Considerazioni sulla terza puntata
La prima cosa su cui si posa il mio sguardo sono i fiori.Finalmente i fiori tornano a Sanremo.Peccato debba subito pronunciarmi sulla presenza inutile e distopica di Georgina Rodriguez sul palco dell'Ariston. Che sembrava avesse una sciarpa sulla lingua, e un tocco di legno infilato dietro. Per non parlare del teatrino a tre, Georgina, Ronaldo e Amadeus.
Ma far presentare le signore che sono uscite dopo per la lodevole iniziativa contro la violenza sulle donne, non sarebbe stato perfetto? Fiorella Mannoia, Giorgia, Laura Pausini, Alessandra Amoroso, Elisa, Emma Marrone, Gianna Nannini, con il loro piccolo ma necessario spot per un concerto che raccoglierà fondi per i centri antiviolenza che sono in difficoltà.
La serata prende il via senza perdersi in stacchetti inutili e regale lo spazio giusto alle canzoni che celebrano i 70 anni della kermesse. L'Ariston risuona di note storiche, da Vacanze Romane a 24mila baci, da Luce (Tramonti a nord-est) a Spalle al muro. I duetti non sono sempre all'altezza delle canzoni, ma ci sta, molti artisti sono inimitabili. Per ci sono piccoli capolavori, come l'incontro tra Raphael Gualazzi e Simona Molinari sulle note di E se domani e Tosca con Piazza Grande.
Sembra che abbiano ottimizzato l'utilizzo del tempo limitando a quasi zero gli interventi. O sarà che Fiorello ha dato forfait(forse in polemica con Tiziano Ferro che la sera precedente gli aveva rimproverato le lungaggini) e guarda lo spettacolo in televisione come tutti noi? Al suo posto arriva il Papa, ops Roberto Benigni😛
Ci racconta il Cantico dei Cantici. Io non lo sopportavo neppure quando leggeva la Divina Commedia.Sono una brutta persona ma è una delusione totale. 40 minuti di troppo.
Per fortuna. subito dopo, rimedia Mika. Ci fa ridere ironizzando sui difetti degli italiani e apprezzandone i pregi, per prima cosa la grande musica d'autore. Nomina Fabrizio De Andrè e lo omaggia cantando una delle sue più belle canzoni: Amore che viene amore che va. E lo fa splendidamente, malgrado il pubblico dell'Ariston sembri più interessato ai Ricchi e Poveri che a lui.
Per fortuna. subito dopo, rimedia Mika. Ci fa ridere ironizzando sui difetti degli italiani e apprezzandone i pregi, per prima cosa la grande musica d'autore. Nomina Fabrizio De Andrè e lo omaggia cantando una delle sue più belle canzoni: Amore che viene amore che va. E lo fa splendidamente, malgrado il pubblico dell'Ariston sembri più interessato ai Ricchi e Poveri che a lui.
La terza puntata del Festival rallenta quasi fino a fermarsi,perdendo ritmo e appeal. Certo è lo spettacolo canoro più famoso al mondo e siamo qui a parlarne per una settimana intera, sapendo che anche le nostre critiche serviranno a far risplendere ogni minuto del programma. Ma ci uccide di stanchezza. Se Amadeus avesse limato ancora qualcosa (tipo la durata dell'intervento inutile di Roberto Benigni) sarebbe stata quasi perfetta.
Ma, come dicevo ieri, si può sempre migliorare.
Voto 6: bravi ma spreconi
