06 febbraio 2019

PILLOLE DI SANREMO: 1959 - PIOVE (CIAO CIAO BAMBINA).




Canzone meravigliosa, PIOVE, musicata da Domenico Modugno con il testo di Dino Verde e vincitrice del Festival della canzone italiana nel 1959.
Mi fa particolarmente piacere citarla quest'anno che ricorre il 60esimo anniversario dalla sua presentazione al Festival.

La ricordo con affetto perché era una delle preferite di mia nonna Carmela.
Lei aveva una voce bellissima, profonda, unica. Conosceva praticamente tutto il repertorio classico della canzone napoletana oltre a gran parte di quello  italiano dell'epoca.
Come se fosse adesso, mi vengono in mente le splendide serate in cui, a casa nostra, mio zio Benedetto, valente musicista, l'accompagnava con la chitarra e lei cantava.
Ci ha donato l'amore per la melodia, l'orecchio e la passione per la musica. In casa siamo tutti intonati ma soprattutto mia sorella Pia e mio fratello Antonio, hanno fatto loro quel talento in maniera eccellente.

Noi bimbetti, cantavamo assieme a lei ed è il motivo per cui, conosco tantissime canzoni melodiche italiane.
Curiosità: la canzone ha diverse versioni, da quella inglese a quella tedesca a quella francese. 

Ed è stata citata da Carmen Consoli ne L'ultimo bacio e da Lorenzo Jovanotti ne La ragazza magica.


La classifica finale fu la seguente:

1) posto: PIOVE, CIAO CIAO BAMBINA - DOMENICO MODUGNO
2) posto: IO SONO IL VENTO - ARTURO TESTA, GINO LATILLA
3) posto: CONOSCERTI - TEDDY RENO, ACHILLE TOGLIANI

Ringrazio Enzo Iacoponi per averla scelta. 

Ecco qui la canzone di Mimmo Modugno.


IL VIDEO




IL TESTO

Mille violini suonati dal vento
Tutti i colori dell'arcobaleno
Vanno a fermare una pioggia d'argento
Ma piove, piove
Sul nostro amor

Ciao, ciao, bambina
Un bacio ancora
E poi per sempre
Ti perderò
Come una fiaba
L'amore passa
C'era una volta poi
Non c'è più

Cos'è che trema sul tuo visino?
È pioggia o pianto? Dimmi cos'è
Vorrei trovare parole nuove
Ma piove, piove
Sul nostro amor

Ciao, ciao, bambina
Non ti voltare
Non posso dirti
Rimani ancor
Vorrei trovare
Parole nuove
Ma piove, piove
Sul nostro amor



Le considerazioni sulla prima serata le trovate nel primo commento a questo post.

VIA ALLA SECONDA SERATA FESTIVAL DI SANREMO.

05 febbraio 2019

PILLOLE DI SANREMO: 1978 - GIANNA.





Ecco le Pillole di Sanremo nate dalla costola del mio post dedicato alle canzoni preferite del Festival.



Da questa sera inizia il Festival della Canzone Italiana e ogni giorno gli dedicherò un pezzo, che trae spunto  dalle preferenze  che mi avete indicato nei commenti all'articolo di qualche giorno fa. In serata poi, contestualmente all'inizio della kermesse, si partirà con la diretta.
Si potrà fare qui  sul blog  o seguendomi su Twitter dove mi scatenerò come del resto faccio  tutti gli anni. Per seguirmi anche li, ecco il mio account (@acquamari).

Tornando alla canzone richiesta, la prima è GIANNA di Rino Gaetano, scelta da Riccardo Giannini.

Presentata al Festival nel 1978,vinse il premio della critica nell'anno in cui la vittoria fu dei Matia Bazar. Una canzone che travolse il tran-tran  festivaliero assestando un pungo in pieno viso al pubblico, con l'ironia tagliente delle sue parole. Molti negli anni si sono interrogati sul suo significato. Lo stesso Rino non amava molto questa canzone e pare avesse il timore che venisse fraintesa. Che si trattasse di una ragazza dai facili costumi o di un transessuale o ancora, di Gianni Agnelli, nessun è riuscito ad affermarlo con certezza. Chi vivrà vedrà, diceva la canzone. Io l'adorai e basta. E con la canzone scopri l'artista che mi diede la misura del cantautorato in cui, da quel momento in poi, mi volli riconoscere. 

Ringrazio Riky  per la bella condivisione.

La classifica finale:

1) posto MATIA BAZAR -  E DIRSI CIAO...
2) posto ANNA OXA -  UN'EMOZIONE DA POCO
3) posto RINO GAETANO - GIANNA



IL VIDEO:

 



IL TESTO:


Gianna Gianna Gianna sosteneva, tesi e illusioni
Gianna Gianna Gianna prometteva, pareti e fiumi
Gianna, Gianna, Gianna aveva un coccodrillo e un dottore
Gianna non perdeva neanche un minuto per fare l'amore

Ma la notte la festa è finita, evviva la vita!
La gente si sveste, comincia un mondo!
Un mondo diverso, ma fatto di sesso, chi vivrà vedrà!

Gianna, Gianna, Gianna non cercava il suo pigmalione
Gianna difendeva il suo salario dall'inflazione
Gianna, Gianna, Gianna non credeva a canzoni o UFO
Gianna aveva un fiuto eccezionale per il tartufo

Ma la notte la festa è finita, evviva la vita!
La gente si sveste, comincia un mondo!
Un mondo diverso, ma fatto di sesso, chi vivrà vedrà!

Dove vai? Con chi ce l'hai? di chi sei? Ma che vuoi?
Dove vai? Con chi ce l'hai?
Dove sei? dove stai? Fatti sempre i fatti tuoi!
Di chi sei? Ma che vuoi? Il dottore non c'è mai



E ORA VIA ALLA PRIMA PUNTATA DEL FESTIVAL DI SANREMO!

04 febbraio 2019

T'AMO PIÙ DELLA MIA VITA.




Scenografia sul palco


Voi lo sapete, a volte mi capita di essere una simpatica cialtrona.
Mi piace che nel mio blog ci siano momenti di condivisione, ilarità e confronto.
Mi piace la cortesia per la quale, recentemente, sono stata premiata.
Ma sono anche una persona che vive in un mondo fragile, in cui la violenza è presenza costante.

Sono soprattutto una donna. Ne sono fiera.  E sono una donna fortunata, lo riconosco.
E poiché la mia vita e la vita di ognuno di noi è sacra,  giudico importantissimo puntare i riflettori su argomenti delicati come la Violenza Sulle Donne. E non solo il 25 novembre. Forse  ne parlo con troppa enfasi ma con innegabile partecipazione a tutto il dolore e a quella sofferenza.  
Sabato sera sono stata a teatro. Non immaginate nulla di scintillante e splendido.
Pensate invece ad una piccola realtà realizzata con le unghie e con i denti e "strappata" alla strada come dice il suo fondatore, Francesco Mazza, in una zona di Milano abbastanza complicata.
La zona è quella operaia attorno all'ospedale Niguarda. 
La realtà è Il teatro Argòmm

Lo spettacolo a cui ho assistito si intitola:T'AMO PIÙ DELLA MIA VITA.


La pièce teatrale è stata scritta da Catena Giardina con la collaborazione dell'attore e regista Gianni Lamanna.

"La storia racconta la triste vicenda di Tina, ed è vita vissuta(quella dell'autrice). Dopo circa 25 anni, due amici, studenti di teatro in gioventù, si rincontrano e lei, Catena, decide di svelare a Giò il calvario vissuto per dodici anni con un marito violento. Lei smise di fare teatro mentre lui ha continuato, ignaro di ciò che per anni stesse accadendo alla donna con la quale un tempo condivideva studi e passioni. Ignaro soprattutto del fatto che la stessa compagna è sopravvissuta al dolore e allo sconforto grazie alla forza immaginaria di un interlocutore assente: proprio quel Giò che rivede dopo anni..."

Un'ora di monologo vissuta con una partecipazione straziante. La vita di una donna sconvolta dai pugni e dalle botte di un marito alcolista e violento. Sola, senza alcun sostegno, con due bambini piccoli da tutelare, Catena soffre, denuncia, quasi impazzisce, infine fugge. Ma il marito la ritrova e la tragedia arriva a sfiorarla. 
Scampata ad una morte quasi certa, cambia vita e scompare. Grazie alla protezione della polizia, si rifugia in Sicilia. E da lì, rinasce.
Il dolore della vicenda è come onda palpabile che ci avvolge grazie alla emozionante interpretazione di Vincenza Pastore, valente attrice italiana. E alle parole potenti e incisive del copione. Con una regia scarna e volutamente intima che ci costringe ad arrenderci alla vicenda, inermi come la sua protagonista. 





Tutto qui. TUTTO VERO. Siamo ancora lontani da avere risolto un dramma così vasto. E non ci rendiamo conto che, tragedie simili, sono più vicine di quanto immaginiamo. 
Donne alle prese con questa sofferenza, vivono accanto a noi. Sono vicine di casa, colleghe di lavoro, mamme dei compagni di scuola dei nostri figli.  Chiuse tra quattro mura e spaventate, perché la giustizia è ben lontana dall'essere equa. Ogni giorno si allunga la lista delle morti. Ogni giorno osserviamo i loro volti in internet, sui giornali, alla televisione.
Ogni giorno ci chiediamo cosa possiamo fare.
Io non conosco la cura, non so dare una risposta.
Ma qui, sul mio blog  sono a parlarne e discuterne, se vorrete. 
Per sostenere e aiutare nel modo migliore che conosco.


“Abbiamo tutti due vite. La seconda inizia quando ci rendiamo conto di averne solo una.” (Confucio)

03 febbraio 2019

AWARD COURTESY BLOGGER.



La cara amica blogger Sinforosa Castoro dell'omonimo blog, qualche giorno fa ha ideato un bellissimo premio: AWARD COURTESY BLOGGER.

Come dice nel post, lo ha fatto per premiare quei blog che si distinguono per cortesia e attitudini similari.


E mi ha incluso nell'elenco di cui fanno parte molti amici che frequento, invitandomi a partecipare.

Successivamente il caro TOMASO del blog PASSATO E PRESENTE mi ha voluto donare il premio ed io ne sono stata davvero felice. 
Sono un po' in ritardo ma ecco a voi il post.


Le Regole sono semplicissime e veloci:

1 - Ringraziare chi ti ha nominato fornendo il link al suo sito. Fatto.
2 - Rispondere alle 2 sottostanti domande che vertono sulla Comunicazione Cortese fra Blogger

1)Cosa apprezzi maggiormente della Comunicazione tra blogger?
Sicuramente la partecipazione allo spazio e il confronto, che può e deve essere importante ma senza superare mai i limiti della cortesia e del buon gusto.

2)Cosa non approvi della Comunicazione tra blogger?
Le ipocrisie, le invidie e le risse.

3 - Nominare almeno 4  Blogger che dovranno rispondere alle 2 stesse domande e informarli del Premio ricevuto.
Io non farò un elenco, dato che tutti i miei amici blogger corrispondono alle caratteristiche del premio, quindi invito chi vuole tra loro a partecipare.

4 - Elencare le regole del Premio e mostrarne il Logo. Fatto.

E voi, amici cari, cosa ne pensate della cortesia e della comunicazione cortese fra blogger?



02 febbraio 2019

SABATO DI POESIA: UNA PAROLA MUORE.







"Una parola muore
appena detta,
dice qualcuno.
Io dico che solo
quel giorno
comincia a vivere."

(Emily Dickinson - Poesie 1865-1874)



Era tempo che la mia poetessa preferita facesse capolino sulla pagina di poesia che ho creato pensando al dono ricevuto quando la incontrai, diversi anni fa. Splendono le parole che arrivano al cuore, passando attraverso i sensi. Grazie scricciolo di Amherst.

E chiedo:
cos'è per voi la parola?

31 gennaio 2019

RECENSIONE: PAOLO GIORDANO - DIVORARE IL CIELO





AUTORE: PAOLO GIORDANO
TITOLO: DIVORARE IL CIELO
PAGINE: 430
PREZZO: 22,00
EDITORE: EINAUDI













Sinossi
Teresa passa le sue vacanze in Puglia, a casa di sua nonna.  Una sera scopre tre ragazzi, Bern, Nicola e Tommaso, fare il bagno nella sua piscina. Liberi e selvaggi, catturano la sua attenzione. Sono degli intrusi che ben presto cambieranno tutto il suo mondo. Le conseguenze di questa conoscenza le porterà con sé per tutta la vita. La campagna pugliese, la sua terra rossa e i suoi alberi di ulivi, fa da sfondo e da punto di riferimento a tutta la vicenda. L'amore, il coinvolgimento, la passione, la ribellione saranno la linea conduttrice di tutto il romanzo.

"Molti anni dopo saremmo rimasti soltanto Tommaso ed io a ricordare quelle estati. Eravamo adulti ormai, avevamo superato i trenta e ancora non avrei saputo dire se ci considerassimo amici oppure l'esatto contrario. Ma avevamo trascorso una lunga parte delle nostre vite insieme, quella più importante forse, e la quantità di ricordi in comune ci rendeva più simili, più intimi, di quanto entrambi saremmo stati disposti ad ammettere."



Paolo Giordano è un autore che sposta e che divide.
Lo si apprezza molto o lo si detesta. Su internet ho letto di tutto. Da proclami a suo favore a veri e propri attacchi senza esclusione di colpi.
A me piace. Non sempre mi è piaciuto tutto, ma alcuni libri mi hanno segnato molto.
Sicuramente il primo: La solitudine dei numeri primi. Lo lessi in una notte, dovrei dire e parafrasando il titolo del suo ultimo romanzo, lo divorai.
Aveva 25 anni e scriveva con rabbia, amarezza, disillusione. Il panorama editoriale italiano non poteva rimanere indifferente. E così (buona la prima) vinse il nostro premio più "importante".
Il premio Strega.
Poteva non crearsi dei nemici? E infatti... due milioni di copie vendute e decine di traduzioni in tutto il mondo, sortirono l'effetto di catapultarlo nell'universo planetario dei grandi scrittori e di farlo odiare da chi per tutta la vita non si avvicina nemmeno al premio "sottoscala".
Ho sempre pensato che si sia spaventato così tanto, da avere forse meditato di lasciar perdere.
Per cinque lunghi anni.
Fino al suo secondo romanzo: Il corpo umano.  Che, per quel che mi riguarda, fu un'altra deflagrazione.

Il suo terzo Il nero e l'argento invece, lo trovai debole e scippo sciapo, senza alcun sapore. Pensai ad un inaridirsi della vena LUCIDA e attenta che contraddistingueva i suoi scritti.


Poi è arrivato Divorare il cielo. A dieci anni dal premio Strega. La maturità. La pienezza.  Un libro complesso, con una protagonista che ci racconta dei cambiamenti, delle contraddizioni, delle scelte. Del coraggio di essere se stessi nonostante tutto. Di una crescita dolorosa ma necessaria. Un romanzo di formazione. Una botta allo stomaco. Vivido e bellissimo.









30 gennaio 2019

TWEET DELLA SETTIMANA: #SEAWATCH3 - #DICIOTTI






#SALVINI è come giocatore che si scalda per quaranta minuti e poi quando allenatore chiama cambio dice che ha improvviso attacco di diarrea (@Vujadin Boskov)

Il Capitano si caga sotto aveva detto di non temere il processo #leonidatastiera (@Roberto #antifascista)



"Non ho paura: voglio essere processato.Voglio vedere come va a finire" 27/8/18
"Dopo aver riflettuto a lungo, ritengo che l'autorizzazione a procedere debba essere negata" 29/1/19
#SALVINIDOCET




Non ho molto altro da aggiungere per questa volta.





Fonti twitter

28 gennaio 2019

MARIELLA SI CONFESSA.



IMMAGINE DAL WEB




Vincenzo Cavaliere del blog WEB SUL BLOG, ha ripreso la sua serie di interviste ai blogger della piattaforma.
La prima ad essere "sottoposta" alla raffica delle sue domande, sono stata io.
È stata una bella esperienza, ho avuto modo di parlare di me e del mio modo di bloggare. 
Se avete voglia di leggerla la trovate QUI.

Ringrazio Vincenzo per avermi dedicato la sua pagina odierna e per la sua gentilezza e disponibilità.


27 gennaio 2019

GIORNATA DELLA MEMORIA: ETTY HILLESUM.









11 LUGLIO 1943

"In futuro, quando la mia casa non sarà più un giaciglio di ferro in un luogo circondato dal filo spinato, voglio avere una lampadina sopra il mio letto, così di notte ci sarà la luce ogni volta che lo vorrò. Spesso, nel mio dormiveglia, turbinano pensieri e piccoli racconti, vuoti e trasparenti come bolle di sapone, vorrei poterli catturare su un pezzo di carta.
Quando mi sveglio la mattina mi sento come dentro un bozzolo - è un ricco risveglio, sai! Ma poi comincia a volte una piccola Passione, pensieri e immagini si agitano intorno a me, sono così tangibili e vogliono esser messi sulla carta, ma non c'è nessun posto in cui si possa star seduti con calma, certe volte passo delle ore a cercarlo. Una volta, nel cuore della notte, una gatta randagia è entrata nella nostra baracca, le abbiamo messo una cappelliera sul gabinetto e là ha avuto i suoi piccoli. Certe volte mi sento come un gatto randagio senza cappelliera.
Stanotte è nato il figlio di Jopie. Si chiama Benjamin e dorme nel cassetto di un armadio. Vicino a mio padre hanno messo un malato di mente.
Sai, se qui tu non hai una grande forza interiore, se non guardi alle apparenze come a pittoreschi accessori che non intaccano il grande splendore( non mi viene in mente un'altra parola) che può essere una parte inalienabile della tua anima, - allora è proprio una situazione disperata.  È così, così triste vedere tutte quelle persone abbandonate a se stesse, che perdono il loro ultimo asciugamano, che si arrabattano con scatoline, con scodelle di cibo, bicchieri, pane muffito e biancheria sporca sopra, sotto e di fianco alle loro cuccette, che sono infelici perché altre persone sono spesso sgarbate o urlano loro, ma che a loro volta  urlano con altri e non se ne rendono conto; bambinetti lasciati soli dai genitori deportati, e trascurati dalle madri degli altri bambini: cioè, sono in pena per i propri pulcini, che hanno la diarrea e ogni sorta di malattie grandi e piccole, mentre prima erano sempre stati bene. Dovresti vedere la disperazione apatica e folle di quelle povere madri, sedute accanto al giaciglio dei loro figlioletti che piangono e che non vogliono crescere."

Amici cari, se avete avuto la pazienza di arrivare alla fine della paginetta che ho voluto riportare, sappiate che è stata scritta da Etty Hillesum, qualche settimana prima che morisse nel campo di concentramento di Auschwitz, dove era stata rinchiusa assieme a tutta la sua famiglia.

Il suo Diario 1941-1943 è stato pubblicato nel 1981 ed è scampato fortunosamente alla distruzione, riscuotendo un successo strepitoso, paragonabile a quello che accolse Il Diario di Anne Frank.
Sono otto quaderni scritti con una grafia minutissima e quasi indecifrabile e narrano la storia di una donna di Amsterdam di 27 anni, in un periodo di crescita importante per una persona che matura e si "libera" durante un periodo particolarmente triste e amaro della nostra storia.
Il 3 luglio del 1942 scriveva:
"Bene, io accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento. Ora lo so. Non darò fastidio con le mie paure, non sarò amareggiata se altri non capiranno cos'è in gioco per noi ebrei. Una sicurezza non sarà corrosa o indebolita dall'altra. Continuo a lavorare e a vivere con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato."
La sua vita attraverso i suoi scritti è talmente franca, intensa e colma di amore  e d'amicizia, che arricchisce chiunque la legga.

Mi pareva fosse importante parlarne oggi. Giornata della Memoria.

Per non dimenticare, mai.

Gli altri miei post dedicati alla Giornata della Memoria:

2018

2017

2016

2015

2014

2013

2012

FOSSOLI


Aggiornamento ore 14.30: mia sorella ha pubblicato un post solo per oggi,dedicato al Giorno della Memoria con la sensibilità che la contraddistingue. lo trovate cliccando qui.

26 gennaio 2019

SABATO DI POESIA: AMICA SORELLA COMPAGNA NEMICA.




Edith Bruck



















Amica sorella compagna nemica

per un tuo cenno il mio dolore
poteva ancora trasmutare e dissolvere
in cima a un albero di gelso
sulla slitta di due assi inchiodate
dal ragazzo che dietro la stalla
ci accarezzava tra le gambe con morbide piume.
Sulle ali del tuo sorriso
sarei volata a raccogliere
le stelle gialle scosse sui carri
cigolanti girasoli al vento
nei campi dove noi lavoravamo come
braccianti e giocavamo con bambole
di granoturco rubato.
Una tua parola avrebbe annullato
l’ingiuria dei gendarmi fieri
dell’uniforme intessuta d’odio
contagioso e diffuso
da insegnanti preti signori
proprietari incontrastati di coscienze ;
un tuo gesto (non quel segno della croce per saluto)
mi avrebbe distolto
l’attenzione dall’assenso
espresso anche dai bimbi
spinti ad applaudire le piume
colorate che svolazzavano festose
trottando sui cavalli aggrediti
dai cani degli ebrei cani ebrei !
Amica sorella compagna nemica
il tuo silenzio è riflesso
negli occhi d’Eva che non saliva sul gelso
per non sporcarsi l’abito
e mangiava pane e cioccolato a merenda,
la ricordi la signorina ?
Non ha più paura
che la madre la scopra in mia compagnia
è nuda calva leggera
io la trascino in cima a una piramide
di scheletri per sistemarla vicino a Dio
(in cui credeva) ricercato per i delitti

commessi sotto i suoi occhi.
(Edith Bruck - Il tatuaggio - 1975)



In occasione delle celebrazioni per la Giornata della Memoria, pubblico una delle poesie di Edith Bruck, la grande poetessa ungherese,  sopravvissuta alla Shoah dopo la deportazione ad  Auschwitz e Dachau.