03 maggio 2020

FOLLIA DA PROCESSIONE


La Madonna dello Sterpeto è la Patrona della città di Barletta.La sua icona antichissima, ogni Primo Maggio,  viene translata dal suo santuario a qualche chilometro dalla città fino alla Cattedrale, nel centro storico.Bene, all'epoca del coronavirus, tutte le cerimonie, religiose e civili, mi pare, se la memoria non mi inganna, sono sospese. Ma forse, in Puglia, nonostante Emiliano, è consentito.E la Madonna ha fatto la sua bella apparizione nelle vie cittadine scortata dalla polizia locale e attesa, sulle scade della Basilica, dal Sindaco Cosimo Cannito e dal Vescovo Leonardo D'Ascenzio.

La maggior parte dei cittadini ligia alle regole, è rimasta a casa. Qualche centinaio di Barlettani invece, si è riversato nelle strade e ha acclamato l'effigie della Madonna sul sagrato della chiesa.

Alla faccia del distanziamento sociale e alla faccia dei divieti.

Il Sindaco, raggiunto dagli organi di stampa, si è giustificato così: 

«Non avremmo mai potuto immaginarlo, anche perché gli organizzatori dell’evento, dopo avere fatto appello alla comunità dei fedeli, chiedendo loro di rispettare le prescrizioni del governo e di restare a casa, come riportato anche dalle testate giornalistiche locali, avevano garantito che tutto sarebbe avvenuto senza assembramenti, predisponendo anche una diretta tv per impedirli e non facendo accompagnare la sacra Icona dalla consueta processione di fedeli. Ma non è servito a nulla. Più di ogni cosa, però, voglio esprimere la mia stima e il mio profondo ringraziamento alla stragrande maggioranza dei barlettani, perché sono rimasti a casa a seguire la traslazione della Madonna in tv, con grande senso di responsabilità e spirito di sacrificio. Quanti si sono precipitati per strada sono responsabili delle loro azioni, nessuno li ha invitati, incoraggiati o autorizzati a farlo. Sono stati degli incoscienti e nessuna devozione giustifica il loro comportamento. Continuo, pertanto, a chiedere l’aiuto e la collaborazione di tutti, vi esorto a mettere da parte le divisioni, i facili giudizi e ad andare avanti cercando di proteggere la nostra città, come abbiamo fatto finora» Gazzetta del Mezzogiorno.



Riassumendo: ha autorizzato l'evento, ha partecipato, ha mobilitato la Polizia Locale che ha immortalato l'avvenimento con dovizia di immagini e video, ma la colpa è dei cittadini che, pur non essendo stati "invitati e incoraggiati" a partecipare (si sa che bisogna essere invitati alle processioni), si sono fatti trovare in strada.

Certo, il mio sarà un facile giudizio. E il vostro?




02 maggio 2020

SABATO DI POESIA: NULLA DUE VOLTE





Nulla due volte accade
né accadrà.
Per tal ragione si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione.
Anche agli alunni più ottusi
della scuola del pianeta
di ripeter non è dato
le stagioni del passato.
Non c’è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.
Ieri, quando il tuo nome
qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.
Oggi, che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma cos’è?
Forse pietra, o forse fiore?
Perché tu, malvagia ora,
dài paura e incertezza?
Ci sei — perciò devi passare.
Passerai — e qui sta la bellezza.
Cercheremo un’armonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d’acqua.

(Wislawa Szymborska - Appello allo Yeti - 1957)

Note bibliografiche:
La poetessa, premio Nobel per la letteratura nel 1996, nasce a Kornik in Polonia nel 1923. Morirà a Cracovia nel 2012. Lì dove la conobbi, curiosando in una libreria. Lei diceva dei poeti che in realtà interessavano due persone su mille, credo non si sia mai presa troppo sul serio. La raffinata ironia è una delle caratteristiche più salienti della sua opera. Leggerla ed amarla  per me, è stata questione di un attimo. 


01 maggio 2020

IL LAVORO E LA GIOIA



Mio padre era un Ferroviere. Per lui non esistevano le feste comandate, lavorava a Natale e Pasqua, Ferragosto e 31 dicembre. Molto spesso, per mantenere la sua famiglia numerosa, oltre al suo turno   ne aggiungeva un secondo perché questo significava soldi in più. Così come gli capitava di sostituire colleghi che preferivano restare a casa nei festivi e allora riprendeva il treno pure la sera della Vigilia di Natale. Nei miei ricordi, il punto fermo era il rumore delle sue chiavi nella toppa. Che fossimo ancora svegli o a letto (io in realtà ben sveglia e con la pila accesa a leggere o scrivere il mio diario) era il momento che si aspettava, perché ci si raggomitolava tutti attorno a lui, se non era troppo stanco, seduto o ancora in piedi ad accoglierci. Papà era il nostro cantastorie. Aveva sempre qualche aneddoto di lavoro o di amicizia su cui farci il resoconto. Magari, qualcuna di quelle avventure era inventata, ma avendo un modo tutto suo di raccontare, era "più vera del vero".
Difficilmente poi, tornava a mani vuote. Dai suoi viaggi, per noi meravigliosi, lui novello Marco Polo, consegnava ai figli doni mirabilanti. Collane preziose a più fili, che le sue figlie provavano davanti lo specchio di nonna Carmela, in previsione di una futura presentazione reale alla Regina d'Inghilterra. Pistole ad acqua per mio fratello che ci avrebbe investito ben bene qualche tempo dopo in riva al mare. Foulard e cappelli per mamma Mimma e le sue figlie. Abbiamo migliaia di foto in cui, tutte noi, indossiamo  copricapi dalle  fogge più improbabili con piglio compiaciuto o un birignao insoddisfatto. 
E poi, da ogni regione attraversata, ci portava in regalo, il prodotto locale tipico.
Dal Molise, tornava con le mozzarelle di Campobasso e il caciocavallo; avevano un sapore speciale, rincorso ancora oggi sul filo dei ricordi.
Dalla Puglia, la pasta fatta in casa, orecchiette in primis, fatte con la semola, il piatto forte di ogni massaia locale. 
Da Napoli, arrivava con la "guantiera" di sfogliatelle. Ricce o frolle, per la gioia dell'intera sua famiglia. E poi, il caffè di una delle torrefazioni più antiche della città che ancora oggi è sinonimo di gusto e perfezione.
Le sue trasferte a volte, lo portavano lontano per mesi interi. Ci scriveva lettere lunghissime (si capisce da chi ho preso eh) o ci telefonava e noi lo aggiornavamo su ogni successo o insuccesso scolastico. Riusciva a tornare a casa solo una volta ogni due settimane. Allora la sua più grande passione era quella di portarci a fare delle gite fuori porta e scattare milioni di fotografie.
Non pensate sia cambiato mio padre, ad ottantasei anni ha ancora la stessa vitalità e verve di allora. Tempra forgiate nella roccia.
In 41 anni di lavoro non ha mai fatto un giorno di malattia. Non ha mai nicchiato o inventato scuse per restare a casa. Con questo esempio, nato dai fatti e non dalle parole, siamo cresciuti come e peggio di lui. Ci ha insegnato a scegliere, se possibile, un lavoro che amiamo, visto che lui,  il suo, lo adorava;  in ogni caso a rispettare il nostro da cui trarre sostentamento e fiducia. Mio padre ci ha insegnato che il lavoro è gioia, è speranza, è futuro. Pure nelle millemila  difficoltà che ha dovuto affrontare ogni giorno e il dolore quotidiano quando era lontano da casa, ha sempre trovato il sorriso per accogliere il senso di esserne testimone. Ed io, oggi più che mai, credo sia una delle pochissime cose per le quali dobbiamo lottare strenuamente.  Il mio pensiero va a chi ha perso il lavoro o  lo ha sospeso e non sa cosa succederà a breve. Al timore di non sapere se potrà ricominciare o dovrà ricostruire. A chi ha paura per la sua famiglia e per i suoi figli. Il mio pensiero va ad ognuno di noi, perché tutti abbiamo sulle spalle il peso dell'incertezza. 
Non ho idea di quel che sarà domani e al momento si naviga a vista. Ho scritto questa riflessione partendo dall'esempio più bello che conosco e arrivando al pensiero di due grandissimi Italiani per i quali il lavoro era gioia e certezza.
Mi auguro di cuore che l'Italia e il suo popolo non restino soli ad affrontare l'alba del nuovo giorno.

Buon 1° Maggio a tutti.




"Io credo nel popolo italiano. È un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo. (Sandro Pertini)"


"Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo. (Adriano Olivetti)"





30 aprile 2020

RECENSIONE: CARA LILLI DI MARISTELLA BOCCIERO



"Cos'è la normalità, Lilli?
Io credo che, qualunque cosa sia, abbia tante sfaccettature, sia camaleontica, cangiante. Non può essere racchiusa in una definizione. Quello che a tanti può apparire diverso, per altri è normale. La normalità può essere di tanti colori. Anche Blu."

La prima cosa che mi ha commosso, scaricando l'e-book del libro di MARIS, è stata la foto di copertina. Quei due bambini sulla riva del mare, rappresentano quanto di più bello al mondo possa esistere, l'innocenza ed il futuro. 
So molto della foto perché conosco la loro  mamma da tempo. 
Ci siamo incontrate per caso, in questo mondo virtuale che ancora riesce a sorprenderti positivamente.  Non ricordo bene se è arrivata prima lei da me o io da lei. Ma ha poca importanza, l'affinità è nata immediatamente e si è consolidata nel tempo. Gusti comuni, infanzia simile e valori identici. È stato molto facile, superare la barriera del video e diventare amiche. Vere. Anche se la distanza geografica è tanta e non è possibile vedersi con più frequenza.Come si vorrebbe. Ma dico spesso, non è quello che conta. La sintonia, l'empatia e l'affetto non diminuiscono se si è lontani. Anzi. Piano piano, ognuna di noi è entrata nel mondo dell'altra. Ed io, nel suo, mi sono trovata catapultata in una realtà che non conoscevo per nulla a parte qualche lettura o servizio giornalistico.
I bimbi che vedete in copertina, sono i suoi figli e ambedue soffrono del disturbo dello spettro autistico. Una malattia che in Italia colpisce un bambino su 80, nei diversi gradi del disturbo.Se ci pensate, è una percentuale altissima. 
Da tempo Maris ce ne parla sul suo blog, CARA LILLI, nato come una specie di diario personale, in cui lei, si rivolge all'amica immaginaria (LILLI) destinataria all'inizio delle sue lettere e successivamente, dopo il suo arrivo nella blogsfera, dei suoi post. E dopo qualche anno è arrivata la decisione di pubblicare un e-book in cui raccogliere il percorso evolutivo. Non dando delle indicazioni scientifiche, ma parlandone in modo semplice, narrando il quotidiano, con i progressi e gli intoppi, con le preoccupazioni e la speranza. In maniera intima, emozionale.  Tenendo sempre presente che il cammino è ancora lungo ma che ogni passo in avanti fatto, è un piccolo/grande successo.
Seguendo Maris nel suo racconto, si ha la netta sensazione di tenerle la mano. Di stringerla più forte quando i dubbi e le paure si fanno più grandi e spaventosi o stretta in modo complice ad ogni successo. Di respirare la sua stessa aria e di guardare lo stesso cielo. Non vi nascondo che molti capitoli mi hanno fatto luccicare gli occhi e salire un nodo in gola, ma era inevitabile, vi assicuro.
Sono guerre difficili, e nessuno può avere la certezza di vincerle. Ma per combatterle bisogna essere dei guerrieri. E Maris e suo marito, lo sono. I "Monelli" lo sono. E non posso che augurare loro ancora migliaia di passi in avanti da fare, sempre con il sorriso, sempre con lo sguardo rivolto al mare.




L'e-book è scaricabile sul sito di Amazon. Se siete interessati, cliccate sulla copertina.

28 aprile 2020

SCOMMETTIAMO?


Foto privata - INSTAGRAM MARIELLA ESSECI


Molti si chiedono se,  passati  i mesi di distanziamento sociale e il tempo necessario affinché venga testato il vaccino e poi messo in commercio, tutto tornerà come prima.
Io stessa, me lo sto ripetendo ogni giorno, più volte.

Rinchiusa e protetta dalle mie quattro mura, vedo scorrere il tempo con una lentezza disarmante.
Dal mio balcone nelle giornate limpide, lo sguardo arriva fino allo Sky line di Milano.
Vedo le torri di City Life e quelle di Porta Nuova
Certo, il panorama è favoloso, ma la domanda è sempre la stessa:
Milano, la città che mi ha adottato oltre trent'anni fa, ce la farà a riprendersi  e a tornare quella di un tempo? Troverà la giusta chiave di volta per ricominciare, per rinnovarsi, per tornare ad essere il luogo più europeo dell'intera nazione?
Il treno ad alta velocità che trascinava tutto il resto? 
Milano è stata  amata ed invidiata.  La città più snobbata, da chi magari ci pensava ma poi non ha mai avuto il coraggio di rischiare e osare raggiungerla.La città più desiderata, perché avrebbe voluto provarci e per motivi contingenti non ha potuto realizzare il suo sogno. La città più celebrata, da chi ha lottato tutti i giorni per riuscire a raggiungere i suoi obiettivi, cadendo molteplici volte ma rialzandosi sempre. Chi è riuscito a realizzarsi con il lavoro,non si è risparmiato. Perché è una città che non ti regala niente, ma ti riconosce quel che meriti.Nulla si ottiene senza sforzo e senza ostacoli, se non avete voglia di questo, sicuramente non è la città per voi.

Queste sono sempre state le regole. Al momento sono bloccate, come la città, come tutto il paese. Come il mondo intero. Nessuna scommessa è aperta, nessun progetto in atto. Sospesi, quasi privi di sogni. Abbiamo una paura fottuta, questa è la verità. Che dopo, ci sia solo il baratro. Ma questo è l'errore. La paura cancella ogni prospettiva, ogni speranza. Certo, saranno tempi duri, particolarmente pesanti a livello economico e sociale, tempi di rimessa. Ma molto dipende dalle persone, da quello che avranno imparato, dalla loro voglia di ricominciare, a qualunque costo. E se ce l'hanno fatta i nostri avi, a salire su di una nave e a tentare di costruirsi una vita in tempi di recessione, magari dall'altra parte del mondo e ci sono riusciti, perché diavolo non possiamo farcela noi? 
La paura si combatte. E solitamente, vinciamo noi. 

Che ne dite, scommettiamo? 

26 aprile 2020

I VINILI DELLA DOMENICA: LA VITA È ADESSO (IL SOGNO È SEMPRE) - CLAUDIO BAGLIONI


Già vi vedo alzare le sopracciglia solo a leggere il titolo del post😜ma prometto solennemente, fin dal principio, di mantenere il giusto distacco verso l'Autore dell'album e parlarvi succintamente e brevemente della sua nascita e pubblicazione.Giurin giurello. 
Che poi, secondo voi, quanto tempo ancora avrei fatto passare prima di far tornare Claudio Baglioni sulla pagina del mio blog? Non vi pare che un anno sia più che sufficiente? Parlo e straparlo da mesi e mesi degli album della mia vita e taccio clamorosamente sul BaglionOne???
Non si fa, povero Baglioni, non se lo merita...
Ho tutti i dischi, tutte le cassette, tutti i live del cantautore romano ma l'album di cui vi parlo oggi, per me è L'ALBUM.
E non solo perché ha segnato l'anno più importante della mia vita e gran parte del successivo, quello in cui decisi di fare il grande passo e trasferirmi a Milano, non solo perché ho versato fiumi di lacrime mentre lo ascoltavo in cassetta fino a consumarla, mentre dimagrivo a vista d'occhio e fumavo due pacchetti di sigarette al giorno. Camminavo, respiravo, meditavo, facevo e disfacevo progetti per il mio futuro. Alternavo momenti di estrema eccitazione a momenti di veri e propri de profundis, mentre mi vedevo fagocitata dalla grande e tentacolare città, cadere preda di miliardi di pericoli fino a ritrovarmi quasi esanime su una delle panchine del Parco Sempione. Io, ragazzina meridionale, alle prese con un sogno forse più grande di me.

Lui invece,  era al massimo della celebrità. Con l'album precedente e il successivo tour Alè-oò, aveva fatto il botto (vabbè lo sapete che non riesco proprio a scrivere mantenendo l'aplomb giusto) vendendo quasi 800.000 copie del lavoro(numeri da brividi oggi) e raggiungendo il numero di oltre 1.000.000 di spettatori ai concerti. Stiamo parlando dei primi anni '80; fino al 2019 sono rimasti vertici insuperabili.
L'attesa dei suoi fan era spasmodica, tutti ci chiedevamo cosa avrebbe mai tirato fuori dal cappello a cilindro dopo il successo clamoroso di Strada Facendo. In molti pensavano che sarebbe cominciato il declino, eh... tanti lo speravano, compresi molti suoi colleghi.
Così, l'8 giugno del 1985, esce La Vita È Adesso
È un concept album. Costruito per raccontare la giornata tipo di un ragazzo, dal mattino alla notte. Tutte le canzoni vennero scritte dall'autore al tavolino di un famosissimo caffè dell'epoca, lo "Zodiaco", che godeva di un panorama bellissimo trovandosi sulla collina di Monte Mario. Chi conosce l'album sa, che al suo interno c'è un meraviglioso scatto del fotografo Toni Thorimbert, che riproduce il medesimo panorama. Ma la foto non è stata scattata dal locale bensì dal Roof Garden dell'Hotel Cavalieri Hilton di Roma distante qualche centinaia di metri dal luogo in cui Baglioni concepì l'intero lavoro.



Qualunque tipo di timore sul valore e il peso di quell'album si disperse come nebbia al sole fin dal primo ascolto. Lo stesso Baglioni temeva fosse un lavoro troppo complesso così pieno di parole e di non facile assimilazione. Non essendo una vera e propria critica musicale vi posso solo dire che le armonie furono modificate di volta in volta dal cantautore per dare il ritmo giusto e anche il fiato corretto ai brani. Dato che non c'erano ripetizioni nelle righe di ogni testo. Eppure, è stato così facile imparare le canzoni e memorizzarle per sempre. Io stessa, ogni volta mi sorprendo di come, pure a distanza di ... anni, mi sia così facile ricordare i testi e gli attacchi. L'unica cosa che non mi riesce è mantenere il fiato e la nota ma mi consola il fatto che ormai, non ci riesce  più nemmeno lui😎 lo sapete che non ci vado mai troppo leggera, sarà che è il cantante con cui ho maggior confidenza e strapazzarlo un po' fa sempre bene al mio affetto per lui e a ridimensionamento del  suo ego. Claudio Baglioni è un grandissimo artista, ama la musica e le parole fino all'esasperazione, è un perfezionista, un nemico giurato della superficialità ma soprattutto, e per fortuna, è un sognatore. Nonostante gli anni e gli acciacchi di vita rimane il più importante fautore della speranza e dei sogni nel panorama discografico italiano. Un vero e proprio visionario. Sull'ultimo numero di Vanity Fair Italia dice:
siamo sognatori dunque? Sì per nostra fortuna. Lo dimostrano le pagine più alte e luminose della nostra Storia. Approfittiamo allora della notte che stiamo vivendo per sognare con tutta la forza che abbiamo. Non il ritorno alla solita realtà, però. Sono così tante le cose da cambiare. Sogniamo il "meglio di prima" non il "tutto come prima".

Hai ragione Claudio, siamo sognatori e dobbiamo sognare in grande. Come feci io da ragazzina, come hai fatto tu. E questa volta per rendere migliore il mondo, che è  di tutti. Cercando di non fare gli stessi errori. E intanto grazie, se sono e resto una sognatrice lo devo anche a te.



E adesso la pubblicità - la mia preferita del mio album preferito



Ora le canzoni dell'album. Come sempre cliccate sui link.


Fonti: Vanity Fair Italia 


La Vita È Adesso (il sogno è per sempre) CBS 1985




Lato B



Questo post è dedicato a tutte le donne della mia famiglia che sono cresciute all'ombra della sua musica.



25 aprile 2020

[RACCONTI] SCARPE ROTTE EPPUR BISOGNA ANDAR A CONQUISTAR LA ROSSA PRIMAVERA...


"Fischia il vento e infuria la bufera,
scarpe rotte eppur bisogna andar
a conquistar la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir
a conquistar..."

"Nonna ma che stai cantando?
"Mariè, è una vecchia canzone dei tempi miei"
"Ma che vuole dire scarpe rotte eppur bisogna andar?"
"La cantavano i partigiani ai tempi della guerra e vuol dire che per sconfiggere il nemico e liberare l'Italia bisogna camminare anche con le scarpe scassate e il brutto tempo"
"Ma non è vero nonna, il maestro ci ha insegnato Bella Ciao, è questa la canzone della guerra e dei partigiani."
"Ma tu lo sai chi erano i partigiani?"
"Sì, erano uomini che hanno lottato per liberare la nostra terra dai nazisti."
"E lo sai che c'erano anche molte donne che li aiutavano portando dei messaggi di nascosto? Andavano in bicicletta."
"No che non lo sapevo, e tu ne conoscevi qualcuna?'".
"Io avevo la bicicletta."


Così a 10 anni scoprii che Bella Ciao è diventata l'Inno dei Partigiani negli anni '60 e che, durante la guerra, quegli uomini fischiettavano altre canzoni  per tenere su il morale durante i lunghi periodi in cui erano in missione e preparano gli assalti all'esercito nemico.

"Mamma ma tu ti ricordi il Giorno della Liberazione e dov'eri?"
"Ero sfollata in un paese della provincia di Benevento assieme a tutta la famiglia, ricordo la festa, i camion con gli americani, i balli e i canti, la gente che si abbracciava e rideva, ero piccola però mi ricordo  la cioccolata."

"Papà e tu, te lo ricordi cosa stavi facendo e dov'eri quel giorno?"
"A Campobasso, nel casello dei nonni, ricordo i carri armati e i soldati che scendevano e ci regalavano scatolette. Scatolette di carne, noi non  ne mangiavamo da molto tempo e quella ci sembrò buonissima, aveva un sapore... e pensare che a soli 12 anni ho rischiato di morire per mano di un tedesco."

Stralci di vita e di ricordi legati alla Liberazione tratti dalle cronache familiari, con qualche licenza poetica.



"La Liberazione aveva liberato molte cose. Aveva rotto le gabbie, sentimenti prima incapaci di esprimersi avevano imparato a uscire dal chiuso. Ci si parlava. Si imparava a vivere in libertà." (Marisa Ombra - Libere sempre)

"l'Agnese passò il ponte con la bicicletta a mano. Le sentinelle tedesche del posto di blocco erano dentro la loro nicchia, le fecero cenno con la testa di andare pure avanti.Lei rimontò, riprese a spingere sui pedali. Ricominciava a sentirsi pesare il cuore, grosso e fermo contro lo sforzo del respiro: e aveva molti chilometri prima di arrivare." (Renata Viganò - L'Agnese va a morire)



Il 25 Aprile è memoria, è rispetto, è Patria. Il 25 Aprile sarà sempre ricordato. Perché anche quando chi l'ha vissuto non ci sarà più, noi ne preserveremo la memoria e riporteremo gli eventi.Dopo nonni e genitori, resteranno i figli e i nipoti. Non riusciranno a far scendere l'oblio sulla lotta e sulla riconquista. Sul sangue versato e sul sacrificio. Siamo chi siamo grazie a chi ha corso, lottato, aiutato, protetto e anche ucciso. Siamo chi siamo e nessuno riuscirà a coprire di polvere tutto questo  e a cancellare le lacrime.

Nessuno.


Milva: Fischia il vento urla la bufera - canzone dei Partigiani





Buon 25 Aprile a tutti voi.

23 aprile 2020

ORGOGLIOSAMENTE MERIDIONALE

La risposta degli edicolanti campani


Il Meridione insorge contro il direttore di Libero Vittorio Feltri, che l'altra sera, durante una puntata della trasmissione "Fuori dal coro", condotta su Rete 4 da Mario Giordano, ha detto: "Perché mai dovremmo andare in Campania? A fare i parcheggiatori abusivi? I meridionali in molti casi sono inferiori".

Giordano gli aveva chiesto un parere sull'annuncio del governatore campano Vincenzo De Luca, che intende chiudere i confini regionali se le regioni del Nord dovessero ripartire anzitempo.

Feltri: "Ho simpatia per De Luca, ma vorrei chiedergli se li chiude in entrata o anche in uscita? Perché a me risulta che ogni anno 14 mila campani si recano a Milano per farsi curare, perché le strutture sanitarie lombarde sono più rassicuranti di quelle campane. Io credo che nessuno di noi abbia voglia di trasferirsi in Campania"

Giordano: "Adesso mi fai arrabbiare quelli della Campania, direttore!"

Feltri: "Io non ce l'ho con  la Campania! Sto solo dicendo che io, te e altri perché dovremmo trasferirci in Campania, a fare che cosa? I parcheggiatori abusivi?"

Il conduttore quindi gli ha domandato se c''è stato un po' di accanimento nei confronti della Lombardia.

Giordano: "Se la sono presa con i primi della classe che stanno un po' male? C'è chi ha goduto?"

Feltri: "E' evidente. E' così. Il fatto che la Lombardia sia andata in disgrazia per via del coronavirus ha eccitato gli animi di molta gente che è nutrita di invidia e di rabbia nei nostri confronti perché subisce una sorta di complesso d'inferiorità. Io non credo ai complessi d'inferiorità, io credo che i meridionali in molti casi siano inferiori".

Giordano: "Direttore, adesso me li fai arrabbiare davvero! Non puoi dirlo questo!"

Feltri: "Chissenefrega se si arrabbiano!"

Giordano: "Se mi cambiano canale è un guaio, però!"

Feltri: "Non cambiano canale, mi guardano invece e mi odiano di più"





Dopo le dichiarazioni "folli" di Vittorio Feltri, lo scrittore Maurizio De Giovanni e il senatore Mario Ruotolo hanno deciso di agire in sede civile e penale, ipotizzando una violazione della Legge Mancino, che sanziona le manifestazioni d'odio. Non posso che approvare. L'ennesima provocazione del direttore di Libero non può essere sottostimata. Ora basta.

Spero che l'Ordine dei Giornalisti prenda le dovute distante e avvii un atto di deferimento.
Sarebbe ora. Di Feltri e altri pennivendoli siamo veramente stufi. 
Qua di inferiore c'è solo il suo cervello.






Fonte: Repubblica.it


21 aprile 2020

BUON COMPLEANNO QUEEN ELISABETH!


Oggi, Her Majesty Queen Elisabeth II compie 94 anni e in 68 di regno è la prima volta che non ci saranno celebrazioni in suo onore. Niente saluti speciali con  colpi di cannone a salve, le bandiere del Regno Unito non sventoleranno sugli uffici pubblici per celebrarla. Tutte misure prese per rispettare il momento di difficoltà a causa del coronavirus, nel suo regno e nel resto del mondo.
Trascorrerà il suo compleanno a Windsor assieme al Principe Filippo e lo festeggerà in forma privata.
Anche la parata ufficiale celebrativa, il TROOPING THE COLOUR (sfilata della bandiera)  che si tiene in giugno, è stata annullata. 
Nel 2017 presi parte alla cerimonia, assieme a mio marito. E ho potuto ammirarla da vicino. Si accede solo ad inviti, previa richiesta formale sul sito Reale.

La parata militare, ha un'etichetta molto rigida. La Sovrana, dapprima saluta i sudditi dal balcone di Buckingham Palace poi, assieme a tutta la famiglia reale, sale in carrozza  e  si dirige al palazzo della Guardia Reale,  accanto al St. James Park. All'interno del cortile, a cui si può accedere solo con gli inviti, viene allestito il palco reale. Da qui la Regina assiste all'intero evento. Vi partecipano , inoltre, diversi capi di stato e  tutto viene trasmesso in diretta dalla BBC.






Ricordo la giornata, bellissima e calda. Rimasi impressionata dalla quantità di militari, oltre 1400, di ogni ordine e grado. Alcuni, soffocati dalle divise invernali e dagli assurdi colbacchi di pelo di orso, svennero.Mi dissero che capita tutti gli anni, perché devono rimanere tanto tempo in piedi e sotto il sole.

Alcune curiosità legate a Sua Maestà.

1) Perché la Regina festeggia due volte il suo compleanno? Beh, ma è la sovrana, vi pare possa bastare un giorno solo? Sembra che lei stessa abbia deciso così perché le giornate in giugno sono decisamente migliori dal punto di vista metereologico.
2) Perché le Guardie al suo passaggio le danno le spalle? La questione è nata qualche anno fa, quando ci fu l'attentato nel 1981 durante una visita ufficiale in Nuova Zelanda. Da quel momento, per proteggerla i servizi di sicurezza rivolgono lo sguardo al pubblico.
3) La Regina utilizza le sue mitiche borsette per inviare messaggi ai suoi collaboratori, durante le occasioni ufficiali. Ad esempio,quando vuole liberarsi dell'interlocutore, passa la borsetta da un braccio all'altro o la appoggia a terra. Se invece, va tutto bene, tiene la borsa a sinistra e i guanti a destra.
4) Guida benissimo e sa aggiustare una macchina ma non ha la patente. Provate a fermarla e a dirglielo ahahahah del resto, visto che in Inghilterra è la Regina a rilasciare ufficialmente il documento, sarebbe un controsenso se autorizzasse se stessa!
5) A tre anni si guadagnò la prima copertina sul Times. Alla faccia delle influencer di adesso.
6) I suoi vestiti full color sono una delle caratteristiche più amate dai sudditi e dal resto del mondo. In realtà, è un obbligo derivante da motivi di sicurezza; deve essere sempre riconoscibile per tutti quelli che vigilano su di lei.







Se avete voglia di scoprire qualcosa in più molti sono i libri e le biografie a lei dedicate. Io vi consiglio, tra i tanti che ho letto, un piccolo romanzo davvero divertente di Alan Bennett, che lessi qualche anno fa. La sovrana lettrice.

E voi cosa ne pensate della Regina? A me è molto simpatica.






Fonti: FOCUS - SITO REALE TROOPING THE COLOUR





19 aprile 2020

VIVERE PER RACCONTARLA: LA LEZIONE DI GABO MÁRQUEZ



MARIELLA ESSE FOTO PRIVATA
Ieri pomeriggio, commentando uno dei bei post dell'amica blogger CHAOS, sono tornata con il pensiero ad una frase amatissima, scritta quasi vent'anni fa dal mio autore del cuore.


"La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come  la si ricorda per raccontarla."

Il romanzo da cui è tratta fu uno dei libri più attesi di quegli anni perché per molto tempo Márquez era rimasto in silenzio, e molti dei suoi lettori, come me, pensavano che sarebbe stato difficile per lui tornare alla Scrittura, quella "misteriosa" e "magica" a cui ci aveva abituati.
Invece spiazzò tutti, regalandoci un libro di memorie, le sue, facendoci addentrare nel suo passato ed in particolare, nella sua infanzia e giovinezza ad Aracataca.  Facendoci respirare per intero, l'animo di quel ragazzo indisciplinato e avventuroso cresciuto tra le donne che sarebbe diventato una delle figure più rappresentative della letteratura del ventesimo secolo. E non solo.

MARIELLA ESSE FOTO PRIVATA
Riflettevo sul profondo significato della frase provando ad adattarla al momento tragico e spartiacque che stiamo attraversando.

Tra qualche tempo, cosa ricorderemo della pandemia? Perché sicuramente ognuno di noi, si porterà dietro immagini, emozioni e dolori, che elaborerà in maniera soggettiva. Qualcosa verrà dimenticato, altro invece esasperato. Il Maestro dice che la mente adatterà i ricordi a quel che vorrà ricordare e quel che vorremo ricordare lo racconteremo. Ognuno di noi elaborerà a suo modo    una visione soggettiva dell'accaduto e quello sarà il patrimonio da veicolare ai posteri. Di quasi ogni cosa che ci accade alla fine ci portiamo dietro una versione elaborata dalle nostre emozioni, probabile succeda anche per questa enorme tragedia che abbiamo condiviso con il resto del mondo.

Io ricorderò il silenzio bruciante, il cielo mai così azzurro come in questa primavera, lo strano scorrere del tempo tra le mura di casa, gli abbracci desiderati, le lunghe videochiamate alle persone care, il mio scoprirmi nuove fragilità, alcune impensate. I momenti di rabbia e dolore, intensificati dai silenzi.
Tutto il resto proverò a dimenticarlo. 

Voi cosa ricorderete? Ve lo chiedo ora che la stiamo vivendo questa vita distopica, prima che il tempo cancelli le sensazioni più cocenti lasciando alla memoria solo quello che vorremo ricordare.

MARIELLA ESSE FOTO PRIVATA