luce , tramonti a nord est di Elisa. La canzone con la quale l’ho conosciuta e amata. "Siamo nella stessa lacrima" il mio manifesto.
6) Quello che le donne non dicono di Enrico Ruggeri. Nella versione cantata da Fiorella Mannoia. Noi donne siamo così.
7) I giardini di Marzo di Mogol/Battisti. Mi ricorda un amore sbagliato. Che pure mi ha insegnato a vivere.
8) Il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano. Lui rappresenta la mia adolescenza, la mia sete di conoscenza. Mi ha insegnato a comprendere a fondo il senso delle parole.
9) Cambiare di Alex Baroni. Chissà cosa avrebbe potuto donarci se avesse avuto un po’ di tempo in più.

10) Almeno tu nell’universo di Bruno Lauzi. Mia Martini. Punto.

Playlist straniera

1) Voice e linda di Caetano Veloso. Il grandissimo cantautore brasiliano è arrivato  per caso,una sera mentre mio marito guidava lentamente verso casa ed io ero con lui. Me l’ha cantata sottovoce. Indimenticabile.
2) Every breath you take dei Police. Per me rappresenta il momento in cui il rock si è posato sulla mia pelle. Dall’album "Syncrhonicity" anno 1983. Quell’anno in contemporanea, nella mia vita arrivavano due gruppi rock che non mi avrebbero mai più lasciato. Segnano il passo e lo scorrere del tempo.
3) All i want is you ovvero gli U2. Chi mi conosce forse si chiederà perché non li ho messi per primi. sono appunto l’altro gruppo che fece capolino nella mia vita in quell’anno simbolo. Il singolo indicato appartiene al mio album feticcio dei quattro irlandesi “Rattle and hum”. Loro sono per sempre. E non ha importanza il posto in classifica.
4) Secret Garden di Bruce Springsteen. Un amore se vero e potente non può fare a meno di una passione struggente. E fisica. E’ così. E poi è il Boss.
5) Overjoyed di Steve Wonder. Il più grande cantautore soul vivente. Sto aspettando il nuovo album. Sembra che per quest'anno ce la facciamo.
6) You’ve got a friend di Carole King. Amo le versioni cantate dal vivo da lei e da James Taylor. Giganti.
7) Blowin’in the wind di Bob Dylan. Perchè alle medie l’ho imparata in italiano. Era tra le poesie di testo che la mia insegnate di italiano ci assegnava. Lo definiva il più grande poeta al mondo. E la risposta è nel vento
.
8 ) Violins and Tamburines degli Stereophonics. Perchè loro per me sono molto di più che Have a nice day!
9) Enjoy The Silence dei Depeche Mode. I Depeche Mode. Altro gruppo che mi accompagna da sempre.
10) UBerlin dei Rem. Solo un simbolo perché "Collapse into Now" da cui è tratta è il loro ultimo album. Ma io non ci credo ancora.


Ora aspetto le vostre!

22 marzo 2014

Luca Bianchini: da Rocco a Ninella ovvero da Instant Love a La Cena di Natale.



Luca Bianchini (immagine dal web)

La prima dedica di Luca per me è stata: Mariella che gioia vedere che esisti!

Ed io lo guardavo sbalordita mentre mi sorrideva "cazziandomi" leggermente, dicendomi che passavo poco del mio tempo sul suo blog, dedicandone molto ad un altro Luca (stavolta Fiorini) sulla piattaforma di Vanity Fair.





Mi sono beccata la ramanzina sorridendo, perché sì, aveva proprio ragione.
Sostanzialmente sono una donna retrò (essendo anziana io) e il blog del ragazzo modenese di cui vi ho già parlato, aveva molto più fascino per me. Rispetto al suo, sempre pieno di liste e di foto con personaggi famosi, a cui sono abbastanza allergica. Ma nella vita, dico sempre, solo gli stupidi non cambiano mai idea. E sulle liste ultimamente, mi sto ricredendo.
Sulle foto coi vip ancora no, per ora. Anche se quella sotto è proprio una foto con vip!!!
Mi stupiva come facesse a ricordarsi esattamente chi fossi e ad avermi focalizzato con tanta precisione.
Con il tempo e la conoscenza, ho imparato che all'inizio fatica a collegare volti a nomi ma di certo ha una memoria di ferro per tutto quello che scriviamo e che legge di noi sul suo blog.
Pertanto, una volta superato lo scoglio della fisionomia, attenzione alla sua memoria, che non gli sfugge niente.
Poi c'è stato il suo sorriso e il suo abbraccio. Che mi ha fatto sentire speciale.



Eccoci qua  (foto Dorian Gray)

E' una di quelle rare persone che ha il dono di farti sentire unico. Ogni volta che lo incontri.
Ed è uno di quei rari autori che trasmette tutta la sua positività e serenità in quello che scrive.
Mi sono avvicinata al suo mondo oltre tre anni fa, leggendo il suo romanzo Siamo solo amici.
Le storie di Giacomo portiere di un albergo veneziano, alle prese con una vita che gli sta sempre più stretta e di Rafael, giovane calciatore brasiliano alla ricerca di se stesso, si incroceranno presto. I due pur diversissimi tra loro,  troveranno il modo di comprendersi e di aiutarsi. Cercando se stessi per prima cosa e anche le risposte ad alcune delle loro domande.
Un romanzo sull'amore e sull'amicizia.
Mi ha dato la possibilità di guardare a Venezia da un'altra angolazione. Di questo lo ringrazierò sempre perché sulla città, grazie alle sue parole, ho in parte cambiato idea.
Una storia bella e malinconica scritta in maniera intelligente e garbata. Che affronta varie tematiche di vita serie e non, con una bella profondità. Senza eccessi di manierismo e senza incomprensibili iperboli.
Colpita e affondata.

Da Siamo solo amici:

"Quando ci si bacia non c'è mai modo di finire una frase, perché ogni parola detta è solo una scusa per riprendere fiato e tornare lì, a dove si era rimasti e dove si vorrebbe restare. Ormai non si parlavano quasi più. Erano nella beata condizione in cui non ti poni domande, perchè te ne sei già fatte troppe, e inutili. Quindi ti basta quello che hai."

Concordo pienamente con il suo punto di vista.Mi è sempre piaciuto questo tipo di bacio. Questo tipo di amore.

Poi sono arrivati i suoi libri successivi. Io che amo solo te e La cena di Natale.
Il primo, delizioso libro uscito all'inizio del 2013 ha conquistato tutti. Al centro della storia c'è un tipico, sfarzoso e surreale matrimonio pugliese. Attorno al quale ruotano tanti personaggi che fanno tutti capo a Ninella, la madre della sposa sarta di Polignano che ama, da sempre riamata, il padre dello sposo.
La finisco già qui, perché il libro è bello e ve lo consiglio. Vi farà ridere, cacciare qualche lacrimuccia e pensare.
Al pregiudizio, soprattutto.
Un male radicato e antico da cui ancora non riusciamo a liberarci.
La cena di Natale è la costola, riuscitissima, del primo.

Da Io che amo solo te:

"Con una mano teneva la sigaretta, con l'altra accennò una carezza che non aveva dato per venticinque anni. Fu un momento impacciato, ma sincero. Nel pieno della notte, il rumore del maestrale le aiutò a ritrovarsi. Erano bellissime. Erano vere. Ed erano per un istante, felici. Unite da quel dolore represso che le aveva accompagnate come un ronzio nell'orecchio. Ora, che era cessato, tutto sembrava più semplice."


Perché a volte madri e figli vivono di parole che sanno ma che non si sono mai detti. E quando le stesse parole arrivano finalmente a riempire l'aria muta di silenzi, si scopre che non si è mai stati amati e compresi così tanto.


Dovevo andare avanti e scoprire ancora il mondo di Luca Bianchini.

E qualche giorno fa ho letto il suo primo libro. Che ha da poco celebrato gli undici anni di vita.
Istant Love.
Uscito nel marzo del 2003, come di lui dice lo stesso autore, è stato un libro che nel primo mese di pubblicazione non ha venduto nemmeno una copia. Poi è partito e la sua ascesa è stata inarrestabile. Ancora oggi è il suo libro più letto.

Quello che per ora mi è piaciuto di più.
La storia di un triangolo amoroso.
La storia di Rocco. Coraggioso e disperato. La storia di Daniele. Indeciso, debole e opportunista.
La storia di Viola. Innamorata, sensibile, intelligente.
Ironico, leggero, sospeso e musicale. Sorprendente.

Da Istant Love:

"Io non so tanto che dire Viola. Mi dispiace, ma è stato più forte di me. più forte di noi. Non avrei mai voluto agire alle tue spalle in un modo così meschino. E per niente al mondo vorrei che tu ti separassi da lui. Perchè io sono solo una specie di appendice, di parentesi, di bonus track, di un cazzo di cappuccino tiepido che ormai è lì, e te lo bevi. Tu sei la donna della sua vita.



Le ultimissime notizie che ho su di lui,riguardano la sceneggiatura che sta scrivendo per il film che sarà tratto da Io che amo solo te.
E poi che è sempre in giro per l'Italia (lui va sempre dove lo invitano a presentare i suoi libri, ma ha una spiccata preferenza per la Puglia). Continua a presentare il suo programma Colazione da Tiffany, su Rai Radio2 il fine settimana, dalle sei alle sette.
Ha una rubrica di wellness su La Repubblica il sabato, intitolata Sesto Senso.
Ed è presente sul suo blog PopUp sulla piattaforma VanityFair.it.

Insomma Luca c'è. E Mariella di sicuro continuerà a seguirlo. E a leggerlo.
E a rincorrerlo quando sarà nelle vicinanze di Milano. A rimproverargli le troppe liste e le foto con vip(forse). Ma a riconoscergli l'intensità delle emozioni che riesce a trasmettere con le sue parole.

A presto Luca.
Sui titoli di coda una canzone che penso ti piacerà.











Note bibliografiche: Luca Bianchini autore. Casa editrice Mondadori.
Romanzi pubblicati:
Istant Love (2003)
Ti seguo ogni notte (2004)
Eros. Lo giuro (2005)
Se domani farà bel tempo (2007)
Siamo solo amici (2011)
Io che amo solo te (2013)
La cena di Natale di "Io che amo solo te" (2013)




19 marzo 2014

Padri e figli








Mio padre è tutto per me. Tanti volti, esperienze e insegnamenti.
E’ il bambino che a dieci anni rischiò di morire ammazzato da un nazista durante la liberazione per non avere voluto lasciare a quei pazzi assassini il suo cagnolino.
E’ il ragazzo che per prendersi il famoso “pezzo di carta” si alzava alle tre tutte le mattine e faceva trenta chilometri a piedi per andare a scuola. Ogni giorno, anche con la neve.
E’ il giovane uomo che arrivò a Milano con le tasche vuote e un biglietto scritto a mano da un parente per cercare lavoro.Non lo voleva ospitare nessuno perchè era meridionale, molto scuro di pelle e fuori dagli alberghi e dai locali c’erano cartelli con le scritte “non si affitta e non si vende ai meridionali”.
Mio padre fu l’uomo che tornò nella sua terra dopo avere raggiunto un buona posizione, perchè voleva sposarsi e crescere la sua famiglia lì dove erano le sue radici.
Mio padre non ha mai fatto un giorno di malattia nella sua vita. Ha lavorato per crescere e per far studiare tutti e quattro i suoi figli. Facendo dei sacrifici incredibili. Tutti hanno studiato, fino all’università.
Mio padre è stato l’uomo che ha spinto la figlia in crisi profonda ad andare via, lontano,come aveva fatto lui per cercare una strada diversa e migliore che la sua terra non poteva darle.
Mio padre è una roccia. Duro, testardo, un esempio su cui sono crollata più volte. Con cui ho lottato e lotto ogni giorno.E spero di farlo ancora a lungo.

BUONA FESTA DEL PAPA'.





15 marzo 2014

La strada che non presi


"Due strade divergevano in un bosco giallo
e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe
ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo
a guardarne una fino a che potei.

Poi presi l’altra, perché era altrettanto bella,
e aveva forse l’ aspetto migliore,
perché era erbosa e meno consumata,
sebbene il passaggio le avesse rese quasi simili.

Ed entrambe quella mattina erano lì uguali,
con foglie che nessun passo aveva annerito.

Oh, misi da parte la prima per un altro giorno!
Pur sapendo come una strada porti ad un’altra,
dubitavo se mai sarei tornato indietro.

Lo racconterò con un sospiro
da qualche parte tra anni e anni:
due strade divergevano in un bosco, e io -
io presi la meno percorsa,
e quello ha fatto tutta la differenza."
(Robert Frost)


Ci sono amiche che ti lasciano parlare. Altre che aspettano. Altre che ti stanno vicino tenendoti semplicemente la mano.
Che ci sono. OVUNQUE TU O LORO SIATE.
Ci sono amiche che aspettano quando tu avrai la forza per poter parlare.
Quando le lacrime smetteranno di scendere e torneranno i sorrisi.
Ci sono amiche preziose. Come le gemme più belle. Come l'amore più grande.
Da non mollare mai. 
Ti dedicano una poesia che ti ammutolisce.
Tu non hai avuto la forza per parlare. Loro ti hanno compreso fino in fondo.
Ci sono amiche come le mie amiche. Che non ho bisogno di nominare. Che ti spronano a lottare.
Lo so che sono fortunata.
LO SO. 
GRAZIE.


10 marzo 2014

Di giorni, di attimi, di vita






Attorno  il silenzio. Lo sciabordio delle onde in lontananza. Due gatti cicciotti e assonnati si crogiolano al sole tra le vecchie assi del pavimento.
Un vecchio pescatore, stanco di una vita di partenze e guerre di mare, assapora il mattino seduto su di una sedia di plastica rossa. 
Guarda e sorride. Saluta. Gli si risponde. Ha il viso scavato da rughe di vita.
Un tavolino quadrato con i piedi di metallo e due sedie.
Due sorelle sedute, il viso rivolto al mare.
Un vassoio con due cappuccini pieni di schiuma e caldi di caffè e latte.
Una fetta di torta di mele fatta in casa.
Una brioche croccante di zucchero in granelli.
Confidenze fatte sussurrando. Le sorelle si guardano e si ascoltano.
Le spalle a volte si contraggono. Sono preoccupazioni che passano dall'una all'altra.
Poi si distendono, quando l'ombra bella di una vita che le arricchisce si posa come una piuma sui loro pensieri.
Manca qualcuno. Due granelli fondamentali. Da far scorrere tra le dita.
Vorrebbero momenti più cospicui. Vorrebbero giorni e giorni da riempire.
Devono accontentarsi di attimi.
Esattamente come questi.
Sul mare piccolo di un paese quasi dimentico della vita.




Il mare dal baretto sulla spiaggia (foto MS)


I gatti del baretto (foto MS)

Il lungomare (foto MS)






Lungomare (Foto MS)
Lungomare (foto MS)




"Quando canto con Erri nel cuore".

02 marzo 2014

Qual è il problema?





Se sapessi di cosa stanno parlando, non sarei così curiosa. Sono ore che stanno parcheggiati sotto le finestre della mia camera da letto.
Con questo freddo. 
E poi ridono, scherzano, si passano lo smartphone per vedere le canzoni su you tube.
Dalle tre del pomeriggio a notte fonda.
E noi?
Noi dobbiamo alzarci la mattina presto. Sveglia alle cinque e un quarto mio marito, alle sei la mia.
Perchè tocca andare a lavorare. E loro? Beh in teoria ci sarebbe scuola no?
Escono con me al mattino, intorno alle sette. Con l'aria ciondolante che li contraddistingue.
Lo zaino pieno di libri (credo) e l'aria pesta. 
Non salutano nessuno, a volte un grugnito mi fa pensare ad un momento di educazione.
Rarissima.
Però tra loro, nella tribù che balla, si comprendono con un alzata di sopracciglia.
Ma va. Stanno sempre ad urlarsi di tutto. Come se li dividesse il muro di Berlino.
E le risate sguaiate? Non vi dico le fanciulle. Ci sono anche loro. Non sono esenti.
Pesanti e anche volgari. Lo specchio di questi anni. 
Sembra che si portino addosso il peso di tutta la rabbia del mondo. Sono lontani, sempre con le spalle rivolte a noi.
E mi domando.
Anche io ero così? Porca miseria, non è passata un'eternità ma non ricordo tutta questa stucchevole ignavia carica e violenta.
Lo so, sono incazzata. 
Qual è il problema?
Probabilmente la mancanza di sonno, no?


Un gran bella canzone Emis. Forse, noi di qua dal vetro e voi di là non siamo poi così lontani!







26 febbraio 2014

Una collezione da Barbie!










Oggi facciamo un esercizio ludico.
Tra le tante manie più o meno curabili da cui sono affetta, un posto d'onore (pure oneroso) spetta  alle mie bambole preferite.
Tornando indietro nel tempo a mo' di gambero, posso risalire con certezza all'attimo in cui si presentò per la prima volta la malattia.
Un giorno di Natale sospeso nel tempo.
Mia sorella Pia ed io.
Scartavamo i nostri regali. Allora, come ben sanno gli amici che ad occhio e croce hanno la mia età, i giochi che arrivavano erano uno, due al massimo.
Era già stato faticoso ai tempi, convincere i miei e festeggiare con doni anche il  giorno di Natale.
Perché, per noi figli di ferrovieri, c'era solo una possibilità: la befana delle Ferrovie.
E invece, dopo avere puntato i piedi per molto tempo, avevamo ottenuto di festeggiare anche babbo Natale. Tombola!

Dal mio pacchetto spuntò una barbie bionda e in costume da bagno. Rigida, come un baccalà. Capelli che avrei tagliato in un amen e un vestitino rosso con stivali che le avrei infilato immediatamente. Quella cosa lì, era troppo diversa da me.
Pia aveva un pacco enorme. Da cui venne fuori il più bel bambolotto del mondo. Biondo, occhi azzurri, completino celeste. Col biberon e il pannolino.
Una meraviglia.
Un nome, un programma: Cicciobello.

I nostri regali ce li eravamo scelti. Li avevamo chiesti. Ognuna di noi ebbe quello che aveva desiderato.
Eppure, appena vidi quel bimbo in miniatura, scaraventai la fanciulla in bikini in terra e assaltai il regalo di mia sorella.
Ci furono urla, pianti, capelli che a ciocche restarono tra le nostre dita.
Mia madre ci separò. E mi mise in punizione. Credo che mi beccai anche un ceffone. Ma non posso giurarvelo.

Odiai la mia Barbie inizialmente, ma poi... Crebbe la febbre.Dopo la prima ce ne furono molte altre. E poi la casa di Barbie, la macchina di Barbie, ecc...ecc...ecc...

Creai dei vestitini a maglia e all'uncinetto. Insomma fino ai 12 anni (ESATTAMENTE), il mondo della bambola Mattel fu il mondo che frequentai più a lungo.
E poi la mollai in angolo. La cancellai presa da ben altri amori.

Qualche anno fa, bazzicando uno dei mercatini dell'usato del milanese di cui siamo assidui frequentatori(anche la mia metà è un collezionista ma di treni interi e in scala) vidi la Barbie spring blossom.
Doveva essere mia. Mi ricordava la prima vera passione della mia vita. Si aprirono le danze e cominciò la mia collezione.


Barbie Spring blossom 1995


Man mano aumentarono andando in  parallelo  con le mie turbe. Il tempo malvagio fa la sua parte, io invecchio e male. Loro in eterno restano bellissime.



Barbie Colazione da Tiffany 1998


Barbie Colazione da Tiffany 1998

Barbie Vacanze Romane  2013


Barbie Grace Kelly 2011
Barbie sposa 2009

Barbie My Fair Lady 1996



Barbie Burberry 2001


E a voi piacevano le Barbie?
Qualche risposta già me la immagino ghghghgh!



24 febbraio 2014

Flash mob letterario


Flash Mob letterario

Il 1° Marzo aderisci al flash mob letterario:

- indossa un fiocco bianco
- compra un libro
- condividi una foto con il libro acquistato

Alcune libreria fanno sconti, altri regalano qualcosa... insomma è una bella iniziativa, non trovate?

Il motore di tutto e l'onlus Fondazione Caffeina cultura.



Ecco il link dell'evento

https://www.facebook.com/events/636458136391334/?notif_t=plan_user_invited

Se ci sono eventi collegati nelle vostre città fatemi sapere.
Grazie a Stefania del blog Odore intenso di Carta sono venuta a conoscenza dell'iniziativa e ho subito replicato sul mio blog.

Le foto poi, le posterò sul mio blog se vorrete inviarmele tramite  messaggio privato.
Potete usare la casella al lato destro.


22 febbraio 2014

Sanremo 2014: il Festivàl della lentezza



Sono cinque giorni che ci propinano "La Bellezza" al Festivàl della Canzone Italiana.
Ce l'hanno condita in ogni salsa e canzone possibile. Accompagnata dai festeggiamenti "Amarcord" dedicati ai sessant'anni della Rai Radiotelevisione Italiana.

Ora, capisco che il prossimo 2 marzo ci sarà un nostro film in corsa per gli Oscar. Titolo del film " La Grande Bellezza".
Capisco che si tenti di veicolarlo in "ogni luogo e in ogni lago".
Capisco che con molta probabilità lo vincerà sto' Oscar.
EBBASTA.

Ho seguito ogni serata. Lo faccio da sempre.E che non mi si tocchi la manifestazione. Però. Stiamo parlando di una delle edizioni più noiose che io mi ricordi.E ho una memoria che abbraccia quasi quarant'anni. Direi appena meno triste e sconsolata di quelle dei "figli di" non so se ve la ricordate.

Vi pare che stia esagerando? Allora analizziamo i punti salienti.
Partendo dai presentatori.

Fabio Fazio. Nun te reggae più. Il suo sorriso melenso, l'eccesso di buonismo. Il trasportare "Che tempo che fa" sul palco dell'Ariston. Stessi amici che vediamo seduti sulle poltrone del suo programma da troppo tempo. Nessuna vivacità. Le imitazioni di Pippo Baudo. (che non mi si tocchi il Pippo nazionale potrei screlare). In realtà sta imitando se stesso ai tempi di beata gioventù. E non è che fosse particolarmente bravo già allora. Una tristezza infinita.
E poi la scelta scriteriata di dare grande spazio a big ma obbligarli a presentare due canzoni. Che già si fa fatica a comporre qualcosa di decente in versione unica. Siamo a terra con idee e situazioni. Pensare a due brani per lo spettacolo è davvero troppo. La gente resta smarrita. E quando vota poi, lo fa per sfiancamento e un po' a caso. Riuscendo a penalizzare le canzoni migliori.
Come è successo per Cristiano De Andrè. Per Arisa, Gualazzi e Rubino. Di quest'ultimo quella non scelta era davvero bellissima. Peccato.
Ha sfiorato il patetico con la Letitia Castà. Che senso aveva richiamare l'attrice e farle cantare brani della nostra cultura televisiva con voce incerta (per non parlare della pronuncia) trasformando il siparietto musicale da celebrativo a ridicolo. Con lui che sembrava la versione povera dell'ispettore Clouseau. 

Luciana Littizzetto.
Grande professionista prestata per la seconda volta al palcoscenico dell'Ariston. La sua classe e la sua ironia non si discutono. Se qualche volta mi sono risvegliata dal coma soporifero in cui crollavo a intermittenza, lo devo solo a lei. 
Ma si vedeva lontano un miglio che ci è tornata a forza. Che Fabio Fabio si sarà messo in ginocchio sui ceci per convincerla. 
Ha fatto del suo meglio. Ci ha incantato quando ha diviso il palco con la sua amica Franca Valeri. Mi è sembrato un passaggio di testimone. 
Ci ha fatto sorridere ballando (si fa per dire) con la nostra Raffa nazionale e scuotendo le "meravigliose" spallucce da Mazinga.
Ed io in quel momento, ho pensato che sarebbe stato bello un Festival con le due bionde nazionali sul palco. 
Due forze della natura. Due colossi.
Lasciando i Fabio Fazio a casa. For ever and ever.

Altra nota dolente è stata la celebrazione in sè della Rai. Per i malinconici e i #aimieitempisìchec'eranogliartisti è stato tutto meraviglioso e senza tempo. Raffaella Carrà, Renzo Arbore, le gemelle Kessler, Gino Paoli, Franca Valeri.
MA DIAVOLO, SONO PASSATI CINQUANT'ANNI. Non è possibile che solo loro ovvero i dinosauri, debbano  rappresentare la nostra televisione in eterno.
Qualcuno più giovane no?

E poi, tutto quel tempo. A discapito della vera unica novità: i giovani.
Che quando è andata bene e cioè ieri (per loro la finale), sono riusciti ad esibirsi dopo le 22.30.
Le altre sere abbiamo dovuto aspettare mezzanotte e mezza. E chi poteva votarli? I loro familiari, gli unici che provvisti di termos di caffè capienti, ce l'hanno fatta ad aspettare. Oltre me e pochi amici su twitter che soffriamo d'insonnia e sotto l'hastag di #mifacciailfestival ci siamo divertiti a commentare e dissacrare tutto e tutti.

Erano belle canzoni. Nomi come Rocco Hunt che ha vinto, Diodato e Zibba che spero di sentire a lungo.  Penalizzate dalla lentezza precedente.

I BIG.
Ma de chè? 
Siamo alla frutta se i grandi selezionatori di Sanremo, e parlo di musicisti del calibro di Mauro Pagani, direttore artistico, si sono visti costretti a far partecipare i soliti noti. Francesco Renga, Ron, Gualazzi.
Senigallia (chi???)  povero, che si è preso pure la squalifica perché un verme invidioso gli ha puntato il dito contro, dicendo che la canzone presentata non era inedita. Aveva fatto sentire qualche strofa su richiesta di un amico, una sera in un club. Ridicolo nel paese dell'incoerenza e della mancanza di rispetto, perseguire un regolamento così pedissequamente. Per una canzone che comunque non era mai stata incisa. Se pensiamo che Chiara Civello solo due anni fa, partecipò con una canzone postata pubblicamente su you tube e cantata da un'altro artista. In questo caso, per regolamento, si chiusero gli occhi.
I due pesi e le due misure dell'italico costume.

Tornando ai selezionatori: in tutto il parco musicale italiano, sono riusciti a presentarci solo due nomi veramente interessanti. Rubino e le Perturbazioni. 
Troppo poco a mio parere. Un piccolo sforzo in più? Tanto basta per essere davvero preoccupati per il pop italiano. Se siamo costretti a estrapolare  le novità dai bacini dei talent. Vero, ci siamo risparmiati i figli di MDF, per questa edizione.
Ma non è che ci sia andata comunque meglio.

Conclusione. 
Con molta probabilità vincerà Francesco Renga. Una bella storia di corna portata sul palco della musica italiana. E direi che ci sta tutta. Ci rappresenta. Corna&sgambetti sono la nostra fotografia.
Arisa si dovrà accontentare del secondo posto. La canzone è di gran lunga meno bella di quella di due anni fa. Ma questo passava il "convento Sanremo".
Sulla terza posizione sono in dubbio tra Giusy Ferreri e Gualazzi.
La prima la sento già alla radio. Il secondo è amatissimo dal pubblico.
Bravo eh. Ma anche nel suo caso era buona la prima.
Nessun dubbio sul premio della critica a Cristiano De Andrè. Finalmente sta provando a scrollarsi di dosso il cognome importante. Solo che lo fa assomigliando sempre più a suo padre ogni giorno che passa.
La mia classifica personale.

Cristiano De Andrè: Invisibili. Ma la canzone non si è classificata per partecipare.




Renzo Rubino: Per sempre e poi basta. Meno radiofonica di Ora ma molto, molto bella.




Perturbazione: L'unica. Quella in gara mi va benissimo.




Spero di arrivare a vedere tutta la puntata fino alla fine. Visto che la lentezza mi sfianca.
La vera condizione celebrata dal Festivàl.

L'anno prossimo è probabile lo presenti Carlo Conti.
Sto organizzando una vacanza per lo stesso periodo. Vorrà dire che me lo racconterete voi.