"A voi che non vi alzate in piedi davanti a una donna di 89 anni, che non è venuta lì per ottenere privilegi o per farsi vedere più brava ma è venuta da sola (lei sì) per proporre un concetto libero dalla politica, un concetto morale, un invito che chiunque avrebbe dovuto accogliere in un mondo normale, senza sospettosamente invece cercare contenuti sovversivi che potevano avvantaggiare gli avversari politici. A voi dico: io credo che non vi meritiate Liliana Segre!"
Queste sono le parole che ha usato, in una lettera aperta al Corriere della Sera, Alberto Belli Paci, figlio di Liliana Segre, senatore a vita della Repubblica Italiana.E ha aggiunto:
"Credete che con quel numero sul braccio, 75190,impresso sulla carne di una bambina, lei si lasci usare da qualcuno per vantaggi politici di una parte politica in particolare?"
No Alberto, non lo crediamo.
Restiamo qui, noi che abbiamo coscienza civile e memoria storica ad onorare e rispettare una Donna come tua madre. Che ha visto e vissuto l'inferno, ed è tornata. Che racconta ed insegna il passato. Che aiuta a non dimenticare.
Incancellabili dalla nostra memoria. Purtroppo le espressioni di odio e di razzismo stanno diventando episodi quotidiani. Questo ci fa capire che dobbiamo stare allerta e non abbassare la guardia. MAI.
Io sono quella divisa tra passioni e rinascite dei gruppi rock. Amo lo "sbando" che mi regala ascoltare un pezzo aggressivo e l'emozione dettata dalla dolcezza di un pezzo carezzevole. Si trova TUTTO in un GRANDE ALBUM.
Oggi vi parlo di un album icona. Niente di diverso da quello che ho già affrontato nelle mie passate escursioni. ULTRA dei DEPECHE MODE.
Numericamente è il nono album della band. A mio parere, è il numero uno della seconda vita artistica di Dave Gahan,Martin Gore e Andy Fletcher.
I DM alla fine degli anni '90, erano morti, defunti sulla via della disintegrazione, con Dave in preda a droghe di ogni genere e alle spalle un tentato suicidio. Con Andy alle prese con un forte esaurimento nervoso e Martin che si accompagnava sempre più spesso alla bottiglia.
Sembrava che dopo Violator e Song of Faith and Devotion, con l'uscita di scena di Alan Wilder, fosse arrivato il momento di chiudere il sipario e di tentare carriere da solisti o semplicemente di salvarsi la pelle. Per i fan una fine inaccettabile ma molto probabile, nonostante arrivassero notizie relative alla registrazione di un nuovo album.
Sembra incredibile, ma la morte clinica di tre minuti del frontman, dovuta ad un'overdose, ricompatta il gruppo, e dopo il periodo di riabilitazione di Dave, completano le registrazioni vocali e il resto del lavoro. il responsabile di tutto l'artwork è Antony Corbijn, vecchia conoscenza anche degli U2.
PHOTO ANTHONY CORBIJN
il 15 aprile 1997 viene pubblicato ULTRA, che si piazza immediatamente al 1° posto della classica inglese, francese e spagnola. Poiché David era ancora in pieno recupero, per la prima volta non c'è un tour promozionale.
Sono fragili, come si coglie durante alcune interviste in cui parlano solo Andy e Martin, mentre Dave si tiene lontano preferendo l'ombra piuttosto che soffermarsi sulla sua crisi personale, non ancora del tutto superata. "Il punto di vista di Martin ed Andy è comunque importante per capire come andavano le cose nel periodo successivo alla tragedia: “Quando ti arriva una chiamata ed è il tuo manager che ti dice ‘devo parlarti di Dave perché è successo qualcosa di veramente brutto’ il primo pensiero che hai è ‘oh mio Dio, questa è la volta buona’ ed è già accaduto due volte. È davvero terribile.” Per Martin è un miracolo che Dave sia ancora in piedi e continui a cantare, e questo suo modo di accettare la cosa fa parte della strana coesione del gruppo".
Insomma si erano rimessi in gioco, con grande coraggio, determinati e con una nuova grinta anche se con una cupezza maggiore rispetto ai loro lavori precedenti.Affrontando i loro demoni, senza nasconderli. C'è una gran sintonia nel gruppo.Dave comprende appieno le parole di Martin dando loro una completezza maggiore con la nuova profondità vocale che aveva acquistato seguendo le indicazioni di un vocale coach. Martin, dal canto suo, si avvicina di più all'anima di Dave costruendo piccole meraviglie di testo. I risultati stupiscono per la grande maturità complessiva.
Martin Gore in studio di registrazione
Il singolo di lancio è Barrel of a Gun. C'è tutto. La rinascita, il passato, le ammissioni di colpa, la voglia di fuggire dai riflettori. Ci sono due canzoni delicate e struggenti quali Home e The Loves Nieves tutte e due cantate da Martin.
La prima è un viaggio in territori inesplorati alla ricerca di noi stessi; la seconda ci riporta a luoghi più familiari e vicini. Home è la "mia canzone" dell'album. Penso di averla ascoltata centinaia di volte senza mai stancarmi, in un continuo rewind.
It's No Good è il secondo singolo e il vero marchio di fabbrica di tutto il lavoro. Affascina grazie ai sintetizzatori raggiungendo sonorità ipnotiche.
E poi ancora Uselink (strumentale) e via via, Jazz Thieves, Freestate, Useless, The Botton Line, Sister of Night, fino alla ballata finale, Insight.
In realtà l'album si chiude con una ghost track, Junior Painkiller.
Chissà, forse si capisce che non sono stata imparziale riguardo questa recensione, i pareri negli anni continuano ad essere discordanti e alcuni critici li hanno massacrati. Io lo ritengo un capolavoro assoluto, il mio album preferito dei DM. Quello che, come dicevo per Home, sono stata capace di ascoltare in cuffia, per ore intere, durante un'interminabile notte in pullman verso sud. Ripartire, ricominciare, rinascere. ULTRA.
"Cerco verità e bellezza nella trasparenza d’una foglia d’autunno, nella forma perfetta di una conchiglia sulla spiaggia, nella curva d’una schiena femminile, nella consistenza d’un vecchio tronco d’albero e anche in altre sfuggenti forme della realtà."
(Isabel Allende)
Ogni tanto metto mano alle vecchie foto archiviate nella memoria del mio pc.
Le foto sono immagini necessarie per fermare un sorriso, una cosa buffa, una lacrima in corso, un pezzetto di cielo, un angolo emozionale, un'idea, un colore . Sono turbamento, loro vogliono esserci e finché non ti concedi, non ti lasciano respirare.
Sono aggrappata alle mie foto come sono aggrappata alle parole, mie o di altri.
E questo modo di vivere ad emozioni è il mio modo di comprendere quello che mi circonda, di assimilarlo, farlo mio.
Oggi apro l'album dei ricordi e vi mostro pezzi di me.
Anche se sembra che io non ci sia, fidatevi. Quelle foto sono me.
Matera - la scorsa estate:
Matera - di giorno
Matera - di notte
Ahahah ci sono anche io!
Matera - panorama
Alberobello:
I fiori di Alberobello
Alberobello - i trulli e il cielo
Palinuro:
Capo Palinuro
Palinuro al tramonto
San Gimignano:
San Gimignano - le torri
Val D'Orcia:
I cipressi della Principessa
Zurigo a Natale:
L'incanto di Natale
Liverpool:
Liverpool i Docks
Liverpool - la ruota
Liverpool - il pianoforte di John Lennon
New York:
La magia di NYC
Time Square all'alba
La foto più bella:
Assisi: papà mamma ed io
E voi, cosa pensate delle foto, del momento prima e dopo il click? Vi ci vuole del tempo, siete al contrario iper veloci, basta la prima oppure ne scattate venti?
Vi da brividi, vi entusiasma o non siete mai soddisfatti appieno? Io le scatto velocemente, se sono ritratti amo quelle non posate, quasi rubate. Se invece sono io il soggetto, mi basta sorridere e va tutto bene.
Non ricordo bene il momento esatto in cui, vedere persone di una certa età ha dato il via ad un incontenibile senso di tenerezza. Da quando compresi che, anche io, avrei avuto il viso arricchito dalle rughe e il passo più lento. Ed è successo tanto tempo fa, ero praticamente ancora una ragazzina. GLI ANZIANI. Li amo da quando avevo sei anni e mia nonna Carmela mi faceva salire su di una seggiola per imparare a "tirare" la pasta per le tagliatelle o per i fusilli che, da noi, si arrotolavano con il ferro da calza. Oppure è accaduto durante le mie estati in campagna, quando nonna Maria mi mandava a prendere le uova nel pollaio ancora calde del "culo" delle galline che rapinavo. O quando la sera nonno Antonio mi insegnava a giocare a scopa, anche se contro di lui non vincevo mai, aveva una memoria strepitosa, ricordava tutte le carte uscite. Ed erano risate incontenibili quando mi rendevo conto che faceva finta di perdere perché io mi ero arrabbiata da morire. Sono diventata bravissima nei giochi di carte ma mai quanto lui. Ora, quando mi fermo ad osservare i miei genitori, il loro passo sempre più curvo, i loro affanni e mi si chiude il cuore, mi scopro a sorridere tra le lacrime mentre il passo successivo è correre ad abbracciarli forte. Mi viene in mente tutta la magia dell'infanzia, mentre osservo, durante i miei percorsi quotidiani da pendolare rassegnata, la dolcezza e la stanchezza di membra che hanno vissuto tutto, amato e odiato. Persone che portano con sé l'esperienza che forse noi adulti non acquisteremo mai, perché erano altri tempi, altri modi, altra vita. E sorrido sempre per rassicurarli, a volte li sorprendo smarriti. Hanno gran voglia di parlare, di raccontarsi. Mi viene naturale partecipare e dire di me, perché sono sempre interessati, ancora curiosi. Sono belli e vorrei regalare loro ancora del tempo. Ma forse, non lo vorrebbero. In uno dei miei viaggi da pendolare, mi è capitato di stringere forte le mani di una nonna che mi raccontava delle sue nipoti e gli occhi le brillavano, o forse era lei che stringeva le mie mentre mi guardava ed io avevo lo sguardo reso opaco dalle lacrime. Chissà se tutto quell'amore che hanno regalato e che regalano ancora, è compreso fino in fondo. Io mi illudo di sì, pur vedendo ogni giorno tante teste giovani chine e rese cieche dalla luce dei cellulari. Mi illudo di sì, se penso a tutto il bagaglio di ricordi e di esperienza che mi porto dietro. Sono così ricca dentro grazie ai miei nonni e ai miei genitori. Di quella ricchezza del cuore che non si può improvvisare. Perché è stata coltivata anno dopo anno, con cura e attenzione. Ce l'hanno regalata loro, coi loro gesti, coi loro sorrisi, con la partecipazione. Ci hanno insegnato la vita, l'amore e il rispetto. Io sono migliore grazie a loro.
Chissà se i ragazzi di oggi ai sorrisi ricevuti dagli sconosciuti, un po' avanti di età, rispondono con altri sorrisi. Se si fermano ad ascoltare i loro racconti. Si arricchirebbero con quel mondo d'amore che stiamo perdendo. Prima che sia troppo tardi.
PS: amo la canzone che ho postato. La amo perché dice tutto, illumina tutto, mi riempie gli occhi di lacrime tutte le volte che l'ascolto. Pura poesia. Altro che canzonette.
Ho visto un breve documentario su La Repubblica News che mi ha incuriosito; affronta un argomento iconico: luoghi introvabili o sconosciuti. Lo si deve ad Alistair Bonnet, geografo britannico che ne ha fatto i protagonisti di molti suoi libri.Il documentario in questione cita cinque posti ed io ho voluto approfondire.
AGLOE - STATO DI NEW YORK
è una località fittizia creata dalla Esso nella contea di Delaware (NYC) all'inizio degli anni '30. Si trattava di una trappola per il copyright, ovvero un artificio utile per scoprire eventuali plagi, che sarebbero diventati evidenti se lo stesso nome inventato fosse comparso in una carta pubblicata da un'azienda rivale.All'incrocio delle due strade che delimitavano il luogo fu costruito uno store che sopravvisse fino agli anni '50. Di fatto questo fece in modo che la località divenisse reale. Fino al 2014 è sopravvissuto il cartello che indicava il negozio. Luogo che mi pare perfetto per ambientarci quel bei film americani alla fratelli Coen o serial alla Linch...
L'ISOLA DI PLASTICA - OCEANO PACIFICO
Si chiama Great Pacific Garbage Pack, dalle dimensioni stimate comprese tra i 700 mila e 10milioni di chilometri quadrati che si è formata negli anni grazie all'opera delle correnti oceaniche che hanno convogliato i rifiuti provenienti dai fiumi. Ha quindi la superficie degli Stati Uniti o alla Penisola Iberica. Una massa di plastica enorme, che mette a rischio la salute dei nostri mari e di conseguenza, la nostra.
ZELENOGORSK - SIBERIA Per anni è stata definita la città che non esiste. Creata al di fuori da ogni mappa riconosciuta, in Siberia, per sfruttare le sue miniere ricche di ferro e produrre armi nucleari. La città conta circa 90.000 abitanti è fu citata esplicitamente dal Boris Eltsin solo nel 1992.
CONSHELF II - SUDAN
È un vero e proprio villaggio sottomarino, costruito nel 1963 dalla compagnia Conshelf per studiare l'ambiente marino in Sudan. Era formato da quattro prefabbricati d'acciaio: il garage per il disco, il “riccio di mare”, una sorta di stazione di servizio nella quale il disco d'immersione potrà parcheggiare e fare il pieno, la grande casa chiamata “stella di mare” nella quale gli oceonauti avrebbero abitato, l'Hangar per il deposito degli attrezzi e la piccola casa o "stazione profonda" all'interno della quale due di loro vissero per una settimana immersi a -25 metri di profondità respirando una miscela composta da elio, azoto e ossigeno, mentre tutte le altre costruzioni vennero posate a -10 metri di profondità.La casa del mare fu abitata da cinque uomini per due settimane. Insomma i libri di Jules Verne divenuti realtà, grazie a Jacques Costeau che volle a tutti i costi realizzare l'impresa e successivamente un documentario nel 1964.
SANDY ISLAND - NUOVA CALEDONIA L'isola apparve per la prima volta sulle carte di James Cook nel 1774. Si tratta di un'isola fantasma del Mar dei Coralli tra l'Australia e la Nuova Caledonia. Su google maps è segnata come un puntino nell'oceano, ma in realtà non esiste. Probabilmente i cartografi avevano segnalato un agglomerato di pietra pomice in corrispondenza del punto indicato. La fantasia ha poi fatto il resto creando il mito dell'isola sabbiosa che non c'è!
Sono molto emozionata nel riprendere il fil-rouge con X-Factor di cui non parlavo più dal lontano 2013, almeno credo.
Per anni, su questo blog, si è commentato in diretta, durante i live della trasmissione.Poi avevo abbandonato, perché l'attenzione era un po' scemata.
Visto però, che da un "sondaggio" fatto tra i miei commentatori nei giorni scorsi, sembra sia rinata la voglia di interazione durante le puntate del live, eccomi a riproporre uno dei miei cavalli di battaglia: il live blogging. Questa sera, sarò presente sul blog durante la diretta televisiva per "dissertare"(ma soprattutto spettegolare eheheheh) in tempo reale sulle esibizioni. Chi di voi vorrà partecipare sarà ospite gradito!
SIAMO ALL'EDIZIONE NUMERO 13. Rispetto alle passate stagioni, ci sono state diverse novità. La più importante è la giuria, quasi completamente rinnovata.Poi il cambio sede, da quest'anno è il Palazzetto dello sport di Monza. Praticamente a due passi da casa mia.I concorrenti avranno tutti un profilo IG su cui poter commentare, pubblicare contenuti e interagire con il pubblico.
Il conduttore: ALESSANDRO CATTELAN. La certezza. Da quest'anno anche autore.
I GIUDICI:
Mara MAIONCHI è la veterana. La sua squadra è quella degli Over ed è composta da:
Eugenio Campagna - in arte Comete. 28 anni nato a Roma, è un cantautore. Personaggio sopra gli schemi. Ha conquistato Mara cantando Futura di Lucio Dalla sulle rive dello Sprea a Berlino.
Marco Saltari - 33enne della provincia di Macerata. Lavora in una Ong che si occupa di accoglienza a richiedenti asilo. La musica per lui è il centro di tutto.
Nicola Cavallaro- artista catanese non è nuovo ai talent, ha già partecipato a The Voice Francia, e ha un contratto con Universal. Un bel talento da tenere in considerazione.
Malika AYANE new entry. La sua squadra è quella degli Under Uomini ed è composta da:
Davide Rossi - giovanissimo e bravissimo.Nato a Rieti nel 1998 è polistrumentista. Ha partecipato in passato a Ti lascio una canzone e come artista di riferimento ha Lucio Battisti.
Enrico di Lauro - in arte Harry Dila, ha un passato da artista di strada. È nato a Milano nel 1997 e si è esibito spesso nella sua città.
Lorenzo Rinaldi - è nato a Terni 18 anni fa. Studia al Conservatorio della sua città. Introverso e romantico come nella migliore delle tradizioni artistiche.
SAMUEL Umberto Romano (frontman dei Subsonica) new entry. La sua squadra è quella dei gruppi ed è composta da:
Booda- trio romano composto da Federica Buda, che abbiamo già visto a The Voice Italia, Martina Bertini e Alessio Sbarzella.
Seawards - duo di Imperia composto da Giulia Benvenuto e Loris Venier.
Sierra - duo romano composto da Giacomo e Massimo
Sfera EBBASTA new entry. La sua squadra è quella delle Under Donne ed è composta da:
Giordana Petralia - in arte Nausica, la cantante catanese ha iniziato la sua carriera come ballerina. sul palco di XFACTOR è arrivata con la sua arpa e la sua estensione vocale. Anche lei è una bravissima polistrumentista.
Maryam Rouass - 18enne di Bergamo di origini marocchine. Lavora come parrucchiera ma ha una grande passione per il canto.
Sofia Tornambene - è la più piccola, classe 2003, nata a di Civitanova Marche. Ha partecipato a Sanremo Young classificandosi terza.
L'extra Factor sarà condotto da Achille LAURO e Pilar FOGLIATI.
Chi di voi ha già visto le selezioni? Qualcuno in particolare vi ha già colpito?
Possiamo già cominciare con il toto "papabili" vincitori? Due o tre nomi ce li avrei in punta di tastiera...
Questo post scaturisce da una riflessione fatta dopo avere letto il bel post di MIKIMOZ sui nostri blogroll e sui motivi per i quali, molti di noi, abbiano nella lista blog fermi o addirittura chiusi da tempo.
Tempo fa, avevo fatto una pulizia eliminando i blog chiusi.
Ma avevo lasciato in essere quelli che mi hanno dato tanto in termini di crescita umana e di amicizia.
Mi piace restino lì, a ricordarmi tutto il bello che il bloggare mi ha regalato nel tempo.
E poi, in particolare nei confronti di alcuni, spero sempre tornino a scrivere.
Mi sono quindi fermata a riflettere su alcuni punti che proverò brevemente ad elencarvi.
Le ragioni di chi ormai si è fermato, sono comprensibili e condivisibili.
C'è chi l'ha fatto perché riteneva un ciclo quello del blog ed è arrivato alla conclusione, esaurendo quel che aveva da dire.
C'è chi ha avuto problemi di vita importanti da affrontare e a cui dedicarsi per cui il blog, era diventato tempo prezioso da dedicare ad altro.
C'è chi si è spostato su altre piattaforme, come FB, TWITTER e IG più immediate, più veloci nel rapportarsi agli altri, meno impegnative.
Perché, a mio parere, è qui che sta la cifra di tutto. L'impegno. Un blog non è un luogo veloce dove scambiarsi battute brevi e via. Può esserlo talvolta, ci sta, ma sarebbe limitativo adattarlo a parametri che sono meglio interpretati da altri social.
Sicuramente è un luogo in cui, meglio che altrove, ci si confronta, si trovano e si raccolgono idee, si approfondiscono argomenti che ci stanno a cuore. Un blog è il salotto buono di casa tua, dove ponendo un tema, ti accomodi assieme ai tuoi amici e ne discuti.
Ascolti il parere di tutti, ne condividi qualcuno, altri meno, dai profondo respiro ai tuoi pensieri.
Il motivo principale, per cui, negli ultimi anni, ha perso di attrattiva, è nascosto proprio nella velocità e nella superficialità dei nostri tempi e dei nostri ritmi, dettati da social, che lasciano poco spazio alla meditazione e alla riflessione. Tra meno di trenta secondi, sulle altre piattaforme, il tema lanciato dall'hastag del momento sarà già superato da uno nuovo e così via... un'informazione dietro l'altra, fagocitata con un click.
Invece io, voglio continuare a parlare a lungo dei miei interessi, dei miei dubbi, di quello che mi va o meno della nostra società e per farlo secondo i miei canoni, non posso ridurmi a una frase veloce o a un commento lapidario.
Ho necessità di confronto con chi la pensa come me ma soprattutto non la pensa come me.
E questo posso farlo solo qui, in vostra compagnia. Mettendoci tutto l'impegno che mi contraddistingue e che si nota in quel che scrivo e in come lo scrivo.
A volte posso sembrare un po' pesante, come quando vi parlo di poesia o di musica.
Le mie rubriche sono nate dal desiderio di approfondire materie che apprezzo e mi arricchiscono. Comprendo perfettamente che i più possono annoiarsi leggendo un mio post dettagliato su un disco di artisti che non apprezzano tutti... o una poesia di un autore pakistano sconosciuto ai più.
Ma quello che io cerco nel web sono proprio gli approfondimenti, le ricerche. Lo specifico, il settoriale. E mi piacerebbe molto se, con il tempo, i blog potessero evolversi in qualcosa di simile, divulgativo e conoscitivo. Che comunque lasciasse il giusto spazio al confronto diretto.
Chissà che non sia questa la giusta direzione dei blog nel futuro.
Tutto cominciò nel lontano 1976, con Larry (Mullen Jr.) e il suo annuncio sulla bacheca della scuola a Dublino: cercava dei musicisti per formare un complesso rock. Risposero Adam Clayton, David Howell Evans(The Edge), suo fratello Dick Evans e Paul David Hewson (Bono Vox). Il fratello di The Edge, uscirà dalla formazione un anno dopo. Rimasero in quattro.
Il primo nome del gruppo è Feedback. Un anno dopo lo cambiano e prendono quello di The Hyde. Ma anche questo nome non li soddisfa appieno. Ci sono due versioni per il nome definitivo: la prima ci riconduce al cantante dei Radiators from Space, Steve Averill, il quale suggerisce il nome del celebre aereo spia americano che fu abbattuto mentre era in missione segreta in Unione Sovietica; la seconda al nome dalla linea metropolitana di Berlino: la U2.
Io propendo per la seconda versione, visto l'insana passione per la città che poi li vide rinascere dalle loro ceneri, Berlino appunto.
Dal 1976 ad oggi hanno venduto 170 milioni di dischi, vinto non so quanti Grammy Awards e Golden Globe, varie nomination allo "zio Oscar". Si dice, voci di corridoio eh, siano tra i più grandi gruppi rock in attività al mondo. Ma saranno illazioni...
Non è la prima volta che ve ne parlo, dalle mie etichette sembra che vi abbia già stressato ben 13 volte, questa sarà la 14ma.
Ritornando alla rubrica della domenica, voglio parlarvi del loro quinto album, un capolavoro, così come viene riconosciuto all'unanimità: THE JOSHUA TREE.
Il titolo fu definito da Bono "una vera e propria opera d'arte visto che suonava così bene". Se lo dice lui...
Le influenze blues, country e gospel lo attraversano tutto. Verrà registrato nella maggior parte a Memphis, patria di Elvis Presley, dopo una fase iniziale a Dublino, in una casa in stile georgiano che poi fu acquistata da Adam.
Dalle foto che vedete, si capisce come io abbia consumato il DISCO a forza di ascoltarlo. Con il senno di poi, posso confessarvi che non è il mio preferito. Sicuramente ha fatto conoscere la musica della band irlandese in tutto il mondo piazzandoli saldamente nell'olimpo del ROCK. No, dai scherzo ...
E' un album che raccoglie un quantitativo notevole di simbolismi a partire dall'albero della copertina, che non è quello fotografato da milioni di persone nel deserto californiano, all'interno del Joshua National Park, bensì una Jucca Brevifolia vista nella Death Valley. Ora giace esanime a terra,distrutto dai vandali, esattamente nel punto in cui si stagliava nello scatto fotografico di Anton Corbin.
Altro simbolismo ricorrente sarà il ricordo dei conflitti interni dei paesi americani che avevano visitato in precedenza, traendone ispirazione, come San Salvador e Nicaragua. I soprusi subiti da quelle popolazioni sono ben accentuati in Bullet the Blue Sky e Mothers of Disappeared. Il sociale e l'impegno civile, mischiato al disgusto per la politica americana, è molto presente in questo lavoro, come in tutti i lavori degli U2, Bono ha sempre posto l'accento, grazie alla grande capacità di trasformare il suo pensiero in parole di denuncia forti e importanti, sui deliri del mondo contemporaneo e su tutte le sue contraddizioni. Del resto, lui, è un poeta, che si tratti di ingiustizie sociali o di amore. Diciamo più sincero allora, privo dell'ipocrisia di cui si è ammantato poi, negli ultimi anni da rock star.
Si parla di droga in Running to Stand Hill e della precaria situazione del lavoro in miniera, in Red Hill Mining Town.Ricorderanno un caro amico morto in un incidente in moto a Dublino, Greg Carrol, nella canzone One Tree Hill.
Fino ad arrivare alle sonorità gospel-rock che si sentono in una delle mie preferite: I Still Haven't Found What I'm Looking For. Il titolo se lo inventò di sana pianta The Edge, assieme ad una parte del testo mentre Bono creò la base musicale e completò le parole. Ma la versione migliore del brano si può ascoltare in Rattle and Hum, album successivo molto controverso, accompagnata da un coro gospel da brividi. Vale la pena anche di vedere il video, in bianco e nero, girato in una chiesa ad Harlem.
Le influenze americane si fanno sentire forte e chiaro in un altro brano: Trip Through Your Wires.
Tutto l'album venne realizzato non senza superare diversi ostacoli, come quando Brian Eno (uno dei due produttori assieme a Daniel Lanois) minacciò di scartare una delle canzoni più belle, Where The Street Have no Name, perché le molteplici demo rimanevano incompiute a causa delle difficoltà di registrazione. Dallo stesso album fu eliminato un altro pezzo, The Sweetest Thing, che Bono scrisse dedicandolo alla moglie, per ringraziarla di tutta la pazienza avuta nell'aspettarlo durante le sue lunghe assenze. La bellissima canzone fu pubblicata dieci anni dopo, con un video in cui l'amore di Bono per Ali è evidentissimo. Altro esempio è il brano che Bono dichiarò nato per narrare della sua Irlanda e che invece fu dedicato agli Stati Uniti d'America: In God's Country. Fu ripubblicato in Ruttle and Hum, con un testo modificato.
E arriviamo a With or Without You. La canzone d'amore perfetta, che al primo ascolto provoca emozioni fortissime. Eppure non è una canzonetta banale di quelle che Bono detesta: ai successivi ascolti ci si accorge che è un brano che provoca ansia pura innalzata all'ennesima potenza, grazie ai due temi principali, la resa e l'abbandono. Alcuni dicono si tratti di qualcosa di più puro, un inno alla religione, vista la fissazione di Bono Vox, lui riteneva fosse quasi più adatta ad una chiesa che ad ascoltarla alla radio, fu una vera è propria sfida farla uscire come singolo. È un brano che arriva fino alla fine del mondo. Ah, no, quella è un'altra delle loro...
Il finale forse, è la parte migliore, i puristi del rock saranno d'accordo con me: con Exit e Mothers Of The Disappeared (già citata). La prima, in particolare, dal punto di vista musicale era quanto di più lontano da quel che avevano fatto gli U2 fino a quel momento. Un pezzo sporco, arrabbiato, ripetitivo e rumoroso. Bisognava trovare il modo per evocare la malvagità, lo stato mentale di qualcuno spinto da potenti impulsi, sull'orlo della disperazione. Questo riesce loro perfettamente grazie alla possente batteria di Larry e al suono melmoso del basso di Adam. L'obiettivo di Exit era raggiunto. Quasi un esorcismo, un modo per scacciare i loro demoni.
Sicuramente, l'album segna il punto più alto della loro storia artistica e musicale, quasi eguagliato da ACTUNG BABY. Che mi piaccia più il secondo è un dato certo. Ma è una storia che vi ho già raccontato.
"Non era niente quel bambino, se n'era andato tra i coaguli, senza un corpo visibile... solo un misero spurgo. Una morte senza bara, senza funerale. Un lutto che non avremmo dovuto avere. Vuol dire che non era lui nostro figlio. I figli che devono venire vengono, stai tranquilla."
(Margaret Mazzantini - Venuto al mondo).
Immagine dal sito di La Repubblica.
Ieri ho letto una storia di cronaca bellissima, una di quelle notizie che fanno tanto bene, quasi ti costringono a sorridere, senza remore.
Nell'ospedale Maggiore di Parma, reparto Neonatologia, un gruppo di volontari regala coccole ai bambini appena nati. Preparano pappe, si occupano del bagnetto, cantano ninne-nanne, donano sorrisi a piccoli pazienti affetti da gravi patologie, che non possono lasciare l'ospedale.
l'Associazione Donatori di Coccole è nata nel 2016 e da allora si occupa di regalare amore ai bimbi nei reparti quando non ci sono i genitori.Dopo avere frequentato un corso e sotto la guida del personale specializzato, offrono attenzione e cura tre volte alla settimana.
Per quelle persone ho stima infinita,per donare amore a bimbi che non sono tuoi, ci vuole una sensibilità poco comune assieme a tanta forza interiore e coraggio.
Non c'entra nulla l'istinto materno o l'esperienza. Perché un bimbo non tuo può diventare una trappola dolorosa. Se non si è abbastanza forti.
Io in tutta onestà, non so se ce la farei, temo soprattutto il distacco. E so, per quel che mi conosco, che non riuscirei facilmente a superare quel momento.
Ci ho messo una vita intera per superare il buio, l'ovulo cieco.
Per guardare gli zaini sulle spalle dei genitori che accompagnano i loro figli a scuola con il giusto distacco.
Ci ho messo una vita ad accettare la frase finale del brano che ho postato all'inizio.
Perché quando "non vengono", non hai bisogno di frasi stupide e banali che ti lapidano. Perché a crocifiggerti basti da sola. Hai bisogno di ritrovarti e di persone che ti accompagnino in quel viaggio al buio fino a ritrovare la luce e la ragione. Ecco perché, io personalmente, ho accolto questa notizia con tanto piacere. Quelle persone sono davvero speciali. Sono uniche.
So che l'iniziativa sta facendo proseliti in altre strutture sia in Italia che nel mondo.C'è bisogno di persone così, che guardino all'amore fissandolo dritto negli occhi.