Scrivo perché mi scappa da scrivere...
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[SABATO DI POESIA] Contro il fanatismo di Amos Oz
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[BLOG] Scrittori, blogger e tanto altro
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[L'INCIPIT DELLA DOMENICA] Le mogli hanno sempre ragione di Luca Bianchini. Recensione e intervista all'autore.
03 aprile 2022
[L'INCIPIT DELLA DOMENICA] Il buio oltre la siepe di Harper Lee
"Anche gli avvocati sono stati bambini, immagino... (Charles Lamb)
Jem, mio fratello, aveva tredici anni all'epoca in cui si ruppe malamente il mio gomito sinistro. Quando guarì e gli passarono, i timori di dover smettere di giocare a palla ovale, Jem, non ci pensò quasi più. Il braccio sinistro gli era rimasto un po' più corto del destro; in piedi o camminando, il dorso della sinistra faceva un angolo retto con il corpo, e il pollice stava parallelo alla coscia, ma a Jem non importava un bel nulla: gli bastava poter continuare a giocare, poter passare o prendere il pallone al volo.
Poi, quando di anni ne furon trascorsi tanti di poterli ormai ricordare e raccontare, ogni tanto si discuteva di come erano andate le cose, quella volta. Secondo me tutto cominciò a causa degli Ewell, ma Jem, che ha quattro anni più di me, diceva che bisognava risalire molto più indietro, e precisamente all'estate in cui capitò da noi Dill e per primo ci diede l'idea di far uscire di casa Boo Radley.
Ma allora, ribattevo io, se si voleva proprio risalire alle origini, perché non dire che la colpa era di Andrew Jackson? Se il generale Jackson non avesse incalzato gli indiani creek lungo il ruscello, Simon Finch non avrebbe risalito l'Alabama con la sua piroga, e dove saremmo noi a quest'ora? Eravamo troppo grandi, ormai, per risolvere la controversia a botte: consultammo nostro padre Atticus, e lui disse che avevamo ragione tutti e due.
(Harper Lee -Il buio oltre la siepe - 1957)
29 gennaio 2022
[SABATO DI POESIA] Aprile di Anne Frank
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[POSTITIZIE] LA BIBLIOTECA DI UMBERTO ECO
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QUALCUNO CON CUI CORRERE
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VIVERE PER RACCONTARLA: LA LEZIONE DI GABO MÁRQUEZ
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| MARIELLA ESSE FOTO PRIVATA |
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18 aprile 2020
SABATO DI POESIA: LA PIÙ BELLA STORIA D'AMORE
mi disse che non sapevo nulla
e che arrivavo
al tempo necessario
di imparare i perchè della materia.
Così, fra pietra e pietra
seppi che sommare è unire
e che sottrarre ci lascia
soli e vuoti.
Che i colori riflettono
l’ingenua volontà dell’occhio.
Che i solfeggi e i sol
raddoppiano la fame dell’orecchio
Che è la strada e la polvere
la ragione dei passi.
fra due punti
è il giro che li unisce
in un abbraccio sorpreso.
può essere un pezzo di Vivaldi.
Che i geni gentili
stanno nelle bottiglie di buon vino.
tornai a disfare l’eco del tuo addio
e al suo posto palpitante scrissi
la Più Bella Storia d’Amore
ma, come dice l’adagio,
non si finisce mai
d’imparare e aver dubbi.
facilmente come nasce una rosa
o si morde la coda un a stella cadente,
seppi che la mia opera era scritta
perchè La Più Bella Storia d’Amore
è possibile solo
nella serena e inquietante
calligrafia dei tuoi occhi









