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09 ottobre 2020

[MUSICA] BUON COMPLEANNO JOHN (LENNON)

 


Il 9 ottobre del 1940 nasceva a Liverpool John Lennon. E oggi avrebbe compiuto 80 anni se quel maledetto 8 dicembre del 1980 il corso del suo tempo non si fosse di colpo interrotto a causa della follia di Mark Chapman.  E su quel selciato nell'Upper West Side di Manhattan io sono rimasta ferma ad ascoltare l'aria per cercare di cogliere tutto l'amore e tutta la personalità che nessun colpo di arma da fuoco avrebbe mai potuto portarci via. Ed infatti non è successo.

Se ci pensiamo il suo percorso artistico è durato poco più di vent'anni. Così intensi da sembrare molti di più. Perché la sua influenza nel mondo del pop e del rock'n'roll e assolutamente impossibile da quantificare. Io lo chiamo il visionario perché aveva il passo più veloce di tutti  e quel che coglieva prima degli altri lo trasformava in musica e poesia.  Poi i maligni dicono che le visioni dipendevano anche da altro ma io non gli do retta😎

Per ricordarlo, con tutto l'amore che posso e il mio è parecchio, eccovi una carrellata di video, partendo dalle basi, i BEATLES appunto e finendo con la sua attività da SOLISTA.

Poi chiudo con alcune foto scattate a Liverpool due anni fa, ve ne ho già parlato lo so. Ma mi piace perseverare nella mia follia😎










Liverpool museo dei Beatles maggio 2018


Liverpool promenade maggio 2018




Vi ho parlato di lui anche qui: poi uno dice le fissazioni...

IMAGINE DI JOHN LENNON: SIMBOLO DI OMOLOGAZIONE?

I VINILI DELLA DOMENICA: HELP

LET IT BE: 8 MAGGIO 1970

SABATO DI POESIA: LET IT BE

LIVERPOOL

HOW?

HAPPY CHRISTMAS 

RAGAZZO GELOSO - JEALOUS GUY

LE DIECI CANZONI DELLA MIA VITA



03 novembre 2019

I VINILI DELLA DOMENICA: ULTRA - DEPECHE MODE



Io sono quella divisa tra passioni e rinascite dei gruppi rock. Amo lo "sbando" che mi regala ascoltare un pezzo aggressivo e l'emozione dettata dalla dolcezza di un pezzo carezzevole. Si trova TUTTO in un GRANDE ALBUM.

Oggi vi parlo di un album icona. Niente di diverso da quello che ho già affrontato nelle mie passate escursioni. ULTRA dei DEPECHE MODE
Numericamente è il nono album della band. A mio parere, è il numero uno della seconda vita artistica  di Dave Gahan, Martin Gore e Andy Fletcher.
I DM alla fine degli anni '90, erano morti,  defunti sulla via della disintegrazione, con Dave   in preda a droghe di ogni genere e alle spalle un tentato suicidio. Con Andy alle prese con un forte esaurimento nervoso e Martin che si accompagnava sempre più spesso alla bottiglia.
Sembrava che dopo Violator e Song of Faith and Devotion, con  l'uscita di scena di Alan Wilder,  fosse arrivato il momento di chiudere il sipario e di tentare carriere da solisti o semplicemente di salvarsi la pelle.  Per i fan una fine inaccettabile ma molto probabile, nonostante arrivassero notizie relative alla  registrazione di un nuovo album. 
Sembra incredibile, ma la morte clinica di tre minuti del frontman, dovuta ad un'overdose,  ricompatta il gruppo, e dopo il periodo di riabilitazione di Dave, completano le registrazioni vocali e il resto del lavoro. il responsabile di tutto l'artwork  è Antony Corbijn, vecchia conoscenza anche degli U2.
PHOTO ANTHONY CORBIJN
il 15 aprile 1997 viene pubblicato ULTRA, che si piazza immediatamente al 1° posto della classica inglese, francese e spagnola. Poiché David era ancora in pieno recupero, per la prima volta non c'è un tour promozionale. 
Sono fragili, come si coglie durante alcune interviste in cui parlano solo Andy e Martin, mentre Dave si tiene lontano preferendo l'ombra piuttosto che soffermarsi sulla sua crisi personale,  non ancora del tutto superata. 
"Il punto di vista di Martin ed Andy è comunque importante per capire come andavano le cose nel periodo successivo alla tragedia: “Quando ti arriva una chiamata ed è il tuo manager che ti dice ‘devo parlarti di Dave perché è successo qualcosa di veramente brutto’ il primo pensiero che hai è ‘oh mio Dio, questa è la volta buona’ ed è già accaduto due volte. È davvero terribile.” Per Martin è un miracolo che Dave sia ancora in piedi e continui a cantare, e questo suo modo di accettare la cosa fa parte della strana coesione del gruppo".

Insomma si erano rimessi in gioco, con grande coraggio, determinati e con una nuova grinta anche se con una cupezza maggiore rispetto ai loro lavori  precedenti.Affrontando i loro demoni, senza nasconderli. C'è una gran sintonia nel gruppo.Dave comprende appieno le parole di Martin dando loro una completezza maggiore con la nuova profondità vocale che aveva acquistato seguendo le indicazioni di un vocale coach. Martin, dal canto suo, si avvicina di più all'anima di Dave costruendo piccole meraviglie di testo. I risultati stupiscono per la grande maturità complessiva.
Martin Gore in studio di registrazione
Il singolo di lancio è Barrel of a Gun. C'è tutto. La rinascita, il passato, le ammissioni di colpa, la voglia di fuggire dai riflettori. Ci sono due canzoni delicate e struggenti  quali Home e The Loves Nieves tutte e due cantate da Martin.
La prima è un viaggio in territori inesplorati alla ricerca di noi stessi; la seconda ci riporta a  luoghi più familiari e vicini. Home è la "mia canzone" dell'album. Penso di averla ascoltata centinaia di volte senza mai stancarmi, in un continuo rewind.
It's No Good è il secondo singolo e il vero marchio di fabbrica di tutto il lavoro. Affascina grazie ai sintetizzatori raggiungendo sonorità ipnotiche. 
E poi ancora Uselink (strumentale) e via via, Jazz ThievesFreestate, Useless, The Botton Line, Sister of Night, fino alla ballata finale, Insight.
In realtà l'album si chiude con una ghost track, Junior Painkiller.
Chissà,  forse si capisce che non sono stata imparziale riguardo questa recensione, i pareri  negli anni continuano ad essere discordanti e alcuni critici li hanno massacrati. Io lo ritengo un capolavoro assoluto, il mio album preferito dei DM. Quello che, come dicevo per Home, sono stata capace di ascoltare in cuffia, per ore intere, durante un'interminabile notte in pullman verso sud. Ripartire, ricominciare, rinascere. ULTRA.




ULTRA: pubblicato il 15 aprile del 1997.


SIDE A:
1) Barrel of a gun
2) The loves thieves
3) Home
4) It's no good
5) Uselink
6) Useless

SIDE B:
1) Sister of night
2) Jazz thieves
3) Freestate
4) The botton line
5) Insight
gt) Junior Paintkiller






Fonti: Impatto sonoro, Wikipedia, Rocklab.it

21 novembre 2016

57TH & 9TH.



Riconosco che negli ultimi anni ci eravamo un po' persi. 
Sarà che eri andato verso un suono che non riconoscevo. Esperimenti, musica classica, varie contaminazioni anche testi teatrali. Vero è che le continue ricerche e sperimentazioni ti hanno reso più ricco e più fragile. Ma quando ti sei dato al liuto ecco, allora è stato il momento in cui avevo deciso di dire addio all'artista, ormai così lontano da quel rock indiscutibilmente riconoscibile quale unico e suo.
E mi mancavi. Tanto.
Mi mancava Gordon, colui che aveva scritto la CANZONE PERFETTA. Che era stato il compagno delle scorribande, delle serata passate in macchina o fermi a guardare delle luci lontane. Quegli anni amatissimi e pure odiati, di passaggio dall'adolescenza alla giovinezza.Allo stesso tempo chi mi aveva fatto amare NYC attraverso la sua luce più vivida. La mia meglio gioventù un po' irruenta e la mia maturità pacata ma mai ferma. Mi mancavano il basso grintoso e  la chitarra carezzevole, l'indisponenza, l'inusitato talento. Mi mancava il tuo snobismo, il non esserti mai piegato ad alcun conformismo. Mi mancava lo sguardo indagatore, un po' cinico. Mi mancava la tua musica, che mi portavo dentro ben stretta.
Ed ora ti ritrovo ad un angolo della 57esima strada, lì in quella Manhattan che conosco bene, mentre cammini velocemente per raggiungere il tuo studio di registrazione. E ci fai toccare di nuovo con mano il sound che ci piace di più. Un ritorno grandioso.


Forse il più bell'album del 2016.Di sicuro uno dei tuoi migliori.

E ci convinci e ci stimoli e ci circuisci, con la forza e la rabbia nella quale ci e ti riconosciamo.


Ci emozioni cantandoci che non potresti fare a meno di chi ami, ricordandoci i grandi amici artisti che in questo anno di lutti se ne sono andati, tenendo presente che le rockstar non muoiono mai, ma lentamente si dissolvono.



E a cavallo della tua moto potente affondi questo mondo che non sappiamo bene dove voglia andare, ricordandoci i tuoi diktat ecologisti. e tra giri di parole e proverbi inglesi ci fai capire che se non cambiamo presto, tutto quello che abbiamo attorno e che amiamo sparirà.




E mentre affondiamo nei loop che amiamo di più, ascoltando il basso assieme alla chitarra e alla batteria potente che li completa, ecco che arrivano le ballate. Che parlano di amore del quale non vogliamo più accontentarci. E' già troppo questo mondo e questo modo di vivere. Tutto o niente. Non potrei essere più d'accordo di così.




Ma non è ancora finita, con una preghiera ci metti al posto di chi non ha più nulla per cercare di guardare il mondo con i suoi occhi. Quasi rassegnati a quella volontà superiore a cui tutti tocca inginocchiarsi.



Finisci accarezzandoci con la tua voce e il tocco della tua chitarra, regalandoci la speranza che pur essendo uomini fragili siamo allo stesso tempo forti, in grado di mantenere il nostro posto, magari arrivando in ritardo e nonostante questo salvandoci. 


E allora, dopo avere bevuto l'amaro calice della tua distanza ora posso alzarlo forte e dire: bentornato STING.




31 marzo 2012

LOVE ME DO: 50 ANNI DI BEATLES






Il 4 settembre del 1962 questo gruppo di ragazzi di Liverpool incideva il suo primo singolo sotto etichetta Emi Parlophone Records.
Nasce così ufficialmente la band che più di ogni altra avrebbe lasciato il segno nel mondo della musica, mondo che frequenteranno insieme solo per 10 anni.



Sovvertiranno ogni regola scritta e non scritta nel panorama musicale mondiale.
Lo sconvolgeranno e dopo di loro niente sarà più come prima.
Se la riascoltiamo oggi la melodia della canzone con l'armonica blues suonata da John Lennon, immediatamente ci rendiamo conto che racchiude il senso e la magia di tutte le rivoluzioni che verranno dopo di loro.


La mitica copertina di Abbey Road



"Love me do" è stata registrata in diverse occasioni.

La prima versione, il 6 giugno 1962 aveva alla batteria Pete Best.
Fu per un'audizione con la Parlophone che poi non li mise sotto contratto subito, perchè non convinta.
Caspita che errore!

La seconda versione, il 4 settembre 1962 fu quella del singolo e vide alla batteria Ringo Starr.
L'artista aveva sostituito definitivamente Best nell'agosto precedente, il quale non piaceva al loro produttore Martin, della casa discografica Parlophone.

In quel momento il gruppo si completava definitivamente.

gli studi di Abbey Road


La versione singolo immediatamente pubblicata ebbe Ringo Starr alla batteria.

La versione album in "Please Please me" del 1963 vide Andy White al suo posto, ma fu una sostituzione temporanea, perchè Martin non sembrava convinto nemmeno di Starr, che dire, aveva problemi il ragazzo.

Quel giorno, i quattro "ragazzotti" varcarono il portone degli Abbey Road Studios per la prima volta, per registrare il singolo e i brani del loro primo album.

Questa mattina, ho comprato l'edizione speciale di Newsweek dedicata ai Beatles.
Si intitola: 50 YEARS SINCE THE MUSIC STARTED


Per l'occasione vi lascio uno stralcio di quanto riportato sulla rivista a riprova che quanto ho scritto ieri (la mia memoria fa cilecca qualche volta, ma sui Beatles proprio no) è realtà storica.

Dopo la Sessione Emi, però, George Martin informò Epstein che lui non voleva che Best suonasse la batteria durante la futura data di registrazione dei Beatles, che avrebbe avuto luogo il 4 Settembre. Non aveva lasciato intendere di sostituirlo in maniera definitiva, ma Lennon, McCartney e Harrison aveva già pensato in questi termini. Come il talento degli altri membri sembrava esplodere, Best era appena sufficiente come giocatore. Era timido, e mentre il resto della band aveva adattato le acconciature alla Pop-art, Best persisteva conn la sua sempre più fuori moda Pompadour. Doveva andare, e gli altri Beatles avevano lasciato il compito a Epstein di eliminarlo. "Eravamo codardi" ammise Lennon. Per sostituire Best, i Beatles si avvicinarono a Ringo Starr, il batterista dei loro rivali di Liverpool "Rory Storn and the Hurricanes". "Ringo era una stella in proprio", Lennon disse e la popolarità che aveva a livello locale contribuì a salvarli dalle ferite dei fans che avevano perso Best. Starr firmò, e ricordò in seguito, il primo concerto nella Cavern dopo avere aderito alla band, fu piuttosto violento. "Ci furono dei combattimenti, urla e botte. La metà di loro mi odiavano, la metà di loro mi ha amato. George si trovò con un occhio nero, e non ho guardato indietro". Ironia della sorte, quando i Beatles registrarono "Love me do" il primo singolo con Parlophone Emi, George Martin scelse di non utilizzare Ringo alla batteria. "Ringo a quel punto non era ancora un punto fermo... per George non era che un puntino come un qualsiasi ragazzo di sessione poteva essere " disse McCartney.
Ma loro avevano scelto.
"Love Me Do", uscì il 5 ottobre con "PS I Love You" quale lato b, non accese il mondo ma entrò nei primi 20 in Inghilterra e in seguito assicurò lo status della band.
La volta successiva i Beatles tornarono alla Emi sotto etichetta Parlophone, e il 26 novembre 1962 registrarono il loro primo LP "Please Please me".
Lo stato definitivo era stato fissato.

NASCEVA IL MITO