16 novembre 2020

CUCINA: IL CIBO INSEGUE CHI LO AMA

 

foto privata - vietata la riproduzione

Ho imparato a cucinare appollaiata sulla sedia di paglia di mia nonna Carmela. Avevo più o meno sei anni.

In piedi  ero al livello del suo tavolo di legno. Lì dove impastava e preparava la pasta fatta in casa. Donna di altri tempi, di profumi antichi, di cura e di tempo. La sua specialità erano i fusilli, che lavorava con un ferro,  lungo e scuro,  molto sottile. Modellava la pasta con occhio di artista, la rendeva un filo lunghissimo e stretto, poi tagliava i piccoli pezzi, tutti uguali, della stessa consistenza e misura. A quel punto, con un elegante colpo di mano, faceva scorrere con maestria il ferro tutto intorno. Magicamente la pasta si arricciava in un boccolo meraviglioso e profumato.  Voi forse, farete fatica a crederci, ma è come se io l'avessi qui avanti. Bruna e generosa, i capelli ricci così simili ai miei. Gli occhi sorridenti mentre mirava con soddisfazione il risultato del suo lavoro. Fiera e bella, nella mia istantanea di memoria senza tempo. E non c'è nulla di più evocativo del profumo del cibo che mi riporti da lei, in quella stanza, al suo amore per la cucina.

E di tutto quell'amore ho conservato ogni traccia, ogni movenza, ogni sussulto di cuore.  Seguendola con lo sguardo, pesavo e contavo in silenzio. Quante uova per le tagliatelle, quanta farina. L'acqua giusta, né troppo calda, né troppo fredda. La birra per la pastella necessaria per il fritto dei fiori di zucca, l'aceto perfetto per le zucchine in scapece. Tutti i segreti della sua passione. I panettoni pasquali e gli struffoli natalizi. Non usava troppe parole ma mi lasciava guardare e mi guidava accompagnandomi con i suoi gesti sapienti. Il ragù napoletano, le carni giuste, il "pippiare" lento e costante. La pastiera e le sue dosi magiche, il babà il cui segreto era tutto nel rum che mi mandava a comprare al bar sotto casa. Ho seguito ogni suo passo. Ogni passo di mia madre, degna discepola. E il cibo ha seguito me  con affetto, ovunque io sia andata.

Ho imparato a riconoscere la soddisfazione negli occhi di chi gusta ciò che preparo con lo stesso occhio furbo e apparentemente distaccato che ho appreso da lei. E come la scrittura mi è venuto facile, perseguire nel peccato. 

Amo cucinare e amo mangiare. Ho i miei "cavalli di battaglia" perfezionati con lo scorrere del tempo.

Oltre alla pasta fatta in casa:

La pasta al forno. 

Il cardone. 

Il ragù napoletano e il ragù alla genovese. 

La pasta con la provola

La parmigiana di melanzane.

Le polpette.

Il gateau di patate.

La pizza margherita .

La pizza di scarola.

Le alici marinate.

Il casatiello.

La pastiera.


Ma non mi sono fermata alle ricette tradizionali della mia terra. Amo anche la cucina pugliese e quella lombarda.  Non mi sono fatta mancare nulla. Continuo a cucinare e ad imparare nuove ricette. Sempre con la stessa passione.  

E voi amici, amate la cucina? Vi piace cucinare? Cosa? Quali sono le vostre ricette  e i cibi preferiti?  Sapete che non c'è nulla di più afrodisiaco di un piatto preparato con amore?

 "Non posso separare l'erotismo dal cibo e non vedo nessun buon motivo per farlo; al contrario, ho intenzione di continuare a godere di entrambi fino a quando le forze e il buon umore me lo consentiranno." (Isabel Allende - Afrodita)

15 novembre 2020

I VINILI DELLA DOMENICA: LETTER TO YOU - BRUCE SPRINGSTEEN

 



È un buon album il nuovo di Bruce Springsteen. Non il migliore.  Il ventesimo, registrato a casa sua, nel New Jersey,  con il solo supporto della mitica E Street Band, più incisiva e dirompente che mai. Fatto e finito in soli cinque giorni. 12 canzoni di cui 9 inedite e 3 composte per il suo album di debutto Greetings from Asbury Park N.Y del 1973. Il boss non si discute soprattutto quando torna al rock classico come in questo caso. Potrà non piacere, essere considerato un limite ma è così, prendere o lasciare. Tornato alle origini, forse fin troppo visto che l'inserimento dei tre brani anni '70 fa percepire tutti i limiti di cui sopra. Ma tant'è, non sarebbe lui. Del resto ha appena finito di sperimentare nuovi suoni con il precedente Western Stars, novità piaciuta sia a fan di lungo corso che a chi era rimasto fermo a The River e poi lo aveva abbandonato ritenendolo sempre uguale. Più risalto alle parole, meno concentrato sulla musica, ma qui fa da padrona la Band. Da ascoltare in loop, pensando ad un viaggio fatto per riabbracciare noi stessi, cercando di non prendere troppo sul serio il Bruce in versione "messia".


Ho deciso di raccontarlo canzone dopo canzone, provando ad evidenziare le note positive e anche quel che, al contrario, mi ha lasciato perplessa. 

SIDE A



One minute you'e here. Prima canzone dell'album, fa capire chiaramente di che pasta sarà fatto tutto il lavoro. Intimista e nostalgica, sul filo dei ricordi e dedicata agli amici che non ci sono più (Clarence Clemons e Danny Federici in primis). "Un minuto sei qui, un minuto dopo te ne sei andato."  Fin troppo, quasi si preparasse ad un addio. E non scherziamo va!



Letter to you. Bellissima. L'ho amata subito. La sua personale dedica alla vita, che pur con tutte le sue difficoltà, bisogna sempre cogliere e fare nostra, mentre continuiamo a camminare. Sound classico che più classico non si può. Una canzone che ti fa innamorare. "Tutto quello che ho scoperto essere vero, l'ho spedito nella mia lettera per te." 



Burnin'train. Si torna nuovamente sull'onda nostalgica dei ricordi che sono come il treno in fiamme di cui ci parla nel brano. Non so come interpretarlo col suo  suono forte e ripetitivo e le parole  perfette per un inno da chiesa anglicana. "Sul tuo letto di spine ti ho portato doni splendenti." Vedete voi.



Janey needs a shooter. La prima delle tre canzoni non inedite, composta nel 1972.  La versione video è del 1978, una chicca che ho beccato su you tube. Stupenda.  Janey, mi ha fatto pensare a Strawberry fields forever, nata solo cinque anni prima.  Il filo che lega le due canzoni è tutto nello stesso tentativo di protezione nei confronti di una ragazza che ha molte persone che le girano attorno ma, come dice Bruce, "Janey ha bisogno di qualcuno che la protegga ora." Tra le più belle dell'album.



SIDE B


Last man standing. Qui si torna agli anni '70. Gli inizi, i gilet in pelle di serpente, i tacchi cubani, quando eravamo giovani e forti."Sono l'ultimo uomo in piedi." E dai... Che facciamo, lettere e testamento?



The power of prayer. Altra  ballata  in puro stile Boss. Unico e inimitabile. "Dicono che l'amore va e viene, ma tesoro, cosa ne sanno, sto raggiungendo il paradiso, arriveremo lì." Ecco. L'amore secondo Bruce. Incorniciato dal sassofono di Jake Clemons, nipote di cotanto zio.


House of a thousand guitar. A volte il troppo storpia. Eccessiva, ridondante, retorica. duemila parole e un unico accordo. No. Mille chitarre sono troppe.


Rainmaker.  L'unica canzone politica. Non ce lo si aspetta da lui. Ma è così. L'unica zampata. Chissà chi è l'uomo della pioggia? Provate ad indovinare. " A volte le persone hanno bisogno di credere in qualcosa di così brutto, così brutto, così brutto."  Amen.




SIDE C



If i was the priest. Qui ci risiamo con l'apologia del pastore da saloon. La seconda canzone non inedita nata tra il 1970 e il 1971. Però bella, molto bella. Mistica, surreale, un po' datata ma bella. Un delicato gioiello.      "Se Gesù fosse uno sceriffo e io il prete." Che mi è piaciuta ve l'ho già detto?




Ghost. Canzone dedicata ai fantasmi del passato. Ad un altro amico che non c'è più, George Theiss, fondatore dei Castiles, chitarrista di grande talento che non riuscì mai a sfondare. Anche qui, la ballata sorprende per la forza musicale e la portata del ricordo. "Sono vivo e sto tornando a casa." Ti aspettiamo Bruce. La tua casa è il palco.




Song for orphans. Terza e ultima canzone non inedita datata 1971. Non ho capito se stavo ascoltando Bruce o Dylan. Nel secondo caso, ci ho perso fin troppo tempo. Non ha bisogno del menestrello, non ha bisogno di altri che di se stesso. Ma capisco che stiamo parlando dei suoi inizi e a qualcuno doveva pur far riferimento. "Ebbene i figli cercano i padri, ma i padri se ne sono andati via tutti." Meno male che ha cambiato strada.




I'll see you in my dreams. Ultima canzone dell'album. Malinconica quel che basta per ricordarci che la festa è finita e gli amici vanno via. " Ti vedrò nei miei sogni, ci rivedremo in un'altra terra." Ma anche prima Bruce.Sorridi, prendi la chitarra, dono di un tuo fan italiano e torna a Surrient'  sta casa aspett' 'a te.





E ora a voi. Commenti, critiche, tutto concesso. Ditemi pure. Vi ascolto. Ma ascoltate prima lui.





14 novembre 2020

SABATO DI POESIA: ALLA VITA DI NAZIM HIKMET





La vita non è uno scherzo.

Prendila sul serio

come fa lo scoiattolo, ad esempio,

senza aspettarti nulla

dal di fuori o nell'aldilà.

Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo.

Prendila sul serio

ma sul serio a tal punto

che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,

o dentro  un laboratorio

col camice bianco e grandi occhiali,

tu muoia affinché vivano gli uomini

gli uomini di cui non conoscerai la faccia,

e morrai sapendo

che nulla è più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio

ma sul serio a tal punto

che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi

non perché restino ai tuoi figli

ma perché non crederai alla morte

pur temendola,

e la vita peserà di più sulla bilancia.

(ALLA VITA - 1948 )


Note bibliografiche:

Nazim Hikmet nacque a Salonicco nel 1902 e morì a Mosca nel 1963. Del grande poeta turco ho parlato diverse volte da me, ad esempio (QUI). La prima volta che ne sentii parlare fu guardando Le Fate Ignoranti (uno dei miei film preferiti). Era sua una delle poesie che la protagonista femminile, Margherita Buy, leggeva in un momento del film. Come spesso accade, le parole mi catturarono all'istante. E allora le cercai e  trovai i libri come  quello che ho aperto ora,  con le pagine ingiallite dal tempo e le parole sottolineate a matita. Nazim l'esule, Nazim il poeta, Nazim l'uomo profondamente innamorato della vita. Così interessato, così vigile, così curioso, così proiettato verso il mondo che pur per moltissimi anni, poté intravedere solo dalle finestre delle sue prigioni. Ricco di speranza. Generoso, innamorato, folle. Morì un mattino di giugno, e per un po' non se ne accorse nessuno. Lo trovarono accasciato accanto alla porta di casa. Un infarto fulminante lo aveva portato via così come lui desiderava accadesse. Rapidamente. Lasciandoci in eredità  una poesia trasparente e molto comunicativa, che abbraccia con le sue parole l'universo intero. Sì, le sue parole, coraggiose ed eroiche, le sue parole che sono uomini.


12 novembre 2020

POSTITIZIE: LA STANZA DEGLI ABBRACCI

 


Fin da bambina, ho avuto un trasporto fisico  fortissimo nei confronti delle persone a cui voglio bene.Non faccio differenze, familiari e parenti, amici, colleghi. Io bacio e abbraccio, travolgo. Come ho sempre visto fare a mio padre, il mio mentore. 

Fa parte del mio essere la grande espansività. E questo amore e trasporto l'ho sempre dimostrato senza mai chiedermi se dall'altra parte era condiviso. Forse perché credo che l'amore, passi attraverso il contatto fisico, attraverso i baci, le carezze, gli abbracci. E che riesca ad essere più diretto quando le parole non bastano o non servono. Così, la mia vita è stata un percorso positivo con terapia degli abbracci. Magari qualcuno, mi sono chiesta col senno di poi, non avrà gradito fino in fondo, ma non essendo mai stata rifiutata, il pensiero l'ho riposto in un cassetto.

Una regola che applico  anche qui sul virtuale, col mio modo affettuoso di vivere i sentimenti. Tutti voi amici lo sapete, visto che vi mando abbracci da anni. Ho coniato perfino il termine abbraccio circolare per Enzo Iacoponi, perché me lo immaginavo imponente, come il suo carisma. Allora l'idea era di avvolgerlo tutto quanto, per fargli arrivare immediatamente  il mio affetto, sapendo che lui se la rideva alla grande.

Beh, prima che mi scappi una lacrima su questo ricordo vi dico perché oggi, a casa mia, si parla di abbracci.

Perché nel maledetto tempo del Covid, in cui gli abbracci sono banditi,   ieri ho letto una notizia che mi ha commosso tanto, ma tanto. Una di quelle da trafiletto, non da prima pagina. Ma con un peso specifico enorme, secondo me.

A Castelfranco Veneto, in una casa di riposo, si è dato inizio ad un esperimento:  LA STANZA DEGLI ABBRACCI. Grazie all'idea di Domenico Sartor è stata creata una stanza che con l'aiuto di una barriera particolare consente ai familiari di poter entrare e finalmente cingere a sé i propri genitori, gli zii, i nonni, in totale sicurezza. A piccoli gruppi e dopo avere osservato tutti i protocolli,  entrano e finalmente riabbracciano i loro cari. Presto l'esperimento sarà replicato in altre RSA. 

Mi sembra una notizia meravigliosa che stralcia e illumina, per un attimo,   il buco nero del momento difficile che stiamo attraversando. Sapere che tanti anziani, per mesi "abbandonati" e costretti alla solitudine nelle case di riposo, potranno finalmente rivedere e stringere a sé i propri familiari, mi ha contemporaneamente fatto sorridere e piangere, come non mi succedeva da un po'.

E ha di nuovo colorato il mio orizzonte, ultimamente un po' spento.






10 novembre 2020

[ATTUALITÀ]LA NUOVA CODOGNO SIAMO NOI

 

Titoli su tutti i giornali.

L'ospedale San Gerardo di Monza  allo stremo. Le sirene delle autoambulanze si percepiscono ad un ritmo che non ricordavo nemmeno ai tempi della prima ondata.

Il sindaco di Monza, Dario Allevi, sta chiedendo aiuto anche all'estero oltre che al governo italiano per avere i medici e gli infermieri dell'esercito.

Il bollettino medico di ieri dava chiari numeri: 4777  positivi in Lombardia di cui 874 in Brianza.

320 medici e operatori sanitari sono a casa perché contagiati. A Monza è stata sospesa l'accettazione per i malati in codice verde ( i cosiddetti pazienti non gravi - ho già affrontato l'argomento in due precedenti post).

A Desio, la mia città, tutti i posti Covid in ospedale  sono stati occupati. E il ritmo del contagio aumenta.

Avrei voluto continuare con i post positivi, per cercare di tenere lontana l'ansia. Ma scusatemi se oggi non ci riesco.

09 novembre 2020

COLLEZIONI: BARBIE AMORE SENZA FINE


Barbie Oscar de la Renta - collezione privata Mariellaesseci


Leggevo sul Corriere della Sera di sabato, che la passione per le collezioni è un vizio che non passa mai e dura per sempre. 

I collezionisti hanno il loro decalogo al quale si attengono fino al parossismo. Alcuni di loro praticamente non vedono quasi mai le loro collezioni perché preferiscono tenerle chiuse e al buio,  per ripararle dalla polvere e dalla luce.  I pezzi devono essere in condizioni perfette, perché la loro conservazione ne cambierebbe il valore e di conseguenza la quotazione di mercato. 

Naturalmente, mio marito ed io non siamo a questi livelli ma  poco di manca !

La sua collezione di trenini in scala 1:87 è strepitosa. Ne ha molti e  tutti completi, tra modelli Lima, Rivarossi e Acme. Ma la sua passione comprende anche le monete del Vaticano e i fumetti. 

ARLECCHINO 520 - 1960 - ACME  -  COLLEZIONE PRIVATA

Invece in cima alle mie passioni c'è la Barbie (ve ne ho già parlato altre volte come  QUI e QUI). Le colleziono fin da quando avevo 6 anni, visto che la mia prima Barbie Malibù è del 1972.

Sul Corriere si parla della Barbie  più costosa, battuta  all'asta da Christies's nel 2010 per 302.500 dollari. Realizzata dal gioielliere Stefano Canturi, aveva collier e anello con diamanti rosa rarissimi, circondati da diamanti bianchi.  E nel mio piccolo ne avevo già parlato qualche anno fa.   Come dire, blog di nicchia batte quotidiano nazionale 1 a 0! Aggiungo che l'anonimo compratore ha donato l'intera somma ad una associazione per la ricerca contro il  cancro al seno. Quindi, le Barbie fanno del  bene, anzi benissimo!


Barbie Canturi foto presa dal web

Le mie, in tutta onestà, sono lontane da quei parametri ma si difendono.

Ho la collezione completa di Audrey Hepburn dedicata ai suoi film più famosi: Breakfast to Tiffany's,  My fair Lady e  Vacanze Romane.Ma spazio tra le Barbie realizzate dagli stilisti più famosi a quelle dedicate ai periodi storici più di tendenza. L'ultima l'ho acquistata da Fao Swartz lo scorso dicembre.

Mi sono chiesta spesso come nasca una passione così mirata come quella per i giocattoli e sono giunta alla conclusione che forse è il modo per alcuni di noi di non perdere mai il CONTATTO con il bambino che siamo stati, e per cercare in fondo di preservarlo dal resto del mondo.

E voi, che passioni avete? Cosa collezionate? E cosa pensate di noi irrefrenabili appassionati?


Barbie Busy Gal Vintage - collezione privata Mariellaesseci


Eliza Doolittle - lezioni di bon ton -  My Fair Lady - collezione privata Mariellaesseci

Eliza Doolittle - Principessa di Ungheria - My Fair Lady - collezione privata Mariellaesseci





07 novembre 2020

SABATO DI POESIA: VI FU UN TEMPO DI DYLAN THOMAS





 Vi fu un tempo che i danzatori coi loro violini

In circhi da bambini potevano arrestare i loro guai?

Vi fu un tempo che potevano piangere sui libri,

Ma il tempo ha posto il suo verme sul suo sentiero.

Sotto l'arco del cielo non sono più al sicuro.

In questa vita, ciò che non è conosciuto è più al sicuro.

Sotto i segni del cielo chi non ha braccia

Ha mani pulite, e dato che lo spettro senza cuore

È l'unico a non essere ferito, il cieco vede meglio.

(POESIE 2017 - TASCABILI GUANDA)



Note bibliografiche:

Dylan Marlais Thomas nacque a Swansea (Galles) nel 1914 e morì a New York nel 1956 stroncato dall'alcol. Era giornalista della BBC a cui collaborò fino alla fine.  Ma fu poeta, scrittore, drammaturgo. Considerato uno dei più grandi poeti in lingua inglese del Novecento, esordì nel 1934 con  18 Poems. Ho avuto con lui un approccio difficile perché quasi tutto nella sua poesia si riconduce alla sofferenza e alla morte. Meglio ancora: la vita e la morte sono legate indissolubilmente.  E poi c'è che al primo impatto appare confuso con una sovrapposizione di parole e di sensazioni. Da l'idea di essere contorto e oscuro. Ma come spesso mi accade non mi arrendo. La poesia che ho selezionato per voi, nonostante mantenga lo stile oscuro, evoca speranza. Voi cosa ci vedete?



05 novembre 2020

LISTE: ELENCO DEI CINQUE ATTORI PIÙ FIGHI DEL MONDO, SECOND ME (POST PECORECCIO)

 

Lasciando da parte, per il momento, l'ansia COVID 19 che ci assale, ho avuto voglia di un post pecoreccio.

Alle amiche commentatrici e blogger dico che l'elenco nasce dal mio gusto personale e può essere degnamente ampliato dal loro.

Agli amici commentatori  e blogger chiedo di partecipare, sia integrando il mio post con le loro preferenze  sia con commenti atti a cercare di trovare, vanamente, criticità varie.


5° POSTO: BRAD PITT


Passano gli anni e le stagioni ma se siamo ancora qui a chiederci perché lui e Jennifer Aniston si sono lasciati, alla base resta il suo meraviglioso lato B. Poi possiamo anche soffermarci sulle doti da attore (beh  da anni salvo solo un paio di film: L'esercito delle 12 scimmie e C'era una volta Hollywood) e sul sorriso disarmante. Agevolo frame del film più iconico: Thelma e Louise.


4° POSTO: PATRICK DEMPSEY




Il dottor Stranamore di Grey's Anatomy ha segnato l'immaginario femminile degli ultimi 15 anni. Per anni, ad ogni nostro arrivo al pronto soccorso per un'unghia incarnita, abbiamo sperato invano di ritrovarci faccia a faccia con un medico che riuscisse a riattivare la nostra libido ormai dispersa in fiumi  di paste al forno e torte di pannolini ormai puzzolenti.  Speranza delusa.


3° POSTO: MATTEW McCONAUGHEY



Io lo chiamo il professore, per chi non lo sapesse è  laureato anche se nella vita ha spalato perfino letame. Premio Oscar e faccia da schiaffi invidiabile, dopo trascorsi più o meno oscuri con svariate donne famose dello star sistem, sembra abbia trovato "pace"accanto a un'ex cameriera che ha saputo irretirlo con colazioni appetitose. E poi dicono che gli uomini non si prendono per la gola. 



2° POSTO: HUGH JACKMAN




Da anni cerco di sopravvivere alla passione per questo figaccione australiano che ha preso di mira i miei sensi riducendoli a brandelli. Un po' come se, con me,  usasse sempre le lame del suo personaggio più famoso: Wolverine. Inutile: è una guerra persa. Il grosso problema è che riesce da dio in ogni cosa, sa perfino cantare meglio di Robbie Williams (lasciate fare, è una cazzata che mi è venuta in mente quando ho visto il video). Cercate di comprendere la mia follia.



1° POSTO: MICHAEL FASSBENDER




Partendo dal presupposto che a me i tedeschi fanno cagare (perdonate amici se qualcuno di voi ha origini crucche ma tant'è) non avrei mai potuto immaginare che un attore teutonico, avrebbe potuto far colpo su di me a tal punto da essere in  cima alla lista dei miei preferiti da enne anni. Vi assicuro che nel blog ho già affrontato parecchie volte l'articolo. Ma è così. Sto aspettando il suo Oscar che prima o poi arriverà, non ho dubbi. Così da farmi incantare dal suo fare gnoccoloso anche quando avrà la statuetta dorata in mano. E mentre ringrazierà la sua bellissima moglie (Alicia Wikander) io potrò versare fiumi di lacrime inutili.


Ho dovuto scegliere tra una classifica breve e una infinita, lasciando fuori tanta di quella meraviglia che il mio cuore sanguina. Ma spero che voi sappiate interpretare il mio tormento integrando alla grande!



02 novembre 2020

POSTITIZIE: TAKE CARE YOUR DOC - NON LASCIAMO SOLI I NOSTRI MEDICI


 Mi vorrei riallacciare al post di venerdì nato da un commento di Flo' amica blogger di Femeie Astazi per parlarvi dell'ultima iniziativa nata a sostenere i medici  che in italia, a causa dell'emergenza COVID19, sono alle prese con un'emergenza di cui non si vede fine e che coinvolge tutti i settori della sanità.

L'iniziativa è: TAKE CARE YOUR DOC.


Dopo i mesi tossici dell'allarme pandemia, i nostri medici hanno subito una vera e propria decimazione (ad oggi sono 183 i medici che hanno perso la vita combattendo la pandemia e 44 gli infermieri). Definiti assieme a tutto il personale paramedico in prima linea, i nostri angeli, mentre il mondo intero e l'Europa in particolare, si convinceva falsamente che il peggio fosse passato, loro tornavano alla vita lavorativa di tutti i giorni e alle prese con le altre problematiche sanitarie che erano state accantonate. Il virus era in regressione apparente ma tutto il resto (patologie pregresse oncologiche e cardiologiche, malattie neurogenerative)  rimaneva in emergenza. 

Ora sembra quasi che il loro sforzo disumano sia stato dimenticato. In questi ultimi giorni hanno subito un vero e proprio attacco social da parte dei negazionisti. 

"Vengono accusati di nascondere la verità e sono passati dall'essere eroi ad essere definiti come collusi, assassini, bugiardi, terroristi e menagramo."


Qualche giorno fa a Rimini,  sono state danneggiate circa 70 auto, nel parcheggio dell'ospedale degli Infermi. Sicuramente si tratta di un vero e proprio attacco al personale sanitario. E mentre i carrozzieri di Rimini hanno fatto fronte comune offrendosi di riparare ogni danno gratis, ci si interroga sull'atto vandalico che non può essere opera di qualche anonimo teppista disagiato.

Sui social come FACEBOOK (io insisto sulla proposta di cancellarlo) gli insulti si sprecano.  Tra quelli che evidentemente ne conoscono la fatica al punto tale da poter dire a ragione veduta che il loro lavoro è  come quello di tutti gli altri a quelli che dopotutto non sono eroi visto che quel lavoro se lo sono scelto.  Attacchi chiaramente inaccettabili su cui la polizia postale dovrebbe indagare scovando questi infami  leoni da tastiera. 

Chiaro che  tutto può servire a ridare  il sorriso e la forza al nostro personale sanitario. L'iniziativa serve a questo, dal portare una pizza o una bevanda calda, fino al donare  un momento di rilassamento a fine turno.

In ITALIA ci siamo ispirati a quella realizzata a NYC dallo Chef Roberto Caporuscio di Kestè (ci sono stata a mangiare la pizza, ottima)  che durante il  lockdown ha sfornato 4600 pizze per i dottori e gli infermieri in prima linea, raggiungendo anche l'obiettivo di non chiudere la sua attività.

Per sostenerla si possono fare due cose.  Una donazione:ecco il  sito (QUI) o una mail ad info@takecareyourdoc.com  in modo da informarli su quel che si vuole fare per aiutare.

Non lasciamoli soli e non dimentichiamo.



Fonti: Corriere della Sera.

31 ottobre 2020

SABATO DI POESIA: CANTO DELLA MIA NUDITÀ DI ANTONIA POZZI

 


Guardami: sono nuda. Dall'inquieto

languore della mia capigliatura

alla tensione snella del mio piede

io sono tutta una magrezza acerba

inguainata in un color d'avorio.

Guarda: pallida è la carne mia.

Si direbbe che il sangue non vi scorra.

Rosso non ne traspare. Solo un languido

palpito azzurro sfuma in mezzo al petto.

Vedi come incavato ho il ventre. Incerta

è la curva dei fianchi, ma i ginocchi

e le caviglie e tutte le giunture,

ho scarne e salde come un puro sangue.

Oggi, m'inarco nuda, nel nitore 

del bagno bianco e m'inarcherò nuda

domani sopra un letto, se qualcuno

mi prenderà. E un giorno nuda, sola,

stesa supina sotto troppa terra,

starò, quando la morte avrà chiamato.

(Palermo, 20 luglio 1929 - Cento poesie d'amore e di silenzio -  2019 -  edizioni Interno Poesia)


Note bibliografiche:

Antonia Pozzi nasce a Milano nel 1912 e lì muore nel 1938. È una delle principali voci della poesia italiana del Novecento.  Si laurea in Estetica all'Università Statale di Milano nel 1935. Si toglie la vita nel 1938 nel parco antistante l'Abbazia di Chiaravalle. Le sue poesie sono state pubblicate e poi scoperte dal grande pubblico solo dopo la morte. (Interno Poesia) Nonostante la conclusione brutale del suo vivere, dalla sua opera traspare un grandissimo amore per la vita che lei cercava di urlare al mondo intero con grande disperazione. Avrebbe voluto affrontarla di petto quella montagna che in realtà non riuscì a scalare. Si sentiva sola e dimenticata e non riuscì a  trovare chi la accogliesse e le desse riparo. Ho scelto questa poesia perché è emblematica, a mio parere, del suo desiderio di essere amata. Di appartenere a qualcuno. Di essere completa. Non era sfrontata, ma solo divorata dalla voglia di vivere.