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13 giugno 2012

COSA FARO' DA GRANDE?







Farò l'archeologa.
Ero decisa. In casa non mi sentirono dire altro per molto tempo. Per tutto il liceo.
Ma anche DA PRIMA, quasi  da sempre.
Non ho mai detto che avrei fatto il medico o lo scienziato oppure l'esploratore.
Del resto la mia passione per la storia, non aveva mai fatto mistero di quale sarebbe stato il mio futuro.
Si vabbè, da bimba avevo avuto una piccolissima parentesi, per un paio d'anni volevo fare la ballerina.
Di quelle classiche, certo.
Tutù e scarpette. Ma mia mamma fu categorica.
Niente da fare, costava troppo mantenere la prima figlia alla scuola di danza privata della mia città.
C'erano altri due bambini da crescere e uno stipendio solo e poi sarebbe arrivata anche la quarta figlia.
E allora io inghiottii lacrime amare guardando le mie compagne di scuola elementare (sto parlando della seconda io avevo sei anni) parlare del loro tutù rosa e delle loro bellissime scarpette. Solo dopo, crescendo, seppi quanta disciplina ci voleva e quanto male faceva il gesso di quelle scarpe.



Le guardavo e le invidiavo pensando alla leggerezza dei volteggi e alla grazia.
A dire il vero loro crescendo, di grazia ne persero parecchia e questa per me che invece ero filiforme, fu una piccola vendetta.
Vi assicuro che fu il primo dolore.
Successivamente arrivò il tempo delle letture, che non mi consentì distrazioni e fu amore per sempre.
Leggendo Agatha Christie risi per un bel pezzo per una sua definizione di marito perfetto:
" Un archeologo è il miglior marito che una donna possa avere: più diventa vecchia più si interessa a lei".
Mi chiesi se poteva succedere anche il contrario, ma almeno per il mio caso, trattandosi di uomini io non vedevo questa possibilità.
Allora come adesso.
Tornando a bomba, leggendo i Quindici mi innamorai del sito archeologico che apre il post: Machu Picchu - La città perduta.
E' colpa di questo posto in cima al mondo, se l'archeologia coniugata alla storia entrò nelle mie vene senza possibilità di uscirne mai più.

"Gli Inca non scomparvero con la morte di Atawallpa, ma sopravvissero come Impero per quarant'anni:
da Vilcabamba a Choquequirao, da Vitcos sino alle pendici di Machu Picchu, la resistenza Inca proseguì la propria lotta per l'indipendenza, contro gli invasori spagnoli, contro l'avidità dei conquistadores...
e ancor oggi la cultura, le tradizioni e il credo andino resistono e sono radicati nella popolazione della Sierra."

Il primo interrogativo che mi attanagliò fu il motivo per il quale questo posto era rimasto nascosto per secoli.
Nessuna cronaca ne parlava, era come un luogo mitologico di cui si conosceva qualcosa solo verbalmente.
Si data la sua nascita intorno al 1400.
Probabilmente fu uno degli avamposti Inca nelle Ande, l'ultimo da cui partire per avanzare nelle foreste e conquistare nuovi popoli.
Altri storici invece individuano il posto come un santuario, qualcosa di sacro dimora delle vergini e dedicata al culto degli dei. Questo perchè sulla base delle ricerche sui resti trovati, l'80% per cento della popolazione era composta da donne.
Io immaginai un regno di amazzoni Inca, in cui la percentuale bassissima di uomini serviva solo per la procreazione.
E i maschi nati facevano la fine dei bimbi deformi di Sparta.
Questa è la mia vena horror.
Quasi sicuramente la prima versione era quella reale. Ad un certo punto e ancora una volta, misteriosamente, la città si svuotò e la popolazione abbandonò quel luogo forse troppo ameno.
Nella memoria collettiva Machu Picchu scomparve. 


Poi un docente di Yale, Hiram Bingham, con la passione per l'archeologia, intraprese un viaggio avventuroso da Buenos Aires a Cuzco, seguendo le rotte commerciali dell'epoca coloniale.



Voleva ritrovare Vilcabamba, ultimo rifugio degli Inca ribelli.
Gli indios del posto lo condussero ad alcuni resti di città che noi oggi conosciamo come sito archeologico di Choquequirao. Ma Bingham era convinto che Vilcabamba fosse molto più grande. Tornò negli Stati Uniti, ottenne l'appoggio del National Geographic (inteso come fondi) e pianificò il suo ritorno.


Narra la leggenda che fu un bambino a portarlo su verso il cielo svelandogli le monumentali rovine e il 24 luglio 1912 la meravigliosa città Inca gli apparve in tutto il suo splendore.
Quello che vide e le sue emozioni furono registrate nel suo " La città perduta degli Inca".
Ma come Colombo che era convinto di essere arrivato in Cina, anche lui commise un errore, visto che era certo di avere trovato Vilcabamba.
E come i più grandi archeologi ottenne dalla nazione peruviana di depredare come meglio potè il sito, visto che riuscì a portare negli Stati Uniti tutto il materiale reperito. Un danno immenso.
E a dirla tutta, anche se le cronache ufficiali lo danno come lo scopritore del sito, lui stesso aveva annotato che un altro uomo era arrivato in cima prima di lui: Augustìn Lizàrraga guida del posto che aveva lasciato scritto sul muro del Tempio delle Tre Finestre "Lizàrraga 14/7/1902.



La mia passione è rimasta immutata. Prima o poi io andrò a vedere il luogo da cui tutto è partito.
Certo poi archeologa non lo sono più diventata, ma l'amore per l'arte, i luoghi e la storia che si intrecciano quasi spasmodicamente, è in me.

A questo punto la domanda è d'obbligo: voi cosa volevate diventare da grandi?
Ci siete riusciti?
E se siete qualcosa di completamente diverso oggi, c'è una piccola scintilla di quel desiderio che cova sempre nel profondo della vostra anima?