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27 settembre 2022

[POLITICA] L'Italia ostaggio della destra





Ma forse, come spesso ho pensato, quello che è successo ieri, 25 settembre, oltre al fatto che ce lo ricorderemo per sempre, ce lo meritiamo.

Cosa succederà? È in arrivo un governo sovranista e populista che il popolo italiano ha scelto.

Dovranno governare un'Italia stremata, stanca, insoddisfatta. Fragile ed esposta in Europa e nel resto del mondo. Con una guerra che sta purtroppo evolvendo negativamente, una crisi economica e sociale devastante.

Vedremo se, finite le urla e le promesse da propaganda,  saranno capaci di creare un governo stabile e affidabile.

Intanto lei ringrazia l'Italia e per la prima volta i toni sono contenuti. Evidentemente qualcosa avrà pur imparato, da alcuni suoi predecessori.

Resta il fatto che da primo ministro governerà: ma non nel mio nome.



11 giugno 2019

TWEET DELLA SETTIMANA: #AMAILPROSSIMOTUO



@massimopatanè: ci hanno fracassato la minchia con le radici cristiane, la Fallaci, l'islamizzazione dell'Europa, poi passa un cristiano con un cartello con su scritto #amailprossimotuo che è la summa del Cristianesimo e viene massacrato di botte da gente che ha il crocifisso tatuato.

@ivomez: se baci il crocifisso ti eleggono, se esponi la scritta #amailprossimotuo ti pestano. Il mondo leghista.

@satiraptus: Gesù rivolgendosi ai suoi discepoli disse: #amailprossimotuo e non finì la frase che le guardie padane lo corcarono di botte e lo crocifissero.

@ivancervoni: Durante l'aggressione #salvini: lasciatelo solo poverino, un applauso a un comunista.
Caro ducetto, #amailprossimotuo non l'ha detto nessun comunista, ma un certo Gesù di Nazareth.
Coerenza zero.


Gli scettici li rimando ad uno dei  video postati ieri su Twitter.




29 maggio 2019

CHI HA PAURA NON FACCIA POLITICA



"Se hanno paura di qualcosa, qualunque cosa, allora che non facciano politica. La paura è tutta per noi, quelli che stanno sotto. Loro, se sono arrivati dove stanno, è perché non conoscono la paura."



Sto leggendo l'ultimo romanzo di Claudia Pineiro, Le Maledizioni, ambientato in Argentina, dove è nata la nota scrittrice, di cui ho letto quasi tutto. Il  suo libro, molto bello e avvincente e magari ve ne parlerò prossimamente in maniera più approfondita, è una critica feroce alla politica contemporanea, veloce e ritmata dai social e dai tweet, ormai simile ad ogni latitudine. Immagini perfette che nascondono opportunismo, mancanza di regole e ideali, corruzione e criminalità  oltre ad ambizioni sfrenate.

La frase in apertura di post mi ha colpito particolarmente. Ritengo che comprenda una verità di fondo dalla quale non è possibile affrancarsi.

E mi domando: noi che abbiamo paura (e direi una coscienza non ancora assopita) siamo condannati  senza riscossa?




15 giugno 2014

RECENSIONE: LUCIANO BIANCIARDI - LA VITA AGRA




Luciano Bianciardi (immagine presa dal web)

La prima volta che lessi il romanzo del grossetano Bianciardi, avevo sedici anni. Ero nella fase di ingurgitamento totale. Indipendentemente dai miei gusti (non ancora ben definiti a dire il vero) divoravo qualsiasi testo mi si presentasse davanti. E mi incuriosisse. Che fosse letteratura, storia, filosofia, arte, demagogia e chi più ne ha più ne metta.
A casa, grazie ai libri di papà e zii, avevo ampia scelta.
Ma io preferivo la biblioteca di zio Alberto.
Lui,  è il mio mito. Esattamente come il suo rifugio. Una stanza avvolta nella quiete della meditazione. Centinaia, anzi, migliaia di libri che la circondavano come un abbraccio potente, forte.
La sua scrivania al centro. Con le sue tavole umoristiche sparse in ogniddove; quelle che  poi inviava  alla Settimana Enigmistica.
I suoi scritti. I suoi racconti.
E la sua stanza mai chiusa a chiave, esercitava su di me un potere magico a cui non riuscivo a sottrarmi.

Lui sempre lì… mi accoglie con il sorriso, l'intelligenza e la sua ironia. Impagabili.
Solo la biblioteca mi sembra più piccola. Come è naturale, si sa. I nostri ricordi con il tempo raggiungono delle dimensioni irreali. Forse per questo restano più amati.

Mi ci rifugiavo spesso da ragazzina. Odiavo la calma pomeridiana che prendeva la famiglia dopo il pranzo della festa. E allora mi ci nascondevo. Cercavo un titolo o una copertina che accendesse il mio interesse. Ho anche scoperto, uno dei miei libri preferiti, proprio lì. Harper Lee e il suo Buio oltre la siepe. 

Quella volta, un libro con in copertina una bomba con la miccia accesa, catturò la mia attenzione.






Un libro del genere "potente" tra i libri dello zio. Folle vero. La tentazione era impossibile da far tacere. Ma di cosa diavolo poteva parlare? Aperto e letto in pochissimo tempo. Quasi divorandolo.
Mi rimase impressa la rabbia del protagonista. E la visione di una Milano fredda, superficiale, tesa solo al guadagno e allo sviluppo economico. La denuncia dura di "valori" che in realtà non erano e sono niente. La gente poteva morire per strada senza che alcuno si fermasse a soccorrerla. E poi l'amarezza del protagonista, la durezza della sua vita. Il suo sguardo critico nei confronti di chi lo circondava, schiavo della ricerca forsennata del "benessere" ancora oggi così  attuale. ANZI. La buca in cui siamo finiti  è stata scavata proprio in quei giorni.
Troppe domande  non trovarono risposta.

Sono passati tantissimi anni. Parlando poco tempo fa con un amico, venne fuori quanto questo libro era stato importante per lui e quanto ancora oggi, resta uno di quei libri  che gli hanno insegnato a vivere.
Ed io mi dissi che era il momento di rileggerlo. Per comprendere meglio e per trovare le risposte alle domande di allora.

Perché lo scrittore, dopo avere raggiunto il massimo della popolarità grazie al suo romanzo, quasi vergognandosene vi rinunciò, preferendo tornare nell'oblio?

Perché un racconto molto autobiografico narrante di un solo inverno, quello del 61'-62', diventa un trattato sociale di così potente intensità?

Perché mi sono persa nuovamente, nei suoi lunghi paragrafi quasi senza punteggiatura, senza avere alcuna voglia di riprendere fiato?

Perché essere anarchico ti condanna sempre agli occhi degli altri?

Perché tutta quella rabbia?

Quest'uomo (lo Scrittore Bianciardi) a mio parere aveva capito già tutto fin da allora. Aveva guardato lontano e quello che aveva veduto non gli era piaciuto affatto.
E il suo libro rimane una pietra miliare per chi odia il conformismo. Per chi rigetta anche solo l'idea di essere come tutti gli altri.


"Lo so, direte che questa è la storia di una nevrosi. La cartella clinica di un'ostrica malata che però non riesce nemmeno a fabbricare la perla. Direte che se finora non mi hanno mangiato le formiche, di che mi lagno, perché vado chiacchierando?
E' vero, e di mio ci aggiungo che questa è a dire parecchio, una storia mediana e mediocre, che tutto sommato io non me la passo peggio di tanti altri che gonfiano e stanno zitti. Eppure proprio perché mediocre e a me sembra che valga la pena di raccontarla. Proprio perché questa storia è intessuta di sentimenti e di fatti già inquadrati dagli studiosi, dagli storici sociologi economisti, entro un fenomeno individuato preciso ed etichettato. Cioè il miracolo italiano."




Le risposte sono arrivate.
E questo è un GRANDE romanzo.
Già, l'ho pure riletto due volte. Una dietro l'altra.
E lo stesso Bianciardi mi ha aiutato a comprendere meglio.
Parecchio meglio.












Secondo me la canzone di Ligabue è perfetta a completamento del post, per cui l'ho aggiunta. Come sempre, fatevene una ragione.